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	<title>Scritti da Voi &#187; Faulkner | Scritti da Voi</title>
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		<title>“Non si fruga nella polvere” di William Faulkner (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 19:00:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una società violenta, governata dai pregiudizi e attraversata visceralmente dall&#8217;odio, è quella che prende corpo in &#8220;Intruder in the Dust&#8221;, romanzo di William Faulkner apparso nel 1948, fra gli ultimi capolavori dello scrittore che con maggior nitidezza ha rappresentato le contraddizioni del profondo Sud americano. Il titolo è stato tradotto in &#8220;Non si fruga nella polvere&#8221;, sebbene Fernanda Pivano, autrice della versione italiana, non abbia mancato di sottolineare l&#8217;ambiguità del titolo originale: la parola &#8220;dust&#8221; più che indicare la polvere sarebbe piuttosto un dialettismo per &#8220;dusk&#8221;, cioè &#8220;crepuscolo&#8221;, termine questo che pare adattarsi non solo alle coordinate temporali della narrazione ma in senso più ampio all&#8217;intera ambientazione. Crepuscolare è infatti questo scorcio del Sud degli Stati Uniti, lontano dalle mitiche raffigurazioni della Guerra Civile, delle piantagioni e della schiavitù; un Sud entrato ormai nel pieno del Novecento, quando i modelli di consumo e di sviluppo economico che stanno mutando  il volto dell&#8217;America cominciano ad affermarsi anche nelle zone periferiche e rurali del Paese. Per quanto queste trasformazioni siano ormai ben avvertibili anche nella Contea di Yoknapatawpha – immaginario luogo nel quale Faulkner ha ambientato tutti i suoi più grandi successi, da &#8220;L&#8217;urlo e il furore&#8221; a &#8220;Assalonne, Assalonne!&#8221;, passando per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806147781/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806147781&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2543" title="Non si fruga nella polvere william faulkner einaudi fernanda pivano" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/Non-si-fruga-nella-polvere.jpg" alt="" width="190" height="259" /></a>Una società violenta, governata dai pregiudizi e attraversata visceralmente dall&#8217;odio, è quella che prende corpo in &#8220;<em>Intruder in the Dust&#8221;</em>, romanzo di William Faulkner apparso nel 1948, fra gli ultimi capolavori dello scrittore che con maggior nitidezza ha rappresentato le contraddizioni del profondo Sud americano. Il titolo è stato tradotto in <strong>&#8220;Non si fruga nella polvere&#8221;</strong>, sebbene Fernanda Pivano, autrice della versione italiana, non abbia mancato di sottolineare l&#8217;ambiguità del titolo originale: la parola &#8220;dust&#8221; più che indicare la polvere sarebbe piuttosto un dialettismo per &#8220;dusk&#8221;, cioè &#8220;crepuscolo&#8221;, termine questo che pare adattarsi non solo alle coordinate temporali della narrazione ma in senso più ampio all&#8217;intera ambientazione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Crepuscolare è infatti questo scorcio del Sud degli Stati Uniti, lontano dalle mitiche raffigurazioni della Guerra Civile, delle piantagioni e della schiavitù; un Sud entrato ormai nel pieno del Novecento, quando i modelli di consumo e di sviluppo economico che stanno mutando  il volto dell&#8217;America cominciano ad affermarsi anche nelle zone periferiche e rurali del Paese. Per quanto queste trasformazioni siano ormai ben avvertibili anche nella Contea di Yoknapatawpha – immaginario luogo nel quale Faulkner ha ambientato tutti i suoi più grandi successi, da <em>&#8220;L&#8217;urlo e il furore&#8221;</em> a <em>&#8220;Assalonne, Assalonne!&#8221;</em>, passando per <em>&#8220;Santuario&#8221;</em> e <em>&#8220;Luce d&#8217;agosto&#8221;</em> –, poco è cambiato per quanto riguarda l&#8217;integrazione razziale in un contesto che vede i &#8220;negri&#8221; costretti a rispettare norme non scritte di sottomissione e a servire i bianchi, detentori della moralità sociale dominante. Così quando si sparge la voce che Lucas Beauchamp – uno di quei negri <em>&#8220;che non ha alcuna intenzione di comportarsi da negro&#8221;</em> – ha ucciso in pieno giorno un uomo bianco, sparandogli alle spalle con la sua rivoltella, su tutta la Contea pare scendere una tetra aria che preannuncia un pubblico linciaggio, cui nessuno sembra potersi o volersi opporre: la colpevolezza di Lucas è da tutti accettata e lui stesso pare propenso a non difendersi. A muoversi controcorrente, oltre i pregiudizi e l&#8217;odio razziale, è solo Chick Mallison, il giovane protagonista del romanzo, sicuro dell&#8217;esistenza di un&#8217;altra verità che spieghi l&#8217;accaduto e al quale Lucas ha affidato un enigmatico proclama di innocenza, la cui prova definitiva si cela nella tomba dell&#8217;assassinato. È un&#8217;interminabile notte insonne, che ha il sapore dell&#8217;esperienza formativa e di trapasso verso la maturità, quella in cui Chick arriverà a dimostrare prima che la pubblica ritorsione contro il sospettato possa avere luogo e lo farà con il solo aiuto del fidato amico nero e di un&#8217;anziana signora, una realtà ben diversa capace di rivelare la vera essenza di quella comunità retrograda e razzista, che in faccia alle proprie colpe potrà solo assolversi in un comune senso di celata vergogna.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Uno spazio a sé meritano le considerazioni stilistiche su un autore incredibilmente originale e fuori dal comune, uno dei giganti della letteratura del Novecento, e non solo in riferimento alla produzione americana. La narrazione si svolge interamente in prima persona e proprio ciò permette al modernismo di Faulkner di distendersi in tutta la sua potenza espressiva. Non basta infatti dire che la vicenda è vista attraverso gli occhi del protagonista: Faulkner fa di più, facendo entrare il lettore addirittura nella mente del giovane Chick. Ai dialoghi, alle descrizioni e alle vicende narrate si intrecciano infatti, spesso in maniera intricata, come parentesi e sottoparentesi, o come un germogliare incontrollato e senza limiti, pensieri, ricordi ed emozioni, che danno vita a straripanti flussi di coscienza di joyciana memoria che proiettano il lettore all&#8217;interno della mente del protagonista. Sebbene a tratti molto impegnativo, è proprio questo stile unico della prosa di Faulkner, fatta di lunghissimi periodi – spesso liberi dai vincoli della punteggiatura – nei quali si intrecciano continuamente livello narrativo e livello coscienziale, a dare tanta forza alla narrazione, che si dispiega come un fiume in piena, ricca, travolgente e suggestiva come quella di pochissimi altri autori del Novecento, capace di appassionare il lettore e di sospingerlo, ammaliato e rapito, sino all&#8217;ultima pagina del romanzo.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Non si fruga nella polvere&#8221;</strong> di William Faulkner<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806147781/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806147781&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">Titolo originale: <em>&#8220;Intruder in the Dust&#8221;</em></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Einaudi</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 282  &#8211;  euro 15</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/marco.pizio" target="_blank">Recensione di Marco Pizio</a></div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Trilobiti&#8221; di Breece D&#8217;J Pancake (Isbn Edizioni)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 00:18:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A volte grandi uomini nascono in luoghi impensabili. Penso a Faulkner, nato a New Albany, 7000 anime nel cuore del Mississipi, o a Twain, nato ad Hannibal, cittadina sperduta nel nord-est del Missouri. Si tratta di scrittori che resteranno, con merito, nella storia della letteratura, perché sono riusciti nell&#8217;impresa di dare un respiro universale alle loro storie di provincia, ambientate in luoghi che richiamano quelli in cui sono cresciuti. D&#8217;altronde, come ci insegna De Andrè, &#8220;non tutti nella capitale/sbocciano i fiori del male&#8221;. Per questo motivo, non stupisce affatto scoprire che Breece D&#8217;J Pancake è nato a South Charleston, nel West Virginia: fosse cresciuto in una metropoli probabilmente non avrebbe scritto quei dodici capolavori che sono i racconti di cui si compone il suo unico libro, Trilobiti. Dalla sua penna non uscirà più alcuna parola, perché si è suicidato a soli 26 anni, entrando a far parte di quel pantheon di artisti morti troppo giovani, ai quali la prematura dipartita ha garantito una gloria pressoché imperitura. Ma in questa sede non mi interrogherò sulla correttezza di questa operazione, né cercherò di capire i motivi che hanno portato Pancake ad uccidersi: quelli li sanno solo Breece e la canna della sua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/trilobiti-copertina-388x600.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1545" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/trilobiti-copertina-388x600.jpg" alt="" width="190" height="294" /></a>A volte grandi uomini nascono in luoghi impensabili. Penso a Faulkner, nato a New Albany, 7000 anime nel cuore del Mississipi, o a Twain, nato ad Hannibal, cittadina sperduta nel nord-est del Missouri. Si tratta di scrittori che resteranno, con merito, nella storia della letteratura, perché sono riusciti nell&#8217;impresa di dare un respiro universale alle loro storie di provincia, ambientate in luoghi che richiamano quelli in cui sono cresciuti. D&#8217;altronde, come ci insegna De Andrè, <em>&#8220;non tutti nella capitale/sbocciano i fiori del male&#8221;</em>. Per questo motivo, non stupisce affatto scoprire che <em>Breece D&#8217;J Pancake</em> è nato a South Charleston, nel West Virginia: fosse cresciuto in una metropoli probabilmente non avrebbe scritto quei dodici capolavori che sono i racconti di cui si compone il suo unico libro, <strong>Trilobiti</strong>. Dalla sua penna non uscirà più alcuna parola, perché si è suicidato a soli 26 anni, entrando a far parte di quel pantheon di artisti morti troppo giovani, ai quali la prematura dipartita ha garantito una gloria pressoché imperitura. Ma in questa sede non mi interrogherò sulla correttezza di questa operazione, né cercherò di capire i motivi che hanno portato Pancake ad uccidersi: quelli li sanno solo Breece e la canna della sua pistola. Il modo più onesto di onorare la sua memoria è parlare di ciò che ci ha lasciato, delle parole che ha deciso di salvare dall&#8217;oblio inevitabile che avvolge tutto ciò che si trova nel tempo. Esso è il primo dei grandi temi che Pancake affronta nei suoi racconti: il tempo, al cospetto del quale l&#8217;umanità intera non è che un brevissimo capitolo, un passaggio trascurabile. I personaggi che popolano i racconti hanno a che fare, volenti o nolenti, con la coscienza di quanto sia effimero il nostro affannarsi, di come tutto ciò che vive sia necessariamente destinato a morire. E se per un istante, nel paragrafo che conclude il primo racconto da cui il libro trae il titolo, esso sembra quasi poter essere una dimensione di rifugio (<em>“Sento che la mia paura si allontana in cerchi concentrici attraverso il tempo, per un milione di anni”</em>), rimane comunque un tiranno, il quale costringe l&#8217;uomo in uno stato di perenne coscienza della perdita. Il lutto non elaborato, la scomparsa delle persone care: questo è un altro tema predominante nei racconti di Pancake. <a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/james_021.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1550" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/james_021.jpg" alt="" width="178" height="234" /></a>Il ragazzo che non riesce a dimenticare l&#8217;amico caduto in battaglia; la donna che piange ancora i genitori, morti in un incidente molti anni prima; il tempo ci strappa le persone che amiamo, ci lascia da soli di fronte ai nostri fantasmi. E&#8217; un pessimismo cosmico quello che permea lo stile asciutto e lapidario di <em>Trilobiti</em>, all&#8217;interno del quale non c&#8217;è spazio per lanascita ma solo per la sua negazione, che sia la morte o l&#8217;aborto. La natura del West Virginia, che scorre davanti ai nostri occhi e prende vita attraverso il punto di vista degli animali stessi, è violata dall&#8217;uomo che con le sue miniere l&#8217;ha trasformata da fonte di vita a fonte di morte, che aleggia nella tosse malsana da cui i personaggi di Pancake sono spesso afflitti. Questi assomigliano, talvolta, a burattini privi di vita: si muovono più per inerzia e per abitudine che per un effettivo impulso vitale. I lavoratori che Pancake ci presenta sono minatori, meccanici, camionisti, camerieri: in loro non si riscontra alcuna qualità positiva, alcuna speranza né nobilitazione attraverso il lavoro umile. Non c&#8217;è spazio in <em>Trilobiti</em> per un&#8217;epica dei bassifondi, per un elogio della semplicità. Il loro tirare avanti deriva da una legge naturale e la loro vita assomiglia alla insensata lotta dei galli descritta ne <em>L&#8217;attaccabrighe</em>. Il sogno di cambiare radicalmente la propria dimensione è presente in questi uomini ma si scontra puntualmente con la spietata realtà dei fatti, che si abbatte come una scure su ogni possibilità di vivere il futuro. I personaggi di Pancake, come il protagonista di <em>Una stanza per sempre</em>, sono bloccati in un eterno presente che racchiude in sé la memoria storica di ciò che è stato. Ma questo ripensare al passato è accompagnato dal dolore della perdita e dunque non è un rifugio efficace. In questo senso, la famiglia ha un ruolo tanto decisivo quanto ambivalente: essa è ciò che permette all&#8217;uomo di sentirsi parte di quel costante scorrere del tempo che investe tutto ciò che esiste ma al tempo stesso gli ricorda la sua natura caduca e lo mette faccia a faccia con la terribile coscienza che tutti, prima o poi, scompariremo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;Trilobiti&#8221;</strong> di  Breece D&#8217;J Pankake<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876381597/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876381597" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">pubblicato da ISBN Edizioni</p>
<p style="text-align: justify">pp. 189  &#8211;  euro 9</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://femminileplurale.wordpress.com/" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
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