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	<title>Scritti da Voi &#187; haruki murakami | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Norwegian Wood. Tokio Blues&#8221; di Haruki Murakami (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 11:31:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare…” Giorgio Bassani, Il Giardino dei Finzi-Contini Nel 1984 lo scrittore giapponese Haruki Murakami viaggia nel Sud dell’Europa e tra Grecia, Sicilia e Roma, ascoltando centinaia di volte “Sgt. Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band&#8221; nel suo walkman, scrive il suo romanzo più famoso e allo stesso tempo una rara avis nella sua produzione: Norwegian Wood (uscito per la prima volta in Italia con il titolo “Tokyo Blues”). Un romanzo atipico perchè Murakami, che con le sue precedenti opere dalle atmosfere oniriche aveva già raggiunto lo status scrittore di culto, decide di mettersi alla prova con un romanzo mainstream. Una bieca operazione di marketing quindi? Decisamente no, solo la conferma che un grande scrittore, che possieda una propria voce ben definita, può scrivere quello che vuole. Norwegian Wood è una storia d’amore, che inizia con un prologo dal sapore proustiano, dove la madeleine è “Norwegian Wood”, l’omonimo brano dei Beatles, che ascoltato su un volo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>“Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare…”</em> Giorgio Bassani, Il Giardino dei Finzi-Contini</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/11/978880618315GRA.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1296" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/11/978880618315GRA.jpg" alt="" width="190" height="292" /></a>Nel 1984 lo scrittore giapponese <em>Haruki Murakami</em> viaggia nel Sud dell’Europa e tra Grecia, Sicilia e Roma, ascoltando centinaia di volte “Sgt. Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band&#8221; nel suo walkman, scrive il suo romanzo più famoso e allo stesso tempo una rara avis nella sua produzione: <strong>Norwegian Wood</strong> (uscito per la prima volta in Italia con il titolo <strong>“Tokyo Blues”</strong>). Un romanzo atipico perchè Murakami, che con le sue precedenti opere dalle atmosfere oniriche aveva già raggiunto lo status scrittore di culto, decide di mettersi alla prova con un romanzo mainstream.<br />
Una bieca operazione di marketing quindi? Decisamente no, solo la conferma che un grande scrittore, che possieda una propria voce ben definita, può scrivere quello che vuole.<br />
Norwegian Wood è una storia d’amore, che inizia con un prologo dal sapore proustiano, dove la madeleine è “Norwegian Wood”, l’omonimo brano dei Beatles, che ascoltato su un volo Lufthansa, risveglia nel protagonista Toru Watanabe il ricordo di Naoko, la ragazza che aveva amato venti anni prima. La storia vera e propria è poi un lungo flashback ambientato in quel periodo, il Giappone alla fine degli anni ‘60, un&#8217;epoca in cui i protagonisti erano poco più che diciottenni e appena iscritti all’università. All’inizio della storia incontriamo Watanabe bloccato in una sorta di inerzia esistenziale: trasferitosi a Tokyo per frequentare l&#8217;università frequenta le lezioni senza alcun interesse particolare, finché non incontra Naoko, la fidanzata del suo unico amico Kizuki, morto suicida anni prima. Attraverso lunghissime passeggiate per le strade di Tokyo tra i due nascerà un rapporto sospeso tra l’amore di Watanabe per Naoko e i gravissimi problemi psicologici di lei, che non le permetteranno di ricambiarlo pienamente. Nel rispetto di uno dei canoni del genere c’è anche un’altra ragazza, Midori: solare, estroversa e sfacciata, probabilmente il personaggio più positivo del romanzo (oltre a essere terribilmente divertente). Ma non aspettatevi il classico triangolo, così come non aspettatevi una risolutiva scelta finale. O un finale rassicurante e ben definito in generale.</p>
<p style="text-align: justify">Watanabe è un tipico protagonista murakamiano, tanto indifferente agli eventi che lo circondano &#8211; in questo caso le rivolte studentesche degli anni ’60 &#8211; quanto profondamente concentrato su sé stesso, su i propri sentimenti: la sua crescita, alla fine, avverrà tramite l’incontro con l’amore, la malattia e la morte. Proprio questi ultimi sono temi altrettanto fondamentali di &#8220;Norwegian Wood&#8221;: tutto il romanzo è attraversato da una vena patologica che tocca ogni personaggio e alla fine i protagonisti si divideranno tra coloro che riusciranno a affrontare il <em>mal de vivre</em> e chi ne verrà sopraffatto.<br />
Un&#8217;attenzione particolare merita anche la descrizione dell’aspetto sessuale. Murakami usa tutte le sfumature a disposizione: i rapporti sessuali in &#8220;Norwegian Wood&#8221; possono essere così psicologicamente violenti da corrompere i personaggi ma anche gesti connotati da un estrema spensieratezza, specialmente la masturbazione (tema ricorrente in tutta l’opera dello scrittore); Murakami sfugge da qualsiasi visione moralistica dell’argomento, senza però cercare in alcun modo la trasgressione. La sensazione che ne deriva è quella di un’estrema naturalezza.</p>
<p><strong>&#8220;Norwegian Wood. Tokio Blues&#8221;</strong> di Haruki Murakami<a href="http://www.amazon.it/gp/product/880618315X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=880618315X" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>titolo originale: &#8220;Noruwei no mori&#8221;</p>
<p>edito da Einaudi</p>
<p>pp. 379  &#8211;  euro 12</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/simone.ruffa" target="_blank">Recensione di Simone Ruffa</a></p>
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		<title>&#8220;Kafka sulla spiaggia&#8221; di Haruki Murakami (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 16:31:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“In dreams begin responsibilities” W.B. Yeats Tamura Kafka scappa di casa il giorno del suo quindicesimo compleanno, inseguito dal peso di una maledizione scagliatagli dal padre, alla ricerca della madre che lo ha abbandonato; Nakata è un simpatico vecchietto che ha perso metà della sua ombra quando era un bambino: in compenso sa parlare con i gatti e far piovere sgombri e sanguisughe dal cielo. Non si incontreranno mai ma ognuno diverrà “pietra dell’entrata” nella storia dell’altro… Penultimo romanzo dello scrittore giapponese Haruki Murakami (almeno fino a Novembre, data di uscita italiana del già acclamato “1Q84”), “Kafka sulla spiaggia” riprende le atmosfere oniriche presenti in molti dei suoi romanzi, portandole alle loro estreme conseguenze. Il reale e il fantastico si susseguono senza soluzione di continuità, all’interno di una storia che è difficilmente inquadrabile sotto categorie note: in parte romanzo di formazione, in parte quest, il tutto avvolto da una patina di fantasy, con alcuni elementi che non sarebbero fuori posto in un film di David Lynch. Volendo proprio fare il gioco delle categorie, si potrebbe forse definire &#8220;Kafka sulla spiaggia&#8221; una sorta di “fantasy esistenzialista”, dove le atmosfere fantastiche rappresentano una proiezione dell’io dei protagonisti, i dolori e le inquietudini [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/10/kafkasullaspiaggia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1212" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/10/kafkasullaspiaggia.jpg" alt="" width="191" height="290" /></a>“In dreams begin responsibilities”</em> W.B. Yeats</p>
<p style="text-align: justify">Tamura Kafka scappa di casa il giorno del suo quindicesimo compleanno, inseguito dal peso di una maledizione scagliatagli dal padre, alla ricerca della madre che lo ha abbandonato; Nakata è un simpatico vecchietto che ha perso metà della sua ombra quando era un bambino: in compenso sa parlare con i gatti e far piovere sgombri e sanguisughe dal cielo. Non si incontreranno mai ma ognuno diverrà “pietra dell’entrata” nella storia dell’altro…</p>
<p style="text-align: justify">Penultimo romanzo dello scrittore giapponese <em>Haruki Murakami</em> (almeno fino a Novembre, data di uscita italiana del già acclamato “1Q84”), <strong>“Kafka sulla spiaggia”</strong> riprende le atmosfere oniriche presenti in molti dei suoi romanzi, portandole alle loro estreme conseguenze.<br />
Il reale e il fantastico si susseguono senza soluzione di continuità, all’interno di una storia che è difficilmente inquadrabile sotto categorie note: in parte romanzo di formazione, in parte quest, il tutto avvolto da una patina di fantasy, con alcuni elementi che non sarebbero fuori posto in un film di David Lynch. Volendo proprio fare il gioco delle categorie, si potrebbe forse definire &#8220;Kafka sulla spiaggia&#8221; una sorta di “fantasy esistenzialista”, dove le atmosfere fantastiche rappresentano una proiezione dell’io dei protagonisti, i dolori e le inquietudini dei personaggi si sostanziano in forme “reali” e può capitare che lo smarrimento di un personaggio venga rappresentato come una vera e propria fuga in una  “selva oscura”, a sua volta porta d’ingresso a una sorta di Limbo tra le montagne. Allo stesso tempo quello che avviene “fuori dalla realtà” ha però ripercussioni sulla realtà stessa (<em>si veda l’incipit di Yeats</em>) e questo porta i protagonisti della storia a vivere come sospesi in un loro Giappone alternativo, dove non è inusuale chiacchierare con i gatti per avere informazioni o incontrare il Colonnello Sanders, l’icona del Kentucky Fried Chicken.<br />
E proprio la straordinaria commistione tra le suggestioni del Giappone, paese permeato dagli spiriti viventi della tradizione shintoista, e molte tematiche che potremmo definire “occidentali”, prima tra tutte la ricerca di sé stesso (leitmotiv di quasi tutti i personaggi murakamiani),  sono gli elementi che rendono veramente unico “Kafka sulla spiaggia”; ricerca di sé che non avviene come detto solo nella “nostra” realtà: anzi, quello che Murakami sembra volerci dire è che la mancanza di un significato vero della vita è probabilmente una condizione che ci accomuna &#8211; i personaggi come i lettori &#8211; e forse solo liberandosi dalle dinamiche dell&#8217; ordinario è possibile trovare una qualche comprensione all’assurdità dell’esistenza.<br />
Quanto detto finora non deve però ingannare: “Kafka sulla spiaggia” è un romanzo tanto complesso e stratificato nei suoi temi &#8211; e innumerevoli possono essere i suoi piani di lettura &#8211; quanto gradevole da leggere: Murakami stesso definisce il suo romanzo un “page-turner” ed effettivamente la complessità del romanzo non inficia minimamente il piacere della lettura, anzi lo stile di scrittura sembra quasi fare da contraltare, per la sua semplicità quasi carveriana (non a caso Murakami è il traduttore giapponese di Carver); lo scrittore non sacrifica mai la storia a favore del surrealismo fine a sé stesso &#8211; come spesso accade in questo tipo di narrazione &#8211; e se il romanzo nel suo insieme ha un che di sfuggente e indefinito, nelle sue singole parti è sempre ben a fuoco, proprio come in un sogno, dove internamente ogni singolo evento sembra perfettamente logico e coerente mentre al risveglio non riusciamo più a mettere a fuoco quanto prima ci sembrava perfettamente nitido.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Consigliato soprattutto a chi preferisce i romanzi che lasciano dubbi e fanno sorgere domande; chi invece ritiene che un romanzo misterioso debba essere necessariamente un giallo potrebbe volersi tenere alla larga da “Kafka sulla spiaggia”: non solo il “colpevole” non sarà svelato, ma ci viene anche fatto capire che non è minimamente importante. Quello che conta è unicamente la storia che ci è stata raccontata.</em></p>
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<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;Kafka sulla spiaggia&#8221;</strong> di Haruki Murakami<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199676/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199676" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">titolo originale: &#8220;Umibe no Kafuka&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">edito da Einaudi</p>
<p style="text-align: justify">pp. 518  &#8211;  euro 15</p>
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<p style="text-align: justify"><a href="http://www.facebook.com/simone.ruffa" target="_blank">Recensione di Simone Ruffa</a></p>
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