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	<title>Scritti da Voi &#187; beat editore | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Confessioni di un Sicario dell’Economia&#8221; di John Perkins (Beat Edizioni)</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2014 12:00:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[John Perkins è stato un sicario, ma non uno di quelli che si sporcano le mani con omicidi e assassini stile mafia. Eppure leggendo questo libro il paragone con Gomorra viene naturale: nello stesso modo in cui la mafia in questo secolo è diventata un fenomeno di portata mondiale grazie all’agile sfruttamento dei sistemi fiscali e a una profonda conoscenza del mercato internazionale, abbandonando l’assetto militare (pur sempre necessario) di un tempo, anche le Lobby e le multinazionali hanno trovato a partire dagli anni settanta un nuovo modo di arricchirsi in maniera esponenziale e soprattutto formalmente “legale”: i sicari dell’economia. Gli SDE (la sigla per gli addetti ai lavori) hanno avuto &#8211; e tutt’ora hanno &#8211; il compito di accrescere l’estensione e il potere dell’impero Americano. Come? Aiutando paesi “sottosviluppati” a diventare “moderni”, portando il modello di vita occidentale in queste nazioni, costruendo centrali elettriche, dighe, bonificando le paludi. Sembra una cosa buona e giusta guardata dall’esterno, ma non tutto è oro ciò che è luccica. Specie se a luccicare è il petrolio estratto dal terreno dei paesi “colonizzati”. E guarda caso ogni civiltà sottosviluppata che viene aiutata dall’amorevole zio Sam è gonfia di petrolio. Il sunto di questo piano [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/9788865590690.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3237" title="compra &quot;Confessioni di un Sicario dell'economia&quot; di John Perkins (Beat Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/9788865590690.jpg" alt="" width="190" height="293" /></a>John Perkins</em> è stato un sicario, ma non uno di quelli che si sporcano le mani con omicidi e assassini stile mafia. Eppure leggendo questo libro il paragone con Gomorra viene naturale: nello stesso modo in cui la mafia in questo secolo è diventata un fenomeno di portata mondiale grazie all’agile sfruttamento dei sistemi fiscali e a una profonda conoscenza del mercato internazionale, abbandonando l’assetto militare (pur sempre necessario) di un tempo, anche le Lobby e le multinazionali hanno trovato a partire dagli anni settanta un nuovo modo di arricchirsi in maniera esponenziale e soprattutto formalmente “legale”: i sicari dell’economia.<br />
Gli SDE (la sigla per gli addetti ai lavori) hanno avuto &#8211; e tutt’ora hanno &#8211; il compito di accrescere l’estensione e il potere dell’impero Americano. Come? Aiutando paesi “sottosviluppati” a diventare “moderni”, portando il modello di vita occidentale in queste nazioni, costruendo centrali elettriche, dighe, bonificando le paludi. Sembra una cosa buona e giusta guardata dall’esterno, ma non tutto è oro ciò che è luccica. Specie se a luccicare è il petrolio estratto dal terreno dei paesi “colonizzati”. E guarda caso ogni civiltà sottosviluppata che viene aiutata dall’amorevole zio Sam è gonfia di petrolio.<br />
Il sunto di questo piano intricato è il seguente: la corporatocrazia, come la definisce l’ex SDE, è un gruppo (non ufficiale ovviamente) formato dalle multinazionali di tutto il mondo, ampiamente favorito e facilitato dallo stato più potente, gli USA, che ne ricava ovviamente un gran guadagno. Da chiarire che questo guadagno consiste nei Petrodollari. Sono fondamentali per l’economia del gigante e portano sempre buoni affari. Ma l’oro nero si trova in gran parte in paesi come Iraq, Arabia Saudita, Ecuador. Percio’ invece di invadere questi paesi militarmente si è trovata una soluzione meno rischiosa e molto, molto più lucrosa. Le lobby mandano degli economisti a scrivere dei rapporti sui territori interessati, a tracciare e diffondere profili di crescita economica a cui andrebbero incontro i paesi coinvolti se solo accettassero di costruire delle centrali elettriche nelle loro regioni. Così tutti sono contenti. Ma col decollo dell’economia la popolazione sprofonda: le centrali distruggono il territorio, le trivelle per l’estrazione del petrolio inquinano i fiumi e le terre uccidendo migliaia di abitanti. E i firmatari del patto ne sono ben consapevoli: il despota regnante di turno, ben scelto dal governo americano (il libro racconta complotti storici che mettono i brividi), accetta il patto, conscio della distruzione che porterà. Questi citati sono solo pochi dei lati negativi della modernizzazione dei paesi “sottosviluppati”. Ma allora perché? La risposta è una sola, e motiva ogni giorno le azioni degli USA, delle Lobby, dei governanti corrotti: avidità. I funzionari vogliono fare la bella vita, i dipendenti vogliono le scuole migliori per i propri figli, i despoti il potere. Lo stesso Perkins è stato incoragiato nella sua carriera da stipendi astronomici e minacce difficilmente ignorabili in caso di dichiarazioni scomode.<br />
Ma alla fine il suo senso etico ha prevalso, e con uno sforzo titanico è riuscito a tirarsi fuori dal tavolo dove giocano i leader corrotti di tutto il mondo. L’importanza delle figure coinvolte nella vicenda narrata dal sicario pentito lascia senza fiato, rendendo il libro più avvincente di qualsiasi romanzo e più spaventoso di qualsiasi horror.<br />
Ciò che viene denunciato in questo “Gomorra Americano” è terrificante. Un sistema che va avanti da 50 anni, implacabile nella sua efficacia, sconfortante nella sua “legalità”, sconcertante nella sua (seppur ovvia) diffusione. Queste sono cose che vanno sapute e divulgate, come incita a fare Perkins, per dare ai propri figli un futuro migliore. A questo scopo è necessario mettere alla luce il lato più malato e spaventoso dell’impero più potente della storia dell’umanità: gli Stati Uniti d’America.</p>
<p><strong>&#8220;Confessioni di un Sicario dell’Economia&#8221;</strong> di John Perkins<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865590696/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865590696&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Beat</p>
<p>pp. 306  &#8211;  euro 9</p>
<p><a href="/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giulio-quarta/" target="_blank">Recensione di Giulio Quarta</a></p>
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		<title>“Il peso” di Liz Moore (Neri Pozza)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2014 12:00:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cominciamo con la storia, con cosa racconta. New York. C’è un ex-professore quasi sessantenne, obeso come riescono a essere obesi solo da quelle parti (Non ho modo di sapere esattamente quanto peso, ma credo sia tra i duecentoventi e i duecentosettanta chili), che non esce di casa dal 2001. Si chiama Arthur Opp. Ordina montagne di cibo via internet, trascorre le giornate davanti alla tv, butta la spazzatura di notte, dalla finestra, per non farsi vedere. La sua casa è un cesso di avanzi di cibo e riviste, o almeno così è al piano terra. I due piani superiori, dove ci sono le camere, non si sa in che stato siano perché Arthur non è più in grado di andarci. Inutile dire che è solo, vero? L’unico contatto con la vita sono le lettere che si scambia con un’ex-studentessa, Charlene. C’è un ragazzino, una promessa del baseball, un ragazzino dei quartieri poveri che nonostante la sua condizione va a scuola con i ricchi perché sua madre, alcolizzata, disoccupata, depressa, vuole per lui una vita migliore. Sua madre è Charlene, la stessa che vent’anni prima andava a lezione da Athur Opp. Due vite, quella di Arthur e quella del ragazzino, che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865592176/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865592176&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3194" title="compra &quot;Il peso&quot; di Liz Moore (Neri Pozza)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/09/il-peso-di-liz-moore-neri-pozza.jpg" alt="" width="190" height="313" /></a>Cominciamo con la storia, con cosa racconta.<br />
New York.<br />
C’è un ex-professore quasi sessantenne, obeso come riescono a essere obesi solo da quelle parti (Non ho modo di sapere esattamente quanto peso, ma credo sia tra i duecentoventi e i duecentosettanta chili), che non esce di casa dal 2001. Si chiama Arthur Opp. Ordina montagne di cibo via internet, trascorre le giornate davanti alla tv, butta la spazzatura di notte, dalla finestra, per non farsi vedere. La sua casa è un cesso di avanzi di cibo e riviste, o almeno così è al piano terra. I due piani superiori, dove ci sono le camere, non si sa in che stato siano perché Arthur non è più in grado di andarci. Inutile dire che è solo, vero? L’unico contatto con la vita sono le lettere che si scambia con un’ex-studentessa, Charlene.<br />
C’è un ragazzino, una promessa del baseball, un ragazzino dei quartieri poveri che nonostante la sua condizione va a scuola con i ricchi perché sua madre, alcolizzata, disoccupata, depressa, vuole per lui una vita migliore. Sua madre è Charlene, la stessa che vent’anni prima andava a lezione da Athur Opp.<br />
Due vite, quella di Arthur e quella del ragazzino, che viaggiano ignare l’una dell&#8217;altra finché&#8230;<br />
E ora il come: come questa storia è raccontata.<br />
Immaginatevi alla finestra. State stendendo il bucato, è una giornata ventosa e i vestiti si asciugheranno in un niente. A questo pensate, ai vestiti asciutti, mentre una molletta cade a terra. Vi chinate a raccoglierla e quando vi tirate su, chissà perché, non badate alla finestra aperta. E prendete in pieno lo spigolo di alluminio, nel centro della testa.<br />
Ecco: quel dolore lì, così violento, così inatteso, vi colpirà di continuo per tutte le trecentocinquantadue pagine.<br />
Così. &#8220;<em>Era Charlene Turner. Non credevo che avrei mai più sentito la sua voce in vita mia ma Dio come ne sono stato felice. Ero lì lì per lanciare un grido ma mi sono costretto a tacere. Mi sono messo una mano sulla bocca e mi sono morso il palmo</em>&#8220;.<br />
E così. &#8220;<em>E poi questa mattina, visto che non avevo nient’altro da fare, mi sono seduto a scriverle la lettera che ho continuato a ripetermi nella testa, la lettera che dice la verità, l’ammissione taumaturgica dei miei segreti più oscuri, la lettera che sapevo avrei dovuto spedirle se ci fossimo incontrati di nuovo. La lettera che le avrei inviato in quel momento se non mi fossi comportato come un gran vigliacco. Il vigliacco che in realtà sono</em>&#8220;.<br />
Insomma ci siamo capiti: fa un male cane. Eppure non è una storia disperante. Quando finalmente arrivi in fondo all’ultima pagina (ed è il caso di dirlo, finalmente, perché quando ci arrivi quel peso lì non lo sopporti più), prendi un respiro, il più profondo che i tuoi polmoni siano in grado di reggere, e resti un attimo appeso, gli occhi chiusi.<br />
Espiri piano, e a lungo.<br />
Quando riapri gli occhi, sorridi.<br />
Senza peso.</p>
<p><strong>&#8220;Il peso&#8221;</strong> di Liz Moore<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865592176/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865592176&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Neri Pozza</p>
<p>pp. 133  &#8211;  euro 13</p>
<p>Recensione di Valentina Morelli</p>
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