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		<title>“Il peso” di Liz Moore (Neri Pozza)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2014 12:00:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cominciamo con la storia, con cosa racconta. New York. C’è un ex-professore quasi sessantenne, obeso come riescono a essere obesi solo da quelle parti (Non ho modo di sapere esattamente quanto peso, ma credo sia tra i duecentoventi e i duecentosettanta chili), che non esce di casa dal 2001. Si chiama Arthur Opp. Ordina montagne di cibo via internet, trascorre le giornate davanti alla tv, butta la spazzatura di notte, dalla finestra, per non farsi vedere. La sua casa è un cesso di avanzi di cibo e riviste, o almeno così è al piano terra. I due piani superiori, dove ci sono le camere, non si sa in che stato siano perché Arthur non è più in grado di andarci. Inutile dire che è solo, vero? L’unico contatto con la vita sono le lettere che si scambia con un’ex-studentessa, Charlene. C’è un ragazzino, una promessa del baseball, un ragazzino dei quartieri poveri che nonostante la sua condizione va a scuola con i ricchi perché sua madre, alcolizzata, disoccupata, depressa, vuole per lui una vita migliore. Sua madre è Charlene, la stessa che vent’anni prima andava a lezione da Athur Opp. Due vite, quella di Arthur e quella del ragazzino, che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865592176/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865592176&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3194" title="compra &quot;Il peso&quot; di Liz Moore (Neri Pozza)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/09/il-peso-di-liz-moore-neri-pozza.jpg" alt="" width="190" height="313" /></a>Cominciamo con la storia, con cosa racconta.<br />
New York.<br />
C’è un ex-professore quasi sessantenne, obeso come riescono a essere obesi solo da quelle parti (Non ho modo di sapere esattamente quanto peso, ma credo sia tra i duecentoventi e i duecentosettanta chili), che non esce di casa dal 2001. Si chiama Arthur Opp. Ordina montagne di cibo via internet, trascorre le giornate davanti alla tv, butta la spazzatura di notte, dalla finestra, per non farsi vedere. La sua casa è un cesso di avanzi di cibo e riviste, o almeno così è al piano terra. I due piani superiori, dove ci sono le camere, non si sa in che stato siano perché Arthur non è più in grado di andarci. Inutile dire che è solo, vero? L’unico contatto con la vita sono le lettere che si scambia con un’ex-studentessa, Charlene.<br />
C’è un ragazzino, una promessa del baseball, un ragazzino dei quartieri poveri che nonostante la sua condizione va a scuola con i ricchi perché sua madre, alcolizzata, disoccupata, depressa, vuole per lui una vita migliore. Sua madre è Charlene, la stessa che vent’anni prima andava a lezione da Athur Opp.<br />
Due vite, quella di Arthur e quella del ragazzino, che viaggiano ignare l’una dell&#8217;altra finché&#8230;<br />
E ora il come: come questa storia è raccontata.<br />
Immaginatevi alla finestra. State stendendo il bucato, è una giornata ventosa e i vestiti si asciugheranno in un niente. A questo pensate, ai vestiti asciutti, mentre una molletta cade a terra. Vi chinate a raccoglierla e quando vi tirate su, chissà perché, non badate alla finestra aperta. E prendete in pieno lo spigolo di alluminio, nel centro della testa.<br />
Ecco: quel dolore lì, così violento, così inatteso, vi colpirà di continuo per tutte le trecentocinquantadue pagine.<br />
Così. &#8220;<em>Era Charlene Turner. Non credevo che avrei mai più sentito la sua voce in vita mia ma Dio come ne sono stato felice. Ero lì lì per lanciare un grido ma mi sono costretto a tacere. Mi sono messo una mano sulla bocca e mi sono morso il palmo</em>&#8220;.<br />
E così. &#8220;<em>E poi questa mattina, visto che non avevo nient’altro da fare, mi sono seduto a scriverle la lettera che ho continuato a ripetermi nella testa, la lettera che dice la verità, l’ammissione taumaturgica dei miei segreti più oscuri, la lettera che sapevo avrei dovuto spedirle se ci fossimo incontrati di nuovo. La lettera che le avrei inviato in quel momento se non mi fossi comportato come un gran vigliacco. Il vigliacco che in realtà sono</em>&#8220;.<br />
Insomma ci siamo capiti: fa un male cane. Eppure non è una storia disperante. Quando finalmente arrivi in fondo all’ultima pagina (ed è il caso di dirlo, finalmente, perché quando ci arrivi quel peso lì non lo sopporti più), prendi un respiro, il più profondo che i tuoi polmoni siano in grado di reggere, e resti un attimo appeso, gli occhi chiusi.<br />
Espiri piano, e a lungo.<br />
Quando riapri gli occhi, sorridi.<br />
Senza peso.</p>
<p><strong>&#8220;Il peso&#8221;</strong> di Liz Moore<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865592176/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865592176&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Neri Pozza</p>
<p>pp. 133  &#8211;  euro 13</p>
<p>Recensione di Valentina Morelli</p>
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		<title>&#8220;Il Pendolo di Focault&#8221; di Umberto Eco (Bompiani)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2014 14:13:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il Pendolo di Focault&#8221; è il secondo romanzo di Umberto Eco dopo il successo de Il nome della rosa. Il titolo si riferisce al pendolo ideato da Leon Focault per dimostrare la rotazione della terra, un modello del quale è conservato al Conservatoire des Arts et Metiers di Parigi. E proprio da lì prende inizio il romanzo con Casaubon, l&#8217;io narrante, che rievoca le vicende che lo hanno portato in quel luogo. E&#8217; uno studente che sta preparando una tesi sui Templari e conosce per caso Belbo, redattore di una casa editrice presso cui lavora anche Diotallevi, esperto di Cabala. I tre si ritrovano tra le mani un documento relativo ai Templari, consegnato da un misterioso personaggio di cui perdono le tracce, forse ucciso e fatto sparire. Da qui, un po&#8217; per gioco e un po&#8217; per lavoro, iniziano a ricostruire con immaginazione, conoscenze storiche e congetture che li appassionano sempre più, il piano originale dei Templari per il dominio del mondo. Al centro di tutto il Pendolo che, a chi è in grado di interpretare il suo significato segreto, indica il luogo dove poter regolare e correggere il clima e le correnti terrestri. Casaubon, Belbo e Diotallevi analizzano secoli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845214222/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845214222&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3139" title="compra &quot;Il Pendolo di Focault&quot; di Umberto Eco (Bompiani)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/06/41bHSMt8fWL._SY445_.jpg" alt="bompiani umberto eco pendolo focault" width="190" height="287" /></a>&#8220;Il Pendolo di Focault&#8221;</strong> è il secondo romanzo di <em>Umberto Eco</em> dopo il successo de <em>Il nome della rosa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo si riferisce al pendolo ideato da Leon Focault per dimostrare la rotazione della terra, un modello del quale è conservato al Conservatoire des Arts et Metiers di Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio da lì prende inizio il romanzo con Casaubon, l&#8217;io narrante, che rievoca le vicende che lo hanno portato in quel luogo. E&#8217; uno studente che sta preparando una tesi sui Templari e conosce per caso Belbo, redattore di una casa editrice presso cui lavora anche Diotallevi, esperto di Cabala.</p>
<p style="text-align: justify;">I tre si ritrovano tra le mani un documento relativo ai Templari, consegnato da un misterioso personaggio di cui perdono le tracce, forse ucciso e fatto sparire. Da qui, un po&#8217; per gioco e un po&#8217; per lavoro, iniziano a ricostruire con immaginazione, conoscenze storiche e congetture che li appassionano sempre più, il piano originale dei Templari per il dominio del mondo. Al centro di tutto il <em>Pendolo</em> che, a chi è in grado di interpretare il suo significato segreto, indica il luogo dove poter regolare e correggere il clima e le correnti terrestri.</p>
<p style="text-align: justify;">Casaubon, Belbo e Diotallevi analizzano secoli di storia, simbologie cabalistiche e teorie misteriose, conoscono personaggi che sembrano far parte di altre epoche e con profonde conoscenze occultistiche. Quello che sembra un gioco appassionante viene scambiato per vera conoscenza iniziatica da una setta di fanatici che vogliono, ad ogni costo, entrare in possesso della soluzione del “Piano”. Il finale è ricco di eventi sorprendenti e drammatici, il gioco ora è una angosciante realtà da cui neanche il nostro protagonista sa come uscire.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il Pendolo di Focault</em> ha avuto un successo inferiore a <em>Il nome della rosa</em> pur avendo in comune con questo il fatto di non essere un semplice romanzo, anzi, il racconto è quasi una scusa per dissertare sapientemente di sette segrete, Templari, Rosa Croce e Cabala.</p>
<p style="text-align: justify;">Mischiando abilmente il vero al verosimile, costruendo un castello di collegamenti e congetture plausibili e utilizzando il sincretismo tipico dei cabalistici, Eco dimostra la sua ironia nei confronti della “teoria del complotto” e di coloro che vogliono credere per forza nel “ciarpame occultistico”. Il libro, pur appassionante, non è di facile lettura. Eco mostra sempre con piacere la sua erudizione sull&#8217;argomento che tratta e un suo romanzo diventa sempre una fonte di conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo si presta a più piani di lettura, un po&#8217; giallo, un po&#8217; saggio, un po&#8217; trattato di semiologia. Come al solito Eco divide tra chi è entusiasta e chi non riesce ad arrivare in fondo al libro, tra chi trova troppo difficile il suo modo di scrivere e chi invece vede proprio nella sua complessità e sfoggio di erudizione la parte più affascinante.</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Il Pendolo di Focault&#8221;</strong> di Umberto Eco<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845214222/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845214222&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Bompiani</p>
<p>pp. 687  &#8211;  euro 12</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/antonio.marianantoni" target="_blank">Recensione di Antonio Marianantoni</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Il Trio dell&#8217;arciduca&#8221; di Hans Tuzzi (Bollati Bolinghieri)</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 13:00:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nuovo giallo di Tuzzi “Il Trio dell’arciduca” è davvero entusiasmante e non è un Melis. Non può essere definito nemmeno un giallo o un poliziesco, ma sarebbe preferibile collocarlo o etichettarlo (e non sempre è possibile con i romanzi del versatile autore) tra quelli di spionaggio mentre la vicenda cui fa da sfondo una pagina di storia svela retroscena e avanza interpretazioni su gli scenari che precedettero la grande guerra. Gli affezionati dell’Ispettore di Polizia milanese non resteranno comunque delusi, anzi troveranno un valido interprete in Neron Vukcic, agente segreto giovanissimo, eccentrico nel vestire e buongustaio oltre che eccezionale mangiatore. Ma chi è Neron Vukcic? Aleggia nel lettore, giallo nel giallo, il dubbio,  il piacere, la sorpresa o la larvata speranza di aver capito quanto lo “strillo” di copertina lascia arguire. Abbandonata la Milano degli anni ottanta Tuzzi ambienta in modo mirabile e raffinato la vicenda nel nuovo scenario, altrettanto brumoso ma impalpabile, della cosmopolita Trieste, porto commerciale dell’Impero austro ungarico nei primi anni del Novecento nell’imminenza dello scoppio della grande guerra. Il lettore seguirà poi il giovane Neron nella vecchia Costantinopoli, non ancora detta ufficialmente Istanbul, muovendosi dentro percorsi che gli permetteranno di riviverne le mosse nei tempi, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/883392551X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883392551X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3115" title="compra &quot;Il Trio dell'arciduca&quot; di Hans Tuzzi (Bollati Boringhieri)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/417K-sOC9eL._SY445_.jpg" alt="bollati boringhieri hans tuzzi trio dell'arciduca" width="190" height="292" /></a>Il nuovo giallo di Tuzzi <strong>“Il Trio dell’arciduca”</strong> è davvero entusiasmante e non è un <em>Melis.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non può essere definito nemmeno un giallo o un poliziesco, ma sarebbe preferibile collocarlo o etichettarlo (e non sempre è possibile con i romanzi del versatile autore) tra quelli di spionaggio mentre la vicenda cui fa da sfondo una pagina di storia svela retroscena e avanza interpretazioni su gli scenari che precedettero la grande guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli affezionati dell’Ispettore di Polizia milanese non resteranno comunque delusi, anzi troveranno un valido interprete in Neron Vukcic, agente segreto giovanissimo, eccentrico nel vestire e buongustaio oltre che eccezionale mangiatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi è Neron Vukcic? Aleggia nel lettore, giallo nel giallo, il dubbio,  il piacere, la sorpresa o la larvata speranza di aver capito quanto lo “strillo” di copertina lascia arguire. Abbandonata la Milano degli anni ottanta Tuzzi ambienta in modo mirabile e raffinato la vicenda nel nuovo scenario, altrettanto brumoso ma impalpabile, della cosmopolita Trieste, porto commerciale dell’Impero austro ungarico nei primi anni del Novecento nell’imminenza dello scoppio della grande guerra. Il lettore seguirà poi il giovane Neron nella vecchia Costantinopoli, non ancora detta ufficialmente Istanbul, muovendosi dentro percorsi che gli permetteranno di riviverne le mosse nei tempi, nei luoghi e nei mezzi utilizzati per gli spostamenti tanto sono ben studiati e collocati. Un testo di spionaggio storico ben congegnato e dalla perfetta architettura che aggiunge valore alla già raffinata abilità del nostro romanziere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuzzi ha saputo creare un nuovo personaggio che rivive e si muove nell’atmosfera del tempo riprodotta da una prosa sapiente e ben orchestrata che come su un palcoscenico propone lo spirito del periodo carico di tensioni, di intrighi, di lotte intestine dentro e fuori il fragile colosso dai piedi d’argilla che era l’Impero austro ungarico e le lotte tra le etnie di quel crogiuolo che da sempre sono stati i Balcani. Esce, quando si dice il caso, proprio in ricorrenza del centenario dello scoppio del conflitto e quando ancora una volta le rivalità etniche risuonano nuovamente in quell’area che ancora non pare abbia trovato una propria identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie Tuzzi, mi auguro che sia solo l’inizio di una lunga serie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Il Trio dell&#8217;arciduca&#8221;</strong> di Hans Tuzzi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/883392551X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883392551X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Bollati Bolinghieri</p>
<p>pp. 158  &#8211;  euro 14,90</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/salvina-pizzuoli/" target="_self">Recensione di Salvina Pizzuoli</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>“Il dottor Jekyll e mr. Hide” di Robert Louis Stevenson (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2014 07:24:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La storia è nota per le numerose interpretazioni cinematografiche, sebbene il libro sia di gran lunga più interessante e offra una lettura su più livelli. Andrebbe per questo forse riletto più volte, mentre le supposizioni possono iniziare a scatenarsi fin dal titolo. Perché Stevenson scrisse questo libro? Perché scelse quei nomi? Se il nome Hyde può avere a che fare con il verbo To Hide, nascondere, non si giustifica una frettolosa traduzione del nome Jekyll in Je (io in francese) e To Kill, uccidere: Jekyll è un dottore, ossessionato dal mostrare la sua benevolenza e dal mantenere la sua nomea impeccabile. Più che nascondere al mondo una parte della sua personalità, la reprime, ignorando quelli che lui definisce i richiami della sensualità. Mr Hyde, che sembra nascere come suo contropersonaggio, non è però il gaudente libertino che ci si aspetterebbe: è repellente, asociale, crudele e sanguinario, insensatamente punitivo. Entrambi, sia Hyde che Jekill, sono sofferenti, uno insoddisfatto, ipocrita e di fatto insensibile, l’altro a sua volta insensibile, ma feroce. Nella ricerca di appagamento e di pace falliscono entrambi ed è proprio questo che li porterà alla morte, in un finale moralissimo. La storia, letta da un punto di vista clinico, [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807900483/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807900483&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3098" title="compra &quot;Il dottor Jekyll e mr. Hide&quot; di Robert Louis Stevenson" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/51xTueTHw1L._SY445_.jpg" alt="atevenson jekyll hide feltrinelli" width="190" height="295" /></a>La storia è nota per le numerose interpretazioni cinematografiche, sebbene il libro sia di gran lunga più interessante e offra una lettura su più livelli. Andrebbe per questo forse riletto più volte, mentre le supposizioni possono iniziare a scatenarsi fin dal titolo. Perché Stevenson scrisse questo libro? Perché scelse quei nomi? Se il nome Hyde può avere a che fare con il verbo To Hide, nascondere, non si giustifica una frettolosa traduzione del nome Jekyll in Je (io in francese) e To Kill, uccidere: Jekyll è un dottore, ossessionato dal mostrare la sua benevolenza e dal mantenere la sua nomea impeccabile. Più che nascondere al mondo una parte della sua personalità, la reprime, ignorando quelli che lui definisce i richiami della sensualità. Mr Hyde, che sembra nascere come suo contropersonaggio, non è però il gaudente libertino che ci si aspetterebbe: è repellente, asociale, crudele e sanguinario, insensatamente punitivo. Entrambi, sia Hyde che Jekill, sono sofferenti, uno insoddisfatto, ipocrita e di fatto insensibile, l’altro a sua volta insensibile, ma feroce. Nella ricerca di appagamento e di pace falliscono entrambi ed è proprio questo che li porterà alla morte, in un finale moralissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia, letta da un punto di vista clinico, sembrerebbe quella di una patologica anaffettività, che porta il dottor Jekyll a comportarsi correttamente soltanto per ambizione e Mister Hyde a uccidere e distruggere per incapacità di far fluire “la corrente vitale”, che egli sente fortemente, in qualcosa di costruttivo e autopreservante.</p>
<p style="text-align: justify;">Da tutto ciò nasce il ritratto estremamente moderno e fatto anzitempo di un uomo d’oggi, che soccombe sotto doveri autoimposti per arrivismo, più che strettamente sociali: un uomo schiavo dell’apparenza, incapace di cambiare le regole, che sfoga la propria frustrazione di nascosto, trasfigurandosi e senza riuscire a dominarsi né ad amare. E’ un uomo infantile, rigido e precocemente invecchiato che cela un Hyde che è fisicamente piccolo, quasi come un bambino e che crescerà deforme nutrendosi del guscio Jekyll, senza per questo riuscire comunque a diventare una persona completa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il dottor Jekyll e mr. Hide&#8221;</strong> di Robert Louis Stevenson<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807900483/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807900483&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 128  &#8211;  euro 6</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/loredana-de-michelis/" target="_self">Recensione di Loredana de Michelis</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Un lavoro sporco&#8221; di Christopher Moore (Elliot Edizioni)</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2014 21:21:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo un mese di sospensione ho ripreso con le letture mensili “nazionalizzate” e questa volta tocca agli statunitensi. Il primo è stato Christopher Moore, un autore comico che ho trovato davvero fenomenale. Il suo libro, “Un lavoro sporco”, è l&#8217;assurda e non di rado demenziale storia di Charles Asher, un tranquillo commerciante di oggetti usati con una passione smodata per i completi fuori moda e sua moglie Rachel.  Incontriamo il nostro protagonista, etichettato come maschio beta, in preda ad una delirante euforia conseguente alla nascita della sua primogenita, Sophie; tale euforia verrà immediatamente funestata da una tragedia, alla quale seguiranno strane visioni. Oggetti che pulsano di luce rossa, inquietanti ombre che si aggirano per San Francisco ma soprattutto un improbabile uomo di colore, alto più di due metri e di verde vestito. Sulle prime Charlie pensa di aver perso completamente la bussola ma presto capisce che sotto c&#8217;è qualcosa di grosso. Queste visioni non sono che un antipasto al vero sconvolgimento nella vita di Charlie, sconvolgimento che si concretizza praticamente nella lettura di un misterioso librone che esordisce informandolo che “Ebbene sì, tu sei la Morte”. Non propriamente cosa di tutti i giorni, viene da dire. E così, con un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/Un-Lavoro-Sporco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3088" title="compra &quot;Un lavoro sporco&quot; di Christopher Moore (Elliot Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/Un-Lavoro-Sporco.jpg" alt="elliot moore un lavoro sporco edizioni" width="190" height="287" /></a>Dopo un mese di sospensione ho ripreso con le letture mensili “nazionalizzate” e questa volta tocca agli statunitensi. Il primo è stato <em>Christopher Moore</em>, un autore comico che ho trovato davvero fenomenale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il suo libro, <strong>“Un lavoro sporco”</strong>, è l&#8217;assurda e non di rado demenziale storia di Charles Asher, un tranquillo commerciante di oggetti usati con una passione smodata per i completi fuori moda e sua moglie Rachel.  Incontriamo il nostro protagonista, etichettato come maschio beta, in preda ad una delirante euforia conseguente alla nascita della sua primogenita, Sophie; tale euforia verrà immediatamente funestata da una tragedia, alla quale seguiranno strane visioni.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Oggetti che pulsano di luce rossa, inquietanti ombre che si aggirano per San Francisco ma soprattutto un improbabile uomo di colore, alto più di due metri e di verde vestito.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sulle prime Charlie pensa di aver perso completamente la bussola ma presto capisce che sotto c&#8217;è qualcosa di grosso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Queste visioni non sono che un antipasto al vero sconvolgimento nella vita di Charlie, sconvolgimento che si concretizza praticamente nella lettura di un misterioso librone che esordisce informandolo che <em>“Ebbene sì, tu sei la Morte”</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Non propriamente cosa di tutti i giorni, viene da dire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E così, con un ritmo comico incessante Moore ci porta attraverso 350 pagine di risate,  tragedie, morti (ovviamente) e incontri-scontri con esseri che abitano i sogni, o meglio gli incubi. Per non parlare degli esseri mitologici, tra cui la (le?) Morrigan, la triadica divinità Irlandese della Morte.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Lo stile, molto accattivante, ricorda in parte quello di Walter Moers, ma è impossibile esimersi dal confronto con Terry Pratchett e il suo <em>“Tristo Mietitore”</em>, la cui eco è percepibile non solo nell&#8217;idea di base della trama ma anche in molte scelte stilistiche e di tempi comici.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un libro che vale decisamente il suo prezzo (peraltro non eccessivo) e che consiglio caldamente soprattutto a chi pensa che la lettura sia una cosa noiosa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Forse non altrettanto caldeggiato per chi invece cerca principalmente una storia misteriosa e avvincente alla quale appassionarsi perché bisogna ammettere che il libro soffre di una certa prevedibilità, certo stemperata dalla verve comica.</div>
<div><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div><strong>&#8220;Un lavoro sporco&#8221;</strong> di Christopher Moore<a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></div>
<div>pubblicato da Elliot Edizioni</div>
<div>pp. 382  &#8211;  euro 9,90</div>
<div><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></div>
<div><span style="color: #993300;">.</span></div>
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		<title>&#8220;Tutto passa&#8221; di Bernard Comment (Sellerio)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2014 14:22:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno dei temi più affascinanti della letteratura di tutti i tempi è quello della memoria, dimensione in cui il passato diviene presente, in cui tutto si fa carico di emozioni che ritornano con nuove, molteplici sfumature, in cui i frammenti del vissuto assumono altri significati, tendono a dilatarsi, trasformandosi in metafora esistenziale. Dalla materia complessa che è il tempo, il tutto che passa, lo svizzero Bernard Comment, scrittore, ricercatore di scienze sociali, sceneggiatore e traduttore di Tabucchi,  trae l&#8217;essenza di ciò che rimane: “Che resta mai, una volta eliminati i poiché dunque infatti tuttavia, di una vita? della sottile tessitura di una vita? Pochissimo” e lo raccoglie in Tutto passa, nove bellissimi récits che hanno ottenuto nel 2011 il Premio Goncourt-Racconti. La poetica della memoria e ancor più quella della saudade, ovvero “la nostalgia di ciò che è stato ma anche di ciò che non è stato e avrebbe potuto essere” &#8211; come scrive lo scrittore stesso nella prefazione al libro &#8211;  è l&#8217;ambito in cui egli si muove, immerso nell&#8217;inarrestabile scorrere del tempo e nello stesso tempo desideroso di fissarlo, di renderlo generatore di risvolti futuri, di inciderlo attraverso la scrittura. Una scrittura densa, intrisa di odori, di sensazioni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8838927588/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8838927588&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3049" title="compra &quot;Tutto passa&quot; di Bernard Comment (Sellerio)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/copertina-Tutto-passa.jpg" alt="sellerio comment bernard tutto passa" width="190" height="274" /></a>Uno dei temi più affascinanti della letteratura di tutti i tempi è quello della memoria, dimensione in cui il passato diviene presente, in cui tutto si fa carico di emozioni che ritornano con nuove, molteplici sfumature, in cui i frammenti del vissuto assumono altri significati, tendono a dilatarsi, trasformandosi in metafora esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla materia complessa che è il tempo, il tutto che passa, lo svizzero Bernard Comment, scrittore, ricercatore di scienze sociali, sceneggiatore e traduttore di Tabucchi,  trae l&#8217;essenza di ciò che rimane: <em>“Che resta mai, una volta eliminati i poiché dunque infatti tuttavia, di una vita? della sottile tessitura di una vita? Pochissimo” </em>e lo raccoglie in <strong>Tutto passa</strong>, nove bellissimi <em>récits</em> che hanno ottenuto nel 2011 il Premio Goncourt-Racconti.</p>
<p style="text-align: justify;">La poetica della memoria e ancor più quella della <em>saudade</em>, ovvero <em>“la nostalgia di ciò che è stato ma anche di ciò che non è stato e avrebbe potuto essere” </em>&#8211;<em> </em>come scrive lo scrittore stesso nella prefazione al libro &#8211;  è l&#8217;ambito in cui egli si muove, immerso nell&#8217;inarrestabile scorrere del tempo e nello stesso tempo desideroso di fissarlo, di renderlo generatore di risvolti futuri, di inciderlo attraverso la scrittura. Una scrittura densa, intrisa di odori, di sensazioni che sembra fluttuare essa stessa nel tempo della narrazione e che sovente evoca l&#8217;idea di “galleggiare”; non a caso, <em>“Galleggiare”</em> è il titolo del racconto iniziale, in cui un&#8217;anziana signora, nuotando nell&#8217;acqua della sua piscina, avverte che <em>“tutto galleggia, il corpo, la memoria”</em>. Bracciata dopo bracciata, si fa largo nell&#8217;elemento naturale così come la sua mente penetra nei ricordi; essi affiorano per poi sprofondare di nuovo, sospesi fra la volontà di divenire evidenti e il desiderio di rimanere celati. La costante entrata ed uscita nel e dal passato è vissuta da personaggi le cui esistenze appaiono in qualche modo intrecciate fra loro; ecco che il momento topico della vita di un personaggio viene dilatato, analizzato e reso unico in un racconto così come viene posto a margine, fatto sfondo in un&#8217;altra esistenza, in un altro brano. La bellezza di tale lettura sta quindi nella bravura dello scrittore di penetrare tante memorie, portare a galla frammenti del vissuto estrapolandone verità nascoste e sottilissimi richiami.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi  i personaggi di Comment, figure di gran fascino indaffarate in vorticose rimembranze, accomunate dalla solitudine e dalla malinconia. Una solitudine cercata, voluta, inevitabile; essa è la giusta dimensione in cui un personaggio può affermare che <em>“forse è necessario avere un po&#8217; paura per essere felice. O aver bisogno di qualcosa. Ecco cos&#8217;è: aspettare qualcosa, con il timore che non succeda”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">E l&#8217;attesa si ritrova nell&#8217;emblematico racconto finale di <strong>Tutto passa</strong>, intitolato <em>“Un guasto”</em>, il cui protagonista è la raffigurazione stessa del tempo che è passato; quest&#8217;uomo di centotré anni è rimasto bloccato a causa di un blackout in una modernissima biblioteca senza libri, in cui tutto è appunto computerizzato, quindi spento, inesistente. Il guasto è per lui l&#8217;occasione per ripercorrere la “sua” biblioteca mentale: <em>“a un certo momento avevo deciso di ridurre il catalogo, conservando soltanto i titoli indispensabili, ma è così difficile, ci sono i ricordi legati alle letture, gli appunti presi a margine, ho sempre annotato i miei libri”</em>. Guarda nel vuoto e rivede il libro legato alla sua infanzia, l&#8217;età in cui <em>“si scopre il piacere di voltare le pagine”</em>, per poi passare in rassegna quelli dell&#8217;adolescenza che riempiono il mondo interiore, infine ricorda poesie di Holderlin e sussurra versi di Borges sino a ritrovarsi avvolto dall&#8217;oscurità di quell&#8217;immensa stanza, <em>“un volume d&#8217;aria”</em> che è metafora stessa dell&#8217;esistenza, della memoria. Cos&#8217;altro desiderare in tale circostanza? L&#8217;ultracentenario sceglie la compagnia dei libri da portar con sé, nella propria solitudine, e auspica, forse insieme a noi lettori, che quell&#8217;arresto di elettricità sia permanente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Tutto passa&#8221;</strong> di Bernard Comment<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8838927588/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8838927588&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Sellerio Editore</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 200  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessia-de-marchi/" target="_self">Recensione di Alessia De Marchi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Ho servito il Re d&#8217;Inghilterra&#8221; di Bohumil Hrabal (Edizioni E/O)</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2014 14:31:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sempre per il ciclo di autori cechi, ho deciso di leggere Bohumil Hrabal, autore del 1900 che ha svolto nella sua vita decine e decine di lavori diversi; fra questi, anche quello di cameriere, che gli ha probabilmente dato l&#8217;idea per questo libro. La storia, narrata in prima persona, è quella di Ditie, un giovanissimo cameriere ceco che in anni e anni di dura carriera riesce pian piano a scalare i vari gradi del suo lavoro fino a divenire egli stesso uno di quelli hoteliers che tanto invidiava, proprio durante il periodo più buio della storia del suo paese, gli anni sessanta del secolo scorso. La narrazione quindi ripercorre tutte le fasi della sua vita lavorativa ma non solo. Nelle pagine parla anche del suo incontro con la civiltà nazista e l&#8217;amore per una giovane “ariana”, ponendo in una luce non completamente positiva il protagonista che più volte sente il rimorso di coscienza al pensiero dei suoi agi mentre decine e decine di connazionali vengono giudicati e giustiziati dai nazisti. La storia ha un drastico cambiamento negli ultimi capitoli, che narrano l&#8217;età più matura, durante la quale il nostro riesce finalmente ad arricchirsi, incorrendo nelle inevitabili difficoltà dovute alla sua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876419985/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876419985&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3001" title="compra &quot;Ho servito il Re d'Inghilterra&quot; di Bohumil Hrabal (Edizioni E/O)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/Inghilterra.jpg" alt="edizioni e/o re d'Inghilterra servito bohumil hrabal" width="190" height="307" /></a>Sempre per il ciclo di autori cechi, ho deciso di leggere <em>Bohumil Hrabal</em>, autore del 1900 che ha svolto nella sua vita decine e decine di lavori diversi; fra questi, anche quello di cameriere, che gli ha probabilmente dato l&#8217;idea per questo libro.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia, narrata in prima persona, è quella di Ditie, un giovanissimo cameriere ceco che in anni e anni di dura carriera riesce pian piano a scalare i vari gradi del suo lavoro fino a divenire egli stesso uno di quelli hoteliers che tanto invidiava, proprio durante il periodo più buio della storia del suo paese, gli anni sessanta del secolo scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">La narrazione quindi ripercorre tutte le fasi della sua vita lavorativa ma non solo. Nelle pagine parla anche del suo incontro con la civiltà nazista e l&#8217;amore per una giovane “ariana”, ponendo in una luce non completamente positiva il protagonista che più volte sente il rimorso di coscienza al pensiero dei suoi agi mentre decine e decine di connazionali vengono giudicati e giustiziati dai nazisti.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia ha un drastico cambiamento negli ultimi capitoli, che narrano l&#8217;età più matura, durante la quale il nostro riesce finalmente ad arricchirsi, incorrendo nelle inevitabili difficoltà dovute alla sua situazione economica durante il regime comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte più interessante è sicuramente quella finale, in cui l&#8217;introspezione del protagonista, mai troppo filosofica né pesante, lascia un forte spunto di riflessione per quanto riguarda la nostra autodefinizione come individui tramite i rapporti interpersonali.<br />
Ho apprezzato indubbiamente la scelta della prima persona, anche se inizialmente mi sono imbattuto in una sintassi leggermente differente e quindi un po&#8217;scoraggiante, ma si riesce senza problemi a “prendere il ritmo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece ho trovato poco efficace e insensata è stata la struttura dei capitoli, secondo me privi di un vero e proprio filo conduttore interno, che mi ha deluso maggiormente proprio nell&#8217;ultimo, che avrebbe meritato un&#8217;ulteriore divisione e quindi una titolazione più adeguata.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiglierei questo libro solo a lettori più maturi e comunque abbastanza “navigati” nel mare della letteratura e che quindi non cerchino particolari emozioni o colpi di scienza ma che sappiano apprezzare quella che sembra una tranquilla cronaca di una vita, se non propriamente comune, certo non straordinaria. Credo sia inevitabile inoltre un minimo di documentazione sulla particolare situazione politica dell&#8217;epoca (anni 60-70) per meglio comprendere le varie dinamiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Ho servito il Re d&#8217;Inghilterra&#8221;</strong> di Bohumil Hrabal<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876419985/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876419985&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Edizioni E/O</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 218  &#8211;  euro 9</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Il richiamo della strada&#8221; di Sebastien Jallade (Ediciclo Edizioni)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 10:33:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Seduto nei caffè del quartiere di Sain-Antoine  di Parigi, Sebastien Jallade, giornalista e fondatore di “Voix nomade”, uno dei primi siti comunitari di viaggiatori, oltre che marciatore e autore di documentari e studi sulla strada Qhapaq Nan, riflette sui motivi che lo spingono da sempre a partire per orizzonti nuovi. Scavando nelle proprie esperienze, la maggior parte in America Latina, individua una serie di risposte collegate ad un unico filo conduttore: la ricerca e la costruzione di sé. Le mete sconosciute diventano così luoghi da misurare come territori di caccia, e il viaggio si trasforma in un percorso iniziatico, come nei miti che hanno fondato il nomadismo occidentale sulla ricerca di sé, quella stessa ricerca che oggi può diventare un’esperienza unica, una risposta al  richiamo della libertà di diventare quello che si vuole essere. Ecco perché una vita senza un viaggio non può essere considerata riuscita. Se si considera poi che nel 2040 un miliardo di uomini vivrà lontano dalla propria terra natale, il richiamo della strada è la vera odissea moderna. Si parte per esplorare, per costruire il sé e per appagare l’aspirazione primordiale verso l’ignoto, come fa Fabien, che va a costruire un ospedale in Camerun, o Élodie, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865490330/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865490330&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3022" title="compra &quot;Il richiamo strada&quot; di Sebastien Jallade (Ediciclo Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/richiamo-strada.jpg" alt="ediciclo sebastien jallade il richiamo della strada" width="190" height="289" /></a>Seduto nei caffè del quartiere di Sain-Antoine  di Parigi, <em>Sebastien Jallade</em>, giornalista e fondatore di <em>“Voix nomade”</em>, uno dei primi siti comunitari di viaggiatori, oltre che marciatore e autore di documentari e studi sulla strada <em>Qhapaq Nan</em>, riflette sui motivi che lo spingono da sempre a partire per orizzonti nuovi. Scavando nelle proprie esperienze, la maggior parte in America Latina, individua una serie di risposte collegate ad un unico filo conduttore: la ricerca e la costruzione di sé. Le mete sconosciute diventano così luoghi da misurare come territori di caccia, e il viaggio si trasforma in un percorso iniziatico, come nei miti che hanno fondato il nomadismo occidentale sulla ricerca di sé, quella stessa ricerca che oggi può diventare un’esperienza unica, una risposta al  richiamo della libertà di diventare quello che si vuole essere. Ecco perché una vita senza un viaggio non può essere considerata riuscita. Se si considera poi che nel 2040 un miliardo di uomini vivrà lontano dalla propria terra natale, il richiamo della strada è la vera odissea moderna. Si parte per esplorare, per costruire il sé e per appagare l’aspirazione primordiale verso l’ignoto, come fa Fabien, che va a costruire un ospedale in Camerun, o Élodie, una giovane scrittrice che si avventura  in un Tibet proibito. Sono entrambi esempi del viaggio come manifesto e messaggio di quello che l’autore definisce una forma di “nomadismo attivo”. Ricerca, frontiere, limiti, esili: il richiamo della strada assomiglia ad un campo di battaglia in cui il viaggiatore mostra il proprio spirito conquistatore per soddisfare la propria voglia di vivere. Ogni viaggio inizia con delle parole su una cartina, con una mappa come via di accesso alla conquista della verità,  per approdare al confronto con modi di vita negati, con persone incontrate per caso. L’autore invita anche a prendere atto dell’illusione costruita con le tecnologie di ultima generazione, come Google Earth, che offrono sì un utile database, ma sono tutt’altra cosa rispetto ad una testimonianza reale, che porta con sé sempre una parte di mistero, quella mistica dell’incontro in cui l’altro diventa un vicino in un luogo sconosciuto, in cui il viaggiatore è semplicemente uno scopritore, un antiquario della diversità del vivente, un innamorato del racconto per tappe. In sintesi, il richiamo della strada, da movimento senza fine, da canto della partenza e delle utopie vagabonde, può diventare anche una terapia contemporanea, soprattutto per chi ha perso la spinta verso quegli orizzonti sconosciuti che diventano parte del proprio orizzonte di senso.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il richiamo della strada&#8221;</strong> di Sebastien Jallade<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865490330/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865490330&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Ediciclo Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp.90  &#8211;  euro 8,50</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.facebook.com/giulia.grassini.3" target="_blank">Recensione di Giulia Grassini</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Il ragazzo mucca&#8221; di Michele Serra (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Feb 2014 15:02:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Puoi sostenere la finzione con una certa disinvoltura, finché il tuo doppio spendibile in società non comincia a diventare invadente, a parlare anche quando vorresti tacere”. “[…] in questo sterminato casino non c’è più un vicino, non c’è più un lontano, né possibilità di solitudine né di una vera condivisione. Tutto è attrezzato per farti restare nel mezzo[…]” Una volta letto “Gli sdraiati” inizia l’indagine a ritroso sulla prosa prodotta da Michele Serra quando non si dedica alle sue amache o all’esilarante satira preventiva. Spunta “Il ragazzo mucca” (ristampato da Feltrinelli), titolo bizzarro del precedente romanzo del giornalista: la storia di Antonio Lanteri, giornalista e alter ego, alle prese con un’inarrestabile nausea del mondo che lo porta a cancellare tutti gli appuntamenti con la vita per rifugiarsi nel casale di famiglia in Valmasca. La storia della sua caduta è l’occasione per fermarsi a ricordare di uno zio comunista partito per il Sudamerica, di un’infanzia, di un’adolescenza che si rivelano essere gli intimi motori di un presente incomprensibile. Proprio nella memoria, nella riflessione, il protagonista finirà per elaborare questo lutto autobiografico per trovare di nuovo il filo delle cose fatte. Si sospetta che dietro tutto ciò ci sia molto del proprio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807883112/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807883112&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3006" title="compra &quot;Il ragazzo mucca&quot; di Michele Serra (Feltrinelli)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/mucca.jpg" alt="feltrinelli michele serra ragazzo mucca" width="190" height="301" /></a>“Puoi sostenere la finzione con una certa disinvoltura, finché il tuo doppio spendibile in società non comincia a diventare invadente, a parlare anche quando vorresti tacere”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“[…] in questo sterminato casino non c’è più un vicino, non c’è più un lontano, né possibilità di solitudine né di una vera condivisione. Tutto è attrezzato per farti restare nel mezzo[…]”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una volta letto <em>“Gli sdraiati”</em> inizia l’indagine a ritroso sulla prosa prodotta da <em>Michele Serra</em> quando non si dedica alle sue amache o all’esilarante satira preventiva. Spunta <strong>“Il ragazzo mucca”</strong> (ristampato da Feltrinelli), titolo bizzarro del precedente romanzo del giornalista: la storia di Antonio Lanteri, giornalista e alter ego, alle prese con un’inarrestabile nausea del mondo che lo porta a cancellare tutti gli appuntamenti con la vita per rifugiarsi nel casale di famiglia in Valmasca. La storia della sua caduta è l’occasione per fermarsi a ricordare di uno zio comunista partito per il Sudamerica, di un’infanzia, di un’adolescenza che si rivelano essere gli intimi motori di un presente incomprensibile. Proprio nella memoria, nella riflessione, il protagonista finirà per elaborare questo lutto autobiografico per trovare di nuovo il filo delle cose fatte. Si sospetta che dietro tutto ciò ci sia molto del proprio autore, che nel &#8217;97, anno di prima pubblicazione del libro, preconizza tanti avvenimenti che si verificheranno lampanti di lì a pochi anni. La lungimiranza del giornalista emerge limpida in alcuni punti, dove il discorso si fa filosofico e acquista peso, uscendo dai cardini del romanzo. Dove inizia il giornalismo finisce la letteratura e la prosa di Serra, caricata a dovere di lemmi d’annata e parole ben assestate (è un lessico da poeta il suo). Il testo finisce inesorabilmente per fiaccare il lettore laddove i confini della prosopopea soffocano lo slancio artistico. Si evince chiaramente che si tratta di un’opera prima, dapprima perché nelle pagine residua tutta quell’esigenza di far mostra di sé e delle proprie capacità tipica del centometrista abituato alle brevi distanze; in secondo luogo, alla luce della lettura de <em>“Gli Sdraiati”</em> che costituisce una sicura evoluzione rispetto a “Il ragazzo mucca”, quest&#8217;ultimo risente di lungaggini, dialoghi innaturali, parentesi inutili, insomma, di tutti quei difetti che possiamo imputare a un opera prima. <em>“Gli Sdraiati”</em> invece è asciutto, innanzitutto nella forma, e risulta infine più agile, più adatto alla personalità scrivente di Serra. <strong>“Il ragazzo mucca”</strong> è un libro onesto che ci fa guardare dentro noi stessi con indulgenza, insegnandoci che cadere per bene è l’unica maniera per rialzarsi come si deve.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il ragazzo mucca&#8221;</strong> di Michele Serra<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807883112/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807883112&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 217  &#8211;  euro 8</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giovanni-proietta/" target="_self">Recensione di Giovanni Proietta</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Storia di una lumaca che scoprì l&#8217;importanza della lentezza&#8221; di Luis Sepùlveda (Guanda)</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Feb 2014 09:57:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’ultima favola di Luis Sepùlveda riconferma il talento dell’autore nel raccontare storie brevi e semplici con estrema grazia ed incantevole leggerezza. Il libro è dedicato al nipote, che gli pose la banale ma fondamentale domanda sul perché della lentezza delle lumache. In una piccola comunità di lumache nel Paese del Dente di Leone, una giovane lumaca decide di ribellarsi alla monotona abitudine seconda la quale nessuna di loro ha un nome, così come alla silenziosa rassegnazione con  cui tutte evitano di parlare della lentezza, caratteristica che le rende vulnerabili. Le domande della giovane lumaca non sono soddisfatte dalle sue simili: adagiate nell’abitudine, non le danno udienza. Inizia così una ricerca della verità che spinge il vivace animaletto ad allontanarsi dal conosciuto Paese del Dente di Leone per addentrarsi nel bosco. Sarà l’incontro con una tartaruga, altro animale poco veloce ma generosamente saggio, ad aiutare la piccola lumaca a trovare un nome adatto a lei e a percepire l’importanza della lentezza. Inoltre, solo spingendosi ai confini del bosco la lumaca potrà capire i pericoli che minacciano lei e le sue compagne, e riuscirà a trovare una ragione per tornare a casa e mettere in salvo le altre in un nuovo, lento [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8823505038/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8823505038&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3017" title="compra &quot;Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza&quot; di Luis Sepùlveda (Guanda)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/sepulveda.jpg" alt="guanda sepulveda luis lumaca che scopri la lentezza" width="190" height="282" /></a>L’ultima favola di <em>Luis Sepùlveda</em> riconferma il talento dell’autore nel raccontare storie brevi e semplici con estrema grazia ed incantevole leggerezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro è dedicato al nipote, che gli pose la banale ma fondamentale domanda sul perché della lentezza delle lumache. In una piccola comunità di lumache nel Paese del Dente di Leone, una giovane lumaca decide di ribellarsi alla monotona abitudine seconda la quale nessuna di loro ha un nome, così come alla silenziosa rassegnazione con  cui tutte evitano di parlare della lentezza, caratteristica che le rende vulnerabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande della giovane lumaca non sono soddisfatte dalle sue simili: adagiate nell’abitudine, non le danno udienza. Inizia così una ricerca della verità che spinge il vivace animaletto ad allontanarsi dal conosciuto Paese del Dente di Leone per addentrarsi nel bosco.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà l’incontro con una tartaruga, altro animale poco veloce ma generosamente saggio, ad aiutare la piccola lumaca a trovare un nome adatto a lei e a percepire l’importanza della lentezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, solo spingendosi ai confini del bosco la lumaca potrà capire i pericoli che minacciano lei e le sue compagne, e riuscirà a trovare una ragione per tornare a casa e mettere in salvo le altre in un nuovo, lento ed avventuroso viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Fiaba di coraggio e di autenticità, <strong>&#8220;</strong><strong>Storia della lumaca che scoprì l’importanza della lentezza&#8221;</strong><em> </em>insegna come la lentezza, da sola, non basti per essere sereni: la vera realizzazione di sé la si scopre quando ci si pone in modo attivo e critico nei confronti della realtà, non accontentandosi di ciò che si ripete da anni, ma facendosi domande sul perché della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo l’audacia e il coraggio di questa esplorazione portano alla coscienza di sé e dell’ambiente in cui si vive, così come esclusivamente la sana curiosità di conoscere il mondo mette in moto i meccanismi della conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Intervallata da delicati disegni che incantano grandi e piccoli per la loro semplicità, il libro è un’intelligente fiaba per i bambini e un pacifico insegnamento per gli adulti a non ritenersi mai soddisfatti se non si capisce quel che succede, e a riscoprire l’importanza del tempo vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Storia di una lumaca che scoprì l&#8217;importanza della lentezza&#8221;</strong> di Luis Sepùlveda<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8823505038/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8823505038&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Guanda</p>
<p>pp. 95  &#8211;  euro 10</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/giulia.grassini.3" target="_blank">Recensione di Giulia Grassini</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>“L’arcobaleno della vita” di Richard Dawkins (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jan 2014 16:01:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Scienza è sempre stata considerata una cosa completamente avulsa dall’arte, dalla creatività e dall’ispirazione poetica, tanto da diventarne quasi una nemica: quando Newton spiega il segreto dell’arcobaleno attraverso il fenomeno della diffrazione, il poeta romantico John Keats lo accusa di aver “distrutto” la poesia in esso. In questo libro Dawkins vuole dimostrare che Keats si sbagliava. La natura, sostiene il biologo, è meravigliosa e affascinante anche se esaminata da un punto di vista scientifico. Capire come funziona l’arcobaleno non toglie bellezza al fenomeno, come eliminare l’idea di un “creatore” del mondo non rende l’universo meno entusiasmante; una domanda che gli viene fatta spesso è come egli possa alzarsi la mattina sapendo che non esiste niente di irrazionale, che dopo il grande salto non c’è nulla. A questo Dawkins risponde con uno sconfinato amore per la scienza, per la natura, per la vita: non abbiamo bisogno di falsi dei, di fate, di unicorni e di pentole piene d’oro alla fine dell’arcobaleno per apprezzare un mondo così bello nella sua razionalità. I poeti dovrebbero essere ispirati dalle nuove scoperte scientifiche, non temerle: “Se Keats e Newton si incontrassero, sentirebbero le galassie cantare” Richard Dawkins: biologo di fama mondiale, alfiere dell’evoluzione darwiniana [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/Copertina.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2981" title="compra &quot;L'arcobaleno della vita&quot; di Richard Dawkins (Mondadori)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/Copertina.jpg" alt="mondadori richard dawkins arcobaleno" width="190" height="289" /></a>La Scienza è sempre stata considerata una cosa completamente avulsa dall’arte, dalla creatività e dall’ispirazione poetica, tanto da diventarne quasi una nemica: quando Newton spiega il segreto dell’arcobaleno attraverso il fenomeno della diffrazione, il poeta romantico John Keats lo accusa di aver “distrutto” la poesia in esso. In questo libro Dawkins vuole dimostrare che Keats si sbagliava. La natura, sostiene il biologo, è meravigliosa e affascinante anche se esaminata da un punto di vista scientifico. Capire come funziona l’arcobaleno non toglie bellezza al fenomeno, come eliminare l’idea di un “creatore” del mondo non rende l’universo meno entusiasmante; una domanda che gli viene fatta spesso è come egli possa alzarsi la mattina sapendo che non esiste niente di irrazionale, che dopo il grande salto non c’è nulla. A questo Dawkins risponde con uno sconfinato amore per la scienza, per la natura, per la vita: non abbiamo bisogno di falsi dei, di fate, di unicorni e di pentole piene d’oro alla fine dell’arcobaleno per apprezzare un mondo così bello nella sua razionalità. I poeti dovrebbero essere ispirati dalle nuove scoperte scientifiche, non temerle: “Se Keats e Newton si incontrassero, sentirebbero le galassie cantare”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Richard Dawkins</strong>: biologo di fama mondiale, alfiere dell’evoluzione darwiniana grazie a <em>“Il gene egoista”</em> (1976) e dal 2006 anche ateo più famoso del mondo grazie a <em>“L’illusione di Dio”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;arcobaleno della vita&#8221;</strong> di Richard Dawkins<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804472618/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804472618&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Mondadori</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 299  &#8211;  euro 10</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Recensione di Giulio Quarta</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Il processo&#8221; di Franz Kafka (Adelphi)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 15:53:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno ho deciso di leggere per ogni mese autori di una nazionalità, così ho deciso di dedicare Gennaio agli autori della Repubblica Ceca (o comunque di quella zona, quindi anche precedenti all&#8217;effettiva formazione della repubblica). Franz Kafka quindi mi è sembrata una scelta obbligata, avevo infatti già avvicinato l&#8217;autore praghese due anni fa cominciando “La Metamorfosi”, che però non mi era piaciuto, non lo finii neanche.  Allora per capire se avevo effettivamente un&#8217;avversione per il modo di scrivere di Kafka o semplicemente non era il momento adatto per leggerlo, ho deciso di riprovarci. L&#8217;esperienza è stata sufficientemente positiva, lo stile onirico, kafkiano appunto, mi ha incuriosito fino a un certo punto, anche se devo dire che ho trovato la prosa decisamente troppo monotona per poter catturare l&#8217;attenzione per più di 200 pagine di romanzo senza che “succeda” nulla a livello di svolgimento della trama. Come molti sapranno il libro parla di Josef K., un procuratore di un istituto bancario che viene svegliato una mattina e posto in stato di arresto. Senza che nessuno gli spieghi la motivazione di tale arresto, K. è costretto a presentarsi di fronte a un assurdo tribunale che deve giudicarlo per non si sa quale crimine, presunto o [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903656/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903656&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2976" title="compra &quot;Il processo&quot; di Franz Kafka (Adelphi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/41mTPBvubzL._SY445_.jpg" alt="adelphi il processo kafka franz" width="190" height="321" /></a>Quest&#8217;anno ho deciso di leggere per ogni mese autori di una nazionalità, così ho deciso di dedicare Gennaio agli autori della Repubblica Ceca (o comunque di quella zona, quindi anche precedenti all&#8217;effettiva formazione della repubblica). Franz Kafka quindi mi è sembrata una scelta obbligata, avevo infatti già avvicinato l&#8217;autore praghese due anni fa cominciando <em>“La Metamorfosi”</em>, che però non mi era piaciuto, non lo finii neanche.  Allora per capire se avevo effettivamente un&#8217;avversione per il modo di scrivere di Kafka o semplicemente non era il momento adatto per leggerlo, ho deciso di riprovarci.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza è stata sufficientemente positiva, lo stile onirico, kafkiano appunto, mi ha incuriosito fino a un certo punto, anche se devo dire che ho trovato la prosa decisamente troppo monotona per poter catturare l&#8217;attenzione per più di 200 pagine di romanzo senza che “succeda” nulla a livello di svolgimento della trama. Come molti sapranno il libro parla di Josef K., un procuratore di un istituto bancario che viene svegliato una mattina e posto in stato di arresto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Senza che nessuno gli spieghi la motivazione di tale arresto, K. è costretto a presentarsi di fronte a un assurdo tribunale che deve giudicarlo per non si sa quale crimine, presunto o effettivo.  K. è comunque un uomo cauto e sicuro di sé, così inizialmente non si preoccupa di ciò che ritiene essere un mero errore giudiziario.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Tuttavia la faccenda si complica, i deliri del giudice istruttore lo lasciano sconvolto, come anche il fatiscente edificio nel quale ha luogo il processo stesso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">K. comincia a preoccuparsi e la sua ansia si acuisce con la sua visita ai claustrofobici uffici del tribunale, alloggiati in un piano ricavato dal sottotetto di un condominio, con pochissime finestre e nei quali il colore cupo del legno e il suo odore rendono l&#8217;atmosfera pesante.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La descrizione di questo luogo è certamente la parte meglio riuscita del romanzo, esprime la sensazione di frustrazione onirica che K. prova nell&#8217;acquistare consapevolezza di non riuscire in alcun modo a sbloccare la sua situazione; inoltre devo dire che per me la sensazione di straniamento è stata amplificata dal fatto che proprio la descrizione di questi uffici mi ha ricordato un film visto qualche anno fa, <em>“Essere John Malkovich”</em> che si svolgeva in un luogo simile, anche sa dallo stile più moderno. Anche il film ovviamente era a stampo onirico, surreale e quindi a contribuito a veicolare l&#8217;atmosfera che Kafka ha creato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La pecca maggiore del libro però è stata per me la lunghezza, decisamente superiore a quella dedicabile alla storia, specialmente con una prosa che io ho trovato insufficientemente brillante.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Non avendo altri romanzi o racconti con cui confrontarlo comunque ne consiglierei la lettura a chiunque volesse affrontare questo particolare autore, ma in una classifica degli scrittori cechi che ho letto (per la verità finora solo tre), sicuramente lo posporrei a Kundera e Hrabal.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il processo&#8221;</strong> di Franz Kafka<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903656/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903656&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Adelphi</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 238  &#8211;  euro 11</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></div>
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		<title>&#8220;Nemico, amico, amante&#8230;&#8221; di Alice Munro (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 23:30:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alice Munro, Premio Nobel per la Letteratura 2013, ci consegna nove racconti di figure femminili in diverse età dell&#8217;esistenza umana: si parte dall&#8217;infanzia per attraversare la giovinezza e la maturità e giungere poi alla sua decadenza. Sono tutte storie che vertono sui rapporti familiari o affettivi: compagni di giochi legati da un affetto fanciullesco, mariti e mogli, cugine, sorelle. È la prospettiva femminile che rende però tutto diverso: c&#8217;è una sensibilità al particolare che permea ogni azione o ogni intimo pensiero e che dà calore anche ai fatti più banali. Vicende ordinarie acquistano un peso straordinario per le conseguenze  che scatenano a livello emotivo sui personaggi e allo stesso tempo sul lettore che viene catapultato un turbinio di sensazioni. Con uno stile apparentemente semplice ma indubbiamente efficace, l&#8217;autrice mette i vari personaggi di fronte a scelte ardue, dolorose, talvolta egoistiche ma di gran peso nelle vite proprie e altrui. In ciascun racconto il lettore ha l&#8217;opportunità di affacciarsi su scorci umani anche da lui già vissuti o potenzialmente futuri, scatenando così tempeste emotive di grande potenza. L&#8217;ultimo racconto, &#8220;The bear came over the mountain&#8221;, a mio giudizio il più toccante, affronta il tema della vecchiaia e della demenza senile con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806174681/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806174681&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2941" title="compra &quot;Nemico, amico, amante...&quot; di Alice Munro (Einaudi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/41-6eonPhcL._SY445_.jpg" alt="amante amico, nemico alice munro einaudi" width="190" height="294" /></a>Alice Munro</em>, Premio Nobel per la Letteratura 2013, ci consegna nove racconti di figure femminili in diverse età dell&#8217;esistenza umana: si parte dall&#8217;infanzia per attraversare la giovinezza e la maturità e giungere poi alla sua decadenza. Sono tutte storie che vertono sui rapporti familiari o affettivi: compagni di giochi legati da un affetto fanciullesco, mariti e mogli, cugine, sorelle. È la prospettiva femminile che rende però tutto diverso: c&#8217;è una sensibilità al particolare che permea ogni azione o ogni intimo pensiero e che dà calore anche ai fatti più banali. Vicende ordinarie acquistano un peso straordinario per le conseguenze  che scatenano a livello emotivo sui personaggi e allo stesso tempo sul lettore che viene catapultato un turbinio di sensazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con uno stile apparentemente semplice ma indubbiamente efficace, l&#8217;autrice mette i vari personaggi di fronte a scelte ardue, dolorose, talvolta egoistiche ma di gran peso nelle vite proprie e altrui. In ciascun racconto il lettore ha l&#8217;opportunità di affacciarsi su scorci umani anche da lui già vissuti o potenzialmente futuri, scatenando così tempeste emotive di grande potenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo racconto, <em>&#8220;</em><em>The bear came over the mountain&#8221;</em>, a mio giudizio il più toccante, affronta il tema della vecchiaia e della demenza senile con una tenerezza scioccante, da riuscire addirittura a condizionare il nostro rapporto con noi stessi e con i nostri cari. È inevitabile che si arrivi a mettere in dubbio i nostri stessi rapporti: dopo aver condiviso un&#8217;intera vita con la persona che amiamo chi ci assicura che concluderemo coerentemente le nostre esistenze? E se noi o il nostro compagno ci dimenticassimo di tutto ciò che è stato per colpa dell&#8217;Alzheimer? Dopo aver letto <strong>&#8220;Nemico, amico, amante&#8230;&#8221;</strong>, questo doloroso dubbio si insinuerà nel lettore e non lo abbonderà più.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Nemico, amico, amante&#8230;&#8221;</strong> di Alice Munro<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806174681/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806174681&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Einaudi</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 315  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/irene-gherardotti/" target="_self">Recensione di Irene Gherardotti</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Gli sdraiati&#8221; di Michele Serra (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 23:15:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cos’è “Gli sdraiati&#8221; di Michele Serra? Un racconto spurio colpevole di bellezza. Se le recensioni dovessero arrestarsi sulla soglia delle sei parole, saremmo a cavallo. La tentazione forte è di proseguire prendendo subito le distanze dal ritratto della nostra generazione (a parlare è un ventitreenne) presentatoci da Michele Serra. Delle amebe sdraiate, senza un futuro che non sia la ripetizione eterna di un presente di precarietà, appeso ad oggetti e luoghi inutili e labili. Finiremmo così per essere noi i colpevoli, di snobismo stavolta, quando l’analisi di Serra fotografa bene molti dei nostri reali difetti, senza generalizzare mai. La narrazione mescola sapientemente riflessioni saggistiche con il racconto di un padre alla ricerca del tempo perduto da lui e da suo figlio per dare un senso a quella catena di cui si sente l’ultimo anello. Una distinzione ontologica tra ciò che è stato e le generazioni protagoniste del futuro, per la prima volta perdenti, offuscate da una schiera di anziani che vive del proprio ricatto anagrafico. Prima di perdersi in quella che più che una recensione vuole essere un commento, occorrerà spiegare la ragione di quell’aggettivo, spurio, che apre il ragionamento. Il romanzo è spurio per due ragioni: innanzitutto perché manca [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807018349/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807018349&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2962" title="compra &quot;Gli sdraiati&quot; di Michele Serra (Feltrinelli)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/Copertina_Gli-sdraiati.jpg" alt="feltrinelli michele serra gli sdraiati giovanni proietta" width="190" height="298" /></a>Cos’è <strong>“Gli sdraiati&#8221;</strong> di <em>Michele Serra</em>? Un racconto spurio colpevole di bellezza. Se le recensioni dovessero arrestarsi sulla soglia delle sei parole, saremmo a cavallo. La tentazione forte è di proseguire prendendo subito le distanze dal ritratto della nostra generazione (a parlare è un ventitreenne) presentatoci da Michele Serra. Delle amebe sdraiate, senza un futuro che non sia la ripetizione eterna di un presente di precarietà, appeso ad oggetti e luoghi inutili e labili. Finiremmo così per essere noi i colpevoli, di snobismo stavolta, quando l’analisi di Serra fotografa bene molti dei nostri reali difetti, senza generalizzare mai. La narrazione mescola sapientemente riflessioni saggistiche con il racconto di un padre alla ricerca del tempo perduto da lui e da suo figlio per dare un senso a quella catena di cui si sente l’ultimo anello. Una distinzione ontologica tra ciò che è stato e le generazioni protagoniste del futuro, per la prima volta perdenti, offuscate da una schiera di anziani che vive del proprio ricatto anagrafico. Prima di perdersi in quella che più che una recensione vuole essere un commento, occorrerà spiegare la ragione di quell’aggettivo, spurio, che apre il ragionamento. Il romanzo è spurio per due ragioni: innanzitutto perché manca una seria ammissione di colpevolezza dei padri (o post-padri, come li definisce Serra) che invece eccellono nell’auto indulgenza (concessa al solo Serra, che perlomeno è genuino quando ammette la propria personale manifesta inferiorità), e infine perché alla domanda più interessante, ovvero quella sul futuro del problematico rapporto genitori-figli l’autore preferisce un’utopia sentimentale e generosa, buona se hai scritto qualcosa che abbia in sé il seme della speranza ma che, visto che <em>“Gli Sdraiati”</em> oscilla per un centinaio di pagine tra sarcasmo e ironia, finisce per lasciare decisamente a bocca asciutta. L’autore viene messo in salvo dalla maestria con cui narra tutto ciò, dalla profonda intelligenza delle intuizioni, dal mestiere con cui sa inanellare apparentemente senza fatica una serie di virtù del buon giornalista (lo stesso mestiere con cui cesella le sue  <em>“Amache”</em> e la formidabile rubrica di <em>“Satira Preventiva”</em> sulle pagine dell’Espresso) rendendo la prosa gradevole, costretta nella zona liminale degli aggettivi superlativi. Spuria non sarà questa recensione anche se di una minima sinossi che possa perlomeno rendere il gusto della lettura di questo libro. La storia è quella di un cinquantenne (il tema anagrafico era già presente nel libro del quarantenne Michele Serra, <em>&#8220;Il ragazzo mucca&#8221;</em>) che vuole convincere suo figlio del valore indiscusso di una passeggiata in montagna, della normalità che risiede nell’idea di occuparsi del proprio mondo, laddove il figlio preferisce ascoltare le proprie musichette, impotente e appunto sdraiato, a guardare il mondo circostante tramite gli effetti deludenti di un’incompresa ipertrofia tecnologica.  L’incomunicabilità tra un papà che non sa stare pienamente nella parte e di un figlio che non sembra appartenere alla grande famiglia dell’umanità così come l’abbiamo conosciuta. E’ un romanzo infine questo, sul disorientamento di due generazioni, una sensazione resa inaccettabile perché priva di quella fratellanza fra carcerati che salva la vita permettendo di sopportare allo stesso momento la convivenza e la pena.<br />
L’architettura del racconto è magistrale, il lessico da padroni della lingua, quindi del mondo, e l’intreccio narrativo è moderno, asciutto, pulito anche quando gli arnesi della scrittura tenderebbero altrove a confondere e forse annoiare il lettore.<br />
Sul piano narrativo nulla da eccepire, sul piano filosofico molto, su quello personale un solo grande abbraccio, per consolare, per comprendere e per ringraziare prima del bel regalo, a nome della platea dei lettori di professione, e poi della splendida umanità, senza la quale nulla potrebbe tenersi, non solo nel mondo dei libri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Gli sdraiati&#8221;</strong> di Michele Serra<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807018349/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807018349&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 108  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giovanni-proietta/" target="_self">Recensione di Giovanni Proietta</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Le lettere di Groucho Marx&#8221; di Groucho Marx (Adelphi)</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jan 2014 09:36:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Non mi interessa far parte di un club che mi accetta tra i suoi membri”. Questa famosa frase è l&#8217;emblema di questa raccolta di lettere e ne riassume lo spirito. Chi ha visto almeno un film dei fratelli Marx ha presente la loro irresistibile comicità e la incontenibile parlantina di Groucho, con le sue battute fulminanti. La personalità di Groucho che abbiamo visto sullo schermo la ritroviamo nelle sue innumerevoli lettere. Sia che scriva ad amici, a semplici conoscenti, a persone importanti, che si lamenti per il lavoro o rivendichi torti subiti troviamo sempre un atteggiamento ironico e divertito, un prendere in giro l&#8217;interlocutore ma anche se stesso. Groucho scrive lettere piene di battute divertenti, salaci e perfide, quasi noncurante dell&#8217;effetto che potevano avere sui destinatari. Dice in modo sfacciato quello che altri magari pensano ma non hanno il coraggio di dire, ma è comunque una impudenza comica intelligente. E molte lettere che riceve sono a loro volta piene di battute ironiche e spassose. Nel libro non viene seguito un ordine cronologico ma le lettere vengono divise per argomenti. I suoi scambi epistolari sono con interlocutori di ogni tipo: colleghi del mondo del cinema, produttori, giornalisti, amici. Tra i tanti [&#8230;]]]></description>
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<p><strong> </strong></p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845913015/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845913015&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2924" title="compra &quot;Le lettere di Groucho Marx&quot; di Groucho Marx (Adelphi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/410ny2rwahL._SY445_.jpg" alt="groucho marx adelphi le lettere" width="190" height="295" /></a>“<em>Non mi interessa far parte di un club che mi accetta tra i suoi membri”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa famosa frase è l&#8217;emblema di questa raccolta di lettere e ne riassume lo spirito. Chi ha visto almeno un film dei fratelli Marx ha presente la loro irresistibile comicità e la incontenibile parlantina di Groucho, con le sue battute fulminanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La personalità di Groucho che abbiamo visto sullo schermo la ritroviamo nelle sue innumerevoli lettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia che scriva ad amici, a semplici conoscenti, a persone importanti, che si lamenti per il lavoro o rivendichi torti subiti troviamo sempre un atteggiamento ironico e divertito, un prendere in giro l&#8217;interlocutore ma anche se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Groucho scrive lettere piene di battute divertenti, salaci e perfide, quasi noncurante dell&#8217;effetto che potevano avere sui destinatari. Dice in modo sfacciato quello che altri magari pensano ma non hanno il coraggio di dire, ma è comunque una impudenza comica intelligente. E molte lettere che riceve sono a loro volta piene di battute ironiche e spassose.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro non viene seguito un ordine cronologico ma le lettere vengono divise per argomenti.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi scambi epistolari sono con interlocutori di ogni tipo: colleghi del mondo del cinema, produttori, giornalisti, amici. Tra i tanti nomi famosi che incontriamo troviamo anche T. S. Elliot e il presidente Truman.</p>
<p style="text-align: justify;">Groucho ha sempre rimpianto di aver dovuto interrompere gli studi in quinta elementare e per questo è diventato un appassionato lettore e autodidatta,  scrivendo su riviste, collaborando alla sceneggiatura di film e pubblicando qualche libro, il tutto sempre con uno stile umoristico e parodistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le recensioni iniziali alla pubblicazione delle lettere furono contrastanti ma il successo di pubblico fu assicurato, allora come oggi. E allora come oggi con la loro lettura il divertimento continua ad essere garantito.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le lettere di Groucho Marx&#8221;</strong> di Groucho Marx<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845913015/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845913015&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Adelphi</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 373  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.facebook.com/antonio.marianantoni?fref=ts" target="_blank">Recensione di Antonio Marianantoni</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>“Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron (Adelphi)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jul 2013 09:03:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Un giorno questo dolore ti sarà utile&#8221; è un libro allo stesso tempo semplice e profondo. Si tratta praticamente della narrazione in prima persona di alcuni mesi della vita di James, un diciottenne di New York City in procinto d’iscriversi all’Università. James viene descritto come un ragazzo molto sveglio (“fin troppo” sosteneva la sua maestra elementare), ma con evidenti difficoltà relazionali, specialmente con i propri coetanei che ritiene stupidi e superficiali. James ha grosse difficoltà anche con la propria famiglia, composta da una sorella maggiore molto socievole ma che normalmente lo ignora, e da una coppia di genitori divorziati, lui uomo d’affari poco presente, lei gallerista di scarso successo plurisposata e pluridivorziata. Le uniche persone con cui James si sente a suo agio sono John, il curatore della galleria della madre, e la nonna materna, affettuosamente chiamata Nanette. Per quanto evidentemente questa non sia una situazione particolarmente originale, il romanzo la fa evolvere in modo interessante grazie alla rara capacità dell’autore nel riuscire a rendere credibile un personaggio così particolare, facendoci cogliere i vari aspetti del suo carattere e portandoci a conoscerlo quasi fosse una persona reale. L&#8217;autore ripropone sostanzialmente il modello del romanzo di formazione, infatti questo libro è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845925021/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845925021&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2611" title="un giorno questo dolore ti sarà utile peter cameron adelphi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/07/3b29ca7df3b3fcf7310d96d55735abf7_w190_h_mw_mh-190x290.jpg" alt="adelphi cameron dolore utile" width="190" height="290" /></a>&#8220;Un giorno questo dolore ti sarà utile&#8221;</strong></em> è un libro allo stesso tempo semplice e profondo. Si tratta praticamente della narrazione in prima persona di alcuni mesi della vita di James, un diciottenne di New York City in procinto d’iscriversi all’Università.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">James viene descritto come un ragazzo molto sveglio (“fin troppo” sosteneva la sua maestra elementare), ma con evidenti difficoltà relazionali, specialmente con i propri coetanei che ritiene stupidi e superficiali.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">James ha grosse difficoltà anche con la propria famiglia, composta da una sorella maggiore molto socievole ma che normalmente lo ignora, e da una coppia di genitori divorziati, lui uomo d’affari poco presente, lei gallerista di scarso successo plurisposata e pluridivorziata.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Le uniche persone con cui James si sente a suo agio sono John, il curatore della galleria della madre, e la nonna materna, affettuosamente chiamata Nanette.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per quanto evidentemente questa non sia una situazione particolarmente originale, il romanzo la fa evolvere in modo interessante grazie alla rara capacità dell’autore nel riuscire a rendere credibile un personaggio così particolare, facendoci cogliere i vari aspetti del suo carattere e portandoci a conoscerlo quasi fosse una persona reale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L&#8217;autore<em> </em>ripropone sostanzialmente il modello del romanzo di formazione, infatti questo libro è stato frequentemente paragonato a <em>Il giovane Holden di Salinger</em>, tuttavia, per quanto sia impossibile negare l’importanza quasi storica di quest’opera, il libro di Peter Cameron è indubbiamente più affascinante e stimolante per un lettore giovane, in quanto più vicino al proprio mondo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In sostanza il romanzo è scorrevole e piacevole sia per lettori adolescenti che adulti, non esiste una vera e propria trama, vi sono cioè pochi avvenimenti degni di nota e comunque generalmente prevedibili, ma il libro gioca sulla psicologia del personaggio, come già detto decisamente credibile e riuscirà quindi a coinvolgere maggiormente lettori più “maturi”.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Decisamente consigliato.</div>
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<div style="text-align: justify;">edito da Adelphi</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 206  &#8211; euro 10</div>
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<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></div>
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