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	<title>Scritti da Voi &#187; alessia de marchi | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Per Isabel&#8221; di Antonio Tabucchi (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 15:05:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807030632/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807030632&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3174" title="compra &quot;Per Isabel. Un Mandala&quot; di Antonio Tabucchi (Feltrinelli)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/07/tabucchi.jpg" alt="tabucchi per isabel un mandala feltrinelli" width="190" height="295" /></a>Anni fa ebbi la fortuna di partecipare a una lezione universitaria di Antonio Tabucchi; sigaretta alla bocca, il braccio sollevato in aria a disegnare cerchi, denotava i protagonisti della sua narrativa <em>“presenze sfuggenti”</em>, e ripeteva a noi studenti, tanto affascinati quanto distratti da quella gestualità che accompagnava ogni sua parola, <em>“eppure, come li ho inseguiti i miei personaggi!”.</em> Ora che ho letto &#8220;<strong>Per Isabel. Un mandala&#8221;</strong> &#8211; romanzo inedito pubblicato postumo “con orgoglio e affetto” dalla moglie Maria José de Lancastre e Carlo Feltrinelli &#8211; comprendo il legame affettivo che Tabucchi ha intrattenuto con i protagonisti delle sue storie, spesso (in)seguite nei loro viaggi, tutt&#8217;altro che lineari, a questo punto concentrici, il tutto avvolto dalla tonalità sfumata del <em>“notturno”</em>, mista all&#8217;esclusivo sentimento della “<em>saudade</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo <strong>Per Isabel</strong> è composto da brevi capitoli, in tutto nove, che corrispondono ad altrettanti circoli che creano un Mandala, simbolo della totalità cosmica; il lettore è invitato a seguire il protagonista Waclaw-Tadeus in un viaggio iniziatico che procede per tappe geografiche &#8211; dai suggestivi luoghi del Portogallo sino alla calda e soffocante Macao, dalle Alpi Svizzere pervase di cultura indiana sino alla magica Riviera Napoletana &#8211; e che si avvale di incontri con individui eccentrici e nel contempo rivelatori; essi suggeriscono infatti possibili chiavi di lettura. Tutti i  personaggi secondari hanno conosciuto Isabel e di lei forniscono indizi e frammenti atti a ricostruire la sua vita: “<em>forse c&#8217;è una Isabel nella mia poesia</em>”, afferma il Fantasma che Cammina, “<em>o nei miei pensieri, il che è lo stesso, ma se è nella mia poesia e nei miei pensieri è un&#8217;ombra che appartiene alla letteratura, perché lei vuole cercare un&#8217;ombra che appartiene alla letteratura? Forse per renderla reale, risposi io flebilmente, per dare un senso alla sua vita e al mio riposo.</em>” Isabel, donna misteriosa e affascinante, di cui fin dall&#8217;inizio della lettura si è avidi di conoscere l&#8217;esistenza intera, è una giovane entrata in clandestinità nel partito comunista sullo sfondo di un Portogallo condannato alla lunga dittatura di Salazar, e lentamente, capitolo dopo capitolo, cerchio dopo cerchio, si rivela attraverso sottili aneddoti in quanto “verità”: “<em>non ero tanto io che tu cercavi, ma te stesso</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per Isabel</strong> è un romanzo visionario che per molti aspetti ricorda uno dei capolavori di Tabucchi,  <strong>Notturno indiano</strong>; il tema del viaggio e della ricerca attraverso itinerari talvolta fantastici e sovente simbolici, trova il suo apice nell&#8217;ultimo, fondamentale evento che chiude il cerchio, ovvero l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con la donna. Esso avviene in un&#8217;atmosfera surreale, in un luogo che diviene “<em>altrove</em>”, evocato dalle note di un violino, da profumi inebrianti, dalle luci soffuse nel golfo di Napoli e dal soffio della brezza di una calda notte mediterranea. Il dialogo finale tra i due, che vede Tadeus incalzante nelle domande e Isabel rassicurante nelle risposte, è un monologo in cui il mistero dell&#8217;eterno, umano <em>perché</em> si risolve nella dissolvenza dello spazio e del tempo, dell&#8217;ora e dell&#8217;allora. Il presente è memoria, la realtà è immaginario, sogno improbabile, indefinibile. “<em>E&#8217; l&#8217;ora di rientrare, disse, la ricerca è finita. Si accoccolò sulle gambe e soffiò sulla sabbia. Il cerchio si annullò</em>”: le parole dell&#8217;ultimo personaggio emblematico, il Violinista Matto, colui che ha diretto e condotto Tadeus  sino a Isabel, si mescolano alle note della simbolica <em>Sonata degli Addii</em> di Beethoven, per confluire nel nulla, quintessenza del tutto, di cui “<em>Di tutto resta un poco, a volte un&#8217;immagine.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">E in nome di quest&#8217;ultima frase, vale proprio la pena di leggerlo, <strong>Per Isabel</strong>. Una lettura coinvolgente, al tempo stesso sconvolgente. Con essa, e in essa, ho ritrovato Antonio Tabucchi in tutta la sua essenza, e ho desiderato che tale viaggio &#8211; quello narrato e quello stesso della lettura &#8211; non avesse fine; da ogni frase, da ogni parola sono scaturite forme eccentriche di appunti, momenti di riflessione, quasi volessi ritrovarmi in quell&#8217;aula di tanti anni fa, rivedere quei cerchi di fumo sospesi sul Professore e attribuirvi un qualche significato. Immagini che restano. Cos&#8217;è questa, mi chiedo, se non la <em>saudade</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Per Isabel. Un mandala&#8221;</strong> di Antonio Tabucchi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807030632/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807030632&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 119  &#8211;  euro 13</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Tutto passa&#8221; di Bernard Comment (Sellerio)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2014 14:22:05 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8838927588/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8838927588&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3049" title="compra &quot;Tutto passa&quot; di Bernard Comment (Sellerio)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/copertina-Tutto-passa.jpg" alt="sellerio comment bernard tutto passa" width="190" height="274" /></a>Uno dei temi più affascinanti della letteratura di tutti i tempi è quello della memoria, dimensione in cui il passato diviene presente, in cui tutto si fa carico di emozioni che ritornano con nuove, molteplici sfumature, in cui i frammenti del vissuto assumono altri significati, tendono a dilatarsi, trasformandosi in metafora esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla materia complessa che è il tempo, il tutto che passa, lo svizzero Bernard Comment, scrittore, ricercatore di scienze sociali, sceneggiatore e traduttore di Tabucchi,  trae l&#8217;essenza di ciò che rimane: <em>“Che resta mai, una volta eliminati i poiché dunque infatti tuttavia, di una vita? della sottile tessitura di una vita? Pochissimo” </em>e lo raccoglie in <strong>Tutto passa</strong>, nove bellissimi <em>récits</em> che hanno ottenuto nel 2011 il Premio Goncourt-Racconti.</p>
<p style="text-align: justify;">La poetica della memoria e ancor più quella della <em>saudade</em>, ovvero <em>“la nostalgia di ciò che è stato ma anche di ciò che non è stato e avrebbe potuto essere” </em>&#8211;<em> </em>come scrive lo scrittore stesso nella prefazione al libro &#8211;  è l&#8217;ambito in cui egli si muove, immerso nell&#8217;inarrestabile scorrere del tempo e nello stesso tempo desideroso di fissarlo, di renderlo generatore di risvolti futuri, di inciderlo attraverso la scrittura. Una scrittura densa, intrisa di odori, di sensazioni che sembra fluttuare essa stessa nel tempo della narrazione e che sovente evoca l&#8217;idea di “galleggiare”; non a caso, <em>“Galleggiare”</em> è il titolo del racconto iniziale, in cui un&#8217;anziana signora, nuotando nell&#8217;acqua della sua piscina, avverte che <em>“tutto galleggia, il corpo, la memoria”</em>. Bracciata dopo bracciata, si fa largo nell&#8217;elemento naturale così come la sua mente penetra nei ricordi; essi affiorano per poi sprofondare di nuovo, sospesi fra la volontà di divenire evidenti e il desiderio di rimanere celati. La costante entrata ed uscita nel e dal passato è vissuta da personaggi le cui esistenze appaiono in qualche modo intrecciate fra loro; ecco che il momento topico della vita di un personaggio viene dilatato, analizzato e reso unico in un racconto così come viene posto a margine, fatto sfondo in un&#8217;altra esistenza, in un altro brano. La bellezza di tale lettura sta quindi nella bravura dello scrittore di penetrare tante memorie, portare a galla frammenti del vissuto estrapolandone verità nascoste e sottilissimi richiami.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi  i personaggi di Comment, figure di gran fascino indaffarate in vorticose rimembranze, accomunate dalla solitudine e dalla malinconia. Una solitudine cercata, voluta, inevitabile; essa è la giusta dimensione in cui un personaggio può affermare che <em>“forse è necessario avere un po&#8217; paura per essere felice. O aver bisogno di qualcosa. Ecco cos&#8217;è: aspettare qualcosa, con il timore che non succeda”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">E l&#8217;attesa si ritrova nell&#8217;emblematico racconto finale di <strong>Tutto passa</strong>, intitolato <em>“Un guasto”</em>, il cui protagonista è la raffigurazione stessa del tempo che è passato; quest&#8217;uomo di centotré anni è rimasto bloccato a causa di un blackout in una modernissima biblioteca senza libri, in cui tutto è appunto computerizzato, quindi spento, inesistente. Il guasto è per lui l&#8217;occasione per ripercorrere la “sua” biblioteca mentale: <em>“a un certo momento avevo deciso di ridurre il catalogo, conservando soltanto i titoli indispensabili, ma è così difficile, ci sono i ricordi legati alle letture, gli appunti presi a margine, ho sempre annotato i miei libri”</em>. Guarda nel vuoto e rivede il libro legato alla sua infanzia, l&#8217;età in cui <em>“si scopre il piacere di voltare le pagine”</em>, per poi passare in rassegna quelli dell&#8217;adolescenza che riempiono il mondo interiore, infine ricorda poesie di Holderlin e sussurra versi di Borges sino a ritrovarsi avvolto dall&#8217;oscurità di quell&#8217;immensa stanza, <em>“un volume d&#8217;aria”</em> che è metafora stessa dell&#8217;esistenza, della memoria. Cos&#8217;altro desiderare in tale circostanza? L&#8217;ultracentenario sceglie la compagnia dei libri da portar con sé, nella propria solitudine, e auspica, forse insieme a noi lettori, che quell&#8217;arresto di elettricità sia permanente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Tutto passa&#8221;</strong> di Bernard Comment<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8838927588/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8838927588&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Sellerio Editore</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 200  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Grani&#8221; di Nini Ferrara (Coppola Editore)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 08:10:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esistono libri che meritano davvero di essere letti e riletti per la loro infinita bellezza e il mio timore, ora, è di non riuscire a dire abbastanza di quest&#8217;opera d&#8217;arte e del suo autore. Nini Ferrara, regista, drammaturgo, fondatore e Direttore Artistico de “Le Officine Teatrali” di Roma, esordisce in letteratura con “Grani”, un testo narrativo che presenta innumerevoli affinità con la Poesia. “Grani” è infatti una prosa volutamente poetica in cui ogni parola assume un  ruolo preciso, atto ad innescare meccanismi di corrispondenze e di analogie, testimoni della realtà delle emozioni e dell&#8217;ignoto. “Grani” è composto da sette capitoli, ciascuno con un personaggio diverso &#8211; forse sempre lo stesso &#8211; un personaggio che in prima persona racconta un momento topico della propria esistenza, si tratti della morte, dell&#8217;amore, del viaggio fisico e metafisico alla ricerca di una perduta o di una nuova identità. Ciascun racconto prende vita da una sorta di illuminazione prodotta da alcuni elementi, apparentemente insignificanti, la cui forma allude al grano, appunto: una goccia di pioggia, di cera o di inchiostro, una nocciola custodita in una tasca, un granello di sabbia, una cellula in fondo agli occhi. Si tratta di vere e proprie epifanie della memoria, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.coppolaeditore.com/products/231-grani-di-nini-ferrara.aspx" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2916" title="compra &quot;Grani&quot; di Nini Ferrara (Coppola Editore)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/copertina-Grani.jpeg" alt="coppola ferrara nini grani" width="190" height="271" /></a>Esistono libri che meritano davvero di essere letti e riletti per la loro infinita bellezza e il mio timore, ora, è di non riuscire a dire abbastanza di quest&#8217;opera d&#8217;arte e del suo autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nini Ferrara, regista, drammaturgo, fondatore e Direttore Artistico de “Le Officine Teatrali” di Roma, esordisce in letteratura con <strong>“Grani”</strong>, un testo narrativo che presenta innumerevoli affinità con la Poesia. <strong>“Grani”</strong> è infatti una prosa volutamente poetica in cui ogni parola assume un  ruolo preciso, atto ad innescare meccanismi di corrispondenze e di analogie, testimoni della realtà delle emozioni e dell&#8217;ignoto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Grani”</strong> è composto da sette capitoli, ciascuno con un personaggio diverso &#8211; forse sempre lo stesso &#8211; un personaggio che in prima persona racconta un momento topico della propria esistenza, si tratti della morte, dell&#8217;amore, del viaggio fisico e metafisico alla ricerca di una perduta o di una nuova identità. Ciascun racconto prende vita da una sorta di illuminazione prodotta da alcuni elementi, apparentemente insignificanti, la cui forma allude al grano, appunto: una goccia di pioggia, di cera o di inchiostro, una nocciola custodita in una tasca, un granello di sabbia, una cellula in fondo agli occhi. Si tratta di vere e proprie epifanie della memoria, disseminate qua e là, lungo il testo, sparpagliate e lasciate crescere, come il grano, fino a divenire segni legati alle impressioni sensibili, segni che trasmettono la rivelazione di altri segni, immateriali, essenziali, quelli dell&#8217;Arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Visivamente ci si trova innanzi a una narrazione la cui sintassi è paratattica, il cui periodare spezzato crea continuamente <em>stupore</em> nel senso etimologico del termine, invita cioè il lettore a una sorta di pausa riflessiva, di attesa. Questo è lo stile inconfondibile di Ferrara, uno scrittore che sopprime gli elementi previsti dalla normale costruzione grammaticale (ellissi), che  inverte il consueto ordine sintattico degli stessi (anastrofe) creando poesia, coinvolgendo il lettore nel lirismo più puro. Frasi prive di congiunzioni coordinative si alternano a frasi anaforiche, le cui ripetizioni rallentano il ritmo narrativo, suggerendo così un lavoro a ritroso, il medesimo effettuato dall&#8217;io narrato, nonché dall&#8217;io narrante. Le parole, addirittura i segni della punteggiatura, acquistano rilievo, risaltano, “si distaccano” (verbo che ritorna spesso) dal fluire della narrazione per divenire messaggio, identità  in quanto tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bellissimo racconto iniziale, intitolato <em>La vigilia</em>, rivela un io che “<em>recide tempi e spazi</em>” per aderire soltanto ad un “<em>fragile nulla</em>” che è il suo presente, dimensione che ingloba ciò che è stato e ciò che sarà. Vigilia intesa quindi come <em>veglia</em>, quella che si fa a un defunto prima della sepoltura (il protagonista si rivolge infatti alla donna perduta), momento di raccoglimento dell&#8217;animo, in cui l&#8217;io esprime in modo puro e appassionato l&#8217;esaltazione dell&#8217;assenza, in cui vi si immerge con una partecipazione quasi mistica e sensuale. È in quel presente che nascono appunto corrispondenze segrete tra le cose e l&#8217;ignoto, e la bravura di Ferrara è di saperle comunicare attraverso una scrittura le cui parole sono “<em>sospese tra me e te in un luogo che non so pensare. Dove sono tutte le parole. Prima che divengano. Accadano.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei definirla una danza letteraria, quest&#8217;opera di Ferrara, poiché sembra davvero la danza dell&#8217;io  con la sua memoria, al fine ultimo di entrarvi in comunione: <em>“E avverto di dover muovere un nuovo passo per poter rientrare qui.”</em> Non a caso, più volte lungo la trama, lo scrittore fa danzare i suoi personaggi: ecco allora che in <em>“Bianco”</em> vediamo una donna, intenta a pulire un pavimento, abbandonarsi a “<em>una musica che nessun altro può udire</em>”; in <em>“Sabbia”</em> un turbinio di granelli, volteggianti nel vento, creare una sublime figura femminile; in <em>“Fili”</em> un ballo sfrenato della folla, smuovere l&#8217;apparente staticità di una coppia al telefono, desiderosa di estraniarsi dalla realtà per ricrearla: <em>“E cosa staremmo vivendo? La verità che inventiamo, parola dopo parola. Io. Lei.”</em> E tale armonia coinvolge la scrittura stessa, una scrittura “<em>che ammanta</em>”, che incanta.</p>
<p style="text-align: justify;">È un&#8217;opera complessa <strong>“Grani”</strong>, che indaga i temi fondamentali dell&#8217;esistenza con delicatezza e sensibilità, lasciando che siano le sensazioni uditive e tattili a condurre il tutto. Elementi aggrovigliati, matasse, nodi, legano e districano il pensiero, fili del telefono annodano voci, pieghe della gonna, così come pieghe della pagina divengono cardini, certezze. Da qui, il desiderio di toccare quei solchi scavati da una fede nuziale nella pelle di un uomo, quei graffi incisi su una valigia di cuoio, o quelle figure di gesso attaccate a una parete che, affiorando, ricostituiscono un passato perduto. Da qui, la viva impressione di ascoltare poesia pura &#8211; si pensi alla musicalità della lingua siciliana “disseminata” nella narrazione &#8211; così come di udire il rumore del vento, della pioggia, dei passi dei protagonisti, così decisi, così <em>necessari</em> da ripercorrere e, nello stesso tempo, da compiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non resta che leggerlo ed amarlo, questo straordinario lavoro letterario, pubblicato dall&#8217;editore trapanese Salvatore Coppola, noto per il suo grande impegno antimafia, recentemente mancato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Grani&#8221;</strong> di Nini Ferrara<a href="http://www.coppolaeditore.com/products/231-grani-di-nini-ferrara.aspx" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Coppola Editore</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 164  &#8211;  euro 13,50</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>“Ragazze del Nordest” di Romolo Bugaro e Marco Franzoso (Marsilio)</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Sep 2013 17:25:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Esercizi d&#8217;ascolto, interpretazioni di storie e persone”: gli scrittori veneti Romolo Bugaro e Marco Franzoso definiscono così il loro lavoro di scrittura a quattro mani, &#8220;Ragazze del Nordest&#8221; appunto, una raccolta di testimonianze di giovani donne alle quali i due autori hanno chiesto di parlare della loro vita. Sara, Giovanna, Chiara e le altre, in tutto nove, hanno principalmente in comune l&#8217;età anagrafica, compresa fra i venti e i trent&#8217;anni, la provenienza, ovvero il Nordest &#8211; “un&#8217;area del paese esposta al massimo della trasformazione economica, sociale, culturale” &#8211; e la straordinaria volontà di riappropriarsi della propria vita, di costruire la propria identità dopo esser state segnate da eventi drammatici. Le storie di queste ragazze meriterebbero di essere raccontate accuratamente, una ad una, tanto sono intense e delicate, anche se terribili e violente. Le esperienze esistenziali vissute da Michela, Alessia, sono le stesse  affrontate da tante altre giovani donne, esperienze quali l&#8217;aborto, la violenza, l&#8217;anoressia e ancora la dedizione al lavoro, alla famiglia, la precarietà degli affetti, la speranza e il desiderio di un futuro migliore o soltanto di una svolta decisiva. Il tutto compone questo bel libro, risultato di una scrittura fluida e armoniosa, resa preziosa dalla sensibilità estrema propria [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8831799606/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8831799606&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2722" title="Ragazze del Nordest romolo bugaro marco franzoso marsilio" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/copertina-Ragazze-del-Nordest.jpg" alt="marsilio franzoso bugaro ragazze nordest" width="190" height="301" /></a>“Esercizi d&#8217;ascolto, interpretazioni di storie e persone”</em>: gli scrittori veneti Romolo Bugaro e Marco Franzoso definiscono così il loro lavoro di scrittura a quattro mani, <strong>&#8220;</strong><strong>Ragazze del Nordest&#8221; </strong>appunto, una raccolta di testimonianze di giovani donne alle quali i due autori hanno chiesto di parlare della loro vita. Sara, Giovanna, Chiara e le altre, in tutto nove, hanno principalmente in comune l&#8217;età anagrafica, compresa fra i venti e i trent&#8217;anni, la provenienza, ovvero il Nordest &#8211; <em>“un&#8217;area del paese esposta al massimo della trasformazione economica, sociale, culturale”</em> &#8211; e la straordinaria volontà di riappropriarsi della propria vita, di costruire la propria identità dopo esser state segnate da eventi drammatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Le storie di queste ragazze meriterebbero di essere raccontate accuratamente, una ad una, tanto sono intense e delicate, anche se terribili e violente. Le esperienze esistenziali vissute da Michela, Alessia, sono le stesse  affrontate da tante altre giovani donne, esperienze quali l&#8217;aborto, la violenza, l&#8217;anoressia e ancora la dedizione al lavoro, alla famiglia, la precarietà degli affetti, la speranza e il desiderio di un futuro migliore o soltanto di una svolta decisiva. Il tutto compone questo bel libro, risultato di una scrittura fluida e armoniosa, resa preziosa dalla sensibilità estrema propria dei due scrittori, curatori per Marsilio dell&#8217;antologia <em>I nuovi sentimenti </em>e appartenenti a quel movimento letterario detto <em>Realvisceralismo</em>, dedito a <em>“un&#8217;indagine sull&#8217;evoluzione del corredo sentimentale dell&#8217;uomo contemporaneo a fronte delle mutate condizioni ambientali nelle quali vive”. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em></em>Le “ragazze” di Bugaro e Franzoso vivono e si muovono nel Nordest, altro grande protagonista del libro; i loro ricordi sono calati in quel territorio che spesso viene considerato periferico e a sé stante, malgrado le performance economiche e sociali degli anni Settanta e Ottanta lo abbiano contraddistinto e preso a modello. Emerge così l&#8217;immagine di un&#8217;area talmente ampia e vasta &#8211; basti pensare che geograficamente spazia dalle città alle colline, spingendosi sino alle montagne &#8211; ma dal carattere sovente timido e riservato. Lo stile metropolitano e spesso conformista delle grandi città come Padova, per esempio, si alterna alla genuinità dei tanti paesi limitrofi sparsi qua e là sui Colli Euganei, Berici o intorno a Treviso; sembra quasi che anche il Nordest stesso voglia costruire la propria identità, prendendo le distanze dallo stereotipo attribuitogli nel tempo. Nordest protagonista mutante, quindi, sottoposto a pressioni e trasformazioni inevitabili oggigiorno, ma desideroso di ampio respiro. In esso si ritrovano allora colori unici e in esso aleggiano profumi inebrianti, come quello inconfondibile dei tigli o come quello del legno, che va a impregnare le pagine del racconto di <em>Caterina L. </em>Esemplare è l&#8217;ultimo capitolo del libro, intitolato <em>Nina B.</em>, un racconto davvero intenso, a tratti struggente, in cui passato e presente si amalgamano, in cui ambiente e paesaggio interiore sembrano fondersi in un gioco di luci e ombre, di odori perduti misti a emozioni lontane. In esso mi sembra di riconoscere lo stile narrativo di Marco Franzoso, lo stesso fluire del pensiero e delle sensazioni che si riscontra nell&#8217;altro suo bellissimo romanzo <strong><a title="leggi la recensione de &quot;Il bambino indaco&quot;" href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/il-bambino-indaco-di-marco-franzoso-einaudi/" target="_blank">Il bambino indaco</a></strong>. In <em>Nina B.</em> l&#8217;io narrante è protagonista accanto alla donna conosciuta negli anni Settanta; all&#8217;epoca, Nina era un&#8217;adolescente <em>“bruna e incantevole”</em>, di buona famiglia, che poi ha scelto di vivere un&#8217;esistenza <em>“caotica, indocile, vagamente sovversiva”. </em>A trent&#8217;anni ha avuto l&#8217;occasione di arginare quell&#8217;inquietudine: <em>“Cerimonia al battistero, come i genitori. Abito da sposa nella miglior sartoria della città. Ricevimento ristretto ed esclusivo”. </em> Ma eventi drammatici del passato hanno fatto ritorno, destabilizzando quell&#8217;equilibrio, rivelandone la totale inconsistenza e apparenza. Da qui la svolta finale, sostenuta dall&#8217;idea che <em>“per ragioni misteriose, le difficoltà producono frequentemente bellezza e armonia”. </em>Nina B. ha vissuto l&#8217;esperienza della perdita (nel suo caso quella improvvisa del padre), si è distaccata dal mondo convenzionale; ha deciso di seguire una rotta personale, conscia delle scelte che ha fatto senza rinnegare il suo passato, quel<em> “tempo talmente lontano da sembrare abolito, eppure niente affatto abolito”. </em>Infine, sarebbe bello leggere un giorno il racconto di Simona F., mancata qualche anno fa, prima della stesura del libro. Ma forse, solo a ricordare il suo nome è come averla già letta, la storia della decima ragazza del Nordest.</p>
<p><strong>&#8220;Le ragazze del Nordest&#8221;</strong> di Romolo Bugaro e Marco Franzoso<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8831799606/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8831799606&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Marsilio</p>
<p>pp. 140  &#8211;  euro 15</p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
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		<title>&#8220;L&#8217;infinito&#8221; di Tiziano Scarpa (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 10:05:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si sa, la notte prima degli esami di Maturità è sempre un po&#8217; speciale. Negli ultimi anni essa è stata cantata e portata al cinema; magistralmente, Tiziano Scarpa, scrittore e drammaturgo veneziano, l&#8217;ha scelta come ambientazione della sua straordinaria opera scritta per il teatro intitolata &#8220;L&#8217;infinito&#8221;, e Arturo Cirillo, regista teatrale napoletano, la sta mettendo in scena da più di un anno con successo, richiamando l&#8217;attenzione di un pubblico sempre più giovane. Ebbene, Scarpa ha portato fisicamente sulla scena un giovane Giacomo Leopardi, gracile, curvo e gobbo, rielaborandone in un certo senso la figura, che alla fine della lettura/spettacolo non si potrà fare a meno di amare. Nella notte in cui Leopardi sta scrivendo quella che diverrà la sua celebre poesia, ovvero L&#8217;infinito, il drammaturgo veneziano regala a noi lettori-spettatori e al poeta stesso un&#8217;illusione: al giovane Giacomo fa finalmente oltrepassare la siepe, lo fa fuggire da Recanati e lo catapulta in un&#8217;epoca “infinitamente” lontana, nell&#8217;anno duemilaundici appunto, e per di più a casa di Andrea, un aspirante deejay di vent&#8217;anni, intento a ripassare italiano, in vista dell&#8217;esame di Maturità che dovrà sostenere l&#8217;indomani. &#8220;L&#8217;infinito&#8221; di Tiziano Scarpa è una breve ma intensa commedia drammatica che vede due coetanei di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806209140/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806209140&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2570" title="infinito tiziano scarpa einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/infinito.jpg" alt="einaudi tiziano scarpa infinito" width="190" height="328" /></a>Si sa, la notte prima degli esami di Maturità è sempre un po&#8217; speciale. Negli ultimi anni essa è stata cantata e portata al cinema; magistralmente, <em>Tiziano Scarpa</em>, scrittore e drammaturgo veneziano, l&#8217;ha scelta come ambientazione della sua straordinaria opera scritta per il teatro intitolata <strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong>, e Arturo Cirillo, regista teatrale napoletano, la sta mettendo in scena da più di un anno con successo, richiamando l&#8217;attenzione di un pubblico sempre più giovane. Ebbene, Scarpa ha portato fisicamente sulla scena un giovane Giacomo Leopardi, gracile, curvo e gobbo, rielaborandone in un certo senso la figura, che alla fine della lettura/spettacolo non si potrà fare a meno di amare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nella notte in cui Leopardi sta scrivendo quella che diverrà la sua celebre poesia, ovvero <em>L&#8217;infinito</em>, il drammaturgo veneziano regala a noi lettori-spettatori e al poeta stesso un&#8217;illusione: al giovane Giacomo fa finalmente oltrepassare la siepe, lo fa fuggire da Recanati e lo catapulta in un&#8217;epoca “infinitamente” lontana, nell&#8217;anno duemilaundici appunto, e per di più a casa di Andrea, un aspirante deejay di vent&#8217;anni, intento a ripassare italiano, in vista dell&#8217;esame di Maturità che dovrà sostenere l&#8217;indomani.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong> di Tiziano Scarpa è una breve ma intensa commedia drammatica che vede due coetanei di epoche diverse stringere amicizia, confrontarsi e far fronte alle loro paure, ambizioni e ansie che sono poi comuni alle generazioni di ogni tempo. I due ragazzi fanno presto a familiarizzare; Andrea &#8211; che non ne può più della scuola tanto da impasticcarsi pur di non subire un&#8217;altra bocciatura e i rimproveri del padre &#8211; gli rivela la tecnologia del computer e del telefonino, gli fa leggere la sua biografia su Wikipedia e lo aggiorna su due secoli di storia attraverso Internet; Giacomo &#8211; che paradossalmente ha trovato rifugio proprio nello studio, unica attività che gli ha permesso di evadere con lo spirito e di sfuggire alla noia e alla disperazione &#8211; lo conduce a sua volta nel suo mondo, <em>“in cima all&#8217;ermo colle”</em>. Insieme recitano l&#8217;idillio, lo parafrasano, lo spiegano ognuno a modo proprio, ognuno con il proprio registro linguistico:</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Andrea (infervoratissimo, un treno in corsa): “Praticamente. Cioè, un naufragio, un disastro, ma anche una figata&#8230;e tutto &#8216;sto viaggio te lo sei fatto semplicemente stando seduto su una cazzo di collina. Sulla terra. Ti sei fatto un oceano col pensiero. Da solo. E ci sei pure annegato dentro.”</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Giacomo e Andrea sono complici di un&#8217;illusione che coinvolge il terzo ed ultimo personaggio della scena: Cristina, la simpaticissima e gelosissima fidanzata dello studente. Anche lei in un certo senso <em>“mira”</em> a <em>“interminati spazi”</em> &#8211; ovvero il palcoscenico di X-Factor! &#8211; e non si lascia scappare ciò che Giacomo può offrirle:</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Cristina (Rivolgendosi a Giacomo): “Scrivi una poesia su di me! Una poesia stupenda! (Declama) Cristina, colei che più soave e più gentile e ancor più strafiga&#8230; Ma il mondo è questo! (Gli prende la mano e se la appoggia dolcemente sull&#8217;inguine) La siepe! Devi passare attraverso questo varco, per conoscere l&#8217;infinito. Per entrare.” E Giacomo: “Ma io voglio uscire!”</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dopo aver <em>“anelato a gustare quelle cose della vita” </em>che gli furono precluse, l&#8217;amore, l&#8217;affetto di una donna, Giacomo è diventato un venditore ambulante di agende, marito di Cristina e padre di un bambolotto. Sulla scena dell&#8217;atto II°, essi dialogano sulle conseguenze della loro illusione innanzi ad un irriconoscibile Andrea, che ora recita il ruolo di un “passante”; Scarpa ci ricorda così il <em>Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere</em> delle celebri <em>Operette Morali</em>, l&#8217;agile dialogo fra l&#8217;umile venditore e il meditativo passante, personificazione di due atteggiamenti contrastanti dell&#8217;animo leopardiano: da un lato, l&#8217;ironico e smaliziato punto di vista della ragione che smaschera ogni illusione, dall&#8217;altro il desiderio continuo di vivere più pienamente la vita. Ed è proprio così che si conclude l&#8217;opera: l&#8217;illusione svanisce e insieme ad essa il giovane poeta, il quale sembra aver tratto un insegnamento dalla sua fuga nel terzo millennio: <em>“l&#8217;uomo è mille volte più malvagio della natura”</em>. Restano Andrea e Cristina che, con consapevole disincantato, decidono di ricominciare a <em>“sognare insieme”</em>, poiché senza illusioni la vita non avrebbe senso: <em>“Io, te e la nostra illusione”</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong> di Scarpa può essere quindi considerato un formidabile testo teatrale che vede alternarsi momenti lirici ed ironici, riflessivi e coinvolgenti. In esso, il ritmo drammaturgico e la potenza del linguaggio si fondono, lasciando trasparire il grande amore dello scrittore per colui che da sempre è ritenuto essere il lirico italiano romantico per eccellenza. Ahimè, studiato spesso in modo frettoloso, magari proprio in vista di un esame.</div>
<div id="_mcePaste">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong> di Tiziano Scarpa<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806209140/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806209140&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div id="_mcePaste">edito da Einaudi</div>
<div id="_mcePaste">pp. 90 &#8211; euro 10</div>
<div id="_mcePaste">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Nordest Farwest&#8221; di Simone Marzini (Edizioni Biblioteca dell&#8217;Immagine)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 20:46:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Simone Marzini è un giovane scrittore padovano che sulla scia del romanzo d&#8217;esordio &#8220;Portello Pulp&#8221; e di una miriade di fumetti e racconti, ha deciso di scrivere un libro per puro divertimento; nasce così &#8220;Nordest Farwest&#8221;,  una lettura piacevole e coinvolgente da assaporare tutta d&#8217;un fiato. Ma Nordest Farwest non è soltanto una storia raccontata per divertire: a Simone Marzini va senz&#8217;altro riconosciuta la bravura di esser stato capace di trasmettere al lettore, non necessariamente veneto e amante del genere pulp, una visione di ciò che si intende oggi per Nordest. Con raffinata ironia lo scrittore indaga e, in un certo senso, scardina quel “modello” vincente quale si è dimostrato essere il territorio nord-orientale d&#8217;Italia, un modello fondato sulla notevole intensità del lavoro, sull’adattabilità commerciale, sulla mutazione dei ceti sociali; mette a nudo insomma l&#8217;anima di quell&#8217;area le cui coordinate non sono soltanto geografiche, bensì marcatamente sociali. Nordest Farwest narra le vicende di sei personaggi, tanto grotteschi quanto criminali, atti a riscattare la loro misera esistenza mettendo letteralmente a soqquadro l&#8217;intera zona del Veneto orientale. Questi tizi loschi si muovono sulle strade polverose della campagna veneta, una distesa verde interrotta dall&#8217;asfalto delle tangenziali e dell&#8217;autostrada; salgono a bordo di macchine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8863911126/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8863911126&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2468" title="Nordest Farwest manzini simone biblioteca dell'immagine edizioni" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/copertina-Nordest-Farwest.jpg" alt="Nordest Farwest manzini simone biblioteca dell'immagine edizioni" width="190" height="277" /></a>Simone Marzini</em><span style="text-align: justify;"> è un giovane scrittore padovano che sulla scia del romanzo d&#8217;esordio </span><strong>&#8220;Portello Pulp&#8221;</strong><span style="text-align: justify;"> e di una miriade di fumetti e racconti, ha deciso di scrivere un libro per puro divertimento; nasce così </span><strong>&#8220;Nordest Farwest&#8221;</strong><span style="text-align: justify;">,  una lettura piacevole e coinvolgente da assaporare tutta d&#8217;un fiato. Ma </span><em>Nordest Farwest</em><span style="text-align: justify;"> non è soltanto una storia raccontata per divertire: a Simone Marzini va senz&#8217;altro riconosciuta la bravura di esser stato capace di trasmettere al lettore, non necessariamente veneto e amante del genere </span><em>pulp</em><span style="text-align: justify;">, una visione di ciò che si intende oggi per Nordest. Con raffinata ironia lo scrittore indaga e, in un certo senso, scardina quel “modello” vincente quale si è dimostrato essere il territorio nord-orientale d&#8217;Italia, un modello fondato sulla notevole intensità del lavoro, sull’adattabilità commerciale, sulla mutazione dei ceti sociali; mette a nudo insomma l&#8217;anima di quell&#8217;area le cui coordinate non sono soltanto geografiche, bensì marcatamente sociali.<br />
</span><em>Nordest Farwest </em><span style="text-align: justify;">narra le vicende di sei personaggi, tanto grotteschi quanto criminali, atti a riscattare la loro misera esistenza mettendo letteralmente a soqquadro l&#8217;intera zona del Veneto orientale. Questi tizi loschi si muovono sulle strade polverose della campagna veneta, una distesa verde interrotta dall&#8217;asfalto delle tangenziali e dell&#8217;autostrada; salgono a bordo di macchine sfasciate e percorrono zone industriali disseminate di capannoni e fabbricati dismessi, entrano in pub degradati ed escono da locali per scambisti con una rapidità e frenesia che contrastano di netto con la statica superficialità del loro quotidiano. </span><span style="text-align: justify;">La scrittura di Marzini crea così Fulvio, Diavolina e Gianni, tre uomini che organizzano l&#8217;assalto a un furgone portavalori, unica fonte di denaro immediato, ciò che veramente può cambiar loro la vita. Spinti da motivi diversi &#8211; Fulvio è stanco di tenere aperto un bar che nulla gli rende, Diavolina non ne può più di esser sfruttato in fabbrica nonostante sia cassaintegrato, Gianni vuole andare in America per curare la moglie malata &#8211; essi si trovano coinvolti in vicende tragicomiche concatenate fra loro che portano alla conoscenza di altri personaggi davvero bizzarri, Marlon Bianchi, un (poco!) furbo investigatore, Leika, una prostituta dell&#8217;Est, e Zorro, un malato mentale che pensa di essere un eroe. Attraverso  questi personaggi apparentemente autonomi, Marzini delinea destini che si spiegano a vicenda, psicologie camuffate ma allo stesso tempo logicamente conseguenti,  il tutto in un breve lasso di tempo, dal mercoledì alla domenica, suddiviso a sua volta in ristretti frammenti temporali che consentono una facile ricostruzione dei fatti, ricostruzione di cui se ne occuperà addirittura (nell&#8217;epilogo) un famoso giornalista: </span><em>“Bruno Vespa mostrava il plastico della fabbrica crollata nel Nordest, il grande delitto plurimo ancora irrisolto che metteva a dura prova le ipotesi degli inquirenti e faceva la gioia della stampa”</em><span style="text-align: justify;">.<br />
</span><span style="text-align: justify;">Al lettore sono riservati quindi colpi di scena e risate a non finire che allo stesso tempo avviano ad una riflessione sulla parodia dei tanti eccessi di oggigiorno, sull&#8217;arretratezza culturale nonostante un certo benessere territoriale, sulla costante perdita di valori morali. È interessante notare che tale elaborazione viene in gran parte attuata attraverso la figura di Zorro, un personaggio che non è direttamente coinvolto nell&#8217;intera vicenda, ma che assiste e osserva quanto accade intorno a lui, rivelando così una realtà assurda, anormale: </span><em>“L&#8217;uomo chiamato Zorro aveva visto tutto. C&#8217;era un uomo con una chitarra che però era un fucile. E un angelo biondo che lo spiava, con una pistola in mano. Non stava andando bene. La tranquillità che aveva difeso in tanti anni stava abbandonando la sua terra”.</em><span style="text-align: justify;"> Zorro è un personaggio grandioso, ben riuscito; è una figura che piacerà senz&#8217;altro al lettore attento: l&#8217;outsider che vaga in silenzio nella campagna veneta e si occupa delle nutrie del fiume Brenta gioca in qualche modo il ruolo del fuori campo cinematografico. E nel crearlo, Marzini ha arricchito il suo “piacevole” romanzo con una vena poetica davvero inconfondibile.</span></p>
<p><span style="text-align: justify;"> </span></p>
<p><span style="text-align: justify;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Nordest Farwest&#8221;</strong> di Simone Marzini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8863911126/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8863911126&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Edizioni Biblioteca dell&#8217;Immagine</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 154  &#8211;  euro 13</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;">
<p><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;">
<p><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221; di Sergio Tazzer (Kellermann Editore)</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 00:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Manca poco al centenario dell&#8217;inizio della Grande Guerra e, approfondendo i temi relativi, soprattutto quelli legati a coloro che ne furono protagonisti volenti od obbligati, mi sono imbattuto nei “Ragazzi del &#8217;99”, come vennero chiamati i soldati dell&#8217;ultima leva disponibile da opporre al nemico al fronte nel 1917&#8243;. Esordisce con queste parole Sergio Tazzer &#8211; storico giornalista della RAI e stimato saggista &#8211; nella prefazione al suo ultimo lavoro &#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221;. E proprio queste prime righe racchiudono il desiderio dello scrittore di occuparsi della Storia, di affrontarla sì attraverso l&#8217;indagine, la ricerca, il documento, ma soprattutto di raccontarla attraverso memorie personali e collettive. &#8220;Le memorie sono state riportate come furono scritte, con gli stessi errori di ortografia e di sintassi, ed anche in dialetto&#8221;, avverte Tazzer: un atto di fedeltà nei confronti della Storia e insieme di generosità verso quei giovani eroi, siano essi vinti o vincitori, che l&#8217;hanno fatta. L&#8217;attenzione è posta in particolare su quegli uomini &#8211; anzi ragazzini, bocetti come vengono chiamati in Veneto – che furono gli ultimi figli dell&#8217;Ottocento destinati ad indossare la divisa, forse più pronti a mettersi in posa, sigaretta alla bocca, per scattare una fotografia da spedire ai familiari, che a sentirsi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2013/01/copertina-Ragazzi-del-Novantanove.jpg"></a><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8886089880/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8886089880&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1993" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2013/01/copertina-Ragazzi-del-Novantanove.jpg" alt="i ragazzi del Novantanove sergio tezzer kellermann editore" width="190" height="267" /></a>&#8220;Manca poco al centenario dell&#8217;inizio della Grande Guerra e, approfondendo i temi relativi, soprattutto quelli legati a coloro che ne furono protagonisti volenti od obbligati, mi sono imbattuto nei “Ragazzi del &#8217;99”, come vennero chiamati i soldati dell&#8217;ultima leva disponibile da opporre al nemico al fronte nel 1917&#8243;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Esordisce con queste parole <em>Sergio Tazzer</em> &#8211; storico giornalista della RAI e stimato saggista &#8211; nella prefazione al suo ultimo lavoro <strong>&#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221;</strong>. E proprio queste prime righe racchiudono il desiderio dello scrittore di occuparsi della Storia, di affrontarla sì attraverso l&#8217;indagine, la ricerca, il documento, ma soprattutto di raccontarla attraverso memorie personali e collettive. &#8220;<em>Le memorie sono state riportate come furono scritte, con gli stessi errori di ortografia e di sintassi, ed anche in dialetto&#8221;</em>, avverte Tazzer: un atto di fedeltà nei confronti della Storia e insieme di generosità verso quei giovani eroi, siano essi vinti o vincitori, che l&#8217;hanno fatta. L&#8217;attenzione è posta in particolare su quegli uomini &#8211; anzi ragazzini, <em>bocetti</em> come vengono chiamati in Veneto – che furono gli ultimi figli dell&#8217;Ottocento destinati ad indossare la divisa, forse più pronti a mettersi in posa, sigaretta alla bocca, per scattare una fotografia da spedire ai familiari, che a sentirsi <em>abili al fuoco</em>. Duecentosettanta mila unità, <em>giovani speranze</em> che <em>fra stupore e paura</em> furono chiamate a difendere la loro e la nostra Patria in quello che fu il Primo Conflitto Mondiale. E allora ecco che Tazzer ripercorre avvenimenti, battaglie, offensive che tutti noi abbiamo studiato sui libri, andando oltre, muovendosi cioè nella dimensione dell&#8217;umano, fra i vari fronti, fra le trincee costruite sul massiccio del Grappa, sul Montello; e poi ancora fra le linee di difesa sul Piave, con le sue piene, le sue <em>acque tenebrose che scorrevano rapide nell&#8217;oscurità</em>, facendoci quasi respirare l&#8217;odore acre della polvere da sparo misto all&#8217;aria buona delle colline venete. Da giornalista e storico, Tazzer ascolta i discorsi di generali, comandanti, sottotenenti e di semplici soldati, ci regala <em>fogli d&#8217;ordine</em> sequestrati ad ufficiali nemici, versi di poesie in dialetto, canti militari, articoli di giornale dell&#8217;epoca; ogni pagina presenta fotografie in bianco e nero che ritraggono paesaggi suggestivi, mulattiere sulle retrovie del Grappa, piazze distrutte dai bombardamenti, strade polverose percorse da camionette militari; ma anche scene di vita quotidiana, soldati <em>intenti a spidocchiarsi</em>, intenti a scrivere lettere per i familiari, intenti ad esibire armi e medaglie. Il tutto costituisce quello che è un intenso <em>reportage</em> della Prima Guerra Mondiale, che si avvale di documenti ufficiali che vanno a completarsi con numerosi aneddoti, racconti tramandati di generazione in generazione. Molte le storie personali che ci fanno riflettere, commuovere e, talvolta, sorridere. E qui entra in gioco lo stile narrativo dell&#8217;autore: minuzioso, preciso, ed insieme sensibile e delicato, che forse coinvolge maggiormente il lettore, al di là del dato storico. Tante storie che fanno la Storia: circostanze di grande miseria fisica e morale, attimi di sensazioni ed emozioni vissute, gesta che nel loro piccolo appaiono oggi grandiose. Il ricordo e la riflessione divengono quindi una forma di riconoscenza, di dovere: per l&#8217;autore e per il lettore &#8211; cronologicamente lontano da quell&#8217;epoca &#8211; che in tal modo è chiamato oggi a porsi  la domanda su come si testimoniano certi eventi, certi fatti, ed è chiamato ad esserne meno <em>distrattamente </em>distaccato<em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221;</strong> di Sergio Tazzer<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8886089880/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8886089880&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Kellermann Editore</p>
<p style="text-align: justify;">pp.288  &#8211;  euro 18</p>
<p><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
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		<title>&#8220;Il bambino indaco&#8221; di Marco Franzoso (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 05:49:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Eccolo, il nostro bambino, un puntino azzurro, indaco per la precisione”. Isabel e Carlo, una giovane coppia, una convivenza serena, una quotidianità arricchita da giornate magiche trascorse su un tatami, inebriata da fragranze orientali, il resto del mondo chiuso fuori, loro due su una terrazza da cui “godersi il panorama, mentre l&#8217;aria soffiava sulla faccia, tenace, carezzevole, come tentando di infiammare una brace”; una terrazza che assume valenza simbolica, un affacciarsi alla vita con la l&#8217;invincibilità e la solarità della giovinezza. Una felicità assoluta intaccabile; eppure qualcosa si insinua nella mente della donna, cresce insieme al feto, bambino indaco ancor prima di nascere. La convinzione di aver concepito un “messaggero e creatore di una nuova era”, con “notevoli attributi psicologico-spirituali” e con “un istinto comportamentale rivoluzionario”,  la delirante certezza di una madre che aspira asceticamente alla perfezione, vanno a incrinare la stabilità di coppia &#8211; “amavo ogni giorno di più la donna che avevo al mio fianco e al tempo stesso percepivo aprirsi tra noi infinite finissime crepe” &#8211; a turbare l&#8217;equilibrio dell&#8217;uomo, gettandolo nel vortice delle infinite domande senza risposta, nel silenzio che sembra accompagnare la rassegnazione. Il bambino nasce e non cresce, poiché viene nutrito dalla madre seguendo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806210149/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806210149" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1878" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/08/Il-bambino-indaco.png" alt="Il bambino indaco marco franzoso einaudi" width="190" height="315" /></a>“Eccolo, il nostro bambino, un puntino azzurro, indaco per la precisione”</em>. Isabel e Carlo, una giovane coppia, una convivenza serena, una quotidianità arricchita da giornate magiche trascorse su un tatami, inebriata da fragranze orientali, il resto del mondo chiuso fuori, loro due su una terrazza da cui <em>“godersi il panorama, mentre l&#8217;aria soffiava sulla faccia, tenace, carezzevole, come tentando di infiammare una brace”</em>; una terrazza che assume valenza simbolica, un affacciarsi alla vita con la l&#8217;invincibilità e la solarità della giovinezza. Una felicità assoluta intaccabile; eppure qualcosa si insinua nella mente della donna, cresce insieme al feto, bambino indaco ancor prima di nascere. La convinzione di aver concepito un <em>“messaggero e creatore di una nuova era”</em>, con <em>“notevoli attributi psicologico-spirituali”</em> e con <em>“un istinto comportamentale rivoluzionario”</em>,  la delirante certezza di una madre che aspira asceticamente alla perfezione, vanno a incrinare la stabilità di coppia &#8211; <em>“amavo ogni giorno di più la donna che avevo al mio fianco e al tempo stesso percepivo aprirsi tra noi infinite finissime crepe”</em> &#8211; a turbare l&#8217;equilibrio dell&#8217;uomo, gettandolo nel vortice delle infinite domande senza risposta, nel silenzio che sembra accompagnare la rassegnazione. Il bambino nasce e non cresce, poiché viene nutrito dalla madre seguendo uno <em>“svezzamento rigorosamente naturale, biodinamico, vegano, crudista”</em>. Innanzi al dramma che gli si prospetta, ovvero la probabile morte del figlio, Carlo sceglie di assecondare l&#8217;instabilità della moglie-madre perfetta e di agire con l&#8217;aiuto della madre-nonna perfetta. Emblema della maternità equilibrata, protettiva e rassicurante, la nonna gioca un ruolo centrale nel romanzo, in quanto è artefice della tragedia finale che è poi l&#8217;incipit della storia stessa: Carlo è inerme innanzi alla scena terrificante di sua moglie che giace a terra, il corpo crivellato di colpi, schizzi di sangue ovunque. Nella stanza accanto si trova appunto sua madre, assassina per il bene di suo figlio e del piccolo Pietro. E il racconto prosegue alternando questi momenti di lucida, scarna e distaccata descrizione della scena del crimine ai momenti topici della storia d&#8217;amore fra l&#8217;io narrante e Isabel, la magia dell&#8217;innamoramento, la gioia dell&#8217;attesa; le idee sempre più radicate di purificazione del corpo e dello spirito di Isabel, la frattura dell&#8217;armonia familiare, il senso di inadeguatezza. E poi la nascita di Pietro, la presa di coscienza che qualcosa dev&#8217;essere fatto per fermare la follia della donna, per far crescere il bambino sano; la stanchezza fisica e mentale di un uomo disperato, il conforto della sua famiglia, l&#8217;aiuto di sua madre, risolutivo e, in parte, liberatorio.<br />
È un romanzo intenso, <strong>&#8220;Il bambino indaco&#8221;</strong>, e in costante tensione, sospeso fra desiderio di purezza assoluta, quella sfrenatamente vissuta da Isabel, e desiderio di una vita normale, che segua con naturalezza il suo corso. Costruita su vertigini e muri d&#8217;incomunicabilità in opposizione al dichiarato bisogno di autostima e fiducia, la storia si avvale di flashback inerenti la scena macchiata di sangue che diventano essi stessi schizzi narrativi irrompenti sullo scorrere del racconto, che riportano l&#8217;io narrante – e il lettore stesso – ad una realtà cruda, violenta, ad <em>“un tutto compresso in un istante”</em>.<br />
<em>“Da quel momento la mia vita è un indistinto fluire di eventi”</em> afferma l&#8217;io, dando vita ad un flusso narrativo ricco di monologhi interiori, sensazioni ed emozioni che non conoscono barriere,<em>“bisogna lasciarli scorrere, i pensieri, come se non ci appartenessero. Lasciarli fluire in modo da attenuarne la spinta distruttiva. Le dighe sono pericolose”.<br />
</em>Una lettura conflittuale, febbrile; viene quasi da giudicare, da mettersi dalla parte del protagonista, districarlo dalla sua perplessità, aiutarlo a fronteggiare il senso di disagio, di disperazione, sollevarlo da quella condizione di <em>“non sentirsi all&#8217;altezza”</em> citata più volte nel testo. Impossibile farlo; ed è proprio l&#8217;io narrante a vietarlo, ad impedirlo al lettore. La scrittura stessa diviene strumento a difesa di un ricordo che, sebbene lo si voglia sprofondato <em>“nella sabbia della memoria”</em>, rimarrà preservato, vivo. Vivo come il piccolo che alla fine ce la farà e insieme a suo padre dalla terrazza, luogo di contemplazione imperturbabile della vita e al tempo stesso di vertigine e smarrimento, potrà serenamente salutare sua madre in cielo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;Il bambino indaco&#8221;</strong> di Marco Franzoso<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806210149/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806210149" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">edito da Einaudi</p>
<p style="text-align: justify">pp. 132  &#8211;  euro 16</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>&#8220;Le cose fondamentali&#8221; di Tiziano Scarpa (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei gesti più belli che un padre solitamente compie, quando tiene in braccio il figlio appena nato, è quello di sollevarlo verso il cielo, le braccia ben tese atte a trasmettergli sicurezza e protezione.  Un&#8217;immagine che evoca stabilità e delicatezza, forza e fragilità allo stesso tempo, rappresentazione del rapporto padre-figlio, uno dei temi del bellissimo romanzo Le cose fondamentali di Tiziano Scarpa, Premio Strega 2009 con Stabat Mater. Il romanzo nasce come diario: Leonardo, il protagonista, ripercorre alcune esperienze fondamentali della sua vita &#8211; il rapporto con i genitori, l&#8217;incontro con la donna amata, l&#8217;approccio al mondo del lavoro – narrandole con il desiderio di tramandarle al figlio. In questo quaderno, il piccolo Mario non troverà semplici pensieri o aneddoti, riflessioni su persone o descrizioni di paesaggi. Egli comprenderà l&#8217;essenza stessa delle cose; vedrà la realtà così come suo padre l&#8217;ha percepita nel momento stesso in cui è stato “iniziato” alla paternità. La nascita del piccolo sembra infatti coincidere con la rinascita del protagonista; Leonardo si pone innanzi al mondo come fosse lui stesso un neonato,“una creatura dai grandi occhi spalancati”, osservatore della realtà senza “alcuna barriera di pensieri”, spoglia di finzioni, preconcetti o artifici atti ad alterarla. Tale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/copertina-Le-cose-fondamentali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1741" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/copertina-Le-cose-fondamentali.jpg" alt="Le cose fondamentali Tiziano Scarpa Einaudi" width="190" height="309" /></a>Uno dei gesti più belli che un padre solitamente compie, quando tiene in braccio il figlio appena nato, è quello di sollevarlo verso il cielo, le braccia ben tese atte a trasmettergli sicurezza e protezione.  Un&#8217;immagine che evoca stabilità e delicatezza, forza e fragilità allo stesso tempo, rappresentazione del rapporto padre-figlio, uno dei temi del bellissimo romanzo <strong>Le cose fondamentali</strong> di <em>Tiziano Scarpa</em>, Premio Strega 2009 con <em>Stabat Mater</em>.</div>
<div style="text-align: justify">Il romanzo nasce come diario: Leonardo, il protagonista, ripercorre alcune esperienze fondamentali della sua vita &#8211; il rapporto con i genitori, l&#8217;incontro con la donna amata, l&#8217;approccio al mondo del lavoro – narrandole con il desiderio di tramandarle al figlio. In questo quaderno, il piccolo Mario non troverà semplici pensieri o aneddoti, riflessioni su persone o descrizioni di paesaggi. Egli comprenderà l&#8217;essenza stessa delle cose; vedrà la realtà così come suo padre l&#8217;ha percepita nel momento stesso in cui è stato “iniziato” alla paternità. La nascita del piccolo sembra infatti coincidere con la rinascita del protagonista; Leonardo si pone innanzi al mondo come fosse lui stesso un neonato,<em>“una creatura dai grandi occhi spalancati”</em>, osservatore della realtà senza “alcuna barriera di pensieri”, spoglia di finzioni, preconcetti o artifici atti ad alterarla. Tale genesi può essere interpretata come possibilità di affacciarsi nuovamente alle cose essenziali del mondo e della vita stessa, volontà di comprendere ed assegnare l&#8217;esatto valore all&#8217;amicizia, all&#8217;amore, alla malattia, alla morte.</div>
<div style="text-align: justify">“Cose fondamentali” che vengono denudate, così come, in un capitolo, il protagonista denuda platealmente se stesso, si spoglia dello status di adulto per calarsi nella condizione del neonato, lasciando agire i propri istinti e lasciandosi pervadere dallo stupore primordiale di quanto lo circonda. E la meraviglia, l&#8217;intensità, il lirismo affascinano il lettore, coinvolgendolo in un&#8217;opera forse più drammaturgica che narrativa. Credo che <strong>Le cose fondamentali</strong> debba essere “letto” come straordinaria opera letteraria ricca di simbologie, strutturata su frequenti dualità che vengono scardinate, sovvertite. E allo stesso tempo, essere “visto” come eccellente capolavoro teatrale ambientato in una Venezia che si rivela essere un&#8217;entità affascinante, viva.</div>
<div style="text-align: justify">Significativo, in tal senso, è il momento in cui il protagonista si trova in riva al mare, sulla spiaggia invernale e solitaria del Lido di Venezia, <em>“un&#8217;isola molto lunga e molto stretta, un grissino”</em>: la distesa d&#8217;acqua diviene essere animato, irrompe in quanto scenario perfetto del meditato suicidio del protagonista, ritorno all&#8217;ambiente primordiale, <em>“il mare entrerà dentro di me, ne basterà poco, ce ne sarà così tanto, tutt&#8217;intorno, non sarà molto quello che pretenderò per me”</em>. L&#8217;io narrante descrive la sua morte, la vive attraverso una scrittura minuziosa, ricercata, in tensione; l&#8217;io, posto di fronte alla diagnosi della terribile malattia del neonato e alla scoperta di non esserne il padre biologico, assiste al crollo di ogni sua certezza, evento che collima con la crisi della sintassi stessa.</div>
<div style="text-align: justify">Si assiste così alla presa di potere della scrittura e delle parole che tornano ad essere suono, successione di lettere. Esse incombono, assalgono e travolgono il protagonista e il lettore, l&#8217;uno intento a dare una logica agli eventi, l&#8217;altro proteso verso una risoluzione. <em>“Le parole non mentivano, si sono impossessate di me, si sono sostituite a quello che sono, a quello che pensavo di essere, sono solo loro che vivono dentro di me, io non esisto, non ci sono”.</em></div>
<div style="text-align: justify">Il finale del romanzo è una sorta di quiete dopo la tempesta; una presa di coscienza responsabile, risolutiva ed eticamente apprezzata. Un sipario che si chiude con le parole più belle: <em>“Questo è. È stato così che sono diventato tuo padre, ma non te lo racconterò mai”.</em></div>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
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<div><strong>&#8220;Le cose fondamentali&#8221;</strong> di Tiziano Scarpa<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806201875/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806201875" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>pubblicato da Einaudi</div>
<div>pp. 150  &#8211;  euro 18</div>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
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<div><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></div>
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		<title>&#8220;Ogni giorno, ogni ora&#8221; di Nataša Dragnić (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 14:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viene voglia di farlo, quel gioco. Stare sdraiati daventi al mare più azzurro, lo sguardo rivolto al cielo ad osservare le nuvole e attribuire loro una forma. È il gioco infantile di Luka e Dora, i due protagonisti di &#8220;Ogni giorno, ogni ora&#8221;, romanzo d&#8217;esordio della scrittrice croata Nataša Dragnić. Ogni giorno, ogni ora è una favola a lieto fine, la storia di due bambini che si incontrano in tenera età e che diventano amici inseparabili; emozioni, esperienze, avventure vissute giorno dopo giorno, ora dopo ora, ambientate nella Croazia degli anni Sessanta, un luogo affascinante che sembra affacciarsi unicamente su una distesa di mare, un paesaggio incontaminato, quasi selvaggio, fatto di scogliere irregolari, rive ciottolose, conchiglie dall&#8217;aspetto primordiale. Luka e Dora scoprono il piacere di stare insieme, di condividere giochi e riflessioni, in un  simbiotico crescendo di emozioni che culmina nella consapevolezza di un rapporto indissolubile. Luka tranquillo, riflessivo, inseparabile da Dora e dalla sua valigetta di colori, piccolo pittore di un mare meraviglioso; Dora solare, vivace, piccola sognatrice di un mondo fantastico, azzurro e salato come il mare, evanescente come le nuvole e fluttuante come le brezze. All&#8217;improvviso la separazione &#8211; inevitabilmente melodrammatica &#8211; interrompe l&#8217;idillio. Dora, lontana da [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/04/copertina-Ogni-giorno-ogni-ora.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1636" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/04/copertina-Ogni-giorno-ogni-ora.jpg" alt="" width="190" height="298" /></a>Viene voglia di farlo, quel gioco. Stare sdraiati daventi al mare più azzurro, lo sguardo rivolto al cielo ad osservare le nuvole e attribuire loro una forma. È il gioco infantile di Luka e Dora, i due protagonisti di <strong>&#8220;Ogni giorno, ogni ora&#8221;</strong>, romanzo d&#8217;esordio della scrittrice croata <em>Nataša Dragnić</em>.</div>
<div style="text-align: justify"><em>Ogni giorno, ogni ora</em> è una favola a lieto fine, la storia di due bambini che si incontrano in tenera età e che diventano amici inseparabili; emozioni, esperienze, avventure vissute giorno dopo giorno, ora dopo ora, ambientate nella Croazia degli anni Sessanta, un luogo affascinante che sembra affacciarsi unicamente su una distesa di mare, un paesaggio incontaminato, quasi selvaggio, fatto di scogliere irregolari, rive ciottolose, conchiglie dall&#8217;aspetto primordiale.</div>
<div style="text-align: justify">Luka e Dora scoprono il piacere di stare insieme, di condividere giochi e riflessioni, in un  simbiotico crescendo di emozioni che culmina nella consapevolezza di un rapporto indissolubile. Luka tranquillo, riflessivo, inseparabile da Dora e dalla sua valigetta di colori, piccolo pittore di un mare meraviglioso; Dora solare, vivace, piccola sognatrice di un mondo fantastico, azzurro e salato come il mare, evanescente come le nuvole e fluttuante come le brezze. All&#8217;improvviso la separazione &#8211; inevitabilmente melodrammatica &#8211; interrompe l&#8217;idillio. Dora, lontana da Luka e da quel mondo incantato, dimentica il mare e il nome stesso del suo amore; Luka, distante da Dora si sente perso, unico suo conforto è quel mare da dipingere. Fin quando, oramai adulti, la vita dona loro  un&#8217;altra occasione: un incontro fortuito permette di ritrovarsi, di ricongiungersi, di amarsi.  L&#8217;idillio sembra ricostituirsi nuovamente ma il destino crudele con i suoi scherzi, ovvero la vita vissuta durante gli anni della separazione, ostacola la completezza stessa del loro amore assoluto. Che tuttavia prevarrà.</div>
<div style="text-align: justify">La lettura di questo romanzo dalla trama decisamente semplice e scontata, risulta piacevole, scorrevole, leggera; i colpi di scena sono strutturalmente prevedibili; ciò nonostante sono trepidamente attesi dal lettore, immerso in un paesaggio travolgente e spettatore di una emozionante storia d&#8217;amore. Leggendo viene da chiedersi cosa sia l&#8217;amore, la felicità. E  la risposta sembra essere suggerita appunto dalla scelta stilistica stessa della scrittrice: il racconto, composto da frasi che tornano, dialoghi  che si ripetono, scene che si rivivono, si rivela essere una sorta di “mantra” narrativo volto ad ipnotizzare il lettore e indurlo così a pensare che (forse) la felicità esiste davvero. Basta solo viverla, ogni giorno, ogni ora.</div>
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<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Ogni giorno, ogni ora&#8221;</strong> di Nataša Dragnić<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807018578/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807018578" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">edito da Feltrinelli</div>
<div style="text-align: justify">pp. 256  &#8211;  euro 15</div>
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<div style="text-align: justify"><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></div>
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