In Francia è considerata una nuova “etoile” della musica e della letteratura. In Italia purtroppo non è ancora arrivata, se non per la traduzione del suo primo romanzo “Resterò in piedi e non avrò paura” (pubblicato da Piemme, con un titolo italiano infelice rispetto l’originale francese “Une fièvre impossible à négocier”) e il raro passaggio del suo album “Grandir à l’envers de rien”. Lola Lafon ha oggi trentasei anni, nata in una famiglia di origini diverse: il padre è nato in Francia e la madre in Bulgaria. Ha vissuto nella Romania di Ceausescu prima di trasferirsi a Parigi e poi a New York. Un’artista che nei suoi lavori denuncia le diversità sociali, che grida contro una realtà maschilista e sempre più concentrata nel guadagno. Non una novità in terra italiana, se non fosse per una chiarezza e una forza espressiva che a volte manca ai nostri connazionali. Nei mesi scorsi ha dato alle stampe il suo terzo romanzo (“Nous sommes les oiseaux de la tempete qui s’annonce” – edizioni Flammarion) e il nuovo lavoro discografico “Une vie de voleuse”. Nel mezzo esiste “De ça je me console” (pubblicato da Flammarion) mai pubblicato in Italia. È un romanzo scomodo, in cui la protagonista Emylina fa i conti con la memoria e le necessità di uscire da un mondo di “presque morts” (che nel nostro paese divengono i radical chic, i borghesi a tutti i costi, coloro che farebbero di tutto per successo e potere). Naturalmente autobiografico, Lafon mescola alle pagine la finzione per infliggere al lettore colpi su colpi inflitti ad un ego borghese taciturno, eppur presente. Per l’intera narrazione cerchiamo l’autrice ma troviamo noi stessi. La famiglia di Emylina vive a Parigi e proviene dalla Romania: annovera deportati, rivoluzionari assassinati e una povertà mai digerita. L’incontro con una ragazza italiana in Erasmus è il fulcro di una storia raccontata per episodi, per pensieri ridondanti, come se non dovessimo dimenticare mai cosa accadde. Il periodo di amore mai espresso (amore lesbico, sincero e platonico) termina bruiscamente: l’italiana scomparirà, lasciando la città senza motivazione. In questa assenza, però, vengono lasciati segnali di una rivoluzione silenziosa: il pessimo padrone del ristorante in cui lavorava la giovane erasmus viene trovato assassinato e la Polizia ricerca l’italiana. Un gesto che apre riflessioni nella mente di Emylina senza però avere mai risposte certe. Esistono parole che non vanno dimenticate, come quelle che la protagonista segna nel suo quaderno (à ne pas oblier) e verità che non possono essere scoperte. È questo che Lola Lafon ci regala. In francese purtroppo, perchè gli editori italiani non hanno ancora avuto il coraggio di tradurla.

“De ça je me console” di Lola Lafon

edito da Flammarion

pp. 280  –  euro 19

Consiglio per l’acquisto da Amazon: De ça je me console – Lola Lafon