dal CorriereFiorentino.it (31 gennaio 2011)

Anche Firenze ha il suo autore on-line: si chiama Alessandro Raveggi.
Ho letto sull’Espresso (numero 5, del 3 febbraio 2011) l’articolo “Internet è un bestseller” e mi è tornata in mente una conversazione mai pubblicata con Raveggi. Anche lui una giovane penna che ha deciso di spostare il proprio lavoro sul web, unendo video, musica e riflessioni alle pagine scritte.
Il suo “Nella vasca dei terribili Piranha” è un’avventura letteraria fantastorica. Ultimamente è poco aggiornato ma Alessandro continua la sua attività raccogliendo suggestioni anche nel suo secondo blog, “Colossale”.

Com’è nata l’idea di un blog romanzo?
Nel 2008, quando ho cominciato ad approntare la scrittura del romanzo. Non che ne sia mai stato un fan sfegatato del blog, tutt’altro, ma ho pensato al lato positivo, non modaiolo: la possibilità di condividere e connettere, di pubblicare formati di qualità estetica, rapidamente, per un pubblico vasto e variegato come quello della Rete. Siccome il romanzo che stavo scrivendo stava sorgendo proprio sull’idea delle connessioni significative, ho pensato che potesse esser interessante fare un esperimento sul web: esternalizzare la scrivania dei materiali che stavo usando per il romanzo, condividere testi, immagini, mappe, suoni legati alla “intramatura” del romanzo, e alla creazione del suo universo, assieme ad una comunità di lettori virtuali, di potenziali lettori “informati”. Ma il blog non è stata solo una scrivania virtuale del romanzo: spesso ha lavorato in modo virale al fianco di blog importanti legati alle storie dei migranti (essendo, la migrazione, il tema principale) come Fortress Europe o Storie Migranti; altre volte ha ospitato segnalazioni di altre mie pubblicazioni, video, immagini di eventi da me curati; poche volte ha pubblicato bozze in corso d’opera del romanzo. Ci tengo però a precisare: il romanzo è un’altra cosa, il blog è la sua scrivania virtuale di connessioni, la sua azione e propagazione virale. Immagina di vedere un cantiere per un transatlantico, di vederne i materiali e le impalcature, le vernici, i lavoratori che sudano. Il transatlantico poi verrà varato, ma rimarrà la storia di quel lavoro, di quelle impalcature.

Da quanto ci lavori?
Dal 2008 ho aperto questo blog-in-progress che spesso ho chiamato, dal punto di vista dell’autore, un work-in-blogger (non essendo io un blogger). Nello stesso anno, ho iniziato la stesura del romanzo. Il blog ha avuto attività quasi giornaliera, tra post video, audio e per la maggioranza testuali, una buonissima affluenza di persone per un blog così specialistico e, se vuoi, di difficile interazione diretta nei commenti. Concluso il romanzo nell’estate del 2009, il blog ha perso un po’ di dinamicità, come era normale: essendo una specie di presa diretta del mio lavoro sul romanzo. Io la chiamo la fase due: la fase dell’archivio-mondo. Dove invito i lettori a spulciare su tutti i mesi, tutte le categorie, tutti i link di questo universo del romanzo. In qualche modo invito il lettore del blog a crearsi un’aspettativa del romanzo che spero leggerà presto in libreria, a vivere in anticipo il proprio ipertesto.
Letteratura e nuove tecnologie. L’ipad e i lettori E-book stanno cambiando la prospettiva del libro. Il blog/libro è un anticipatore di tale rivoluzione? è un mezzo che può affiancare l’idea di una nuovo mezzo letterario? Come detto, non mi considero un fan sfegatato della forma blog. Proprio perché credo che la letteratura sia una forma di software che gira in vari formati e che possiede le proprie qualità in ogni mezzo. Quindi non potrei mai privilegiare un formato rispetto ad altri. Penso che il libro sia ancora troppo aperto per essere chiuso. E messo a dormire. È una forma perfetta per il viaggio. Si ci pensi ha la forma fisica di un abbraccio. Ed è oggetto d’arte: un e-book, un file, non potranno mai essere oggetto d’arte in sé, anche se potranno contenere tanta arte, tanta creazione, tante idee e qualità. La vera rivoluzione che metterà in crisi la carta del Libro (speriamo sempre più riciclata) avverrà forse quando lo schermo del portatile sarà intercambiabile, “switchabile” si dice in gergo tecnico, credo. Divenendo in parte come quello del Kindle, cioè un formato di schermo che non affatica la vista, non retro-riflettente.
Il web può essere un nuovo luogo di produzione e mezzo di diffusione letteraria per i giovani autori? Sicuramente, può essere luogo di confronto e condivisione di lavori in corso, e il web ha trovato forme di autoregolamentazione oramai assodate. La letteratura di qualità oramai la puoi trovare più online che sugli scaffali! Ma chiediamoci perché. Le riviste online, i blog degli scrittori, sono i veri luoghi d’incontro della comunità letteraria italiana. Questo anche perché il discorso pubblico in Italia (intendo: le piazze, le assemblee, il dialogo tra le riviste cartacee, tra le case editrici, che quasi non fanno più collane di qualità, ma solo singoli shot periodici e schizoidi) è stato svuotato di senso dall’inquinamento “privatistico” del berlusconismo. Da questa forma di coprifuoco fascistico della società italiana: stai alla televisione, chiuso in casa, tediato. Alla realtà ghe pensi mì. Tutto questo forse crea un rischio: la letteratura, anche se vive sul web, su Il primo amore, su Nazione Indiana, su Carmilla, su minima&moralia, etc. non diviene ancora più elitaria e, in qualche modo lobbistica? Se pubblico, come io faccio, un mio testo inedito su questi webmagazine di qualità, non condivido le mie cose solo con un pubblico di scrittori, e perdo il contatto con il lettore comune? Non è forse vero che l’80% degli italiani si informa attraverso la tv?

Qual’è la storia che racconti?
Il tema principale è la migrazione, una tendenza che non si può arginare con folli leggi di frontiera. Bisogna fare i conti con la migrazione, con la  metamorfosi, altrimenti ci si estingue. E il mito che soggiace al mio romanzo, quello degli uomini-pesce, arriva da lontanissimo, dalla Mesopotamia, attraversa il cristianesimo e i luoghi biblici, giunge fino alla fantascienza, ai b-movies, fino ai nostri giorni, in cui l’adattamento dell’uomo alle catastrofi naturali rende poco remota la prospettiva di una anfibizzazione della specie. Ma l’uomo-pesce delle antiche civiltà, non a caso, è lo straniero: la divinità istruttrice dei popoli stanziali. Da qui s’innesca il romanzo: una serie di storie, alcune tragiche, altre tragicomiche, di sconfitti o vincitori, di aguzzini e prede della Storia recente, caratterizzata da abusi e precariato, e al bordo della catastrofe-tsunami. Vite deboli o diaboliche: una ex-attrice di telenovelas ostaggio di una setta, un manager romano di giovani, senza scrupoli, molto à la Brecht, un ventenne nerd italiano alle prese con un folle Erasmus norvegese, millenaristi teenager dopati di alghe. Tutti si intrecciano attorno alla figura ambigua di un nuovo salvatore, un piccolo immigrato emerso dalla acque, un Nessuno, un paria dai molti nomi, ma forse coscienza storica e miccia di un cambiamento generazionale necessario. Un antieroe in cui tutti, a loro modo, ripongono speranze e interessi. I toni sono così epici e comici, picareschi e duri allo stesso tempo. Dopo una prima mappa internazionale di luoghi di partenza, si giunge assieme a tutti i protagonisti a Firenze, per un colossale evento catastrofico. Non dico altro, ma capirai perché ha fatto impazzire diverse case editrici!

Quanti lettori e che tipo di pubblico attira il tuo blog?
I tipi più disparati: dall’amante di fantascienza, a quello di mitologia, fino a lettore forte, quello di narrativa. La creazione della categoria “La colonna sonora di Nella Vasca”, dove ho immaginato i suoni che potevano contrappuntarsi alle scene del romanzo, e dove ho invitato i fan a consigliare a loro volta un B-side di un potenziale LP, ha attirato anche l’attenzione di musicisti e dj. Credo sia la sfida più grande del progetto: quella di andare oltre le barriere, di connettere vari tipi di lettori e di pubblico. Senza compromessi, ovviamente.