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	<title>Scritti da Voi &#187; einaudi | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Una donna spezzata&#8221; di Simone de Beauvoir (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2014 16:21:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In “Una donna spezzata” Simone de Beauvoir raccoglie la testimonianza di tre figure femminili, ma al tempo stesso dà voce a tante altre donne che possono rispecchiarsi nel dramma delle protagoniste. L’autrice, che di fatto è una delle maggiori rappresentati del femminismo letterario occidentale, riesce a dare corpo alle inquietudini e alle difficoltà di essere donna, madre, moglie e tutto quello che, negli anni 60 così come oggi, siamo chiamate ad essere. Tre storie diverse quindi ma unite da un filo conduttore comune, ovvero la femminilità, non in quanto arte seduzione come comunemente intesa ma in quanto essenza del genere femminile appunto. Tutte le storie sono raccontate in prima persona. La prima a parlare è Monique: dopo aver dedicato la sua vita alla famiglia scopre che il marito la tradisce e rimette in discussione il suo ruolo di moglie e di mamma. Nel suo diario inizia a valutare se stessa per come gli altri la considerano e non per come ha sempre creduto di essere. Accetta di condividere Maurice con la sua amante, inizialmente per convinzione che una sbandata non possa mettere in discussione 25 anni di matrimonio, poi per paura di restare sola. La seconda storia è raccontata dalla [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806179535/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806179535&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3160" title="compra &quot;Una donna spezzata&quot; di Simone de Beauvoir (Einaudi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/06/31kLbrcBlTL._.jpg" alt="einaudi una donna spezzata de beauvoir" width="190" height="307" /></a>In <strong>“Una donna spezzata”</strong> <em>Simone de Beauvoir</em> raccoglie la testimonianza di tre figure femminili, ma al tempo stesso dà voce a tante altre donne che possono rispecchiarsi nel dramma delle protagoniste. L’autrice, che di fatto è una delle maggiori rappresentati del femminismo letterario occidentale, riesce a dare corpo alle inquietudini e alle difficoltà di essere donna, madre, moglie e tutto quello che, negli anni 60 così come oggi, siamo chiamate ad essere. Tre storie diverse quindi ma unite da un filo conduttore comune, ovvero la femminilità, non in quanto arte seduzione come comunemente intesa ma in quanto essenza del genere femminile appunto. Tutte le storie sono raccontate in prima persona. La prima a parlare è Monique: dopo aver dedicato la sua vita alla famiglia scopre che il marito la tradisce e rimette in discussione il suo ruolo di moglie e di mamma. Nel suo diario inizia a valutare se stessa per come gli altri la considerano e non per come ha sempre creduto di essere. Accetta di condividere Maurice con la sua amante, inizialmente per convinzione che una sbandata non possa mettere in discussione 25 anni di matrimonio, poi per paura di restare sola. La seconda storia è raccontata dalla madre di Philippe, delusa dal figlio che, a suo dire, si è lasciato soggiogare dalla praticità della moglie abbandonando valori e tradizioni in nome di convenienza e carriera. Un tradimento generazionale non meno grave di quello coniugale. Se Monique è pronta a psicanalizzare i suoi errori, la seconda protagonista rifiuta di mettersi in discussione facendo appello a valori universali che non possono essere traditi per nessun motivo. Ma quale essere umano nella vita non scende al compromesso? Nel terzo capitolo il tono si fa violento e torrenziale, a tratti si fa fatica a seguire il filo del monologo che appare un flusso di (in)coscienza. L’ultima protagonista è infatti Murielle, condannata alla follia da due matrimoni falliti e soprattutto dal suicidio della figlia. Nei tra ritratti scopriamo <em>una donna spezzata</em>, che è quella che, avendo vissuto per gli altri, un giorno perde tutto e deve reinventarsi. Perché, in fondo, &#8220;<em>n</em><em>on si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi</em>&#8220;.</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Una donna spezzata&#8221;</strong> di Simone de Beauvoir<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806179535/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806179535&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Einaudi</p>
<p>pp. 256  &#8211;  euro 11</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessandra-de-angelis/" target="_self">Recensione di Alessandra De Angelis</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Nemico, amico, amante&#8230;&#8221; di Alice Munro (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 23:30:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alice Munro, Premio Nobel per la Letteratura 2013, ci consegna nove racconti di figure femminili in diverse età dell&#8217;esistenza umana: si parte dall&#8217;infanzia per attraversare la giovinezza e la maturità e giungere poi alla sua decadenza. Sono tutte storie che vertono sui rapporti familiari o affettivi: compagni di giochi legati da un affetto fanciullesco, mariti e mogli, cugine, sorelle. È la prospettiva femminile che rende però tutto diverso: c&#8217;è una sensibilità al particolare che permea ogni azione o ogni intimo pensiero e che dà calore anche ai fatti più banali. Vicende ordinarie acquistano un peso straordinario per le conseguenze  che scatenano a livello emotivo sui personaggi e allo stesso tempo sul lettore che viene catapultato un turbinio di sensazioni. Con uno stile apparentemente semplice ma indubbiamente efficace, l&#8217;autrice mette i vari personaggi di fronte a scelte ardue, dolorose, talvolta egoistiche ma di gran peso nelle vite proprie e altrui. In ciascun racconto il lettore ha l&#8217;opportunità di affacciarsi su scorci umani anche da lui già vissuti o potenzialmente futuri, scatenando così tempeste emotive di grande potenza. L&#8217;ultimo racconto, &#8220;The bear came over the mountain&#8221;, a mio giudizio il più toccante, affronta il tema della vecchiaia e della demenza senile con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806174681/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806174681&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2941" title="compra &quot;Nemico, amico, amante...&quot; di Alice Munro (Einaudi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/41-6eonPhcL._SY445_.jpg" alt="amante amico, nemico alice munro einaudi" width="190" height="294" /></a>Alice Munro</em>, Premio Nobel per la Letteratura 2013, ci consegna nove racconti di figure femminili in diverse età dell&#8217;esistenza umana: si parte dall&#8217;infanzia per attraversare la giovinezza e la maturità e giungere poi alla sua decadenza. Sono tutte storie che vertono sui rapporti familiari o affettivi: compagni di giochi legati da un affetto fanciullesco, mariti e mogli, cugine, sorelle. È la prospettiva femminile che rende però tutto diverso: c&#8217;è una sensibilità al particolare che permea ogni azione o ogni intimo pensiero e che dà calore anche ai fatti più banali. Vicende ordinarie acquistano un peso straordinario per le conseguenze  che scatenano a livello emotivo sui personaggi e allo stesso tempo sul lettore che viene catapultato un turbinio di sensazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con uno stile apparentemente semplice ma indubbiamente efficace, l&#8217;autrice mette i vari personaggi di fronte a scelte ardue, dolorose, talvolta egoistiche ma di gran peso nelle vite proprie e altrui. In ciascun racconto il lettore ha l&#8217;opportunità di affacciarsi su scorci umani anche da lui già vissuti o potenzialmente futuri, scatenando così tempeste emotive di grande potenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo racconto, <em>&#8220;</em><em>The bear came over the mountain&#8221;</em>, a mio giudizio il più toccante, affronta il tema della vecchiaia e della demenza senile con una tenerezza scioccante, da riuscire addirittura a condizionare il nostro rapporto con noi stessi e con i nostri cari. È inevitabile che si arrivi a mettere in dubbio i nostri stessi rapporti: dopo aver condiviso un&#8217;intera vita con la persona che amiamo chi ci assicura che concluderemo coerentemente le nostre esistenze? E se noi o il nostro compagno ci dimenticassimo di tutto ciò che è stato per colpa dell&#8217;Alzheimer? Dopo aver letto <strong>&#8220;Nemico, amico, amante&#8230;&#8221;</strong>, questo doloroso dubbio si insinuerà nel lettore e non lo abbonderà più.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Nemico, amico, amante&#8230;&#8221;</strong> di Alice Munro<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806174681/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806174681&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Einaudi</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 315  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/irene-gherardotti/" target="_self">Recensione di Irene Gherardotti</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;La giornata d&#8217;uno scrutatore&#8221; di Italo Calvino (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2013 15:02:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;La giornata d’uno scrutatore&#8221; racconta l’esperienza di Amerigo Ormea, affiliato al partito comunista, all’interno del seggio di un istituto episcopale per minorati, storpi e anziani, durante le elezioni amministrative del 1953. Amerigo capisce da subito che il suo scopo sarà quello di impedire che il personale religioso dirotti verso la Democrazia Cristiana la scelta di persone incapaci di intendere e di volere, arrivando perfino a votare al loro posto. Con il passare delle ore, l’uomo verrà a conoscenza di un nuovo mondo (voluta quindi la scelta del nome Amerigo, connesso allo scopritore delle Americhe, Vespucci) e dovrà riconsiderare il suo bagaglio di valori e credo morali. In Italo Calvino l’osservazione e il tema dello sguardo come strumento indagatore sono una costante, ma Amerigo è il personaggio che presenta con più spiccato vigore le caratteristiche dell’osservatore. Amerigo è uno scrutatore, termine indicante un particolare tipo di osservazione; non una fugace occhiata a cose note, ma un guardare scrupoloso, attento, rallentato, a una realtà oscura e difficile da intellègere. E questa realtà è rappresentata sia da uno spazio di confine, di margine, come il Cottolengo, diaframmatico perché penetrabile, sia uno esteso a mondo, la cui superficie in continuo divenire è oggetto attento [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804379898/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804379898&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2897" title="compra &quot;La giornata di uno scrutatore&quot; di Italo Calvino (Einaudi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/9788804379898-la-giornata-d-uno-scrutatore.jpg" alt="einaudi la giornata di uno scrutatore calvino italo" width="190" height="326" /></a></em><strong>&#8220;La giornata d’uno scrutatore&#8221;</strong> racconta l’esperienza di Amerigo Ormea, affiliato al partito comunista, all’interno del seggio di un istituto episcopale per minorati, storpi e anziani, durante le elezioni amministrative del 1953. Amerigo capisce da subito che il suo scopo sarà quello di impedire che il personale religioso dirotti verso la Democrazia Cristiana la scelta di persone incapaci di intendere e di volere, arrivando perfino a votare al loro posto. Con il passare delle ore, l’uomo verrà a conoscenza di un nuovo mondo (voluta quindi la scelta del nome Amerigo, connesso allo scopritore delle Americhe, Vespucci) e dovrà riconsiderare il suo bagaglio di valori e credo morali.</p>
<p style="text-align: justify;">In <em>Italo Calvino</em> l’osservazione e il tema dello sguardo come strumento indagatore sono una costante, ma Amerigo è il personaggio che presenta con più spiccato vigore le caratteristiche dell’osservatore. Amerigo è uno scrutatore, termine indicante un particolare tipo di osservazione; non una fugace occhiata a cose note, ma un guardare scrupoloso, attento, rallentato, a una realtà oscura e difficile da intellègere. E questa realtà è rappresentata sia da uno spazio di confine, di margine, come il Cottolengo, diaframmatico perché penetrabile, sia uno esteso a mondo, la cui superficie in continuo divenire è oggetto attento dell’occhio calviniano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora, Amerigo Ormea è scrutatore totale, sia delle schede del seggio sia della realtà che lo circonda; questa particolare posizione lo costringere a confrontare in continuazione e con una certa dose di ossessiva ricorrenza le situazioni che gli si palesano di fronte e il proprio credo morale e politico. Pur partendo come personaggio passivo, un guardiano della legalità, Amerigo si rivela, proprio grazie all’osservazione, un carattere attivo, continuamente arrovellato su diatribe interne riguardo a moralità, realtà delle cose e vita sociale. Amerigo arriva al seggio prevenuto ma durante le ore passata al Cottolengo il dubbio di essere realmente nel giusto lo assale e, circondato dalle granitiche convinzioni degli altri scrutatori, delle suore e dei degenti, trova le risposte non nelle attività razionali, ma nella comunicazione non verbale, fatta di ansimi, tremori o sguardi, come quello tra un padre che snocciola frutta secca per il figlio handicappato.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sguardo mutato al mondo investe anche le strutture grammaticali, capovolgendole di conseguenza. Le parentetiche per esempio assurgono a luogo di discernimenti dapprima soggettivi e in seguito oggettivo-narrativi; all’ottenimento di tale scopo va annoverato anche l’abbandono della lingua diafana e cristallina.<em> La giornata d’uno scrutatore</em> si staglia infatti tra le opere di Calvino per un’inedita forma stilistica; nonostante siano presenti elementi riconducibili alla sua penna, quali la vicinanza al parlato (con l’uso di elisioni e parole apocopate), l’autore opera attraverso una massiccia costruzione ipotattica della pagina, gonfiata con subordinate che crepano la prosa tipicamente lineare dell’autore, e l’inserzione di parentetiche, contenenti pensieri che scorrono paralleli alla vicenda, in una reiterata sensazione di simultaneità. Calvino ha voluto sperimentare con una forma espressionistica di narrazione, una scrittura frantumata, a tratti appena abbozzata, contestualizzando il luogo e i personaggi, esseri menomati e incompleti, che si rivedono nella resa della prosa, vicina al “non-finito” michelangiolesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutto questo non deve trarre in inganno il lettore: Calvino mischia sapientemente i piani e imbastisce una storia a tratti leggera, umoristica nei suoi anfratti più inaspettati, comica nelle situazioni che ci presenta e calda, nel senso più emotivo del termine. La ricerca seriosa e intellettuale simboleggiata dal nome, Amerigo, convive con quella affettiva e umana del cognome, Ormea, che altro non è che l’anagramma della parola “Amore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, Calvino intrattiene e fa pensare, parla di aborto, di morale, di civiltà e democrazia mostrando i battibecchi tra scrutatori e conducendo in punta di pennino una storia che incanta e commuove, ci fa indignare e subito dopo sentirci in colpa per aver osato tanto, ribalte le prospettiva e spiega, nel mondo più semplice possibile, che la verità e la ragione non sono cose di questo mondo, che il compromesso &#8211; volente o nolente &#8211; non è il peggiore dei mali.</p>
<p>.</p>
<p><strong>&#8220;La giornata d&#8217;uno scrutatore&#8221;</strong> di Italo Calvino<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804379898/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804379898&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Einaudi</p>
<p>pp. 98  &#8211;  euro 9</p>
<p>.</p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/andrea-fiamma/" target="_self">Recensione di Andrea Fiamma</a></p>
<p>.</p>
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		<title>&#8220;La scopa del sistema&#8221; di David Foster Wallace (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2013 10:14:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con la sua morte nel 2008 ─ inattesa, lacerante, terribilmente prematura ─ Wallace ha lasciato sgomenti le sue schiere di ammiratori (cui si sono presto aggiunte, come era inevitabile, moltitudini di adoratori, per così dire, “post-mortem”). Ma invece di lasciarsi risucchiare nel vortice delle pubblicazioni postume, conviene andarsi a rileggere il “vecchio” DFW. A partire magari proprio da “La scopa del sistema”, primo romanzo pubblicato dall’allora 25enne americano (il romanzo uscì nel 1987 ed era ispirato alla sua tesi universitaria). Un libro che ha fatto gridare al miracolo la critica e lanciato l’imberbe scrittore di Ithaca direttamente nell’olimpo dei grandi della letteratura. Il dato anagrafico, in questo caso, non è un elemento trascurabile. A 25 anni, l’età in cui normalmente un giovane, quando va bene, si barcamena con l’università, Wallace si baloccava con la sua seconda laurea in Filosofia e buttava giù un racconto del genere. Così, come un adolescente può scrivere poesie da chiudere poi pudicamente nel cassetto, lui dava vita a questo romanzo pazzesco dove già si trovano, in nuce, i principali spunti della sua poetica. L’ironia, la follia, il surreale, la schizofrenia della modernità vista con gli occhi di un ragazzo che di lì a poco sarebbe [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806211978/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806211978&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21&quot;" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2873" title="compra &quot;La scopa del sistema&quot; di David Foster Wallace (Einaudi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Wallace.jpeg" alt="scopa sistema david foster wallace einaudi" width="190" height="294" /></a>Con la sua morte nel 2008 ─ inattesa, lacerante, terribilmente prematura ─ Wallace ha lasciato sgomenti le sue schiere di ammiratori (cui si sono presto aggiunte, come era inevitabile, moltitudini di adoratori, per così dire, “post-mortem”).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma invece di lasciarsi risucchiare nel vortice delle pubblicazioni postume, conviene andarsi a rileggere il “vecchio” DFW. A partire magari proprio da <strong>“La scopa del sistema”</strong>, primo romanzo pubblicato dall’allora 25enne americano (il romanzo uscì nel 1987 ed era ispirato alla sua tesi universitaria). Un libro che ha fatto gridare al miracolo la critica e lanciato l’imberbe scrittore di Ithaca direttamente nell’olimpo dei grandi della letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dato anagrafico, in questo caso, non è un elemento trascurabile. A 25 anni, l’età in cui normalmente un giovane, quando va bene, si barcamena con l’università, Wallace si baloccava con la sua seconda laurea in Filosofia e buttava giù un racconto del genere. Così, come un adolescente può scrivere poesie da chiudere poi pudicamente nel cassetto, lui dava vita a questo romanzo pazzesco dove già si trovano, in nuce, i principali spunti della sua poetica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ironia, la follia, il surreale, la schizofrenia della modernità vista con gli occhi di un ragazzo che di lì a poco sarebbe divenuto il precursore della post-modernità letteraria, aprendo una strada oggi affollata di epigoni più o meno degni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Anche lo stile, acerbo in alcuni passaggi, è già il suo: macchinoso, compiaciuto, cerebrale, paranoico. La lettura, come è nella cifra di DFW, si sostanzia in un atto d’amore del lettore, che ben volentieri (di solito) si sottopone alla faticaccia intellettuale di star dietro al poderoso turbinio della sua mente. Una competizione tesa fino all’estremo con la logica e la tenuta della lingua.</span></p>
<p style="text-align: justify;">La trama? Intricata e inesplicabile, come sempre. E come sempre affidata ad un caleidoscopio di personaggi e situazioni del quale è arduo (e forse inutile) ricostruire il filo. Basti accennare che c’è di mezzo una vecchina scappata dall’ospizio portandosi dietro 25 sodali, la pronipote Lenore che si mette sulle sue tracce, un pappagallo predicatore che va in onda su un canale tv religioso, un ingegnere bulimico e un capo ufficio frustrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi conosce e ama Wallace sa che la trama non è che una sovrastruttura, un pretesto per lanciarsi in un’avventura che va vissuta appieno, senza condizionamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">È una palestra impegnativa, che si può amare oppure odiare con la stessa intensità. Ma che certamente non lascia, né mai lascerà, indifferenti.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;La scopa del sistema&#8221;</strong> di David Foster Wallace<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806211978/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806211978&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21&quot;" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Einaudi</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 533  &#8211;  euro 15</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>&#8220;Atlante occidentale&#8221; di Daniele Del Giudice (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2013 11:56:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un fallimento, uno scontro tra aerei, dà inizio all’amicizia tra Pietro Brahe, ricercatore impegnato a studiare gli effetti dell’acceleratore di particelle nei laboratori del CERN, e Ira Epstein, enigmatico scrittore alle soglie del premio Nobel, ormai stancatosi della propria attività intellettuale e alla ricerca di un superamento della forma apparente. I due non potrebbero essere più diversi, scienza e letteratura, testa e cuore, eppure il rapporto che scaturirà da quel banale incidente tra aeroplani cambierà la vita di entrambi. Pubblicato nel 1985, ma quanto mai attuale ancor oggi, &#8220;Atlante occidentale&#8221; rappresenta una punto di rottura con il resto del panorama letterario, per stile e contenuti, presentando un argomento inedito e altamente tecnico, sconosciuto alle pagine gonfie d’umanesimo e storicismo della letteratura italiana. Fisica e letteratura, metafisica e metaletteratura. I fili si intrecciano in una trama fitta di rimandi al volo, passione in seguito sviscerata da Del Giudice in &#8220;Staccando l’ombra da terra&#8221;, &#8220;Mania&#8221; e negli articoli di &#8220;In questa luce&#8221;, e alla scrittura. Un tema, quello della riflessione sullo scrivere, che l’autore romano aveva già affrontato nel libro d’esordio, &#8220;Lo stadio di Wimbledon&#8221; (dove l’impossibilità, la resa, di fronte al raccontare diventa materia di un libro, in un perpetuo paradosso [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199447/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199447&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2765" title="atlante occidentale daniele del giudice einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/41nTVd2euKL._.jpg" alt="einaudi del giudice atlante occidentale" width="190" height="307" /></a>Un fallimento, uno scontro tra aerei, dà inizio all’amicizia tra Pietro Brahe, ricercatore impegnato a studiare gli effetti dell’acceleratore di particelle nei laboratori del CERN, e Ira Epstein, enigmatico scrittore alle soglie del premio Nobel, ormai stancatosi della propria attività intellettuale e alla ricerca di un superamento della forma apparente. I due non potrebbero essere più diversi, scienza e letteratura, testa e cuore, eppure il rapporto che scaturirà da quel banale incidente tra aeroplani cambierà la vita di entrambi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Pubblicato nel 1985, ma quanto mai attuale ancor oggi, <strong>&#8220;Atlante occidentale&#8221;</strong> rappresenta una punto di rottura con il resto del panorama letterario, per stile e contenuti, presentando un argomento inedito e altamente tecnico, sconosciuto alle pagine gonfie d’umanesimo e storicismo della letteratura italiana.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Fisica e letteratura, metafisica e metaletteratura. I fili si intrecciano in una trama fitta di rimandi al volo, passione in seguito sviscerata da <em>Del Giudice</em> in <em>&#8220;Staccando l’ombra da terra&#8221;</em>, <em>&#8220;Mania&#8221;</em> e negli articoli di <em>&#8220;In questa luce&#8221;</em>, e alla scrittura. Un tema, quello della riflessione sullo scrivere, che l’autore romano aveva già affrontato nel libro d’esordio, <em>&#8220;Lo stadio di Wimbledon&#8221;</em> (dove l’impossibilità, la resa, di fronte al raccontare diventa materia di un libro, in un perpetuo paradosso circolare), qui superato grazie a un’impostazione più narrativa e immediata, ma non per questo più semplice &#8211; complice anche la grande quantità di discorsi tecnici. Se, infatti, <em>&#8220;Lo stadio di Wimbledon&#8221;</em> peccava di un’inconsistenza che allo stesso tempo era il suo punto di forza, <em>&#8220;Atlante occidentale&#8221;</em> tratteggia con mano ferma un arco narrativo compiuto, dove è possibile scorgere uno sviluppo, una crescita, un’appagante senso di compiutezza interna al libro.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Immutato lo stile, etereo e luminoso, raffinato ma non stucchevole, povero di aggettivi ma ricco per varietà di strutture e snodi frasali che donano guizzo e agilità alla prosa (non è un caso che il libro sia lungo poco più di 170 pagine). Alternando le riflessioni sull’argomento a passaggi più leggeri, Del Giudice mostra una spiccata abilità nel rendere incalzante anche una semplice discussione su quanto spazio spetti a uno scienziato, ospite dei laboratori.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Su tutto, la precisione sembra eleggersi ad assioma principale: le pagine sono fitte di lemmi tecnici, di linguaggi settoriali che restituiscono, da una parte, un’immediata veridicità, e dall’altra un senso di specificità ed esattezza. Impara la lezione di Calvino, padre di una scrittura tersa e cristallina per senso e scopo, Del Giudice si concede però anche qualche esperimento &#8211; alla maniera dei personaggi che popolano l’opera, impegnati a scoprire una nuova realtà scientifica &#8211; nel campo della lingua: spesso le frasi presentando più tempi verbali, un passato prossimo e un passato remoto, un presente e un passato insieme, creando un effetto vibrato, di continuo passaggio diaframmatico da una realtà all’altra, proprio come le particelle che si muovono nell’acceleratore di Ginevra.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Si crea quindi una forte compattezza, un’unione di intenti tra stile e contenuto, entrambi impegnati a raccontare la nascita di nuovi oggetti conseguente alla scoperta delle particelle sub-atomiche. Nuovi oggetti, letterari e fisici, che andranno a formare nuove mappe, nuovi atlanti, su cui segnare il percorso dell&#8217;uomo verso l&#8217;ignoto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Atlante occidentale</em> non vuole tuttavia essere un apripista, non vuole imporre o costringere modelli da seguire, perché, come ricorda Epstein, la cosa più importante di un’esperienza non è scriverne, raccontarla, spiegarla. L’importante è provarne il sentimento.</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Atlante occidentale&#8221;</strong> di Daniele Del Giudice<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199447/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199447&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 170  &#8211;  euro 11</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/andrea-fiamma/" target="_self">Recensione di Andrea Fiamma</a></div>
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<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>&#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221; di Goliarda Sapienza (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 11:28:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono libri che diventano parte di te, che penetrano dentro la tua vita, nei tuoi pensieri, che ti ispirano e ti guidano: &#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221; è uno di questi. Il romanzo di Goliarda Sapienza si insinua perfettamente in quell&#8217;angolo nascosto della nostra coscienza nel quale il bene e il male si confondono e le certezze vacillano di fronte all&#8217;istinto, ad una morale non contaminata da regole e precetti. Goliarda ci racconta la vita di una donna, Modesta, che si ritrova a vivere nella Sicilia di inizio secolo, e forse solo in quella società arretrata e maschilista poteva inserirsi questo personaggio fuori dalle righe che si contrappone all&#8217;ipocrisia del conformismo trasformando in forza le proprie debolezze e imperfezioni. La protagonista impara l’arte della gioia da ogni sofferenza che vive, dai dolori che le passano accanto. Si abbandona totalmente al sentimento passando molto spesso attraverso il male, il peccato e il proibito, senza però mai perdere la dignità. Modesta rappresenta una donna nuova, moderna che non cede a compromessi fino ad arrivare a essere considerata sconveniente, amorale. Il suo sguardo sul mondo è così intriso dalla consapevolezza del diritto e della necessità di essere solo se stesse da risultare spesso disarmante [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199609/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199609&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2756 alignleft" title="arte della gioia goliarda sapienza einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/9788858400258.jpg" alt="sapienza arte gioia einaudi" width="190" height="293" /></a>Ci sono libri che diventano parte di te, che penetrano dentro la tua vita, nei tuoi pensieri, che ti ispirano e ti guidano: <strong>&#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221;</strong> è uno di questi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il romanzo di <em>Goliarda Sapienza</em> si insinua perfettamente in quell&#8217;angolo nascosto della nostra coscienza nel quale il bene e il male si confondono e le certezze vacillano di fronte all&#8217;istinto, ad una morale non contaminata da regole e precetti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Goliarda ci racconta la vita di una donna, Modesta, che si ritrova a vivere nella Sicilia di inizio secolo, e forse solo in quella società arretrata e maschilista poteva inserirsi questo personaggio fuori dalle righe che si contrappone all&#8217;ipocrisia del conformismo trasformando in forza le proprie debolezze e imperfezioni.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La protagonista impara l’arte della gioia da ogni sofferenza che vive, dai dolori che le passano accanto. Si abbandona totalmente al sentimento passando molto spesso attraverso il male, il peccato e il proibito, senza però mai perdere la dignità. Modesta rappresenta una donna nuova, moderna che non cede a compromessi fino ad arrivare a essere considerata sconveniente, amorale. Il suo sguardo sul mondo è così intriso dalla consapevolezza del diritto e della necessità di essere solo se stesse da risultare spesso disarmante e anche di fronte alla violenza più feroce, che arriva allo stupro e all&#8217;omicidio, Modesta reagisce e a testa alta.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Questo libro non è solo la storia quasi epica di una bambina che diventa donna ma anche il viaggio in una Sicilia e in un&#8217;Italia investita nell&#8217;arco del romanzo dal fascismo, dalle guerre, dalla nascita del comunismo e del socialismo, dall’emancipazione della donna e dalla liberazione sessuale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Goliarda ha scritto questo romanzo per quasi metà della sua vita e in un certo senso è stato la sua maledizione tanto che l&#8217;ha ridotta in povertà assoluta e l&#8217;ha costretta anche in galera. Nessun editore ebbe il coraggio di pubblicarlo e come spesso accade solo dopo la sua morte e fuori dall&#8217;Italia trovò il meritato successo. E noi ora, dopo quasi mezzo secolo, abbiamo il piacere di scoprirlo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Tutte le donne dovrebbero leggere questo libro, ma sopratutto gli uomini perché ciò che rimane, conclusa l&#8217;ultima pagina, è che è possibile essere donne accoglienti e sensuali, ma soprattutto libere.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221;</strong> di Goliarda Sapienza<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199609/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199609&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 550  &#8211;  euro 14,50</div>
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<div><a href="http://www.facebook.com/chiara.cecchin" target="_blank">Recensione di Chiara Cecchin</a></div>
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		<title>“A volte ritorno” di John Niven (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 14:52:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prendete un trentenne newyorkese terribilmente fascinoso e mettetelo in gara a un America’s got talent con ascolti da brivido in tutto il continente. Mettetegli una chitarra al collo, uno sguardo magnetico e una voce irresistibile. Metteteci anche che il nostro parla e predica di amore e fratellanza, proprio lì, nel tempio del consumismo e del business cinico e sfrenato. E seguite l’irresistibile ascesa del ragazzone, il successo, il suo folle tentativo di cambiare le regole del gioco; fino all’inevitabile patatrac finale, quando tutto sembra andare malamente a rotoli. Come la volta precedente del resto… Già perché, last ma decisamente not least, il trentenne in questione è niente di meno che Gesù. Quello vero eh, mica un “Jesus” sudamericano qualunque. Proprio il figlio di Dio, mandato una seconda volta sulla Terra per cercare di salvare il salvabile di un pianeta che se ne va allegramente a rotoli. Il fatto è che, dopo le fatiche della prima missione, il Padreterno si era concesso qualche giorno di riposo per andare a pescare. Ma siccome i giorni celesti equivalgono a secoli terrestri, ecco che il poveretto, al suo ritorno, scopre che quel semplice comandamento che aveva provato a lanciare il figliolo (“Fate i bravi”. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0075FBG5Q/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B0075FBG5Q&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2666" title="a volte ritorno john niven einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/a-volte-ritorno.jpg" alt="niven a volte ritorno einaudi" width="190" height="299" /></a>Prendete un trentenne newyorkese terribilmente fascinoso e mettetelo in gara a un <em>America’s got talent</em> con ascolti da brivido in tutto il continente. Mettetegli una chitarra al collo, uno sguardo magnetico e una voce irresistibile. Metteteci anche che il nostro parla e predica di amore e fratellanza, proprio lì, nel tempio del consumismo e del business cinico e sfrenato. E seguite l’irresistibile ascesa del ragazzone, il successo, il suo folle tentativo di cambiare le regole del gioco; fino all’inevitabile patatrac finale, quando tutto sembra andare malamente a rotoli.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Come la volta precedente del resto…</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Già perché, <em>last</em> ma decisamente <em>not least</em>, il trentenne in questione è niente di meno che Gesù.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quello vero eh, mica un <em>“Jesus”</em> sudamericano qualunque.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Proprio il figlio di Dio, mandato una seconda volta sulla Terra per cercare di salvare il salvabile di un pianeta che se ne va allegramente a rotoli.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il fatto è che, dopo le fatiche della prima missione, il Padreterno si era concesso qualche giorno di riposo per andare a pescare. Ma siccome i giorni celesti equivalgono a secoli terrestri, ecco che il poveretto, al suo ritorno, scopre che quel semplice comandamento che aveva provato a lanciare il figliolo (<em>“Fate i bravi”</em>. Splendido) è stato frainteso, violato, negato, rielaborato e riadattato in tutti i modi possibili. Con le conseguenze che sappiamo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È un libro davvero strano questo del giornalista e scrittore scozzese.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Parte male, anzi malissimo, con una sfilata di demenziali luoghi comuni (tipo appunto il Padreterno che va a pesca due giorni, torna e sono passati due millenni. Ma c’è anche Jesus che schitarra nei cieli con Jimi Hendrix, Hitler che serve ai tavoli nel ristorante infernale di Lucifero e diverse altre cosucce non proprio esaltanti). Insomma bisogna buttarne giù un po’ prima che la storia ingrani davvero.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma poi, non appena si cominciano a seguire le vicende in stile <em>flower power</em> del moderno JC, per quanto bizzarro possa apparire, ci si ritrova incollati alla pagina fino al funambolico finale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In un susseguirsi di vicende surreali, peraltro farcite qua e là di una morale post new-age un tanto al chilo che in condizioni normali farebbe chiudere il libro di corsa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E invece, come detto, il libro si legge, si gusta e si fa perdonare quasi tutto, tanto che è difficile chiuderlo senza ritrovarsi con un sorriso beota sulle labbra. Miracolo?</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 10px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 11px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div><strong>&#8220;A volte ritorno&#8221;</strong> di John Niven<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0075FBG5Q/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B0075FBG5Q&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 381  &#8211;  euro 19</div>
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<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
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		<title>&#8220;Fisica quantistica della vita quotidiana&#8221; di Piergiorgio Paterlini (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2013 14:13:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si fa presto a dire racconti brevi. Quelli di Paterlini sono fulminanti. Brevissimi al limite della provocazione. Una pagina. Mezza. Due righe. Tre parole. Un’emoticon. E se sotto una certa soglia è difficile non pensare allo sberleffo intellettuale (Titolo: Exit. Svolgimento: “Spense la luce”. Titolo: Ti amo. Svolgimento: “Anch’io”), nelle poche righe che compongono la stragrande maggioranza dei 101 racconti di questa raccolta si coglie in pieno l’ingegno e la potenza espressiva del giornalista co-fondatore del mitico Cuore. In molti casi l’autore gioca sull’effetto sorpresa, rovesciando la prospettiva del racconto sul finale. L’amplesso descritto con dovizia di particolari, che si scopre essere invece un’esecuzione al violino. La discussione accesa di un uomo con quello che si rivela essere la sua immagine riflessa nello specchio. La morte sulla sedia elettrica di un uomo che è in realtà un povero rospo torturato da ragazzini. Lo tsunami visto da una formica. E così via. In altri casi invece, entro lo spazio angusto di una paginetta, Paterlini riesce ad evocare un mondo intero di sensazioni, emozioni, dolori e sconfitte. E lo fa attraversando con disinvoltura tutti i generi possibili: dalla fantascienza al thriller, dal giallo alla storia d’amore. Passando dall’umorismo al surrealismo, dal post-realismo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806214098/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806214098&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2647" title="Paterlini" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/Paterlini.jpg" alt="" width="190" height="282" /></a>Si fa presto a dire racconti brevi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quelli di <strong>Paterlini</strong> sono fulminanti. Brevissimi al limite della provocazione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Una pagina. Mezza. Due righe. Tre parole. Un’emoticon.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E se sotto una certa soglia è difficile non pensare allo sberleffo intellettuale (Titolo: Exit. Svolgimento: <em>“Spense la luce”</em>. Titolo: Ti amo. Svolgimento: <em>“Anch’io”</em>), nelle poche righe che compongono la stragrande maggioranza dei 101 racconti di questa raccolta si coglie in pieno l’ingegno e la potenza espressiva del giornalista co-fondatore del mitico Cuore.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In molti casi l’autore gioca sull’effetto sorpresa, rovesciando la prospettiva del racconto sul finale. L’amplesso descritto con dovizia di particolari, che si scopre essere invece un’esecuzione al violino. La discussione accesa di un uomo con quello che si rivela essere la sua immagine riflessa nello specchio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La morte sulla sedia elettrica di un uomo che è in realtà un povero rospo torturato da ragazzini. Lo tsunami visto da una formica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E così via.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In altri casi invece, entro lo spazio angusto di una paginetta, Paterlini riesce ad evocare un mondo intero di sensazioni, emozioni, dolori e sconfitte. E lo fa attraversando con disinvoltura tutti i generi possibili: dalla fantascienza al thriller, dal giallo alla storia d’amore. Passando dall’umorismo al surrealismo, dal post-realismo all’iperrealismo. Sempre dando vita, con quella dote rara e meravigliosa che è saper raccontare per sottrazione, a uno spaccato maturo e palpabile di vicende umane.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Si soffre, ride, si ama e odia, ci si stupisce e indigna. Impossibile non cedere al vortice di emozioni che queste pagine riescono ad infondere nel lettore. Di qualunque tipo esso sia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Perché nascosta dietro al titolo freudiano volutamente ingannevole c’è l’arte della narrazione nella sua accezione più piena. Senza fronzoli, né abbellimenti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Solo le parole giuste messe al posto giusto e nel modo giusto.</div>
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<div><strong>&#8220;Fisica quantistica della vita quotidiana&#8221;</strong> di Piergiorgio Paterlini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806214098/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806214098&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 128  &#8211;  euro 13</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 10px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 11px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div>
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		<title>&#8220;Uomo invisibile&#8221; di Ralph Ellison (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jul 2013 11:16:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ralph Waldo Ellison (1914-1994) è uno scrittore statunitense poco noto in Italia: docente di letteratura americana, deve la sua fama letteraria a &#8220;Uomo invisibile&#8221;, romanzo da molti considerato uno dei vertici della letteratura afroamericana del Novecento e che valse al suo autore, all&#8217;esordio narrativo nel 1953, l&#8217;assegnazione del National Book Award. Ambientato approssimativamente negli anni &#8217;40, &#8220;Uomo invisibile&#8221; racconta in prima persona la graduale presa di coscienza di un afroamericano (volutamente anonimo, che assume così valore esemplare) della propria condizione di marginalità sociale. La struttura è quella d&#8217;un romanzo formativo: il protagonista, ingiustamente cacciato da un college per neri le cui pratiche educative perseguono apertamente l&#8217;obiettivo di indurre gli studenti al desiderio di somigliare all&#8217;uomo bianco, si ritrova solo, lontano dal paese d&#8217;origine, scaraventato in una tumultuosa New York dove inseguire il sogno americano del successo e dell&#8217;autorealizzazione. Quelle nutrite dal protagonista si rivelano però speranze velleitarie: senza lavoro né possibilità di pagarsi un alloggio, vittima e spettatore di continue ingiustizie, solo e circondato dall&#8217;indifferenza, egli si ritrova ai margini della società newyorkese, condividendo i disagi di tutta la comunità nera di Harlem. Il romanzo di Ellison si dimostra a questo punto capace di oltrepassare gli stretti confini della letteratura [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806195204/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806195204&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2639" title="uomo invisibile ralph waldo ellison einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/uomo-invisibile.jpg" alt="einaudi ellison uomo invisibile" width="190" height="310" /></a>Ralph Waldo Ellison</em> (1914-1994) è uno scrittore statunitense poco noto in Italia: docente di letteratura americana, deve la sua fama letteraria a <strong>&#8220;Uomo invisibile&#8221;</strong>, romanzo da molti considerato uno dei vertici della letteratura afroamericana del Novecento e che valse al suo autore, all&#8217;esordio narrativo nel 1953, l&#8217;assegnazione del National Book Award.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ambientato approssimativamente negli anni &#8217;40, &#8220;<em>Uomo invisibile&#8221;</em> racconta in prima persona la graduale presa di coscienza di un afroamericano (volutamente anonimo, che assume così valore esemplare) della propria condizione di marginalità sociale. La struttura è quella d&#8217;un romanzo formativo: il protagonista, ingiustamente cacciato da un college per neri le cui pratiche educative perseguono apertamente l&#8217;obiettivo di indurre gli studenti al desiderio di somigliare all&#8217;uomo bianco, si ritrova solo, lontano dal paese d&#8217;origine, scaraventato in una tumultuosa New York dove inseguire il sogno americano del successo e dell&#8217;autorealizzazione. Quelle nutrite dal protagonista si rivelano però speranze velleitarie: senza lavoro né possibilità di pagarsi un alloggio, vittima e spettatore di continue ingiustizie, solo e circondato dall&#8217;indifferenza, egli si ritrova ai margini della società newyorkese, condividendo i disagi di tutta la comunità nera di Harlem.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il romanzo di Ellison si dimostra a questo punto capace di oltrepassare gli stretti confini della letteratura afroamericana più tradizionale, saldamente ancorata alle tematiche della discriminazione e dell&#8217;odio razziale. L&#8217;<em>invisibilità</em> a cui si riferisce il titolo è infatti qualcosa che comprende e supera tutto ciò: essa si identifica con l&#8217;impossibilità per il protagonista di instaurare un qualsiasi rapporto sociale veritiero, nel quale poter affermare se stesso, senza essere piegato ai fini personali di chi gli sta di fronte oppure travisato da chi in lui vede solo una proiezione del proprio pensiero. <em>&#8220;Io sono invisibile semplicemente perché la gente si rifiuta di vedermi&#8221;</em>, egli afferma fin dal prologo: &#8220;quando gli altri si avvicinano, vedono solo quello che mi sta intorno, o se stessi, o delle invenzioni della loro fantasia, ogni e qualsiasi cosa, insomma, tranne me&#8221;. Quest&#8217;impossibilità di affermarsi come individuo sociale si riflette narrativamente nel turbamento piscologico del protagonista, che non smette mai di tormentarsi, oscillando continuamente tra la speranza illusoria di una piena integrazione e la delusione, la rabbia per le umiliazioni a cui l&#8217;esperienza ineluttabilmente lo condanna.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Proprio in questa continua autointerrogazione di sé messa in atto dal narratore si scorgono i tratti più interessanti ed originali dell&#8217;opera di Ellison: lungi dall&#8217;individuare un&#8217;unica strada che segni <em>“la soluzione”</em>, <em>&#8220;Uomo invisibile&#8221;</em> si distende come un&#8217;opera aperta e problematica, capace far riflettere sulla questione afroamericana (ma anche sulle tante altre forme di invisibilità del mondo contemporaneo) restituendone la complessità, tanto nei suoi manifesti aspetti sociali che nei più reconditi risvolti interiori e soggettivi dell&#8217;uomo. Impossibile trovare soluzioni univoche: l&#8217;educazione accademica, respingendo il protagonista, ha fallito; l&#8217;azione politica marxista, pur costituendo una tappa cruciale della sua maturazione, finirà per deluderlo profondamente, rivelandosi basata sui medesimi comportamenti meschini della società che essa intende rivoluzionare; e nemmeno la violenza indiscriminata propugnata dai nazionalisti neri – elemento che permea tutta la narrazione rimanendo latente, per poi deflagrare nel finale con la rivolta della comunità di Harlem (episodio che si rifà storicamente al riot del 1943) – si dimostrerà una via percorribile e fruttuosa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il drammatico percorso formativo parrebbe così sfociare in un pessimismo cosmico, tale da lasciare il protagonista privo di risposte. Ma è proprio da questa catena di sconfitte e umiliazioni che scaturisce un seme di speranza: è sufficiente infatti la consapevolezza stessa della propria invisibilità ad offrire un frammento di verità a cui aggrapparsi, tale da guidare il protagonista verso la scelta più dura e coraggiosa, quella di non rassegnarsi alla propria condizione ma resistere e ribellarsi ancora una volta, lottare e rialzare continuamente la testa, facendo così dell’invisibilità solo uno stadio temporaneo, un momento di raccoglimento e riflessione che precede il riscatto e il <em>“ritorno alla luce”</em>.</div>
<div>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div><strong>&#8220;Uomo invisibile&#8221;</strong> di Ralph Waldo Ellison<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806195204/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806195204&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>pubblicato da Einaudi</div>
<div>pp. 604  &#8211;  euro 24</div>
<div>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div><a href="http://www.facebook.com/marco.pizio" target="_blank">Recensione di Marco Pizio</a></div>
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<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;La macchia umana&#8221; di Philip Roth (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 15:16:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romanzo conclusivo della trilogia comprendente “Pastorale Americana” e “Ho sposato un comunista” è stato scritto da Philip Roth nel 2000. Racconta la storia del professor Coleman, che rimasto vedovo stringe amicizia con il suo vicino Nathan, e inizia a raccontare a lui la sua vita. Al culmine della sua carriera universitaria come preside e professore dell’Università di Athena viene ingiustamente accusato di razzismo a due studenti. Da qui l’inizio del suo declino: il forzato abbandono della professione, la morte della moglie, l’inizio di una relazione con una donna molto più giovane di lui e con un passato che l’ha irrimediabilmente segnata, l’interrompersi del rapporto con la figlia femmina. Coleman si racconta a Nathan, ma non dice tutto: un segreto che non può confessare neanche alla moglie e ai figli. Un segreto custodito solo dalla sua famiglia d’origine che per questo è stata estromessa dalla sua vita. Come sempre nei romanzi di Roth ci accompagnano la storia e il sociale: la scandalosa relazione con una donna più giovane è di diversa estrazione sociale è vissuta tenendo sullo sfondo la scandalo Clinton-Lewinski, la guerra del Vietnam – pur lontana nel tempo – è presente nelle menti di coloro che l’hanno vissuta e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806173340/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806173340&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2621" title="la macchia umana philip roth einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/07/la-macchia-umana-190x290.jpg" alt="einaudi roth macchia umana" width="190" height="290" /></a>Romanzo conclusivo della trilogia comprendente <em>“Pastorale Americana”</em> e <em>“Ho sposato un comunista”</em> è stato scritto da Philip Roth nel 2000.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Racconta la storia del professor Coleman, che rimasto vedovo stringe amicizia con il suo vicino Nathan, e inizia a raccontare a lui la sua vita.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Al culmine della sua carriera universitaria come preside e professore dell’Università di Athena viene ingiustamente accusato di razzismo a due studenti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Da qui l’inizio del suo declino: il forzato abbandono della professione, la morte della moglie, l’inizio di una relazione con una donna molto più giovane di lui e con un passato che l’ha irrimediabilmente segnata, l’interrompersi del rapporto con la figlia femmina.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Coleman si racconta a Nathan, ma non dice tutto: un segreto che non può confessare neanche alla moglie e ai figli. Un segreto custodito solo dalla sua famiglia d’origine che per questo è stata estromessa dalla sua vita.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Come sempre nei romanzi di Roth ci accompagnano la storia e il sociale: la scandalosa relazione con una donna più giovane è di diversa estrazione sociale è vissuta tenendo sullo sfondo la scandalo Clinton-Lewinski, la guerra del Vietnam – pur lontana nel tempo – è presente nelle menti di coloro che l’hanno vissuta e hanno così scritto la loro condanna.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il segreto di Coleman è il centro del libro e il fulcro attorno al quale ruotano tutta una serie di accadimenti e personaggi già sufficienti da soli a tenere in piedi un romanzo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Invece qua tutto si intreccia, fino a fare quadrare i pezzi di un puzzle che anche le persone più vicine a Coleman non sono mai riuscite a ricomporre.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Roth scrive della natura umana, di come in ognuno di noi ci sia il giusto e assieme l’indicibile, di come si possa decidere il vivere la propria vita al di fuori degli schemi, pur apparendo del tutto dentro gli schemi, portandosi dentro un segreto, un segreto che lo stesso Coleman pare aver dimenticato, che sembra avergli dato qualche brivido alla nascita dei figli ma niente più.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Scrive di un uomo che si fa amare da molti e che a tratti anche noi amiamo, per poi tornare a ricordarci come ha dato una svolta alla sua vita, che senza quella decisione sarebbe sicuramente stata diversa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il romanzo riesce nel duplice tentativo di farci amare e disprezzare Coleman, tanto che quando nel seguire le vicende della sua vita  prendiamo le sue parte, dobbiamo ricordarci il terribile segreto che porta con sé.</div>
<div>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span><span style="letter-spacing: 0px;"> </span></p>
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<div><strong>&#8220;La macchia umana&#8221;</strong> di Philip Roth<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806173340/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806173340&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 386  &#8211;  euro 12.50</div>
<div>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span><span style="letter-spacing: 0px;"> </span></p>
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<div><a href="www.facebook.com/laura.novi.37" target="_blank">Recensione di Laura Novi</a></div>
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<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Ho sposato un comunista&#8221; di Philip Roth (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 14:58:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Ho sposato un comunista” (scritto nel 1998) fa parte &#8211; insieme a “Pastorale americana” (1997) e “La macchia umana” (2000) &#8211; della triologia  in cui Philip Roth descrive l’America del dopo guerra. Ci troviamo in America negli anni del maccartismo e della conseguente caccia alle streghe e la voce narrante è quella di Nathan Zuckerman, alter ego dello scrittore. Nathan, ormai adulto, incontra casualmente il suo vecchio insegnante di lettere ed insieme ripercorrono lo loro vita e soprattutto la vita di Iron Ringold, fratello del professore e riferimento fondamentale per la crescita di Nathan. Iron è ormai morto e a nessuno, tranne che a loro due, importa più della sua storia. Eppure è stato famoso, dopo aver fatto i mestieri più umili è diventato un importante attore radiofonico e ha sposato una ancor più famosa collega. Ma non ha mai rinnegato le sue umili origini e il suo passato da sindacalista. Ma oltre alla storia di Iron troviamo in questo romanzo tutta una serie di storie, strettamente intrecciate una all’altra. E’ la storia della formazione di Nathan e delle sue figure maschili di riferimento: Iron, ma non solo. Il padre. E anche il professor Murray, che &#8220;se esiste una possibilita’ [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806173286/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806173286&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2615" title="ho sposato un comunista philip roth einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/comunista-190x290.jpg" alt="einaudi roth comunista" width="190" height="290" /></a>“Ho sposato un comunista” </strong> (scritto nel 1998) fa parte &#8211; insieme a <em>“Pastorale americana”</em> (1997) e <em>“La macchia umana” </em>(2000) &#8211; della triologia  in cui <em>Philip Roth</em> descrive l’America del dopo guerra.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ci troviamo in America negli anni del maccartismo e della conseguente caccia alle streghe e la voce narrante è quella di Nathan Zuckerman, alter ego dello scrittore.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nathan, ormai adulto, incontra casualmente il suo vecchio insegnante di lettere ed insieme ripercorrono lo loro vita e soprattutto la vita di Iron Ringold, fratello del professore e riferimento fondamentale per la crescita di Nathan.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Iron è ormai morto e a nessuno, tranne che a loro due, importa più della sua storia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Eppure è stato famoso, dopo aver fatto i mestieri più umili è diventato un importante attore radiofonico e ha sposato una ancor più famosa collega.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma non ha mai rinnegato le sue umili origini e il suo passato da sindacalista.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma oltre alla storia di Iron troviamo in questo romanzo tutta una serie di storie, strettamente intrecciate una all’altra.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E’ la storia della formazione di Nathan e delle sue figure maschili di riferimento: Iron, ma non solo. Il padre. E anche il professor Murray, che &#8220;<em>se esiste una possibilita’</em> <em>di migliorare la propria vita, dove può cominciare se non a scuola?”</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E’ la storia di un rapporto di coppia. Un rapporto che certo non funziona, ma riesce fino ad un certo punto a trovare un suo equilibrio. Ed è proprio la rottura definitiva di questo equilibrio che fa precipitare la situazione. Più che ogni altro evento pubblico è un fatto strettamente privato che porterà la bella e famosa moglie di Iron ad esplodere e tentare di rovinare definitivamente la sua vita.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E quando la storia tra lui e la moglie non può più andare avanti, questa lo denuncia come uomo violento e comunista.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il tradimento, la delazione da parte di un familiare. E questa è la storia dell’America di quegli anni.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>“A me sembra verosimile che in America, nel decennio dopo la guerra (tra diciamo il ’46 e il ’56), si siano significativamente perpetrati più atti di tradimento personale che in ogni altro periodo della nostra storia. Questa brutta cosa che fece Eve Frame era tipica  dell’infinità di brutte cose che la gente fece in quegli anni, o perché doveva farle o perché sentiva il dovere di farle. Il comportamento di Eve  rientrava perfettamente nel quadro delle operazione dal delatore dell’epoca”</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Roth dipinge a chiari tratti l’America: quella che vorremmo conoscere e  quella che non vorremmo conoscere mai.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L’America, che punta il dito e condanna &#8211; ma punta il dito sempre contro gli altri e mai contro se stessa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L’America che condanna e impartisce lezioni senza mai fermarsi a riflettere su quali siano i propri peccati e le proprie colpe.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Gli anni più tristi &#8211; se di allegri ce ne sono mai stati – vissuti dal popolo statunitense: la paura, il tradimento, il vicino delatore, il coniuge che regala le tue carte e ti infanga.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E la rabbia, la rabbia dei poveri: che essere comunista non vuole dire non avere sogni &#8220;normali&#8221;</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">una moglie, una casa, dei figli – magari,  perché no, vendere caramelle senza pensare al passato della donna che ami.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L’America che solo Roth sa raccontare.</div>
<div>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Ho sposato un comunista&#8221;</strong> di Philip Roth<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806173286/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806173286&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 305  &#8211;  euro 11.50</div>
<div>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.facebook.com/laura.novi.37" target="_blank">Recensione di Laura Novi</a></div>
<div>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;L&#8217;infinito&#8221; di Tiziano Scarpa (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 10:05:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si sa, la notte prima degli esami di Maturità è sempre un po&#8217; speciale. Negli ultimi anni essa è stata cantata e portata al cinema; magistralmente, Tiziano Scarpa, scrittore e drammaturgo veneziano, l&#8217;ha scelta come ambientazione della sua straordinaria opera scritta per il teatro intitolata &#8220;L&#8217;infinito&#8221;, e Arturo Cirillo, regista teatrale napoletano, la sta mettendo in scena da più di un anno con successo, richiamando l&#8217;attenzione di un pubblico sempre più giovane. Ebbene, Scarpa ha portato fisicamente sulla scena un giovane Giacomo Leopardi, gracile, curvo e gobbo, rielaborandone in un certo senso la figura, che alla fine della lettura/spettacolo non si potrà fare a meno di amare. Nella notte in cui Leopardi sta scrivendo quella che diverrà la sua celebre poesia, ovvero L&#8217;infinito, il drammaturgo veneziano regala a noi lettori-spettatori e al poeta stesso un&#8217;illusione: al giovane Giacomo fa finalmente oltrepassare la siepe, lo fa fuggire da Recanati e lo catapulta in un&#8217;epoca “infinitamente” lontana, nell&#8217;anno duemilaundici appunto, e per di più a casa di Andrea, un aspirante deejay di vent&#8217;anni, intento a ripassare italiano, in vista dell&#8217;esame di Maturità che dovrà sostenere l&#8217;indomani. &#8220;L&#8217;infinito&#8221; di Tiziano Scarpa è una breve ma intensa commedia drammatica che vede due coetanei di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806209140/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806209140&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2570" title="infinito tiziano scarpa einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/infinito.jpg" alt="einaudi tiziano scarpa infinito" width="190" height="328" /></a>Si sa, la notte prima degli esami di Maturità è sempre un po&#8217; speciale. Negli ultimi anni essa è stata cantata e portata al cinema; magistralmente, <em>Tiziano Scarpa</em>, scrittore e drammaturgo veneziano, l&#8217;ha scelta come ambientazione della sua straordinaria opera scritta per il teatro intitolata <strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong>, e Arturo Cirillo, regista teatrale napoletano, la sta mettendo in scena da più di un anno con successo, richiamando l&#8217;attenzione di un pubblico sempre più giovane. Ebbene, Scarpa ha portato fisicamente sulla scena un giovane Giacomo Leopardi, gracile, curvo e gobbo, rielaborandone in un certo senso la figura, che alla fine della lettura/spettacolo non si potrà fare a meno di amare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nella notte in cui Leopardi sta scrivendo quella che diverrà la sua celebre poesia, ovvero <em>L&#8217;infinito</em>, il drammaturgo veneziano regala a noi lettori-spettatori e al poeta stesso un&#8217;illusione: al giovane Giacomo fa finalmente oltrepassare la siepe, lo fa fuggire da Recanati e lo catapulta in un&#8217;epoca “infinitamente” lontana, nell&#8217;anno duemilaundici appunto, e per di più a casa di Andrea, un aspirante deejay di vent&#8217;anni, intento a ripassare italiano, in vista dell&#8217;esame di Maturità che dovrà sostenere l&#8217;indomani.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong> di Tiziano Scarpa è una breve ma intensa commedia drammatica che vede due coetanei di epoche diverse stringere amicizia, confrontarsi e far fronte alle loro paure, ambizioni e ansie che sono poi comuni alle generazioni di ogni tempo. I due ragazzi fanno presto a familiarizzare; Andrea &#8211; che non ne può più della scuola tanto da impasticcarsi pur di non subire un&#8217;altra bocciatura e i rimproveri del padre &#8211; gli rivela la tecnologia del computer e del telefonino, gli fa leggere la sua biografia su Wikipedia e lo aggiorna su due secoli di storia attraverso Internet; Giacomo &#8211; che paradossalmente ha trovato rifugio proprio nello studio, unica attività che gli ha permesso di evadere con lo spirito e di sfuggire alla noia e alla disperazione &#8211; lo conduce a sua volta nel suo mondo, <em>“in cima all&#8217;ermo colle”</em>. Insieme recitano l&#8217;idillio, lo parafrasano, lo spiegano ognuno a modo proprio, ognuno con il proprio registro linguistico:</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Andrea (infervoratissimo, un treno in corsa): “Praticamente. Cioè, un naufragio, un disastro, ma anche una figata&#8230;e tutto &#8216;sto viaggio te lo sei fatto semplicemente stando seduto su una cazzo di collina. Sulla terra. Ti sei fatto un oceano col pensiero. Da solo. E ci sei pure annegato dentro.”</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Giacomo e Andrea sono complici di un&#8217;illusione che coinvolge il terzo ed ultimo personaggio della scena: Cristina, la simpaticissima e gelosissima fidanzata dello studente. Anche lei in un certo senso <em>“mira”</em> a <em>“interminati spazi”</em> &#8211; ovvero il palcoscenico di X-Factor! &#8211; e non si lascia scappare ciò che Giacomo può offrirle:</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Cristina (Rivolgendosi a Giacomo): “Scrivi una poesia su di me! Una poesia stupenda! (Declama) Cristina, colei che più soave e più gentile e ancor più strafiga&#8230; Ma il mondo è questo! (Gli prende la mano e se la appoggia dolcemente sull&#8217;inguine) La siepe! Devi passare attraverso questo varco, per conoscere l&#8217;infinito. Per entrare.” E Giacomo: “Ma io voglio uscire!”</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dopo aver <em>“anelato a gustare quelle cose della vita” </em>che gli furono precluse, l&#8217;amore, l&#8217;affetto di una donna, Giacomo è diventato un venditore ambulante di agende, marito di Cristina e padre di un bambolotto. Sulla scena dell&#8217;atto II°, essi dialogano sulle conseguenze della loro illusione innanzi ad un irriconoscibile Andrea, che ora recita il ruolo di un “passante”; Scarpa ci ricorda così il <em>Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere</em> delle celebri <em>Operette Morali</em>, l&#8217;agile dialogo fra l&#8217;umile venditore e il meditativo passante, personificazione di due atteggiamenti contrastanti dell&#8217;animo leopardiano: da un lato, l&#8217;ironico e smaliziato punto di vista della ragione che smaschera ogni illusione, dall&#8217;altro il desiderio continuo di vivere più pienamente la vita. Ed è proprio così che si conclude l&#8217;opera: l&#8217;illusione svanisce e insieme ad essa il giovane poeta, il quale sembra aver tratto un insegnamento dalla sua fuga nel terzo millennio: <em>“l&#8217;uomo è mille volte più malvagio della natura”</em>. Restano Andrea e Cristina che, con consapevole disincantato, decidono di ricominciare a <em>“sognare insieme”</em>, poiché senza illusioni la vita non avrebbe senso: <em>“Io, te e la nostra illusione”</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong> di Scarpa può essere quindi considerato un formidabile testo teatrale che vede alternarsi momenti lirici ed ironici, riflessivi e coinvolgenti. In esso, il ritmo drammaturgico e la potenza del linguaggio si fondono, lasciando trasparire il grande amore dello scrittore per colui che da sempre è ritenuto essere il lirico italiano romantico per eccellenza. Ahimè, studiato spesso in modo frettoloso, magari proprio in vista di un esame.</div>
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<div><strong>&#8220;L&#8217;infinito&#8221;</strong> di Tiziano Scarpa<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806209140/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806209140&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div id="_mcePaste">edito da Einaudi</div>
<div id="_mcePaste">pp. 90 &#8211; euro 10</div>
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<div><a href="http://www.facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></div>
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		<title>&#8220;Pro Patria&#8221; di Ascanio Celestini (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 20:16:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un “erbivoro”, un “negro matto africano”, un secondino “merda” e Giuseppe Mazzini. Con questo poker di improbabili personaggi Celestini gioca la sua personalissima partita a carte con la Storia. E lo fa nel modo che gli è più congeniale: con quel suo ipnotico flusso di coscienza, frastornante a affabulatorio insieme che è ormai la cifra stilistica di una delle voci più originali del panorama letterario (e teatrale e cinematografico) italiano e non solo. Sulla scena, come di consueto nell’opera di Ascanio Celestini, ci sono gli ultimi: i derelitti, gli emarginati, quelli di cui la società farebbe volentieri a meno. Soprattutto in questo caso, visto che il protagonista del racconto (in prima persona, come sempre nei lavori di Celestini) è un carcerato. Anzi peggio, un ergastolano, che nel gergo carcerario si chiama appunto “erbivoro”. È uno di quelli per i quali lo scorrere del tempo è una dimensione astratta, a cominciare dalla data di fine pena vergata sulla sua cartella personale: giorno 99, mese 99, anno 9999. Stavolta però a d accompagnare gli “ultimi” ci sono, letteralmente, i “primi”. Nel senso dei primi che per dirsi italiani hanno spesa la vita e avuto in cambio la morte. Sono gli eroi del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806213636/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806213636&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2456" title="Ascanio Celestini pro patria einaudi giuseppe de marco" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/05/Celestini.jpg" alt="giuseppe de marco pro patria einaudi ascanio celestini" width="190" height="302" /></a>Un “erbivoro”, un “negro matto africano”, un secondino “merda” e Giuseppe Mazzini. Con questo poker di improbabili personaggi Celestini gioca la sua personalissima partita a carte con la Storia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E lo fa nel modo che gli è più congeniale: con quel suo ipnotico flusso di coscienza, frastornante a affabulatorio insieme che è ormai la cifra stilistica di una delle voci più originali del panorama letterario (e teatrale e cinematografico) italiano e non solo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sulla scena, come di consueto nell’opera di <em>Ascanio Celestini</em>, ci sono gli ultimi: i derelitti, gli emarginati, quelli di cui la società farebbe volentieri a meno. Soprattutto in questo caso, visto che il protagonista del racconto (in prima persona, come sempre nei lavori di Celestini) è un carcerato. Anzi peggio, un ergastolano, che nel gergo carcerario si chiama appunto “erbivoro”. È uno di quelli per i quali lo scorrere del tempo è una dimensione astratta, a cominciare dalla data di fine pena vergata sulla sua cartella personale: giorno 99, mese 99, anno 9999.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Stavolta però a d accompagnare gli “ultimi” ci sono, letteralmente, i “primi”.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nel senso dei primi che per dirsi italiani hanno spesa la vita e avuto in cambio la morte. Sono gli eroi del Risorgimento, quelli passati alla Storia e quelli dimenticati. È a loro che si rivolge il protagonista, in un dialogo immaginario con Mazzini, per programmare una fuga impossibile attraverso le gesta di quei ventenni che sull’altare dell’ideale repubblicano sacrificarono la loro giovinezza e immolarono le loro vite, trasformando le loro storie nella nostra Storia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Del resto dell’arte di intrecciare la Storia con le storie Celestini è un vero maestro. Dalle vicende minute, di ieri e di oggi, viene fuori il ritratto di un paese; un filo rosso che è insieme storico e letterario, onirico e realissimo, folle, anarchico e schiettamente popolare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Celestini è uno che il gusto per la narrazione ce l’ha nel Dna. Con quel suo tono dimesso, monocorde, e il suo parlare povero e asciutto, sembra impossibile a prima vista che ci si possa lasciar trascinare dal suo discorso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E invece è esattamente quello che succede. Tanto sentendolo dal vivo quanto leggendolo sulla carta, si intuisce come Celestini abbia la dote rara e preziosa di saper parlare in grande raccontando il piccolo.</div>
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<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Pro Patria&#8221;</strong> di Ascanio Celestini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806213636/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806213636&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Einaudi</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 128  &#8211;  euro 17.50</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Firmino&#8221; di Sam Savage (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jun 2012 12:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può un libro essere uno specchio in cui tu, lettore, rivedi te stesso? Ti stupiresti di vedere scivolare sotto i tuoi occhi parole che formano una trama in cui comportamenti che credevi appartenere solo alla tua persona si riflettono nel protagonista del racconto che stai leggendo? Puoi tu, lettore, essere  maledettamente uguale ad un&#8230; ratto?? &#8220;Firmino&#8221; pubblicato in Italia nel 2008 dalla Einaudi e tradotto per i lettori italiani da Evelina Santangelo, è  il romanzo d’esordio  dello scrittore statunitense Sam Savage. Attorno a questo libro si sviluppò un vero e proprio caso internazionale, anche per i numerosi premi letterari conquistati dopo la sua pubblicazione. Ultimo di un parto comprensivo di 13 topini, Firmino nasce nel seminterrato di una libreria nella città di Boston. Dal corpicino estremamente esile e tisico, il piccolo roditore non riesce a nutrirsi in maniera adeguata  a causa della superiore stazza fisica dei 12 fratelli, che avventandosi in maniera ingorda sui capezzoli della madre spintonano Firmino tagliandolo fuori dalle poppate. Il giovane protagonista, affamato e con i crampi allo stomaco, decide allora di placare la sua fame con le pagine dei libri sparsi e accatastati  in quello scantinato. Con il passare dei giorni la sua fame non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-1836" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/06/Firmino.jpg" alt="Firmino sam savage einaudi" width="190" height="284" />Può un libro essere uno specchio in cui tu, lettore, rivedi te stesso? Ti stupiresti di vedere scivolare sotto i tuoi occhi parole che formano una trama in cui comportamenti che credevi appartenere solo alla tua persona si riflettono nel protagonista del racconto che stai leggendo? Puoi tu, lettore, essere  maledettamente uguale ad un&#8230; ratto??</div>
<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Firmino&#8221;</strong> pubblicato in Italia nel 2008 dalla Einaudi e tradotto per i lettori italiani da Evelina Santangelo, è  il romanzo d’esordio  dello scrittore statunitense <em>Sam Savage</em>. Attorno a questo libro si sviluppò un vero e proprio caso internazionale, anche per i numerosi premi letterari conquistati dopo la sua pubblicazione.</div>
<div style="text-align: justify">Ultimo di un parto comprensivo di 13 topini, Firmino nasce nel seminterrato di una libreria nella città di Boston. Dal corpicino estremamente esile e tisico, il piccolo roditore non riesce a nutrirsi in maniera adeguata  a causa della superiore stazza fisica dei 12 fratelli, che avventandosi in maniera ingorda sui capezzoli della madre spintonano Firmino tagliandolo fuori dalle poppate. Il giovane protagonista, affamato e con i crampi allo stomaco, decide allora di placare la sua fame con le pagine dei libri sparsi e accatastati  in quello scantinato. Con il passare dei giorni la sua fame non si limita al solo movimento meccanico della sua piccola mandibola, movimento atto solamente a sminuzzare e trangugiare quelle pagine di celluloide. La sua fame a poco a poco diventerà Fame di Sapere. Il buon sapore di una pagina, sia che la si assapori per trarne nutrimento per l’organismo, sia che la si <em>assapori</em> per trarne nutrimento intellettuale spingono il piccolo topino a leggere, leggere e leggere sempre di più, questo da ora in avanti diverrà il suo imperativo. Si nutre di storie, si nutre di James Joyce, di Henry Miller, di Isaac Asimov, assimilando ed evolvendosi spiritualmente in un vero e proprio uomo a cui manca solamente la parola per poter comunicare con il mondo che lo circonda.</div>
<div style="text-align: justify">Firmino, uomo mascherato da topo. Nella sua polverosa tana fatta di scaffalature e libri sogna e immagina situazioni surreali, incontri amorosi, città viste e ammirate dall’alto, e su questa linea il lettore sogna e immagina insieme a Firmino.</div>
<div style="text-align: justify">Anche se la trama non é delle più originali, il racconto possiede in compenso una forte carica empatica che difficilmente lascerà nel lettore quel senso di apatia o indifferenza. Sottolineo anche la presenza di  un linguaggio figurato capace di stimolare anche la più fervida e colorata immaginazione.</div>
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</div>
<div style="text-align: justify"><em>Anche se non possiedi abbastanza forza che ti permetterebbe di spostare senza fatica un grosso masso, anche se non sei bello e aitante come un meraviglioso cigno, nonostante tutto, sappi che la tua vera forza dimora soltanto nella tua testa e nel tuo spirito.</em></div>
<div style="text-align: justify">
<h2></h2>
</div>
<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Firmino&#8221;</strong> di Sam Savage</div>
<div>
<div style="text-align: justify">edito da Einaudi</div>
<div><img class="size-full wp-image-1138 alignright" style="border: 0px initial initial" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></div>
<div style="text-align: justify">pp. 179  &#8211;  euro 9.50</div>
</div>
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<div style="text-align: justify">
<h2></h2>
</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.anobii.com/01b23972e058135383/books" target="_blank">Recensione di Fausto Carta</a></div>
<div style="text-align: justify"><!--[if gte mso 9]&gt;  96 800x600  &lt;![endif]--> <!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0   14   false false false  IT JA X-NONE                         &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;                                                                                                                                            &lt;![endif]--> <!--[if gte mso 10]&gt;--></p>
<h2></h2>
<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: -5.4pt"><span><span> </span></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
</div>
</div>
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		<title>&#8220;Le cose fondamentali&#8221; di Tiziano Scarpa (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei gesti più belli che un padre solitamente compie, quando tiene in braccio il figlio appena nato, è quello di sollevarlo verso il cielo, le braccia ben tese atte a trasmettergli sicurezza e protezione.  Un&#8217;immagine che evoca stabilità e delicatezza, forza e fragilità allo stesso tempo, rappresentazione del rapporto padre-figlio, uno dei temi del bellissimo romanzo Le cose fondamentali di Tiziano Scarpa, Premio Strega 2009 con Stabat Mater. Il romanzo nasce come diario: Leonardo, il protagonista, ripercorre alcune esperienze fondamentali della sua vita &#8211; il rapporto con i genitori, l&#8217;incontro con la donna amata, l&#8217;approccio al mondo del lavoro – narrandole con il desiderio di tramandarle al figlio. In questo quaderno, il piccolo Mario non troverà semplici pensieri o aneddoti, riflessioni su persone o descrizioni di paesaggi. Egli comprenderà l&#8217;essenza stessa delle cose; vedrà la realtà così come suo padre l&#8217;ha percepita nel momento stesso in cui è stato “iniziato” alla paternità. La nascita del piccolo sembra infatti coincidere con la rinascita del protagonista; Leonardo si pone innanzi al mondo come fosse lui stesso un neonato,“una creatura dai grandi occhi spalancati”, osservatore della realtà senza “alcuna barriera di pensieri”, spoglia di finzioni, preconcetti o artifici atti ad alterarla. Tale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/copertina-Le-cose-fondamentali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1741" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/05/copertina-Le-cose-fondamentali.jpg" alt="Le cose fondamentali Tiziano Scarpa Einaudi" width="190" height="309" /></a>Uno dei gesti più belli che un padre solitamente compie, quando tiene in braccio il figlio appena nato, è quello di sollevarlo verso il cielo, le braccia ben tese atte a trasmettergli sicurezza e protezione.  Un&#8217;immagine che evoca stabilità e delicatezza, forza e fragilità allo stesso tempo, rappresentazione del rapporto padre-figlio, uno dei temi del bellissimo romanzo <strong>Le cose fondamentali</strong> di <em>Tiziano Scarpa</em>, Premio Strega 2009 con <em>Stabat Mater</em>.</div>
<div style="text-align: justify">Il romanzo nasce come diario: Leonardo, il protagonista, ripercorre alcune esperienze fondamentali della sua vita &#8211; il rapporto con i genitori, l&#8217;incontro con la donna amata, l&#8217;approccio al mondo del lavoro – narrandole con il desiderio di tramandarle al figlio. In questo quaderno, il piccolo Mario non troverà semplici pensieri o aneddoti, riflessioni su persone o descrizioni di paesaggi. Egli comprenderà l&#8217;essenza stessa delle cose; vedrà la realtà così come suo padre l&#8217;ha percepita nel momento stesso in cui è stato “iniziato” alla paternità. La nascita del piccolo sembra infatti coincidere con la rinascita del protagonista; Leonardo si pone innanzi al mondo come fosse lui stesso un neonato,<em>“una creatura dai grandi occhi spalancati”</em>, osservatore della realtà senza “alcuna barriera di pensieri”, spoglia di finzioni, preconcetti o artifici atti ad alterarla. Tale genesi può essere interpretata come possibilità di affacciarsi nuovamente alle cose essenziali del mondo e della vita stessa, volontà di comprendere ed assegnare l&#8217;esatto valore all&#8217;amicizia, all&#8217;amore, alla malattia, alla morte.</div>
<div style="text-align: justify">“Cose fondamentali” che vengono denudate, così come, in un capitolo, il protagonista denuda platealmente se stesso, si spoglia dello status di adulto per calarsi nella condizione del neonato, lasciando agire i propri istinti e lasciandosi pervadere dallo stupore primordiale di quanto lo circonda. E la meraviglia, l&#8217;intensità, il lirismo affascinano il lettore, coinvolgendolo in un&#8217;opera forse più drammaturgica che narrativa. Credo che <strong>Le cose fondamentali</strong> debba essere “letto” come straordinaria opera letteraria ricca di simbologie, strutturata su frequenti dualità che vengono scardinate, sovvertite. E allo stesso tempo, essere “visto” come eccellente capolavoro teatrale ambientato in una Venezia che si rivela essere un&#8217;entità affascinante, viva.</div>
<div style="text-align: justify">Significativo, in tal senso, è il momento in cui il protagonista si trova in riva al mare, sulla spiaggia invernale e solitaria del Lido di Venezia, <em>“un&#8217;isola molto lunga e molto stretta, un grissino”</em>: la distesa d&#8217;acqua diviene essere animato, irrompe in quanto scenario perfetto del meditato suicidio del protagonista, ritorno all&#8217;ambiente primordiale, <em>“il mare entrerà dentro di me, ne basterà poco, ce ne sarà così tanto, tutt&#8217;intorno, non sarà molto quello che pretenderò per me”</em>. L&#8217;io narrante descrive la sua morte, la vive attraverso una scrittura minuziosa, ricercata, in tensione; l&#8217;io, posto di fronte alla diagnosi della terribile malattia del neonato e alla scoperta di non esserne il padre biologico, assiste al crollo di ogni sua certezza, evento che collima con la crisi della sintassi stessa.</div>
<div style="text-align: justify">Si assiste così alla presa di potere della scrittura e delle parole che tornano ad essere suono, successione di lettere. Esse incombono, assalgono e travolgono il protagonista e il lettore, l&#8217;uno intento a dare una logica agli eventi, l&#8217;altro proteso verso una risoluzione. <em>“Le parole non mentivano, si sono impossessate di me, si sono sostituite a quello che sono, a quello che pensavo di essere, sono solo loro che vivono dentro di me, io non esisto, non ci sono”.</em></div>
<div style="text-align: justify">Il finale del romanzo è una sorta di quiete dopo la tempesta; una presa di coscienza responsabile, risolutiva ed eticamente apprezzata. Un sipario che si chiude con le parole più belle: <em>“Questo è. È stato così che sono diventato tuo padre, ma non te lo racconterò mai”.</em></div>
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<div><strong>&#8220;Le cose fondamentali&#8221;</strong> di Tiziano Scarpa<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806201875/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806201875" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>pubblicato da Einaudi</div>
<div>pp. 150  &#8211;  euro 18</div>
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<div><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></div>
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		<title>&#8220;Il museo dell&#8217;innocenza&#8221; di Orhan Pamuk (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 17:37:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Istanbul, anni Settanta. Terra di rigide convenzioni sociali, di apparenze, di rituali. Prima di sposarsi è necessario il fidanzamento: una festa a cui si invitano cugini fino al più lontano grado di parentela, amici, vicini di casa, chiunque abbia avuto uno benché minimo scambio umano con la futura coppia. È ad una di queste feste che si consuma l’addio di Kemal e Fusun, imparentati per nascita e amanti per caso, che dopo una breve ma intensa relazione sono costretti a lasciarsi perché lui sta per essere fidanzato con un’altra. Solo che l’amore è più forte di ogni convenzione: lui rompe il fidanzamento ma è lei a sposare un altro. Il &#8220;museo&#8221; che Orhan Pamuk ha realmente creato ad Istanbul è fatto di otto anni di corteggiamento, in cui Kemal frequenta la casa di Fusun, che vive ancora dai genitori insieme al marito regista e sogna un futuro nel cinema, cena da loro ogni sera e ogni sera porta via con sé un oggetto diverso. Un mozzicone di sigaretta, una forchetta, un soprammobile. Qualsiasi cosa, purché lei vi abbia posato il suo sguardo o lo abbia toccato. Oggetto dopo oggetto, Kemal costruisce il museo che celebra quell’amore silenzioso, nella speranza che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/cover_pamuk.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1522" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/cover_pamuk.jpg" alt="" width="190" height="305" /></a>Istanbul, anni Settanta. Terra di rigide convenzioni sociali, di apparenze, di rituali. Prima di sposarsi è necessario il fidanzamento: una festa a cui si invitano cugini fino al più lontano grado di parentela, amici, vicini di casa, chiunque abbia avuto uno benché minimo scambio umano con la futura coppia. È ad una di queste feste che si consuma l’addio di Kemal e Fusun, imparentati per nascita e amanti per caso, che dopo una breve ma intensa relazione sono costretti a lasciarsi perché lui sta per essere fidanzato con un’altra. Solo che l’amore è più forte di ogni convenzione: lui rompe il fidanzamento ma è lei a sposare un altro. Il &#8220;museo&#8221; che <em>Orhan Pamuk</em> ha realmente creato ad Istanbul è fatto di otto anni di corteggiamento, in cui Kemal frequenta la casa di Fusun, che vive ancora dai genitori insieme al marito regista e sogna un futuro nel cinema, cena da loro ogni sera e ogni sera porta via con sé un oggetto diverso. Un mozzicone di sigaretta, una forchetta, un soprammobile. Qualsiasi cosa, purché lei vi abbia posato il suo sguardo o lo abbia toccato. Oggetto dopo oggetto, Kemal costruisce il museo che celebra quell’amore silenzioso, nella speranza che il trascorrere degli anni permetta loro di consumarlo ancora una volta.</div>
<div style="text-align: justify">Pamuk scrive questo romanzo subito dopo aver vinto il Nobel. L’amore struggente di Kemal è narrato attraverso un dettagliato, a tratti prolisso e magnificamente descritto ritratto della Istanbul di quegli anni, del ruolo che ogni individuo ha nella società, dell’emancipazione delle donne. Il marito di Fusun è un aspirante regista indipendente, come Truffaut e soci lo erano negli stessi anni dall’altra parte del Mediterraneo. Kemal si improvvisa produttore pur di stare accanto alla sua amata, e questo libro è anche un mezzo per scoprire il dietro le quinte di come lavorava chi voleva fare cinema a discapito dei tempi e delle poche risorse (umane, economiche, tecnologiche) a disposizione.</div>
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<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Il museo dell&#8217;innocenza&#8221;</strong> di Orhan Pamuk<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806198084/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806198084" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">titolo originale: &#8220;Masumiyet Müzesi&#8221;</div>
<div style="text-align: justify">edito da Einaudi</div>
<div style="text-align: justify">pp. 585  &#8211;  euro 24</div>
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</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://provetecnichedisogni.blogspot.com" target="_blank">Recensione di Marta Traverso</a></div>
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		<title>&#8220;IQ84&#8243; di Haruki Murakami (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 16:09:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Doverosa premessa #1: 1Q84 è diviso in tre libri. Einaudi (diversamente dalle edizioni Usa e Uk) con un’opinabile scelta di marketing ha deciso di pubblicare i primi due adesso e il terzo nel 2012. Quindi se non amate i finali in sospeso, il consiglio è aspettare il prossimo anno e il terzo libro. Anche se, trattandosi di Murakami, è molto probabile che un finale non ci sarà comunque (ma almeno sarà una scelta dell’autore, non della casa editrice). Doverosa premessa #2: Non ho intenzione di fare alcun accenno alla trama di 1Q84 in senso stretto: penso sia uno di quei romanzi che sarebbe meglio leggere senza sapere assolutamente niente. Quindi la cosa migliore sarebbe saltare il resto della recensione e semplicemente leggere 1Q84, cosa che vi consiglio caldamente. Se sentite il bisogno di sapere comunque qualcosa, andate avanti e tenterò di non rovinarvi la lettura (ma per favore, poi non andate a cercarvi la trama su wikipedia!). Tokyo. 1984. La storia è narrata dal punto di vista di Aomane e Tengo. 1Q84 parla di amore, di morte, di famiglia, di religione e di sesso: più o meno gli stessi temi dell’Iliade, dell’Odissea e di una buona metà di tutta la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/01/1Q84.-Libro-1-e-2.-Aprile-settembre-Haruki-Murakami.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1408" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/01/1Q84.-Libro-1-e-2.-Aprile-settembre-Haruki-Murakami.jpg" alt="" width="190" height="278" /></a>Doverosa premessa #1</em>: <strong>1Q84</strong> è diviso in tre libri. Einaudi (diversamente dalle edizioni Usa e Uk) con un’opinabile scelta di marketing ha deciso di pubblicare i primi due adesso e il terzo nel 2012. Quindi se non amate i finali in sospeso, il consiglio è aspettare il prossimo anno e il terzo libro. Anche se, trattandosi di Murakami, è molto probabile che un finale non ci sarà comunque (ma almeno sarà una scelta dell’autore, non della casa editrice).</div>
<div style="text-align: justify"><em>Doverosa premessa #2</em>: Non ho intenzione di fare alcun accenno alla trama di 1Q84 in senso stretto: penso sia uno di quei romanzi che sarebbe meglio leggere senza sapere assolutamente niente. Quindi la cosa migliore sarebbe saltare il resto della recensione e semplicemente leggere 1Q84, cosa che vi consiglio caldamente. Se sentite il bisogno di sapere comunque qualcosa, andate avanti e tenterò di non rovinarvi la lettura (ma per favore, poi non andate a cercarvi la trama su wikipedia!).</p>
<p><em>Tokyo. 1984. La storia è narrata dal punto di vista di Aomane e Tengo.</em></p>
</div>
<div style="text-align: justify"><em></p>
<p></em></p>
</div>
<div style="text-align: justify"><em><span style="font-style: normal">1Q84 parla di amore, di morte, di famiglia, di religione e di sesso: più o meno gli stessi temi dell’Iliade, dell’Odissea e di una buona metà di tutta la letteratura mondiale di ogni tempo, romanzi Harmony compresi.  La differenza la fa il  “come” si racconta, quello che per alcuni scrittori si può chiamare stile e solo per altri &#8211; Borges, Salinger, Foster Wallace &#8211; si può definire una vera e propria “voce”, resa inconfondibile dalla loro scrittura. Murakami appartiene indubbiamente a quest’ultima cerchia, e può servirsi di temi tanto universali e in qualche modo usurati, poiché la sua “voce” è orientata a uno scopo ben preciso: <em>“Accumulando dati che non sono reali è possibile costruire un mondo che appare più realistico di quello esistente. In altre parole, è possibile costruire un mondo irreale che ci mostra la realtà in modo ancora più realistico. Questa è la cosa, una delle cose, che voglio fare nei miei romanzi”</em>. 1Q84 rappresenta forse l’approdo ideale di questa personalissima poetica, di questo ricerca del reale passando dal fantastico, anche se così potrebbe non sembrare: per buona parte del libro si ha la sensazione di non trovarsi nell’immaginario murakamiano &#8211; dove non è difficile incontrare uomini parlano con i gatti e unicorni che vivono all’interno della propria coscienza &#8211; quanto in un romanzo estremamente accattivante, con atmosfere più noir che fantastiche, dove però si procede alla cieca, senza capire dove lo scrittore ci sta portando; poi la storia inizia ad accelerare, sempre più velocemente, finché si divorano letteralmente i capitoli per saperne sempre di più.  Come avrete capito, l’intreccio è indubbiamente uno dei punti di forza del libro, che in alcuni punti prende quasi i tratti del romanzo giallo: questo libro è come un meraviglioso puzzle, dove ogni pezzo è già un piccolissimo disegno a sé stante, ma unito a tutti gli altri pezzi forma un disegno completamente diverso. IQ84 sembra essere il più realistico (<em>Norwegian Wood</em> escluso) e visionario dei romanzi di Murakami. La tipica dimensione onirica che ricorre in tutte le opere dello scrittore non è qui nettamente separata dalla vita comune o confinata ad alcuni personaggi ma erode letteralmente in due quella che chiamiamo la realtà, fino a diventare realtà o irrealtà lei stessa, annullando le differenze tra le due dimensioni. </span></em><em><span style="font-style: normal">Se </span></em>tutto questo non è chiaro, allora siete sulla strada giusta: 1Q84 vuole prima di ogni cosa essere un romanzo enigmatico &#8211; a partire dal titolo, palese omaggio a Orwell, dove la “Q” sta per “question mark” (punto interrogativo) &#8211; anche se Murakami non rinuncia ad alcuni dei suoi elementi ricorrenti,  come la musica classica, il jazz, i gatti, le scene in cucina e la masturbazione, che faranno sentire a casa i numerosi adepti dello scrittore. Inoltre per la prima volta Murakami parla anche di sé stesso, e della sua letteratura, con una sorta di  inside joke, anche questo riservato ai lettori più fedeli.</div>
<div style="text-align: justify">In definitiva, 1Q84 è uno dei migliori romanzi di Murakami &#8211; anche se il giudizio è necessariamente sospeso (vedi doverosa premessa #1) &#8211; adatto tanto ai profani che ai Murakami-fan: i primi scopriranno uno scrittore eccezionale in uno dei suoi migliori romanzi, i secondi saranno stupiti dall’ennesimo cambio di prospettiva di un’autore che a 60 anni non si accontenta e continua a spostare l’asticella sempre più in alto.</div>
<div style="text-align: justify">
<p><em>&#8211;</em></p>
</div>
<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;IQ84&#8243;</strong> di Haruki Murakami<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806203797/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806203797" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1138 alignright" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">edito da Einaudi</div>
<div style="text-align: justify">pp. 724  &#8211;  euro 20</div>
<div style="text-align: justify"><a href="www.facebook.com/simone.ruffa" target="_blank">Recensione di Simone Ruffa</a></div>
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		<title>&#8220;Norwegian Wood. Tokio Blues&#8221; di Haruki Murakami (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 11:31:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare…” Giorgio Bassani, Il Giardino dei Finzi-Contini Nel 1984 lo scrittore giapponese Haruki Murakami viaggia nel Sud dell’Europa e tra Grecia, Sicilia e Roma, ascoltando centinaia di volte “Sgt. Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band&#8221; nel suo walkman, scrive il suo romanzo più famoso e allo stesso tempo una rara avis nella sua produzione: Norwegian Wood (uscito per la prima volta in Italia con il titolo “Tokyo Blues”). Un romanzo atipico perchè Murakami, che con le sue precedenti opere dalle atmosfere oniriche aveva già raggiunto lo status scrittore di culto, decide di mettersi alla prova con un romanzo mainstream. Una bieca operazione di marketing quindi? Decisamente no, solo la conferma che un grande scrittore, che possieda una propria voce ben definita, può scrivere quello che vuole. Norwegian Wood è una storia d’amore, che inizia con un prologo dal sapore proustiano, dove la madeleine è “Norwegian Wood”, l’omonimo brano dei Beatles, che ascoltato su un volo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>“Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare…”</em> Giorgio Bassani, Il Giardino dei Finzi-Contini</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/11/978880618315GRA.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1296" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/11/978880618315GRA.jpg" alt="" width="190" height="292" /></a>Nel 1984 lo scrittore giapponese <em>Haruki Murakami</em> viaggia nel Sud dell’Europa e tra Grecia, Sicilia e Roma, ascoltando centinaia di volte “Sgt. Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band&#8221; nel suo walkman, scrive il suo romanzo più famoso e allo stesso tempo una rara avis nella sua produzione: <strong>Norwegian Wood</strong> (uscito per la prima volta in Italia con il titolo <strong>“Tokyo Blues”</strong>). Un romanzo atipico perchè Murakami, che con le sue precedenti opere dalle atmosfere oniriche aveva già raggiunto lo status scrittore di culto, decide di mettersi alla prova con un romanzo mainstream.<br />
Una bieca operazione di marketing quindi? Decisamente no, solo la conferma che un grande scrittore, che possieda una propria voce ben definita, può scrivere quello che vuole.<br />
Norwegian Wood è una storia d’amore, che inizia con un prologo dal sapore proustiano, dove la madeleine è “Norwegian Wood”, l’omonimo brano dei Beatles, che ascoltato su un volo Lufthansa, risveglia nel protagonista Toru Watanabe il ricordo di Naoko, la ragazza che aveva amato venti anni prima. La storia vera e propria è poi un lungo flashback ambientato in quel periodo, il Giappone alla fine degli anni ‘60, un&#8217;epoca in cui i protagonisti erano poco più che diciottenni e appena iscritti all’università. All’inizio della storia incontriamo Watanabe bloccato in una sorta di inerzia esistenziale: trasferitosi a Tokyo per frequentare l&#8217;università frequenta le lezioni senza alcun interesse particolare, finché non incontra Naoko, la fidanzata del suo unico amico Kizuki, morto suicida anni prima. Attraverso lunghissime passeggiate per le strade di Tokyo tra i due nascerà un rapporto sospeso tra l’amore di Watanabe per Naoko e i gravissimi problemi psicologici di lei, che non le permetteranno di ricambiarlo pienamente. Nel rispetto di uno dei canoni del genere c’è anche un’altra ragazza, Midori: solare, estroversa e sfacciata, probabilmente il personaggio più positivo del romanzo (oltre a essere terribilmente divertente). Ma non aspettatevi il classico triangolo, così come non aspettatevi una risolutiva scelta finale. O un finale rassicurante e ben definito in generale.</p>
<p style="text-align: justify">Watanabe è un tipico protagonista murakamiano, tanto indifferente agli eventi che lo circondano &#8211; in questo caso le rivolte studentesche degli anni ’60 &#8211; quanto profondamente concentrato su sé stesso, su i propri sentimenti: la sua crescita, alla fine, avverrà tramite l’incontro con l’amore, la malattia e la morte. Proprio questi ultimi sono temi altrettanto fondamentali di &#8220;Norwegian Wood&#8221;: tutto il romanzo è attraversato da una vena patologica che tocca ogni personaggio e alla fine i protagonisti si divideranno tra coloro che riusciranno a affrontare il <em>mal de vivre</em> e chi ne verrà sopraffatto.<br />
Un&#8217;attenzione particolare merita anche la descrizione dell’aspetto sessuale. Murakami usa tutte le sfumature a disposizione: i rapporti sessuali in &#8220;Norwegian Wood&#8221; possono essere così psicologicamente violenti da corrompere i personaggi ma anche gesti connotati da un estrema spensieratezza, specialmente la masturbazione (tema ricorrente in tutta l’opera dello scrittore); Murakami sfugge da qualsiasi visione moralistica dell’argomento, senza però cercare in alcun modo la trasgressione. La sensazione che ne deriva è quella di un’estrema naturalezza.</p>
<p><strong>&#8220;Norwegian Wood. Tokio Blues&#8221;</strong> di Haruki Murakami<a href="http://www.amazon.it/gp/product/880618315X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=880618315X" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>titolo originale: &#8220;Noruwei no mori&#8221;</p>
<p>edito da Einaudi</p>
<p>pp. 379  &#8211;  euro 12</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/simone.ruffa" target="_blank">Recensione di Simone Ruffa</a></p>
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