gli scheletri nell'armadio (francesco recami) sellerioFrancesco Recami è sempre un po’ defilato, lontano dai riflettori, anche se ad inizio di maggio con ogni probabilità uscirà il nuovo romanzo. Il titolo c’è già: “Gli scheletri nell’armadio”; così come l’editore: Sellerio. Sarà un’opera che continuerà la serie e gli intrecci de “La casa di ringhiera”, una settimana dopo gli eventi che vedevano Amedeo Consonni e l’intero condominio protagonisti della narrazione. Eppure l’autore fiorentino, classe ’56, è stato finalista al Campiello, nella rosa dei dodici dello Strega, chiamato per interventi alla Crusca. Insomma, la sua notorietà letteraria potrebbe farlo apparire di più sulla scena. “È una questione generazionale” dice lui. A Firenze di scrittori ce ne sono, anche degli anni Cinquanta, e spesso cavalcano l’onda del brusio, sempre presenti e sempre davanti ai microfoni. “Firenze è una città bottegaia e sono bottegai anche gli scrittori” dice senza remore. “Sono sempre alla ricerca di qualcosa che faccia fiorire il proprio orticello, sempre alla ricerca di visibilità. Molti sono semplicemente degli sfigati. Ma probabilmente è così ovunque”. Per Recami lo scrittore deve concentrarsi sull’opera non sulla propria persona. “Oggi si sgomita per un po’ di popolarità: io sono di un’altra epoca e altra idea”. Poco Facebook, niente Twitter, nessuna appartenenza a gruppi o comunità letterarie (sebbene sia stato uno tra i primi firmatari della lettera “contro” il Festival dell’Inedito): questa la dieta di un professionista della scrittura. E in silenzio si lavora, si scrive, si percepisce la realtà e la narrazione. Questo secondo appuntamento con gli inquilini della casa di ringhiera (il terzo per la verità, dopo il racconto “Natale nella casa di ringhiera” apparso nell’antologia Sellerio, “Un Natale in giallo”) riprende le vicende del primo episodio: stessi protagonisti, stesse facce, stesse manie e, soprattutto, stesso luogo. Anche se è trascorsa appena una settimana, le vicende del primo romanzo hanno lasciato questioni aperte, a cui seguiranno scontri e nuove domande. “Una diramazione di problemi non risolti”: questa la linea delle narrazioni di Recami, che in quel condominio ha già pensato a cinque romanzi, di cui uno rappresenterà un prequel. Nell’immaginazione dell’autore fiorentino i cinque appuntamenti seguono una geometria visiva, artistica potremmo dire. “La casa di ringhiera” era manierista, nella sua imitazione del genere giallo; “Gli scheletri nell’armadio” rococò; il prequel sarà barocco (con una trama che prenderà pieghe inattese e tenderanno alla meraviglia), il quarto della serie, in cui protagoniste saranno due donne e il loro rapporto, rappresenterà il neoclassico e il quinto naturalista. “Gli schemi apparentemente non centrano nulla ma è il mio modo di avanzare nella narrazione” spiega. “Mi faccio guidare da geometrie casuali, come facevano anticamente delle popolazioni di cacciatori che da alcuni segni nella cenere muovevano le proprie battute di caccia”. Così il romanzo in arrivo nasce da uno scheletro decorativo rococò che ha bisogno di essere riempito per mostrare la sua interezza. “Le vicende narrate hanno colmato il senso di horror vacui lasciato dalla semplice struttura, creando un’unica narrazione variopinta e molto movimentata”. francesco recami 2

Ritroveremo Consonni, Erika e Antonio, i vicini della porta accanto, il piccolo Enrico, la signorina Mattei e la professoressa Mattioli e, come dice esplicitamente il titolo, qualcuno aprirà quell’anta di un armadio per far uscire vecchi segreti e antiche questioni riposte. Ma non facciamoci illusioni, Recami non proporrà un giallo tranquillizzante, anzi a dirla tutta, con la serie della casa di ringhiera non ha e non avrà niente a che vedere con il genere. “La costruzione del giallo – che in maniera molto semplice passa dalla normalità di una vicenda, alla destabilizzazione e poi al tranquillizzante finale – non è ciò che mi interessa: la critica sociale è oggetto delle mie ricerche e sebbene in questo filone, ho alleggerito i soggetti, continuo ad osservare l’uomo”. Nel cassetto dell’autore fiorentino esiste un progetto molto interessante al riguardo. “In questo periodo ho scritto dei racconti di media lunghezza che rappresentavano gli italiani oggi. Il titolo provvisorio è Itali”. L’Italia raccontata in modo graffiante, acuto e con tutte le sue forme di degenerazione sociale e generazionale sono il soggetto di queste narrazioni che, forse, prenderanno forma di libro in un prossimo futuro. Per ora dell’armadio di Recami verranno messe in luce solo le vicende della casa di ringhiera. L’autore continua a fare dei sopralluoghi nell’abitato che ha dato origine all’idea narrativa perchè “essere fedeli alla realtà è necessario alla scrittura”. È un po’ come essere fedeli al proprio impegno letterario e non alla vana popolarità.

“Gli scheletri nell’armadio” di Francesco Recami

edito da Sellerio

pp. 232  –  euro 13

da Corriere Fiorentino     © RIPRODUZIONE RISERVATA