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	<title>Scritti da Voi &#187; bonato | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;L&#8217;officina del diavolo&#8221; di Jáchym Topol (Zandonai Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 11:37:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il tema dell&#8217;oppressione del regime comunista la fa da padrone in gran parte della produzione letteraria ceca, ma qui è trattato in modo innovativo e magistrale. Un gruppo di ragazzi, per i motivi più disparati, decide di reagire a modo proprio alla cicatrice lasciata dagli orrori del regime, così anziché nasconderli decide di metterli in mostra, di creare “il Jurassic Park dell&#8217;orrore, il museo all&#8217;aperto dei totalitarismi”. Uno spirito leggermente hippie e molto naif li pervade mentre il successo della loro impresa guadagna prime pagine e interviste televisive. In tutto ciò si vede la contrapposizione tra un oriente più mistico e ingenuo e un occidente spregiudicato e capitalista, che non teme di mostrare le proprie scabrose cicatrice pur di ottenere un guadagno economico. Queste due filosofie così estremizzate sono anche la metafora della concezione della vita dei Paesi dell&#8217;est Europa, perennemente in bilico tra il blocco sovietico e l&#8217;occidente americanizzato. In un susseguirsi di dialoghi asciutti, spesso brutali, e descrizioni ad onor del vero non sempre avvincenti, Topol ci porta ad un climax di orrore nel finale, quando finalmente quello che può essere considerato il protagonista capisce dove la loro concezione di museo della memoria si sia spinta. Cadono così [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8895538838/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8895538838&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3128" title="compra &quot;L'officina del diavolo&quot; di Jáchym Topol (Zandonai Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/Officina-del-Diavolo.jpg" alt="Jáchym Topol zandonai officina diavolo" width="190" height="319" /></a>Il tema dell&#8217;oppressione del regime comunista la fa da padrone in gran parte della produzione letteraria ceca, ma qui è trattato in modo innovativo e magistrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo di ragazzi, per i motivi più disparati, decide di reagire a modo proprio alla cicatrice lasciata dagli orrori del regime, così anziché nasconderli decide di metterli in mostra, di creare “il Jurassic Park dell&#8217;orrore, il museo all&#8217;aperto dei totalitarismi”.<br />
Uno spirito leggermente hippie e molto naif li pervade mentre il successo della loro impresa guadagna prime pagine e interviste televisive.<br />
In tutto ciò si vede la contrapposizione tra un oriente più mistico e ingenuo e un occidente spregiudicato e capitalista, che non teme di mostrare le proprie scabrose cicatrice pur di ottenere un guadagno economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste due filosofie così estremizzate sono anche la metafora della concezione della vita dei Paesi dell&#8217;est Europa, perennemente in bilico tra il blocco sovietico e l&#8217;occidente americanizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">In un susseguirsi di dialoghi asciutti, spesso brutali, e descrizioni ad onor del vero non sempre avvincenti, Topol ci porta ad un climax di orrore nel finale, quando finalmente quello che può essere considerato il protagonista capisce dove la loro concezione di museo della memoria si sia spinta.</p>
<p style="text-align: justify;">Cadono così le sue ingenuità adolescenziali, brutalizzate da una verità nuda e cruda in cui nessuno è fedele fino in fondo ai suoi principi veri od enunciati, e ciò che può sembrare idealmente bello e giusto può trasformarsi immediatamente in qualcosa di terribile e raccapricciante.<br />
Il libro svergogna anche l&#8217;esibizionismo, e la macabra curiosità che lo alimenta, che spesso aleggiano attorno a vicende di questo tipo, sbattendo in faccia al lettore le conseguenze estreme del considerare ogni ferita come un qualcosa da ostentare, una piaga in cui rigirare il coltello per dimostrarne la dolorosità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;officina del diavolo&#8221;</strong> di Jáchym Topol<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8895538838/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8895538838&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Zandonai Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 165  &#8211;  euro 14,50</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Il processo&#8221; di Franz Kafka (Adelphi)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 15:53:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno ho deciso di leggere per ogni mese autori di una nazionalità, così ho deciso di dedicare Gennaio agli autori della Repubblica Ceca (o comunque di quella zona, quindi anche precedenti all&#8217;effettiva formazione della repubblica). Franz Kafka quindi mi è sembrata una scelta obbligata, avevo infatti già avvicinato l&#8217;autore praghese due anni fa cominciando “La Metamorfosi”, che però non mi era piaciuto, non lo finii neanche.  Allora per capire se avevo effettivamente un&#8217;avversione per il modo di scrivere di Kafka o semplicemente non era il momento adatto per leggerlo, ho deciso di riprovarci. L&#8217;esperienza è stata sufficientemente positiva, lo stile onirico, kafkiano appunto, mi ha incuriosito fino a un certo punto, anche se devo dire che ho trovato la prosa decisamente troppo monotona per poter catturare l&#8217;attenzione per più di 200 pagine di romanzo senza che “succeda” nulla a livello di svolgimento della trama. Come molti sapranno il libro parla di Josef K., un procuratore di un istituto bancario che viene svegliato una mattina e posto in stato di arresto. Senza che nessuno gli spieghi la motivazione di tale arresto, K. è costretto a presentarsi di fronte a un assurdo tribunale che deve giudicarlo per non si sa quale crimine, presunto o [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903656/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903656&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2976" title="compra &quot;Il processo&quot; di Franz Kafka (Adelphi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/41mTPBvubzL._SY445_.jpg" alt="adelphi il processo kafka franz" width="190" height="321" /></a>Quest&#8217;anno ho deciso di leggere per ogni mese autori di una nazionalità, così ho deciso di dedicare Gennaio agli autori della Repubblica Ceca (o comunque di quella zona, quindi anche precedenti all&#8217;effettiva formazione della repubblica). Franz Kafka quindi mi è sembrata una scelta obbligata, avevo infatti già avvicinato l&#8217;autore praghese due anni fa cominciando <em>“La Metamorfosi”</em>, che però non mi era piaciuto, non lo finii neanche.  Allora per capire se avevo effettivamente un&#8217;avversione per il modo di scrivere di Kafka o semplicemente non era il momento adatto per leggerlo, ho deciso di riprovarci.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza è stata sufficientemente positiva, lo stile onirico, kafkiano appunto, mi ha incuriosito fino a un certo punto, anche se devo dire che ho trovato la prosa decisamente troppo monotona per poter catturare l&#8217;attenzione per più di 200 pagine di romanzo senza che “succeda” nulla a livello di svolgimento della trama. Come molti sapranno il libro parla di Josef K., un procuratore di un istituto bancario che viene svegliato una mattina e posto in stato di arresto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Senza che nessuno gli spieghi la motivazione di tale arresto, K. è costretto a presentarsi di fronte a un assurdo tribunale che deve giudicarlo per non si sa quale crimine, presunto o effettivo.  K. è comunque un uomo cauto e sicuro di sé, così inizialmente non si preoccupa di ciò che ritiene essere un mero errore giudiziario.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Tuttavia la faccenda si complica, i deliri del giudice istruttore lo lasciano sconvolto, come anche il fatiscente edificio nel quale ha luogo il processo stesso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">K. comincia a preoccuparsi e la sua ansia si acuisce con la sua visita ai claustrofobici uffici del tribunale, alloggiati in un piano ricavato dal sottotetto di un condominio, con pochissime finestre e nei quali il colore cupo del legno e il suo odore rendono l&#8217;atmosfera pesante.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La descrizione di questo luogo è certamente la parte meglio riuscita del romanzo, esprime la sensazione di frustrazione onirica che K. prova nell&#8217;acquistare consapevolezza di non riuscire in alcun modo a sbloccare la sua situazione; inoltre devo dire che per me la sensazione di straniamento è stata amplificata dal fatto che proprio la descrizione di questi uffici mi ha ricordato un film visto qualche anno fa, <em>“Essere John Malkovich”</em> che si svolgeva in un luogo simile, anche sa dallo stile più moderno. Anche il film ovviamente era a stampo onirico, surreale e quindi a contribuito a veicolare l&#8217;atmosfera che Kafka ha creato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La pecca maggiore del libro però è stata per me la lunghezza, decisamente superiore a quella dedicabile alla storia, specialmente con una prosa che io ho trovato insufficientemente brillante.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Non avendo altri romanzi o racconti con cui confrontarlo comunque ne consiglierei la lettura a chiunque volesse affrontare questo particolare autore, ma in una classifica degli scrittori cechi che ho letto (per la verità finora solo tre), sicuramente lo posporrei a Kundera e Hrabal.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il processo&#8221;</strong> di Franz Kafka<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903656/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903656&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Adelphi</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 238  &#8211;  euro 11</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></div>
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		<title>&#8220;Diario di scuola&#8221; di Daniel Pennac (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 10:55:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo romanzo emerge sia l&#8217;esperienza professionale di Pennac, che è stato insegnante per vari anni, sia la sua esperienza personale di &#8220;somaro&#8221;. Il giovane Pennacchioni (vero cognome dell&#8217;autore) era infatti un somaro archetipo, completamente rassegnato e masochisticamente autocompiaciuto del suo ruolo di incapace. Il libro, a mezza strada tra autobiografia e saggio sulla scuola, consiste più che altro in una lunga digressione che prende le mosse dall&#8217;infanzia del Pennac somaro per passare alla sua vita da insegnante. Attraverso una serie di aneddoti Pennac racconta allo stesso tempo la frustrazione del perenne &#8220;insufficiente&#8221; e il senso di inettitudine dell&#8217;insegnante di fronte a classi che non è in grado di gestire né capire. Non esiste quindi una vera e propria trama, i capitoli si susseguono legati da passaggi più o meno evidenti, e a volte da veri e propri voli pindarici; alcuni di essi sono interessanti, anche con una certa ironia, ma a volte l&#8217;autore deborda nel grottesco scagliandosi, novello Don Chisciotte, contro i mulini a vento della nuova società occidentale, pervasa dal mondo del consumismo e della pubblicità, demonizzandola in toto senza saperne discernere le varie sfaccettature. Fino a tre quarti del romanzo, se non di più, ciò che esprime [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807880903/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807880903&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2590" title="Diario di scuola" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/07/Diario-di-scuola-190x290.jpg" alt="" width="190" height="290" /></a>In questo romanzo emerge sia l&#8217;esperienza professionale di <em>Pennac</em>, che è stato insegnante per vari anni, sia la sua esperienza personale di <em>&#8220;somaro&#8221;</em>. Il giovane Pennacchioni (vero cognome dell&#8217;autore) era infatti un somaro archetipo, completamente rassegnato e masochisticamente autocompiaciuto del suo ruolo di incapace.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il libro, a mezza strada tra autobiografia e saggio sulla scuola, consiste più che altro in una lunga digressione che prende le mosse dall&#8217;infanzia del Pennac somaro per passare alla sua vita da insegnante. Attraverso una serie di aneddoti Pennac racconta allo stesso tempo la frustrazione del perenne &#8220;insufficiente&#8221; e il senso di inettitudine dell&#8217;insegnante di fronte a classi che non è in grado di gestire né capire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Non esiste quindi una vera e propria trama, i capitoli si susseguono legati da passaggi più o meno evidenti, e a volte da veri e propri voli pindarici; alcuni di essi sono interessanti, anche con una certa ironia, ma a volte l&#8217;autore deborda nel grottesco scagliandosi, novello <em>Don Chisciotte</em>, contro i mulini a vento della nuova società occidentale, pervasa dal mondo del consumismo e della pubblicità, demonizzandola in toto senza saperne discernere le varie sfaccettature.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Fino a tre quarti del romanzo, se non di più, ciò che esprime l&#8217;autore è un mix di buon senso ed evidenza, quindi raramente opiniabile, ma è da questo punto che comincia a perdere qualche colpo, gettandosi in continue invettive dantesche contro <em>&#8220;Nonna Marketing&#8221;</em>, una guru della publicità intercettata facendo zapping che Pennac erge a rappresentante della società consumistica e pubblicitaria. Pennac si rivolge direttamente alla nonnaccia <em>[sic]</em>, accusandola di essersi <em>&#8220;camuffata e piazzata con le fauci spalancate all&#8217;uscita delle scuole per divorarti i cappuccetti rossi consumatori&#8221;</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sta al lettore decidere se concordare con Pennac, farsi semplicemente quattro risate per questa frizzante uscita o rimanere leggermente inquieto dal modo in cui l&#8217;autore pone la scuola come fonte unica e insostituibile della cultura, ergendo gli insegnanti a unici degni mentori dell&#8217;umanità.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Insomma, sebbene il libro sia a volte più o meno una evidentemente difesa (sconfinante sporadicamente nell&#8217;esaltazione) della scuola e degli insegnanti, non mancano i mea culpa dell&#8217;autore che privano l&#8217;opera di una qualunque concezione di <em>&#8220;manuale di vita&#8221;</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In conclusione un libro non difficile, forse meno interessante per chi è ormai completamente esterno alla scuola che vale la pena leggere anche se nel suo finale tende a trascinarsi faticosamente verso la conclusione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Non è sicuramente adatto al lettore che cerca nei libri particolari emozioni, né a chi è a caccia di argomentazioni complete ed esaustive: si tratta in sostanza di una lunga chiacchierata (monologo per dire il vero) con l&#8217;autore.</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Diario di scuola&#8221;</strong> di Daniel Pennac<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807880903/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807880903&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Feltrinelli</div>
<div>pp. 241  &#8211;  euro 8</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_blank">Recensione di Nicolò Bonato</a></div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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