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	<title>Scritti da Voi &#187; articoli letterari | Scritti da Voi</title>
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		<title>“Il dottor Jekyll e mr. Hide” di Robert Louis Stevenson (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2014 07:24:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La storia è nota per le numerose interpretazioni cinematografiche, sebbene il libro sia di gran lunga più interessante e offra una lettura su più livelli. Andrebbe per questo forse riletto più volte, mentre le supposizioni possono iniziare a scatenarsi fin dal titolo. Perché Stevenson scrisse questo libro? Perché scelse quei nomi? Se il nome Hyde può avere a che fare con il verbo To Hide, nascondere, non si giustifica una frettolosa traduzione del nome Jekyll in Je (io in francese) e To Kill, uccidere: Jekyll è un dottore, ossessionato dal mostrare la sua benevolenza e dal mantenere la sua nomea impeccabile. Più che nascondere al mondo una parte della sua personalità, la reprime, ignorando quelli che lui definisce i richiami della sensualità. Mr Hyde, che sembra nascere come suo contropersonaggio, non è però il gaudente libertino che ci si aspetterebbe: è repellente, asociale, crudele e sanguinario, insensatamente punitivo. Entrambi, sia Hyde che Jekill, sono sofferenti, uno insoddisfatto, ipocrita e di fatto insensibile, l’altro a sua volta insensibile, ma feroce. Nella ricerca di appagamento e di pace falliscono entrambi ed è proprio questo che li porterà alla morte, in un finale moralissimo. La storia, letta da un punto di vista clinico, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807900483/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807900483&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3098" title="compra &quot;Il dottor Jekyll e mr. Hide&quot; di Robert Louis Stevenson" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/51xTueTHw1L._SY445_.jpg" alt="atevenson jekyll hide feltrinelli" width="190" height="295" /></a>La storia è nota per le numerose interpretazioni cinematografiche, sebbene il libro sia di gran lunga più interessante e offra una lettura su più livelli. Andrebbe per questo forse riletto più volte, mentre le supposizioni possono iniziare a scatenarsi fin dal titolo. Perché Stevenson scrisse questo libro? Perché scelse quei nomi? Se il nome Hyde può avere a che fare con il verbo To Hide, nascondere, non si giustifica una frettolosa traduzione del nome Jekyll in Je (io in francese) e To Kill, uccidere: Jekyll è un dottore, ossessionato dal mostrare la sua benevolenza e dal mantenere la sua nomea impeccabile. Più che nascondere al mondo una parte della sua personalità, la reprime, ignorando quelli che lui definisce i richiami della sensualità. Mr Hyde, che sembra nascere come suo contropersonaggio, non è però il gaudente libertino che ci si aspetterebbe: è repellente, asociale, crudele e sanguinario, insensatamente punitivo. Entrambi, sia Hyde che Jekill, sono sofferenti, uno insoddisfatto, ipocrita e di fatto insensibile, l’altro a sua volta insensibile, ma feroce. Nella ricerca di appagamento e di pace falliscono entrambi ed è proprio questo che li porterà alla morte, in un finale moralissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia, letta da un punto di vista clinico, sembrerebbe quella di una patologica anaffettività, che porta il dottor Jekyll a comportarsi correttamente soltanto per ambizione e Mister Hyde a uccidere e distruggere per incapacità di far fluire “la corrente vitale”, che egli sente fortemente, in qualcosa di costruttivo e autopreservante.</p>
<p style="text-align: justify;">Da tutto ciò nasce il ritratto estremamente moderno e fatto anzitempo di un uomo d’oggi, che soccombe sotto doveri autoimposti per arrivismo, più che strettamente sociali: un uomo schiavo dell’apparenza, incapace di cambiare le regole, che sfoga la propria frustrazione di nascosto, trasfigurandosi e senza riuscire a dominarsi né ad amare. E’ un uomo infantile, rigido e precocemente invecchiato che cela un Hyde che è fisicamente piccolo, quasi come un bambino e che crescerà deforme nutrendosi del guscio Jekyll, senza per questo riuscire comunque a diventare una persona completa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il dottor Jekyll e mr. Hide&#8221;</strong> di Robert Louis Stevenson<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807900483/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807900483&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 128  &#8211;  euro 6</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/loredana-de-michelis/" target="_self">Recensione di Loredana de Michelis</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Il processo&#8221; di Franz Kafka (Adelphi)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 15:53:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno ho deciso di leggere per ogni mese autori di una nazionalità, così ho deciso di dedicare Gennaio agli autori della Repubblica Ceca (o comunque di quella zona, quindi anche precedenti all&#8217;effettiva formazione della repubblica). Franz Kafka quindi mi è sembrata una scelta obbligata, avevo infatti già avvicinato l&#8217;autore praghese due anni fa cominciando “La Metamorfosi”, che però non mi era piaciuto, non lo finii neanche.  Allora per capire se avevo effettivamente un&#8217;avversione per il modo di scrivere di Kafka o semplicemente non era il momento adatto per leggerlo, ho deciso di riprovarci. L&#8217;esperienza è stata sufficientemente positiva, lo stile onirico, kafkiano appunto, mi ha incuriosito fino a un certo punto, anche se devo dire che ho trovato la prosa decisamente troppo monotona per poter catturare l&#8217;attenzione per più di 200 pagine di romanzo senza che “succeda” nulla a livello di svolgimento della trama. Come molti sapranno il libro parla di Josef K., un procuratore di un istituto bancario che viene svegliato una mattina e posto in stato di arresto. Senza che nessuno gli spieghi la motivazione di tale arresto, K. è costretto a presentarsi di fronte a un assurdo tribunale che deve giudicarlo per non si sa quale crimine, presunto o [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903656/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903656&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2976" title="compra &quot;Il processo&quot; di Franz Kafka (Adelphi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/41mTPBvubzL._SY445_.jpg" alt="adelphi il processo kafka franz" width="190" height="321" /></a>Quest&#8217;anno ho deciso di leggere per ogni mese autori di una nazionalità, così ho deciso di dedicare Gennaio agli autori della Repubblica Ceca (o comunque di quella zona, quindi anche precedenti all&#8217;effettiva formazione della repubblica). Franz Kafka quindi mi è sembrata una scelta obbligata, avevo infatti già avvicinato l&#8217;autore praghese due anni fa cominciando <em>“La Metamorfosi”</em>, che però non mi era piaciuto, non lo finii neanche.  Allora per capire se avevo effettivamente un&#8217;avversione per il modo di scrivere di Kafka o semplicemente non era il momento adatto per leggerlo, ho deciso di riprovarci.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza è stata sufficientemente positiva, lo stile onirico, kafkiano appunto, mi ha incuriosito fino a un certo punto, anche se devo dire che ho trovato la prosa decisamente troppo monotona per poter catturare l&#8217;attenzione per più di 200 pagine di romanzo senza che “succeda” nulla a livello di svolgimento della trama. Come molti sapranno il libro parla di Josef K., un procuratore di un istituto bancario che viene svegliato una mattina e posto in stato di arresto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Senza che nessuno gli spieghi la motivazione di tale arresto, K. è costretto a presentarsi di fronte a un assurdo tribunale che deve giudicarlo per non si sa quale crimine, presunto o effettivo.  K. è comunque un uomo cauto e sicuro di sé, così inizialmente non si preoccupa di ciò che ritiene essere un mero errore giudiziario.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Tuttavia la faccenda si complica, i deliri del giudice istruttore lo lasciano sconvolto, come anche il fatiscente edificio nel quale ha luogo il processo stesso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">K. comincia a preoccuparsi e la sua ansia si acuisce con la sua visita ai claustrofobici uffici del tribunale, alloggiati in un piano ricavato dal sottotetto di un condominio, con pochissime finestre e nei quali il colore cupo del legno e il suo odore rendono l&#8217;atmosfera pesante.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La descrizione di questo luogo è certamente la parte meglio riuscita del romanzo, esprime la sensazione di frustrazione onirica che K. prova nell&#8217;acquistare consapevolezza di non riuscire in alcun modo a sbloccare la sua situazione; inoltre devo dire che per me la sensazione di straniamento è stata amplificata dal fatto che proprio la descrizione di questi uffici mi ha ricordato un film visto qualche anno fa, <em>“Essere John Malkovich”</em> che si svolgeva in un luogo simile, anche sa dallo stile più moderno. Anche il film ovviamente era a stampo onirico, surreale e quindi a contribuito a veicolare l&#8217;atmosfera che Kafka ha creato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La pecca maggiore del libro però è stata per me la lunghezza, decisamente superiore a quella dedicabile alla storia, specialmente con una prosa che io ho trovato insufficientemente brillante.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Non avendo altri romanzi o racconti con cui confrontarlo comunque ne consiglierei la lettura a chiunque volesse affrontare questo particolare autore, ma in una classifica degli scrittori cechi che ho letto (per la verità finora solo tre), sicuramente lo posporrei a Kundera e Hrabal.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il processo&#8221;</strong> di Franz Kafka<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903656/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903656&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Adelphi</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 238  &#8211;  euro 11</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></div>
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		<title>&#8220;Grani&#8221; di Nini Ferrara (Coppola Editore)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 08:10:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esistono libri che meritano davvero di essere letti e riletti per la loro infinita bellezza e il mio timore, ora, è di non riuscire a dire abbastanza di quest&#8217;opera d&#8217;arte e del suo autore. Nini Ferrara, regista, drammaturgo, fondatore e Direttore Artistico de “Le Officine Teatrali” di Roma, esordisce in letteratura con “Grani”, un testo narrativo che presenta innumerevoli affinità con la Poesia. “Grani” è infatti una prosa volutamente poetica in cui ogni parola assume un  ruolo preciso, atto ad innescare meccanismi di corrispondenze e di analogie, testimoni della realtà delle emozioni e dell&#8217;ignoto. “Grani” è composto da sette capitoli, ciascuno con un personaggio diverso &#8211; forse sempre lo stesso &#8211; un personaggio che in prima persona racconta un momento topico della propria esistenza, si tratti della morte, dell&#8217;amore, del viaggio fisico e metafisico alla ricerca di una perduta o di una nuova identità. Ciascun racconto prende vita da una sorta di illuminazione prodotta da alcuni elementi, apparentemente insignificanti, la cui forma allude al grano, appunto: una goccia di pioggia, di cera o di inchiostro, una nocciola custodita in una tasca, un granello di sabbia, una cellula in fondo agli occhi. Si tratta di vere e proprie epifanie della memoria, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.coppolaeditore.com/products/231-grani-di-nini-ferrara.aspx" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2916" title="compra &quot;Grani&quot; di Nini Ferrara (Coppola Editore)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/copertina-Grani.jpeg" alt="coppola ferrara nini grani" width="190" height="271" /></a>Esistono libri che meritano davvero di essere letti e riletti per la loro infinita bellezza e il mio timore, ora, è di non riuscire a dire abbastanza di quest&#8217;opera d&#8217;arte e del suo autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nini Ferrara, regista, drammaturgo, fondatore e Direttore Artistico de “Le Officine Teatrali” di Roma, esordisce in letteratura con <strong>“Grani”</strong>, un testo narrativo che presenta innumerevoli affinità con la Poesia. <strong>“Grani”</strong> è infatti una prosa volutamente poetica in cui ogni parola assume un  ruolo preciso, atto ad innescare meccanismi di corrispondenze e di analogie, testimoni della realtà delle emozioni e dell&#8217;ignoto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Grani”</strong> è composto da sette capitoli, ciascuno con un personaggio diverso &#8211; forse sempre lo stesso &#8211; un personaggio che in prima persona racconta un momento topico della propria esistenza, si tratti della morte, dell&#8217;amore, del viaggio fisico e metafisico alla ricerca di una perduta o di una nuova identità. Ciascun racconto prende vita da una sorta di illuminazione prodotta da alcuni elementi, apparentemente insignificanti, la cui forma allude al grano, appunto: una goccia di pioggia, di cera o di inchiostro, una nocciola custodita in una tasca, un granello di sabbia, una cellula in fondo agli occhi. Si tratta di vere e proprie epifanie della memoria, disseminate qua e là, lungo il testo, sparpagliate e lasciate crescere, come il grano, fino a divenire segni legati alle impressioni sensibili, segni che trasmettono la rivelazione di altri segni, immateriali, essenziali, quelli dell&#8217;Arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Visivamente ci si trova innanzi a una narrazione la cui sintassi è paratattica, il cui periodare spezzato crea continuamente <em>stupore</em> nel senso etimologico del termine, invita cioè il lettore a una sorta di pausa riflessiva, di attesa. Questo è lo stile inconfondibile di Ferrara, uno scrittore che sopprime gli elementi previsti dalla normale costruzione grammaticale (ellissi), che  inverte il consueto ordine sintattico degli stessi (anastrofe) creando poesia, coinvolgendo il lettore nel lirismo più puro. Frasi prive di congiunzioni coordinative si alternano a frasi anaforiche, le cui ripetizioni rallentano il ritmo narrativo, suggerendo così un lavoro a ritroso, il medesimo effettuato dall&#8217;io narrato, nonché dall&#8217;io narrante. Le parole, addirittura i segni della punteggiatura, acquistano rilievo, risaltano, “si distaccano” (verbo che ritorna spesso) dal fluire della narrazione per divenire messaggio, identità  in quanto tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bellissimo racconto iniziale, intitolato <em>La vigilia</em>, rivela un io che “<em>recide tempi e spazi</em>” per aderire soltanto ad un “<em>fragile nulla</em>” che è il suo presente, dimensione che ingloba ciò che è stato e ciò che sarà. Vigilia intesa quindi come <em>veglia</em>, quella che si fa a un defunto prima della sepoltura (il protagonista si rivolge infatti alla donna perduta), momento di raccoglimento dell&#8217;animo, in cui l&#8217;io esprime in modo puro e appassionato l&#8217;esaltazione dell&#8217;assenza, in cui vi si immerge con una partecipazione quasi mistica e sensuale. È in quel presente che nascono appunto corrispondenze segrete tra le cose e l&#8217;ignoto, e la bravura di Ferrara è di saperle comunicare attraverso una scrittura le cui parole sono “<em>sospese tra me e te in un luogo che non so pensare. Dove sono tutte le parole. Prima che divengano. Accadano.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei definirla una danza letteraria, quest&#8217;opera di Ferrara, poiché sembra davvero la danza dell&#8217;io  con la sua memoria, al fine ultimo di entrarvi in comunione: <em>“E avverto di dover muovere un nuovo passo per poter rientrare qui.”</em> Non a caso, più volte lungo la trama, lo scrittore fa danzare i suoi personaggi: ecco allora che in <em>“Bianco”</em> vediamo una donna, intenta a pulire un pavimento, abbandonarsi a “<em>una musica che nessun altro può udire</em>”; in <em>“Sabbia”</em> un turbinio di granelli, volteggianti nel vento, creare una sublime figura femminile; in <em>“Fili”</em> un ballo sfrenato della folla, smuovere l&#8217;apparente staticità di una coppia al telefono, desiderosa di estraniarsi dalla realtà per ricrearla: <em>“E cosa staremmo vivendo? La verità che inventiamo, parola dopo parola. Io. Lei.”</em> E tale armonia coinvolge la scrittura stessa, una scrittura “<em>che ammanta</em>”, che incanta.</p>
<p style="text-align: justify;">È un&#8217;opera complessa <strong>“Grani”</strong>, che indaga i temi fondamentali dell&#8217;esistenza con delicatezza e sensibilità, lasciando che siano le sensazioni uditive e tattili a condurre il tutto. Elementi aggrovigliati, matasse, nodi, legano e districano il pensiero, fili del telefono annodano voci, pieghe della gonna, così come pieghe della pagina divengono cardini, certezze. Da qui, il desiderio di toccare quei solchi scavati da una fede nuziale nella pelle di un uomo, quei graffi incisi su una valigia di cuoio, o quelle figure di gesso attaccate a una parete che, affiorando, ricostituiscono un passato perduto. Da qui, la viva impressione di ascoltare poesia pura &#8211; si pensi alla musicalità della lingua siciliana “disseminata” nella narrazione &#8211; così come di udire il rumore del vento, della pioggia, dei passi dei protagonisti, così decisi, così <em>necessari</em> da ripercorrere e, nello stesso tempo, da compiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non resta che leggerlo ed amarlo, questo straordinario lavoro letterario, pubblicato dall&#8217;editore trapanese Salvatore Coppola, noto per il suo grande impegno antimafia, recentemente mancato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Grani&#8221;</strong> di Nini Ferrara<a href="http://www.coppolaeditore.com/products/231-grani-di-nini-ferrara.aspx" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Coppola Editore</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 164  &#8211;  euro 13,50</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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