il cappello di mitterrand antoine laurain atmosphere libriSe fosse stato scritto da un italiano oggi potrebbe essere un “monito alla fiducia nelle istituzioni”. “Il cappello di Mitterrand” (nelle librerie italiane con l’editore Atmosphere) è invece il nuovo lavoro di Antoine Laurain, parigino di nascita ed esperienza, ed è comunque un modo di dare speranza alla buona politica. Un romanzo corale ma che paradossalmente ha un solo e inusuale protagonista: un cappello. Come si comprende dal titolo il copricapo ha un possessore d’eccezione, niente meno che il Presidente François Mitterrand al tempo della sua prima carica istituzionale a capo del paese d’oltralpe. Siamo negli anni Ottanta, in una Francia ancora ben radicata nel pensiero conservatore di De Gaulle ma che sta aprendo alla svolta socialista del nuovo governo. In questa atmosfera vivono i personaggi di Laurain che hanno a che fare con il cappello. Lasciato in una brasserie nel centro di Parigi dal suo proprietario, di feltro nero con iniziali in oro al suo interno, passerà di capo in capo. “Avere un cappello sulla testa conferisce un’innegabile autorità rispetto a chi non ce l’ha” diceva Tristan Bernard, come riporta l’epigrafe del testo. Ed è questo l’effetto magico che l’accessorio sembra avere su i suoi occasionali portatori. Un timido impiegato si trasforma in un eccellente responsabile di settore, una giovane amante trova il coraggio di rompere il fallimentare rapporto con l’uomo sposato che frequenta abitualmente, un “naso” esce da un lungo periodo di depressione e scopre nuovamente l’ebbrezza della creazione di profumi ed un conservatore rimodella il suo pensiero sulla svolta politica a sinistra. Siamo di fronte a caratteri “persi” che per un caso del destino incrociano sul proprio cammino l’oggetto che farà cambiar loro la propria esistenza. In un divertente epilogo, tra “forze del destino” e oculate indagini, la traccia che questo romanzo lascia al lettore va ben oltre la sensazione che si ha davanti ad un talismano. Il passaggio del cappello sembra esaurirsi nel suo straordinario potere di infondere coraggio ma l’autore, abilmente, mette sul tavolo letture ben più sottili: una fra tutte il legame che questo oggetto ha con il suo proprietario. François Mitterrand è un uomo deciso, capace di guardare al futuro con determinazione e un pizzico di veggenza. Un uomo politico in cui la popolazione crede, che stima e apprezza. Il cappello diventa quindi il simbolo di queste sue capacità, lasciandone un po’ in chiunque lo indossi. Laurain probabilmente non sapeva che in Italia questo sentimento amorevole verso “l’uomo politico” sembra scomparso. La possibilità è che noi, cittadini sotto la muraglia alpina, ci si scontri con l’incanto della narrazione aggiungendo a questo scenario francese la nostra malmessa atmosfera elettorale. Leggere Antoine Laurain invece farà bene: oltre ad un’ottima traduzione (di Monica Capuani) e una storia di sicuro intrattenimento, il parallelo potrà far capire a taluni che credere nella politica è ancora possibile e sicuramente è salutare al Paese. Ad altri donerà il coraggio di indossare nuovamente il cappello, sperando che sotto il feltro ritrovino la fiducia in se stessi e nel futuro.

“Il cappello di Mitterrand” di Antoine Laurain

edito da Atmosphere Libri

pp. 167  –  euro 15

da CorriereFiorentino.it