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	<title>Scritti da Voi &#187; come vennero chiamati i soldati dell&#8217;ultima leva disponibile da opporre al nemico al fronte nel 1917 | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221; di Sergio Tazzer (Kellermann Editore)</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 00:19:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Manca poco al centenario dell&#8217;inizio della Grande Guerra e, approfondendo i temi relativi, soprattutto quelli legati a coloro che ne furono protagonisti volenti od obbligati, mi sono imbattuto nei “Ragazzi del &#8217;99”, come vennero chiamati i soldati dell&#8217;ultima leva disponibile da opporre al nemico al fronte nel 1917&#8243;. Esordisce con queste parole Sergio Tazzer &#8211; storico giornalista della RAI e stimato saggista &#8211; nella prefazione al suo ultimo lavoro &#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221;. E proprio queste prime righe racchiudono il desiderio dello scrittore di occuparsi della Storia, di affrontarla sì attraverso l&#8217;indagine, la ricerca, il documento, ma soprattutto di raccontarla attraverso memorie personali e collettive. &#8220;Le memorie sono state riportate come furono scritte, con gli stessi errori di ortografia e di sintassi, ed anche in dialetto&#8221;, avverte Tazzer: un atto di fedeltà nei confronti della Storia e insieme di generosità verso quei giovani eroi, siano essi vinti o vincitori, che l&#8217;hanno fatta. L&#8217;attenzione è posta in particolare su quegli uomini &#8211; anzi ragazzini, bocetti come vengono chiamati in Veneto – che furono gli ultimi figli dell&#8217;Ottocento destinati ad indossare la divisa, forse più pronti a mettersi in posa, sigaretta alla bocca, per scattare una fotografia da spedire ai familiari, che a sentirsi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2013/01/copertina-Ragazzi-del-Novantanove.jpg"></a><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8886089880/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8886089880&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1993" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2013/01/copertina-Ragazzi-del-Novantanove.jpg" alt="i ragazzi del Novantanove sergio tezzer kellermann editore" width="190" height="267" /></a>&#8220;Manca poco al centenario dell&#8217;inizio della Grande Guerra e, approfondendo i temi relativi, soprattutto quelli legati a coloro che ne furono protagonisti volenti od obbligati, mi sono imbattuto nei “Ragazzi del &#8217;99”, come vennero chiamati i soldati dell&#8217;ultima leva disponibile da opporre al nemico al fronte nel 1917&#8243;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Esordisce con queste parole <em>Sergio Tazzer</em> &#8211; storico giornalista della RAI e stimato saggista &#8211; nella prefazione al suo ultimo lavoro <strong>&#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221;</strong>. E proprio queste prime righe racchiudono il desiderio dello scrittore di occuparsi della Storia, di affrontarla sì attraverso l&#8217;indagine, la ricerca, il documento, ma soprattutto di raccontarla attraverso memorie personali e collettive. &#8220;<em>Le memorie sono state riportate come furono scritte, con gli stessi errori di ortografia e di sintassi, ed anche in dialetto&#8221;</em>, avverte Tazzer: un atto di fedeltà nei confronti della Storia e insieme di generosità verso quei giovani eroi, siano essi vinti o vincitori, che l&#8217;hanno fatta. L&#8217;attenzione è posta in particolare su quegli uomini &#8211; anzi ragazzini, <em>bocetti</em> come vengono chiamati in Veneto – che furono gli ultimi figli dell&#8217;Ottocento destinati ad indossare la divisa, forse più pronti a mettersi in posa, sigaretta alla bocca, per scattare una fotografia da spedire ai familiari, che a sentirsi <em>abili al fuoco</em>. Duecentosettanta mila unità, <em>giovani speranze</em> che <em>fra stupore e paura</em> furono chiamate a difendere la loro e la nostra Patria in quello che fu il Primo Conflitto Mondiale. E allora ecco che Tazzer ripercorre avvenimenti, battaglie, offensive che tutti noi abbiamo studiato sui libri, andando oltre, muovendosi cioè nella dimensione dell&#8217;umano, fra i vari fronti, fra le trincee costruite sul massiccio del Grappa, sul Montello; e poi ancora fra le linee di difesa sul Piave, con le sue piene, le sue <em>acque tenebrose che scorrevano rapide nell&#8217;oscurità</em>, facendoci quasi respirare l&#8217;odore acre della polvere da sparo misto all&#8217;aria buona delle colline venete. Da giornalista e storico, Tazzer ascolta i discorsi di generali, comandanti, sottotenenti e di semplici soldati, ci regala <em>fogli d&#8217;ordine</em> sequestrati ad ufficiali nemici, versi di poesie in dialetto, canti militari, articoli di giornale dell&#8217;epoca; ogni pagina presenta fotografie in bianco e nero che ritraggono paesaggi suggestivi, mulattiere sulle retrovie del Grappa, piazze distrutte dai bombardamenti, strade polverose percorse da camionette militari; ma anche scene di vita quotidiana, soldati <em>intenti a spidocchiarsi</em>, intenti a scrivere lettere per i familiari, intenti ad esibire armi e medaglie. Il tutto costituisce quello che è un intenso <em>reportage</em> della Prima Guerra Mondiale, che si avvale di documenti ufficiali che vanno a completarsi con numerosi aneddoti, racconti tramandati di generazione in generazione. Molte le storie personali che ci fanno riflettere, commuovere e, talvolta, sorridere. E qui entra in gioco lo stile narrativo dell&#8217;autore: minuzioso, preciso, ed insieme sensibile e delicato, che forse coinvolge maggiormente il lettore, al di là del dato storico. Tante storie che fanno la Storia: circostanze di grande miseria fisica e morale, attimi di sensazioni ed emozioni vissute, gesta che nel loro piccolo appaiono oggi grandiose. Il ricordo e la riflessione divengono quindi una forma di riconoscenza, di dovere: per l&#8217;autore e per il lettore &#8211; cronologicamente lontano da quell&#8217;epoca &#8211; che in tal modo è chiamato oggi a porsi  la domanda su come si testimoniano certi eventi, certi fatti, ed è chiamato ad esserne meno <em>distrattamente </em>distaccato<em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Ragazzi del Novantanove&#8221;</strong> di Sergio Tazzer<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8886089880/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8886089880&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Kellermann Editore</p>
<p style="text-align: justify;">pp.288  &#8211;  euro 18</p>
<p><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
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