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	<title>Scritti da Voi &#187; isbn edizioni | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Sentimenti sovversivi&#8221; di Roberto Ferrucci (ISBN Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 10:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bianca. La copertina di Sentimenti sovversivi è bianca. Bellissima e lucidissima, non lascia trapelare nulla sulla trama, sempre che ne esista una, di trama. Scelgo questo libro, attratta dalla copertina candida, silenziosa, quasi anonima. Sentimenti. Sovversivi. I sentimenti sono sovversivi, penso. Leggo l&#8217;incipit, qualche riga, distrattamente a caso, e poche parole, “tutto il bianco percepito”, mi avvolgono, mi seducono. Insieme all&#8217;io narrante, mi affaccio dalla terrazza dell&#8217;appartamento al decimo piano del Building, una residenza, nella località balneare di Saint-Nazaire, in Francia, che ospita scrittori e traduttori di tutto il mondo, invitati dalla Maison des écrivains étrangers et des traducteurs a scrivere le loro opere. Insieme al protagonista mi lascio travolgere dal vento, unico, che scompiglia i fogli dello scrittore protagonista atto a scrivere la sua storia d&#8217;amore, seria, intensa e completa, nostalgica e struggente, quella provata e vissuta con la donna amata, Teresa, lontana, rimasta a Venezia, la loro Venezia; un amore affatto sovversivo, un amore che non turba, non agita l&#8217;animo poiché Teresa è una creatura quasi perfetta, rassicurante come una madre, complice come una sorella, passionale ed eterea come un&#8217;amante, donna indefinita infine, che recupera la dimensione umana nel momento in cui si smarrisce in uno sguardo, volto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/sovversivi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1593" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/sovversivi.jpg" alt="" width="190" height="297" /></a>Bianca. La copertina di <strong>Sentimenti sovversivi</strong> è bianca. Bellissima e lucidissima, non lascia trapelare nulla sulla trama, sempre che ne esista una, di trama. Scelgo questo libro, attratta dalla copertina candida, silenziosa, quasi anonima. Sentimenti. Sovversivi. I sentimenti sono sovversivi, penso. Leggo l&#8217;incipit, qualche riga, distrattamente a caso, e poche parole, “tutto il bianco percepito”, mi avvolgono, mi seducono. Insieme all&#8217;io narrante, mi affaccio dalla terrazza dell&#8217;appartamento al decimo piano del Building, una residenza, nella località balneare di Saint-Nazaire, in Francia, che ospita scrittori e traduttori di tutto il mondo, invitati dalla Maison des écrivains étrangers et des traducteurs a scrivere le loro opere. Insieme al protagonista mi lascio travolgere dal vento, unico, che scompiglia i fogli dello scrittore protagonista atto a scrivere la sua storia d&#8217;amore, seria, intensa e completa, nostalgica e struggente, quella provata e vissuta con la donna amata, Teresa, lontana, rimasta a Venezia, la loro Venezia; un amore affatto sovversivo, un amore che non turba, non agita l&#8217;animo poiché Teresa è una creatura quasi perfetta, rassicurante come una madre, complice come una sorella, passionale ed eterea come un&#8217;amante, donna indefinita infine, che recupera la dimensione umana nel momento in cui si smarrisce in uno sguardo, volto all&#8217;infinito, oltre una finestra. A questo sentimento armonioso e pulito, stabile solo quanto la quotidianità e la normalità nella loro essenza possono essere, siano una passeggiata fra le calli veneziane, uno star seduti a scrivere nell&#8217;ufficio dal panorama più bello del mondo, riva dei Sette Martiri, o un nascondersi fra gli scaffali di un ipermercato francese, per sfuggire il luogo comune dell&#8217;italiano borioso e spaccone all&#8217;estero, insomma a tutto ciò l&#8217;io narrante  contrappone un altro sentimento, quello provato per il proprio paese, lontano e osservato da lontano che, abbassando lo sguardo, si può definire vergogna; il protagonista è turbato, sovvertito nell&#8217;animo, prova indignazione per come il suo paese, l&#8217;Italia, si presenta al mondo intero, un teatrino di comportamenti, atteggiamenti e luoghi comuni che la caratterizzano, la ridicolizzano. Ecco, questo romanzo mi sovverte in quanto lettore, smuove in fondo al mio animo, mi fa provare vergogna, anch&#8217;io piccola comparsa di quel teatrino che è stato il mio paese in tutti questi anni, fa scaturire in me il desiderio di un cambiamento, la necessità di un riscatto. Il finale del romanzo, in quanto tale, non esiste. Ma ciascun lettore può intuirlo, percepirlo. Ferrucci scrive il suo racconto attraverso immagini, viaggi interiori, pensieri e riflessioni minuziosamente create grazie ad uno stile elegante, trasparente, altamente connesso all&#8217;Ecole du Regard, al Nouveau Roman. E la scrittura, quindi, viene eletta quale vera protagonista del romanzo; la scrittura, appunto, essenza e fine stesso del romanzo.</div>
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<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Sentimenti sovversivi&#8221;</strong> di Roberto Ferrucci<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876382852/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876382852" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">pubblicato da ISBN Edizioni</div>
<div style="text-align: justify">pp. 160  &#8211;  euro 17</div>
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<div style="text-align: justify"><a href="http://facebook.com/alessiadem" target="_blank">Recensione di Alessia De Marchi</a></div>
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		<title>&#8220;I Simpson e la filosofia&#8221; (ISBN Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 00:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alzi la mano chi non è cresciuto a pane e Simpson. Mi riferisco ovviamente alla generazione post anni Ottanta: quella della teledipendenza, che in mezzo ai numerosi input del piccolo schermo cerca di districarsi alla ricerca della qualità. Un esempio sta nella serie tv creata da Matt Groening. Ricalcando una strampalata famiglia e un&#8217;improbabile cittadinanza, l&#8217;autore mette in scena una serie di rimandi e citazioni che solo le menti più allenate riescono a cogliere. L&#8217;accessibilità universale del cartone animato è uno strumento per mettere a fuoco una serie di tipologie umane che rispondono a precise analisi dal punto di vista psicologico, sociale, filosofico. Per questa ragione I Simpson e la filosofia non è affatto una lettura noiosa. Se negli ultimi anni sono sovrabbondati – in Italia e oltre – le speculazioni filosofiche su questa o quella serie televisiva, l&#8217;analisi di questo testo americano (edito in Italia dai coraggiosi ragazzi di Isbn) mette in luce una serie di caratteristiche su cui vale la pena riflettere. Personaggi come Homer, Ned Flanders e Mr Burns vengono riletti alla luce di Aristoele, Kant, Nietzsche e le principali dottrine religiose. La scelta di interpretare in chiave intellettuale una serie tv così (nazional) popolare ha lo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/9788876382376g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1585" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/9788876382376g.jpg" alt="" width="190" height="295" /></a>Alzi la mano chi non è cresciuto a pane e Simpson. Mi riferisco ovviamente alla generazione post anni Ottanta: quella della teledipendenza, che in mezzo ai numerosi input del piccolo schermo cerca di districarsi alla ricerca della qualità. Un esempio sta nella serie tv creata da Matt Groening. Ricalcando una strampalata famiglia e un&#8217;improbabile cittadinanza, l&#8217;autore mette in scena una serie di rimandi e citazioni che solo le menti più allenate riescono a cogliere. L&#8217;accessibilità universale del cartone animato è uno strumento per mettere a fuoco una serie di tipologie umane che rispondono a precise analisi dal punto di vista psicologico, sociale, filosofico.</div>
<div style="text-align: justify">Per questa ragione <strong>I Simpson e la filosofia</strong> non è affatto una lettura noiosa. Se negli ultimi anni sono sovrabbondati – in Italia e oltre – le speculazioni filosofiche su questa o quella serie televisiva, l&#8217;analisi di questo testo americano (edito in Italia dai coraggiosi ragazzi di Isbn) mette in luce una serie di caratteristiche su cui vale la pena riflettere. Personaggi come Homer, Ned Flanders e Mr Burns vengono riletti alla luce di Aristoele, Kant, Nietzsche e le principali dottrine religiose.</div>
<div style="text-align: justify">La scelta di interpretare in chiave intellettuale una serie tv così (<em>nazional</em>) popolare ha lo scopo di mostrare come i vari mondi che compongono la cultura non siano necessariamente così lontani uno dall&#8217;altro. Oltre a rispolverare quanto studiato ai tempi del liceo in un&#8217;ottica molto più divertente.</div>
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<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;I Simpson e la filosofia&#8221;</strong> di William Irwin, Mark T. Conrad e Aeon J. Skoble<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876382372/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876382372" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">titolo originale: <em>&#8220;The Simpsons and Philosophy: The D&#8217;oh! of Homer&#8221;</em></div>
<div style="text-align: justify">pubblicato da ISBN Edizioni</div>
<div style="text-align: justify">pp. 336  &#8211;  euro 13</div>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
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</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://provetecnichedisogni.blogspot.com" target="_blank">Recensione di Marta Traverso</a></div>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
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		<title>&#8220;Trilobiti&#8221; di Breece D&#8217;J Pancake (Isbn Edizioni)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 00:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte grandi uomini nascono in luoghi impensabili. Penso a Faulkner, nato a New Albany, 7000 anime nel cuore del Mississipi, o a Twain, nato ad Hannibal, cittadina sperduta nel nord-est del Missouri. Si tratta di scrittori che resteranno, con merito, nella storia della letteratura, perché sono riusciti nell&#8217;impresa di dare un respiro universale alle loro storie di provincia, ambientate in luoghi che richiamano quelli in cui sono cresciuti. D&#8217;altronde, come ci insegna De Andrè, &#8220;non tutti nella capitale/sbocciano i fiori del male&#8221;. Per questo motivo, non stupisce affatto scoprire che Breece D&#8217;J Pancake è nato a South Charleston, nel West Virginia: fosse cresciuto in una metropoli probabilmente non avrebbe scritto quei dodici capolavori che sono i racconti di cui si compone il suo unico libro, Trilobiti. Dalla sua penna non uscirà più alcuna parola, perché si è suicidato a soli 26 anni, entrando a far parte di quel pantheon di artisti morti troppo giovani, ai quali la prematura dipartita ha garantito una gloria pressoché imperitura. Ma in questa sede non mi interrogherò sulla correttezza di questa operazione, né cercherò di capire i motivi che hanno portato Pancake ad uccidersi: quelli li sanno solo Breece e la canna della sua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/trilobiti-copertina-388x600.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1545" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/trilobiti-copertina-388x600.jpg" alt="" width="190" height="294" /></a>A volte grandi uomini nascono in luoghi impensabili. Penso a Faulkner, nato a New Albany, 7000 anime nel cuore del Mississipi, o a Twain, nato ad Hannibal, cittadina sperduta nel nord-est del Missouri. Si tratta di scrittori che resteranno, con merito, nella storia della letteratura, perché sono riusciti nell&#8217;impresa di dare un respiro universale alle loro storie di provincia, ambientate in luoghi che richiamano quelli in cui sono cresciuti. D&#8217;altronde, come ci insegna De Andrè, <em>&#8220;non tutti nella capitale/sbocciano i fiori del male&#8221;</em>. Per questo motivo, non stupisce affatto scoprire che <em>Breece D&#8217;J Pancake</em> è nato a South Charleston, nel West Virginia: fosse cresciuto in una metropoli probabilmente non avrebbe scritto quei dodici capolavori che sono i racconti di cui si compone il suo unico libro, <strong>Trilobiti</strong>. Dalla sua penna non uscirà più alcuna parola, perché si è suicidato a soli 26 anni, entrando a far parte di quel pantheon di artisti morti troppo giovani, ai quali la prematura dipartita ha garantito una gloria pressoché imperitura. Ma in questa sede non mi interrogherò sulla correttezza di questa operazione, né cercherò di capire i motivi che hanno portato Pancake ad uccidersi: quelli li sanno solo Breece e la canna della sua pistola. Il modo più onesto di onorare la sua memoria è parlare di ciò che ci ha lasciato, delle parole che ha deciso di salvare dall&#8217;oblio inevitabile che avvolge tutto ciò che si trova nel tempo. Esso è il primo dei grandi temi che Pancake affronta nei suoi racconti: il tempo, al cospetto del quale l&#8217;umanità intera non è che un brevissimo capitolo, un passaggio trascurabile. I personaggi che popolano i racconti hanno a che fare, volenti o nolenti, con la coscienza di quanto sia effimero il nostro affannarsi, di come tutto ciò che vive sia necessariamente destinato a morire. E se per un istante, nel paragrafo che conclude il primo racconto da cui il libro trae il titolo, esso sembra quasi poter essere una dimensione di rifugio (<em>“Sento che la mia paura si allontana in cerchi concentrici attraverso il tempo, per un milione di anni”</em>), rimane comunque un tiranno, il quale costringe l&#8217;uomo in uno stato di perenne coscienza della perdita. Il lutto non elaborato, la scomparsa delle persone care: questo è un altro tema predominante nei racconti di Pancake. <a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/james_021.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1550" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/james_021.jpg" alt="" width="178" height="234" /></a>Il ragazzo che non riesce a dimenticare l&#8217;amico caduto in battaglia; la donna che piange ancora i genitori, morti in un incidente molti anni prima; il tempo ci strappa le persone che amiamo, ci lascia da soli di fronte ai nostri fantasmi. E&#8217; un pessimismo cosmico quello che permea lo stile asciutto e lapidario di <em>Trilobiti</em>, all&#8217;interno del quale non c&#8217;è spazio per lanascita ma solo per la sua negazione, che sia la morte o l&#8217;aborto. La natura del West Virginia, che scorre davanti ai nostri occhi e prende vita attraverso il punto di vista degli animali stessi, è violata dall&#8217;uomo che con le sue miniere l&#8217;ha trasformata da fonte di vita a fonte di morte, che aleggia nella tosse malsana da cui i personaggi di Pancake sono spesso afflitti. Questi assomigliano, talvolta, a burattini privi di vita: si muovono più per inerzia e per abitudine che per un effettivo impulso vitale. I lavoratori che Pancake ci presenta sono minatori, meccanici, camionisti, camerieri: in loro non si riscontra alcuna qualità positiva, alcuna speranza né nobilitazione attraverso il lavoro umile. Non c&#8217;è spazio in <em>Trilobiti</em> per un&#8217;epica dei bassifondi, per un elogio della semplicità. Il loro tirare avanti deriva da una legge naturale e la loro vita assomiglia alla insensata lotta dei galli descritta ne <em>L&#8217;attaccabrighe</em>. Il sogno di cambiare radicalmente la propria dimensione è presente in questi uomini ma si scontra puntualmente con la spietata realtà dei fatti, che si abbatte come una scure su ogni possibilità di vivere il futuro. I personaggi di Pancake, come il protagonista di <em>Una stanza per sempre</em>, sono bloccati in un eterno presente che racchiude in sé la memoria storica di ciò che è stato. Ma questo ripensare al passato è accompagnato dal dolore della perdita e dunque non è un rifugio efficace. In questo senso, la famiglia ha un ruolo tanto decisivo quanto ambivalente: essa è ciò che permette all&#8217;uomo di sentirsi parte di quel costante scorrere del tempo che investe tutto ciò che esiste ma al tempo stesso gli ricorda la sua natura caduca e lo mette faccia a faccia con la terribile coscienza che tutti, prima o poi, scompariremo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;Trilobiti&#8221;</strong> di  Breece D&#8217;J Pankake<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876381597/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876381597" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">pubblicato da ISBN Edizioni</p>
<p style="text-align: justify">pp. 189  &#8211;  euro 9</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://femminileplurale.wordpress.com/" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
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