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	<title>Scritti da Voi &#187; giuseppe de marco scritti da voi | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Dieci dicembre&#8221; di George Saunders (Minimum Fax)</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Dec 2013 15:08:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per gli amanti delle short stories, cioè i racconti (una distinzione questa che prima o poi dovrà pur cadere in disuso considerato che fissa un discrimine arbitrario e tutto sommato irrilevante in termini letterari), George Saunders è qualcosa di più di un semplice scrittore. È un faro. Un maestro, nella sua accezione più ampia e limpida. Nelle sue pagine, in ogni sua storia, c’è un prezioso distillato del mondo di oggi. Deformato, amplificato, adattato, stiracchiato in ogni modo, fino a renderlo a tratti irriconoscibile. Eppure è lì, sordido, dolorante, che pulsa tra una riga e l’altra: tu-tum, tu-tum, tu-tum. Un filino inquietante? Esattamente come le storie di Saunders. Non tutte per carità. Anzi, non manca chi si ostina a ritenerlo un autore “divertente”, “bizzarro”, “spassoso” finanche, come si legge dagli strilli entusiastici in quarta di copertina. Ma la verità è che Saunders, anche quando mette in scena situazioni comiche o surreali, non manca mai di lasciar sottotraccia, malcelata, una vena di struggente malinconia e amarissimo disincanto per come girano le cose nel mondo. Quella di Saunders è, in fin dei conti, un’umanità dolente, una schiera di comprimari che fanno della loro mediocrità e ignavia uno stereotipo dell’antieroe moderno. Spesso l’idea guida [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875215197/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875215197&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2909" title="compra &quot;Dieci Dicembre&quot; di George Saunders (Minimum Fax)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/12/Saunders_10Dicembre.jpg" alt="minimum fax saunders george dieci dicembre" width="190" height="258" /></a>Per gli amanti delle short stories, cioè i racconti (una distinzione questa che prima o poi dovrà pur cadere in disuso considerato che fissa un discrimine arbitrario e tutto sommato irrilevante in termini letterari), <em>George Saunders</em> è qualcosa di più di un semplice scrittore. È un faro. Un maestro, nella sua accezione più ampia e limpida. Nelle sue pagine, in ogni sua storia, c’è un prezioso distillato del mondo di oggi. Deformato, amplificato, adattato, stiracchiato in ogni modo, fino a renderlo a tratti irriconoscibile. Eppure è lì, sordido, dolorante, che pulsa tra una riga e l’altra: tu-tum, tu-tum, tu-tum.</p>
<p style="text-align: justify;">Un filino inquietante? Esattamente come le storie di Saunders.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tutte per carità. Anzi, non manca chi si ostina a ritenerlo un autore “divertente”, “bizzarro”, “spassoso” finanche, come si legge dagli strilli entusiastici in quarta di copertina.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la verità è che Saunders, anche quando mette in scena situazioni comiche o surreali, non manca mai di lasciar sottotraccia, malcelata, una vena di struggente malinconia e amarissimo disincanto per come girano le cose nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di Saunders è, in fin dei conti, un’umanità dolente, una schiera di comprimari che fanno della loro mediocrità e ignavia uno stereotipo dell’antieroe moderno. Spesso l’idea guida dei suoi racconti – sempre una spanna sopra alla media quanto ad originalità ed invenzione – è proprio il ritrovarsi ad essere cavie da laboratorio in un sistema dispotico nel quale l’allegoria di un manipolo di avidi benestanti che tiene in scacco il resto della popolazione è servita su un piatto d’argento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che cambia in questa raccolta rispetto ai precedenti lavori (peraltro probabilmente superiori quanto a fascino narrativo) è che stavolta Saunders sembra rinunciare all’ambientazione distopica per avvicinarsi di più al mondo reale. L’effetto, intendiamoci, è tutt’altro che rassicurante, perché il guizzo creativo è sempre in agguato e lascia ancora più senza fiato, proprio perché più inaspettato. Come nell’inquietante racconto centrale <em>“Le ragazze Semplica”</em> o nell’allucinante <em>“Fuga dall’Aracnotesta”</em>, quest’ultimo un vero pugno nello stomaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei racconti di Saunders, in ogni caso, ogni storia fa storia a sé. Anche perché linguaggio, stile, registro e ambientazione cambiano con estrema facilità. Ogni volta quindi ci si tuffa in un nuovo mondo, assistendo di solito in apnea al suo avvilente sgretolarsi. Si riemerge storditi. Ma con la sola voglia di tuffarsi di nuovo.</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Dieci dicembre&#8221;</strong> di George Saunders<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875215197/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875215197&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Minimum Fax</p>
<p>pp. 222 &#8211; euro 15</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>&#8220;Dizionario delle cose perdute&#8221; di Francesco Guccini (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 13:27:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Non mi mancheranno”, ha detto Guccini delle sue canzoni in occasione della presentazione del suo ventiquattresimo disco “L’ultima Thule”. Un album che dovrebbe segnare, appunto, il definitivo abbandono delle scene da parte del cantautore modenese. Ma si tratta solo di un cambio di prospettiva. Perché Guccini, che per sua stessa ammissione è in crisi di ispirazione canora già da tempo, non se ne starà certo seduto in panchina con le mani in mano. Semplicemente, dismessi i panni del cantautore vestirà quelli dello scrittore, così realizzando peraltro il suo vero sogno di bambino (“Volevo fare lo scrittore io, mica il cantante”, ha dichiarato lui stesso in diverse occasioni). Di libri poi, Guccini ne ha già scritti diversi, cominciando  già nel lontano 1989 con “Cròniche Epàfaniche” (da poco ristampato per Mondadori). Che poi siano o meno all’altezza dei suoi componimenti musicali è questione dibattuta che si può lasciare al gusto soggettivo di ciascuno. Quel che è certo è che, nei dischi come nei libri, prevale spesso la vena malinconica e nostalgica, appena alleggerita qua e là da guizzi ironici. Lo si nota soprattutto in questo “Dizionario delle cose perdute” che, sin dal titolo, non solo non si preoccupa di apparire terribilmente nostalgico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804612851/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804612851&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2784" title="dizionario delle cose perdute francesco guccini mondadori" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Copia-di-Guccini.jpg" alt="cose perdute francesco guccini mondadori" width="190" height="298" /></a>“Non mi mancheranno”</em>, ha detto <em>Guccini</em> delle sue canzoni in occasione della presentazione del suo ventiquattresimo disco <em>“L’ultima Thule”</em>. Un album che dovrebbe segnare, appunto, il definitivo abbandono delle scene da parte del cantautore modenese.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma si tratta solo di un cambio di prospettiva. Perché Guccini, che per sua stessa ammissione è in crisi di ispirazione canora già da tempo, non se ne starà certo seduto in panchina con le mani in mano. Semplicemente, dismessi i panni del cantautore vestirà quelli dello scrittore, così realizzando peraltro il suo vero sogno di bambino (<em>“Volevo fare lo scrittore io, mica il cantante”</em>, ha dichiarato lui stesso in diverse occasioni).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Di libri poi, Guccini ne ha già scritti diversi, cominciando  già nel lontano 1989 con <em>“Cròniche Epàfaniche”</em> (da poco ristampato per Mondadori). Che poi siano o meno all’altezza dei suoi componimenti musicali è questione dibattuta che si può lasciare al gusto soggettivo di ciascuno.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quel che è certo è che, nei dischi come nei libri, prevale spesso la vena malinconica e nostalgica, appena alleggerita qua e là da guizzi ironici.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Lo si nota soprattutto in questo <strong>“Dizionario delle cose perdute”</strong> che, sin dal titolo, non solo non si preoccupa di apparire terribilmente nostalgico ma fa della nostalgia il suo filo conduttore.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E mentre nei dischi una traccia particolarmente malinconica poteva essere compensata da un’altra più ironica o beffarda, qui il registro è univocamente impiantato nel solco del rimpianto per il passato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L’approccio da <em>“bei tempi andati”</em> non è solo accennato ma si fa insomma scoperta strategia narrativa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È un’Italia in bianco e nero, da altri mille volte e in mille modi descritta e omaggiata, resa qui non senza grazia e afflato evocativo. Ma è un’Italia che probabilmente non è mai esistita, se non nel ricordo di chi, ormai in là con gli anni, trasferisce sul mondo una genuinità che è invece puramente soggettiva e anagrafica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il problema però è che se non si ha almeno una cosa da rimpiangere del passato (sia ieri o cent’anni fa), difficilmente si riuscirà ad entrare in sintonia con questo testo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per dirla tutta, se non si pensa davvero che prima (Prima) tutto era più facile e bello e sano, la lettura dei ricordi gucciniani si può risolvere in una noia mortale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E allora il pensiero dei mutandoni di lana che l’artista era obbligato ad indossare da piccolo suscitano al massimo un sorriso di cortesia, doveroso omaggio ad un maestro che con i suoi versi si è guadagnato un credito imperituro. E insieme malcelata speranza che la chitarra appesa al chiodo possa prima o poi tornare tra le sue braccia.</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Dizionario delle cose perdute&#8221;</strong> di Francesco Guccini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804612851/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804612851&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Mondadori</div>
<div>pp. 140  &#8211;  euro 10</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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		<title>&#8220;La notte che Pinelli&#8221; di Adriano Sofri (Sellerio)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Aug 2013 13:49:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un libro ormai di qualche anno fa, che ricorda avvenimenti ancora più risalenti nel tempo. Precisamente la celebre, e ancora oscura, vicenda della “defenestrazione” dell’anarchico Giuseppe Pinelli nella notte tra il 15 e il 16 dicembre del 1969 dall’ufficio del commissario Calabresi al quarto piano della Questura di Milano. Dell’episodio, per molti aspetti cruciale nella vita convulsa dell’Italia dell’epoca, hanno parlato e scritto ormai quasi tutti i protagonisti di quella notte. A partire proprio da Mario Calabresi, del cui libro questo testo costituisce per molti aspetti un’antitesi. Del resto mancava all’appello la voce di un testimone indiretto, Sofri appunto, che da quel fatto, e dalle vicende che da essa scaturirono, ha tratto conseguenze che ha pagato sulla propria pelle fino ad oggi. Più che parlarne in prima persona però – “Cosa è successo veramente quella notte? Non lo so”, si limita a chiosare l’autore nell’ultima pagina (in realtà lo sa benissimo. O almeno sa benissimo cosa non è successo) &#8211; Sofri fa parlare i protagonisti, attraverso una disamina minuziosa delle carte dei tanti processi condotti sul caso, nessuno dei quali peraltro in grado di fornire una risposta credibile a quanto accaduto. Che invece secondo Sofri era possibile e doveroso dare, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/883892371X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883892371X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2683" title="Sofri la notte che pinelli sellerio" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/Sofri.jpg" alt="sellerio notte pinelli adriano sofri" width="190" height="269" /></a>Un libro ormai di qualche anno fa, che ricorda avvenimenti ancora più risalenti nel tempo. Precisamente la celebre, e ancora oscura, vicenda della “defenestrazione” dell’anarchico Giuseppe Pinelli nella notte tra il 15 e il 16 dicembre del 1969 dall’ufficio del commissario Calabresi al quarto piano della Questura di Milano.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dell’episodio, per molti aspetti cruciale nella vita convulsa dell’Italia dell’epoca, hanno parlato e scritto ormai quasi tutti i protagonisti di quella notte. A partire proprio da Mario Calabresi, del cui libro questo testo costituisce per molti aspetti un’antitesi. Del resto mancava all’appello la voce di un testimone indiretto, Sofri appunto, che da quel fatto, e dalle vicende che da essa scaturirono, ha tratto conseguenze che ha pagato sulla propria pelle fino ad oggi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Più che parlarne in prima persona però – <em>“Cosa è successo veramente quella notte? Non lo so”</em>, si limita a chiosare l’autore nell’ultima pagina (in realtà lo sa benissimo. O almeno sa benissimo cosa non è successo) &#8211; Sofri fa parlare i protagonisti, attraverso una disamina minuziosa delle carte dei tanti processi condotti sul caso, nessuno dei quali peraltro in grado di fornire una risposta credibile a quanto accaduto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Che invece secondo Sofri era possibile e doveroso dare, almeno riconoscendo alcuni punti fermi come l’alibi inoppugnabile del Pinelli per la strage di Piazza Fontana di cui venne accusato e la concreta impossibilità di una caduta accidentale secondo le modalità ricostruite in seguito. Oltre al fatto che Pinelli stesso non aveva alcun motivo per togliersi la vita.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quello che emerge, come tutto quello che riguarda la storia repubblicana di quegli anni, è un quadro sconfortante di macchinazioni, congiure, silenzi, insabbiamenti, affermazioni e ritrattazioni che fanno a pugni con il buon senso e con la democrazia di un paese civile. A partire da quell’imbarazzante “malore attivo” che il giudice D’Ambrosio invocò come giustificazione dell’incidente nella sentenza che chiudeva il caso. Depistaggi e storture, in ogni caso, che ancora oggi costituiscono un terreno fangoso impossibile da evitare se si voglia sporcarsi le mani sulle vicende del cosiddetto stragismo di Stato, qualunque cosa questa espressione significhi. Una pagina amara e triste. Specie perché si accompagna a tante altre ancora non chiarite, da Piazza Fontana al G8 di Genova, che la nostra storia ha accumulato troppo velocemente e in troppa quantità. Vale come monito illuminante sui rischi, sempre in agguato, di veder scivolare il nostro Paese da una comoda democrazia a un’altra cosa. Qualcosa a cui è difficile dare un nome ma che in ogni caso ha sembianze decisamente più inquietanti.</div>
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<div><strong>&#8220;La notte che Pinelli&#8221;</strong> di Adriano Sofri<a href="http://www.amazon.it/gp/product/883892371X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883892371X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Sellerio</div>
<div>pp. 284  &#8211;  euro 12</div>
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<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
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		<title>&#8220;Fisica quantistica della vita quotidiana&#8221; di Piergiorgio Paterlini (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2013 14:13:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si fa presto a dire racconti brevi. Quelli di Paterlini sono fulminanti. Brevissimi al limite della provocazione. Una pagina. Mezza. Due righe. Tre parole. Un’emoticon. E se sotto una certa soglia è difficile non pensare allo sberleffo intellettuale (Titolo: Exit. Svolgimento: “Spense la luce”. Titolo: Ti amo. Svolgimento: “Anch’io”), nelle poche righe che compongono la stragrande maggioranza dei 101 racconti di questa raccolta si coglie in pieno l’ingegno e la potenza espressiva del giornalista co-fondatore del mitico Cuore. In molti casi l’autore gioca sull’effetto sorpresa, rovesciando la prospettiva del racconto sul finale. L’amplesso descritto con dovizia di particolari, che si scopre essere invece un’esecuzione al violino. La discussione accesa di un uomo con quello che si rivela essere la sua immagine riflessa nello specchio. La morte sulla sedia elettrica di un uomo che è in realtà un povero rospo torturato da ragazzini. Lo tsunami visto da una formica. E così via. In altri casi invece, entro lo spazio angusto di una paginetta, Paterlini riesce ad evocare un mondo intero di sensazioni, emozioni, dolori e sconfitte. E lo fa attraversando con disinvoltura tutti i generi possibili: dalla fantascienza al thriller, dal giallo alla storia d’amore. Passando dall’umorismo al surrealismo, dal post-realismo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806214098/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806214098&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2647" title="Paterlini" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/Paterlini.jpg" alt="" width="190" height="282" /></a>Si fa presto a dire racconti brevi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quelli di <strong>Paterlini</strong> sono fulminanti. Brevissimi al limite della provocazione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Una pagina. Mezza. Due righe. Tre parole. Un’emoticon.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E se sotto una certa soglia è difficile non pensare allo sberleffo intellettuale (Titolo: Exit. Svolgimento: <em>“Spense la luce”</em>. Titolo: Ti amo. Svolgimento: <em>“Anch’io”</em>), nelle poche righe che compongono la stragrande maggioranza dei 101 racconti di questa raccolta si coglie in pieno l’ingegno e la potenza espressiva del giornalista co-fondatore del mitico Cuore.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In molti casi l’autore gioca sull’effetto sorpresa, rovesciando la prospettiva del racconto sul finale. L’amplesso descritto con dovizia di particolari, che si scopre essere invece un’esecuzione al violino. La discussione accesa di un uomo con quello che si rivela essere la sua immagine riflessa nello specchio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La morte sulla sedia elettrica di un uomo che è in realtà un povero rospo torturato da ragazzini. Lo tsunami visto da una formica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E così via.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In altri casi invece, entro lo spazio angusto di una paginetta, Paterlini riesce ad evocare un mondo intero di sensazioni, emozioni, dolori e sconfitte. E lo fa attraversando con disinvoltura tutti i generi possibili: dalla fantascienza al thriller, dal giallo alla storia d’amore. Passando dall’umorismo al surrealismo, dal post-realismo all’iperrealismo. Sempre dando vita, con quella dote rara e meravigliosa che è saper raccontare per sottrazione, a uno spaccato maturo e palpabile di vicende umane.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Si soffre, ride, si ama e odia, ci si stupisce e indigna. Impossibile non cedere al vortice di emozioni che queste pagine riescono ad infondere nel lettore. Di qualunque tipo esso sia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Perché nascosta dietro al titolo freudiano volutamente ingannevole c’è l’arte della narrazione nella sua accezione più piena. Senza fronzoli, né abbellimenti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Solo le parole giuste messe al posto giusto e nel modo giusto.</div>
<div>
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<div><strong>&#8220;Fisica quantistica della vita quotidiana&#8221;</strong> di Piergiorgio Paterlini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806214098/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806214098&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 128  &#8211;  euro 13</div>
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<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
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		<title>&#8220;L&#8217;amore è un difetto meraviglioso&#8221; di Graeme Simsion (Longanesi)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 19:54:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando una casa editrice decide di staccare un assegno da 1,8 milioni di dollari per il romanzo di un esordiente, che in breve diventa il manoscritto più conteso alla Fiera di Francoforte e i cui diritti di traduzione vengono venduti in 36 paesi; quando accade tutto questo (e non accade frequentemente), ci sono solo due possibili spiegazioni. O un astro nascente della letteratura è appena sbocciato e niente sarà più come prima nel mondo dei libri. Oppure, più semplicemente, sta per nascere un sicuro bestseller commerciale. Che, logico corollario, presto diventerà un film da box office. Sfortunatamente (per la storia della letteratura) e fortunatamente (per milioni di lettori-spettatori) il libro di Graeme Simsion appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria di eventi. Un romanzo che pare già uno screenplay holliwodiano (l’autore è, tra le altre cose, proprio uno sceneggiatore), pronto per diventare una classica commedia-degli-equivoci-barra-romantica all’americana (sebbene ambientata in Australia, ma è un dettaglio in questo caso trascurabile). La storia nasce da un’idea divertente – trovare moglie attraverso un questionario scientifico in grado di selezionare i candidati migliori – che però (troppo) presto si rivela un semplice pretesto per far interagire i due personaggi opposti. Don Tillman, professore di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/Simsion.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2555" title="amore e un difetto meraviglioso graeme simsion longanesi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/Simsion.jpg" alt="simsion longanesi" width="190" height="288" /></a>Quando una casa editrice decide di staccare un assegno da 1,8 milioni di dollari per il romanzo di un esordiente, che in breve diventa il manoscritto più conteso alla Fiera di Francoforte e i cui diritti di traduzione vengono venduti in 36 paesi; quando accade tutto questo (e non accade frequentemente), ci sono solo due possibili spiegazioni.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">O un astro nascente della letteratura è appena sbocciato e niente sarà più come prima nel mondo dei libri. Oppure, più semplicemente, sta per nascere un sicuro bestseller commerciale. Che, logico corollario, presto diventerà un film da box office.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sfortunatamente (per la storia della letteratura) e fortunatamente (per milioni di lettori-spettatori) il libro di <em>Graeme Simsion</em> appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria di eventi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un romanzo che pare già uno screenplay holliwodiano (l’autore è, tra le altre cose, proprio uno sceneggiatore), pronto per diventare una classica commedia-degli-equivoci-barra-romantica all’americana (sebbene ambientata in Australia, ma è un dettaglio in questo caso trascurabile).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La storia nasce da un’idea divertente – trovare moglie attraverso un questionario scientifico in grado di selezionare i candidati migliori – che però (troppo) presto si rivela un semplice pretesto per far interagire i due personaggi opposti. Don Tillman, professore di genetica verosimilmente affetto da sindrome di Aspergen (metodico all’eccesso, salutista, programmatore e assolutamente inadatto alle relazioni sociali) e Rosie Jarman, praticamente il suo esatto opposto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il finale è chiaramente già scritto nella prima pagina e non è certo la cosa più riuscita del libro che gioca, in ogni caso, con una serie di luoghi comuni di sicura presa sul pubblico meno smaliziato. Dagli opposti che si attraggono al cuor che non si comanda, passando per una spennellata di evidenti riferimenti cinematografici, da <em>“Harry ti presento Sally” </em>a <em>“Qualcosa è cambiato”</em>, peraltro citati nel libro stesso. Il tutto condito da dialoghi vivaci e battute a effetto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Insomma, diciamo che se esistesse una macchina in grado di fabbricare romanzi sulla base dei principali indicatori di gradimento del pubblico, questa potrebbe benissimo essere una storia uscita fuori in automatico. Proprio perché contiene, soprattutto nella prima parte, tutti gli ingredienti della perfetta commedia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Chi ha bisogno di un’amena lettura da ombrellone farà bene a non farsi scappare questo libro.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Tutti gli altri possono tranquillamente farne a meno.</div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;amore è un difetto meraviglioso&#8221; </strong>di Graeme Simsion<a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Longanesi</p>
<p>pp. 303  &#8211;  euro 14,90</p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Pro Patria&#8221; di Ascanio Celestini (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 20:16:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un “erbivoro”, un “negro matto africano”, un secondino “merda” e Giuseppe Mazzini. Con questo poker di improbabili personaggi Celestini gioca la sua personalissima partita a carte con la Storia. E lo fa nel modo che gli è più congeniale: con quel suo ipnotico flusso di coscienza, frastornante a affabulatorio insieme che è ormai la cifra stilistica di una delle voci più originali del panorama letterario (e teatrale e cinematografico) italiano e non solo. Sulla scena, come di consueto nell’opera di Ascanio Celestini, ci sono gli ultimi: i derelitti, gli emarginati, quelli di cui la società farebbe volentieri a meno. Soprattutto in questo caso, visto che il protagonista del racconto (in prima persona, come sempre nei lavori di Celestini) è un carcerato. Anzi peggio, un ergastolano, che nel gergo carcerario si chiama appunto “erbivoro”. È uno di quelli per i quali lo scorrere del tempo è una dimensione astratta, a cominciare dalla data di fine pena vergata sulla sua cartella personale: giorno 99, mese 99, anno 9999. Stavolta però a d accompagnare gli “ultimi” ci sono, letteralmente, i “primi”. Nel senso dei primi che per dirsi italiani hanno spesa la vita e avuto in cambio la morte. Sono gli eroi del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806213636/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806213636&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2456" title="Ascanio Celestini pro patria einaudi giuseppe de marco" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/05/Celestini.jpg" alt="giuseppe de marco pro patria einaudi ascanio celestini" width="190" height="302" /></a>Un “erbivoro”, un “negro matto africano”, un secondino “merda” e Giuseppe Mazzini. Con questo poker di improbabili personaggi Celestini gioca la sua personalissima partita a carte con la Storia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E lo fa nel modo che gli è più congeniale: con quel suo ipnotico flusso di coscienza, frastornante a affabulatorio insieme che è ormai la cifra stilistica di una delle voci più originali del panorama letterario (e teatrale e cinematografico) italiano e non solo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sulla scena, come di consueto nell’opera di <em>Ascanio Celestini</em>, ci sono gli ultimi: i derelitti, gli emarginati, quelli di cui la società farebbe volentieri a meno. Soprattutto in questo caso, visto che il protagonista del racconto (in prima persona, come sempre nei lavori di Celestini) è un carcerato. Anzi peggio, un ergastolano, che nel gergo carcerario si chiama appunto “erbivoro”. È uno di quelli per i quali lo scorrere del tempo è una dimensione astratta, a cominciare dalla data di fine pena vergata sulla sua cartella personale: giorno 99, mese 99, anno 9999.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Stavolta però a d accompagnare gli “ultimi” ci sono, letteralmente, i “primi”.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nel senso dei primi che per dirsi italiani hanno spesa la vita e avuto in cambio la morte. Sono gli eroi del Risorgimento, quelli passati alla Storia e quelli dimenticati. È a loro che si rivolge il protagonista, in un dialogo immaginario con Mazzini, per programmare una fuga impossibile attraverso le gesta di quei ventenni che sull’altare dell’ideale repubblicano sacrificarono la loro giovinezza e immolarono le loro vite, trasformando le loro storie nella nostra Storia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Del resto dell’arte di intrecciare la Storia con le storie Celestini è un vero maestro. Dalle vicende minute, di ieri e di oggi, viene fuori il ritratto di un paese; un filo rosso che è insieme storico e letterario, onirico e realissimo, folle, anarchico e schiettamente popolare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Celestini è uno che il gusto per la narrazione ce l’ha nel Dna. Con quel suo tono dimesso, monocorde, e il suo parlare povero e asciutto, sembra impossibile a prima vista che ci si possa lasciar trascinare dal suo discorso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E invece è esattamente quello che succede. Tanto sentendolo dal vivo quanto leggendolo sulla carta, si intuisce come Celestini abbia la dote rara e preziosa di saper parlare in grande raccontando il piccolo.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Pro Patria&#8221;</strong> di Ascanio Celestini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806213636/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806213636&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Einaudi</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 128  &#8211;  euro 17.50</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;L&#8217;enigma di Finkler&#8221; di Howard Jacobson (Cargo Edizioni)</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 09:37:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando questo libro ha vinto il Man Booker Prize, la critica ha salutato l’assegnazione del prestigioso riconoscimento letterario (riservato ai romanzi in lingua inglese) definendolo il primo romanzo “comico” ad aggiudicarsi il premio. In realtà il romanzo di Jacobson (che è giornalista, conduttore televisivo e saggista, ma noto nei paesi anglosassoni soprattutto come umorista) affronta temi tutt’altro che divertenti, dall’antisemitismo alla politica israeliana. Ma lo fa in effetti con un registro che attinge al comico a piene mani o, meglio ancora, a quello humor cinico e beffardo che rimanda direttamente all’opera di Roth o Richler, due autori dei quali in questo lavoro si scorgono evidenti parallelismi. Il Finkler dell’enigma irrisolto è Samuel, filosofo ebreo ricco e famoso, che incarna tutto ciò che il coprotagonista Julian Tresolve, ex produttore della Bbc e suo vecchio compagno di scuola, vorrebbe ma non riesce ad essere, a partire proprio dal suo essere ebreo. Autore di bestseller di filosofia prêt-à-porter, donnaiolo incallito, cinico e provocatore, Finkler sembra in grado di condurre la propria vita con invidiabile freddezza, che sfocia in apparente quanto irritante leggerezza. Tutto il contrario di Treslove, che invece è come imprigionato in un’ignavia noiosa e improduttiva, consapevole della propria incapacità di stabilire [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860050421/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860050421&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2437" title="enigma di finkler howard Jacobson cargo edizioni" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/Jacobson.jpg" alt="" width="190" height="298" /></a>Quando questo libro ha vinto il Man Booker Prize, la critica ha salutato l’assegnazione del prestigioso riconoscimento letterario (riservato ai romanzi in lingua inglese) definendolo il primo romanzo “comico” ad aggiudicarsi il premio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In realtà il romanzo di<em> Jacobson</em> (che è giornalista, conduttore televisivo e saggista, ma noto nei paesi anglosassoni soprattutto come umorista) affronta temi tutt’altro che divertenti, dall’antisemitismo alla politica israeliana.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma lo fa in effetti con un registro che attinge al comico a piene mani o, meglio ancora, a quello humor cinico e beffardo che rimanda direttamente all’opera di Roth o Richler, due autori dei quali in questo lavoro si scorgono evidenti parallelismi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il Finkler dell’enigma irrisolto è Samuel, filosofo ebreo ricco e famoso, che incarna tutto ciò che il coprotagonista Julian Tresolve, ex produttore della Bbc e suo vecchio compagno di scuola, vorrebbe ma non riesce ad essere, a partire proprio dal suo essere ebreo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Autore di bestseller di filosofia prêt-à-porter, donnaiolo incallito, cinico e provocatore, Finkler sembra in grado di condurre la propria vita con invidiabile freddezza, che sfocia in apparente quanto irritante leggerezza. Tutto il contrario di Treslove, che invece è come imprigionato in un’ignavia noiosa e improduttiva, consapevole della propria incapacità di stabilire relazioni sensate con il resto del mondo e accanitamente deciso a svelare il senso profondo di quel modo unico di vivere che ha l’amico-nemico Finkler. Un nome che per lui incarna il prototipo dell’ebreo, tanto da assimilarlo anche anagraficamente al popolo eletto. Finkler, per lui, sono tutti gli ebrei del mondo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La curiosità, l’invidia mista ad ossessione che Treslove nutre per il mondo degli ebrei lo spinge ad impegnarsi in un tragicomico percorso di auto-assimilazione della cultura ebraica. Un humus che vorrebbe fare suo e del quale vorrebbe ad ogni costo far parte, scontrandosi però contro una serie di inevitabili insuccessi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dall’incontro-scontro tra i due nasce una riflessione profonda sull’eterna questione dell’identità ebraica, di tutti gli ebrei-Finkler del mondo. Una riflessione che utilizza, deridendoli al tempo stesso, tutti i luoghi comuni che gli ebrei insieme sfoggiano e subiscono; fedele alla tradizione che riconosce proprio agli ebrei la migliore capacità di irridere il loro stesso essere ebrei.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Su un’architettura letteraria non semplice e, specie nel finale, velata di cupa amarezza, si innesta ad ogni modo una pirotecnica alchimia letteraria. Fatta di dialoghi, situazioni, battute ed equivoci propri di quella cultura yiddish in cui è fatale, e dolce, perdersi con un sorriso pensoso tra le labbra.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il tutto ricamato con un linguaggio che padroneggia e tiene assieme con studiatissima nonchalance l’orgoglio e la vergogna, l’umanità e il cinismo, l’intelligenza e la farsa.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;enigma di Finkler&#8221;</strong> di Howard Jacobson<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860050421/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860050421&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">titolo originale: &#8220;The Finkler question&#8221;</div>
<div style="text-align: justify;">pubblicato da Cargo Edizioni</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 428  &#8211;  euro 20</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
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		<title>“Pyongyang” di Guy Delisle (Rizzoli)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 02:01:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’è ancora bisogno di giustificare la presenza di un libro illustrato entro i confini dorati della Letteratura? Quasi certamente no, vista la diffusione di massa di un fenomeno che, a pensarci bene, non fa altro che riportare ai suoi albori primordiali l’arte del racconto. Quando per descrivere il mondo circostante non c’era altro modo che quello di tentarne una raffigurazione visiva. Oggi quello dei romanzi grafici (o “graphic novel”, secondo la più accattivante definizione anglosassone) è un genere che non ha più molto da invidiare alle letture tradizionali. E anzi sta conoscendo una popolarità che cresce di pari passo con la qualità, artistica ed espressiva, dei suoi contenuti. Questo di Guy Delisle – canadese, classe 1966 – rientra in quella sottospecie di romanzo grafico che prende il nome di “graphic journalism” e sta affiancandosi prepotentemente al filone dei reportage di viaggio (o di guerra, ché spesso poi le due cose coincidono). Delisle è un disegnatore dal tratto preciso e leggero, che si descrive in prima persona con toni spesso autoironici e tipicamente fumettistici. Ma seguendo le disavventura del suo alter ego di carta, ci si ritrova coinvolti in luoghi e scenari esotici e a volte estremi, riportati con una vividezza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817064122/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817064122&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2388" title="guy Delisle pyongyang rizzoli" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/Delisle.jpg" alt="delisle guy pyongyang rizzoli" width="190" height="266" /></a>C’è ancora bisogno di giustificare la presenza di un libro illustrato entro i confini dorati della Letteratura?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quasi certamente no, vista la diffusione di massa di un fenomeno che, a pensarci bene, non fa altro che riportare ai suoi albori primordiali l’arte del racconto. Quando per descrivere il mondo circostante non c’era altro modo che quello di tentarne una raffigurazione visiva.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Oggi quello dei romanzi grafici (o <em>“graphic novel”</em>, secondo la più accattivante definizione anglosassone) è un genere che non ha più molto da invidiare alle letture tradizionali. E anzi sta conoscendo una popolarità che cresce di pari passo con la qualità, artistica ed espressiva, dei suoi contenuti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Questo di <em>Guy Delisle</em> – canadese, classe 1966 – rientra in quella sottospecie di romanzo grafico che prende il nome di “graphic journalism” e sta affiancandosi prepotentemente al filone dei reportage di viaggio (o di guerra, ché spesso poi le due cose coincidono).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Delisle è un disegnatore dal tratto preciso e leggero, che si descrive in prima persona con toni spesso autoironici e tipicamente fumettistici. Ma seguendo le disavventura del suo alter ego di carta, ci si ritrova coinvolti in luoghi e scenari esotici e a volte estremi, riportati con una vividezza ed una fedeltà che a fatica si riuscirebbe a raggiungere con la sola parola.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dalle sue esperienze di lavoro in diversi studi di animazione asiatici sono nati tre volumi dedicati, rispettivamente, alla Cina (<em>Shenzen</em>, 2001) alla Corea del Nord (<strong>Pyongyang</strong>, 2003) e al Myanmar (<em>Cronache birmane</em>, 2007).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dei tre, il più impegnativo e difficile è probabilmente proprio il secondo, <em>Pyongyang</em>, ripubblicato proprio in questo periodo da Rizzoli-Lizard.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Difficile, perché il divario tra l’ironia leggera dell’autore e la cappa di pesante tirannia che incombe nella Corea sopra il 38° parallelo è davvero stridente.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E questo nonostante Delisle faccia di tutto per rimanere fedele al suo stile e provare a restituire in forma ironica il senso di straniamento che accoglie il visitatore occidentale in visita nel regime più folle del mondo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma anche la sua giovale allegria deve arrendersi di fronte agli ambienti asettici e desolanti dei giganteschi alberghi deserti, all’asfissiante e onnipresente culto del leader, al triste grigiore dipinto sul volto di un popolo asservito ad un dominio brutale quanto illogico. Soprattutto, alla sensazione costante (che diviene presto certezza) di essere seguiti, controllati, spiati in ogni momento della giornata.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sono tutti elementi che in teoria si adattano pochissimo al disegno ma che pure sono indispensabili per dare il senso di una dittatura che pare uscita dalle pagine di Orwell (<em>“1984”</em>, non a caso, è il libro che l’autore porta con sé e prova a consigliare alla sua guida che glielo restituisce inorridita e imbarazzata).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Si seguono così le avventure surreali di un occidentale in Corea con un senso di profonda amarezza per le condizioni di un popolo dimenticato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E insieme con il sollievo autentico di pagare il tributo di confusione, contraddizioni ed incertezze che è alla base della nostra libertà.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Pyongyang&#8221;</strong> di Guy Delisle<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817064122/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817064122&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Rizzoli</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 184  &#8211;  euro 16</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;">
<p style="margin: 0px; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Nel paese della persuasione&#8221; di George Saunders (Minimum Fax)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 08:53:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quanti giorni, mesi o anni ci vorrebbero per una persona normale per immaginare una storia in cui una barretta di cioccolato si trasforma in un essere supremo al comando di una improbabile coalizione di patatine, panini giganti e poltiglie umane? Oppure le tragicomiche vicende di genitori insoddisfatti della maschera facciale parlante da applicare al proprio bebè per simulare un’interazione verbale col neonato? Difficile dirlo. Quel che è certo è che a George Saunders, uno dei più intriganti ed immaginifici autori di short stories degli Stati Uniti, questo genere di follie fanta-distopiche riesce alla perfezione. Un autore capace come pochi di dare vita ad universi paralleli, sempre vagamente schizofrenici, nei quali comicità, fantascienza e denuncia sociale si amalgamano in un’alchimia di magistrale equilibrio. Il bersaglio preferito di Saunders è la società americana (ma il discorso, inutile dirlo, si adatta fin troppo bene anche da noi): i suoi paradossi, i suoi deliri, la sua onnipotenza così cinica e fragile al tempo stesso. Un mondo che sotto la sua penna si trasforma in un’alienata e allucinata parodia dei tempi presenti con l’umanità ridotta a tragicomica macchietta, asservita a desideri e bisogni etero diretti e spogliata di ogni capacità di discernimento. Il fil rouge [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875212600/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875212600&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2276" title="nel paese della persuasione george saunders minimum fax" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/nel-paese-della-persuasione.jpg" alt="minimum fax nel paese della persuasione saunders george" width="190" height="279" /></a>Quanti giorni, mesi o anni ci vorrebbero per una persona normale per immaginare una storia in cui una barretta di cioccolato si trasforma in un essere supremo al comando di una improbabile coalizione di patatine, panini giganti e poltiglie umane? Oppure le tragicomiche vicende di genitori insoddisfatti della maschera facciale parlante da applicare al proprio bebè per simulare un’interazione verbale col neonato?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Difficile dirlo. Quel che è certo è che a <em>George Saunders</em>, uno dei più intriganti ed immaginifici autori di short stories degli Stati Uniti, questo genere di follie fanta-distopiche riesce alla perfezione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un autore capace come pochi di dare vita ad universi paralleli, sempre vagamente schizofrenici, nei quali comicità, fantascienza e denuncia sociale si amalgamano in un’alchimia di magistrale equilibrio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il bersaglio preferito di Saunders è la società americana (ma il discorso, inutile dirlo, si adatta fin troppo bene anche da noi): i suoi paradossi, i suoi deliri, la sua onnipotenza così cinica e fragile al tempo stesso. Un mondo che sotto la sua penna si trasforma in un’alienata e allucinata parodia dei tempi presenti con l’umanità ridotta a tragicomica macchietta, asservita a desideri e bisogni etero diretti e spogliata di ogni capacità di discernimento.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il <em>fil rouge</em> che lega l’opera di Saunders  (questa è la terza miscellanea di racconti pubblicata in Italia, cui si aggiunge una deliziosa favola per bambini e una brillante raccolta di reportage giornalistici) è sempre in qualche modo riconducibile al progressivo disfacimento del tessuto sociale, affettivo, familiare, quando non direttamente della psiche individuale. Uno sfaldamento che si lega alla progressiva perdita di qualsiasi capacità di discernimento, di critica e autocritica da parte di una società che l’autore descrive come inebetita e prona ai voleri di una élite dispotica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma niente paura: questo scenario da incubo fa da ordito per una trama che si dipana attraverso i registri più diversi, virando facilmente dall’angusto al sarcastico, dall’orrido al comico vero e proprio, in un crescendo caleidoscopico che fa di ogni racconto un piccolo gioiello letterario.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quello che resta dall’esperienza di lettura è una sensazione frastornante e appagante allo stesso tempo. E insieme un tarlo nella testa che risuona come monito: non rinunciare mai alla libertà.</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div><strong>&#8220;Nel paese della persuasione&#8221;</strong> di George Saunders<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875212600/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875212600&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Mnimum Fax</div>
<div>pp. 228  &#8211;  euro 15</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>“Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 08:33:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni pagina, ogni parola di questo libro, seppur lieve e limpida nello stile, pesa come un macigno sulla coscienza nel nostro Paese. Come pesano quegli anni di piombo, sangue, misteri e intrighi con i quali l’Italia non è ancora riuscita a fare i conti fino in fondo. Anzi, l’impressione è che ci si sia voluti scrollare di dosso questa ingombrante zavorra con quell’ambigua sufficienza che purtroppo non è nuova dalle nostre parti. Il risultato è che quel pezzo del nostro passato è rimasto una ferita aperta, indelebile nelle vite dei tanti che si sono ritrovati a sopravvivere dalla parte sbagliata della Storia. Non quella dei terroristi che (altro paradosso tutto italiano) continuano a godere di un&#8217;attenzione mediatica che li ha riabilitati troppo spesso come degli idealisti ingenui, quando non dei veri e propri eroi. Ma quella delle vittime e, appunto, dei loro parenti. Sui quali grava ancora oggi la beffa dell’indifferenza collettiva che va ad aggiungersi al danno della perdita privata. È anzitutto a loro, a quelli che il piombo lo hanno vissuto sulla propria pelle, che si rivolge Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato nel 1972. E lo fa con un ricordo privato e biografico che è insieme anche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804580445/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804580445&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2266" title="Mario Calabresi spingendo la notte più in là mondadori" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/Calabresi1.jpg" alt="mondadori mario calabresi spingendo la notte più in là" width="190" height="275" /></a>Ogni pagina, ogni parola di questo libro, seppur lieve e limpida nello stile, pesa come un macigno sulla coscienza nel nostro Paese. Come pesano quegli anni di piombo, sangue, misteri e intrighi con i quali l’Italia non è ancora riuscita a fare i conti fino in fondo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Anzi, l’impressione è che ci si sia voluti scrollare di dosso questa ingombrante zavorra con quell’ambigua sufficienza che purtroppo non è nuova dalle nostre parti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il risultato è che quel pezzo del nostro passato è rimasto una ferita aperta, indelebile nelle vite dei tanti che si sono ritrovati a sopravvivere dalla parte sbagliata della Storia. Non quella dei terroristi che (altro paradosso tutto italiano) continuano a godere di un&#8217;attenzione mediatica che li ha riabilitati troppo spesso come degli idealisti ingenui, quando non dei veri e propri eroi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma quella delle vittime e, appunto, dei loro parenti. Sui quali grava ancora oggi la beffa dell’indifferenza collettiva che va ad aggiungersi al danno della perdita privata.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È anzitutto a loro, a quelli che il piombo lo hanno vissuto sulla propria pelle, che si rivolge Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato nel 1972.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E lo fa con un ricordo privato e biografico che è insieme anche esercizio di memoria collettiva.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A beneficio dei tanti che in quegli anni si sono trovati a piangere i caduti in una guerra in cui spesso non sapevano neanche di trovarsi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È proprio da questo suo farsi voce di tanti, quei tanti che una voce non l’hanno mai avuta, che deriva il carattere intenso e partecipato di questo libro.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un racconto che denuncia, ma senza puntare il dito. Che testimonia, ma non accusa. Che rivendica, ma non urla.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un diario pubblico, il cui successo testimonia forse che non tutti sono disposti a voltare pagina a tutti i costi, senza neanche sapere cosa c’è scritto fino in fondo, a quella pagina.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E ci ricorda, ancora una volta, come vivere in un eterno presente è il peggior modo di costruire un futuro migliore. E fare i conti con il proprio passato non è uno sterile esercizio da nostalgici ma il vero antidoto contro i veleni della Storia che, ed è Lei stessa a ricordarcelo, sono sempre in agguato.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Spingendo la notte più in là&#8221;</strong> di Mario Calabresi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804580445/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804580445&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Mondadori</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 131  &#8211;  euro 9.50</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;La vita. Istruzioni per l&#8217;uso&#8221; di Georges Perec (Rizzoli)</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2012 13:13:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono libri che durano il tempo di una stagione, o meno. Altri invece resistono più a lungo. Pochi sopravvivono ad una generazione. Questo di Georges Perec, pubblicato nel 1978, è uno di quelli che probabilmente non morirà mai. Un condominio borghese di Parigi, i suoi appartamenti, i suoi inquilini. Le mille storie dietro ognuno di essi: persone, oggetti, ambienti, momenti, situazioni. Un puzzle che si compone lentamente, pezzo dopo pezzo, passando dalle storie per lambire la Storia, dagli uomini per affrontare l’Uomo. Un compendio enciclopedico di saperi ed esperienze, di tradizione e innovazione, di ragioni e sentimenti, che rappresenta un approdo finora ineguagliato dell’esperienza letteraria moderna. Un progetto letterario, oltre tutto, talmente sfrontato che solo un pazzo poteva concepirlo. E solo un genio portarlo a termine. Georges Perec, per nostra fortuna, era l’uno e l’altro. Ciò peraltro non significa che il libro si lasci leggere come un romanzo giallo. Anzi, è bene avvertire il lettore che dopo le prime 100 pagine di minuziose e maniacali descrizioni di oggetti, minuterie, dettagli infinitesimi e cataloghi improbabili, si fa forte la tentazione di mollare tutto. Non puoi chiedermi questo, Georges! Non puoi pretendere tanto da me, misero lettore desideroso solo di godere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817005533/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817005533" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1967" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/11/perec1.jpg" alt="la vita istruzioni per l'uso georges perec rizzoli" width="190" height="297" /></a>Ci sono libri che durano il tempo di una stagione, o meno. Altri invece resistono più a lungo. Pochi sopravvivono ad una generazione. Questo di <em>Georges Perec</em>, pubblicato nel 1978, è uno di quelli che probabilmente non morirà mai.</div>
<div style="text-align: justify">Un condominio borghese di Parigi, i suoi appartamenti, i suoi inquilini. Le mille storie dietro ognuno di essi: persone, oggetti, ambienti, momenti, situazioni. Un puzzle che si compone lentamente, pezzo dopo pezzo, passando dalle storie per lambire la Storia, dagli uomini per affrontare l’Uomo.</div>
<div style="text-align: justify">Un compendio enciclopedico di saperi ed esperienze, di tradizione e innovazione, di ragioni e sentimenti, che rappresenta un approdo finora ineguagliato dell’esperienza letteraria moderna.</div>
<div style="text-align: justify">Un progetto letterario, oltre tutto, talmente sfrontato che solo un pazzo poteva concepirlo. E solo un genio portarlo a termine.</div>
<div style="text-align: justify">Georges Perec, per nostra fortuna, era l’uno e l’altro.</div>
<div style="text-align: justify">Ciò peraltro non significa che il libro si lasci leggere come un romanzo giallo. Anzi, è bene avvertire il lettore che dopo le prime 100 pagine di minuziose e maniacali descrizioni di oggetti, minuterie, dettagli infinitesimi e cataloghi improbabili, si fa forte la tentazione di mollare tutto.</div>
<div style="text-align: justify">Non puoi chiedermi questo, Georges! Non puoi pretendere tanto da me, misero lettore desideroso solo di godere di qualche ora se non di svago, almeno di benessere mentale!</div>
<div style="text-align: justify">Niente panico. La soluzione è a portata di mano: chiudere il libro; concedersi il riposo necessario. E riprovare, lasciandosi trasportare in questo universo frattalico e vagamente ipnotico, che sembra lasciarti immobile e ti fa invece aprire gli occhi nel bel mezzo di un oceano prima ancora di riuscire a sentire il rumore dell’acqua.</div>
<div style="text-align: justify">È proprio progredendo nella scoperta dei singoli appartamenti, dei loro proprietari e dell’inesauribile serpentone di storie che scaturiscono solo a dischiudere una porta, uno spioncino, solo a scostare un oggetto o a fissare un quadro appeso alla parete, che ci si rivela il folle azzardo di uno scrittore deciso ad infilare in un palazzo i destini dell’umanità.</div>
<div style="text-align: justify">Gioca a fare Dio, Perec. E sembra divertirsi un mondo a manovrare i suoi personaggi con una disinvoltura pari solo alla sua cultura sterminata. Un gioco a incastri. Uno sfoggio di erudizione. Un tranello letterario. Uno scherzo tragicomico lungo 600 pagine.</div>
<div style="text-align: justify">Basterebbe provare a riepilogare la storia principale del libro, che ruota attorno al progetto di un certo Bartlebooth. Un miliardario che decide di dedicare dieci anni di vita ad imparare l’arte dell’acquarello, pur non avendone alcun interesse particolare. Altri vent’anni li passa infatti in giro per il mondo a dipingere paesaggi marini, che poi spedisce ad un artigiano specializzato perché li trasformi in puzzle. Tornato a Parigi, si dedica per i successivi venti anni a ricomporre i puzzle, nell’ordine in cui sono stati realizzati. Il cerchio si chiude rispedendo i dipinti nei luoghi originari, dove vengono immersi in un solvente che li cancella del tutto.</div>
<div style="text-align: justify">Ecco, questo giusto per dare l’idea. Moltiplicate per cento e avrete un libro che è un po’ tutti i libri, una storia che è tutte le storie.</div>
<p><strong>&#8220;La vita. Istruzioni per l&#8217;uso&#8221;</strong> di Georges Perec<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817005533/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817005533" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Rizzoli</p>
<p>pp. 572  &#8211;  euro 9,90</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></p>
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		<title>&#8220;Se niente importa&#8221; di Jonathan Safran Foer (Guanda)</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 15:34:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti da voi]]></category>
		<category><![CDATA["i bambini cresciuti nel comprensorio di una porcilaia industriale hanno tassi di asma superiori del 50%»; «il 95% dei polli in vendita sul mercato risulta contaminata da Escherica Coli]]></category>
		<category><![CDATA[4 milioni e mezzo di animali marini uccisi come prede accessorie ogni anno]]></category>
		<category><![CDATA[dal 70 al 90% dal Campylobacter]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe de marco]]></category>
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		<category><![CDATA[imbottiti di farmaci]]></category>
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		<category><![CDATA[suini e bovini hanno già inquinato più di 55mila chilometri quadrati di fiumi in 22 Stati]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi ha letto lo strabiliante esordio letterario di JSF (&#8220;Ogni cosa è illuminata&#8221;, Guanda 2002) e lo ha seguito nel commuovente &#8220;Molto forte, incredibilmente vicino&#8221; (Guanda, 2005) saprà di certo che parlare di Safran Foer significa confrontarsi con una delle più brillanti ed eclettiche giovani promesse (mantenute) della scena letteraria statunitense. Ma certo pochi si sarebbero aspettati un libro di questo genere, nel quale l’autore – lasciate le vesti di romanziere – si confronta con un tema non facile che può riassumersi nel sottotitolo: perché mangiamo animali? L’analisi di Foer (vegetariano prima per caso e ora per convinzione) è il risultato di tre anni di indagini, ricerche, viaggi e interviste alla scoperta di quello che c’è dietro le bistecche e i polli che siamo abituati a consumare ogni giorno. Tutti più o meno immaginiamo che la moderna industria zootecnica non è certo caratterizzata dall’amorevole cura per gli animali e ciascuno di noi sa bene (sebbene questa informazione venga rimossa con incredibile facilità) che le bestie che finiscono nel nostro piatto difficilmente hanno fatto una bella vita. Ma quello che emerge da questo libro – peraltro documentatissimo, sebbene è giusto sottolineare che l’analisi riguarda gli Stati Uniti – è qualcosa che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860882753/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860882753" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1942" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/11/foer_se-niente-importa3017_img.jpg" alt="se niente importa jonathan safran foer guanda" width="190" height="295" /></a>Chi ha letto lo strabiliante esordio letterario di JSF (<em>&#8220;Ogni cosa è illuminata&#8221;</em>, Guanda 2002) e lo ha seguito nel commuovente <em>&#8220;Molto forte, incredibilmente vicino&#8221;</em> (Guanda, 2005) saprà di certo che parlare di Safran Foer significa confrontarsi con una delle più brillanti ed eclettiche giovani promesse (mantenute) della scena letteraria statunitense.</div>
<div style="text-align: justify">Ma certo pochi si sarebbero aspettati un libro di questo genere, nel quale l’autore – lasciate le vesti di romanziere – si confronta con un tema non facile che può riassumersi nel sottotitolo: <em>perché mangiamo animali?</em></div>
<div style="text-align: justify">L’analisi di Foer (vegetariano prima per caso e ora per convinzione) è il risultato di tre anni di indagini, ricerche, viaggi e interviste alla scoperta di quello che c’è dietro le bistecche e i polli che siamo abituati a consumare ogni giorno.</div>
<div style="text-align: justify">Tutti più o meno immaginiamo che la moderna industria zootecnica non è certo caratterizzata dall’amorevole cura per gli animali e ciascuno di noi sa bene (sebbene questa informazione venga rimossa con incredibile facilità) che le bestie che finiscono nel nostro piatto difficilmente hanno fatto una bella vita.</div>
<div style="text-align: justify">Ma quello che emerge da questo libro – peraltro documentatissimo, sebbene è giusto sottolineare che l’analisi riguarda gli Stati Uniti – è qualcosa che davvero non può lasciare indifferenti. Numeri e dati inconfutabili sono infatti lì a dirci che l’allevamento intensivo degli animali – una tecnica nata per garantire sempre più carne a sempre minor prezzo e utilizzata per il 99% della fauna che finisce sulle nostre tavole – è in sostanza una “guerra” senza esclusione di colpi.</div>
<div style="text-align: justify">Le vittime non sono solo gli animali (manipolati geneticamente, imbottiti di farmaci, marchiati, mutilati e uccisi dopo poche settimane di qualcosa che si fatica a definire vita) ma noi stessi. Che, senza saperlo (o, peggio, fingendo di non saperlo) foraggiamo con il nostro consumo un’industria che lentamente ci sta uccidendo. Producendo il più alto tasso di inquinamento del pianeta per una singola attività (<em>&#8220;le sole deiezioni di polli, suini e bovini hanno già inquinato più di 55mila chilometri quadrati di fiumi in 22 Stati&#8221;</em>); minacciando gravemente la biodiversità (&#8220;4 milioni e mezzo di animali marini uccisi come prede accessorie ogni anno&#8221;); nutrendoci con prodotti sempre più contaminati; mettendo in serio pericolo la nostra salute (<em>&#8220;i bambini cresciuti nel comprensorio di una porcilaia industriale hanno tassi di asma superiori del 50%&#8221;; &#8220;il 95% dei polli in vendita sul mercato risulta contaminata da Escherica Coli, l’8% da Salmonella, dal 70 al 90% dal Campylobacter&#8221;</em>).</div>
<div style="text-align: justify">Soprattutto, il libro ha il pregio di provare a risvegliare in noi un’etica dell’alimentazione che pensavamo perduta. Un esempio? Basta chiedersi non tanto <em>“perché mangiamo gli animali”</em>, quanto piuttosto perché solo certi animali? Qual è il criterio di selezione? Inutile nasconderselo: nessuno. Il che, in un certo senso, aggiunge la beffa al danno.</div>
<div style="text-align: justify">L’autore non cerca né propone ricette infallibili (sebbene la sua scelta di alimentazione vegetariana acquisti inevitabilmente il valore di una strada possibile) e non manca di presentare alcuni modelli di allevamento alternativi, che cercano e in parte, trovano un compromesso accettabile in direzione di un consumo di carne più consapevole.</div>
<div style="text-align: justify">Resta però il sasso lanciato nello stagno. Un sasso di cui, probabilmente, c’era molto bisogno.</div>
<p><strong>&#8220;Se niente importa&#8221;</strong> di Jonathan Safran Foer<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860882753/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860882753" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Guanda</p>
<p>pp. 363  &#8211;  euro 12</p>
<p><strong><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify">
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