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		<title>&#8220;Grani&#8221; di Nini Ferrara (Coppola Editore)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 08:10:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esistono libri che meritano davvero di essere letti e riletti per la loro infinita bellezza e il mio timore, ora, è di non riuscire a dire abbastanza di quest&#8217;opera d&#8217;arte e del suo autore. Nini Ferrara, regista, drammaturgo, fondatore e Direttore Artistico de “Le Officine Teatrali” di Roma, esordisce in letteratura con “Grani”, un testo narrativo che presenta innumerevoli affinità con la Poesia. “Grani” è infatti una prosa volutamente poetica in cui ogni parola assume un  ruolo preciso, atto ad innescare meccanismi di corrispondenze e di analogie, testimoni della realtà delle emozioni e dell&#8217;ignoto. “Grani” è composto da sette capitoli, ciascuno con un personaggio diverso &#8211; forse sempre lo stesso &#8211; un personaggio che in prima persona racconta un momento topico della propria esistenza, si tratti della morte, dell&#8217;amore, del viaggio fisico e metafisico alla ricerca di una perduta o di una nuova identità. Ciascun racconto prende vita da una sorta di illuminazione prodotta da alcuni elementi, apparentemente insignificanti, la cui forma allude al grano, appunto: una goccia di pioggia, di cera o di inchiostro, una nocciola custodita in una tasca, un granello di sabbia, una cellula in fondo agli occhi. Si tratta di vere e proprie epifanie della memoria, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.coppolaeditore.com/products/231-grani-di-nini-ferrara.aspx" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2916" title="compra &quot;Grani&quot; di Nini Ferrara (Coppola Editore)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/copertina-Grani.jpeg" alt="coppola ferrara nini grani" width="190" height="271" /></a>Esistono libri che meritano davvero di essere letti e riletti per la loro infinita bellezza e il mio timore, ora, è di non riuscire a dire abbastanza di quest&#8217;opera d&#8217;arte e del suo autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nini Ferrara, regista, drammaturgo, fondatore e Direttore Artistico de “Le Officine Teatrali” di Roma, esordisce in letteratura con <strong>“Grani”</strong>, un testo narrativo che presenta innumerevoli affinità con la Poesia. <strong>“Grani”</strong> è infatti una prosa volutamente poetica in cui ogni parola assume un  ruolo preciso, atto ad innescare meccanismi di corrispondenze e di analogie, testimoni della realtà delle emozioni e dell&#8217;ignoto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Grani”</strong> è composto da sette capitoli, ciascuno con un personaggio diverso &#8211; forse sempre lo stesso &#8211; un personaggio che in prima persona racconta un momento topico della propria esistenza, si tratti della morte, dell&#8217;amore, del viaggio fisico e metafisico alla ricerca di una perduta o di una nuova identità. Ciascun racconto prende vita da una sorta di illuminazione prodotta da alcuni elementi, apparentemente insignificanti, la cui forma allude al grano, appunto: una goccia di pioggia, di cera o di inchiostro, una nocciola custodita in una tasca, un granello di sabbia, una cellula in fondo agli occhi. Si tratta di vere e proprie epifanie della memoria, disseminate qua e là, lungo il testo, sparpagliate e lasciate crescere, come il grano, fino a divenire segni legati alle impressioni sensibili, segni che trasmettono la rivelazione di altri segni, immateriali, essenziali, quelli dell&#8217;Arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Visivamente ci si trova innanzi a una narrazione la cui sintassi è paratattica, il cui periodare spezzato crea continuamente <em>stupore</em> nel senso etimologico del termine, invita cioè il lettore a una sorta di pausa riflessiva, di attesa. Questo è lo stile inconfondibile di Ferrara, uno scrittore che sopprime gli elementi previsti dalla normale costruzione grammaticale (ellissi), che  inverte il consueto ordine sintattico degli stessi (anastrofe) creando poesia, coinvolgendo il lettore nel lirismo più puro. Frasi prive di congiunzioni coordinative si alternano a frasi anaforiche, le cui ripetizioni rallentano il ritmo narrativo, suggerendo così un lavoro a ritroso, il medesimo effettuato dall&#8217;io narrato, nonché dall&#8217;io narrante. Le parole, addirittura i segni della punteggiatura, acquistano rilievo, risaltano, “si distaccano” (verbo che ritorna spesso) dal fluire della narrazione per divenire messaggio, identità  in quanto tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bellissimo racconto iniziale, intitolato <em>La vigilia</em>, rivela un io che “<em>recide tempi e spazi</em>” per aderire soltanto ad un “<em>fragile nulla</em>” che è il suo presente, dimensione che ingloba ciò che è stato e ciò che sarà. Vigilia intesa quindi come <em>veglia</em>, quella che si fa a un defunto prima della sepoltura (il protagonista si rivolge infatti alla donna perduta), momento di raccoglimento dell&#8217;animo, in cui l&#8217;io esprime in modo puro e appassionato l&#8217;esaltazione dell&#8217;assenza, in cui vi si immerge con una partecipazione quasi mistica e sensuale. È in quel presente che nascono appunto corrispondenze segrete tra le cose e l&#8217;ignoto, e la bravura di Ferrara è di saperle comunicare attraverso una scrittura le cui parole sono “<em>sospese tra me e te in un luogo che non so pensare. Dove sono tutte le parole. Prima che divengano. Accadano.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei definirla una danza letteraria, quest&#8217;opera di Ferrara, poiché sembra davvero la danza dell&#8217;io  con la sua memoria, al fine ultimo di entrarvi in comunione: <em>“E avverto di dover muovere un nuovo passo per poter rientrare qui.”</em> Non a caso, più volte lungo la trama, lo scrittore fa danzare i suoi personaggi: ecco allora che in <em>“Bianco”</em> vediamo una donna, intenta a pulire un pavimento, abbandonarsi a “<em>una musica che nessun altro può udire</em>”; in <em>“Sabbia”</em> un turbinio di granelli, volteggianti nel vento, creare una sublime figura femminile; in <em>“Fili”</em> un ballo sfrenato della folla, smuovere l&#8217;apparente staticità di una coppia al telefono, desiderosa di estraniarsi dalla realtà per ricrearla: <em>“E cosa staremmo vivendo? La verità che inventiamo, parola dopo parola. Io. Lei.”</em> E tale armonia coinvolge la scrittura stessa, una scrittura “<em>che ammanta</em>”, che incanta.</p>
<p style="text-align: justify;">È un&#8217;opera complessa <strong>“Grani”</strong>, che indaga i temi fondamentali dell&#8217;esistenza con delicatezza e sensibilità, lasciando che siano le sensazioni uditive e tattili a condurre il tutto. Elementi aggrovigliati, matasse, nodi, legano e districano il pensiero, fili del telefono annodano voci, pieghe della gonna, così come pieghe della pagina divengono cardini, certezze. Da qui, il desiderio di toccare quei solchi scavati da una fede nuziale nella pelle di un uomo, quei graffi incisi su una valigia di cuoio, o quelle figure di gesso attaccate a una parete che, affiorando, ricostituiscono un passato perduto. Da qui, la viva impressione di ascoltare poesia pura &#8211; si pensi alla musicalità della lingua siciliana “disseminata” nella narrazione &#8211; così come di udire il rumore del vento, della pioggia, dei passi dei protagonisti, così decisi, così <em>necessari</em> da ripercorrere e, nello stesso tempo, da compiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non resta che leggerlo ed amarlo, questo straordinario lavoro letterario, pubblicato dall&#8217;editore trapanese Salvatore Coppola, noto per il suo grande impegno antimafia, recentemente mancato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Grani&#8221;</strong> di Nini Ferrara<a href="http://www.coppolaeditore.com/products/231-grani-di-nini-ferrara.aspx" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Coppola Editore</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 164  &#8211;  euro 13,50</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;Atlante occidentale&#8221; di Daniele Del Giudice (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2013 11:56:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un fallimento, uno scontro tra aerei, dà inizio all’amicizia tra Pietro Brahe, ricercatore impegnato a studiare gli effetti dell’acceleratore di particelle nei laboratori del CERN, e Ira Epstein, enigmatico scrittore alle soglie del premio Nobel, ormai stancatosi della propria attività intellettuale e alla ricerca di un superamento della forma apparente. I due non potrebbero essere più diversi, scienza e letteratura, testa e cuore, eppure il rapporto che scaturirà da quel banale incidente tra aeroplani cambierà la vita di entrambi. Pubblicato nel 1985, ma quanto mai attuale ancor oggi, &#8220;Atlante occidentale&#8221; rappresenta una punto di rottura con il resto del panorama letterario, per stile e contenuti, presentando un argomento inedito e altamente tecnico, sconosciuto alle pagine gonfie d’umanesimo e storicismo della letteratura italiana. Fisica e letteratura, metafisica e metaletteratura. I fili si intrecciano in una trama fitta di rimandi al volo, passione in seguito sviscerata da Del Giudice in &#8220;Staccando l’ombra da terra&#8221;, &#8220;Mania&#8221; e negli articoli di &#8220;In questa luce&#8221;, e alla scrittura. Un tema, quello della riflessione sullo scrivere, che l’autore romano aveva già affrontato nel libro d’esordio, &#8220;Lo stadio di Wimbledon&#8221; (dove l’impossibilità, la resa, di fronte al raccontare diventa materia di un libro, in un perpetuo paradosso [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199447/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199447&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2765" title="atlante occidentale daniele del giudice einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/41nTVd2euKL._.jpg" alt="einaudi del giudice atlante occidentale" width="190" height="307" /></a>Un fallimento, uno scontro tra aerei, dà inizio all’amicizia tra Pietro Brahe, ricercatore impegnato a studiare gli effetti dell’acceleratore di particelle nei laboratori del CERN, e Ira Epstein, enigmatico scrittore alle soglie del premio Nobel, ormai stancatosi della propria attività intellettuale e alla ricerca di un superamento della forma apparente. I due non potrebbero essere più diversi, scienza e letteratura, testa e cuore, eppure il rapporto che scaturirà da quel banale incidente tra aeroplani cambierà la vita di entrambi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Pubblicato nel 1985, ma quanto mai attuale ancor oggi, <strong>&#8220;Atlante occidentale&#8221;</strong> rappresenta una punto di rottura con il resto del panorama letterario, per stile e contenuti, presentando un argomento inedito e altamente tecnico, sconosciuto alle pagine gonfie d’umanesimo e storicismo della letteratura italiana.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Fisica e letteratura, metafisica e metaletteratura. I fili si intrecciano in una trama fitta di rimandi al volo, passione in seguito sviscerata da <em>Del Giudice</em> in <em>&#8220;Staccando l’ombra da terra&#8221;</em>, <em>&#8220;Mania&#8221;</em> e negli articoli di <em>&#8220;In questa luce&#8221;</em>, e alla scrittura. Un tema, quello della riflessione sullo scrivere, che l’autore romano aveva già affrontato nel libro d’esordio, <em>&#8220;Lo stadio di Wimbledon&#8221;</em> (dove l’impossibilità, la resa, di fronte al raccontare diventa materia di un libro, in un perpetuo paradosso circolare), qui superato grazie a un’impostazione più narrativa e immediata, ma non per questo più semplice &#8211; complice anche la grande quantità di discorsi tecnici. Se, infatti, <em>&#8220;Lo stadio di Wimbledon&#8221;</em> peccava di un’inconsistenza che allo stesso tempo era il suo punto di forza, <em>&#8220;Atlante occidentale&#8221;</em> tratteggia con mano ferma un arco narrativo compiuto, dove è possibile scorgere uno sviluppo, una crescita, un’appagante senso di compiutezza interna al libro.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Immutato lo stile, etereo e luminoso, raffinato ma non stucchevole, povero di aggettivi ma ricco per varietà di strutture e snodi frasali che donano guizzo e agilità alla prosa (non è un caso che il libro sia lungo poco più di 170 pagine). Alternando le riflessioni sull’argomento a passaggi più leggeri, Del Giudice mostra una spiccata abilità nel rendere incalzante anche una semplice discussione su quanto spazio spetti a uno scienziato, ospite dei laboratori.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Su tutto, la precisione sembra eleggersi ad assioma principale: le pagine sono fitte di lemmi tecnici, di linguaggi settoriali che restituiscono, da una parte, un’immediata veridicità, e dall’altra un senso di specificità ed esattezza. Impara la lezione di Calvino, padre di una scrittura tersa e cristallina per senso e scopo, Del Giudice si concede però anche qualche esperimento &#8211; alla maniera dei personaggi che popolano l’opera, impegnati a scoprire una nuova realtà scientifica &#8211; nel campo della lingua: spesso le frasi presentando più tempi verbali, un passato prossimo e un passato remoto, un presente e un passato insieme, creando un effetto vibrato, di continuo passaggio diaframmatico da una realtà all’altra, proprio come le particelle che si muovono nell’acceleratore di Ginevra.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Si crea quindi una forte compattezza, un’unione di intenti tra stile e contenuto, entrambi impegnati a raccontare la nascita di nuovi oggetti conseguente alla scoperta delle particelle sub-atomiche. Nuovi oggetti, letterari e fisici, che andranno a formare nuove mappe, nuovi atlanti, su cui segnare il percorso dell&#8217;uomo verso l&#8217;ignoto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Atlante occidentale</em> non vuole tuttavia essere un apripista, non vuole imporre o costringere modelli da seguire, perché, come ricorda Epstein, la cosa più importante di un’esperienza non è scriverne, raccontarla, spiegarla. L’importante è provarne il sentimento.</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Atlante occidentale&#8221;</strong> di Daniele Del Giudice<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199447/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199447&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 170  &#8211;  euro 11</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/andrea-fiamma/" target="_self">Recensione di Andrea Fiamma</a></div>
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<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>&#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221; di Goliarda Sapienza (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 11:28:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono libri che diventano parte di te, che penetrano dentro la tua vita, nei tuoi pensieri, che ti ispirano e ti guidano: &#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221; è uno di questi. Il romanzo di Goliarda Sapienza si insinua perfettamente in quell&#8217;angolo nascosto della nostra coscienza nel quale il bene e il male si confondono e le certezze vacillano di fronte all&#8217;istinto, ad una morale non contaminata da regole e precetti. Goliarda ci racconta la vita di una donna, Modesta, che si ritrova a vivere nella Sicilia di inizio secolo, e forse solo in quella società arretrata e maschilista poteva inserirsi questo personaggio fuori dalle righe che si contrappone all&#8217;ipocrisia del conformismo trasformando in forza le proprie debolezze e imperfezioni. La protagonista impara l’arte della gioia da ogni sofferenza che vive, dai dolori che le passano accanto. Si abbandona totalmente al sentimento passando molto spesso attraverso il male, il peccato e il proibito, senza però mai perdere la dignità. Modesta rappresenta una donna nuova, moderna che non cede a compromessi fino ad arrivare a essere considerata sconveniente, amorale. Il suo sguardo sul mondo è così intriso dalla consapevolezza del diritto e della necessità di essere solo se stesse da risultare spesso disarmante [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199609/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199609&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2756 alignleft" title="arte della gioia goliarda sapienza einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/9788858400258.jpg" alt="sapienza arte gioia einaudi" width="190" height="293" /></a>Ci sono libri che diventano parte di te, che penetrano dentro la tua vita, nei tuoi pensieri, che ti ispirano e ti guidano: <strong>&#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221;</strong> è uno di questi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il romanzo di <em>Goliarda Sapienza</em> si insinua perfettamente in quell&#8217;angolo nascosto della nostra coscienza nel quale il bene e il male si confondono e le certezze vacillano di fronte all&#8217;istinto, ad una morale non contaminata da regole e precetti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Goliarda ci racconta la vita di una donna, Modesta, che si ritrova a vivere nella Sicilia di inizio secolo, e forse solo in quella società arretrata e maschilista poteva inserirsi questo personaggio fuori dalle righe che si contrappone all&#8217;ipocrisia del conformismo trasformando in forza le proprie debolezze e imperfezioni.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La protagonista impara l’arte della gioia da ogni sofferenza che vive, dai dolori che le passano accanto. Si abbandona totalmente al sentimento passando molto spesso attraverso il male, il peccato e il proibito, senza però mai perdere la dignità. Modesta rappresenta una donna nuova, moderna che non cede a compromessi fino ad arrivare a essere considerata sconveniente, amorale. Il suo sguardo sul mondo è così intriso dalla consapevolezza del diritto e della necessità di essere solo se stesse da risultare spesso disarmante e anche di fronte alla violenza più feroce, che arriva allo stupro e all&#8217;omicidio, Modesta reagisce e a testa alta.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Questo libro non è solo la storia quasi epica di una bambina che diventa donna ma anche il viaggio in una Sicilia e in un&#8217;Italia investita nell&#8217;arco del romanzo dal fascismo, dalle guerre, dalla nascita del comunismo e del socialismo, dall’emancipazione della donna e dalla liberazione sessuale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Goliarda ha scritto questo romanzo per quasi metà della sua vita e in un certo senso è stato la sua maledizione tanto che l&#8217;ha ridotta in povertà assoluta e l&#8217;ha costretta anche in galera. Nessun editore ebbe il coraggio di pubblicarlo e come spesso accade solo dopo la sua morte e fuori dall&#8217;Italia trovò il meritato successo. E noi ora, dopo quasi mezzo secolo, abbiamo il piacere di scoprirlo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Tutte le donne dovrebbero leggere questo libro, ma sopratutto gli uomini perché ciò che rimane, conclusa l&#8217;ultima pagina, è che è possibile essere donne accoglienti e sensuali, ma soprattutto libere.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221;</strong> di Goliarda Sapienza<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199609/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199609&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 550  &#8211;  euro 14,50</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.facebook.com/chiara.cecchin" target="_blank">Recensione di Chiara Cecchin</a></div>
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<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Libri in fuga&#8221; di André Shiffrin (Voland)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Sep 2013 23:37:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Jacques e André Shiffrin sono nomi forse poco noti alla maggior parte dei lettori, ma i più attenti conoscitori delle vicende editoriali del XX secolo non faticheranno a riconoscervi due delle figure che hanno segnato alcune delle pagine più rilevanti dell’editoria francese e americana. Jacques, editore ebreo a Parigi fra le due guerre, fu l’ideatore della celeberrima Bibliothèque de la Pléiade, ceduta poi a Gallimard e ancora oggi fiore all’occhiello dell’intero panorama librario francese; fuggito con la famiglia in America (grazie all’aiuto dell’amico André Gide) per sottrarsi alle persecuzioni naziste nella Francia di Vichy, fondò con altri intellettuali europei rifugiati (tra cui Kurt Wolff, primo editore di Kafka in Germania) la casa editrice Pantheon Books. Sotto questo marchio, a partire dagli anni Sessanta, anche il figlio André si dedicò alla professione editoriale, pubblicando alcuni dei più importanti scrittori del secondo Novecento (si pensi a Sartre, Camus, Foucault, Pasternak, Hobsbawm, Marguerite Duras, Simone de Beauvoir e Günter Grass), tanto da fare della Pantheon uno dei principali riferimenti culturali della sinistra americana. André Shiffrin racconta questo e molto altro in &#8220;Libri in fuga &#8211; Un itinerario politico fra Parigi e New York&#8221;, un interessante testo che, ponendosi a cavallo tra il saggio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8862430310/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8862430310&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2747" title="libri in fuga andre shiffrin voland" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Copia-di-Libri-in-fuga-copertina.jpg" alt="voland shiffrin libri in fuga" width="190" height="268" /></a>Jacques e <em>André Shiffrin</em> sono nomi forse poco noti alla maggior parte dei lettori, ma i più attenti conoscitori delle vicende editoriali del XX secolo non faticheranno a riconoscervi due delle figure che hanno segnato alcune delle pagine più rilevanti dell’editoria francese e americana. Jacques, editore ebreo a Parigi fra le due guerre, fu l’ideatore della celeberrima <em>Bibliothèque de la Pléiade</em>, ceduta poi a Gallimard e ancora oggi fiore all’occhiello dell’intero panorama librario francese; fuggito con la famiglia in America (grazie all’aiuto dell’amico André Gide) per sottrarsi alle persecuzioni naziste nella Francia di Vichy, fondò con altri intellettuali europei rifugiati (tra cui Kurt Wolff, primo editore di Kafka in Germania) la casa editrice <em>Pantheon Books</em>. Sotto questo marchio, a partire dagli anni Sessanta, anche il figlio André si dedicò alla professione editoriale, pubblicando alcuni dei più importanti scrittori del secondo Novecento (si pensi a Sartre, Camus, Foucault, Pasternak, Hobsbawm, Marguerite Duras, Simone de Beauvoir e Günter Grass), tanto da fare della Pantheon uno dei principali riferimenti culturali della sinistra americana.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">André Shiffrin racconta questo e molto altro in <strong>&#8220;Libri in fuga &#8211; Un itinerario politico fra Parigi e New York&#8221;</strong>, un interessante testo che, ponendosi a cavallo tra il saggio storico-culturale e le memorie famigliari, descrive la lunga parabola editoriale dei due Shiffrin, intrecciandola strettamente non solo ad un fiume di ricordi privati, ma anche all’attenta osservazione del contesto sociale e politico entro cui essa si sviluppò. Attraverso le vicende personali, rivivono i momenti più significativi della storia del Novecento: la rivoluzione d’Ottobre, in seguito alla quale la famiglia del padre dovette abbandonare la Russia; poi gli anni del nazismo, della guerra e della caccia agli ebrei, vissuti con crescente apprensione fino alla decisone di fuggire oltreoceano; e ancora l’America, un Paese tutto da scoprire agli occhi del piccolo André, così diverso dall’Europa e tanto denso di aspettative.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Appassionato di politica fin da giovanissimo, l’autore si sofferma particolarmente sulle vicende statunitensi del secondo dopoguerra – il maccartismo, la distensione, la guerra in Vietnam, l’età reaganiana, l’11 settembre –, osservandone i contestuali effetti nell’ambito dell’informazione, dell’editoria e della circolazione delle idee. Socialista riformista d’impronta europea, ostile al comunismo ma anche aspro nei confronti del capitalismo a stelle e strisce, Shiffrin mantiene sempre uno sguardo parzialmente alieno, e per questo assai stimolante, nei riguardi della società americana, continuamente raffrontata alla Francia natía e al Vecchio Continente, con cui mai vengono recisi i legami.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per quanto già l’avvio della guerra fredda segni la fine di ogni concreta prospettiva socialdemocratica negli Stati Uniti – prospettive ancora alimentate, nell’immediato dopoguerra, dal ricordo del New Deal rooseveltiano –, Shiffrin non rinuncia in alcun modo alla propria militanza culturale e politica, che prosegue e si rinsalda nell’attività editoriale. Di fronte all’affermarsi dell’iniziativa privata quale tratto egemone e definitivo della società americana, il suo impegno si volge con rinnovato vigore alla diffusione di una cultura critica, estranea al convenzionale circuito accademico, in cui trovano posto non solo fondamentali intellettuali europei, innovativi e progressisti, ancora poco noti negli Stati Uniti, ma anche le voci indigene più scomode e dissonanti, primo fra tutti Noam Chomsky. La militanza di Shiffrin non si arresta nemmeno quando la legge del massimo profitto fa capolino, insieme ai grandi trust industriali, nel settore dei media e dell’editoria (con quei deleteri esiti, in termini di qualità e indipendenza, che Shiffrin ha brillantemente raccontato in <em>&#8220;Editoria senza editori&#8221;</em> e <em>&#8220;Il controllo della parola&#8221;</em>, entrambi pubblicati in Italia da <em>Bollati Boringhieri</em>): assorbita da una multinazionale e ormai completamente smarrita l’identità della casa editrice che lui e suo padre avevano contribuito a rendere grande, André si reinventa editore indipendente, fondando la New Press e proseguendo in ambiente ostile la propria battaglia in difesa di una cultura di qualità, foriera di idee originali ed aperta alle voci marginali e dissidenti. Ben sapendo che solo questo lavoro culturale, dall’intrinseco valore politico, può gettare le basi necessarie ad una reale trasformazione della società.</div>
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<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Libri in fuga &#8211; Un itinerario politico fra Parigi e New York&#8221; </strong><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">di André Shiffrin<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8862430310/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8862430310&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">titolo originale: </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><em>A political education. Coming of Age in Paris and New York</em></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">edito da Voland</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">pp. 240  &#8211;  euro 15</span></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/marco-pizio/" target="_blank">Recensione di Marco Pizio</a></span></div>
<div style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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		<title>&#8220;Noi&#8221; di Evgenij Zamjatin (Voland)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Sep 2013 14:48:26 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8883912284/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8883912284&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2710" title="noi Evgenij Zamjatin voland" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/BYPNbuYCMAAepS_.jpg" alt="voland Evgenij Zamjatin noi" width="190" height="280" /></a>Chi ha amato <em>&#8220;1984&#8221;</em> non potrà che accogliere con favore la pubblicazione di un’opera a lungo sottovalutata dalla critica e che fu tra i più significativi riferimenti letterari del capolavoro di Orwell: parliamo di <strong>&#8220;Noi&#8221;</strong>, romanzo dello scrittore russo <em>Evgenij Zamjatin</em>, recentemente riproposto al pubblico italiano dall’editrice Voland quale ultimo tassello della collana Sírin Classica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo, scritto poco dopo la Rivoluzione Russa, fu ben presto censurato dal regime sovietico, che vi vide un’inaccettabile espressione di dissenso anticomunista. Per quanto sia innegabile (anche solo per prossimità temporale) una lettura in tal senso, essa ci pare in realtà riduttiva, considerata la capacità di quest’opera di affrontare questioni che investono in maniera più ampia tutto il mondo occidentale e che sono tuttora attuali e particolarmente sensibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Zamjatin anticipa molti dei tòpoi letterari che nel Novecento saranno riproposti dalle distopie e dalle opere di fantascienza di maggior successo: il suo mondo presenta quindi molte affinità non solo con 1984, ma anche con le società descritte da Aldous Huxley e Philip K. Dick in alcuni dei loro più celebri romanzi. Nel futuro immaginario di <em>&#8220;Noi&#8221;</em> il potere è concentrato in un’unica istituzione tentacolare, lo Stato Unico, che sotto la guida del <em>Benefattore</em> (un antesignano del Grande Fratello orwelliano) controlla in maniera scientificamente organizzata secondo i precetti del taylorismo la quasi totalità dell’esistenza dei cittadini, dal lavoro al tempo libero, fino alla vita sessuale. Alla base della sua azione pubblica vi è la convinzione che libertà e felicità siano inversamente proporzionali: l’unica forma razionale di organizzazione sociale è dunque quella nella quale il singolo rinuncia integralmente alla libertà individuale per acquisire diritti in quanto membro della collettività – quel “noi” che dà appunto titolo all’opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo è scritto in forma diaristica e si compone di una serie di appunti sparsi con cui il protagonista, D-503 (che come tutti i cittadini non è identificato da un nome ma da un codice alfanumerico), vorrebbe celebrare <em>“la bellezza e la maestosità dello Stato Unico”</em>. Egli è uno scienziato, matematico del regime e costruttore dell’Integrale, una navicella spaziale attraverso cui lo Stato Unico intende diffondere nell’universo la propria logica razionale. D-503 pare quindi aderire pienamente al regime, ma proprio la registrazione dei suoi pensieri dà modo di seguirne il progressivo e quasi inconscio allontanamento, innescato dall’amore per una donna che appartiene ad un gruppo di rivoluzionari. Con lei il protagonista infrange ripetutamente le ferree leggi dello Stato, arrivando a fare esperienza di ciò che esiste al di là del <em>Muro Verde</em>, una sorta di cupola di vetro oltre la quale vivono alcuni uomini a contatto con la natura, ancora in libertà. Il diario diventa così lo spazio per osservare nel protagonista la formazione di una nuova coscienza che si ribella ai precetti razionali dello Stato Unico e si apre alla fantasia e al sogno, germinazione di quel principio di libertà che Zamjatin ripone nel profondo dell’anima umana, e che si rivela in grado di aprire brecce in ogni muro – fisico o simbolico – eretto da qualsivoglia regime liberticida.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo è intessuto di una lunga serie di riflessioni percorse da dualismi (finito/infinito, razionale/irrazionale, ragione/sentimenti, civiltà/natura, perfezione/imperfezione, noi/io) che rimandano alla basilare opposizione fra oppressione e libertà, conservazione e rivoluzione. Proprio sul senso delle rivoluzioni Zamjatin pare interrogarsi continuamente ed in maniera sostanzialmente irrisolta. Da un lato, il loro perenne susseguirsi assurge a motore primario della Storia umana, strumento e manifestazione dell’infinita perfettibilità delle società: ad esse è associato quindi un indubbio valore positivo, con cui si spiega la simpatia indotta nel lettore per la causa dei ribelli. Tuttavia Zamjatin, che poté osservare da vicino il caso sovietico, coglie nelle rivoluzioni anche la tendenza, contraria alla loro funzione essenzialmente innovatrice, ad attribuirsi lo statuto di “perfette ed ultime”, negando quindi ulteriori possibilità di rinnovamento e creando un terreno fecondo per nuovi oppressivi regimi. Una dialettica dunque insolubile, quella tra conservazione e rivoluzione, posta a fondamento dell’evoluzione sociale e sul cui campo – ci suggerisce <em>&#8220;Noi&#8221;</em> – si giocheranno le sorti dell’uomo e della sua libertà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Noi&#8221;</strong> di Evgenij Zamjatin<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8883912284/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8883912284&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito Voland</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 191  &#8211;  euro 14</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/marco.pizio" target="_blank">Recensione di Marco Pizio</a></p>
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		<title>&#8220;Sofia si veste sempre di nero&#8221; di Paolo Cognetti (Minimum Fax)</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2013 14:48:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono libri che si tengono lì, sotto lo sguardo per giorni, settimane a volte, fino a quando sono loro a dirci quando essere letti. Ecco, con questo libro mi è successo proprio questo! Sofia si veste sempre di nero è un libro particolare, una serie di racconti con i quali si ripercorre la vita sregolata della protagonista, che vive in modo precario la sua vita, con cinismo e senza paura, almeno in apparenza. Non so dire se alla fine Sofia mi sia simpatica o meno, non sono riuscita ad inquadrarla a pieno; ma è una di quelle persone che se le incontri per strada non riesci a smettere di guardare. Cognetti con la sua scrittura ha fatto proprio questo, ci ha portati nella vita di Sofia senza entrarci ed esserne di intralcio, come se la stessimo spiando. Quando il libro finisce un po’ ti manca e ti chiedi cosa stia facendo, cosa ha fatto della sua squattrinata vita e se è riuscita a trovare quell’equilibrio che fin dalla nascita le mancava. &#8220;Sofia si veste sempre di nero&#8221; di Paolo Cognetti edito da Minimum Fax pp. 203  &#8211;  euro 14 Recensione di Giusy di Lillo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875214409/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875214409&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2653" title="sofia si veste sempre di nero paolo cognetti minimum fax" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/images.jpg" alt="cognetti sofia si veste minimum fax" width="190" height="259" /></a>Ci sono libri che si tengono lì, sotto lo sguardo per giorni, settimane a volte, fino a quando sono loro a dirci quando essere letti. Ecco, con questo libro mi è successo proprio questo! Sofia si veste sempre di nero è un libro particolare, una serie di racconti con i quali si ripercorre la vita sregolata della protagonista, che vive in modo precario la sua vita, con cinismo e senza paura, almeno in apparenza. Non so dire se alla fine Sofia mi sia simpatica o meno, non sono riuscita ad inquadrarla a pieno; ma è una di quelle persone che se le incontri per strada non riesci a smettere di guardare. <em>Cognetti</em> con la sua scrittura ha fatto proprio questo, ci ha portati nella vita di Sofia senza entrarci ed esserne di intralcio, come se la stessimo spiando. Quando il libro finisce un po’ ti manca e ti chiedi cosa stia facendo, cosa ha fatto della sua squattrinata vita e se è riuscita a trovare quell’equilibrio che fin dalla nascita le mancava.</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong> </strong></span></p>
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<div><strong>&#8220;Sofia si veste sempre di nero&#8221;</strong> di Paolo Cognetti<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875214409/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875214409&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Minimum Fax</div>
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		<title>“Vanagloria” di Hans Tuzzi (Bollati Boringhieri)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 01:21:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si apre con la notizia di una morte, si chiude tra i guaiti di un cane con una morte annunciata: non è un giallo, ma il primo romanzo di Hans Tuzzi apprezzato giallista e bibliofilo che con “Vanagloria” si realizza in modo esemplare come romanziere. Era prevedibile che la vena narrativa di chi ha fatto del proprio scrivere in giallo una produzione letteraria raffinata, si compisse in un romanzo vero e proprio. A volte, leggendo opere narrative, capita di riscontrare in esse una perfetta consonanza al reale tanto sono precisamente tratteggiate, quasi gli assomigliassero in modo speculare. Viene allora da chiedersi quanto in un romanzo è invenzione e quanto corrisponde a situazioni già verificate o perfino anticipate, indovinate o intuite dall’autore. Ma il romanzo di Hans Tuzzi, scritto tra il 2006 e il 2010, va oltre; la società di Paneropoli, evidente richiamo a Milano, da panèra o città del formaggio come l’aveva chiamata Ugo Foscolo in modo evidentemente spregiativo, è sapientemente raffigurata, nei due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo che fanno da sfondo alle vicende, scoperchiandone il vuoto senza ipocrita cecità; è uno specchio in cui si deve finalmente guardare. A una scrittura elegante, policroma, piena di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833922308/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8833922308&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2378" title="vanagloria hans tuzzi bollati boringhieri" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/copertina-vanagloria.jpg" alt="bollati boringhieri hans tuzzi vanagloria" width="190" height="290" /></a>Si apre con la notizia di una morte, si chiude tra i guaiti di un cane con una morte annunciata: non è un giallo, ma il primo romanzo di Hans Tuzzi apprezzato giallista e bibliofilo che con <strong>“Vanagloria”</strong> si realizza in modo esemplare come romanziere. Era prevedibile che la vena narrativa di chi ha fatto del proprio scrivere in giallo una produzione letteraria raffinata, si compisse in un romanzo vero e proprio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A volte, leggendo opere narrative, capita di riscontrare in esse una perfetta consonanza al reale tanto sono precisamente tratteggiate, quasi gli assomigliassero in modo speculare. Viene allora da chiedersi quanto in un romanzo è invenzione e quanto corrisponde a situazioni già verificate o perfino anticipate, indovinate o intuite dall’autore. Ma il romanzo di <em>Hans Tuzzi</em>, scritto tra il 2006 e il 2010, va oltre; la società di Paneropoli, evidente richiamo a Milano, da panèra o città del formaggio come l’aveva chiamata Ugo Foscolo in modo evidentemente spregiativo, è sapientemente raffigurata, nei due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo che fanno da sfondo alle vicende, scoperchiandone il vuoto senza ipocrita cecità; è uno specchio in cui si deve finalmente guardare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A una scrittura elegante, policroma, piena di lingue e di linguaggi, cui ci aveva abituato nelle opere precedenti, l’autore aggiunge in <em>“Vanagloria”</em> il pregio dell’analisi cruda e lucida di una società in degrado il cui fine è il potere per il potere e dove la cultura è merce di scambio, valore aggiunto per realizzare quel fine. Una società resa sterile e smarrita dietro velleitari e millantati ruoli elitari, alla ricerca di un fine effimero, dove tutto ha un prezzo, anche l’amore che come l’amicizia e la solidarietà perdono le loro caratteristiche e acquistano quelle di mercanzia, mentre gli intrighi e i percorsi per realizzare il profitto e la soddisfazione personale diventano le uniche prospettive.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Una variegata e fantasmagorica carrellata di personaggi del mondo che conta si presenta al lettore, spettatore della tragedia che si consuma sotto i suoi occhi, spogliata e doppia nella facciata perbenista che ne copre la dissoluzione interiore; la progenie, vuota e qualunquista, non disdegna di seguirne le orme precocemente. Tra i vanagloriosi qualcuno si salva come nella galleria delle figure femminili, sicuramente meno negative di quelle maschili. Anche la prosa sottolinea, nel suo essere corrosiva e acida, la natura degli uomini che si muovono all’interno del romanzo; un romanzo difficile, ma che si legge d’un fiato, quasi il lettore volesse conoscere il destino che lo attende come spettatore disincantato di un mondo senza eroi e senza possibilità di sopravvivenza. Un romanzo colto, denso, che non presuppone riletture nonostante la ridda di personaggi le cui vicende si intrecciano e si combinano; è un mondo piccolo quello in cui ciascuno di loro, con la propria professione e il proprio ruolo si muove.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Se si vuole intravedere un messaggio tra le righe del romanzo,  è sicuramente un raffinato messaggio, ma ci si può ravvisare anche un monito? Una società senza una cultura da tramandare è una società sterile che va solo verso una morte solitaria?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Al lettore-spettatore il compito di interpretare l’impianto immaginifico che l’autore ha saputo magistralmente costruire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Come in <em>“Vanagloria”</em> anche in <em>“Morte di un mecenate americano”</em> Tuzzi tocca, da un punto di vista parallelo, il medesimo tema; nell’interessante biografia romanzata del magnate J.P. Morgan, è tratteggiata infatti non solo la sensibilità del protagonista ma anche lo spirito di una società: i potenti e facoltosi mettono a disposizione il loro denaro per la ricerca dell’opera d’arte, patrimonio dell’umanità oltre che personale, da tramandare e conservare; filantropi oltre che cultori. Il titolo emblematico dell’articolo comparso sul Sole 24Ore (domenica 10/2/2013) <em>“JP Morgan il Magnifico”</em> dello stesso Tuzzi, assegna infatti al magnate americano il ruolo di un mecenate cinquecentesco. Nella biografia fa da sfondo una società di fine Ottocento, in <em>“Vanagloria”</em> quella attuale, persa e deprivata del valore della conoscenza, dove invece i facoltosi orientano i propri interessi in altri campi o scelgono di legare il proprio nome a opzioni  culturali solo per l’appannaggio che possono offrire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La cultura, intesa come bene, è sicuramente un argomento che preme molto all’autore; e come dargli torto, soprattutto in tempi come quelli che viviamo?</div>
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<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Vanagloria&#8221;</strong> di Hans Tuzzi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833922308/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8833922308&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Bollati Boringhieri</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 451  &#8211;  euro 17,50</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 14px; line-height: normal; font-family: 'Lucida Grande'; min-height: 17px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Recensione di Salvina Pizzuoli</span></div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 14px; line-height: normal; font-family: 'Lucida Grande'; min-height: 17px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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