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	<title>Scritti da Voi &#187; marta traverso scritti da voi | Scritti da Voi</title>
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	<description>Gabriele Ametrano</description>
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		<title>&#8220;I Simpson e la filosofia&#8221; (ISBN Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 00:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alzi la mano chi non è cresciuto a pane e Simpson. Mi riferisco ovviamente alla generazione post anni Ottanta: quella della teledipendenza, che in mezzo ai numerosi input del piccolo schermo cerca di districarsi alla ricerca della qualità. Un esempio sta nella serie tv creata da Matt Groening. Ricalcando una strampalata famiglia e un&#8217;improbabile cittadinanza, l&#8217;autore mette in scena una serie di rimandi e citazioni che solo le menti più allenate riescono a cogliere. L&#8217;accessibilità universale del cartone animato è uno strumento per mettere a fuoco una serie di tipologie umane che rispondono a precise analisi dal punto di vista psicologico, sociale, filosofico. Per questa ragione I Simpson e la filosofia non è affatto una lettura noiosa. Se negli ultimi anni sono sovrabbondati – in Italia e oltre – le speculazioni filosofiche su questa o quella serie televisiva, l&#8217;analisi di questo testo americano (edito in Italia dai coraggiosi ragazzi di Isbn) mette in luce una serie di caratteristiche su cui vale la pena riflettere. Personaggi come Homer, Ned Flanders e Mr Burns vengono riletti alla luce di Aristoele, Kant, Nietzsche e le principali dottrine religiose. La scelta di interpretare in chiave intellettuale una serie tv così (nazional) popolare ha lo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/9788876382376g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1585" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/9788876382376g.jpg" alt="" width="190" height="295" /></a>Alzi la mano chi non è cresciuto a pane e Simpson. Mi riferisco ovviamente alla generazione post anni Ottanta: quella della teledipendenza, che in mezzo ai numerosi input del piccolo schermo cerca di districarsi alla ricerca della qualità. Un esempio sta nella serie tv creata da Matt Groening. Ricalcando una strampalata famiglia e un&#8217;improbabile cittadinanza, l&#8217;autore mette in scena una serie di rimandi e citazioni che solo le menti più allenate riescono a cogliere. L&#8217;accessibilità universale del cartone animato è uno strumento per mettere a fuoco una serie di tipologie umane che rispondono a precise analisi dal punto di vista psicologico, sociale, filosofico.</div>
<div style="text-align: justify">Per questa ragione <strong>I Simpson e la filosofia</strong> non è affatto una lettura noiosa. Se negli ultimi anni sono sovrabbondati – in Italia e oltre – le speculazioni filosofiche su questa o quella serie televisiva, l&#8217;analisi di questo testo americano (edito in Italia dai coraggiosi ragazzi di Isbn) mette in luce una serie di caratteristiche su cui vale la pena riflettere. Personaggi come Homer, Ned Flanders e Mr Burns vengono riletti alla luce di Aristoele, Kant, Nietzsche e le principali dottrine religiose.</div>
<div style="text-align: justify">La scelta di interpretare in chiave intellettuale una serie tv così (<em>nazional</em>) popolare ha lo scopo di mostrare come i vari mondi che compongono la cultura non siano necessariamente così lontani uno dall&#8217;altro. Oltre a rispolverare quanto studiato ai tempi del liceo in un&#8217;ottica molto più divertente.</div>
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<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;I Simpson e la filosofia&#8221;</strong> di William Irwin, Mark T. Conrad e Aeon J. Skoble<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876382372/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876382372" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">titolo originale: <em>&#8220;The Simpsons and Philosophy: The D&#8217;oh! of Homer&#8221;</em></div>
<div style="text-align: justify">pubblicato da ISBN Edizioni</div>
<div style="text-align: justify">pp. 336  &#8211;  euro 13</div>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
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</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://provetecnichedisogni.blogspot.com" target="_blank">Recensione di Marta Traverso</a></div>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
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</div>
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		<title>&#8220;Il museo dell&#8217;innocenza&#8221; di Orhan Pamuk (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 17:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Istanbul, anni Settanta. Terra di rigide convenzioni sociali, di apparenze, di rituali. Prima di sposarsi è necessario il fidanzamento: una festa a cui si invitano cugini fino al più lontano grado di parentela, amici, vicini di casa, chiunque abbia avuto uno benché minimo scambio umano con la futura coppia. È ad una di queste feste che si consuma l’addio di Kemal e Fusun, imparentati per nascita e amanti per caso, che dopo una breve ma intensa relazione sono costretti a lasciarsi perché lui sta per essere fidanzato con un’altra. Solo che l’amore è più forte di ogni convenzione: lui rompe il fidanzamento ma è lei a sposare un altro. Il &#8220;museo&#8221; che Orhan Pamuk ha realmente creato ad Istanbul è fatto di otto anni di corteggiamento, in cui Kemal frequenta la casa di Fusun, che vive ancora dai genitori insieme al marito regista e sogna un futuro nel cinema, cena da loro ogni sera e ogni sera porta via con sé un oggetto diverso. Un mozzicone di sigaretta, una forchetta, un soprammobile. Qualsiasi cosa, purché lei vi abbia posato il suo sguardo o lo abbia toccato. Oggetto dopo oggetto, Kemal costruisce il museo che celebra quell’amore silenzioso, nella speranza che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/cover_pamuk.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1522" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/cover_pamuk.jpg" alt="" width="190" height="305" /></a>Istanbul, anni Settanta. Terra di rigide convenzioni sociali, di apparenze, di rituali. Prima di sposarsi è necessario il fidanzamento: una festa a cui si invitano cugini fino al più lontano grado di parentela, amici, vicini di casa, chiunque abbia avuto uno benché minimo scambio umano con la futura coppia. È ad una di queste feste che si consuma l’addio di Kemal e Fusun, imparentati per nascita e amanti per caso, che dopo una breve ma intensa relazione sono costretti a lasciarsi perché lui sta per essere fidanzato con un’altra. Solo che l’amore è più forte di ogni convenzione: lui rompe il fidanzamento ma è lei a sposare un altro. Il &#8220;museo&#8221; che <em>Orhan Pamuk</em> ha realmente creato ad Istanbul è fatto di otto anni di corteggiamento, in cui Kemal frequenta la casa di Fusun, che vive ancora dai genitori insieme al marito regista e sogna un futuro nel cinema, cena da loro ogni sera e ogni sera porta via con sé un oggetto diverso. Un mozzicone di sigaretta, una forchetta, un soprammobile. Qualsiasi cosa, purché lei vi abbia posato il suo sguardo o lo abbia toccato. Oggetto dopo oggetto, Kemal costruisce il museo che celebra quell’amore silenzioso, nella speranza che il trascorrere degli anni permetta loro di consumarlo ancora una volta.</div>
<div style="text-align: justify">Pamuk scrive questo romanzo subito dopo aver vinto il Nobel. L’amore struggente di Kemal è narrato attraverso un dettagliato, a tratti prolisso e magnificamente descritto ritratto della Istanbul di quegli anni, del ruolo che ogni individuo ha nella società, dell’emancipazione delle donne. Il marito di Fusun è un aspirante regista indipendente, come Truffaut e soci lo erano negli stessi anni dall’altra parte del Mediterraneo. Kemal si improvvisa produttore pur di stare accanto alla sua amata, e questo libro è anche un mezzo per scoprire il dietro le quinte di come lavorava chi voleva fare cinema a discapito dei tempi e delle poche risorse (umane, economiche, tecnologiche) a disposizione.</div>
<div style="text-align: justify"><!--StartFragment--></p>
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</div>
<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Il museo dell&#8217;innocenza&#8221;</strong> di Orhan Pamuk<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806198084/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806198084" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">titolo originale: &#8220;Masumiyet Müzesi&#8221;</div>
<div style="text-align: justify">edito da Einaudi</div>
<div style="text-align: justify">pp. 585  &#8211;  euro 24</div>
<div style="text-align: justify"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">
<p><!--EndFragment--></p>
</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://provetecnichedisogni.blogspot.com" target="_blank">Recensione di Marta Traverso</a></div>
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