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	<title>Scritti da Voi &#187; alessia de marchi recensione | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Per Isabel&#8221; di Antonio Tabucchi (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 15:05:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anni fa ebbi la fortuna di partecipare a una lezione universitaria di Antonio Tabucchi; sigaretta alla bocca, il braccio sollevato in aria a disegnare cerchi, denotava i protagonisti della sua narrativa “presenze sfuggenti”, e ripeteva a noi studenti, tanto affascinati quanto distratti da quella gestualità che accompagnava ogni sua parola, “eppure, come li ho inseguiti i miei personaggi!”. Ora che ho letto &#8220;Per Isabel. Un mandala&#8221; &#8211; romanzo inedito pubblicato postumo “con orgoglio e affetto” dalla moglie Maria José de Lancastre e Carlo Feltrinelli &#8211; comprendo il legame affettivo che Tabucchi ha intrattenuto con i protagonisti delle sue storie, spesso (in)seguite nei loro viaggi, tutt&#8217;altro che lineari, a questo punto concentrici, il tutto avvolto dalla tonalità sfumata del “notturno”, mista all&#8217;esclusivo sentimento della “saudade”. Il romanzo Per Isabel è composto da brevi capitoli, in tutto nove, che corrispondono ad altrettanti circoli che creano un Mandala, simbolo della totalità cosmica; il lettore è invitato a seguire il protagonista Waclaw-Tadeus in un viaggio iniziatico che procede per tappe geografiche &#8211; dai suggestivi luoghi del Portogallo sino alla calda e soffocante Macao, dalle Alpi Svizzere pervase di cultura indiana sino alla magica Riviera Napoletana &#8211; e che si avvale di incontri con individui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807030632/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807030632&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3174" title="compra &quot;Per Isabel. Un Mandala&quot; di Antonio Tabucchi (Feltrinelli)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/07/tabucchi.jpg" alt="tabucchi per isabel un mandala feltrinelli" width="190" height="295" /></a>Anni fa ebbi la fortuna di partecipare a una lezione universitaria di Antonio Tabucchi; sigaretta alla bocca, il braccio sollevato in aria a disegnare cerchi, denotava i protagonisti della sua narrativa <em>“presenze sfuggenti”</em>, e ripeteva a noi studenti, tanto affascinati quanto distratti da quella gestualità che accompagnava ogni sua parola, <em>“eppure, come li ho inseguiti i miei personaggi!”.</em> Ora che ho letto &#8220;<strong>Per Isabel. Un mandala&#8221;</strong> &#8211; romanzo inedito pubblicato postumo “con orgoglio e affetto” dalla moglie Maria José de Lancastre e Carlo Feltrinelli &#8211; comprendo il legame affettivo che Tabucchi ha intrattenuto con i protagonisti delle sue storie, spesso (in)seguite nei loro viaggi, tutt&#8217;altro che lineari, a questo punto concentrici, il tutto avvolto dalla tonalità sfumata del <em>“notturno”</em>, mista all&#8217;esclusivo sentimento della “<em>saudade</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo <strong>Per Isabel</strong> è composto da brevi capitoli, in tutto nove, che corrispondono ad altrettanti circoli che creano un Mandala, simbolo della totalità cosmica; il lettore è invitato a seguire il protagonista Waclaw-Tadeus in un viaggio iniziatico che procede per tappe geografiche &#8211; dai suggestivi luoghi del Portogallo sino alla calda e soffocante Macao, dalle Alpi Svizzere pervase di cultura indiana sino alla magica Riviera Napoletana &#8211; e che si avvale di incontri con individui eccentrici e nel contempo rivelatori; essi suggeriscono infatti possibili chiavi di lettura. Tutti i  personaggi secondari hanno conosciuto Isabel e di lei forniscono indizi e frammenti atti a ricostruire la sua vita: “<em>forse c&#8217;è una Isabel nella mia poesia</em>”, afferma il Fantasma che Cammina, “<em>o nei miei pensieri, il che è lo stesso, ma se è nella mia poesia e nei miei pensieri è un&#8217;ombra che appartiene alla letteratura, perché lei vuole cercare un&#8217;ombra che appartiene alla letteratura? Forse per renderla reale, risposi io flebilmente, per dare un senso alla sua vita e al mio riposo.</em>” Isabel, donna misteriosa e affascinante, di cui fin dall&#8217;inizio della lettura si è avidi di conoscere l&#8217;esistenza intera, è una giovane entrata in clandestinità nel partito comunista sullo sfondo di un Portogallo condannato alla lunga dittatura di Salazar, e lentamente, capitolo dopo capitolo, cerchio dopo cerchio, si rivela attraverso sottili aneddoti in quanto “verità”: “<em>non ero tanto io che tu cercavi, ma te stesso</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per Isabel</strong> è un romanzo visionario che per molti aspetti ricorda uno dei capolavori di Tabucchi,  <strong>Notturno indiano</strong>; il tema del viaggio e della ricerca attraverso itinerari talvolta fantastici e sovente simbolici, trova il suo apice nell&#8217;ultimo, fondamentale evento che chiude il cerchio, ovvero l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con la donna. Esso avviene in un&#8217;atmosfera surreale, in un luogo che diviene “<em>altrove</em>”, evocato dalle note di un violino, da profumi inebrianti, dalle luci soffuse nel golfo di Napoli e dal soffio della brezza di una calda notte mediterranea. Il dialogo finale tra i due, che vede Tadeus incalzante nelle domande e Isabel rassicurante nelle risposte, è un monologo in cui il mistero dell&#8217;eterno, umano <em>perché</em> si risolve nella dissolvenza dello spazio e del tempo, dell&#8217;ora e dell&#8217;allora. Il presente è memoria, la realtà è immaginario, sogno improbabile, indefinibile. “<em>E&#8217; l&#8217;ora di rientrare, disse, la ricerca è finita. Si accoccolò sulle gambe e soffiò sulla sabbia. Il cerchio si annullò</em>”: le parole dell&#8217;ultimo personaggio emblematico, il Violinista Matto, colui che ha diretto e condotto Tadeus  sino a Isabel, si mescolano alle note della simbolica <em>Sonata degli Addii</em> di Beethoven, per confluire nel nulla, quintessenza del tutto, di cui “<em>Di tutto resta un poco, a volte un&#8217;immagine.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">E in nome di quest&#8217;ultima frase, vale proprio la pena di leggerlo, <strong>Per Isabel</strong>. Una lettura coinvolgente, al tempo stesso sconvolgente. Con essa, e in essa, ho ritrovato Antonio Tabucchi in tutta la sua essenza, e ho desiderato che tale viaggio &#8211; quello narrato e quello stesso della lettura &#8211; non avesse fine; da ogni frase, da ogni parola sono scaturite forme eccentriche di appunti, momenti di riflessione, quasi volessi ritrovarmi in quell&#8217;aula di tanti anni fa, rivedere quei cerchi di fumo sospesi sul Professore e attribuirvi un qualche significato. Immagini che restano. Cos&#8217;è questa, mi chiedo, se non la <em>saudade</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Per Isabel. Un mandala&#8221;</strong> di Antonio Tabucchi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807030632/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807030632&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 119  &#8211;  euro 13</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>“Ragazze del Nordest” di Romolo Bugaro e Marco Franzoso (Marsilio)</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Sep 2013 17:25:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Esercizi d&#8217;ascolto, interpretazioni di storie e persone”: gli scrittori veneti Romolo Bugaro e Marco Franzoso definiscono così il loro lavoro di scrittura a quattro mani, &#8220;Ragazze del Nordest&#8221; appunto, una raccolta di testimonianze di giovani donne alle quali i due autori hanno chiesto di parlare della loro vita. Sara, Giovanna, Chiara e le altre, in tutto nove, hanno principalmente in comune l&#8217;età anagrafica, compresa fra i venti e i trent&#8217;anni, la provenienza, ovvero il Nordest &#8211; “un&#8217;area del paese esposta al massimo della trasformazione economica, sociale, culturale” &#8211; e la straordinaria volontà di riappropriarsi della propria vita, di costruire la propria identità dopo esser state segnate da eventi drammatici. Le storie di queste ragazze meriterebbero di essere raccontate accuratamente, una ad una, tanto sono intense e delicate, anche se terribili e violente. Le esperienze esistenziali vissute da Michela, Alessia, sono le stesse  affrontate da tante altre giovani donne, esperienze quali l&#8217;aborto, la violenza, l&#8217;anoressia e ancora la dedizione al lavoro, alla famiglia, la precarietà degli affetti, la speranza e il desiderio di un futuro migliore o soltanto di una svolta decisiva. Il tutto compone questo bel libro, risultato di una scrittura fluida e armoniosa, resa preziosa dalla sensibilità estrema propria [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8831799606/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8831799606&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2722" title="Ragazze del Nordest romolo bugaro marco franzoso marsilio" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/copertina-Ragazze-del-Nordest.jpg" alt="marsilio franzoso bugaro ragazze nordest" width="190" height="301" /></a>“Esercizi d&#8217;ascolto, interpretazioni di storie e persone”</em>: gli scrittori veneti Romolo Bugaro e Marco Franzoso definiscono così il loro lavoro di scrittura a quattro mani, <strong>&#8220;</strong><strong>Ragazze del Nordest&#8221; </strong>appunto, una raccolta di testimonianze di giovani donne alle quali i due autori hanno chiesto di parlare della loro vita. Sara, Giovanna, Chiara e le altre, in tutto nove, hanno principalmente in comune l&#8217;età anagrafica, compresa fra i venti e i trent&#8217;anni, la provenienza, ovvero il Nordest &#8211; <em>“un&#8217;area del paese esposta al massimo della trasformazione economica, sociale, culturale”</em> &#8211; e la straordinaria volontà di riappropriarsi della propria vita, di costruire la propria identità dopo esser state segnate da eventi drammatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Le storie di queste ragazze meriterebbero di essere raccontate accuratamente, una ad una, tanto sono intense e delicate, anche se terribili e violente. Le esperienze esistenziali vissute da Michela, Alessia, sono le stesse  affrontate da tante altre giovani donne, esperienze quali l&#8217;aborto, la violenza, l&#8217;anoressia e ancora la dedizione al lavoro, alla famiglia, la precarietà degli affetti, la speranza e il desiderio di un futuro migliore o soltanto di una svolta decisiva. Il tutto compone questo bel libro, risultato di una scrittura fluida e armoniosa, resa preziosa dalla sensibilità estrema propria dei due scrittori, curatori per Marsilio dell&#8217;antologia <em>I nuovi sentimenti </em>e appartenenti a quel movimento letterario detto <em>Realvisceralismo</em>, dedito a <em>“un&#8217;indagine sull&#8217;evoluzione del corredo sentimentale dell&#8217;uomo contemporaneo a fronte delle mutate condizioni ambientali nelle quali vive”. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em></em>Le “ragazze” di Bugaro e Franzoso vivono e si muovono nel Nordest, altro grande protagonista del libro; i loro ricordi sono calati in quel territorio che spesso viene considerato periferico e a sé stante, malgrado le performance economiche e sociali degli anni Settanta e Ottanta lo abbiano contraddistinto e preso a modello. Emerge così l&#8217;immagine di un&#8217;area talmente ampia e vasta &#8211; basti pensare che geograficamente spazia dalle città alle colline, spingendosi sino alle montagne &#8211; ma dal carattere sovente timido e riservato. Lo stile metropolitano e spesso conformista delle grandi città come Padova, per esempio, si alterna alla genuinità dei tanti paesi limitrofi sparsi qua e là sui Colli Euganei, Berici o intorno a Treviso; sembra quasi che anche il Nordest stesso voglia costruire la propria identità, prendendo le distanze dallo stereotipo attribuitogli nel tempo. Nordest protagonista mutante, quindi, sottoposto a pressioni e trasformazioni inevitabili oggigiorno, ma desideroso di ampio respiro. In esso si ritrovano allora colori unici e in esso aleggiano profumi inebrianti, come quello inconfondibile dei tigli o come quello del legno, che va a impregnare le pagine del racconto di <em>Caterina L. </em>Esemplare è l&#8217;ultimo capitolo del libro, intitolato <em>Nina B.</em>, un racconto davvero intenso, a tratti struggente, in cui passato e presente si amalgamano, in cui ambiente e paesaggio interiore sembrano fondersi in un gioco di luci e ombre, di odori perduti misti a emozioni lontane. In esso mi sembra di riconoscere lo stile narrativo di Marco Franzoso, lo stesso fluire del pensiero e delle sensazioni che si riscontra nell&#8217;altro suo bellissimo romanzo <strong><a title="leggi la recensione de &quot;Il bambino indaco&quot;" href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/il-bambino-indaco-di-marco-franzoso-einaudi/" target="_blank">Il bambino indaco</a></strong>. In <em>Nina B.</em> l&#8217;io narrante è protagonista accanto alla donna conosciuta negli anni Settanta; all&#8217;epoca, Nina era un&#8217;adolescente <em>“bruna e incantevole”</em>, di buona famiglia, che poi ha scelto di vivere un&#8217;esistenza <em>“caotica, indocile, vagamente sovversiva”. </em>A trent&#8217;anni ha avuto l&#8217;occasione di arginare quell&#8217;inquietudine: <em>“Cerimonia al battistero, come i genitori. Abito da sposa nella miglior sartoria della città. Ricevimento ristretto ed esclusivo”. </em> Ma eventi drammatici del passato hanno fatto ritorno, destabilizzando quell&#8217;equilibrio, rivelandone la totale inconsistenza e apparenza. Da qui la svolta finale, sostenuta dall&#8217;idea che <em>“per ragioni misteriose, le difficoltà producono frequentemente bellezza e armonia”. </em>Nina B. ha vissuto l&#8217;esperienza della perdita (nel suo caso quella improvvisa del padre), si è distaccata dal mondo convenzionale; ha deciso di seguire una rotta personale, conscia delle scelte che ha fatto senza rinnegare il suo passato, quel<em> “tempo talmente lontano da sembrare abolito, eppure niente affatto abolito”. </em>Infine, sarebbe bello leggere un giorno il racconto di Simona F., mancata qualche anno fa, prima della stesura del libro. Ma forse, solo a ricordare il suo nome è come averla già letta, la storia della decima ragazza del Nordest.</p>
<p><strong>&#8220;Le ragazze del Nordest&#8221;</strong> di Romolo Bugaro e Marco Franzoso<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8831799606/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8831799606&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Marsilio</p>
<p>pp. 140  &#8211;  euro 15</p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
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		<title>&#8220;L&#8217;infinito&#8221; di Tiziano Scarpa (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 10:05:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si sa, la notte prima degli esami di Maturità è sempre un po&#8217; speciale. Negli ultimi anni essa è stata cantata e portata al cinema; magistralmente, Tiziano Scarpa, scrittore e drammaturgo veneziano, l&#8217;ha scelta come ambientazione della sua straordinaria opera scritta per il teatro intitolata &#8220;L&#8217;infinito&#8221;, e Arturo Cirillo, regista teatrale napoletano, la sta mettendo in scena da più di un anno con successo, richiamando l&#8217;attenzione di un pubblico sempre più giovane. Ebbene, Scarpa ha portato fisicamente sulla scena un giovane Giacomo Leopardi, gracile, curvo e gobbo, rielaborandone in un certo senso la figura, che alla fine della lettura/spettacolo non si potrà fare a meno di amare. Nella notte in cui Leopardi sta scrivendo quella che diverrà la sua celebre poesia, ovvero L&#8217;infinito, il drammaturgo veneziano regala a noi lettori-spettatori e al poeta stesso un&#8217;illusione: al giovane Giacomo fa finalmente oltrepassare la siepe, lo fa fuggire da Recanati e lo catapulta in un&#8217;epoca “infinitamente” lontana, nell&#8217;anno duemilaundici appunto, e per di più a casa di Andrea, un aspirante deejay di vent&#8217;anni, intento a ripassare italiano, in vista dell&#8217;esame di Maturità che dovrà sostenere l&#8217;indomani. &#8220;L&#8217;infinito&#8221; di Tiziano Scarpa è una breve ma intensa commedia drammatica che vede due coetanei di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806209140/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806209140&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2570" title="infinito tiziano scarpa einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/infinito.jpg" alt="einaudi tiziano scarpa infinito" width="190" height="328" /></a>Si sa, la notte prima degli esami di Maturità è sempre un po&#8217; speciale. Negli ultimi anni essa è stata cantata e portata al cinema; magistralmente, <em>Tiziano Scarpa</em>, scrittore e drammaturgo veneziano, l&#8217;ha scelta come ambientazione della sua straordinaria opera scritta per il teatro intitolata <strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong>, e Arturo Cirillo, regista teatrale napoletano, la sta mettendo in scena da più di un anno con successo, richiamando l&#8217;attenzione di un pubblico sempre più giovane. Ebbene, Scarpa ha portato fisicamente sulla scena un giovane Giacomo Leopardi, gracile, curvo e gobbo, rielaborandone in un certo senso la figura, che alla fine della lettura/spettacolo non si potrà fare a meno di amare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nella notte in cui Leopardi sta scrivendo quella che diverrà la sua celebre poesia, ovvero <em>L&#8217;infinito</em>, il drammaturgo veneziano regala a noi lettori-spettatori e al poeta stesso un&#8217;illusione: al giovane Giacomo fa finalmente oltrepassare la siepe, lo fa fuggire da Recanati e lo catapulta in un&#8217;epoca “infinitamente” lontana, nell&#8217;anno duemilaundici appunto, e per di più a casa di Andrea, un aspirante deejay di vent&#8217;anni, intento a ripassare italiano, in vista dell&#8217;esame di Maturità che dovrà sostenere l&#8217;indomani.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong> di Tiziano Scarpa è una breve ma intensa commedia drammatica che vede due coetanei di epoche diverse stringere amicizia, confrontarsi e far fronte alle loro paure, ambizioni e ansie che sono poi comuni alle generazioni di ogni tempo. I due ragazzi fanno presto a familiarizzare; Andrea &#8211; che non ne può più della scuola tanto da impasticcarsi pur di non subire un&#8217;altra bocciatura e i rimproveri del padre &#8211; gli rivela la tecnologia del computer e del telefonino, gli fa leggere la sua biografia su Wikipedia e lo aggiorna su due secoli di storia attraverso Internet; Giacomo &#8211; che paradossalmente ha trovato rifugio proprio nello studio, unica attività che gli ha permesso di evadere con lo spirito e di sfuggire alla noia e alla disperazione &#8211; lo conduce a sua volta nel suo mondo, <em>“in cima all&#8217;ermo colle”</em>. Insieme recitano l&#8217;idillio, lo parafrasano, lo spiegano ognuno a modo proprio, ognuno con il proprio registro linguistico:</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Andrea (infervoratissimo, un treno in corsa): “Praticamente. Cioè, un naufragio, un disastro, ma anche una figata&#8230;e tutto &#8216;sto viaggio te lo sei fatto semplicemente stando seduto su una cazzo di collina. Sulla terra. Ti sei fatto un oceano col pensiero. Da solo. E ci sei pure annegato dentro.”</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Giacomo e Andrea sono complici di un&#8217;illusione che coinvolge il terzo ed ultimo personaggio della scena: Cristina, la simpaticissima e gelosissima fidanzata dello studente. Anche lei in un certo senso <em>“mira”</em> a <em>“interminati spazi”</em> &#8211; ovvero il palcoscenico di X-Factor! &#8211; e non si lascia scappare ciò che Giacomo può offrirle:</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Cristina (Rivolgendosi a Giacomo): “Scrivi una poesia su di me! Una poesia stupenda! (Declama) Cristina, colei che più soave e più gentile e ancor più strafiga&#8230; Ma il mondo è questo! (Gli prende la mano e se la appoggia dolcemente sull&#8217;inguine) La siepe! Devi passare attraverso questo varco, per conoscere l&#8217;infinito. Per entrare.” E Giacomo: “Ma io voglio uscire!”</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dopo aver <em>“anelato a gustare quelle cose della vita” </em>che gli furono precluse, l&#8217;amore, l&#8217;affetto di una donna, Giacomo è diventato un venditore ambulante di agende, marito di Cristina e padre di un bambolotto. Sulla scena dell&#8217;atto II°, essi dialogano sulle conseguenze della loro illusione innanzi ad un irriconoscibile Andrea, che ora recita il ruolo di un “passante”; Scarpa ci ricorda così il <em>Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere</em> delle celebri <em>Operette Morali</em>, l&#8217;agile dialogo fra l&#8217;umile venditore e il meditativo passante, personificazione di due atteggiamenti contrastanti dell&#8217;animo leopardiano: da un lato, l&#8217;ironico e smaliziato punto di vista della ragione che smaschera ogni illusione, dall&#8217;altro il desiderio continuo di vivere più pienamente la vita. Ed è proprio così che si conclude l&#8217;opera: l&#8217;illusione svanisce e insieme ad essa il giovane poeta, il quale sembra aver tratto un insegnamento dalla sua fuga nel terzo millennio: <em>“l&#8217;uomo è mille volte più malvagio della natura”</em>. Restano Andrea e Cristina che, con consapevole disincantato, decidono di ricominciare a <em>“sognare insieme”</em>, poiché senza illusioni la vita non avrebbe senso: <em>“Io, te e la nostra illusione”</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong> di Scarpa può essere quindi considerato un formidabile testo teatrale che vede alternarsi momenti lirici ed ironici, riflessivi e coinvolgenti. In esso, il ritmo drammaturgico e la potenza del linguaggio si fondono, lasciando trasparire il grande amore dello scrittore per colui che da sempre è ritenuto essere il lirico italiano romantico per eccellenza. Ahimè, studiato spesso in modo frettoloso, magari proprio in vista di un esame.</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong> di Tiziano Scarpa<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806209140/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806209140&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div id="_mcePaste">edito da Einaudi</div>
<div id="_mcePaste">pp. 90 &#8211; euro 10</div>
<div id="_mcePaste">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221; di Sergio Tazzer (Kellermann Editore)</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 00:19:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Manca poco al centenario dell&#8217;inizio della Grande Guerra e, approfondendo i temi relativi, soprattutto quelli legati a coloro che ne furono protagonisti volenti od obbligati, mi sono imbattuto nei “Ragazzi del &#8217;99”, come vennero chiamati i soldati dell&#8217;ultima leva disponibile da opporre al nemico al fronte nel 1917&#8243;. Esordisce con queste parole Sergio Tazzer &#8211; storico giornalista della RAI e stimato saggista &#8211; nella prefazione al suo ultimo lavoro &#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221;. E proprio queste prime righe racchiudono il desiderio dello scrittore di occuparsi della Storia, di affrontarla sì attraverso l&#8217;indagine, la ricerca, il documento, ma soprattutto di raccontarla attraverso memorie personali e collettive. &#8220;Le memorie sono state riportate come furono scritte, con gli stessi errori di ortografia e di sintassi, ed anche in dialetto&#8221;, avverte Tazzer: un atto di fedeltà nei confronti della Storia e insieme di generosità verso quei giovani eroi, siano essi vinti o vincitori, che l&#8217;hanno fatta. L&#8217;attenzione è posta in particolare su quegli uomini &#8211; anzi ragazzini, bocetti come vengono chiamati in Veneto – che furono gli ultimi figli dell&#8217;Ottocento destinati ad indossare la divisa, forse più pronti a mettersi in posa, sigaretta alla bocca, per scattare una fotografia da spedire ai familiari, che a sentirsi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2013/01/copertina-Ragazzi-del-Novantanove.jpg"></a><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8886089880/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8886089880&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1993" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2013/01/copertina-Ragazzi-del-Novantanove.jpg" alt="i ragazzi del Novantanove sergio tezzer kellermann editore" width="190" height="267" /></a>&#8220;Manca poco al centenario dell&#8217;inizio della Grande Guerra e, approfondendo i temi relativi, soprattutto quelli legati a coloro che ne furono protagonisti volenti od obbligati, mi sono imbattuto nei “Ragazzi del &#8217;99”, come vennero chiamati i soldati dell&#8217;ultima leva disponibile da opporre al nemico al fronte nel 1917&#8243;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Esordisce con queste parole <em>Sergio Tazzer</em> &#8211; storico giornalista della RAI e stimato saggista &#8211; nella prefazione al suo ultimo lavoro <strong>&#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221;</strong>. E proprio queste prime righe racchiudono il desiderio dello scrittore di occuparsi della Storia, di affrontarla sì attraverso l&#8217;indagine, la ricerca, il documento, ma soprattutto di raccontarla attraverso memorie personali e collettive. &#8220;<em>Le memorie sono state riportate come furono scritte, con gli stessi errori di ortografia e di sintassi, ed anche in dialetto&#8221;</em>, avverte Tazzer: un atto di fedeltà nei confronti della Storia e insieme di generosità verso quei giovani eroi, siano essi vinti o vincitori, che l&#8217;hanno fatta. L&#8217;attenzione è posta in particolare su quegli uomini &#8211; anzi ragazzini, <em>bocetti</em> come vengono chiamati in Veneto – che furono gli ultimi figli dell&#8217;Ottocento destinati ad indossare la divisa, forse più pronti a mettersi in posa, sigaretta alla bocca, per scattare una fotografia da spedire ai familiari, che a sentirsi <em>abili al fuoco</em>. Duecentosettanta mila unità, <em>giovani speranze</em> che <em>fra stupore e paura</em> furono chiamate a difendere la loro e la nostra Patria in quello che fu il Primo Conflitto Mondiale. E allora ecco che Tazzer ripercorre avvenimenti, battaglie, offensive che tutti noi abbiamo studiato sui libri, andando oltre, muovendosi cioè nella dimensione dell&#8217;umano, fra i vari fronti, fra le trincee costruite sul massiccio del Grappa, sul Montello; e poi ancora fra le linee di difesa sul Piave, con le sue piene, le sue <em>acque tenebrose che scorrevano rapide nell&#8217;oscurità</em>, facendoci quasi respirare l&#8217;odore acre della polvere da sparo misto all&#8217;aria buona delle colline venete. Da giornalista e storico, Tazzer ascolta i discorsi di generali, comandanti, sottotenenti e di semplici soldati, ci regala <em>fogli d&#8217;ordine</em> sequestrati ad ufficiali nemici, versi di poesie in dialetto, canti militari, articoli di giornale dell&#8217;epoca; ogni pagina presenta fotografie in bianco e nero che ritraggono paesaggi suggestivi, mulattiere sulle retrovie del Grappa, piazze distrutte dai bombardamenti, strade polverose percorse da camionette militari; ma anche scene di vita quotidiana, soldati <em>intenti a spidocchiarsi</em>, intenti a scrivere lettere per i familiari, intenti ad esibire armi e medaglie. Il tutto costituisce quello che è un intenso <em>reportage</em> della Prima Guerra Mondiale, che si avvale di documenti ufficiali che vanno a completarsi con numerosi aneddoti, racconti tramandati di generazione in generazione. Molte le storie personali che ci fanno riflettere, commuovere e, talvolta, sorridere. E qui entra in gioco lo stile narrativo dell&#8217;autore: minuzioso, preciso, ed insieme sensibile e delicato, che forse coinvolge maggiormente il lettore, al di là del dato storico. Tante storie che fanno la Storia: circostanze di grande miseria fisica e morale, attimi di sensazioni ed emozioni vissute, gesta che nel loro piccolo appaiono oggi grandiose. Il ricordo e la riflessione divengono quindi una forma di riconoscenza, di dovere: per l&#8217;autore e per il lettore &#8211; cronologicamente lontano da quell&#8217;epoca &#8211; che in tal modo è chiamato oggi a porsi  la domanda su come si testimoniano certi eventi, certi fatti, ed è chiamato ad esserne meno <em>distrattamente </em>distaccato<em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221;</strong> di Sergio Tazzer<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8886089880/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8886089880&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Kellermann Editore</p>
<p style="text-align: justify;">pp.288  &#8211;  euro 18</p>
<p><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
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		<title>&#8220;Il bambino indaco&#8221; di Marco Franzoso (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 05:49:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Eccolo, il nostro bambino, un puntino azzurro, indaco per la precisione”. Isabel e Carlo, una giovane coppia, una convivenza serena, una quotidianità arricchita da giornate magiche trascorse su un tatami, inebriata da fragranze orientali, il resto del mondo chiuso fuori, loro due su una terrazza da cui “godersi il panorama, mentre l&#8217;aria soffiava sulla faccia, tenace, carezzevole, come tentando di infiammare una brace”; una terrazza che assume valenza simbolica, un affacciarsi alla vita con la l&#8217;invincibilità e la solarità della giovinezza. Una felicità assoluta intaccabile; eppure qualcosa si insinua nella mente della donna, cresce insieme al feto, bambino indaco ancor prima di nascere. La convinzione di aver concepito un “messaggero e creatore di una nuova era”, con “notevoli attributi psicologico-spirituali” e con “un istinto comportamentale rivoluzionario”,  la delirante certezza di una madre che aspira asceticamente alla perfezione, vanno a incrinare la stabilità di coppia &#8211; “amavo ogni giorno di più la donna che avevo al mio fianco e al tempo stesso percepivo aprirsi tra noi infinite finissime crepe” &#8211; a turbare l&#8217;equilibrio dell&#8217;uomo, gettandolo nel vortice delle infinite domande senza risposta, nel silenzio che sembra accompagnare la rassegnazione. Il bambino nasce e non cresce, poiché viene nutrito dalla madre seguendo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806210149/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806210149" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1878" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/08/Il-bambino-indaco.png" alt="Il bambino indaco marco franzoso einaudi" width="190" height="315" /></a>“Eccolo, il nostro bambino, un puntino azzurro, indaco per la precisione”</em>. Isabel e Carlo, una giovane coppia, una convivenza serena, una quotidianità arricchita da giornate magiche trascorse su un tatami, inebriata da fragranze orientali, il resto del mondo chiuso fuori, loro due su una terrazza da cui <em>“godersi il panorama, mentre l&#8217;aria soffiava sulla faccia, tenace, carezzevole, come tentando di infiammare una brace”</em>; una terrazza che assume valenza simbolica, un affacciarsi alla vita con la l&#8217;invincibilità e la solarità della giovinezza. Una felicità assoluta intaccabile; eppure qualcosa si insinua nella mente della donna, cresce insieme al feto, bambino indaco ancor prima di nascere. La convinzione di aver concepito un <em>“messaggero e creatore di una nuova era”</em>, con <em>“notevoli attributi psicologico-spirituali”</em> e con <em>“un istinto comportamentale rivoluzionario”</em>,  la delirante certezza di una madre che aspira asceticamente alla perfezione, vanno a incrinare la stabilità di coppia &#8211; <em>“amavo ogni giorno di più la donna che avevo al mio fianco e al tempo stesso percepivo aprirsi tra noi infinite finissime crepe”</em> &#8211; a turbare l&#8217;equilibrio dell&#8217;uomo, gettandolo nel vortice delle infinite domande senza risposta, nel silenzio che sembra accompagnare la rassegnazione. Il bambino nasce e non cresce, poiché viene nutrito dalla madre seguendo uno <em>“svezzamento rigorosamente naturale, biodinamico, vegano, crudista”</em>. Innanzi al dramma che gli si prospetta, ovvero la probabile morte del figlio, Carlo sceglie di assecondare l&#8217;instabilità della moglie-madre perfetta e di agire con l&#8217;aiuto della madre-nonna perfetta. Emblema della maternità equilibrata, protettiva e rassicurante, la nonna gioca un ruolo centrale nel romanzo, in quanto è artefice della tragedia finale che è poi l&#8217;incipit della storia stessa: Carlo è inerme innanzi alla scena terrificante di sua moglie che giace a terra, il corpo crivellato di colpi, schizzi di sangue ovunque. Nella stanza accanto si trova appunto sua madre, assassina per il bene di suo figlio e del piccolo Pietro. E il racconto prosegue alternando questi momenti di lucida, scarna e distaccata descrizione della scena del crimine ai momenti topici della storia d&#8217;amore fra l&#8217;io narrante e Isabel, la magia dell&#8217;innamoramento, la gioia dell&#8217;attesa; le idee sempre più radicate di purificazione del corpo e dello spirito di Isabel, la frattura dell&#8217;armonia familiare, il senso di inadeguatezza. E poi la nascita di Pietro, la presa di coscienza che qualcosa dev&#8217;essere fatto per fermare la follia della donna, per far crescere il bambino sano; la stanchezza fisica e mentale di un uomo disperato, il conforto della sua famiglia, l&#8217;aiuto di sua madre, risolutivo e, in parte, liberatorio.<br />
È un romanzo intenso, <strong>&#8220;Il bambino indaco&#8221;</strong>, e in costante tensione, sospeso fra desiderio di purezza assoluta, quella sfrenatamente vissuta da Isabel, e desiderio di una vita normale, che segua con naturalezza il suo corso. Costruita su vertigini e muri d&#8217;incomunicabilità in opposizione al dichiarato bisogno di autostima e fiducia, la storia si avvale di flashback inerenti la scena macchiata di sangue che diventano essi stessi schizzi narrativi irrompenti sullo scorrere del racconto, che riportano l&#8217;io narrante – e il lettore stesso – ad una realtà cruda, violenta, ad <em>“un tutto compresso in un istante”</em>.<br />
<em>“Da quel momento la mia vita è un indistinto fluire di eventi”</em> afferma l&#8217;io, dando vita ad un flusso narrativo ricco di monologhi interiori, sensazioni ed emozioni che non conoscono barriere,<em>“bisogna lasciarli scorrere, i pensieri, come se non ci appartenessero. Lasciarli fluire in modo da attenuarne la spinta distruttiva. Le dighe sono pericolose”.<br />
</em>Una lettura conflittuale, febbrile; viene quasi da giudicare, da mettersi dalla parte del protagonista, districarlo dalla sua perplessità, aiutarlo a fronteggiare il senso di disagio, di disperazione, sollevarlo da quella condizione di <em>“non sentirsi all&#8217;altezza”</em> citata più volte nel testo. Impossibile farlo; ed è proprio l&#8217;io narrante a vietarlo, ad impedirlo al lettore. La scrittura stessa diviene strumento a difesa di un ricordo che, sebbene lo si voglia sprofondato <em>“nella sabbia della memoria”</em>, rimarrà preservato, vivo. Vivo come il piccolo che alla fine ce la farà e insieme a suo padre dalla terrazza, luogo di contemplazione imperturbabile della vita e al tempo stesso di vertigine e smarrimento, potrà serenamente salutare sua madre in cielo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;Il bambino indaco&#8221;</strong> di Marco Franzoso<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806210149/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806210149" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">edito da Einaudi</p>
<p style="text-align: justify">pp. 132  &#8211;  euro 16</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
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