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	<title>Scritti da Voi &#187; 1984 orwell | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Noi&#8221; di Evgenij Zamjatin (Voland)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Sep 2013 14:48:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi ha amato &#8220;1984&#8221; non potrà che accogliere con favore la pubblicazione di un’opera a lungo sottovalutata dalla critica e che fu tra i più significativi riferimenti letterari del capolavoro di Orwell: parliamo di &#8220;Noi&#8221;, romanzo dello scrittore russo Evgenij Zamjatin, recentemente riproposto al pubblico italiano dall’editrice Voland quale ultimo tassello della collana Sírin Classica. Il romanzo, scritto poco dopo la Rivoluzione Russa, fu ben presto censurato dal regime sovietico, che vi vide un’inaccettabile espressione di dissenso anticomunista. Per quanto sia innegabile (anche solo per prossimità temporale) una lettura in tal senso, essa ci pare in realtà riduttiva, considerata la capacità di quest’opera di affrontare questioni che investono in maniera più ampia tutto il mondo occidentale e che sono tuttora attuali e particolarmente sensibili. Zamjatin anticipa molti dei tòpoi letterari che nel Novecento saranno riproposti dalle distopie e dalle opere di fantascienza di maggior successo: il suo mondo presenta quindi molte affinità non solo con 1984, ma anche con le società descritte da Aldous Huxley e Philip K. Dick in alcuni dei loro più celebri romanzi. Nel futuro immaginario di &#8220;Noi&#8221; il potere è concentrato in un’unica istituzione tentacolare, lo Stato Unico, che sotto la guida del Benefattore (un antesignano [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8883912284/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8883912284&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2710" title="noi Evgenij Zamjatin voland" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/BYPNbuYCMAAepS_.jpg" alt="voland Evgenij Zamjatin noi" width="190" height="280" /></a>Chi ha amato <em>&#8220;1984&#8221;</em> non potrà che accogliere con favore la pubblicazione di un’opera a lungo sottovalutata dalla critica e che fu tra i più significativi riferimenti letterari del capolavoro di Orwell: parliamo di <strong>&#8220;Noi&#8221;</strong>, romanzo dello scrittore russo <em>Evgenij Zamjatin</em>, recentemente riproposto al pubblico italiano dall’editrice Voland quale ultimo tassello della collana Sírin Classica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo, scritto poco dopo la Rivoluzione Russa, fu ben presto censurato dal regime sovietico, che vi vide un’inaccettabile espressione di dissenso anticomunista. Per quanto sia innegabile (anche solo per prossimità temporale) una lettura in tal senso, essa ci pare in realtà riduttiva, considerata la capacità di quest’opera di affrontare questioni che investono in maniera più ampia tutto il mondo occidentale e che sono tuttora attuali e particolarmente sensibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Zamjatin anticipa molti dei tòpoi letterari che nel Novecento saranno riproposti dalle distopie e dalle opere di fantascienza di maggior successo: il suo mondo presenta quindi molte affinità non solo con 1984, ma anche con le società descritte da Aldous Huxley e Philip K. Dick in alcuni dei loro più celebri romanzi. Nel futuro immaginario di <em>&#8220;Noi&#8221;</em> il potere è concentrato in un’unica istituzione tentacolare, lo Stato Unico, che sotto la guida del <em>Benefattore</em> (un antesignano del Grande Fratello orwelliano) controlla in maniera scientificamente organizzata secondo i precetti del taylorismo la quasi totalità dell’esistenza dei cittadini, dal lavoro al tempo libero, fino alla vita sessuale. Alla base della sua azione pubblica vi è la convinzione che libertà e felicità siano inversamente proporzionali: l’unica forma razionale di organizzazione sociale è dunque quella nella quale il singolo rinuncia integralmente alla libertà individuale per acquisire diritti in quanto membro della collettività – quel “noi” che dà appunto titolo all’opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo è scritto in forma diaristica e si compone di una serie di appunti sparsi con cui il protagonista, D-503 (che come tutti i cittadini non è identificato da un nome ma da un codice alfanumerico), vorrebbe celebrare <em>“la bellezza e la maestosità dello Stato Unico”</em>. Egli è uno scienziato, matematico del regime e costruttore dell’Integrale, una navicella spaziale attraverso cui lo Stato Unico intende diffondere nell’universo la propria logica razionale. D-503 pare quindi aderire pienamente al regime, ma proprio la registrazione dei suoi pensieri dà modo di seguirne il progressivo e quasi inconscio allontanamento, innescato dall’amore per una donna che appartiene ad un gruppo di rivoluzionari. Con lei il protagonista infrange ripetutamente le ferree leggi dello Stato, arrivando a fare esperienza di ciò che esiste al di là del <em>Muro Verde</em>, una sorta di cupola di vetro oltre la quale vivono alcuni uomini a contatto con la natura, ancora in libertà. Il diario diventa così lo spazio per osservare nel protagonista la formazione di una nuova coscienza che si ribella ai precetti razionali dello Stato Unico e si apre alla fantasia e al sogno, germinazione di quel principio di libertà che Zamjatin ripone nel profondo dell’anima umana, e che si rivela in grado di aprire brecce in ogni muro – fisico o simbolico – eretto da qualsivoglia regime liberticida.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo è intessuto di una lunga serie di riflessioni percorse da dualismi (finito/infinito, razionale/irrazionale, ragione/sentimenti, civiltà/natura, perfezione/imperfezione, noi/io) che rimandano alla basilare opposizione fra oppressione e libertà, conservazione e rivoluzione. Proprio sul senso delle rivoluzioni Zamjatin pare interrogarsi continuamente ed in maniera sostanzialmente irrisolta. Da un lato, il loro perenne susseguirsi assurge a motore primario della Storia umana, strumento e manifestazione dell’infinita perfettibilità delle società: ad esse è associato quindi un indubbio valore positivo, con cui si spiega la simpatia indotta nel lettore per la causa dei ribelli. Tuttavia Zamjatin, che poté osservare da vicino il caso sovietico, coglie nelle rivoluzioni anche la tendenza, contraria alla loro funzione essenzialmente innovatrice, ad attribuirsi lo statuto di “perfette ed ultime”, negando quindi ulteriori possibilità di rinnovamento e creando un terreno fecondo per nuovi oppressivi regimi. Una dialettica dunque insolubile, quella tra conservazione e rivoluzione, posta a fondamento dell’evoluzione sociale e sul cui campo – ci suggerisce <em>&#8220;Noi&#8221;</em> – si giocheranno le sorti dell’uomo e della sua libertà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Noi&#8221;</strong> di Evgenij Zamjatin<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8883912284/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8883912284&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito Voland</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 191  &#8211;  euro 14</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/marco.pizio" target="_blank">Recensione di Marco Pizio</a></p>
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		<title>“Pyongyang” di Guy Delisle (Rizzoli)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 02:01:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’è ancora bisogno di giustificare la presenza di un libro illustrato entro i confini dorati della Letteratura? Quasi certamente no, vista la diffusione di massa di un fenomeno che, a pensarci bene, non fa altro che riportare ai suoi albori primordiali l’arte del racconto. Quando per descrivere il mondo circostante non c’era altro modo che quello di tentarne una raffigurazione visiva. Oggi quello dei romanzi grafici (o “graphic novel”, secondo la più accattivante definizione anglosassone) è un genere che non ha più molto da invidiare alle letture tradizionali. E anzi sta conoscendo una popolarità che cresce di pari passo con la qualità, artistica ed espressiva, dei suoi contenuti. Questo di Guy Delisle – canadese, classe 1966 – rientra in quella sottospecie di romanzo grafico che prende il nome di “graphic journalism” e sta affiancandosi prepotentemente al filone dei reportage di viaggio (o di guerra, ché spesso poi le due cose coincidono). Delisle è un disegnatore dal tratto preciso e leggero, che si descrive in prima persona con toni spesso autoironici e tipicamente fumettistici. Ma seguendo le disavventura del suo alter ego di carta, ci si ritrova coinvolti in luoghi e scenari esotici e a volte estremi, riportati con una vividezza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817064122/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817064122&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2388" title="guy Delisle pyongyang rizzoli" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/Delisle.jpg" alt="delisle guy pyongyang rizzoli" width="190" height="266" /></a>C’è ancora bisogno di giustificare la presenza di un libro illustrato entro i confini dorati della Letteratura?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quasi certamente no, vista la diffusione di massa di un fenomeno che, a pensarci bene, non fa altro che riportare ai suoi albori primordiali l’arte del racconto. Quando per descrivere il mondo circostante non c’era altro modo che quello di tentarne una raffigurazione visiva.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Oggi quello dei romanzi grafici (o <em>“graphic novel”</em>, secondo la più accattivante definizione anglosassone) è un genere che non ha più molto da invidiare alle letture tradizionali. E anzi sta conoscendo una popolarità che cresce di pari passo con la qualità, artistica ed espressiva, dei suoi contenuti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Questo di <em>Guy Delisle</em> – canadese, classe 1966 – rientra in quella sottospecie di romanzo grafico che prende il nome di “graphic journalism” e sta affiancandosi prepotentemente al filone dei reportage di viaggio (o di guerra, ché spesso poi le due cose coincidono).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Delisle è un disegnatore dal tratto preciso e leggero, che si descrive in prima persona con toni spesso autoironici e tipicamente fumettistici. Ma seguendo le disavventura del suo alter ego di carta, ci si ritrova coinvolti in luoghi e scenari esotici e a volte estremi, riportati con una vividezza ed una fedeltà che a fatica si riuscirebbe a raggiungere con la sola parola.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dalle sue esperienze di lavoro in diversi studi di animazione asiatici sono nati tre volumi dedicati, rispettivamente, alla Cina (<em>Shenzen</em>, 2001) alla Corea del Nord (<strong>Pyongyang</strong>, 2003) e al Myanmar (<em>Cronache birmane</em>, 2007).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dei tre, il più impegnativo e difficile è probabilmente proprio il secondo, <em>Pyongyang</em>, ripubblicato proprio in questo periodo da Rizzoli-Lizard.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Difficile, perché il divario tra l’ironia leggera dell’autore e la cappa di pesante tirannia che incombe nella Corea sopra il 38° parallelo è davvero stridente.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E questo nonostante Delisle faccia di tutto per rimanere fedele al suo stile e provare a restituire in forma ironica il senso di straniamento che accoglie il visitatore occidentale in visita nel regime più folle del mondo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma anche la sua giovale allegria deve arrendersi di fronte agli ambienti asettici e desolanti dei giganteschi alberghi deserti, all’asfissiante e onnipresente culto del leader, al triste grigiore dipinto sul volto di un popolo asservito ad un dominio brutale quanto illogico. Soprattutto, alla sensazione costante (che diviene presto certezza) di essere seguiti, controllati, spiati in ogni momento della giornata.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sono tutti elementi che in teoria si adattano pochissimo al disegno ma che pure sono indispensabili per dare il senso di una dittatura che pare uscita dalle pagine di Orwell (<em>“1984”</em>, non a caso, è il libro che l’autore porta con sé e prova a consigliare alla sua guida che glielo restituisce inorridita e imbarazzata).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Si seguono così le avventure surreali di un occidentale in Corea con un senso di profonda amarezza per le condizioni di un popolo dimenticato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E insieme con il sollievo autentico di pagare il tributo di confusione, contraddizioni ed incertezze che è alla base della nostra libertà.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Pyongyang&#8221;</strong> di Guy Delisle<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817064122/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817064122&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Rizzoli</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 184  &#8211;  euro 16</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;">
<p style="margin: 0px; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
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