È la primavera del 1967. L’alluvione di novembre, con il suo strascico di tragedie e di detriti, sembra essersi placata e Firenze comincia di nuovo a respirare. Ma non il commissario Bordelli. Per lui non c’è pace dopo un fatto che gli è successo. Indagando sull’omicidio di un ragazzino, si è scontrato con i poteri occulti della massoneria ed è stato costretto alla resa con un «messaggio» molto chiaro: lo stupro di Eleonora, la giovane commessa con cui aveva appena intrecciato una relazione appassionata, e una lista con i nomi di tutte le persone a lui più care. Sconfitto e amareggiato, Bordelli si è dimesso dalla polizia e ha lasciato San Frediano.
Che altro avrebbe potuto fare? si chiede nel silenzio della casa sulle colline. Continuare a fare il poliziotto sapendo che non sarebbe mai riuscito a mettere in galera gli assassini? Adesso trascorre le giornate cucinando, facendo lunghe passeggiate nei boschi, imparando a far crescere le verdure nell’orto. Il pensiero di quella resa, di quella violenza senza giustizia, però, non lo abbandona. Ma il destino, in cui fino ad ora non ha creduto, gli offre inaspettatamente l’occasione di fare i conti con il passato, e Bordelli non si tira indietro.



3 comments
anna says:
gen 23, 2012
Avrei peferito scoprire alla fine che si trattava solo di un sogno… la giustizia da soli non si fa, non l’avrei voluta leggere nemmeno se compiuta da Bordelli, peccato! il libro era interessante, come al solito.
Però, una curiosità: perchè la data del 30 febbraio sulla lapide del cimitero? C’è una spiegazione oppure è solo una svista?
Cordiali saluti
Anna
Camilla Piantoni says:
gen 30, 2012
Ho appena terminato il suo ultimo libro e sono ancora in fibrillazione. All’inizio pensavo “no il mio commissario preferito un assassino”,ma alla fine questo è un romanzo, liberatorio se si vuole, come le fiabe che hanno un lieto fine a volte preceduto da morti violente.
Saluti Camilla
ivano says:
mar 22, 2012
Caro Marco sto leggendo il tuo ultimo Bordelli che si sta rivelando bellissimo come tutti gli altri e anche di piu’ .Mi piace il commissario vendicatore ,alla fine cio’ che conta e’ il risultato(Machivelli .il fine giustifica…)
devo pero’ farti un a domanda :sei sicuro che nel ’67 all’Impruneta ci fossero i cinghiali e i caprioli , secondo me no .
comunque complimenti e grazie per le emozioni che riesci a regalarci
saluti IVANO PISTOIA