Da Peretola a Borgo Ognissanti, da Firenze al Nuovo Mondo. Le sette vespe sullo scudo rosso dello stemma dei Vespucci hanno tracciato un percorso che il capoluogo toscano non può dimenticare, soprattutto a 500 anni dalla scomparsa di l’uomo che «inventò» l’America. Quel mercante fiorentino regalò alla civiltà occidentale il sogno di terre lontane e come un nuovo Ulisse varcò le colonne d’Ercole verso il continente sconosciuto. Mauro Bonciani oggi racconta l’impresa che cambiò il volto del planisfero in un saggio edito da Le Lettere: “Amerigo Vespucci. Il fiorentino che inventò l’America”.
Una vita che odora di romanzo, un’esistenza che nel semplice seguire le vicende ci trasporta in un percorso che può sembrare fantasioso ma, come ci dimostrano le pagine di questo libro, storicamente provato. Amerigo fu immerso in intrighi di corte, grandi famiglie rivali e affari poco raccomandabili: un uomo del tempo che non si privò di vivere e scoprire le meraviglie inesplorate della sua contemporaneità.
Era il tempo della Firenze rinascimentale, di Lorenzo il Magnifico, di Botticelli (amico di famiglia), del Ghirlandaio: era Fiorenza, nel suo splendore e tutta la sua potenza. I notai Vespucci lasciarono la campagna di Peretola per stabilirsi a Borgo Ognissanti, nel palazzo al fianco della chiesa di Santa Maria dell’Umiltà, fondando in prossimità l’ospedale San Giovanni di Dio. Nella chiesa commissionarono opere al Ghirlandaio e al Botticelli, alla Repubblica diedero Gonfalonieri di giustizia, Priori, Buonomini, all’intera umanità offrirono invece la scoperta di un nuovo mondo, con quel figlio che da mercante si fece navigatore. Leggere le pagine di Bonciani non è un atto dovuto ai festeggiamenti che ricorrono quest’anno ma un gesto di conoscenza e approfondimento di un tempo, osservando l’antico Nuovo Mondo così come avventurosamente lo scoprì Amerigo.

“Amerigo Vespucci” di Mauro Bonciani
edito da Le Lettere
pp. 126  -  euro 14.50