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		<title>“Il peso” di Liz Moore (Neri Pozza)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2014 12:00:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cominciamo con la storia, con cosa racconta. New York. C’è un ex-professore quasi sessantenne, obeso come riescono a essere obesi solo da quelle parti (Non ho modo di sapere esattamente quanto peso, ma credo sia tra i duecentoventi e i duecentosettanta chili), che non esce di casa dal 2001. Si chiama Arthur Opp. Ordina montagne di cibo via internet, trascorre le giornate davanti alla tv, butta la spazzatura di notte, dalla finestra, per non farsi vedere. La sua casa è un cesso di avanzi di cibo e riviste, o almeno così è al piano terra. I due piani superiori, dove ci sono le camere, non si sa in che stato siano perché Arthur non è più in grado di andarci. Inutile dire che è solo, vero? L’unico contatto con la vita sono le lettere che si scambia con un’ex-studentessa, Charlene. C’è un ragazzino, una promessa del baseball, un ragazzino dei quartieri poveri che nonostante la sua condizione va a scuola con i ricchi perché sua madre, alcolizzata, disoccupata, depressa, vuole per lui una vita migliore. Sua madre è Charlene, la stessa che vent’anni prima andava a lezione da Athur Opp. Due vite, quella di Arthur e quella del ragazzino, che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865592176/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865592176&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3194" title="compra &quot;Il peso&quot; di Liz Moore (Neri Pozza)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/09/il-peso-di-liz-moore-neri-pozza.jpg" alt="" width="190" height="313" /></a>Cominciamo con la storia, con cosa racconta.<br />
New York.<br />
C’è un ex-professore quasi sessantenne, obeso come riescono a essere obesi solo da quelle parti (Non ho modo di sapere esattamente quanto peso, ma credo sia tra i duecentoventi e i duecentosettanta chili), che non esce di casa dal 2001. Si chiama Arthur Opp. Ordina montagne di cibo via internet, trascorre le giornate davanti alla tv, butta la spazzatura di notte, dalla finestra, per non farsi vedere. La sua casa è un cesso di avanzi di cibo e riviste, o almeno così è al piano terra. I due piani superiori, dove ci sono le camere, non si sa in che stato siano perché Arthur non è più in grado di andarci. Inutile dire che è solo, vero? L’unico contatto con la vita sono le lettere che si scambia con un’ex-studentessa, Charlene.<br />
C’è un ragazzino, una promessa del baseball, un ragazzino dei quartieri poveri che nonostante la sua condizione va a scuola con i ricchi perché sua madre, alcolizzata, disoccupata, depressa, vuole per lui una vita migliore. Sua madre è Charlene, la stessa che vent’anni prima andava a lezione da Athur Opp.<br />
Due vite, quella di Arthur e quella del ragazzino, che viaggiano ignare l’una dell&#8217;altra finché&#8230;<br />
E ora il come: come questa storia è raccontata.<br />
Immaginatevi alla finestra. State stendendo il bucato, è una giornata ventosa e i vestiti si asciugheranno in un niente. A questo pensate, ai vestiti asciutti, mentre una molletta cade a terra. Vi chinate a raccoglierla e quando vi tirate su, chissà perché, non badate alla finestra aperta. E prendete in pieno lo spigolo di alluminio, nel centro della testa.<br />
Ecco: quel dolore lì, così violento, così inatteso, vi colpirà di continuo per tutte le trecentocinquantadue pagine.<br />
Così. &#8220;<em>Era Charlene Turner. Non credevo che avrei mai più sentito la sua voce in vita mia ma Dio come ne sono stato felice. Ero lì lì per lanciare un grido ma mi sono costretto a tacere. Mi sono messo una mano sulla bocca e mi sono morso il palmo</em>&#8220;.<br />
E così. &#8220;<em>E poi questa mattina, visto che non avevo nient’altro da fare, mi sono seduto a scriverle la lettera che ho continuato a ripetermi nella testa, la lettera che dice la verità, l’ammissione taumaturgica dei miei segreti più oscuri, la lettera che sapevo avrei dovuto spedirle se ci fossimo incontrati di nuovo. La lettera che le avrei inviato in quel momento se non mi fossi comportato come un gran vigliacco. Il vigliacco che in realtà sono</em>&#8220;.<br />
Insomma ci siamo capiti: fa un male cane. Eppure non è una storia disperante. Quando finalmente arrivi in fondo all’ultima pagina (ed è il caso di dirlo, finalmente, perché quando ci arrivi quel peso lì non lo sopporti più), prendi un respiro, il più profondo che i tuoi polmoni siano in grado di reggere, e resti un attimo appeso, gli occhi chiusi.<br />
Espiri piano, e a lungo.<br />
Quando riapri gli occhi, sorridi.<br />
Senza peso.</p>
<p><strong>&#8220;Il peso&#8221;</strong> di Liz Moore<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865592176/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865592176&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Neri Pozza</p>
<p>pp. 133  &#8211;  euro 13</p>
<p>Recensione di Valentina Morelli</p>
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		<title>&#8220;Patologie&#8221; di Zachar Prilepin (Voland Edizioni)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2014 14:55:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Patologie&#8221; di Zachar Prilepin racconta in presa diretta l&#8217;esperienza della guerra in Cecenia. L&#8217;autore, il cui nome è stato accostato a quello di Hemingway, ha combattuto in Cecenia e ci mostra innanzitutto cos&#8217;è veramente la guerra contemporanea: gli scontri brevissimi, la figura invisibile e spietata del cecchino, i cadaveri sparsi ovunque, le teste spappolate, fango e tanta vodka per stemperare la paura. Il protagonista e io narrante della storia è il soldato dei corpi speciali russi, gli OMON, Egor Taševskij, da cui Prilepin, che non ha mai ucciso, prende le distanze. Il protagonista, dunque, non è il suo alter ego. Egor va in guerra per guadagnarsi da vivere, tenta inizialmente di esercitare una qualche distinzione tra bene dal male, poi vede cadere attorno a sé numerosi compagni e si ritrova a eseguire un unico obiettivo: uccidere quello che è stato detto essere il nemico. Tra i meriti di Patologie c&#8217;è dunque quello di aver posto la questione della guerra cecena, semplicemente sancendone la sua esistenza. Ma non c&#8217;è soltanto la guerra in questo romanzo. La narrazione intervalla al presente delle azioni militari i ricordi di Egor, che riguardano principalmente il suo amore, Daša. Orfano di padre a sei anni Egor [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/886243068X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=886243068X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3144" title="compra &quot;Patologie&quot; di Zachar Prilepin (Voland)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/06/51SRACD696L._SY445_.jpg" alt="voland prilepin zachar patologie" width="190" height="279" /></a>&#8220;Patologie&#8221;</strong> di <em>Zachar Prilepin</em> racconta in presa diretta l&#8217;esperienza della guerra in Cecenia. L&#8217;autore, il cui nome è stato accostato a quello di Hemingway, ha combattuto in Cecenia e ci mostra innanzitutto cos&#8217;è veramente la guerra contemporanea: gli scontri brevissimi, la figura invisibile e spietata del cecchino, i cadaveri sparsi ovunque, le teste spappolate, fango e tanta vodka per stemperare la paura. Il protagonista e io narrante della storia è il soldato dei corpi speciali russi, gli OMON, Egor Taševskij, da cui Prilepin, che non ha mai ucciso, prende le distanze. Il protagonista, dunque, non è il suo alter ego. Egor va in guerra per guadagnarsi da vivere, tenta inizialmente di esercitare una qualche distinzione tra bene dal male, poi vede cadere attorno a sé numerosi compagni e si ritrova a eseguire un unico obiettivo: uccidere quello che è stato detto essere il nemico. Tra i meriti di <em>Patologie</em> c&#8217;è dunque quello di aver posto la questione della guerra cecena, semplicemente sancendone la sua esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non c&#8217;è soltanto la guerra in questo romanzo. La narrazione intervalla al presente delle azioni militari i ricordi di Egor, che riguardano principalmente il suo amore, Daša. Orfano di padre a sei anni Egor trova inizialmente la felicità nel suo amore. Successivamente, la relazione con Daša – come ogni altra relazione che il protagonista intesse con ciò che di caro ha attorno –  diviene morbosa, marchiata dalla possessività e dalla gelosia nei confronti della fidanzata. Daša assume dunque una figura duplice: è il rifugio dalla realtà esterna, la salvezza ad ogni problema e allo stesso tempo è un incubo. Sono infatti l&#8217;angoscia dei sentimenti e la paura di perdere e perdersi, i motivi che legano la linea narrativa della guerra alla linea sentimentale.</p>
<p style="text-align: justify;">La resa artistica della paura bestiale della morte (la patologia di ogni reduce di guerra) e della vorace fame di possedere qualcosa di suo si concretizza nella metafora della tattilità. Tutto ciò che Egor tocca è descritto minuziosamente (così come tutto ciò che vede, soprattutto i dettagli corporei). Insomma, la scrittura riflette la guerra fisica e mentale di Egor ed è anche il risultato di un&#8217;altra guerra, quella che lo scrittore ingaggia con il linguaggio, inteso come forza viva mai doma.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno delle sequenze dedicate alla guerra, narrate al presente e in presa diretta, i momenti degli scontri e della guerriglia sono descritti attraverso l&#8217;impiego di frasi brevi, dialoghi mozzati, azioni convulse e immagini frammentarie: è il ritmo della guerra. Le sequenze che riguardano i rapporti con Daša, invece hanno un ritmo più lento e seguono i ghirigori della mente di Egor. Inoltre hanno la funzione di alternare e bilanciare il racconto della guerra, contribuendo a informare il lettore della complessa esperienza psicologica del protagonista, vissuta patologicamente su entrambi i fronti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Patologie</em> non è dunque soltanto la descrizione degli effetti della guerra su un soldato. La guerra non è che un pretesto, è lo sfondo da cui proiettare angosce e traumi che Egor si porta con sé dall&#8217;infanzia. <em>Patologie </em>è anche una riflessione sulle malattie dell&#8217;uomo contemporaneo, sulla natura patologica di ogni sua esperienza e sulla precarietà esistenziale che sottostà ad ogni suo gesto e parola.</p>
<p style="text-align: justify;">Può apparire un racconto crudo e spietato, anzi lo è, senza dubbio. Tuttavia l&#8217;operazione letteraria di Prilepin apre uno spiraglio verso la salvezza: nominare la paura, darle concretezza artistica, è infatti un primo passo per affrontare il trauma (ogni trauma) e sconfiggerlo (esistono molti casi di reduci che, attraverso la rielaborazione letteraria dei propri traumi, hanno tentato di dare un senso a ciò che era successo, cercando di liberarsi dagli incubi e dalle angosce che la guerra aveva regalato loro).</p>
<p style="text-align: justify;">E allora, da quest&#8217;ottica, la storia di Egor concede una speranza. E il romanzo sarebbe anche romanzo di formazione, se consideriamo Egor come colui che è sopravvissuto e ha acquisito quella forza che all&#8217;inizio non aveva. Come sempre, però, va al lettore l&#8217;ultima parola.</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Patologie&#8221;</strong> di Zachar Prilepin<a href="http://www.amazon.it/gp/product/886243068X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=886243068X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Voland</p>
<p>pp. 288  &#8211;  euro 15</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p>Recensione di Andrea Bilaghi</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Il Pendolo di Focault&#8221; di Umberto Eco (Bompiani)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2014 14:13:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il Pendolo di Focault&#8221; è il secondo romanzo di Umberto Eco dopo il successo de Il nome della rosa. Il titolo si riferisce al pendolo ideato da Leon Focault per dimostrare la rotazione della terra, un modello del quale è conservato al Conservatoire des Arts et Metiers di Parigi. E proprio da lì prende inizio il romanzo con Casaubon, l&#8217;io narrante, che rievoca le vicende che lo hanno portato in quel luogo. E&#8217; uno studente che sta preparando una tesi sui Templari e conosce per caso Belbo, redattore di una casa editrice presso cui lavora anche Diotallevi, esperto di Cabala. I tre si ritrovano tra le mani un documento relativo ai Templari, consegnato da un misterioso personaggio di cui perdono le tracce, forse ucciso e fatto sparire. Da qui, un po&#8217; per gioco e un po&#8217; per lavoro, iniziano a ricostruire con immaginazione, conoscenze storiche e congetture che li appassionano sempre più, il piano originale dei Templari per il dominio del mondo. Al centro di tutto il Pendolo che, a chi è in grado di interpretare il suo significato segreto, indica il luogo dove poter regolare e correggere il clima e le correnti terrestri. Casaubon, Belbo e Diotallevi analizzano secoli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845214222/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845214222&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3139" title="compra &quot;Il Pendolo di Focault&quot; di Umberto Eco (Bompiani)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/06/41bHSMt8fWL._SY445_.jpg" alt="bompiani umberto eco pendolo focault" width="190" height="287" /></a>&#8220;Il Pendolo di Focault&#8221;</strong> è il secondo romanzo di <em>Umberto Eco</em> dopo il successo de <em>Il nome della rosa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo si riferisce al pendolo ideato da Leon Focault per dimostrare la rotazione della terra, un modello del quale è conservato al Conservatoire des Arts et Metiers di Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio da lì prende inizio il romanzo con Casaubon, l&#8217;io narrante, che rievoca le vicende che lo hanno portato in quel luogo. E&#8217; uno studente che sta preparando una tesi sui Templari e conosce per caso Belbo, redattore di una casa editrice presso cui lavora anche Diotallevi, esperto di Cabala.</p>
<p style="text-align: justify;">I tre si ritrovano tra le mani un documento relativo ai Templari, consegnato da un misterioso personaggio di cui perdono le tracce, forse ucciso e fatto sparire. Da qui, un po&#8217; per gioco e un po&#8217; per lavoro, iniziano a ricostruire con immaginazione, conoscenze storiche e congetture che li appassionano sempre più, il piano originale dei Templari per il dominio del mondo. Al centro di tutto il <em>Pendolo</em> che, a chi è in grado di interpretare il suo significato segreto, indica il luogo dove poter regolare e correggere il clima e le correnti terrestri.</p>
<p style="text-align: justify;">Casaubon, Belbo e Diotallevi analizzano secoli di storia, simbologie cabalistiche e teorie misteriose, conoscono personaggi che sembrano far parte di altre epoche e con profonde conoscenze occultistiche. Quello che sembra un gioco appassionante viene scambiato per vera conoscenza iniziatica da una setta di fanatici che vogliono, ad ogni costo, entrare in possesso della soluzione del “Piano”. Il finale è ricco di eventi sorprendenti e drammatici, il gioco ora è una angosciante realtà da cui neanche il nostro protagonista sa come uscire.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il Pendolo di Focault</em> ha avuto un successo inferiore a <em>Il nome della rosa</em> pur avendo in comune con questo il fatto di non essere un semplice romanzo, anzi, il racconto è quasi una scusa per dissertare sapientemente di sette segrete, Templari, Rosa Croce e Cabala.</p>
<p style="text-align: justify;">Mischiando abilmente il vero al verosimile, costruendo un castello di collegamenti e congetture plausibili e utilizzando il sincretismo tipico dei cabalistici, Eco dimostra la sua ironia nei confronti della “teoria del complotto” e di coloro che vogliono credere per forza nel “ciarpame occultistico”. Il libro, pur appassionante, non è di facile lettura. Eco mostra sempre con piacere la sua erudizione sull&#8217;argomento che tratta e un suo romanzo diventa sempre una fonte di conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo si presta a più piani di lettura, un po&#8217; giallo, un po&#8217; saggio, un po&#8217; trattato di semiologia. Come al solito Eco divide tra chi è entusiasta e chi non riesce ad arrivare in fondo al libro, tra chi trova troppo difficile il suo modo di scrivere e chi invece vede proprio nella sua complessità e sfoggio di erudizione la parte più affascinante.</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Il Pendolo di Focault&#8221;</strong> di Umberto Eco<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845214222/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845214222&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Bompiani</p>
<p>pp. 687  &#8211;  euro 12</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/antonio.marianantoni" target="_blank">Recensione di Antonio Marianantoni</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;L&#8217;officina del diavolo&#8221; di Jáchym Topol (Zandonai Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 11:37:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il tema dell&#8217;oppressione del regime comunista la fa da padrone in gran parte della produzione letteraria ceca, ma qui è trattato in modo innovativo e magistrale. Un gruppo di ragazzi, per i motivi più disparati, decide di reagire a modo proprio alla cicatrice lasciata dagli orrori del regime, così anziché nasconderli decide di metterli in mostra, di creare “il Jurassic Park dell&#8217;orrore, il museo all&#8217;aperto dei totalitarismi”. Uno spirito leggermente hippie e molto naif li pervade mentre il successo della loro impresa guadagna prime pagine e interviste televisive. In tutto ciò si vede la contrapposizione tra un oriente più mistico e ingenuo e un occidente spregiudicato e capitalista, che non teme di mostrare le proprie scabrose cicatrice pur di ottenere un guadagno economico. Queste due filosofie così estremizzate sono anche la metafora della concezione della vita dei Paesi dell&#8217;est Europa, perennemente in bilico tra il blocco sovietico e l&#8217;occidente americanizzato. In un susseguirsi di dialoghi asciutti, spesso brutali, e descrizioni ad onor del vero non sempre avvincenti, Topol ci porta ad un climax di orrore nel finale, quando finalmente quello che può essere considerato il protagonista capisce dove la loro concezione di museo della memoria si sia spinta. Cadono così [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8895538838/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8895538838&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3128" title="compra &quot;L'officina del diavolo&quot; di Jáchym Topol (Zandonai Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/Officina-del-Diavolo.jpg" alt="Jáchym Topol zandonai officina diavolo" width="190" height="319" /></a>Il tema dell&#8217;oppressione del regime comunista la fa da padrone in gran parte della produzione letteraria ceca, ma qui è trattato in modo innovativo e magistrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo di ragazzi, per i motivi più disparati, decide di reagire a modo proprio alla cicatrice lasciata dagli orrori del regime, così anziché nasconderli decide di metterli in mostra, di creare “il Jurassic Park dell&#8217;orrore, il museo all&#8217;aperto dei totalitarismi”.<br />
Uno spirito leggermente hippie e molto naif li pervade mentre il successo della loro impresa guadagna prime pagine e interviste televisive.<br />
In tutto ciò si vede la contrapposizione tra un oriente più mistico e ingenuo e un occidente spregiudicato e capitalista, che non teme di mostrare le proprie scabrose cicatrice pur di ottenere un guadagno economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste due filosofie così estremizzate sono anche la metafora della concezione della vita dei Paesi dell&#8217;est Europa, perennemente in bilico tra il blocco sovietico e l&#8217;occidente americanizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">In un susseguirsi di dialoghi asciutti, spesso brutali, e descrizioni ad onor del vero non sempre avvincenti, Topol ci porta ad un climax di orrore nel finale, quando finalmente quello che può essere considerato il protagonista capisce dove la loro concezione di museo della memoria si sia spinta.</p>
<p style="text-align: justify;">Cadono così le sue ingenuità adolescenziali, brutalizzate da una verità nuda e cruda in cui nessuno è fedele fino in fondo ai suoi principi veri od enunciati, e ciò che può sembrare idealmente bello e giusto può trasformarsi immediatamente in qualcosa di terribile e raccapricciante.<br />
Il libro svergogna anche l&#8217;esibizionismo, e la macabra curiosità che lo alimenta, che spesso aleggiano attorno a vicende di questo tipo, sbattendo in faccia al lettore le conseguenze estreme del considerare ogni ferita come un qualcosa da ostentare, una piaga in cui rigirare il coltello per dimostrarne la dolorosità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;officina del diavolo&#8221;</strong> di Jáchym Topol<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8895538838/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8895538838&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Zandonai Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 165  &#8211;  euro 14,50</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Il Trio dell&#8217;arciduca&#8221; di Hans Tuzzi (Bollati Bolinghieri)</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 13:00:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nuovo giallo di Tuzzi “Il Trio dell’arciduca” è davvero entusiasmante e non è un Melis. Non può essere definito nemmeno un giallo o un poliziesco, ma sarebbe preferibile collocarlo o etichettarlo (e non sempre è possibile con i romanzi del versatile autore) tra quelli di spionaggio mentre la vicenda cui fa da sfondo una pagina di storia svela retroscena e avanza interpretazioni su gli scenari che precedettero la grande guerra. Gli affezionati dell’Ispettore di Polizia milanese non resteranno comunque delusi, anzi troveranno un valido interprete in Neron Vukcic, agente segreto giovanissimo, eccentrico nel vestire e buongustaio oltre che eccezionale mangiatore. Ma chi è Neron Vukcic? Aleggia nel lettore, giallo nel giallo, il dubbio,  il piacere, la sorpresa o la larvata speranza di aver capito quanto lo “strillo” di copertina lascia arguire. Abbandonata la Milano degli anni ottanta Tuzzi ambienta in modo mirabile e raffinato la vicenda nel nuovo scenario, altrettanto brumoso ma impalpabile, della cosmopolita Trieste, porto commerciale dell’Impero austro ungarico nei primi anni del Novecento nell’imminenza dello scoppio della grande guerra. Il lettore seguirà poi il giovane Neron nella vecchia Costantinopoli, non ancora detta ufficialmente Istanbul, muovendosi dentro percorsi che gli permetteranno di riviverne le mosse nei tempi, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/883392551X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883392551X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3115" title="compra &quot;Il Trio dell'arciduca&quot; di Hans Tuzzi (Bollati Boringhieri)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/417K-sOC9eL._SY445_.jpg" alt="bollati boringhieri hans tuzzi trio dell'arciduca" width="190" height="292" /></a>Il nuovo giallo di Tuzzi <strong>“Il Trio dell’arciduca”</strong> è davvero entusiasmante e non è un <em>Melis.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non può essere definito nemmeno un giallo o un poliziesco, ma sarebbe preferibile collocarlo o etichettarlo (e non sempre è possibile con i romanzi del versatile autore) tra quelli di spionaggio mentre la vicenda cui fa da sfondo una pagina di storia svela retroscena e avanza interpretazioni su gli scenari che precedettero la grande guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli affezionati dell’Ispettore di Polizia milanese non resteranno comunque delusi, anzi troveranno un valido interprete in Neron Vukcic, agente segreto giovanissimo, eccentrico nel vestire e buongustaio oltre che eccezionale mangiatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi è Neron Vukcic? Aleggia nel lettore, giallo nel giallo, il dubbio,  il piacere, la sorpresa o la larvata speranza di aver capito quanto lo “strillo” di copertina lascia arguire. Abbandonata la Milano degli anni ottanta Tuzzi ambienta in modo mirabile e raffinato la vicenda nel nuovo scenario, altrettanto brumoso ma impalpabile, della cosmopolita Trieste, porto commerciale dell’Impero austro ungarico nei primi anni del Novecento nell’imminenza dello scoppio della grande guerra. Il lettore seguirà poi il giovane Neron nella vecchia Costantinopoli, non ancora detta ufficialmente Istanbul, muovendosi dentro percorsi che gli permetteranno di riviverne le mosse nei tempi, nei luoghi e nei mezzi utilizzati per gli spostamenti tanto sono ben studiati e collocati. Un testo di spionaggio storico ben congegnato e dalla perfetta architettura che aggiunge valore alla già raffinata abilità del nostro romanziere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuzzi ha saputo creare un nuovo personaggio che rivive e si muove nell’atmosfera del tempo riprodotta da una prosa sapiente e ben orchestrata che come su un palcoscenico propone lo spirito del periodo carico di tensioni, di intrighi, di lotte intestine dentro e fuori il fragile colosso dai piedi d’argilla che era l’Impero austro ungarico e le lotte tra le etnie di quel crogiuolo che da sempre sono stati i Balcani. Esce, quando si dice il caso, proprio in ricorrenza del centenario dello scoppio del conflitto e quando ancora una volta le rivalità etniche risuonano nuovamente in quell’area che ancora non pare abbia trovato una propria identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie Tuzzi, mi auguro che sia solo l’inizio di una lunga serie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Il Trio dell&#8217;arciduca&#8221;</strong> di Hans Tuzzi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/883392551X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883392551X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Bollati Bolinghieri</p>
<p>pp. 158  &#8211;  euro 14,90</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/salvina-pizzuoli/" target="_self">Recensione di Salvina Pizzuoli</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>&#8220;Supergods&#8221; di Grant Morrison (Bao Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 09:48:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grant Morrison è uno dei più grandi autori viventi che non avete mai sentito nominare. Ha saputo reinventare un genere, prendendone gli elementi fondamentali e riassemblandoli per creare qualcosa di profondamente diverso dal prodotto di partenza. Ha trattato di filosofia, politica, antropologia e uomini in calzamaglia. Grant Morrison scrive fumetti. E di fumetti tratta la sua ultima fatica libresca, &#8220;Supergods&#8221;, tomo che analizza la storia del supereroe come nuova figura topica della nostra epoca. Il faceto che diventa &#8211; o ritorna, a seconda delle prospettive &#8211; serio. Una concezione cara a Morrison e presente spesso nelle sue sceneggiature. Scozzese, parte di quella che viene comunemente denominata “British Invasion”, l’invasione britannica che colpì il fumetto USA a partire dagli anni ottanta, Morrison ha reinventato icone come Batman, Superman e gli X-Men per un pubblico trasversale ma comunque più sofisticato della media. Perché Morrison è in nuce un autore molto sofisticato, che ha tra le sue passioni, oltre ai comics, la filosofia rinascimentale e le religioni orientali. Il nodo religioso, spirituale se vogliamo allargare le considerazioni, non è casuale quando si parla di Supergods perché lo scozzese tratta Batman e soci come vere e proprie divinità create dall’uomo per fungere da simulacro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/supergod_ass_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3123" title="compra &quot;Supergod&quot; di Grant Morrison (Bao Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/supergod_ass_cover.jpg" alt="bao edizioni supergod grant morrison" width="190" height="286" /></a><em>Grant Morrison</em> è uno dei più grandi autori viventi che non avete mai sentito nominare. Ha saputo reinventare un genere, prendendone gli elementi fondamentali e riassemblandoli per creare qualcosa di profondamente diverso dal prodotto di partenza. Ha trattato di filosofia, politica, antropologia e uomini in calzamaglia. Grant Morrison scrive fumetti. E di fumetti tratta la sua ultima fatica libresca, <strong>&#8220;<em>Supergods&#8221;</em></strong>, tomo che analizza la storia del supereroe come nuova figura topica della nostra epoca. Il faceto che diventa &#8211; o ritorna, a seconda delle prospettive &#8211; serio. Una concezione cara a Morrison e presente spesso nelle sue sceneggiature.</p>
<p style="text-align: justify;">Scozzese, parte di quella che viene comunemente denominata “British Invasion”, l’invasione britannica che colpì il fumetto USA a partire dagli anni ottanta, Morrison ha reinventato icone come Batman, Superman e gli X-Men per un pubblico trasversale ma comunque più sofisticato della media. Perché Morrison è in nuce un autore molto sofisticato, che ha tra le sue passioni, oltre ai <em>comics</em>, la filosofia rinascimentale e le religioni orientali. Il nodo religioso, spirituale se vogliamo allargare le considerazioni, non è casuale quando si parla di <em>Supergods</em> perché lo scozzese tratta Batman e soci come vere e proprie divinità create dall’uomo per fungere da simulacro dove riporre le fedi e le certezze che il XX secolo stava distruggendo una a una.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo da Superman, primo supereroe della storia, Morrison passa in rassegna le varie fasi del fumetto, dapprima visto come mero svago infantile, poi osteggiato a corruttore delle giovani mente, per poi essere eletto a forma d’arte compiuta. Golden Age, Silver Age, Dark Age, l’era dei fumetti al cinema, vengono tutte spiegate e contestualizzate da un autore d’eccezione che, nel mentre, offre la propria opinione sulle situazioni illustrate.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio come la grafica alla Pablo Ferro del libro, la prosa di Morrison è chiara ed elegante. Scorrevole nelle parti istituzionali, si innalza a fraseggio brillante nelle sezioni più concitate. Quasi troppo brillante, perché Morrison si lascia andare a volate stilistiche che distolgono l’attenzione dall’obiettivo del discorso. In quei momenti, più che raccontare un evento personale o un pezzo di storia del fumetto, si vede che allo scozzese piace sentire il suono marcato della sua voce sulla pagina.<br />
Parte autobiografia, parte storiografia del supereroe, <em>Supergods</em> mostra ai propri lettori un mondo che si fa ora microcosmo personale ora universo immaginifico a disposizione di tutti, nonostante l’utente privilegiato resti, per Morrison soprattutto, l’anima dodicenne che ogni persona sana di mente dovrebbe avere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Supergods&#8221;</strong> di Grant Morrison<a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Bao Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 464  &#8211;  euro 19</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/andrea-fiamma/" target="_self">Recensione di Andrea Fiamma</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>“Le ore” di Michael Cunningham (Bompiani)</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2014 08:21:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Le ore&#8221; di Michael Cunningham vinse il premio Pulitzer per la narrativa nel 1999;   successivamente, nel 2002, ne fu tratto l&#8217;omonimo film. Il libro è un vero e proprio omaggio a Virginia Woolf, suo personaggio principale. Sono narrate le vicende di tre donne, Virginia, Laura e Clarissa, in tre diverse epoche: l&#8217;inizio del ventesimo secolo (1923), il secondo dopoguerra (1949) e il 2001. È ambientato in tre diversi luoghi: la città di Londra (o, per meglio dire, un suo sobborgo), New York e la California. Filo conduttore, nonché trait d&#8217;union di tutta la storia è &#8220;La Signora Dalloway&#8221;, una delle opere più famose della Woolf. Virginia è impegnata nella creazione del personaggio di Clarissa; Clarissa Vaughan, signora newyorchese di mezza età, porta lo stesso nome della Dalloway; mentre Laura è immersa nella lettura del libro stesso. Ognuna di loro conduce una vita apparentemente serena: Virginia può contare sull&#8217;affetto del marito e dei famigliari, e, non avendo particolari problemi economici, è libera di dedicarsi alla scrittura. Laura è una giovane sposa il cui unico compito dovrebbe essere quello di condurre la casa; ha un marito devoto, un figlio di tre anni, ed è in attesa del secondo. Clarissa è un&#8217;affermata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="font-style: italic;" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845249778/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845249778&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3108" title="compra &quot;Le ore&quot; di Michael Cunningham (Bompiani)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/le-ore.jpg" alt="bompiani Michael Cunningham le ore" width="190" height="294" /></a><strong>&#8220;Le ore&#8221;</strong> di <em>Michael Cunningham</em> vinse il premio Pulitzer per la narrativa nel 1999;   successivamente, nel 2002, ne fu tratto l&#8217;omonimo film. Il libro è un vero e proprio omaggio a Virginia Woolf, suo personaggio principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono narrate le vicende di tre donne, Virginia, Laura e Clarissa, in tre diverse epoche: l&#8217;inizio del ventesimo secolo (1923), il secondo dopoguerra (1949) e il 2001. È ambientato in tre diversi luoghi: la città di Londra (o, per meglio dire, un suo sobborgo), New York e la California. Filo conduttore, nonché trait d&#8217;union di tutta la storia è &#8220;<em>La Signora Dalloway&#8221;, </em>una delle opere più famose della Woolf. Virginia è impegnata nella creazione del personaggio di Clarissa; Clarissa Vaughan, signora newyorchese di mezza età, porta lo stesso nome della Dalloway; mentre Laura è immersa nella lettura del libro stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuna di loro conduce una vita apparentemente serena: Virginia può contare sull&#8217;affetto del marito e dei famigliari, e, non avendo particolari problemi economici, è libera di dedicarsi alla scrittura. Laura è una giovane sposa il cui unico compito dovrebbe essere quello di condurre la casa; ha un marito devoto, un figlio di tre anni, ed è in attesa del secondo. Clarissa è un&#8217;affermata editor, abita in una bella casa, conduce una vita brillante, ama ed è ricambiata. Trionfa il genere femminile: agli uomini, infatti, non solo sono riservati ruoli marginali, ma, fatta eccezione per Richard, sono tutti dipinti come persone discutibili, o buffe, o insignificanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le ore&#8221;</strong> è un romanzo che si avvita su sé stesso: le ripetizioni e i rimandi sono frequenti, poiché è su di loro che si basa la narrazione. Le rose ne sono un esempio: sono presenti nel sogno di Virgina, decorano la torta preparata da  Laura, mentre Clarissa (inclusa la stessa Signora Dalloway) le compone in un vaso. Petali di rosa sono sparsi attorno al corpo dell&#8217;uccellino, nel giardino di Virgina, per l&#8217;estremo saluto. Le voci che tormentano Richard, nella fase finale della sua malattia, ricordano quelle che teme Virginia, quando combatte contro la depressione e, probabilmente, la pazzia. La Woolf racconterà il bacio dato dal suo personaggio (Clarissa Dalloway) a una donna; Laura bacia la vicina di casa Kitty, e Clarissa Vaughan vive da anni con la compagna Sally. L&#8217;autrice della Signora Dalloway, aspirante suicida, medita il suicidio del suo personaggio. Laura, anch&#8217;essa attratta dalla morte, dedica ore alle lettura del libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo di Cunningham, in realtà, è comunque un inno alla vita, poiché l&#8217;autore ci suggerisce che le ore davvero importanti sono quelle che preludono alla felicità. Sono la felicità stessa. Clarissa e Richard, una ridda di pensieri in testa, che passeggiano attorno allo stagno mentre scende la sera, dopo il loro primo bacio, questa è una promessa di felicità. Un&#8217;altra passeggiata, sempre sul finire del giorno, piena di speranza: finalmente si torna a Londra! Leonard ha ritrovato Virginia, e, tenendola per mano, risale lentamente verso casa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le ore&#8221;</strong> di Michael Cunningham<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845249778/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845249778&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Bompiani</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 169  &#8211;  euro 8</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/clara-zangrandi/" target="_self">Recensione di Clara Zangrandi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>“Allegro ma non troppo” di Carlo M. Cipolla (Il Mulino)</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2014 07:47:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un libello, scritto in un momento di pausa dell’autore da titoli ben più impegnativi. Una disquisizione piacevole da serata in enoteca, tra gente colta. Contiene due piccoli saggi scherzosi che hanno la peculiarità di non avere niente a che fare l’uno con l’altro. Il primo è una ricostruzione semistorica del medioevo basata sui flussi commerciali di una spezia, il pepe. Il secondo, una tesi fantasociologica sulla distribuzione della stupidità nella popolazione mondiale. L’arguzia è il patto non dichiarato su cui si basa la dissertazione: va da sé che le teorie presentate sono storicamente e sociologicamente plausibili, volendo, persino supportate da dotte ricerche. Nel divertissement dell’intelligenza usata con grazia e cultura, dichiarazioni come “Senza il commercio del pepe non ci sarebbe stata Storia degna di questo nome” e “Il numero degli stupidi al mondo è, è stato, e sarà sempre di gran lunga maggiore di quanto si possa pensare”, assumono una dignità affascinante e stimolano ulteriori costrutti sulla scia di una tradizione antica, quella di certi filosofi greci riuniti nelle loro taverne culturali, di pietra e colonne. Un passatempo che si era un po’ perso nel corso dei millenni e che ora entra in libreria come un best seller, anche se [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8815247513/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8815247513&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3102" title="compra &quot;Allegro ma non troppo&quot; di Carlo M. Cipolla (Il Mulino)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/41zFq4z1XiL._SY445_.jpg" alt="carlo cipolla il mulino allegro ma non troppo" width="190" height="288" /></a>Un libello, scritto in un momento di pausa dell’autore da titoli ben più impegnativi. Una disquisizione piacevole da serata in enoteca, tra gente colta.</p>
<p style="text-align: justify;">Contiene due piccoli saggi scherzosi che hanno la peculiarità di non avere niente a che fare l’uno con l’altro. Il primo è una ricostruzione semistorica del medioevo basata sui flussi commerciali di una spezia, il pepe. Il secondo, una tesi fantasociologica sulla distribuzione della stupidità nella popolazione mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arguzia è il patto non dichiarato su cui si basa la dissertazione: va da sé che le teorie presentate sono storicamente e sociologicamente plausibili, volendo, persino supportate da dotte ricerche.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel divertissement dell’intelligenza usata con grazia e cultura, dichiarazioni come <em>“Senza il commercio del pepe non ci sarebbe stata Storia degna di questo nome”</em> e <em>“Il numero degli stupidi al mondo è, è stato, e sarà sempre di gran lunga maggiore di quanto si possa pensare”</em>, assumono una dignità affascinante e stimolano ulteriori costrutti sulla scia di una tradizione antica, quella di certi filosofi greci riuniti nelle loro taverne culturali, di pietra e colonne. Un passatempo che si era un po’ perso nel corso dei millenni e che ora entra in libreria come un best seller, anche se questo libro era stato scritto per gli amici, anni fa. Bene così: far giocare ragionamento e conoscenza è, adesso come allora, considerato uno dei migliori esercizi per lo sviluppo del pensiero critico di cui c’è sempre tanto bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Allegro ma non troppo&#8221;</strong> di Carlo M. Cipolla<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8815247513/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8815247513&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Il Mulino</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 110 &#8211;  euro 15</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/loredana-de-michelis/" target="_self">Recensione di Loredana de Michelis</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Difendere l&#8217;Italia&#8221; di Ida Magli (Rizzoli)</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Mar 2014 20:42:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ida Magli, antropologa, saggista e collaboratrice de “Il Giornale”, ha tutte le conoscenze necessarie per parlare della realtà italiana attuale da un punto di vista storico e sociale, o almeno così sembrerebbe. Proprio per questo leggere “Difendere l’Italia” fa storcere così tanto il naso. Finchè parla di fatti accaduti in politica o di dati statistici niente da dire, fa un buon lavoro di denuncia alla classe politica e clericale che va sempre bene; ma le teorie che si inventa per giustificare la brutta situazione italiana non si trovano neanche nei peggiori film di fantapolitica. Sostiene per esempio l’esistenza di un “laboratorio per la distruzione”, una specie di circolo massonico costituito dai leader e banchieri europei che mira alla distruzione (non fisica ma morale, una specie di assassinio delle menti dei popoli) dell’Europa, attraverso l’omologazione di tutti gli stati a uno solo (l’UE, il male assoluto). La saggista ha davvero paura di questa omologazione che si sta verificando attraverso la cancellazione dell’identità nazionale dei singoli stati. Ma il problema è che oltre a essere estremamente radicale in cio’ che afferma, confonde (a mio parere) omologazione con globalizzazione: è contraria per esempio al diffondersi dell’inglese, senza rendersi conto che in un mondo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/881706677X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=881706677X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3084" title="compra &quot;Difendere l'Italia&quot; di Ida Magli (Rizzoli)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/Italia.jpg" alt="rizzoli difendere l'Italia ida magli" width="190" height="293" /></a>Ida Magli</em>, antropologa, saggista e collaboratrice de “Il Giornale”, ha tutte le conoscenze necessarie per parlare della realtà italiana attuale da un punto di vista storico e sociale, o almeno così sembrerebbe. Proprio per questo leggere <strong>“Difendere l’Italia”</strong> fa storcere così tanto il naso.</p>
<p style="text-align: justify;">Finchè parla di fatti accaduti in politica o di dati statistici niente da dire, fa un buon lavoro di denuncia alla classe politica e clericale che va sempre bene; ma le teorie che si inventa per giustificare la brutta situazione italiana non si trovano neanche nei peggiori film di fantapolitica. Sostiene per esempio l’esistenza di un “laboratorio per la distruzione”, una specie di circolo massonico costituito dai leader e banchieri europei che mira alla distruzione (non fisica ma morale, una specie di assassinio delle menti dei popoli) dell’Europa, attraverso l’omologazione di tutti gli stati a uno solo (l’UE, il male assoluto). La saggista ha davvero paura di questa omologazione che si sta verificando attraverso la cancellazione dell’identità nazionale dei singoli stati. Ma il problema è che oltre a essere estremamente radicale in cio’ che afferma, confonde (a mio parere) omologazione con globalizzazione: è contraria per esempio al diffondersi dell’inglese, senza rendersi conto che in un mondo globalizzato una lingua “unica” è necessaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare dei provvedimenti che attuerebbe nei confronti degli immigrati: vuole bloccare le frontiere e negare loro la cittadinanza, sempre per salvaguardare l’<em>identità nazionale</em>. Razzismo o pragmatiche considerazioni? Chi lo sa. Un altro problema del libro è la sua oscurità, degna di una profezia dantesca: troppo spesso non si capisce né il vero parere dell’autrice né dove voglia andare a parare. Omosessualità, ruolo della donna, immigrati? Tre temi tra i tanti affrontati nel libro che sono presi e lasciati lì, con un contorno di teorie che definire fantasiose è un eufemismo (il suo impegno nel trovare teorie riguardanti il membro maschile infastidirebbe persino Freud).</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda i provvedimenti con cui si vanta in copertina di poter risollevare l’Italia, non è che son tutti da buttare ma non spiega come si potrebbe passare al suo modello, espone solo l’impostazione; contro gli immigrati dimostra invece una cecità sociale prodotta da paura su cui non mi soffermerò oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiglio questo libro? Non saprei. Comunque non me la sento di criticare in modo così spietato una studiosa, che probabilmente ne sa più di me; in più questo saggio è l’espressione di un’ intellettuale italiana frustrata, amara di anni di delusioni politiche, merita quindi rispetto. Inoltre c’è una cosa dire: l’atmosfera prodotta da tutti i fattori sopracitati è così strana che è quasi originale, sembra quasi scritto in un’altra epoca. Se cercate un saggio più specifico o più ottimista andate oltre, ma di certo <em>“Difendere l’Italia”</em> è tutt’altro che noioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Difendere l&#8217;Italia&#8221;</strong> di Ida Magli<a href="http://www.amazon.it/gp/product/881706677X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=881706677X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Rizzoli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 266  &#8211;  euro 11</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giulio-quarta/" target="_self">Recensione di Giulio Quarta</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Hansel &amp; Gretel&#8221; di Jacob e Wilhelm Grimm (Orecchio Acerbo Edizioni)</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2014 13:53:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al vedere (giuro) in alcune librerie questo volume “sconsigliato ai più piccoli” non si sa se ridere o piangere. Ma questi le hanno lette davvero la favola dei fratelli Grimm? No, ovvio. Altrimenti si sarebbero forse ricordati che qui (come in tutte, dico TUTTE, le più classiche favole per bambini del resto) la paura, l’ignoto, il terrore perfino, sono elementi imprescindibili dell’immaginario infantile. Nonché, ci si perdoni la pedagogia spicciola, il più classico e sperimentato strumento perché proprio quella paura venga esorcizzata ed affrontata come richiedono, piaccia o no, i canoni della vita adulta. In questo caso, per dare luce (si fa per dire) a quella che è forse la più cupa delle storie dei Grimm, ci si è affidati ai pennelli di uno dei più importanti illustratori italiani. Lorenzo Mattotti, che del colore è maestro indiscusso e apprezzato ovunque nel mondo, per l’occasione ha stravolto la sua tavolozza, lasciando posto unicamente al nero. Lasciando che spiragli di luce emergano per sottrazione dalle ampie e minacciose pennellate, Mattotti ottiene un connubio perfetto, con luci e ombre che si rincorrono in uno scenario insieme spettrale e magnificamente evocativo. Se i nostri bambini sono pronti per ascoltare la storia dei due poveri [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8889025824/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8889025824&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3043" title="compra &quot;Hansel &amp; Gretel&quot; di Jacob e Wilhelm Grimm (Orecchio Acerbo Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/Mattotti.jpg" alt="" width="190" height="257" /></a>Al vedere (giuro) in alcune librerie questo volume “sconsigliato ai più piccoli” non si sa se ridere o piangere. Ma questi le hanno lette davvero la favola dei fratelli Grimm? No, ovvio.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrimenti si sarebbero forse ricordati che qui (come in tutte, dico TUTTE, le più classiche favole per bambini del resto) la paura, l’ignoto, il terrore perfino, sono elementi imprescindibili dell’immaginario infantile. Nonché, ci si perdoni la pedagogia spicciola, il più classico e sperimentato strumento perché proprio quella paura venga esorcizzata ed affrontata come richiedono, piaccia o no, i canoni della vita adulta.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo caso, per dare luce (si fa per dire) a quella che è forse la più cupa delle storie dei Grimm, ci si è affidati ai pennelli di uno dei più importanti illustratori italiani. Lorenzo Mattotti, che del colore è maestro indiscusso e apprezzato ovunque nel mondo, per l’occasione ha stravolto la sua tavolozza, lasciando posto unicamente al nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando che spiragli di luce emergano per sottrazione dalle ampie e minacciose pennellate, Mattotti ottiene un connubio perfetto, con luci e ombre che si rincorrono in uno scenario insieme spettrale e magnificamente evocativo. Se i nostri bambini sono pronti per ascoltare la storia dei due poveri fratellini abbandonati nel bosco dalla matrigna e finiti nelle grinfie di un strega cattiva, lo saranno senz’altro per accostare alle parole queste tavole oscure e immaginifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, male che vada, questo volume piacerà sicuramente agli adulti. Specie a quelli che non hanno perso la capacità di sognare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Hansel &amp; Gretel&#8221;</strong> di Jacob e Wilhelm Grimm<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8889025824/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8889025824&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edizioni Orecchio Acerbo</p>
<p>pp. 52  &#8211;  euro 20</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>&#8220;Ho servito il Re d&#8217;Inghilterra&#8221; di Bohumil Hrabal (Edizioni E/O)</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2014 14:31:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sempre per il ciclo di autori cechi, ho deciso di leggere Bohumil Hrabal, autore del 1900 che ha svolto nella sua vita decine e decine di lavori diversi; fra questi, anche quello di cameriere, che gli ha probabilmente dato l&#8217;idea per questo libro. La storia, narrata in prima persona, è quella di Ditie, un giovanissimo cameriere ceco che in anni e anni di dura carriera riesce pian piano a scalare i vari gradi del suo lavoro fino a divenire egli stesso uno di quelli hoteliers che tanto invidiava, proprio durante il periodo più buio della storia del suo paese, gli anni sessanta del secolo scorso. La narrazione quindi ripercorre tutte le fasi della sua vita lavorativa ma non solo. Nelle pagine parla anche del suo incontro con la civiltà nazista e l&#8217;amore per una giovane “ariana”, ponendo in una luce non completamente positiva il protagonista che più volte sente il rimorso di coscienza al pensiero dei suoi agi mentre decine e decine di connazionali vengono giudicati e giustiziati dai nazisti. La storia ha un drastico cambiamento negli ultimi capitoli, che narrano l&#8217;età più matura, durante la quale il nostro riesce finalmente ad arricchirsi, incorrendo nelle inevitabili difficoltà dovute alla sua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876419985/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876419985&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3001" title="compra &quot;Ho servito il Re d'Inghilterra&quot; di Bohumil Hrabal (Edizioni E/O)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/Inghilterra.jpg" alt="edizioni e/o re d'Inghilterra servito bohumil hrabal" width="190" height="307" /></a>Sempre per il ciclo di autori cechi, ho deciso di leggere <em>Bohumil Hrabal</em>, autore del 1900 che ha svolto nella sua vita decine e decine di lavori diversi; fra questi, anche quello di cameriere, che gli ha probabilmente dato l&#8217;idea per questo libro.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia, narrata in prima persona, è quella di Ditie, un giovanissimo cameriere ceco che in anni e anni di dura carriera riesce pian piano a scalare i vari gradi del suo lavoro fino a divenire egli stesso uno di quelli hoteliers che tanto invidiava, proprio durante il periodo più buio della storia del suo paese, gli anni sessanta del secolo scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">La narrazione quindi ripercorre tutte le fasi della sua vita lavorativa ma non solo. Nelle pagine parla anche del suo incontro con la civiltà nazista e l&#8217;amore per una giovane “ariana”, ponendo in una luce non completamente positiva il protagonista che più volte sente il rimorso di coscienza al pensiero dei suoi agi mentre decine e decine di connazionali vengono giudicati e giustiziati dai nazisti.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia ha un drastico cambiamento negli ultimi capitoli, che narrano l&#8217;età più matura, durante la quale il nostro riesce finalmente ad arricchirsi, incorrendo nelle inevitabili difficoltà dovute alla sua situazione economica durante il regime comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte più interessante è sicuramente quella finale, in cui l&#8217;introspezione del protagonista, mai troppo filosofica né pesante, lascia un forte spunto di riflessione per quanto riguarda la nostra autodefinizione come individui tramite i rapporti interpersonali.<br />
Ho apprezzato indubbiamente la scelta della prima persona, anche se inizialmente mi sono imbattuto in una sintassi leggermente differente e quindi un po&#8217;scoraggiante, ma si riesce senza problemi a “prendere il ritmo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece ho trovato poco efficace e insensata è stata la struttura dei capitoli, secondo me privi di un vero e proprio filo conduttore interno, che mi ha deluso maggiormente proprio nell&#8217;ultimo, che avrebbe meritato un&#8217;ulteriore divisione e quindi una titolazione più adeguata.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiglierei questo libro solo a lettori più maturi e comunque abbastanza “navigati” nel mare della letteratura e che quindi non cerchino particolari emozioni o colpi di scienza ma che sappiano apprezzare quella che sembra una tranquilla cronaca di una vita, se non propriamente comune, certo non straordinaria. Credo sia inevitabile inoltre un minimo di documentazione sulla particolare situazione politica dell&#8217;epoca (anni 60-70) per meglio comprendere le varie dinamiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Ho servito il Re d&#8217;Inghilterra&#8221;</strong> di Bohumil Hrabal<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876419985/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876419985&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Edizioni E/O</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 218  &#8211;  euro 9</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;La mano che teneva la mia&#8221; di Maggie O&#8217;Farrell (Tea Edizioni)</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Feb 2014 07:49:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lexie a Londra nella prima metà degli anni &#8217;50 e allo stesso tempo la finlandese Elina nella stessa città ma ai giorni nostri. Le storie delle due giovani donne corrono parallele e sembrano non intrecciarsi mai. Quasi fino alla fine appaiono due storie indipendenti: la prima è un romanzo di formazione in cui Lexie, da giovane spregiudicata in fuga dalle campagne del Devon, diventerà un&#8217;affermata giornalista. La seconda è apparentemente il racconto di una donna appena sfuggita alla morte durante il parto che si ritrova a fronteggiare le difficoltà di esser diventata mamma. Il loro unico punto di tangenza sembra essere la maternità che irrompe nelle loro vite stravolgendole. In entrambi i casi è centrale la metamorfosi in cui incorre una donna quando dà la vita a un bambino e non poteva non essere una donna l&#8217;autrice di parole così vere: “… cominciamo a portarci in borsa gallette smangiucchiate, un piccolo trattore, un lembo della sua stoffa preferita, una bambola di plastica. Perdiamo tono muscolare, sonno, ragione, prospettiva. Il nostro cuore comincia a vivere fuori del nostro corpo. Ci abituiamo a non andare più dove stavamo andando”. E la verità più ingombrante del libro è che diventando genitore, si ripercorre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8850229445/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8850229445&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3038" title="compra &quot;La mano che teneva la mia&quot; di Maggie O'Farrell (Tea Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/4128SeSGbEL._SY445_1.jpg" alt="" width="190" height="307" /></a>Lexie a Londra nella prima metà degli anni &#8217;50 e allo stesso tempo la finlandese Elina nella stessa città ma ai giorni nostri. Le storie delle due giovani donne corrono parallele e sembrano non intrecciarsi mai. Quasi fino alla fine appaiono due storie indipendenti: la prima è un romanzo di formazione in cui Lexie, da giovane spregiudicata in fuga dalle campagne del Devon, diventerà un&#8217;affermata giornalista. La seconda è apparentemente il racconto di una donna appena sfuggita alla morte durante il parto che si ritrova a fronteggiare le difficoltà di esser diventata mamma.</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro unico punto di tangenza sembra essere la maternità che irrompe nelle loro vite stravolgendole. In entrambi i casi è centrale la metamorfosi in cui incorre una donna quando dà la vita a un bambino e non poteva non essere una donna l&#8217;autrice di parole così vere:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“… cominciamo a portarci in borsa gallette smangiucchiate, un piccolo trattore, un lembo della sua stoffa preferita, una bambola di plastica. Perdiamo tono muscolare, sonno, ragione, prospettiva. Il nostro cuore comincia a vivere fuori del nostro corpo. Ci abituiamo a non andare più dove stavamo andando”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E la verità più ingombrante del libro è che diventando genitore, si ripercorre la propria infanzia, si ripensa a persone e situazioni accantonate nella memoria da tempo immemore e, soprattutto, si rielabora tutto ciò che è stato grazie agli occhi dei nostri figli, dando importanza vitale a ciò che finora non l&#8217;ha avuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è qui che entra in gioco Ted, il compagno di Elina, alla cui mente riaffiorano ricordi e immagini, arrivando a rubare il ruolo di protagonista alla madre di suo figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio grazie a Ted che anche la seconda storia riesce ad appassionare come la prima in cui Lexie e il suo travolgente, impossibile, doloroso e insostituibile amore con Innes coinvolgono il lettore, trasportandolo in una Londra piena di fermento culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine le due storie diverranno una soltanto e il ruolo centrale passerà da quello femminile a quello infantile. E ancora una volta, purtroppo, saranno i bambini a pagare il prezzo degli errori dei genitori.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;La mano che teneva la mia&#8221;</strong> di Maggie O&#8217;Farrell <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8850229445/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8850229445&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Tea Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 379  &#8211;  euro 9</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/irene-gherardotti/" target="_self">Recensione di Irene Gherardotti</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;An education&#8221; di Nick Hornby (Guanda)</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Feb 2014 08:54:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Londra, 1961. Jenny ha 16 anni, è intelligente e studia per essere ammessa a Oxford. Il padre è un bacchettone che la opprime perché la sua priorità è che la figli entri a Oxford. Un&#8217;ottima educazione è tutto ciò di cui ha bisogno sua figlia. Finché non arriva David, un affascinante e ricco trentenne che fa breccia nel cuore di Jenny e di suo padre. Tutti i dogmi dell&#8217;educazione imposti a Jenny fino a quel momento vengono messi da parte: Oxford non è più così importante dal momento che David chiede a Jenny di sposarlo. Il suo futuro sarà al fianco di quest&#8217;uomo due volte più vecchio di lei. Peccato che David sia già sposato&#8230; Sceneggiatura dell&#8217;omonimo film candidato agli Oscar 2010, il testo è una rielaborazione del saggio autobiografico della giornalista Lynn Barber. Hornby ci regala inoltre 30 pagine di prefazione in cui ci racconta la storia di questo progetto che ha coinvolto anche la moglie Amanda, produttrice cinematografica indipendente. Il classico umorismo dell&#8217;autore di &#8220;Alta fedeltà&#8221; e &#8220;Un ragazzo&#8221; anche qui la fa da padrone, anche se resta un po&#8217; di amaro in bocca per i parallelismi con la nostra società, in cui i valori tradizionali vengono capovolti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860889391/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860889391&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3012" title="compra &quot;An education&quot; di Nick Hornby (Guanda)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/hornby_-an-education.jpg" alt="guanda hornby nick an education" width="190" height="316" /></a>Londra, 1961. Jenny ha 16 anni, è intelligente e studia per essere ammessa a Oxford.</p>
<p style="text-align: justify;">Il padre è un bacchettone che la opprime perché la sua priorità è che la figli entri a Oxford. Un&#8217;ottima educazione è tutto ciò di cui ha bisogno sua figlia. Finché non arriva David, un affascinante e ricco trentenne che fa breccia nel cuore di Jenny e di suo padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i dogmi dell&#8217;educazione imposti a Jenny fino a quel momento vengono messi da parte: Oxford non è più così importante dal momento che David chiede a Jenny di sposarlo. Il suo futuro sarà al fianco di quest&#8217;uomo due volte più vecchio di lei. Peccato che David sia già sposato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sceneggiatura dell&#8217;omonimo film candidato agli Oscar 2010, il testo è una rielaborazione del saggio autobiografico della giornalista Lynn Barber. Hornby ci regala inoltre 30 pagine di prefazione in cui ci racconta la storia di questo progetto che ha coinvolto anche la moglie Amanda, produttrice cinematografica indipendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il classico umorismo dell&#8217;autore di &#8220;<em>Alta fedeltà&#8221;</em> e &#8220;<em>Un ragazzo&#8221;</em> anche qui la fa da padrone, anche se resta un po&#8217; di amaro in bocca per i parallelismi con la nostra società, in cui i valori tradizionali vengono capovolti in onore del dio denaro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;An education&#8221;</strong> di Nick Hornby<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860889391/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860889391&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Guanda</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 171  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/irene-gherardotti/" target="_self">Recensione di Irene Gherardotti</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Le cinque persone che incontri in cielo&#8221; di Albom Mitch (Rizzoli)</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Feb 2014 13:51:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando si incappa in un libro come “Le cinque persone che incontri in cielo” di Albom Mitch di solito lo si legge con avidità: è uno di quei racconti scorrevoli e brevi ma coinvolgenti che si consumano in poche ore, tutti d’un fiato. Questa volta non è andata così: ho letto con calma ogni pagina di questo libro, quasi a volerne fotografare i messaggi dosando le emozioni per non esaurire troppo in fretta la mia sete di conforto. Probabilmente l’approccio con questo libro dipende molto dallo stato d’animo di chi lo legge: chi è in momento sereno della vita lo divorerà, chi ha bisogno di supporto in un momento difficile farà di tutto per averlo accanto più a lungo possibile, come un amico prezioso. La storia è quella di Eddie, anziano manutentore di un luna park di provincia, che muore nel giorno del suo 83simo compleanno, nel tentativo di salvare una bambina vittima di un incidente causato dal malfunzionamento di una giostra. E’ partendo dalla sua morte che scopriamo la sua vita: in apparenza un’esistenza anonima e che invece, come tutte le vite, ha un grande significato che neppure il protagonista era riuscito ad attribuirgli. Eddie si ritrova in paradiso, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817006386/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817006386&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3072" title="compra &quot;Le cinque persone che incontri in cielo&quot; di Albom Mitch (Rizzoli)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/albom_cinque-persone.jpg" alt="rizzoli mitch albom cinque persone in cielo" width="190" height="298" /></a>Quando si incappa in un libro come “Le cinque persone che incontri in cielo” di Albom Mitch di solito lo si legge con avidità: è uno di quei racconti scorrevoli e brevi ma coinvolgenti che si consumano in poche ore, tutti d’un fiato. Questa volta non è andata così: ho letto con calma ogni pagina di questo libro, quasi a volerne fotografare i messaggi dosando le emozioni per non esaurire troppo in fretta la mia sete di conforto. Probabilmente l’approccio con questo libro dipende molto dallo stato d’animo di chi lo legge: chi è in momento sereno della vita lo divorerà, chi ha bisogno di supporto in un momento difficile farà di tutto per averlo accanto più a lungo possibile, come un amico prezioso. La storia è quella di Eddie, anziano manutentore di un luna park di provincia, che muore nel giorno del suo 83simo compleanno, nel tentativo di salvare una bambina vittima di un incidente causato dal malfunzionamento di una giostra. E’ partendo dalla sua morte che scopriamo la sua vita: in apparenza un’esistenza anonima e che invece, come tutte le vite, ha un grande significato che neppure il protagonista era riuscito ad attribuirgli. Eddie si ritrova in paradiso, tormentato da un dubbio: è riuscito a salvare quella bambina? Il suo sacrificio ha avuto un senso? Lo scopriremo solo alla fine, dopo aver accompagnato il vecchio giostraio nel suo percorso in cielo. In un paradiso diverso da quello dell’immaginario collettivo, Eddie incontra cinque persone: ognuna gli trasmetterà un messaggio importante sulla vita e sulla morte. Tra queste c’è la moglie, l’unica donna che lui abbia mai amato. Ma ci sono anche persone che nella sua vita hanno avuto in apparenza un ruolo meramente marginale: l’autore in questo modo insiste sul significato dei piccoli episodi della vita, che rientrano tutti in un quadro più grande che gli esseri umani non comprendono sempre nell’immediato. Anche quelle che consideriamo semplici comparse in realtà incrociano le nostre esistenze per un motivo ben preciso e spesso l’intersecarsi istantaneo delle esistenze produce conseguenze anche nel lungo termine. Attraverso questi incontri ripercorriamo tappe importanti della vita di Eddie, dall’infanzia alla vecchiaia, rivivendo con il protagonista alcuni dei suoi compleanni più significativi. Il libro non ha grandi pretese dal punto di vista letterario: è un romanzo scritto in maniera molto semplice. Ma forse la straordinarietà di questo autore sta proprio nel saper trattare con un linguaggio lineare e senza elaborate costruzioni sintattiche i temi più profondi di sempre: la vita e la morte. E’ in questa apparente leggerezza che si cela la profondità di questo romanzo: parlare del senso della vita e della morte con la stessa semplicità con cui si racconta una favola. E quando ogni momento della storia trasmette qualcosa si perdona anche la mancanza di un lieto fine. Una piccola nota per chi conosce l’inglese: l’ultima pagina del libro meriterebbe di essere letta in lingua originale perché nella traduzione si perde qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le cinque persone che incontri in cielo&#8221;</strong> di Albom Mitch<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817006386/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817006386&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Rizzoli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 272  &#8211;  euro 9,90</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/alessandra-de-angelis/" target="_self">Recensione di Alessandra De Angelis</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Storia di una lumaca che scoprì l&#8217;importanza della lentezza&#8221; di Luis Sepùlveda (Guanda)</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Feb 2014 09:57:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’ultima favola di Luis Sepùlveda riconferma il talento dell’autore nel raccontare storie brevi e semplici con estrema grazia ed incantevole leggerezza. Il libro è dedicato al nipote, che gli pose la banale ma fondamentale domanda sul perché della lentezza delle lumache. In una piccola comunità di lumache nel Paese del Dente di Leone, una giovane lumaca decide di ribellarsi alla monotona abitudine seconda la quale nessuna di loro ha un nome, così come alla silenziosa rassegnazione con  cui tutte evitano di parlare della lentezza, caratteristica che le rende vulnerabili. Le domande della giovane lumaca non sono soddisfatte dalle sue simili: adagiate nell’abitudine, non le danno udienza. Inizia così una ricerca della verità che spinge il vivace animaletto ad allontanarsi dal conosciuto Paese del Dente di Leone per addentrarsi nel bosco. Sarà l’incontro con una tartaruga, altro animale poco veloce ma generosamente saggio, ad aiutare la piccola lumaca a trovare un nome adatto a lei e a percepire l’importanza della lentezza. Inoltre, solo spingendosi ai confini del bosco la lumaca potrà capire i pericoli che minacciano lei e le sue compagne, e riuscirà a trovare una ragione per tornare a casa e mettere in salvo le altre in un nuovo, lento [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8823505038/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8823505038&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3017" title="compra &quot;Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza&quot; di Luis Sepùlveda (Guanda)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/sepulveda.jpg" alt="guanda sepulveda luis lumaca che scopri la lentezza" width="190" height="282" /></a>L’ultima favola di <em>Luis Sepùlveda</em> riconferma il talento dell’autore nel raccontare storie brevi e semplici con estrema grazia ed incantevole leggerezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro è dedicato al nipote, che gli pose la banale ma fondamentale domanda sul perché della lentezza delle lumache. In una piccola comunità di lumache nel Paese del Dente di Leone, una giovane lumaca decide di ribellarsi alla monotona abitudine seconda la quale nessuna di loro ha un nome, così come alla silenziosa rassegnazione con  cui tutte evitano di parlare della lentezza, caratteristica che le rende vulnerabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande della giovane lumaca non sono soddisfatte dalle sue simili: adagiate nell’abitudine, non le danno udienza. Inizia così una ricerca della verità che spinge il vivace animaletto ad allontanarsi dal conosciuto Paese del Dente di Leone per addentrarsi nel bosco.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà l’incontro con una tartaruga, altro animale poco veloce ma generosamente saggio, ad aiutare la piccola lumaca a trovare un nome adatto a lei e a percepire l’importanza della lentezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, solo spingendosi ai confini del bosco la lumaca potrà capire i pericoli che minacciano lei e le sue compagne, e riuscirà a trovare una ragione per tornare a casa e mettere in salvo le altre in un nuovo, lento ed avventuroso viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Fiaba di coraggio e di autenticità, <strong>&#8220;</strong><strong>Storia della lumaca che scoprì l’importanza della lentezza&#8221;</strong><em> </em>insegna come la lentezza, da sola, non basti per essere sereni: la vera realizzazione di sé la si scopre quando ci si pone in modo attivo e critico nei confronti della realtà, non accontentandosi di ciò che si ripete da anni, ma facendosi domande sul perché della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo l’audacia e il coraggio di questa esplorazione portano alla coscienza di sé e dell’ambiente in cui si vive, così come esclusivamente la sana curiosità di conoscere il mondo mette in moto i meccanismi della conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Intervallata da delicati disegni che incantano grandi e piccoli per la loro semplicità, il libro è un’intelligente fiaba per i bambini e un pacifico insegnamento per gli adulti a non ritenersi mai soddisfatti se non si capisce quel che succede, e a riscoprire l’importanza del tempo vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Storia di una lumaca che scoprì l&#8217;importanza della lentezza&#8221;</strong> di Luis Sepùlveda<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8823505038/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8823505038&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Guanda</p>
<p>pp. 95  &#8211;  euro 10</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/giulia.grassini.3" target="_blank">Recensione di Giulia Grassini</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Le lettere di Groucho Marx&#8221; di Groucho Marx (Adelphi)</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jan 2014 09:36:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Non mi interessa far parte di un club che mi accetta tra i suoi membri”. Questa famosa frase è l&#8217;emblema di questa raccolta di lettere e ne riassume lo spirito. Chi ha visto almeno un film dei fratelli Marx ha presente la loro irresistibile comicità e la incontenibile parlantina di Groucho, con le sue battute fulminanti. La personalità di Groucho che abbiamo visto sullo schermo la ritroviamo nelle sue innumerevoli lettere. Sia che scriva ad amici, a semplici conoscenti, a persone importanti, che si lamenti per il lavoro o rivendichi torti subiti troviamo sempre un atteggiamento ironico e divertito, un prendere in giro l&#8217;interlocutore ma anche se stesso. Groucho scrive lettere piene di battute divertenti, salaci e perfide, quasi noncurante dell&#8217;effetto che potevano avere sui destinatari. Dice in modo sfacciato quello che altri magari pensano ma non hanno il coraggio di dire, ma è comunque una impudenza comica intelligente. E molte lettere che riceve sono a loro volta piene di battute ironiche e spassose. Nel libro non viene seguito un ordine cronologico ma le lettere vengono divise per argomenti. I suoi scambi epistolari sono con interlocutori di ogni tipo: colleghi del mondo del cinema, produttori, giornalisti, amici. Tra i tanti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845913015/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845913015&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2924" title="compra &quot;Le lettere di Groucho Marx&quot; di Groucho Marx (Adelphi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/410ny2rwahL._SY445_.jpg" alt="groucho marx adelphi le lettere" width="190" height="295" /></a>“<em>Non mi interessa far parte di un club che mi accetta tra i suoi membri”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa famosa frase è l&#8217;emblema di questa raccolta di lettere e ne riassume lo spirito. Chi ha visto almeno un film dei fratelli Marx ha presente la loro irresistibile comicità e la incontenibile parlantina di Groucho, con le sue battute fulminanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La personalità di Groucho che abbiamo visto sullo schermo la ritroviamo nelle sue innumerevoli lettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia che scriva ad amici, a semplici conoscenti, a persone importanti, che si lamenti per il lavoro o rivendichi torti subiti troviamo sempre un atteggiamento ironico e divertito, un prendere in giro l&#8217;interlocutore ma anche se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Groucho scrive lettere piene di battute divertenti, salaci e perfide, quasi noncurante dell&#8217;effetto che potevano avere sui destinatari. Dice in modo sfacciato quello che altri magari pensano ma non hanno il coraggio di dire, ma è comunque una impudenza comica intelligente. E molte lettere che riceve sono a loro volta piene di battute ironiche e spassose.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro non viene seguito un ordine cronologico ma le lettere vengono divise per argomenti.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi scambi epistolari sono con interlocutori di ogni tipo: colleghi del mondo del cinema, produttori, giornalisti, amici. Tra i tanti nomi famosi che incontriamo troviamo anche T. S. Elliot e il presidente Truman.</p>
<p style="text-align: justify;">Groucho ha sempre rimpianto di aver dovuto interrompere gli studi in quinta elementare e per questo è diventato un appassionato lettore e autodidatta,  scrivendo su riviste, collaborando alla sceneggiatura di film e pubblicando qualche libro, il tutto sempre con uno stile umoristico e parodistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le recensioni iniziali alla pubblicazione delle lettere furono contrastanti ma il successo di pubblico fu assicurato, allora come oggi. E allora come oggi con la loro lettura il divertimento continua ad essere garantito.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le lettere di Groucho Marx&#8221;</strong> di Groucho Marx<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845913015/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845913015&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Adelphi</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 373  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.facebook.com/antonio.marianantoni?fref=ts" target="_blank">Recensione di Antonio Marianantoni</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>&#8220;Dizionario delle cose perdute&#8221; di Francesco Guccini (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 13:27:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Non mi mancheranno”, ha detto Guccini delle sue canzoni in occasione della presentazione del suo ventiquattresimo disco “L’ultima Thule”. Un album che dovrebbe segnare, appunto, il definitivo abbandono delle scene da parte del cantautore modenese. Ma si tratta solo di un cambio di prospettiva. Perché Guccini, che per sua stessa ammissione è in crisi di ispirazione canora già da tempo, non se ne starà certo seduto in panchina con le mani in mano. Semplicemente, dismessi i panni del cantautore vestirà quelli dello scrittore, così realizzando peraltro il suo vero sogno di bambino (“Volevo fare lo scrittore io, mica il cantante”, ha dichiarato lui stesso in diverse occasioni). Di libri poi, Guccini ne ha già scritti diversi, cominciando  già nel lontano 1989 con “Cròniche Epàfaniche” (da poco ristampato per Mondadori). Che poi siano o meno all’altezza dei suoi componimenti musicali è questione dibattuta che si può lasciare al gusto soggettivo di ciascuno. Quel che è certo è che, nei dischi come nei libri, prevale spesso la vena malinconica e nostalgica, appena alleggerita qua e là da guizzi ironici. Lo si nota soprattutto in questo “Dizionario delle cose perdute” che, sin dal titolo, non solo non si preoccupa di apparire terribilmente nostalgico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804612851/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804612851&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2784" title="dizionario delle cose perdute francesco guccini mondadori" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Copia-di-Guccini.jpg" alt="cose perdute francesco guccini mondadori" width="190" height="298" /></a>“Non mi mancheranno”</em>, ha detto <em>Guccini</em> delle sue canzoni in occasione della presentazione del suo ventiquattresimo disco <em>“L’ultima Thule”</em>. Un album che dovrebbe segnare, appunto, il definitivo abbandono delle scene da parte del cantautore modenese.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma si tratta solo di un cambio di prospettiva. Perché Guccini, che per sua stessa ammissione è in crisi di ispirazione canora già da tempo, non se ne starà certo seduto in panchina con le mani in mano. Semplicemente, dismessi i panni del cantautore vestirà quelli dello scrittore, così realizzando peraltro il suo vero sogno di bambino (<em>“Volevo fare lo scrittore io, mica il cantante”</em>, ha dichiarato lui stesso in diverse occasioni).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Di libri poi, Guccini ne ha già scritti diversi, cominciando  già nel lontano 1989 con <em>“Cròniche Epàfaniche”</em> (da poco ristampato per Mondadori). Che poi siano o meno all’altezza dei suoi componimenti musicali è questione dibattuta che si può lasciare al gusto soggettivo di ciascuno.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quel che è certo è che, nei dischi come nei libri, prevale spesso la vena malinconica e nostalgica, appena alleggerita qua e là da guizzi ironici.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Lo si nota soprattutto in questo <strong>“Dizionario delle cose perdute”</strong> che, sin dal titolo, non solo non si preoccupa di apparire terribilmente nostalgico ma fa della nostalgia il suo filo conduttore.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E mentre nei dischi una traccia particolarmente malinconica poteva essere compensata da un’altra più ironica o beffarda, qui il registro è univocamente impiantato nel solco del rimpianto per il passato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L’approccio da <em>“bei tempi andati”</em> non è solo accennato ma si fa insomma scoperta strategia narrativa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È un’Italia in bianco e nero, da altri mille volte e in mille modi descritta e omaggiata, resa qui non senza grazia e afflato evocativo. Ma è un’Italia che probabilmente non è mai esistita, se non nel ricordo di chi, ormai in là con gli anni, trasferisce sul mondo una genuinità che è invece puramente soggettiva e anagrafica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il problema però è che se non si ha almeno una cosa da rimpiangere del passato (sia ieri o cent’anni fa), difficilmente si riuscirà ad entrare in sintonia con questo testo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per dirla tutta, se non si pensa davvero che prima (Prima) tutto era più facile e bello e sano, la lettura dei ricordi gucciniani si può risolvere in una noia mortale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E allora il pensiero dei mutandoni di lana che l’artista era obbligato ad indossare da piccolo suscitano al massimo un sorriso di cortesia, doveroso omaggio ad un maestro che con i suoi versi si è guadagnato un credito imperituro. E insieme malcelata speranza che la chitarra appesa al chiodo possa prima o poi tornare tra le sue braccia.</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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<div><strong>&#8220;Dizionario delle cose perdute&#8221;</strong> di Francesco Guccini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804612851/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804612851&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Mondadori</div>
<div>pp. 140  &#8211;  euro 10</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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		<title>&#8220;Atlante occidentale&#8221; di Daniele Del Giudice (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2013 11:56:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un fallimento, uno scontro tra aerei, dà inizio all’amicizia tra Pietro Brahe, ricercatore impegnato a studiare gli effetti dell’acceleratore di particelle nei laboratori del CERN, e Ira Epstein, enigmatico scrittore alle soglie del premio Nobel, ormai stancatosi della propria attività intellettuale e alla ricerca di un superamento della forma apparente. I due non potrebbero essere più diversi, scienza e letteratura, testa e cuore, eppure il rapporto che scaturirà da quel banale incidente tra aeroplani cambierà la vita di entrambi. Pubblicato nel 1985, ma quanto mai attuale ancor oggi, &#8220;Atlante occidentale&#8221; rappresenta una punto di rottura con il resto del panorama letterario, per stile e contenuti, presentando un argomento inedito e altamente tecnico, sconosciuto alle pagine gonfie d’umanesimo e storicismo della letteratura italiana. Fisica e letteratura, metafisica e metaletteratura. I fili si intrecciano in una trama fitta di rimandi al volo, passione in seguito sviscerata da Del Giudice in &#8220;Staccando l’ombra da terra&#8221;, &#8220;Mania&#8221; e negli articoli di &#8220;In questa luce&#8221;, e alla scrittura. Un tema, quello della riflessione sullo scrivere, che l’autore romano aveva già affrontato nel libro d’esordio, &#8220;Lo stadio di Wimbledon&#8221; (dove l’impossibilità, la resa, di fronte al raccontare diventa materia di un libro, in un perpetuo paradosso [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199447/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199447&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2765" title="atlante occidentale daniele del giudice einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/41nTVd2euKL._.jpg" alt="einaudi del giudice atlante occidentale" width="190" height="307" /></a>Un fallimento, uno scontro tra aerei, dà inizio all’amicizia tra Pietro Brahe, ricercatore impegnato a studiare gli effetti dell’acceleratore di particelle nei laboratori del CERN, e Ira Epstein, enigmatico scrittore alle soglie del premio Nobel, ormai stancatosi della propria attività intellettuale e alla ricerca di un superamento della forma apparente. I due non potrebbero essere più diversi, scienza e letteratura, testa e cuore, eppure il rapporto che scaturirà da quel banale incidente tra aeroplani cambierà la vita di entrambi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Pubblicato nel 1985, ma quanto mai attuale ancor oggi, <strong>&#8220;Atlante occidentale&#8221;</strong> rappresenta una punto di rottura con il resto del panorama letterario, per stile e contenuti, presentando un argomento inedito e altamente tecnico, sconosciuto alle pagine gonfie d’umanesimo e storicismo della letteratura italiana.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Fisica e letteratura, metafisica e metaletteratura. I fili si intrecciano in una trama fitta di rimandi al volo, passione in seguito sviscerata da <em>Del Giudice</em> in <em>&#8220;Staccando l’ombra da terra&#8221;</em>, <em>&#8220;Mania&#8221;</em> e negli articoli di <em>&#8220;In questa luce&#8221;</em>, e alla scrittura. Un tema, quello della riflessione sullo scrivere, che l’autore romano aveva già affrontato nel libro d’esordio, <em>&#8220;Lo stadio di Wimbledon&#8221;</em> (dove l’impossibilità, la resa, di fronte al raccontare diventa materia di un libro, in un perpetuo paradosso circolare), qui superato grazie a un’impostazione più narrativa e immediata, ma non per questo più semplice &#8211; complice anche la grande quantità di discorsi tecnici. Se, infatti, <em>&#8220;Lo stadio di Wimbledon&#8221;</em> peccava di un’inconsistenza che allo stesso tempo era il suo punto di forza, <em>&#8220;Atlante occidentale&#8221;</em> tratteggia con mano ferma un arco narrativo compiuto, dove è possibile scorgere uno sviluppo, una crescita, un’appagante senso di compiutezza interna al libro.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Immutato lo stile, etereo e luminoso, raffinato ma non stucchevole, povero di aggettivi ma ricco per varietà di strutture e snodi frasali che donano guizzo e agilità alla prosa (non è un caso che il libro sia lungo poco più di 170 pagine). Alternando le riflessioni sull’argomento a passaggi più leggeri, Del Giudice mostra una spiccata abilità nel rendere incalzante anche una semplice discussione su quanto spazio spetti a uno scienziato, ospite dei laboratori.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Su tutto, la precisione sembra eleggersi ad assioma principale: le pagine sono fitte di lemmi tecnici, di linguaggi settoriali che restituiscono, da una parte, un’immediata veridicità, e dall’altra un senso di specificità ed esattezza. Impara la lezione di Calvino, padre di una scrittura tersa e cristallina per senso e scopo, Del Giudice si concede però anche qualche esperimento &#8211; alla maniera dei personaggi che popolano l’opera, impegnati a scoprire una nuova realtà scientifica &#8211; nel campo della lingua: spesso le frasi presentando più tempi verbali, un passato prossimo e un passato remoto, un presente e un passato insieme, creando un effetto vibrato, di continuo passaggio diaframmatico da una realtà all’altra, proprio come le particelle che si muovono nell’acceleratore di Ginevra.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Si crea quindi una forte compattezza, un’unione di intenti tra stile e contenuto, entrambi impegnati a raccontare la nascita di nuovi oggetti conseguente alla scoperta delle particelle sub-atomiche. Nuovi oggetti, letterari e fisici, che andranno a formare nuove mappe, nuovi atlanti, su cui segnare il percorso dell&#8217;uomo verso l&#8217;ignoto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Atlante occidentale</em> non vuole tuttavia essere un apripista, non vuole imporre o costringere modelli da seguire, perché, come ricorda Epstein, la cosa più importante di un’esperienza non è scriverne, raccontarla, spiegarla. L’importante è provarne il sentimento.</div>
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<div><strong>&#8220;Atlante occidentale&#8221;</strong> di Daniele Del Giudice<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199447/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806199447&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 170  &#8211;  euro 11</div>
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<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/andrea-fiamma/" target="_self">Recensione di Andrea Fiamma</a></div>
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<p><strong> </strong></p>
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		<title>“Io sono leggenda” di Richard Matheson (Fanucci Editore)</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2013 13:49:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alzi la mano chi non ha almeno sentito nominare “Io sono leggenda”, il film uscito pochi anni fa con Will Smith nella parte dell&#8217;ultimo uomo sulla Terra dopo che una tremenda epidemia ha decimato la razza umana, trasformando i sopravvissuti in zombie. Molti magari non lo avranno visto, almeno non al cinema, snobbandolo forse perché dopo tutto l&#8217;idea di un&#8217;epidemia negli anni 2000 è effettivamente trita e ritrita. Ma il libro da cui si ispira il film (molto liberamente) è invece degli anni 50 del secolo scorso. Robert Neville è un americano, vive in una cittadina di medie dimensioni, esce al mattino, prende qualcosa al supermercato, torna a casa, ascolta la musica: tutto normale, se non fosse che Robert è in realtà l&#8217;ultimo umano in una Terra popolata da vampiri (e non gli zombie del film). Il vampirismo in questo libro ha poco a che vedere con il fenomeno riscontrato negli ultimi romanzi con i succhiasangue più amati dal pubblico; i vampiri di Matheson sono brutali, animaleschi, la loro struttura sociale è apparentemente poco più sviluppata di quella animale e non molti ricorrono all&#8217;uso della parola, sono indeboliti dalla luce del giorno, terrorizzati dalle icone religiose e immuni o quasi ai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8834716043/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8834716043&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2836" title="compra &quot;Io sono leggenda&quot; di Richard Matheson (Fanucci Editore)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/01/Io-sono-leggenda.jpg" alt="richard matheson fanucci io sono leggenda" width="190" height="314" /></a>Alzi la mano chi non ha almeno sentito nominare <strong>“Io sono leggenda”</strong>, il film uscito pochi anni fa con Will Smith nella parte dell&#8217;ultimo uomo sulla Terra dopo che una tremenda epidemia ha decimato la razza umana, trasformando i sopravvissuti in zombie.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Molti magari non lo avranno visto, almeno non al cinema, snobbandolo forse perché dopo tutto l&#8217;idea di un&#8217;epidemia negli anni 2000 è effettivamente trita e ritrita. Ma il libro da cui si ispira <span style="font-size: 13px;">il film </span><span style="font-size: 13px;">(molto liberamente) è invece degli anni 50 del secolo scorso.</span></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Robert Neville è un americano, vive in una cittadina di medie dimensioni, esce al mattino, prende qualcosa al supermercato, torna a casa, ascolta la musica: tutto normale, se non fosse che Robert è in realtà l&#8217;ultimo umano in una Terra popolata da vampiri (e non gli zombie del film).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il vampirismo in questo libro ha poco a che vedere con il fenomeno riscontrato negli ultimi romanzi con i succhiasangue più amati dal pubblico; i vampiri di Matheson sono brutali, animaleschi, la loro struttura sociale è apparentemente poco più sviluppata di quella animale e non molti ricorrono all&#8217;uso della parola, sono indeboliti dalla luce del giorno, terrorizzati dalle icone religiose e immuni o quasi ai proiettili, tuttavia il classico paletto nel cuore li uccide.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Robert si trova quindi all&#8217;interno di un incubo in cui tutte le credenze umane sui vampiri si dimostrano realtà; asserragliato nella sua casa roccaforte durante la notte, tentato da lascive donne vampiro, Robert abbandona la sua dimora solo di giorno nella debole speranza di trovare altri sopravvissuti ma soprattutto per sterminare più vampiri possibili, resi apatici dal sole, tentando di estirpare questa piaga dalla Terra.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Questo romanzo ha il pregio di riuscire a raccontare una storia rendendola allo stesso tempo verosimile e surreale, facendo calare il lettore nell&#8217;atmosfera di tensione, paura e frustrazione che lo stesso Robert prova.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Pur essendo stato scritto negli anni 50, ambientato negli anni 70-80, il romanzo è senza tempo: la prosa semplice ed elegante di Matheson non ha nulla a che vedere con quella di alcuni suoi contemporanei. E nella sua nuova edizione, con in copertina un&#8217;immagine tratta dal film, il libro potrebbe essere tranquillamente considerato di recente scrittura se non fosse per l&#8217;ambientazione temporale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La caratteristica più meritevole di questo libro e del suo autore è quella di riuscire a spiegare in modo razionale tutte le caratteristiche trasmesse dalla tradizione sui vampiri senza mai inciampare in cause mistiche o sovrannaturali, rendendo quindi l&#8217;intera vicenda meno “distante” e più viva.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un libro caldamente consigliato a tutti gli amanti del genere horror più “raffinato”, quello che non ha bisogno di sfociare in bagni di sangue per terrorizzare il lettore; adatto a lettori giovanissimi come ad adulti, a chi lo apprezzerà consiglio anche la lettura di alcuni libri di Stephen King che in più di un&#8217;occasione ha citato Matheson tra i suoi narratori preferiti.</div>
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<p class="p1"><span class="s1"><strong> </strong></span></p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Io sono leggenda&#8221;</strong> di Richard Matheson<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8834716043/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8834716043&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Fanucci Editore</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 196  &#8211;  euro 12,90</p>
<p style="text-align: justify;">
<p class="p1"><span class="s1"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></p>
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<p class="p1"><span class="s1"><strong> </strong></span></p>
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		<title>“A volte ritorno” di John Niven (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 14:52:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prendete un trentenne newyorkese terribilmente fascinoso e mettetelo in gara a un America’s got talent con ascolti da brivido in tutto il continente. Mettetegli una chitarra al collo, uno sguardo magnetico e una voce irresistibile. Metteteci anche che il nostro parla e predica di amore e fratellanza, proprio lì, nel tempio del consumismo e del business cinico e sfrenato. E seguite l’irresistibile ascesa del ragazzone, il successo, il suo folle tentativo di cambiare le regole del gioco; fino all’inevitabile patatrac finale, quando tutto sembra andare malamente a rotoli. Come la volta precedente del resto… Già perché, last ma decisamente not least, il trentenne in questione è niente di meno che Gesù. Quello vero eh, mica un “Jesus” sudamericano qualunque. Proprio il figlio di Dio, mandato una seconda volta sulla Terra per cercare di salvare il salvabile di un pianeta che se ne va allegramente a rotoli. Il fatto è che, dopo le fatiche della prima missione, il Padreterno si era concesso qualche giorno di riposo per andare a pescare. Ma siccome i giorni celesti equivalgono a secoli terrestri, ecco che il poveretto, al suo ritorno, scopre che quel semplice comandamento che aveva provato a lanciare il figliolo (“Fate i bravi”. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0075FBG5Q/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B0075FBG5Q&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2666" title="a volte ritorno john niven einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/a-volte-ritorno.jpg" alt="niven a volte ritorno einaudi" width="190" height="299" /></a>Prendete un trentenne newyorkese terribilmente fascinoso e mettetelo in gara a un <em>America’s got talent</em> con ascolti da brivido in tutto il continente. Mettetegli una chitarra al collo, uno sguardo magnetico e una voce irresistibile. Metteteci anche che il nostro parla e predica di amore e fratellanza, proprio lì, nel tempio del consumismo e del business cinico e sfrenato. E seguite l’irresistibile ascesa del ragazzone, il successo, il suo folle tentativo di cambiare le regole del gioco; fino all’inevitabile patatrac finale, quando tutto sembra andare malamente a rotoli.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Come la volta precedente del resto…</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Già perché, <em>last</em> ma decisamente <em>not least</em>, il trentenne in questione è niente di meno che Gesù.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quello vero eh, mica un <em>“Jesus”</em> sudamericano qualunque.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Proprio il figlio di Dio, mandato una seconda volta sulla Terra per cercare di salvare il salvabile di un pianeta che se ne va allegramente a rotoli.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il fatto è che, dopo le fatiche della prima missione, il Padreterno si era concesso qualche giorno di riposo per andare a pescare. Ma siccome i giorni celesti equivalgono a secoli terrestri, ecco che il poveretto, al suo ritorno, scopre che quel semplice comandamento che aveva provato a lanciare il figliolo (<em>“Fate i bravi”</em>. Splendido) è stato frainteso, violato, negato, rielaborato e riadattato in tutti i modi possibili. Con le conseguenze che sappiamo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È un libro davvero strano questo del giornalista e scrittore scozzese.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Parte male, anzi malissimo, con una sfilata di demenziali luoghi comuni (tipo appunto il Padreterno che va a pesca due giorni, torna e sono passati due millenni. Ma c’è anche Jesus che schitarra nei cieli con Jimi Hendrix, Hitler che serve ai tavoli nel ristorante infernale di Lucifero e diverse altre cosucce non proprio esaltanti). Insomma bisogna buttarne giù un po’ prima che la storia ingrani davvero.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma poi, non appena si cominciano a seguire le vicende in stile <em>flower power</em> del moderno JC, per quanto bizzarro possa apparire, ci si ritrova incollati alla pagina fino al funambolico finale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In un susseguirsi di vicende surreali, peraltro farcite qua e là di una morale post new-age un tanto al chilo che in condizioni normali farebbe chiudere il libro di corsa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E invece, come detto, il libro si legge, si gusta e si fa perdonare quasi tutto, tanto che è difficile chiuderlo senza ritrovarsi con un sorriso beota sulle labbra. Miracolo?</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 10px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 11px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div><strong>&#8220;A volte ritorno&#8221;</strong> di John Niven<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0075FBG5Q/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B0075FBG5Q&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 381  &#8211;  euro 19</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 10px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 11px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 10px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 11px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Sofia si veste sempre di nero&#8221; di Paolo Cognetti (Minimum Fax)</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2013 14:48:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono libri che si tengono lì, sotto lo sguardo per giorni, settimane a volte, fino a quando sono loro a dirci quando essere letti. Ecco, con questo libro mi è successo proprio questo! Sofia si veste sempre di nero è un libro particolare, una serie di racconti con i quali si ripercorre la vita sregolata della protagonista, che vive in modo precario la sua vita, con cinismo e senza paura, almeno in apparenza. Non so dire se alla fine Sofia mi sia simpatica o meno, non sono riuscita ad inquadrarla a pieno; ma è una di quelle persone che se le incontri per strada non riesci a smettere di guardare. Cognetti con la sua scrittura ha fatto proprio questo, ci ha portati nella vita di Sofia senza entrarci ed esserne di intralcio, come se la stessimo spiando. Quando il libro finisce un po’ ti manca e ti chiedi cosa stia facendo, cosa ha fatto della sua squattrinata vita e se è riuscita a trovare quell’equilibrio che fin dalla nascita le mancava. &#8220;Sofia si veste sempre di nero&#8221; di Paolo Cognetti edito da Minimum Fax pp. 203  &#8211;  euro 14 Recensione di Giusy di Lillo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875214409/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875214409&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2653" title="sofia si veste sempre di nero paolo cognetti minimum fax" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/images.jpg" alt="cognetti sofia si veste minimum fax" width="190" height="259" /></a>Ci sono libri che si tengono lì, sotto lo sguardo per giorni, settimane a volte, fino a quando sono loro a dirci quando essere letti. Ecco, con questo libro mi è successo proprio questo! Sofia si veste sempre di nero è un libro particolare, una serie di racconti con i quali si ripercorre la vita sregolata della protagonista, che vive in modo precario la sua vita, con cinismo e senza paura, almeno in apparenza. Non so dire se alla fine Sofia mi sia simpatica o meno, non sono riuscita ad inquadrarla a pieno; ma è una di quelle persone che se le incontri per strada non riesci a smettere di guardare. <em>Cognetti</em> con la sua scrittura ha fatto proprio questo, ci ha portati nella vita di Sofia senza entrarci ed esserne di intralcio, come se la stessimo spiando. Quando il libro finisce un po’ ti manca e ti chiedi cosa stia facendo, cosa ha fatto della sua squattrinata vita e se è riuscita a trovare quell’equilibrio che fin dalla nascita le mancava.</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong> </strong></span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Sofia si veste sempre di nero&#8221;</strong> di Paolo Cognetti<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875214409/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875214409&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Minimum Fax</div>
<div>pp. 203  &#8211;  euro 14</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong> </strong></span></p>
</div>
<div>Recensione di Giusy di Lillo</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong> </strong></span></p>
</div>
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		<title>“Lazarillo de Tormes” di Anonimo (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 16:39:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lazarillo de Tormes, chi era costui? Nonostante le numerose ipotesi e attribuzioni di paternità ad oggi è ancora sconosciuto l&#8217;autore di questo libretto uscito verso il 1550. Ebbe subito un enorme successo, entrando a far parte di una celebre raccolta di proverbi popolari, il Refranero, e ricevendo quella che era allora una specie di consacrazione letteraria. L&#8217;opera si presenta non come frutto di immaginazione ma come il racconto autentico di un personaggio reale, umile e sfortunato, scritto con il dichiarato scopo di divertire il lettore. All&#8217;inizio del romanzo Lazzaro è un relatore ormai maturo che scrive una lettera ad un misterioso destinatario altolocato nella quale racconta se stesso bambino che viene affidato dalla madre alle dipendenze di un cieco, e della sua lotta per la sopravvivenza passando da un padrone all&#8217;altro e da tutti imparando trucchi e sotterfugi per affrontare il quotidiano problema fondamentale: mangiare. Con il passare degli anni e cambiando padroni Lazzaro diviene sempre più scaltro e abile nell&#8217;arte di sopravvivere. Inizia dal cieco scaltrissimo da cui impara i primi trucchi e a cui riesce a rubacchiare qualcosa, per passare poi ad un prete pignolo e metodico, ad uno scudiero se possibile più povero di lui  e poi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807820676/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807820676&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2525" title="lazarillo de tormes feltrinelli" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/510h6PJWLAL.jpg" alt="" width="190" height="288" /></a>Lazarillo de Tormes</strong>, chi era costui? Nonostante le numerose ipotesi e attribuzioni di paternità ad oggi è ancora sconosciuto l&#8217;autore di questo libretto uscito verso il 1550.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ebbe subito un enorme successo, entrando a far parte di una celebre raccolta di proverbi popolari, <em>il Refranero</em>, e ricevendo quella che era allora una specie di consacrazione letteraria.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L&#8217;opera si presenta non come frutto di immaginazione ma come il racconto autentico di un personaggio reale, umile e sfortunato, scritto con il dichiarato scopo di divertire il lettore.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">All&#8217;inizio del romanzo Lazzaro è un relatore ormai maturo che scrive una lettera ad un misterioso destinatario altolocato nella quale racconta se stesso bambino che viene affidato dalla madre alle dipendenze di un cieco, e della sua lotta per la sopravvivenza passando da un padrone all&#8217;altro e da tutti imparando trucchi e sotterfugi per affrontare il quotidiano problema fondamentale: mangiare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Con il passare degli anni e cambiando padroni Lazzaro diviene sempre più scaltro e abile nell&#8217;arte di sopravvivere. Inizia dal cieco scaltrissimo da cui impara i primi trucchi e a cui riesce a rubacchiare qualcosa, per passare poi ad un prete pignolo e metodico, ad uno scudiero se possibile più povero di lui  e poi altri personaggi, poveracci imbroglioni, fino a raggiungere una posizione di tranquillità economica e coniugale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Vengono trattati con ironia e non certo in modo lusinghiero l&#8217;ambiente ecclesiastico, con i vari personaggi con cui ha a che fare Lazzaro, ma anche temi come l&#8217;onore e la nobiltà, senza comunque avere alcuna intenzione dottrinale o ideologica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nonostante le difficoltà e la miseria di cui trasuda ogni pagina il racconto scorre piacevolmente venato da un sottile umorismo che ci fa vivere tra le classi più povere della Spagna di Carlo V.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Lazzaro è l&#8217;antieroe in confronto con i gradassi dei libri di cavalleria, è quasi una contrapposizione ironica e disincantata al mondo meraviglioso del romanzo cavalleresco in auge ai primi del secolo. Scritto con stile volutamente grossolano genererà il personaggio del picaro e il modello del romanzo picaresco: un personaggio che oggi si può definire un emarginato e che avrà molti seguaci.</div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><strong>&#8220;Lazarillo de Tormes&#8221;</strong> di Anonimo<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807820676/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807820676&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Mondadori</p>
<p>pp. 120  &#8211;  euro 6</p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/antonio.marianantoni" target="_blank">Recensione di Antonio Marianantoni</a></p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>“Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 08:33:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni pagina, ogni parola di questo libro, seppur lieve e limpida nello stile, pesa come un macigno sulla coscienza nel nostro Paese. Come pesano quegli anni di piombo, sangue, misteri e intrighi con i quali l’Italia non è ancora riuscita a fare i conti fino in fondo. Anzi, l’impressione è che ci si sia voluti scrollare di dosso questa ingombrante zavorra con quell’ambigua sufficienza che purtroppo non è nuova dalle nostre parti. Il risultato è che quel pezzo del nostro passato è rimasto una ferita aperta, indelebile nelle vite dei tanti che si sono ritrovati a sopravvivere dalla parte sbagliata della Storia. Non quella dei terroristi che (altro paradosso tutto italiano) continuano a godere di un&#8217;attenzione mediatica che li ha riabilitati troppo spesso come degli idealisti ingenui, quando non dei veri e propri eroi. Ma quella delle vittime e, appunto, dei loro parenti. Sui quali grava ancora oggi la beffa dell’indifferenza collettiva che va ad aggiungersi al danno della perdita privata. È anzitutto a loro, a quelli che il piombo lo hanno vissuto sulla propria pelle, che si rivolge Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato nel 1972. E lo fa con un ricordo privato e biografico che è insieme anche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804580445/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804580445&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2266" title="Mario Calabresi spingendo la notte più in là mondadori" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/Calabresi1.jpg" alt="mondadori mario calabresi spingendo la notte più in là" width="190" height="275" /></a>Ogni pagina, ogni parola di questo libro, seppur lieve e limpida nello stile, pesa come un macigno sulla coscienza nel nostro Paese. Come pesano quegli anni di piombo, sangue, misteri e intrighi con i quali l’Italia non è ancora riuscita a fare i conti fino in fondo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Anzi, l’impressione è che ci si sia voluti scrollare di dosso questa ingombrante zavorra con quell’ambigua sufficienza che purtroppo non è nuova dalle nostre parti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il risultato è che quel pezzo del nostro passato è rimasto una ferita aperta, indelebile nelle vite dei tanti che si sono ritrovati a sopravvivere dalla parte sbagliata della Storia. Non quella dei terroristi che (altro paradosso tutto italiano) continuano a godere di un&#8217;attenzione mediatica che li ha riabilitati troppo spesso come degli idealisti ingenui, quando non dei veri e propri eroi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma quella delle vittime e, appunto, dei loro parenti. Sui quali grava ancora oggi la beffa dell’indifferenza collettiva che va ad aggiungersi al danno della perdita privata.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È anzitutto a loro, a quelli che il piombo lo hanno vissuto sulla propria pelle, che si rivolge Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato nel 1972.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E lo fa con un ricordo privato e biografico che è insieme anche esercizio di memoria collettiva.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A beneficio dei tanti che in quegli anni si sono trovati a piangere i caduti in una guerra in cui spesso non sapevano neanche di trovarsi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È proprio da questo suo farsi voce di tanti, quei tanti che una voce non l’hanno mai avuta, che deriva il carattere intenso e partecipato di questo libro.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un racconto che denuncia, ma senza puntare il dito. Che testimonia, ma non accusa. Che rivendica, ma non urla.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un diario pubblico, il cui successo testimonia forse che non tutti sono disposti a voltare pagina a tutti i costi, senza neanche sapere cosa c’è scritto fino in fondo, a quella pagina.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E ci ricorda, ancora una volta, come vivere in un eterno presente è il peggior modo di costruire un futuro migliore. E fare i conti con il proprio passato non è uno sterile esercizio da nostalgici ma il vero antidoto contro i veleni della Storia che, ed è Lei stessa a ricordarcelo, sono sempre in agguato.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Spingendo la notte più in là&#8221;</strong> di Mario Calabresi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804580445/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804580445&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Mondadori</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 131  &#8211;  euro 9.50</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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