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	<title>Scritti da Voi &#187; giuseppe de marco recensione | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;La scopa del sistema&#8221; di David Foster Wallace (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2013 10:14:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con la sua morte nel 2008 ─ inattesa, lacerante, terribilmente prematura ─ Wallace ha lasciato sgomenti le sue schiere di ammiratori (cui si sono presto aggiunte, come era inevitabile, moltitudini di adoratori, per così dire, “post-mortem”). Ma invece di lasciarsi risucchiare nel vortice delle pubblicazioni postume, conviene andarsi a rileggere il “vecchio” DFW. A partire magari proprio da “La scopa del sistema”, primo romanzo pubblicato dall’allora 25enne americano (il romanzo uscì nel 1987 ed era ispirato alla sua tesi universitaria). Un libro che ha fatto gridare al miracolo la critica e lanciato l’imberbe scrittore di Ithaca direttamente nell’olimpo dei grandi della letteratura. Il dato anagrafico, in questo caso, non è un elemento trascurabile. A 25 anni, l’età in cui normalmente un giovane, quando va bene, si barcamena con l’università, Wallace si baloccava con la sua seconda laurea in Filosofia e buttava giù un racconto del genere. Così, come un adolescente può scrivere poesie da chiudere poi pudicamente nel cassetto, lui dava vita a questo romanzo pazzesco dove già si trovano, in nuce, i principali spunti della sua poetica. L’ironia, la follia, il surreale, la schizofrenia della modernità vista con gli occhi di un ragazzo che di lì a poco sarebbe [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806211978/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806211978&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21&quot;" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2873" title="compra &quot;La scopa del sistema&quot; di David Foster Wallace (Einaudi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Wallace.jpeg" alt="scopa sistema david foster wallace einaudi" width="190" height="294" /></a>Con la sua morte nel 2008 ─ inattesa, lacerante, terribilmente prematura ─ Wallace ha lasciato sgomenti le sue schiere di ammiratori (cui si sono presto aggiunte, come era inevitabile, moltitudini di adoratori, per così dire, “post-mortem”).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma invece di lasciarsi risucchiare nel vortice delle pubblicazioni postume, conviene andarsi a rileggere il “vecchio” DFW. A partire magari proprio da <strong>“La scopa del sistema”</strong>, primo romanzo pubblicato dall’allora 25enne americano (il romanzo uscì nel 1987 ed era ispirato alla sua tesi universitaria). Un libro che ha fatto gridare al miracolo la critica e lanciato l’imberbe scrittore di Ithaca direttamente nell’olimpo dei grandi della letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dato anagrafico, in questo caso, non è un elemento trascurabile. A 25 anni, l’età in cui normalmente un giovane, quando va bene, si barcamena con l’università, Wallace si baloccava con la sua seconda laurea in Filosofia e buttava giù un racconto del genere. Così, come un adolescente può scrivere poesie da chiudere poi pudicamente nel cassetto, lui dava vita a questo romanzo pazzesco dove già si trovano, in nuce, i principali spunti della sua poetica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ironia, la follia, il surreale, la schizofrenia della modernità vista con gli occhi di un ragazzo che di lì a poco sarebbe divenuto il precursore della post-modernità letteraria, aprendo una strada oggi affollata di epigoni più o meno degni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Anche lo stile, acerbo in alcuni passaggi, è già il suo: macchinoso, compiaciuto, cerebrale, paranoico. La lettura, come è nella cifra di DFW, si sostanzia in un atto d’amore del lettore, che ben volentieri (di solito) si sottopone alla faticaccia intellettuale di star dietro al poderoso turbinio della sua mente. Una competizione tesa fino all’estremo con la logica e la tenuta della lingua.</span></p>
<p style="text-align: justify;">La trama? Intricata e inesplicabile, come sempre. E come sempre affidata ad un caleidoscopio di personaggi e situazioni del quale è arduo (e forse inutile) ricostruire il filo. Basti accennare che c’è di mezzo una vecchina scappata dall’ospizio portandosi dietro 25 sodali, la pronipote Lenore che si mette sulle sue tracce, un pappagallo predicatore che va in onda su un canale tv religioso, un ingegnere bulimico e un capo ufficio frustrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi conosce e ama Wallace sa che la trama non è che una sovrastruttura, un pretesto per lanciarsi in un’avventura che va vissuta appieno, senza condizionamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">È una palestra impegnativa, che si può amare oppure odiare con la stessa intensità. Ma che certamente non lascia, né mai lascerà, indifferenti.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;La scopa del sistema&#8221;</strong> di David Foster Wallace<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806211978/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806211978&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21&quot;" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Einaudi</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 533  &#8211;  euro 15</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>&#8220;Dizionario delle cose perdute&#8221; di Francesco Guccini (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 13:27:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Non mi mancheranno”, ha detto Guccini delle sue canzoni in occasione della presentazione del suo ventiquattresimo disco “L’ultima Thule”. Un album che dovrebbe segnare, appunto, il definitivo abbandono delle scene da parte del cantautore modenese. Ma si tratta solo di un cambio di prospettiva. Perché Guccini, che per sua stessa ammissione è in crisi di ispirazione canora già da tempo, non se ne starà certo seduto in panchina con le mani in mano. Semplicemente, dismessi i panni del cantautore vestirà quelli dello scrittore, così realizzando peraltro il suo vero sogno di bambino (“Volevo fare lo scrittore io, mica il cantante”, ha dichiarato lui stesso in diverse occasioni). Di libri poi, Guccini ne ha già scritti diversi, cominciando  già nel lontano 1989 con “Cròniche Epàfaniche” (da poco ristampato per Mondadori). Che poi siano o meno all’altezza dei suoi componimenti musicali è questione dibattuta che si può lasciare al gusto soggettivo di ciascuno. Quel che è certo è che, nei dischi come nei libri, prevale spesso la vena malinconica e nostalgica, appena alleggerita qua e là da guizzi ironici. Lo si nota soprattutto in questo “Dizionario delle cose perdute” che, sin dal titolo, non solo non si preoccupa di apparire terribilmente nostalgico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804612851/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804612851&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2784" title="dizionario delle cose perdute francesco guccini mondadori" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Copia-di-Guccini.jpg" alt="cose perdute francesco guccini mondadori" width="190" height="298" /></a>“Non mi mancheranno”</em>, ha detto <em>Guccini</em> delle sue canzoni in occasione della presentazione del suo ventiquattresimo disco <em>“L’ultima Thule”</em>. Un album che dovrebbe segnare, appunto, il definitivo abbandono delle scene da parte del cantautore modenese.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma si tratta solo di un cambio di prospettiva. Perché Guccini, che per sua stessa ammissione è in crisi di ispirazione canora già da tempo, non se ne starà certo seduto in panchina con le mani in mano. Semplicemente, dismessi i panni del cantautore vestirà quelli dello scrittore, così realizzando peraltro il suo vero sogno di bambino (<em>“Volevo fare lo scrittore io, mica il cantante”</em>, ha dichiarato lui stesso in diverse occasioni).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Di libri poi, Guccini ne ha già scritti diversi, cominciando  già nel lontano 1989 con <em>“Cròniche Epàfaniche”</em> (da poco ristampato per Mondadori). Che poi siano o meno all’altezza dei suoi componimenti musicali è questione dibattuta che si può lasciare al gusto soggettivo di ciascuno.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quel che è certo è che, nei dischi come nei libri, prevale spesso la vena malinconica e nostalgica, appena alleggerita qua e là da guizzi ironici.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Lo si nota soprattutto in questo <strong>“Dizionario delle cose perdute”</strong> che, sin dal titolo, non solo non si preoccupa di apparire terribilmente nostalgico ma fa della nostalgia il suo filo conduttore.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E mentre nei dischi una traccia particolarmente malinconica poteva essere compensata da un’altra più ironica o beffarda, qui il registro è univocamente impiantato nel solco del rimpianto per il passato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L’approccio da <em>“bei tempi andati”</em> non è solo accennato ma si fa insomma scoperta strategia narrativa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È un’Italia in bianco e nero, da altri mille volte e in mille modi descritta e omaggiata, resa qui non senza grazia e afflato evocativo. Ma è un’Italia che probabilmente non è mai esistita, se non nel ricordo di chi, ormai in là con gli anni, trasferisce sul mondo una genuinità che è invece puramente soggettiva e anagrafica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il problema però è che se non si ha almeno una cosa da rimpiangere del passato (sia ieri o cent’anni fa), difficilmente si riuscirà ad entrare in sintonia con questo testo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per dirla tutta, se non si pensa davvero che prima (Prima) tutto era più facile e bello e sano, la lettura dei ricordi gucciniani si può risolvere in una noia mortale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E allora il pensiero dei mutandoni di lana che l’artista era obbligato ad indossare da piccolo suscitano al massimo un sorriso di cortesia, doveroso omaggio ad un maestro che con i suoi versi si è guadagnato un credito imperituro. E insieme malcelata speranza che la chitarra appesa al chiodo possa prima o poi tornare tra le sue braccia.</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Dizionario delle cose perdute&#8221;</strong> di Francesco Guccini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804612851/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804612851&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Mondadori</div>
<div>pp. 140  &#8211;  euro 10</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Pro Patria&#8221; di Ascanio Celestini (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 20:16:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un “erbivoro”, un “negro matto africano”, un secondino “merda” e Giuseppe Mazzini. Con questo poker di improbabili personaggi Celestini gioca la sua personalissima partita a carte con la Storia. E lo fa nel modo che gli è più congeniale: con quel suo ipnotico flusso di coscienza, frastornante a affabulatorio insieme che è ormai la cifra stilistica di una delle voci più originali del panorama letterario (e teatrale e cinematografico) italiano e non solo. Sulla scena, come di consueto nell’opera di Ascanio Celestini, ci sono gli ultimi: i derelitti, gli emarginati, quelli di cui la società farebbe volentieri a meno. Soprattutto in questo caso, visto che il protagonista del racconto (in prima persona, come sempre nei lavori di Celestini) è un carcerato. Anzi peggio, un ergastolano, che nel gergo carcerario si chiama appunto “erbivoro”. È uno di quelli per i quali lo scorrere del tempo è una dimensione astratta, a cominciare dalla data di fine pena vergata sulla sua cartella personale: giorno 99, mese 99, anno 9999. Stavolta però a d accompagnare gli “ultimi” ci sono, letteralmente, i “primi”. Nel senso dei primi che per dirsi italiani hanno spesa la vita e avuto in cambio la morte. Sono gli eroi del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806213636/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806213636&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2456" title="Ascanio Celestini pro patria einaudi giuseppe de marco" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/05/Celestini.jpg" alt="giuseppe de marco pro patria einaudi ascanio celestini" width="190" height="302" /></a>Un “erbivoro”, un “negro matto africano”, un secondino “merda” e Giuseppe Mazzini. Con questo poker di improbabili personaggi Celestini gioca la sua personalissima partita a carte con la Storia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E lo fa nel modo che gli è più congeniale: con quel suo ipnotico flusso di coscienza, frastornante a affabulatorio insieme che è ormai la cifra stilistica di una delle voci più originali del panorama letterario (e teatrale e cinematografico) italiano e non solo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sulla scena, come di consueto nell’opera di <em>Ascanio Celestini</em>, ci sono gli ultimi: i derelitti, gli emarginati, quelli di cui la società farebbe volentieri a meno. Soprattutto in questo caso, visto che il protagonista del racconto (in prima persona, come sempre nei lavori di Celestini) è un carcerato. Anzi peggio, un ergastolano, che nel gergo carcerario si chiama appunto “erbivoro”. È uno di quelli per i quali lo scorrere del tempo è una dimensione astratta, a cominciare dalla data di fine pena vergata sulla sua cartella personale: giorno 99, mese 99, anno 9999.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Stavolta però a d accompagnare gli “ultimi” ci sono, letteralmente, i “primi”.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nel senso dei primi che per dirsi italiani hanno spesa la vita e avuto in cambio la morte. Sono gli eroi del Risorgimento, quelli passati alla Storia e quelli dimenticati. È a loro che si rivolge il protagonista, in un dialogo immaginario con Mazzini, per programmare una fuga impossibile attraverso le gesta di quei ventenni che sull’altare dell’ideale repubblicano sacrificarono la loro giovinezza e immolarono le loro vite, trasformando le loro storie nella nostra Storia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Del resto dell’arte di intrecciare la Storia con le storie Celestini è un vero maestro. Dalle vicende minute, di ieri e di oggi, viene fuori il ritratto di un paese; un filo rosso che è insieme storico e letterario, onirico e realissimo, folle, anarchico e schiettamente popolare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Celestini è uno che il gusto per la narrazione ce l’ha nel Dna. Con quel suo tono dimesso, monocorde, e il suo parlare povero e asciutto, sembra impossibile a prima vista che ci si possa lasciar trascinare dal suo discorso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E invece è esattamente quello che succede. Tanto sentendolo dal vivo quanto leggendolo sulla carta, si intuisce come Celestini abbia la dote rara e preziosa di saper parlare in grande raccontando il piccolo.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Pro Patria&#8221;</strong> di Ascanio Celestini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806213636/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806213636&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Einaudi</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 128  &#8211;  euro 17.50</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
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