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	<title>Scritti da Voi &#187; edizioni | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Armi, un affare di Stato&#8221; (ChiareLettere)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2014 17:37:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La guerra non è più quella di una volta. Sembra che con la scomparsa del servizio di leva obbligatorio sia sparita dalla mente dei cittadini, che gli orrori delle guerre mondiali siano lontani in un angolino della memoria. Ma se pensate che ormai il conflitto sia diventato un problema marginale (nei paesi moderni), che gli stati civilizzati e democratici non guadagnino più come un tempo sulle armi, basterà leggere qualche pagina di questo libro e si aprirà un mondo. Un mondo tutt’altro che positivo. E da dove cominciare se non dal nostro paese che negli affari loschi è sempre il primo della classe? “L’Italia, che nella sua Costituzione dichiara di ripudiare la guerra, ha venduto armi per 3,2 miliardi di dollari in 5 anni”. A prima vista sembra una cosa grave. In realtà è molto molto peggio, specie considerando quanto segue. Innanzitutto le armi non sono state vendute agli eserciti regolari di altri stati ma ai ribelli delle zone in conflitto del pianeta: Libia, Grecia, Medio Oriente, Africa. Ovunque ci sia una situazione problematica c’è sempre uno stato pronto a peggiorarla fornendo armi, mantenendo acceso il conflitto e causando milioni di morti e sfollati. Ma chi è di preciso che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8861902057/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8861902057&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3132" title="compra &quot;Armi, un affare di Stato&quot; (Chiare Lettere)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/Copertina-Armi-un-Affare-di-Stato.jpg" alt="chiare lettere armi un affare di stato autori vari" width="190" height="282" /></a>La guerra non è più quella di una volta. Sembra che con la scomparsa del servizio di leva obbligatorio sia sparita dalla mente dei cittadini, che gli orrori delle guerre mondiali siano lontani in un angolino della memoria. Ma se pensate che ormai il conflitto sia diventato un problema marginale (nei paesi moderni), che gli stati civilizzati e democratici non guadagnino più come un tempo sulle armi, basterà leggere qualche pagina di questo libro e si aprirà un mondo. Un mondo tutt’altro che positivo. E da dove cominciare se non dal nostro paese che negli affari loschi è sempre il primo della classe?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“L’Italia, che nella sua Costituzione dichiara di ripudiare la guerra, ha venduto armi per 3,2 miliardi di dollari in 5 anni”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">A prima vista sembra una cosa grave. In realtà è molto molto peggio, specie considerando quanto segue. Innanzitutto le armi non sono state vendute agli eserciti regolari di altri stati ma ai ribelli delle zone in conflitto del pianeta: Libia, Grecia, Medio Oriente, Africa. Ovunque ci sia una situazione problematica c’è sempre uno stato pronto a peggiorarla fornendo armi, mantenendo acceso il conflitto e causando milioni di morti e sfollati. Ma chi è di preciso che vende questi armamenti? Viene da pensare a contrabbandieri e a un gigantesco mercato nero, ma non è affatto così e una citazione lo riassume bene: <em>“Il 90% delle cose raccontate sul cosiddetto mercato nero delle armi sono in realtà finzioni degli scrittori e immaginazioni dei politici. Non ci sono segreti in questo mondo, tutti sanno cosa stai facendo. Se le armi vengono contrabbandate, sicuramente è perché dietro c’è qualche agenzia governativa”</em>. Il saggio analizza a fondo l’operato di molte aziende in tutto il mondo, concentrandosi in particolare sul boss Italiano, Finmeccanica. Scarsa trasparenza, tangenti, corruzione, mancanza di scrupoli. Tutte caratteristiche comuni di uno dei settori più dannosi e redditizi dell’economia, con un giro mondiale da 1700 miliardi di euro all’anno. E il titolo ci ricorda una cosa importante: lo Stato con la guerra ci va a braccetto, anche se vuole mostrare il contrario. Politica e Industria sono profondamente legate, specialmente quando si parla di guadagni, perciò lo Stato è ben attento a non pestare i piedi al settore della difesa; attenzione che si nota dal seguente dato: <em>“Nel 2012 L’Italia ha destinato al comparto della difesa 23 miliardi di euro”</em>. Non c’è molto da aggiungere, è semplicemente assurdo. Specie considerando il periodo di crisi in cui si trova la Repubblica, che ha tagliato senza pietà in altri campi come è successo per il Fondo per le politiche sociali (risorse a favore dell’infanzia, dei giovani, degli anziani non autosufficienti, della famiglia e delle pari opportunità) che è passato da 1,59 miliardi di euro nel 2007 a 144 milioni nel 2013. Per non parlare dei settori Istruzione e Sanità, che dovrebbero essere gli ultimi a essere toccati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni singolo ambito della guerra puzza di denaro sporco e sangue innocente: non c’è una sola parte di questo grande e marcio meccanismo che rechi un vantaggio alla società, come invece vogliono farci credere i media e i politici. Questo saggio è un monumento alla pace, che incessante spoglia il conflitto di ogni valore positivo con una forza che solo la verità può avere. Da leggere assolutamente, <em>una cannonata</em>.</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Armi, un affare di Stato&#8221;</strong> di Duccio Facchini, Michele Lasso, Francesco Vignarca</p>
<p>edito da ChiareLettere</p>
<p>pp. 238  &#8211;  euro 14<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8861902057/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8861902057&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giulio-quarta/" target="_self">Recensione di Giulio Quarta</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;L&#8217;officina del diavolo&#8221; di Jáchym Topol (Zandonai Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 11:37:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il tema dell&#8217;oppressione del regime comunista la fa da padrone in gran parte della produzione letteraria ceca, ma qui è trattato in modo innovativo e magistrale. Un gruppo di ragazzi, per i motivi più disparati, decide di reagire a modo proprio alla cicatrice lasciata dagli orrori del regime, così anziché nasconderli decide di metterli in mostra, di creare “il Jurassic Park dell&#8217;orrore, il museo all&#8217;aperto dei totalitarismi”. Uno spirito leggermente hippie e molto naif li pervade mentre il successo della loro impresa guadagna prime pagine e interviste televisive. In tutto ciò si vede la contrapposizione tra un oriente più mistico e ingenuo e un occidente spregiudicato e capitalista, che non teme di mostrare le proprie scabrose cicatrice pur di ottenere un guadagno economico. Queste due filosofie così estremizzate sono anche la metafora della concezione della vita dei Paesi dell&#8217;est Europa, perennemente in bilico tra il blocco sovietico e l&#8217;occidente americanizzato. In un susseguirsi di dialoghi asciutti, spesso brutali, e descrizioni ad onor del vero non sempre avvincenti, Topol ci porta ad un climax di orrore nel finale, quando finalmente quello che può essere considerato il protagonista capisce dove la loro concezione di museo della memoria si sia spinta. Cadono così [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8895538838/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8895538838&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3128" title="compra &quot;L'officina del diavolo&quot; di Jáchym Topol (Zandonai Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/Officina-del-Diavolo.jpg" alt="Jáchym Topol zandonai officina diavolo" width="190" height="319" /></a>Il tema dell&#8217;oppressione del regime comunista la fa da padrone in gran parte della produzione letteraria ceca, ma qui è trattato in modo innovativo e magistrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo di ragazzi, per i motivi più disparati, decide di reagire a modo proprio alla cicatrice lasciata dagli orrori del regime, così anziché nasconderli decide di metterli in mostra, di creare “il Jurassic Park dell&#8217;orrore, il museo all&#8217;aperto dei totalitarismi”.<br />
Uno spirito leggermente hippie e molto naif li pervade mentre il successo della loro impresa guadagna prime pagine e interviste televisive.<br />
In tutto ciò si vede la contrapposizione tra un oriente più mistico e ingenuo e un occidente spregiudicato e capitalista, che non teme di mostrare le proprie scabrose cicatrice pur di ottenere un guadagno economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste due filosofie così estremizzate sono anche la metafora della concezione della vita dei Paesi dell&#8217;est Europa, perennemente in bilico tra il blocco sovietico e l&#8217;occidente americanizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">In un susseguirsi di dialoghi asciutti, spesso brutali, e descrizioni ad onor del vero non sempre avvincenti, Topol ci porta ad un climax di orrore nel finale, quando finalmente quello che può essere considerato il protagonista capisce dove la loro concezione di museo della memoria si sia spinta.</p>
<p style="text-align: justify;">Cadono così le sue ingenuità adolescenziali, brutalizzate da una verità nuda e cruda in cui nessuno è fedele fino in fondo ai suoi principi veri od enunciati, e ciò che può sembrare idealmente bello e giusto può trasformarsi immediatamente in qualcosa di terribile e raccapricciante.<br />
Il libro svergogna anche l&#8217;esibizionismo, e la macabra curiosità che lo alimenta, che spesso aleggiano attorno a vicende di questo tipo, sbattendo in faccia al lettore le conseguenze estreme del considerare ogni ferita come un qualcosa da ostentare, una piaga in cui rigirare il coltello per dimostrarne la dolorosità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;officina del diavolo&#8221;</strong> di Jáchym Topol<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8895538838/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8895538838&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Zandonai Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 165  &#8211;  euro 14,50</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Un lavoro sporco&#8221; di Christopher Moore (Elliot Edizioni)</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2014 21:21:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo un mese di sospensione ho ripreso con le letture mensili “nazionalizzate” e questa volta tocca agli statunitensi. Il primo è stato Christopher Moore, un autore comico che ho trovato davvero fenomenale. Il suo libro, “Un lavoro sporco”, è l&#8217;assurda e non di rado demenziale storia di Charles Asher, un tranquillo commerciante di oggetti usati con una passione smodata per i completi fuori moda e sua moglie Rachel.  Incontriamo il nostro protagonista, etichettato come maschio beta, in preda ad una delirante euforia conseguente alla nascita della sua primogenita, Sophie; tale euforia verrà immediatamente funestata da una tragedia, alla quale seguiranno strane visioni. Oggetti che pulsano di luce rossa, inquietanti ombre che si aggirano per San Francisco ma soprattutto un improbabile uomo di colore, alto più di due metri e di verde vestito. Sulle prime Charlie pensa di aver perso completamente la bussola ma presto capisce che sotto c&#8217;è qualcosa di grosso. Queste visioni non sono che un antipasto al vero sconvolgimento nella vita di Charlie, sconvolgimento che si concretizza praticamente nella lettura di un misterioso librone che esordisce informandolo che “Ebbene sì, tu sei la Morte”. Non propriamente cosa di tutti i giorni, viene da dire. E così, con un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/Un-Lavoro-Sporco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3088" title="compra &quot;Un lavoro sporco&quot; di Christopher Moore (Elliot Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/Un-Lavoro-Sporco.jpg" alt="elliot moore un lavoro sporco edizioni" width="190" height="287" /></a>Dopo un mese di sospensione ho ripreso con le letture mensili “nazionalizzate” e questa volta tocca agli statunitensi. Il primo è stato <em>Christopher Moore</em>, un autore comico che ho trovato davvero fenomenale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il suo libro, <strong>“Un lavoro sporco”</strong>, è l&#8217;assurda e non di rado demenziale storia di Charles Asher, un tranquillo commerciante di oggetti usati con una passione smodata per i completi fuori moda e sua moglie Rachel.  Incontriamo il nostro protagonista, etichettato come maschio beta, in preda ad una delirante euforia conseguente alla nascita della sua primogenita, Sophie; tale euforia verrà immediatamente funestata da una tragedia, alla quale seguiranno strane visioni.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Oggetti che pulsano di luce rossa, inquietanti ombre che si aggirano per San Francisco ma soprattutto un improbabile uomo di colore, alto più di due metri e di verde vestito.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sulle prime Charlie pensa di aver perso completamente la bussola ma presto capisce che sotto c&#8217;è qualcosa di grosso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Queste visioni non sono che un antipasto al vero sconvolgimento nella vita di Charlie, sconvolgimento che si concretizza praticamente nella lettura di un misterioso librone che esordisce informandolo che <em>“Ebbene sì, tu sei la Morte”</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Non propriamente cosa di tutti i giorni, viene da dire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E così, con un ritmo comico incessante Moore ci porta attraverso 350 pagine di risate,  tragedie, morti (ovviamente) e incontri-scontri con esseri che abitano i sogni, o meglio gli incubi. Per non parlare degli esseri mitologici, tra cui la (le?) Morrigan, la triadica divinità Irlandese della Morte.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Lo stile, molto accattivante, ricorda in parte quello di Walter Moers, ma è impossibile esimersi dal confronto con Terry Pratchett e il suo <em>“Tristo Mietitore”</em>, la cui eco è percepibile non solo nell&#8217;idea di base della trama ma anche in molte scelte stilistiche e di tempi comici.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un libro che vale decisamente il suo prezzo (peraltro non eccessivo) e che consiglio caldamente soprattutto a chi pensa che la lettura sia una cosa noiosa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Forse non altrettanto caldeggiato per chi invece cerca principalmente una storia misteriosa e avvincente alla quale appassionarsi perché bisogna ammettere che il libro soffre di una certa prevedibilità, certo stemperata dalla verve comica.</div>
<div><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div><strong>&#8220;Un lavoro sporco&#8221;</strong> di Christopher Moore<a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></div>
<div>pubblicato da Elliot Edizioni</div>
<div>pp. 382  &#8211;  euro 9,90</div>
<div><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></div>
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		<title>&#8220;Ho servito il Re d&#8217;Inghilterra&#8221; di Bohumil Hrabal (Edizioni E/O)</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2014 14:31:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sempre per il ciclo di autori cechi, ho deciso di leggere Bohumil Hrabal, autore del 1900 che ha svolto nella sua vita decine e decine di lavori diversi; fra questi, anche quello di cameriere, che gli ha probabilmente dato l&#8217;idea per questo libro. La storia, narrata in prima persona, è quella di Ditie, un giovanissimo cameriere ceco che in anni e anni di dura carriera riesce pian piano a scalare i vari gradi del suo lavoro fino a divenire egli stesso uno di quelli hoteliers che tanto invidiava, proprio durante il periodo più buio della storia del suo paese, gli anni sessanta del secolo scorso. La narrazione quindi ripercorre tutte le fasi della sua vita lavorativa ma non solo. Nelle pagine parla anche del suo incontro con la civiltà nazista e l&#8217;amore per una giovane “ariana”, ponendo in una luce non completamente positiva il protagonista che più volte sente il rimorso di coscienza al pensiero dei suoi agi mentre decine e decine di connazionali vengono giudicati e giustiziati dai nazisti. La storia ha un drastico cambiamento negli ultimi capitoli, che narrano l&#8217;età più matura, durante la quale il nostro riesce finalmente ad arricchirsi, incorrendo nelle inevitabili difficoltà dovute alla sua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876419985/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876419985&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3001" title="compra &quot;Ho servito il Re d'Inghilterra&quot; di Bohumil Hrabal (Edizioni E/O)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/Inghilterra.jpg" alt="edizioni e/o re d'Inghilterra servito bohumil hrabal" width="190" height="307" /></a>Sempre per il ciclo di autori cechi, ho deciso di leggere <em>Bohumil Hrabal</em>, autore del 1900 che ha svolto nella sua vita decine e decine di lavori diversi; fra questi, anche quello di cameriere, che gli ha probabilmente dato l&#8217;idea per questo libro.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia, narrata in prima persona, è quella di Ditie, un giovanissimo cameriere ceco che in anni e anni di dura carriera riesce pian piano a scalare i vari gradi del suo lavoro fino a divenire egli stesso uno di quelli hoteliers che tanto invidiava, proprio durante il periodo più buio della storia del suo paese, gli anni sessanta del secolo scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">La narrazione quindi ripercorre tutte le fasi della sua vita lavorativa ma non solo. Nelle pagine parla anche del suo incontro con la civiltà nazista e l&#8217;amore per una giovane “ariana”, ponendo in una luce non completamente positiva il protagonista che più volte sente il rimorso di coscienza al pensiero dei suoi agi mentre decine e decine di connazionali vengono giudicati e giustiziati dai nazisti.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia ha un drastico cambiamento negli ultimi capitoli, che narrano l&#8217;età più matura, durante la quale il nostro riesce finalmente ad arricchirsi, incorrendo nelle inevitabili difficoltà dovute alla sua situazione economica durante il regime comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte più interessante è sicuramente quella finale, in cui l&#8217;introspezione del protagonista, mai troppo filosofica né pesante, lascia un forte spunto di riflessione per quanto riguarda la nostra autodefinizione come individui tramite i rapporti interpersonali.<br />
Ho apprezzato indubbiamente la scelta della prima persona, anche se inizialmente mi sono imbattuto in una sintassi leggermente differente e quindi un po&#8217;scoraggiante, ma si riesce senza problemi a “prendere il ritmo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece ho trovato poco efficace e insensata è stata la struttura dei capitoli, secondo me privi di un vero e proprio filo conduttore interno, che mi ha deluso maggiormente proprio nell&#8217;ultimo, che avrebbe meritato un&#8217;ulteriore divisione e quindi una titolazione più adeguata.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiglierei questo libro solo a lettori più maturi e comunque abbastanza “navigati” nel mare della letteratura e che quindi non cerchino particolari emozioni o colpi di scienza ma che sappiano apprezzare quella che sembra una tranquilla cronaca di una vita, se non propriamente comune, certo non straordinaria. Credo sia inevitabile inoltre un minimo di documentazione sulla particolare situazione politica dell&#8217;epoca (anni 60-70) per meglio comprendere le varie dinamiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Ho servito il Re d&#8217;Inghilterra&#8221;</strong> di Bohumil Hrabal<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876419985/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876419985&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Edizioni E/O</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 218  &#8211;  euro 9</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Sesso e lucertole a Melancholy Cove&#8221; di Christopher Moore (LIT Edizioni)</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 00:57:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cittadina sonnolenta di provincia, tutti si conoscono e non succede mai niente. All’improvviso, il suicidio apparente di una brava donna svela il lato oscuro e peccaminoso che si cela dietro ogni cosa. Tutto regolare. Solo che. I personaggi e gli eventi sono grotteschi, mentre lo stile del narratore è così serio e attento ai sentimenti, che si finisce sempre per ridere in ritardo. Special guests: una psichiatra che decide di sospendere gli antidepressivi prescritti a quasi tutti gli abitanti della zona e poi si sente in colpa; un aiutosceriffo sensibile che si fa le canne; un farmacista che ha un’attrazione erotica irresistibile per i pesci e si eccita incontenibilmente anche solo ad infilare un paio di pinne; un cantante blues che nel suo passato ha commesso il grave errore di risvegliare un mostro degli abissi che ora insegue la sua musica; un’ex stellina del cinema sexy di terza categoria molto stranita; il Mostro Degli Abissi, ultimo esemplare della sua specie e vero protagonista della storia, che approda in città affamato di sesso e di carne umana e che pensa bene di stabilirsi lì per un po’ assumendo le sembianze di una roulotte. Gli eventi si susseguiranno drammatici e imprevedibili. Originale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865831197/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865831197&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2881" title="compra &quot;Sesso e lucertole a Melancholy Cove&quot; di Christopher Moore (Lit Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/01/719-OX3a+XL._SL1407_.jpg" alt="edizioni lit moore sesso e lucertole a melancholy cove" width="190" height="286" /></a>Cittadina sonnolenta di provincia, tutti si conoscono e non succede mai niente. All’improvviso, il suicidio apparente di una brava donna svela il lato oscuro e peccaminoso che si cela dietro ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto regolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo che.</p>
<p style="text-align: justify;">I personaggi e gli eventi sono grotteschi, mentre lo stile del narratore è così serio e attento ai sentimenti, che si finisce sempre per ridere in ritardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Special guests: una psichiatra che decide di sospendere gli antidepressivi prescritti a quasi tutti gli abitanti della zona e poi si sente in colpa; un aiutosceriffo sensibile che si fa le canne; un farmacista che ha un’attrazione erotica irresistibile per i pesci e si eccita incontenibilmente anche solo ad infilare un paio di pinne; un cantante blues che nel suo passato ha commesso il grave errore di risvegliare un mostro degli abissi che ora insegue la sua musica; un’ex stellina del cinema sexy di terza categoria molto stranita; il Mostro Degli Abissi, ultimo esemplare della sua specie e vero protagonista della storia, che approda in città affamato di sesso e di carne umana e che pensa bene di stabilirsi lì per un po’ assumendo le sembianze di una roulotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli eventi si susseguiranno drammatici e imprevedibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Originale come pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Sesso e lucertole a Melancholy Cove&#8221;</strong> di Cristopher Moore<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865831197/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865831197&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Lit Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 309  &#8211;  euro 17.50</p>
<p style="text-align: justify;">.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/loredana-de-michelis/" target="_self">Recensione di Loredana de Michelis</a></p>
<p style="text-align: justify;">.</p>
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		<title>&#8220;La lista di Bergoglio&#8221; di Nello Scavo (EMI Edizioni)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Oct 2013 14:28:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con la prefazione di Adolfo Pérez Esquivel, la traduzione in 40 paesi già pronta, e così anche il film che sarà girato da Liliana Cavani, questo libro parte bene, e se era possibile, promuove ancora di più l&#8217;immagine di un Francesco sommessamente eroe. Nata per fugare i dubbi su eventuali collaborazioni del potente gesuita con ogni forma di dittatura del passato argentino, la &#8220;list&#8221; raccoglie testimonianze di superstiti scampati grazie all&#8217;aiuto di un Bergoglio che sembra agire senza clamore, a volte con astuzia, altre tramite conoscenze, altre ancora in modo ingenuo e imprudente, con l&#8217;appoggio di une rete tentacolare di amici che a distanza di anni sembrano indissolubilmente legati a lui da un patto di silenzio e modestia, avulso da ogni forma di esibizionismo. Un&#8217;omertà in positivo che Nello Scavo, giornalista dell&#8217;Avvenire in cerca di testimonianze sul passato forse scabroso del Papa, trova ogni volta che cerca di intervistare un possibile testimone: &#8220;le storie ci sono, ma dovrai cercartele&#8221;, gli rispondono tutti in coro. Così lui parte per Buenos Aires e alla fine le storie le trova, con tanto di nomi e cognomi, e le porta a casa perché tutti sappiano. Forse in questo libro si potevano evitare i sottotitoli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8830721433/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8830721433&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2792" title="la lista di bergoglio nello scavo emi edizioni" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/71b9Kahb1eL._SL1402_.jpg" alt="" width="190" height="305" /></a>Con la prefazione di Adolfo Pérez Esquivel, la traduzione in 40 paesi già pronta, e così anche il film che sarà girato da Liliana Cavani, questo libro parte bene, e se era possibile, promuove ancora di più l&#8217;immagine di un Francesco sommessamente eroe.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nata per fugare i dubbi su eventuali collaborazioni del potente gesuita con ogni forma di dittatura del passato argentino, la &#8220;list&#8221; raccoglie testimonianze di superstiti scampati grazie all&#8217;aiuto di un Bergoglio che sembra agire senza clamore, a volte con astuzia, altre tramite conoscenze, altre ancora in modo ingenuo e imprudente, con l&#8217;appoggio di une rete tentacolare di amici che a distanza di anni sembrano indissolubilmente legati a lui da un patto di silenzio e modestia, avulso da ogni forma di esibizionismo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un&#8217;omertà in positivo che <em>Nello Scavo</em>, giornalista dell&#8217;Avvenire in cerca di testimonianze sul passato forse scabroso del Papa, trova ogni volta che cerca di intervistare un possibile testimone: <em>&#8220;le storie ci sono, ma dovrai cercartele&#8221;</em>, gli rispondono tutti in coro.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Così lui parte per Buenos Aires e alla fine le storie le trova, con tanto di nomi e cognomi, e le porta a casa perché tutti sappiano.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Forse in questo libro si potevano evitare i sottotitoli un po&#8217; spettacolari come <em>&#8220;Non siamo stati denunciati da Bergoglio&#8221;</em>, <em>&#8220;Lo dico per la prima volta: fermò una retata contro di me&#8221;</em> e così via, ad ogni capitolo. Di certo non sembra un&#8217;idea del benefattore schivo di queste storie, quanto piuttosto il tentativo di passare un messaggio anche ai tanti che forse compreranno il libro più per averlo che per leggerlo.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;La lista di Bergoglio&#8221;</strong> di Nello Scavo<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8830721433/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8830721433&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">pubblicato da EMI Edizioni</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 190  &#8211;  euro 11,90</div>
<div style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/loredana-de-michelis/" target="_self">Recensione di Loredana de Michelis</a></div>
<div style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Libri in fuga&#8221; di André Shiffrin (Voland)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Sep 2013 23:37:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Jacques e André Shiffrin sono nomi forse poco noti alla maggior parte dei lettori, ma i più attenti conoscitori delle vicende editoriali del XX secolo non faticheranno a riconoscervi due delle figure che hanno segnato alcune delle pagine più rilevanti dell’editoria francese e americana. Jacques, editore ebreo a Parigi fra le due guerre, fu l’ideatore della celeberrima Bibliothèque de la Pléiade, ceduta poi a Gallimard e ancora oggi fiore all’occhiello dell’intero panorama librario francese; fuggito con la famiglia in America (grazie all’aiuto dell’amico André Gide) per sottrarsi alle persecuzioni naziste nella Francia di Vichy, fondò con altri intellettuali europei rifugiati (tra cui Kurt Wolff, primo editore di Kafka in Germania) la casa editrice Pantheon Books. Sotto questo marchio, a partire dagli anni Sessanta, anche il figlio André si dedicò alla professione editoriale, pubblicando alcuni dei più importanti scrittori del secondo Novecento (si pensi a Sartre, Camus, Foucault, Pasternak, Hobsbawm, Marguerite Duras, Simone de Beauvoir e Günter Grass), tanto da fare della Pantheon uno dei principali riferimenti culturali della sinistra americana. André Shiffrin racconta questo e molto altro in &#8220;Libri in fuga &#8211; Un itinerario politico fra Parigi e New York&#8221;, un interessante testo che, ponendosi a cavallo tra il saggio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8862430310/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8862430310&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2747" title="libri in fuga andre shiffrin voland" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Copia-di-Libri-in-fuga-copertina.jpg" alt="voland shiffrin libri in fuga" width="190" height="268" /></a>Jacques e <em>André Shiffrin</em> sono nomi forse poco noti alla maggior parte dei lettori, ma i più attenti conoscitori delle vicende editoriali del XX secolo non faticheranno a riconoscervi due delle figure che hanno segnato alcune delle pagine più rilevanti dell’editoria francese e americana. Jacques, editore ebreo a Parigi fra le due guerre, fu l’ideatore della celeberrima <em>Bibliothèque de la Pléiade</em>, ceduta poi a Gallimard e ancora oggi fiore all’occhiello dell’intero panorama librario francese; fuggito con la famiglia in America (grazie all’aiuto dell’amico André Gide) per sottrarsi alle persecuzioni naziste nella Francia di Vichy, fondò con altri intellettuali europei rifugiati (tra cui Kurt Wolff, primo editore di Kafka in Germania) la casa editrice <em>Pantheon Books</em>. Sotto questo marchio, a partire dagli anni Sessanta, anche il figlio André si dedicò alla professione editoriale, pubblicando alcuni dei più importanti scrittori del secondo Novecento (si pensi a Sartre, Camus, Foucault, Pasternak, Hobsbawm, Marguerite Duras, Simone de Beauvoir e Günter Grass), tanto da fare della Pantheon uno dei principali riferimenti culturali della sinistra americana.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">André Shiffrin racconta questo e molto altro in <strong>&#8220;Libri in fuga &#8211; Un itinerario politico fra Parigi e New York&#8221;</strong>, un interessante testo che, ponendosi a cavallo tra il saggio storico-culturale e le memorie famigliari, descrive la lunga parabola editoriale dei due Shiffrin, intrecciandola strettamente non solo ad un fiume di ricordi privati, ma anche all’attenta osservazione del contesto sociale e politico entro cui essa si sviluppò. Attraverso le vicende personali, rivivono i momenti più significativi della storia del Novecento: la rivoluzione d’Ottobre, in seguito alla quale la famiglia del padre dovette abbandonare la Russia; poi gli anni del nazismo, della guerra e della caccia agli ebrei, vissuti con crescente apprensione fino alla decisone di fuggire oltreoceano; e ancora l’America, un Paese tutto da scoprire agli occhi del piccolo André, così diverso dall’Europa e tanto denso di aspettative.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Appassionato di politica fin da giovanissimo, l’autore si sofferma particolarmente sulle vicende statunitensi del secondo dopoguerra – il maccartismo, la distensione, la guerra in Vietnam, l’età reaganiana, l’11 settembre –, osservandone i contestuali effetti nell’ambito dell’informazione, dell’editoria e della circolazione delle idee. Socialista riformista d’impronta europea, ostile al comunismo ma anche aspro nei confronti del capitalismo a stelle e strisce, Shiffrin mantiene sempre uno sguardo parzialmente alieno, e per questo assai stimolante, nei riguardi della società americana, continuamente raffrontata alla Francia natía e al Vecchio Continente, con cui mai vengono recisi i legami.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per quanto già l’avvio della guerra fredda segni la fine di ogni concreta prospettiva socialdemocratica negli Stati Uniti – prospettive ancora alimentate, nell’immediato dopoguerra, dal ricordo del New Deal rooseveltiano –, Shiffrin non rinuncia in alcun modo alla propria militanza culturale e politica, che prosegue e si rinsalda nell’attività editoriale. Di fronte all’affermarsi dell’iniziativa privata quale tratto egemone e definitivo della società americana, il suo impegno si volge con rinnovato vigore alla diffusione di una cultura critica, estranea al convenzionale circuito accademico, in cui trovano posto non solo fondamentali intellettuali europei, innovativi e progressisti, ancora poco noti negli Stati Uniti, ma anche le voci indigene più scomode e dissonanti, primo fra tutti Noam Chomsky. La militanza di Shiffrin non si arresta nemmeno quando la legge del massimo profitto fa capolino, insieme ai grandi trust industriali, nel settore dei media e dell’editoria (con quei deleteri esiti, in termini di qualità e indipendenza, che Shiffrin ha brillantemente raccontato in <em>&#8220;Editoria senza editori&#8221;</em> e <em>&#8220;Il controllo della parola&#8221;</em>, entrambi pubblicati in Italia da <em>Bollati Boringhieri</em>): assorbita da una multinazionale e ormai completamente smarrita l’identità della casa editrice che lui e suo padre avevano contribuito a rendere grande, André si reinventa editore indipendente, fondando la New Press e proseguendo in ambiente ostile la propria battaglia in difesa di una cultura di qualità, foriera di idee originali ed aperta alle voci marginali e dissidenti. Ben sapendo che solo questo lavoro culturale, dall’intrinseco valore politico, può gettare le basi necessarie ad una reale trasformazione della società.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Libri in fuga &#8211; Un itinerario politico fra Parigi e New York&#8221; </strong><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">di André Shiffrin<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8862430310/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8862430310&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">titolo originale: </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><em>A political education. Coming of Age in Paris and New York</em></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">edito da Voland</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">pp. 240  &#8211;  euro 15</span></div>
<div style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/marco-pizio/" target="_blank">Recensione di Marco Pizio</a></span></div>
<div style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Sofia si veste sempre di nero&#8221; di Paolo Cognetti (Minimum Fax)</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2013 14:48:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono libri che si tengono lì, sotto lo sguardo per giorni, settimane a volte, fino a quando sono loro a dirci quando essere letti. Ecco, con questo libro mi è successo proprio questo! Sofia si veste sempre di nero è un libro particolare, una serie di racconti con i quali si ripercorre la vita sregolata della protagonista, che vive in modo precario la sua vita, con cinismo e senza paura, almeno in apparenza. Non so dire se alla fine Sofia mi sia simpatica o meno, non sono riuscita ad inquadrarla a pieno; ma è una di quelle persone che se le incontri per strada non riesci a smettere di guardare. Cognetti con la sua scrittura ha fatto proprio questo, ci ha portati nella vita di Sofia senza entrarci ed esserne di intralcio, come se la stessimo spiando. Quando il libro finisce un po’ ti manca e ti chiedi cosa stia facendo, cosa ha fatto della sua squattrinata vita e se è riuscita a trovare quell’equilibrio che fin dalla nascita le mancava. &#8220;Sofia si veste sempre di nero&#8221; di Paolo Cognetti edito da Minimum Fax pp. 203  &#8211;  euro 14 Recensione di Giusy di Lillo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875214409/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875214409&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2653" title="sofia si veste sempre di nero paolo cognetti minimum fax" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/images.jpg" alt="cognetti sofia si veste minimum fax" width="190" height="259" /></a>Ci sono libri che si tengono lì, sotto lo sguardo per giorni, settimane a volte, fino a quando sono loro a dirci quando essere letti. Ecco, con questo libro mi è successo proprio questo! Sofia si veste sempre di nero è un libro particolare, una serie di racconti con i quali si ripercorre la vita sregolata della protagonista, che vive in modo precario la sua vita, con cinismo e senza paura, almeno in apparenza. Non so dire se alla fine Sofia mi sia simpatica o meno, non sono riuscita ad inquadrarla a pieno; ma è una di quelle persone che se le incontri per strada non riesci a smettere di guardare. <em>Cognetti</em> con la sua scrittura ha fatto proprio questo, ci ha portati nella vita di Sofia senza entrarci ed esserne di intralcio, come se la stessimo spiando. Quando il libro finisce un po’ ti manca e ti chiedi cosa stia facendo, cosa ha fatto della sua squattrinata vita e se è riuscita a trovare quell’equilibrio che fin dalla nascita le mancava.</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong> </strong></span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Sofia si veste sempre di nero&#8221;</strong> di Paolo Cognetti<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875214409/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875214409&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Minimum Fax</div>
<div>pp. 203  &#8211;  euro 14</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong> </strong></span></p>
</div>
<div>Recensione di Giusy di Lillo</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong> </strong></span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Nordest Farwest&#8221; di Simone Marzini (Edizioni Biblioteca dell&#8217;Immagine)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 20:46:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Simone Marzini è un giovane scrittore padovano che sulla scia del romanzo d&#8217;esordio &#8220;Portello Pulp&#8221; e di una miriade di fumetti e racconti, ha deciso di scrivere un libro per puro divertimento; nasce così &#8220;Nordest Farwest&#8221;,  una lettura piacevole e coinvolgente da assaporare tutta d&#8217;un fiato. Ma Nordest Farwest non è soltanto una storia raccontata per divertire: a Simone Marzini va senz&#8217;altro riconosciuta la bravura di esser stato capace di trasmettere al lettore, non necessariamente veneto e amante del genere pulp, una visione di ciò che si intende oggi per Nordest. Con raffinata ironia lo scrittore indaga e, in un certo senso, scardina quel “modello” vincente quale si è dimostrato essere il territorio nord-orientale d&#8217;Italia, un modello fondato sulla notevole intensità del lavoro, sull’adattabilità commerciale, sulla mutazione dei ceti sociali; mette a nudo insomma l&#8217;anima di quell&#8217;area le cui coordinate non sono soltanto geografiche, bensì marcatamente sociali. Nordest Farwest narra le vicende di sei personaggi, tanto grotteschi quanto criminali, atti a riscattare la loro misera esistenza mettendo letteralmente a soqquadro l&#8217;intera zona del Veneto orientale. Questi tizi loschi si muovono sulle strade polverose della campagna veneta, una distesa verde interrotta dall&#8217;asfalto delle tangenziali e dell&#8217;autostrada; salgono a bordo di macchine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8863911126/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8863911126&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2468" title="Nordest Farwest manzini simone biblioteca dell'immagine edizioni" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/copertina-Nordest-Farwest.jpg" alt="Nordest Farwest manzini simone biblioteca dell'immagine edizioni" width="190" height="277" /></a>Simone Marzini</em><span style="text-align: justify;"> è un giovane scrittore padovano che sulla scia del romanzo d&#8217;esordio </span><strong>&#8220;Portello Pulp&#8221;</strong><span style="text-align: justify;"> e di una miriade di fumetti e racconti, ha deciso di scrivere un libro per puro divertimento; nasce così </span><strong>&#8220;Nordest Farwest&#8221;</strong><span style="text-align: justify;">,  una lettura piacevole e coinvolgente da assaporare tutta d&#8217;un fiato. Ma </span><em>Nordest Farwest</em><span style="text-align: justify;"> non è soltanto una storia raccontata per divertire: a Simone Marzini va senz&#8217;altro riconosciuta la bravura di esser stato capace di trasmettere al lettore, non necessariamente veneto e amante del genere </span><em>pulp</em><span style="text-align: justify;">, una visione di ciò che si intende oggi per Nordest. Con raffinata ironia lo scrittore indaga e, in un certo senso, scardina quel “modello” vincente quale si è dimostrato essere il territorio nord-orientale d&#8217;Italia, un modello fondato sulla notevole intensità del lavoro, sull’adattabilità commerciale, sulla mutazione dei ceti sociali; mette a nudo insomma l&#8217;anima di quell&#8217;area le cui coordinate non sono soltanto geografiche, bensì marcatamente sociali.<br />
</span><em>Nordest Farwest </em><span style="text-align: justify;">narra le vicende di sei personaggi, tanto grotteschi quanto criminali, atti a riscattare la loro misera esistenza mettendo letteralmente a soqquadro l&#8217;intera zona del Veneto orientale. Questi tizi loschi si muovono sulle strade polverose della campagna veneta, una distesa verde interrotta dall&#8217;asfalto delle tangenziali e dell&#8217;autostrada; salgono a bordo di macchine sfasciate e percorrono zone industriali disseminate di capannoni e fabbricati dismessi, entrano in pub degradati ed escono da locali per scambisti con una rapidità e frenesia che contrastano di netto con la statica superficialità del loro quotidiano. </span><span style="text-align: justify;">La scrittura di Marzini crea così Fulvio, Diavolina e Gianni, tre uomini che organizzano l&#8217;assalto a un furgone portavalori, unica fonte di denaro immediato, ciò che veramente può cambiar loro la vita. Spinti da motivi diversi &#8211; Fulvio è stanco di tenere aperto un bar che nulla gli rende, Diavolina non ne può più di esser sfruttato in fabbrica nonostante sia cassaintegrato, Gianni vuole andare in America per curare la moglie malata &#8211; essi si trovano coinvolti in vicende tragicomiche concatenate fra loro che portano alla conoscenza di altri personaggi davvero bizzarri, Marlon Bianchi, un (poco!) furbo investigatore, Leika, una prostituta dell&#8217;Est, e Zorro, un malato mentale che pensa di essere un eroe. Attraverso  questi personaggi apparentemente autonomi, Marzini delinea destini che si spiegano a vicenda, psicologie camuffate ma allo stesso tempo logicamente conseguenti,  il tutto in un breve lasso di tempo, dal mercoledì alla domenica, suddiviso a sua volta in ristretti frammenti temporali che consentono una facile ricostruzione dei fatti, ricostruzione di cui se ne occuperà addirittura (nell&#8217;epilogo) un famoso giornalista: </span><em>“Bruno Vespa mostrava il plastico della fabbrica crollata nel Nordest, il grande delitto plurimo ancora irrisolto che metteva a dura prova le ipotesi degli inquirenti e faceva la gioia della stampa”</em><span style="text-align: justify;">.<br />
</span><span style="text-align: justify;">Al lettore sono riservati quindi colpi di scena e risate a non finire che allo stesso tempo avviano ad una riflessione sulla parodia dei tanti eccessi di oggigiorno, sull&#8217;arretratezza culturale nonostante un certo benessere territoriale, sulla costante perdita di valori morali. È interessante notare che tale elaborazione viene in gran parte attuata attraverso la figura di Zorro, un personaggio che non è direttamente coinvolto nell&#8217;intera vicenda, ma che assiste e osserva quanto accade intorno a lui, rivelando così una realtà assurda, anormale: </span><em>“L&#8217;uomo chiamato Zorro aveva visto tutto. C&#8217;era un uomo con una chitarra che però era un fucile. E un angelo biondo che lo spiava, con una pistola in mano. Non stava andando bene. La tranquillità che aveva difeso in tanti anni stava abbandonando la sua terra”.</em><span style="text-align: justify;"> Zorro è un personaggio grandioso, ben riuscito; è una figura che piacerà senz&#8217;altro al lettore attento: l&#8217;outsider che vaga in silenzio nella campagna veneta e si occupa delle nutrie del fiume Brenta gioca in qualche modo il ruolo del fuori campo cinematografico. E nel crearlo, Marzini ha arricchito il suo “piacevole” romanzo con una vena poetica davvero inconfondibile.</span></p>
<p><span style="text-align: justify;"> </span></p>
<p><span style="text-align: justify;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Nordest Farwest&#8221;</strong> di Simone Marzini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8863911126/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8863911126&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Edizioni Biblioteca dell&#8217;Immagine</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 154  &#8211;  euro 13</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;">
<p><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;">
<p><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>“Vanagloria” di Hans Tuzzi (Bollati Boringhieri)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 01:21:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si apre con la notizia di una morte, si chiude tra i guaiti di un cane con una morte annunciata: non è un giallo, ma il primo romanzo di Hans Tuzzi apprezzato giallista e bibliofilo che con “Vanagloria” si realizza in modo esemplare come romanziere. Era prevedibile che la vena narrativa di chi ha fatto del proprio scrivere in giallo una produzione letteraria raffinata, si compisse in un romanzo vero e proprio. A volte, leggendo opere narrative, capita di riscontrare in esse una perfetta consonanza al reale tanto sono precisamente tratteggiate, quasi gli assomigliassero in modo speculare. Viene allora da chiedersi quanto in un romanzo è invenzione e quanto corrisponde a situazioni già verificate o perfino anticipate, indovinate o intuite dall’autore. Ma il romanzo di Hans Tuzzi, scritto tra il 2006 e il 2010, va oltre; la società di Paneropoli, evidente richiamo a Milano, da panèra o città del formaggio come l’aveva chiamata Ugo Foscolo in modo evidentemente spregiativo, è sapientemente raffigurata, nei due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo che fanno da sfondo alle vicende, scoperchiandone il vuoto senza ipocrita cecità; è uno specchio in cui si deve finalmente guardare. A una scrittura elegante, policroma, piena di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833922308/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8833922308&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2378" title="vanagloria hans tuzzi bollati boringhieri" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/copertina-vanagloria.jpg" alt="bollati boringhieri hans tuzzi vanagloria" width="190" height="290" /></a>Si apre con la notizia di una morte, si chiude tra i guaiti di un cane con una morte annunciata: non è un giallo, ma il primo romanzo di Hans Tuzzi apprezzato giallista e bibliofilo che con <strong>“Vanagloria”</strong> si realizza in modo esemplare come romanziere. Era prevedibile che la vena narrativa di chi ha fatto del proprio scrivere in giallo una produzione letteraria raffinata, si compisse in un romanzo vero e proprio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A volte, leggendo opere narrative, capita di riscontrare in esse una perfetta consonanza al reale tanto sono precisamente tratteggiate, quasi gli assomigliassero in modo speculare. Viene allora da chiedersi quanto in un romanzo è invenzione e quanto corrisponde a situazioni già verificate o perfino anticipate, indovinate o intuite dall’autore. Ma il romanzo di <em>Hans Tuzzi</em>, scritto tra il 2006 e il 2010, va oltre; la società di Paneropoli, evidente richiamo a Milano, da panèra o città del formaggio come l’aveva chiamata Ugo Foscolo in modo evidentemente spregiativo, è sapientemente raffigurata, nei due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo che fanno da sfondo alle vicende, scoperchiandone il vuoto senza ipocrita cecità; è uno specchio in cui si deve finalmente guardare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A una scrittura elegante, policroma, piena di lingue e di linguaggi, cui ci aveva abituato nelle opere precedenti, l’autore aggiunge in <em>“Vanagloria”</em> il pregio dell’analisi cruda e lucida di una società in degrado il cui fine è il potere per il potere e dove la cultura è merce di scambio, valore aggiunto per realizzare quel fine. Una società resa sterile e smarrita dietro velleitari e millantati ruoli elitari, alla ricerca di un fine effimero, dove tutto ha un prezzo, anche l’amore che come l’amicizia e la solidarietà perdono le loro caratteristiche e acquistano quelle di mercanzia, mentre gli intrighi e i percorsi per realizzare il profitto e la soddisfazione personale diventano le uniche prospettive.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Una variegata e fantasmagorica carrellata di personaggi del mondo che conta si presenta al lettore, spettatore della tragedia che si consuma sotto i suoi occhi, spogliata e doppia nella facciata perbenista che ne copre la dissoluzione interiore; la progenie, vuota e qualunquista, non disdegna di seguirne le orme precocemente. Tra i vanagloriosi qualcuno si salva come nella galleria delle figure femminili, sicuramente meno negative di quelle maschili. Anche la prosa sottolinea, nel suo essere corrosiva e acida, la natura degli uomini che si muovono all’interno del romanzo; un romanzo difficile, ma che si legge d’un fiato, quasi il lettore volesse conoscere il destino che lo attende come spettatore disincantato di un mondo senza eroi e senza possibilità di sopravvivenza. Un romanzo colto, denso, che non presuppone riletture nonostante la ridda di personaggi le cui vicende si intrecciano e si combinano; è un mondo piccolo quello in cui ciascuno di loro, con la propria professione e il proprio ruolo si muove.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Se si vuole intravedere un messaggio tra le righe del romanzo,  è sicuramente un raffinato messaggio, ma ci si può ravvisare anche un monito? Una società senza una cultura da tramandare è una società sterile che va solo verso una morte solitaria?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Al lettore-spettatore il compito di interpretare l’impianto immaginifico che l’autore ha saputo magistralmente costruire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Come in <em>“Vanagloria”</em> anche in <em>“Morte di un mecenate americano”</em> Tuzzi tocca, da un punto di vista parallelo, il medesimo tema; nell’interessante biografia romanzata del magnate J.P. Morgan, è tratteggiata infatti non solo la sensibilità del protagonista ma anche lo spirito di una società: i potenti e facoltosi mettono a disposizione il loro denaro per la ricerca dell’opera d’arte, patrimonio dell’umanità oltre che personale, da tramandare e conservare; filantropi oltre che cultori. Il titolo emblematico dell’articolo comparso sul Sole 24Ore (domenica 10/2/2013) <em>“JP Morgan il Magnifico”</em> dello stesso Tuzzi, assegna infatti al magnate americano il ruolo di un mecenate cinquecentesco. Nella biografia fa da sfondo una società di fine Ottocento, in <em>“Vanagloria”</em> quella attuale, persa e deprivata del valore della conoscenza, dove invece i facoltosi orientano i propri interessi in altri campi o scelgono di legare il proprio nome a opzioni  culturali solo per l’appannaggio che possono offrire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La cultura, intesa come bene, è sicuramente un argomento che preme molto all’autore; e come dargli torto, soprattutto in tempi come quelli che viviamo?</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 14px; line-height: normal; font-family: 'Lucida Grande'; min-height: 17px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Vanagloria&#8221;</strong> di Hans Tuzzi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833922308/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8833922308&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Bollati Boringhieri</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 451  &#8211;  euro 17,50</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 14px; line-height: normal; font-family: 'Lucida Grande'; min-height: 17px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Recensione di Salvina Pizzuoli</span></div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 14px; line-height: normal; font-family: 'Lucida Grande'; min-height: 17px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></div>
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		<title>&#8220;L&#8217;eternauta&#8221; di Héctor Oesterheld (001 Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 13:04:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Immaginate un sobborgo di Buenos Aires, verso l&#8217;inizio degli anni &#8217;50. Comincia a cadere qualche fiocco di neve. C&#8217;è qualcosa di più bello e innocente di una nevicata notturna? Quando il grigiore dell&#8217;asfalto viene coperto da un manto immacolato e la città sembra quasi assolta dai peccati, la sua empietà perdonata dalla mano benevola della natura. Se poi si è seduti al tavolo con gli amici, giocando a carte e dimenticando per qualche ora le preoccupazioni che contraddistinguono le ore diurne, il quadro assume un significato ancora più idilliaco. Che importa se non è proprio stagione per la neve, se i fiocchi rilucono sinistramente? Sarà un effetto ottico, un gioco di riflessi causato dall&#8217;ozono. O forse no. Ben presto gli uomini al tavolo si accorgono che tutto attorno a loro è troppo silenzioso, troppo quieto all&#8217;improvviso. E&#8217; l&#8217;inizio di un incubo, dal quale risulterà impossibile svegliarsi. Quella neve è mortale, basta che una quantità anche minima venga a contatto con il corpo e il gioco è finito, si esala l&#8217;ultimo respiro e tanti saluti. La neve è un&#8217;arma. Da questo momento in poi, gli uomini dovranno lottare in nome di un istinto tanto ancestrale quanto sopito, che la pubblicità e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8896573270/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8896573270&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2244" title="eternauta oesterheld hector 001 edizioni" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/03/eterna.jpg" alt="hector oesterheld 001 edizioni eternauta" width="242" height="190" /></a>Immaginate un sobborgo di Buenos Aires, verso l&#8217;inizio degli anni &#8217;50. Comincia a cadere qualche fiocco di neve. C&#8217;è qualcosa di più bello e innocente di una nevicata notturna? Quando il grigiore dell&#8217;asfalto viene coperto da un manto immacolato e la città sembra quasi assolta dai peccati, la sua empietà perdonata dalla mano benevola della natura. Se poi si è seduti al tavolo con gli amici, giocando a carte e dimenticando per qualche ora le preoccupazioni che contraddistinguono le ore diurne, il quadro assume un significato ancora più idilliaco. Che importa se non è proprio stagione per la neve, se i fiocchi rilucono sinistramente? Sarà un effetto ottico, un gioco di riflessi causato dall&#8217;ozono. O forse no. Ben presto gli uomini al tavolo si accorgono che tutto attorno a loro è troppo silenzioso, troppo quieto all&#8217;improvviso. E&#8217; l&#8217;inizio di un incubo, dal quale risulterà impossibile svegliarsi. Quella neve è mortale, basta che una quantità anche minima venga a contatto con il corpo e il gioco è finito, si esala l&#8217;ultimo respiro e tanti saluti. La neve è un&#8217;arma. Da questo momento in poi, gli uomini dovranno lottare in nome di un istinto tanto ancestrale quanto sopito, che la pubblicità e la politica hanno insegnato a dimenticare: la sopravvivenza. Degli alieni venuti da chissà dove stanno attaccando la terra, e quello che hanno in serbo per l&#8217;umanità farà sembrare un sollievo la morte istantanea garantita dalla neve. Così comincia il lavoro di Oesterheld, il primo vero <em>survival</em> nella storia del fumetto. Ogni opera successiva al &#8217;59 che abbia come soggetto le vicende di sopravvissuti di fronte alla fine del mondo deve dunque allo sceneggiatore argentino il merito di aver sfruttato per primo questa idea. Viene da pensare che Oesterheld abbia avuto i giusti occhi per vedere quello che stava accadendo nel suo paese, riuscendo ad imprigionare sulla carta quei demoni che  osservava correre nelle strade. Non serve certo leggere i saggi introduttivi, peraltro interessanti dal punto di vista storico e bibliografico, per capire che questa opera è una grande metafora della dittatura militare guidata da Videla, che attanagliò il paese tra il &#8217;76 e l&#8217;81. Gli uomini che cadono in mano agli invasori vengono trasformati in succubi soldati privi di coscienza,  le creature alleate con gli alieni sono controllati grazie alla dominazione della loro paura, i superstiti sono vittima di costanti allucinazioni indotte dal nemico per confondere e dividere.  In questo senso, risulta commovente vedere come ogni resistenza venga spezzata, ogni tentativo da parte umana si concluda con un fallimento a costo di gravi perdite. Tuttavia, l&#8217;umanità rimane. Ci si aiuta a vicenda, si cerca di trovare una comunione di intenti da contrapporre al nemico comunque troppo forte, dotato di tecnologie superiori e di un controllo sulla massa impossibile da contrastare. A mio parere, questo è anche il messaggio fondamentale che Oesterheld ha voluto lasciare con la sua opera, lungi dall&#8217;essere una mera storia di apocalisse fantascientifica simile a quelle che costellano il panorama degli anni &#8217;50. La realtà storica che prese forma due decenni più tardi è la più concreta testimonianza di come quello che si identifica come “finzione” sia, a tratti, più simile al vero che non la realtà stessa, che viene mistificata e resa immacolata, proprio là dove essa è più tragica. Un po&#8217; come quella neve dalla quale tutto ha inizio, che sotto un manto di candore nasconde la morte. Questa dinamica non deve essere sfuggita alla dittatura, che un anno dopo il suo insediamento si preoccupa di eliminare Oesterheld. Egli, assieme alle quattro figlie, è parte di quella muta schiera di desaparecidos che le madri ancora piangono in Plaza de Mayo, il loro cimitero simbolico. Rimane la sua testimonianza, il suo occhio aperto sull&#8217;Argentina che si avviava verso l&#8217;orrore, il suo richiamo all&#8217;umanità contro la barbarie. Non resta che augurarsi che il messaggio che ha voluto lasciarci resti vivo, nel caso cominciasse a nevicare anche da noi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;eternauta&#8221;</strong> di Héctor Oesterheld<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8896573270/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8896573270&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da 001 Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 380  &#8211;  euro 40</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://riccardomotti.wordpress.com/" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><em><br />
</em></div>
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