Mario Rossi non può che essere un uomo comune. E se dovessimo aggiungere qualsiasi altra descrizione d’istinto diremmo: “un tipo tranquillo”, come il titolo del nuovo romanzo di Marco Vichi, da oggi in libreria per Guanda Editore. Dopo “Morte a Firenze”, l’autore toscano ci racconta una nuova storia, stavolta lontana da quel 1966 e più vicina ai nostri giorni. Il protagonista ha uno dei nomi più comuni in Italia, Mario Rossi, un fiorentino sposato da 37 anni con Gisella e un lavoro da ragioniere a Scandicci che sta per diventare una “dovuta” pensione. I figli sono grandi oramai e la vita sembra scorrere senza increspature, un po’ come ci si aspetta ad una certa età. Nel quadro che vorremmo sempre appeso al nostro destino, però, esiste la variabile, quel tocco che d’un tratto cambia il cielo sereno in tempesta. E Mario Rossi non ha mai pensato ad avere un ombrello. O meglio, lui ha sempre sperato che quella vita potesse avere un fremito diverso dal solito tran-tran quotidiano ma per il bene di quell’apparente felicità si è sottratto all’evasione. Unica libertà che si è concesso è la chiave di una stanza dell’appartamento in cui vive: chiusa quella porta nessuno avrebbe potuto disturbarlo. Sdraiato nella sua poltrona poteva cullarsi di pensieri e note delle Sinfonie Celebri di Rossini, della Gazza Ladra, della Cenerentola. “Un tipo tranquillo” matiene i tratti distintivi di quella scrittura fluida che Marco Vichi ha da sempre avuto nelle sue narrazioni, capace com’è di trattenere il lettore sulla pagina, in attesa di un evento o di una frase che cambi prospettiva all’immaginazione. E così è per questo volume, undicesimo romanzo in poco più di quindici anni di attività letteraria. Il tipo tranquillo, Mario Rossi, sarà trascinato dal destino in luoghi inattesi, con persone sconosciute. Tanto che quella voglia di evasione tenuta sempre nascosta verrà appagata e, in un giro di parole e pagine, anche pagata cara. Un protagonista che sembra fuggire al controllo del narratore, allontanandosi in una direzione imprevista. “Come sempre i miei personaggi conducono il gioco” dice Vichi. “Fanno quello che vogliono e, capitolo dopo capitolo, s’impossessano della loro storia”. Così Mario Rossi s’impadronisce della propria vita, dei ricordi e del futuro, in un’agitazione che è quella di chi vive in un limbo malinconico e allo stesso tempo propositivo. Vive quella condizione comune di infelicità repressa, incapace di comprendere quale sia la causa prima del proprio stato d’animo. Certo, se Mario Rossi avesse ascoltato le parole di Totò Dynamite che Marco Vichi inserisce come epigrafe, forse avrebbe apprezzato di più la sua serena esistenza. “Mi sento fortunato, prima di tutto perchè ho un’armonica” dice Totò, che fino a qualche anno fa abitava il sottopasso delle Cure a Firenze. “Vedendo un servizio televisivo, sei anni fa, mi colpirono queste parole” spiega l’autore. “Ho aspettato di scrivere il libro giusto per inserirle e in questo romanzo trovano il senso genuino di quella riflessione. Perchè la semplicità è parte delle fondamenta di un’esistenza che non cede, che non collassa su se stessa”. Con “Un tipo tranquillo” Marco Vichi riuscirà nuovamente a stupire i suoi lettori che fino all’ultima pagina penseranno di aver compreso il finale ma, come sempre, troveranno lo stupore dell’imprevisto anche nell’ultima frase. E chiuso un romanzo, Vichi è già al lavoro per una nuova storia. Il Commissario Bordelli sta proseguendo le investigazioni sul caso “Morte a Firenze” ma per sapere dove condurranno le indagini ci vorrà ancora un po’ di pazienza.

“Un tipo tranquillo” di Marco Vichi

edito da Guanda

pp. 235  -  euro 16