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	<title>Scritti da Voi &#187; alpi svizzere | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Per Isabel&#8221; di Antonio Tabucchi (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 15:05:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anni fa ebbi la fortuna di partecipare a una lezione universitaria di Antonio Tabucchi; sigaretta alla bocca, il braccio sollevato in aria a disegnare cerchi, denotava i protagonisti della sua narrativa “presenze sfuggenti”, e ripeteva a noi studenti, tanto affascinati quanto distratti da quella gestualità che accompagnava ogni sua parola, “eppure, come li ho inseguiti i miei personaggi!”. Ora che ho letto &#8220;Per Isabel. Un mandala&#8221; &#8211; romanzo inedito pubblicato postumo “con orgoglio e affetto” dalla moglie Maria José de Lancastre e Carlo Feltrinelli &#8211; comprendo il legame affettivo che Tabucchi ha intrattenuto con i protagonisti delle sue storie, spesso (in)seguite nei loro viaggi, tutt&#8217;altro che lineari, a questo punto concentrici, il tutto avvolto dalla tonalità sfumata del “notturno”, mista all&#8217;esclusivo sentimento della “saudade”. Il romanzo Per Isabel è composto da brevi capitoli, in tutto nove, che corrispondono ad altrettanti circoli che creano un Mandala, simbolo della totalità cosmica; il lettore è invitato a seguire il protagonista Waclaw-Tadeus in un viaggio iniziatico che procede per tappe geografiche &#8211; dai suggestivi luoghi del Portogallo sino alla calda e soffocante Macao, dalle Alpi Svizzere pervase di cultura indiana sino alla magica Riviera Napoletana &#8211; e che si avvale di incontri con individui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807030632/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807030632&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3174" title="compra &quot;Per Isabel. Un Mandala&quot; di Antonio Tabucchi (Feltrinelli)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/07/tabucchi.jpg" alt="tabucchi per isabel un mandala feltrinelli" width="190" height="295" /></a>Anni fa ebbi la fortuna di partecipare a una lezione universitaria di Antonio Tabucchi; sigaretta alla bocca, il braccio sollevato in aria a disegnare cerchi, denotava i protagonisti della sua narrativa <em>“presenze sfuggenti”</em>, e ripeteva a noi studenti, tanto affascinati quanto distratti da quella gestualità che accompagnava ogni sua parola, <em>“eppure, come li ho inseguiti i miei personaggi!”.</em> Ora che ho letto &#8220;<strong>Per Isabel. Un mandala&#8221;</strong> &#8211; romanzo inedito pubblicato postumo “con orgoglio e affetto” dalla moglie Maria José de Lancastre e Carlo Feltrinelli &#8211; comprendo il legame affettivo che Tabucchi ha intrattenuto con i protagonisti delle sue storie, spesso (in)seguite nei loro viaggi, tutt&#8217;altro che lineari, a questo punto concentrici, il tutto avvolto dalla tonalità sfumata del <em>“notturno”</em>, mista all&#8217;esclusivo sentimento della “<em>saudade</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo <strong>Per Isabel</strong> è composto da brevi capitoli, in tutto nove, che corrispondono ad altrettanti circoli che creano un Mandala, simbolo della totalità cosmica; il lettore è invitato a seguire il protagonista Waclaw-Tadeus in un viaggio iniziatico che procede per tappe geografiche &#8211; dai suggestivi luoghi del Portogallo sino alla calda e soffocante Macao, dalle Alpi Svizzere pervase di cultura indiana sino alla magica Riviera Napoletana &#8211; e che si avvale di incontri con individui eccentrici e nel contempo rivelatori; essi suggeriscono infatti possibili chiavi di lettura. Tutti i  personaggi secondari hanno conosciuto Isabel e di lei forniscono indizi e frammenti atti a ricostruire la sua vita: “<em>forse c&#8217;è una Isabel nella mia poesia</em>”, afferma il Fantasma che Cammina, “<em>o nei miei pensieri, il che è lo stesso, ma se è nella mia poesia e nei miei pensieri è un&#8217;ombra che appartiene alla letteratura, perché lei vuole cercare un&#8217;ombra che appartiene alla letteratura? Forse per renderla reale, risposi io flebilmente, per dare un senso alla sua vita e al mio riposo.</em>” Isabel, donna misteriosa e affascinante, di cui fin dall&#8217;inizio della lettura si è avidi di conoscere l&#8217;esistenza intera, è una giovane entrata in clandestinità nel partito comunista sullo sfondo di un Portogallo condannato alla lunga dittatura di Salazar, e lentamente, capitolo dopo capitolo, cerchio dopo cerchio, si rivela attraverso sottili aneddoti in quanto “verità”: “<em>non ero tanto io che tu cercavi, ma te stesso</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per Isabel</strong> è un romanzo visionario che per molti aspetti ricorda uno dei capolavori di Tabucchi,  <strong>Notturno indiano</strong>; il tema del viaggio e della ricerca attraverso itinerari talvolta fantastici e sovente simbolici, trova il suo apice nell&#8217;ultimo, fondamentale evento che chiude il cerchio, ovvero l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con la donna. Esso avviene in un&#8217;atmosfera surreale, in un luogo che diviene “<em>altrove</em>”, evocato dalle note di un violino, da profumi inebrianti, dalle luci soffuse nel golfo di Napoli e dal soffio della brezza di una calda notte mediterranea. Il dialogo finale tra i due, che vede Tadeus incalzante nelle domande e Isabel rassicurante nelle risposte, è un monologo in cui il mistero dell&#8217;eterno, umano <em>perché</em> si risolve nella dissolvenza dello spazio e del tempo, dell&#8217;ora e dell&#8217;allora. Il presente è memoria, la realtà è immaginario, sogno improbabile, indefinibile. “<em>E&#8217; l&#8217;ora di rientrare, disse, la ricerca è finita. Si accoccolò sulle gambe e soffiò sulla sabbia. Il cerchio si annullò</em>”: le parole dell&#8217;ultimo personaggio emblematico, il Violinista Matto, colui che ha diretto e condotto Tadeus  sino a Isabel, si mescolano alle note della simbolica <em>Sonata degli Addii</em> di Beethoven, per confluire nel nulla, quintessenza del tutto, di cui “<em>Di tutto resta un poco, a volte un&#8217;immagine.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">E in nome di quest&#8217;ultima frase, vale proprio la pena di leggerlo, <strong>Per Isabel</strong>. Una lettura coinvolgente, al tempo stesso sconvolgente. Con essa, e in essa, ho ritrovato Antonio Tabucchi in tutta la sua essenza, e ho desiderato che tale viaggio &#8211; quello narrato e quello stesso della lettura &#8211; non avesse fine; da ogni frase, da ogni parola sono scaturite forme eccentriche di appunti, momenti di riflessione, quasi volessi ritrovarmi in quell&#8217;aula di tanti anni fa, rivedere quei cerchi di fumo sospesi sul Professore e attribuirvi un qualche significato. Immagini che restano. Cos&#8217;è questa, mi chiedo, se non la <em>saudade</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Per Isabel. Un mandala&#8221;</strong> di Antonio Tabucchi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807030632/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807030632&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 119  &#8211;  euro 13</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;La montagna magica&#8221; di Thomas Mann (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 17:20:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Ma non è certo colpa di Thomas Mann se finora non sono riuscito a raggiungere la vetta della sua Montagna Incantata” Daniel Pennac, Come un romanzo 1907. Hans Castorp, poco più che ventenne ingegnere di Amburgo agli inizi della sua carriera, si reca in visita per tre settimane dal cugino Joachim, ricoverato per tubercolosi in un sanatorio sulle Alpi Svizzere. Il suo soggiorno finirà per prolungarsi La “Montagna incantata” (diventata “magica” nella recente edizione “I Meridiani” che ripropone il testo con una nuova traduzione, a partire dal titolo), uno degli “8000” della letteratura mondiale (metafora un po’ scontata ma calzante), è unanimemente considerato: A) Il capolavoro di Thomas Mann B) Una “mattonata”, fine categoria stilistica di cui fanno parte tutti quei libri sempre considerati un ottimo viatico contro l’insonnia. Insomma un testo a cui guardare con venerazione ma tenendosi a rigorosa distanza. Personalmente, ho scalato la Montagna due volte (chiedo venia per l’ennesima irresistibile metafora escursionistica), apprezzando la seconda volta anche più della prima, e appena posso faccio opera di proselitismo, cercando di far capire al popolo come la Montagna Incantata/Magica debba/possa essere letta (un residuo senso del pudore stilistico mi impedisce di scrivere “ascesa”) Quindi, di seguito, in puro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>“Ma non è certo colpa di Thomas Mann se finora non sono riuscito a raggiungere la vetta della sua Montagna Incantata” </em>Daniel Pennac, <em>Come un romanzo</em></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/11/9788804594253.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1346" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/11/9788804594253.jpg" alt="" width="203" height="321" /></a>1907. Hans Castorp, poco più che ventenne ingegnere di Amburgo agli inizi della sua carriera, si reca in visita per tre settimane dal cugino Joachim, ricoverato per tubercolosi in un sanatorio sulle Alpi Svizzere. Il suo soggiorno finirà per prolungarsi</p>
<p style="text-align: justify">La <strong>“Montagna incantata”</strong> (diventata “magica” nella recente edizione “I Meridiani” che ripropone il testo con una nuova traduzione, a partire dal titolo), uno degli “8000” della letteratura mondiale (metafora un po’ scontata ma calzante), è unanimemente considerato:<br />
A) Il capolavoro di Thomas Mann<br />
B) Una “mattonata”, fine categoria stilistica di cui fanno parte tutti quei libri sempre considerati un ottimo viatico contro l’insonnia.<br />
Insomma un testo a cui guardare con venerazione ma tenendosi a rigorosa distanza.<br />
Personalmente, ho scalato la Montagna due volte (chiedo venia per l’ennesima irresistibile metafora escursionistica), apprezzando la seconda volta anche più della prima, e appena posso faccio opera di proselitismo, cercando di far capire al popolo come la Montagna Incantata/Magica debba/possa essere letta (un residuo senso del pudore stilistico mi impedisce di scrivere “ascesa”)<br />
Quindi, di seguito, in puro stile “Alta fedeltà”, (e passi la Montagna incantata, ma se non avete letto “Alta Fedeltà”, shame on you), cinque motivi per leggere la “Montagna Incantata”:<br />
1) È un romanzo di difficile lettura (questo non è propriamente un motivo, ma passatemelo) e le innumerevoli pagine dedicate a temi come l’analisi del tempo e la vera natura malattia, nonché molti dialoghi tra il gesuita Napta e l’umanista Settembrini, probabilmente vi faranno sentire profondamente stupidi. Ma non lasciate che questo vi scoraggi: è un pur sempre un romanzo, non un astruso saggio; se riuscite a superare i punti più ostici, la trama riprende sempre a fluire, e l’unico motivo valido per abbandonare non sono queste difficoltà, ma solo se la storia non vi piace, come per ogni altro romanzo.<br />
2) La storia appunto: la breve sinossi probabilmente non vi avrà emozionato, ma finirete per appassionarvi al microcosmo costituito dal sanatorio, una realtà dove il tempo scorre diversamente, un mondo con proprie regole precise, una moderna Ogigia incastonata tra le Alpi Svizzere, dove l’incantamento paradossalmente non deriva da un’atmosfera dionisiaca, quanto dal fascino della malattia e della morte. Inoltre pochi lo sottolineano ma la Montagna incantata è anche una storia d’amore, e come in tutte le storie del genere, finirete per leggere più in fretta per arrivare alle pagine che mostrano l’evolversi del contorto rapporto tra Hans e Claudia.<br />
3) É il <em>bildungsroman</em> per eccellenza, se siete appassionati del genere; inoltre  la formazione in questo caso è duplice: se riuscite ad arrivare alla fine, il bombardamento di idee e suggestioni a cui sarete stati esposti nel corso del romanzo forse non vi cambierà la vita, ma lascerà inevitabilmente una traccia, più o meno intensa, questo dipende da voi.<br />
4) Poterla rileggere: è il consiglio di Thomas Mann, che considerava il suo libro come una sorta di sinfonia, “<em>un tessuto di temi dove le idee fanno parte dei motivi musicali”</em>; e come in ogni brano musicale, è il secondo ascolto che porta a comprendere meglio il tema, a cogliere sfumature su cui non ci si era soffermati al primo ascolto, a comprendere appieno anche l’importanza e la necessità di passaggi particolarmente complessi che a una prima lettura ci erano sembrati fini a se stessi.<br />
All’opinione di Mann associo umilmente la mia, aggiungendo che la prima lettura potrebbe essere in parte guastata da una sorta di ansia da prestazione, mentre la seconda volta riuscirete a gustarvela di più.<br />
5) Se ce la fate, avrete letto la “Montagna Incantata”, uno dei più grandi romanzi mai scritti; inoltre tutti hanno letto Proust, più o meno, mentre voi sarete entrati in un vero club d’élite e quantomeno avrete un buon argomento di conversazione se vi trovate in ambienti intellettuali. Se alla fine di tutto non ci sarete riusciti, siete in buona compagnia: guardate l’incipit di Pennac, lo stesso scrive anche che <em>“contrariamente alle buone bottiglie, i buoni libri non invecchiano. Ci aspettano sui nostri scaffali e siamo noi a invecchiare. Quando ci riteniamo abbastanza &#8211; invecchiati- per leggerli, li affrontiamo un&#8217;altra volta”</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;La montagna magica&#8221;</strong> di Thomas Mann<a href="http://www.amazon.it/gp/product/880459425X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=880459425X" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">titolo originale: Der Zauberberg</p>
<p style="text-align: justify">edito da Mondadori (I Meridiani)</p>
<p style="text-align: justify">pag. 1422  &#8211;  euro 60</p>
<p style="text-align: justify"><a href="www.facebook.com/simone.ruffa" target="_blank">Recensione di Simone Ruffa</a></p>
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