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	<title>Scritti da Voi &#187; neri pozza editore | Scritti da Voi</title>
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	<description>Gabriele Ametrano</description>
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		<title>&#8220;L&#8217;uomo che non poteva morire&#8221; di Timothy Findley (Neri Pozza)</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jun 2012 20:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Ho vissuto molte vite, dottor Jung…Vidi la prima rappresentazione di Amleto e l’ultima recita dell’attore Molière. Fui amico di Oscar Wilde e nemico di Leonardo…” &#8220;L’uomo che non poteva morire&#8221; pubblicato per la prima volta in Italia nel 2001 e successivamente nel 2010 sempre ad opera della casa editrice Neri Pozza, è un romanzo  dello scrittore canadese Timothy Findley. Per i lettori italiani il testo è stato tradotto da Massimo Birattari. Camminando nel giardino di casa sua, un uomo teneva tra le proprie mani due oggetti: il primo un cordone di seta appartenente alla propria vestaglia, il secondo una robusta sedia presa da uno dei suoi ambienti. Il suo sguardo, stanco e affaticato,  si conficcò contro un altissimo acero. Le sue mani formarono due nodi, uno ad avvolgere il proprio collo e l’altro a stringere la superficie grigia, ruvida e secca di un ramo. Sussurrate alcune parole, l’uomo, scostando la sedia al di sotto delle sue suole, si librò in un volo senza ali, solo il cordone  di seta lo teneva appeso all’estremità del ramo. Rinvenuto il cadavere, il personale medico decretò lo stato di morte della persona ma il cuore del defunto riprese a battere dopo mezz’ora, seguito da [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p style="text-align: justify"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/06/9788854505339.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1854" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/06/9788854505339.jpg" alt="uomo che non poteva morire timothy findley neri pozza editore" width="190" height="290" /></a>“Ho vissuto molte vite, dottor Jung…Vidi la prima rappresentazione di Amleto e l’ultima recita dell’attore Molière. Fui amico di Oscar Wilde e nemico di Leonardo…”</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;L’uomo che non poteva morire&#8221;</strong> pubblicato per la prima volta in Italia nel 2001 e successivamente nel 2010 sempre ad opera della casa editrice Neri Pozza, è un romanzo  dello scrittore canadese <em>Timothy Findley</em>. Per i lettori italiani il testo è stato tradotto da Massimo Birattari.</p>
<div style="text-align: justify">Camminando nel giardino di casa sua, un uomo teneva tra le proprie mani due oggetti: il primo un cordone di seta appartenente alla propria vestaglia, il secondo una robusta sedia presa da uno dei suoi ambienti. Il suo sguardo, stanco e affaticato,  si conficcò contro un altissimo acero. Le sue mani formarono due nodi, uno ad avvolgere il proprio collo e l’altro a stringere la superficie grigia, ruvida e secca di un ramo. Sussurrate alcune parole, l’uomo, scostando la sedia al di sotto delle sue suole, si librò in un volo senza ali, solo il cordone  di seta lo teneva appeso all’estremità del ramo. Rinvenuto il cadavere, il personale medico decretò lo stato di morte della persona ma il cuore del defunto riprese a battere dopo mezz’ora, seguito da un esile fiato che con il passare dei minuti divenne vero e proprio respiro. Quella persona, era di nuovo viva e pulsante….di nuovo. Non che non ci avesse mai provato a farla finita, <em>Pilgrim</em>. In passato aveva cercato di morire annegato, senza successo. In passato aveva cercato di avvelenarsi ma la morte anche in quel caso lo lasciava scivolare verso la vita. Che strana maledizione incombe su quest’uomo privandolo di una cosa tanto triste quanto naturale come la morte? E. soprattutto, chi è costui che asserisce di avere vissuto tantissime vite in balia di altrettante tantissime epoche che lente si susseguivano?</div>
<div style="text-align: justify">Carl Gustav Jung, esimio psicologo e psichiatra, accetta di prendere in terapia tale individuo e  tenta di dare una spiegazione razionale a una vicenda che appare tanto  interessante quanto strana, da pazzi forse. Quell’uomo è forse un pazzo? <em>Pilgrim</em> è solo l’attore di una grandissima commedia da lui stesso imbastita, o dietro le affermazioni di quest’uomo si cela una chiave di lettura più grande e complessa?</div>
<div style="text-align: justify">Sogno e fascino. Questa è la sensazione che il lettore prova non appena si immerge nelle pagine del libro. Fascino perché Findley è un superbo scrittore, la trama è un orizzonte dove misticismo e soprannaturale si incontrano. Sogno perché rivivere le vicende di una persona che ha avuto modo di conoscere e parlare con Leonardo da Vinci, Oscar Wilde, Sigmun Freud, è sempre origine di fantasie per la nostra testa.</div>
<div style="text-align: justify">Un plauso ai dialoghi, che strutturati in maniera calibrata e precisa descrivono in maniera perfetta il carattere e lo stato d’animo di ogni singolo personaggio.</div>
<div style="text-align: justify">D’altro canto devo dire nel racconto sono presenti delle lunghissime descrizioni che mi hanno fatto perdere  il bandolo della matassa, a tratti.</div>
<div style="text-align: justify">Niente paura, Findley da grande scrittore, ti fa subito riprendere in mano le redini del racconto, cosi che lo stato di disorientamento provato in alcune pagine si rivela solo temporaneo e non fastidioso.</div>
<div style="text-align: justify">Suppongo che per un neofita che si avvicina alla materia della psicanalisi o più in generale della psicologia umana, questo testo trasmetterà meno, rispetto ad un cultore di tale materie.</div>
<div style="text-align: justify">Leggetelo se amate i racconti enigmatici, quasi da decriptare, tenendo presente che dietro un epilogo si potrebbe nascondere, forse, un nuovo inizio.</div>
<p><strong>&#8220;L&#8217;uomo che non poteva morire&#8221;</strong> di Timothy Findley<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8854504300/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8854504300" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Neri Pozza</p>
<p>pp. 617  &#8211;  euro 12</p>
<p><a href="http://www.anobii.com/01b23972e058135383/books" target="_blank">Recensione di Fausto Carta</a></p>
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		<title>&#8220;Vita breve di un giovane gentiluomo&#8221; di Jean Teulé (Neri Pozza)</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 15:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È martedì 16 agosto 1870 quando Alain de Monéys, giovane aristocratico del Périgord, esce da casa dei genitori diretto alla fiera di Hautefaye, il villaggio più vicino. Alain è un uomo di buon cuore, intelligente e gentile. […] Alle due del pomeriggio arriva all&#8217;ingresso della fiera. Due ore più tardi, la folla impazzita lo avrà linciato, torturato, bruciato vivo e, addirittura, mangiato. Come è stato possibile un tale orrore? Le premesse, è giusto dirlo, piuttosto che avvincenti sono davvero agghiaccianti. Il breve libro di Jean Teulé (affermatosi negli anni ’80 come fumettista, ma da due decenni ormai romanziere di successo) si sperimenta nel doppio tentativo di abbozzare una risposta al terribile quesito, sforzandosi al contempo di fornire una precisa ricostruzione storica dei fatti. Ma premetto ulteriormente: non si può dire che questo risultato sia del tutto raggiunto. La narrazione di Teulé non nasconde nulla, cerca perfino (a tratti) di porsi entro una distanza prospettica, da cui osservare i fatti con un sostanziale distacco emotivo, capace di metterne a nudo le (devianti) logiche di fondo. Ma questo sforzo “teorico” si accompagna ad una pratica ben più invasiva, per cui il narratore giunge spesso ad esprimere apertamente le sue opinioni, facendo proprio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/10/Vita-breve-di-un-giovane-gentiluomo-copy.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1179" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/10/Vita-breve-di-un-giovane-gentiluomo-copy.jpg" alt="" width="185" height="290" /></a>È martedì 16 agosto 1870 quando Alain de Monéys, giovane aristocratico del Périgord, esce da casa dei genitori diretto alla fiera di Hautefaye, il villaggio più vicino. Alain è un uomo di buon cuore, intelligente e gentile. </em>[…]<em> Alle due del pomeriggio arriva all&#8217;ingresso della fiera. Due ore più tardi, la folla impazzita lo avrà linciato, torturato, bruciato vivo e, addirittura, mangiato. Come è stato possibile un tale orrore?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le premesse, è giusto dirlo, piuttosto che avvincenti sono davvero agghiaccianti. Il breve libro di <em>Jean Teulé </em>(affermatosi negli anni ’80 come fumettista, ma da due decenni ormai romanziere di successo) si sperimenta nel doppio tentativo di abbozzare una risposta al terribile quesito, sforzandosi al contempo di fornire una precisa ricostruzione storica dei fatti. Ma premetto ulteriormente: non si può dire che questo risultato sia del tutto raggiunto. La narrazione di Teulé non nasconde nulla, cerca perfino (a tratti) di porsi entro una distanza prospettica, da cui osservare i fatti con un sostanziale distacco emotivo, capace di metterne a nudo le (devianti) logiche di fondo. Ma questo sforzo “teorico” si accompagna ad una pratica ben più invasiva, per cui il narratore giunge spesso ad esprimere apertamente le sue opinioni, facendo proprio quell’annichilimento che è anche del lettore – come quando, di fronte alla folla esaltata e inferocita, esclama: «Che pena. Solo il diavolo può divertirsi in un gioco così abietto. Abbiate pietà di loro» (p. 72). Lungi da realismi di marca capotiana, la ricostruzione storica di Teulé gioca quindi su un piano del tutto diverso, ed è proprio in questa sua apparente “carenza”, che essa realizza appieno le sue potenzialità. Non si mancherà di osservare, infatti – un poco criticamente –, una certa “piattezza” nella caratterizzazione psicologica di molti personaggi, che appaiono spesso decisamente stereotipati: ma lo “spessore” non è ciò che l’autore ricerca in questa vicenda. Colpirà così l’immagine scelta per descrivere l’ingresso del protagonista nel famigerato villaggio: «La folla si fende, si apre in cerchio; vista dal cielo, si direbbe un sorriso. Alain entra e quella strana bocca si richiude dietro di lui» (p. 19). L’esperienza acquisita come disegnatore, guida Teulé in una rappresentazione grafica (vista dall’alto) della vicenda, tanto che ogni capitolo della <em>via crucis</em> di Alain de Monéys (qui le “stazioni” sono tredici, contro le quattordici canoniche) è accompagnato da un disegno del percorso da lui descritto all’interno del piccolo villaggio. Seguendo una suggestione filmica, la topografia del paesino di Hautefaye richiama così la <em>Dogville </em>di Lars Von Trier – come anche le crudeltà che vi si annidano. Solo che le logiche d’interazione tra i protagonisti non vengono qui giocate sulla sottile scacchiera psicologica della sceneggiatura trieriana, ma nel vorticoso agitarsi di quegli “atomi impazziti” che sono gli avventori della fiera, “orbitanti” attorno al corpo maciullato della loro vittima (cfr. p. 37). La condizione indagata da Teulé è quella del più profondo abominio, quando l’anima esaurisce completamente il suo spessore umano, riducendosi a punto senza dimensioni, ormai completamente privo di autocontrollo – e l’uomo che ne ha fatto esperienza potrà davvero dire: <em>&#8220;Non so cosa mi sia preso&#8221;</em>. <strong>Vita breve di un giovane gentiluomo</strong> non sarà forse un libro perfettamente riuscito, ma resta una lettura capace di lasciare il segno, catturando il lettore pur nella “scontatezza” del suo procedere (come “scontato” è il susseguirsi delle stazioni di una <em>via crucis</em>). E se riposto il libro, a restare sarà solo una sensazione di grande vuoto e insensatezza, forse esso avrà agito più in profondità di quanto sia apparso: perché contro il <em>&#8220;Non so cosa mi sia preso&#8221;</em> del carnefice, il lettore avrà opposto una semplice domanda: <em>“Ma cosa mi è successo?”</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Vita breve di un giovane gentiluomo&#8221;</strong> di Jean Teulé<a href="http://www.amazon.it/gp/product/885450405X?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=xm2&amp;camp=3370&amp;creativeASIN=885450405X" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">titolo originale: &#8220;Mangez-le si vous voulez&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">edito da Neri Pozza</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 141  &#8211;  euro 14.50</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://it-it.facebook.com/people/Simone-Rebora/100001613200088" target="_blank">Recensione di Simone Rebora</a></p>
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