Esiste un passato che in Toscana si vuole dimenticare, o almeno tacere. Che Firenze e Livorno fossero due importanti focolari del partito fascista e che due tra i più importanti gerarchi fossero toscani (Galeazzo Ciano livornese, Alessandro Pavolini fiorentino) sono certezze. Che molti fascisti, in tempo di pace, passarono ad un colore politico più rosso è un sospetto. Comunque sia, del movimento fascista in Toscana si parla sempre con difficoltà. E se accade, avviene nei libri. È dello scorso anno “Accanto alla tigre” di Lorenzo Pavolini, in corsa per lo Strega ma senza successo. Ben più recente, invece, è il romanzo storico di Giacomo Sartori: “Cielo Nero”, pubblicato da Gaffi Editore. Nelle pagine di Sartori gli ultimi giorni di Galeazzo Ciano, incarcerato agli Scalzi di Verona in attesa di processo. Era stato considerato un traditore dal neonato Partita Fascista Repubblicano (ultima colpo di coda del regime), e l’undici gennaio del 1944 venne fucilato insieme ad altri 4 ex gerarchi. “Cielo nero” segue questi ultimi momenti di Ciano, gli incontri rapidi e sentimentali con Edda, figlia di Benito Mussolini, e della giovanissima Felicitas Beetz, incaricata dal Reich di farsi consegnare i diari in cui Ciano aveva trascritto negli anni del potere i segreti del Fascismo e i rapporti di quest’ultimo con il Nazismo. Un ritratto diverso da ciò che la figura di Ciano può evocare: non più fascista gradasso e irriverente ma uomo che all’approssimarsi della fine raggiunge una saggezza mai praticata. Sebbene la costruzione del romanzo sia fedele ai fotogrammi storici, “Cielo nero” non ha la pretesa di essere verità. Proprio perchè romanzo, la finzione prevale alla ricostruzione storica, soprattutto riguardo i sentimenti. Un lavoro, questo di Sartori, che regala la possibilità di riflettere su un periodo nero della storia italiana. La fine di Ciano non è la fine del fascismo ma è esempio di quanto il potere si stesse sfaldando e esistesse un doppio gioco all’interno dello stesso regime. Una faccia della medaglia segreta, utilizzata dagli stessi appartenenti al fascismo per salvare le proprie ricchezze prima della caduta. Molti abiurarono, altri silenziosamente scomparirono, tornando alla ribalta negli anni successivi alla Repubblica. In Toscana, dove il “rosso” prevale da più di cinquanta anni, il fascismo sembra non essere mai esistito. Sappiamo che non è così, ma il silenzio sembra voler cancellare il passato.

Un applauso a Giacomo Sartori, capace di trattare con semplicità un tema così spinoso, quale l’animo di un gerarca fascista. Facilmente accusabile di compiacimento di destra, “Cielo Nero” mostra, invece, grande capacità narrativa e forte senso critico (umano).

“Cielo nero” di Giacomo Sartori

pubblicato da Gaffi Editore

pp. 233 – euro 16

da CorriereFiorentino.it