da milanoNERA magazine (dicembre 2009)

“Continuiamo così, facciamoci del male”. Se Nanni Moretti non avesse già detto questa frase sarebbe proprio il caso di inventarla. Facciamoci male, parliamo di letteratura come se fossimo al supermercato e vediamo chi è più bravo a tirar fuori dal cilindro una nuova etichetta o addirittura un nuovo genere letterario. È un vizio sadomaso che sempre più dilaga tra quegli autori che sentono crollare sotto i piedi la vendita dei propri capolavori. Allora, dopo una notte insonne, scrivono e, come dei licantropi alla luna, ululano ai quattro venti l’importanza critica della loro scoperta. In meno di due anni, seguendo le fasi alterne dell’astro, siamo entrati nell’epoca del “Post”, del “New” e del “verde ma non troppo”.  Generalmente queste definizioni vivono per poche settimane, pochi mesi, e poi si scollano dai prodotti: il tempo necessario per alzare un polverone mediatico e vendere un centinaio di volumi in più. Sicuramente siamo in una fase letteraria transitoria, un’evoluzione impazzita del mercato editoriale che crea una super produzione quotidiana, ma non per questo l’invenzione di un’etichetta salverà il mondo dei libri. La tendenza di alzare la voce e promuovere i propri romanzi come “esotici” esemplari di generi mai visti è un atteggiamento nefasto. Evidenzia come la letteratura e i suoi protagonisti siano mescolati sempre più con il marketing e la vendita, perdendo coscienza del proprio ruolo. L’etichetta è simbolo del mercato, indica ai lettori il corridoio per l’acquisto non la qualità letteraria. C’è realmente bisogno di inventare un nuovo “genere” letterario? No, non esiste l’esigenza se si parte dal presupposto che la buona letteratura è solo buona letteratura. Ogni autore ha le proprie peculiarità e ogni sua creazione ha delle caratteristiche mutevoli: la critica ha creato dei generi letterari sulla base di teorie generali, che evidenziano l’espressione dei testi e aiutano l’analisi. Le etichette (perchè le nuove invenzioni non sono neanche lontanamente dei “generi letterari”) sono frutto di un’enfasi editoriale, la stessa che il buon commerciante applica ai propri prodotti per convincere l’acquirente. Non continuiamo così, non facciamoci del male.