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		<title>“Le ore” di Michael Cunningham (Bompiani)</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2014 08:21:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Le ore&#8221; di Michael Cunningham vinse il premio Pulitzer per la narrativa nel 1999;   successivamente, nel 2002, ne fu tratto l&#8217;omonimo film. Il libro è un vero e proprio omaggio a Virginia Woolf, suo personaggio principale. Sono narrate le vicende di tre donne, Virginia, Laura e Clarissa, in tre diverse epoche: l&#8217;inizio del ventesimo secolo (1923), il secondo dopoguerra (1949) e il 2001. È ambientato in tre diversi luoghi: la città di Londra (o, per meglio dire, un suo sobborgo), New York e la California. Filo conduttore, nonché trait d&#8217;union di tutta la storia è &#8220;La Signora Dalloway&#8221;, una delle opere più famose della Woolf. Virginia è impegnata nella creazione del personaggio di Clarissa; Clarissa Vaughan, signora newyorchese di mezza età, porta lo stesso nome della Dalloway; mentre Laura è immersa nella lettura del libro stesso. Ognuna di loro conduce una vita apparentemente serena: Virginia può contare sull&#8217;affetto del marito e dei famigliari, e, non avendo particolari problemi economici, è libera di dedicarsi alla scrittura. Laura è una giovane sposa il cui unico compito dovrebbe essere quello di condurre la casa; ha un marito devoto, un figlio di tre anni, ed è in attesa del secondo. Clarissa è un&#8217;affermata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="font-style: italic;" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845249778/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845249778&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3108" title="compra &quot;Le ore&quot; di Michael Cunningham (Bompiani)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/le-ore.jpg" alt="bompiani Michael Cunningham le ore" width="190" height="294" /></a><strong>&#8220;Le ore&#8221;</strong> di <em>Michael Cunningham</em> vinse il premio Pulitzer per la narrativa nel 1999;   successivamente, nel 2002, ne fu tratto l&#8217;omonimo film. Il libro è un vero e proprio omaggio a Virginia Woolf, suo personaggio principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono narrate le vicende di tre donne, Virginia, Laura e Clarissa, in tre diverse epoche: l&#8217;inizio del ventesimo secolo (1923), il secondo dopoguerra (1949) e il 2001. È ambientato in tre diversi luoghi: la città di Londra (o, per meglio dire, un suo sobborgo), New York e la California. Filo conduttore, nonché trait d&#8217;union di tutta la storia è &#8220;<em>La Signora Dalloway&#8221;, </em>una delle opere più famose della Woolf. Virginia è impegnata nella creazione del personaggio di Clarissa; Clarissa Vaughan, signora newyorchese di mezza età, porta lo stesso nome della Dalloway; mentre Laura è immersa nella lettura del libro stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuna di loro conduce una vita apparentemente serena: Virginia può contare sull&#8217;affetto del marito e dei famigliari, e, non avendo particolari problemi economici, è libera di dedicarsi alla scrittura. Laura è una giovane sposa il cui unico compito dovrebbe essere quello di condurre la casa; ha un marito devoto, un figlio di tre anni, ed è in attesa del secondo. Clarissa è un&#8217;affermata editor, abita in una bella casa, conduce una vita brillante, ama ed è ricambiata. Trionfa il genere femminile: agli uomini, infatti, non solo sono riservati ruoli marginali, ma, fatta eccezione per Richard, sono tutti dipinti come persone discutibili, o buffe, o insignificanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le ore&#8221;</strong> è un romanzo che si avvita su sé stesso: le ripetizioni e i rimandi sono frequenti, poiché è su di loro che si basa la narrazione. Le rose ne sono un esempio: sono presenti nel sogno di Virgina, decorano la torta preparata da  Laura, mentre Clarissa (inclusa la stessa Signora Dalloway) le compone in un vaso. Petali di rosa sono sparsi attorno al corpo dell&#8217;uccellino, nel giardino di Virgina, per l&#8217;estremo saluto. Le voci che tormentano Richard, nella fase finale della sua malattia, ricordano quelle che teme Virginia, quando combatte contro la depressione e, probabilmente, la pazzia. La Woolf racconterà il bacio dato dal suo personaggio (Clarissa Dalloway) a una donna; Laura bacia la vicina di casa Kitty, e Clarissa Vaughan vive da anni con la compagna Sally. L&#8217;autrice della Signora Dalloway, aspirante suicida, medita il suicidio del suo personaggio. Laura, anch&#8217;essa attratta dalla morte, dedica ore alle lettura del libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo di Cunningham, in realtà, è comunque un inno alla vita, poiché l&#8217;autore ci suggerisce che le ore davvero importanti sono quelle che preludono alla felicità. Sono la felicità stessa. Clarissa e Richard, una ridda di pensieri in testa, che passeggiano attorno allo stagno mentre scende la sera, dopo il loro primo bacio, questa è una promessa di felicità. Un&#8217;altra passeggiata, sempre sul finire del giorno, piena di speranza: finalmente si torna a Londra! Leonard ha ritrovato Virginia, e, tenendola per mano, risale lentamente verso casa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le ore&#8221;</strong> di Michael Cunningham<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845249778/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845249778&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Bompiani</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 169  &#8211;  euro 8</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/clara-zangrandi/" target="_self">Recensione di Clara Zangrandi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Il giovane Holden&#8221; di J.D. Salinger (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Mar 2014 12:16:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno dei classici della letteratura statunitense, capace ancora oggi di parlare ai lettori. Perché? Perché la rabbia del sedicenne Holden Caufield, cacciato dall&#8217;ennesima scuola negli Stati Uniti del secondo dopo guerra e tutt&#8217;altro che entusiasta all&#8217;idea di tornare a casa dei genitori prima dell&#8217;arrivo della lettera ufficiale di espulsione, una rabbia che non si capisce bene da cosa sia motivata, è la rabbia di ognuno di noi. E lo è proprio perché non ha un obiettivo preciso, una causa scatenante precisa. Così nelle avventure metropolitane di questo ragazzo con diversi capelli bianchi, che cerca di spacciarsi per un maggiorenne e farsi servire da bere nei locali, ma spesso finisce a sorseggiare Coca Cola, questo ragazzo che infarcisce i suoi discorsi di &#8220;e tutto quanto&#8221;, &#8220;e quel che segue&#8221;, &#8220;e compagnia bella&#8221;, che non se la sente di rotolarsi nel letto con una giovane prostituta e compiange i suoi ex compagni di scuola, così bravi a fregare una ragazza, in queste avventure che si susseguono da quando Holden lascia Pencey, nelle &#8220;cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia&#8221;, per dirla come Holden nell&#8217;attacco del romanzo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806193090/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806193090&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3067" title="compra &quot;Il giovane Holden&quot; di J.D.Salinger (Einaudi)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/il-giovane-holden.jpg" alt="einaudi salinger giovane holden" width="190" height="280" /></a>Uno dei classici della letteratura statunitense, capace ancora oggi di parlare ai lettori. Perché? Perché la rabbia del sedicenne Holden Caufield, cacciato dall&#8217;ennesima scuola negli Stati Uniti del secondo dopo guerra e tutt&#8217;altro che entusiasta all&#8217;idea di tornare a casa dei genitori prima dell&#8217;arrivo della lettera ufficiale di espulsione, una rabbia che non si capisce bene da cosa sia motivata, è la rabbia di ognuno di noi. E lo è proprio perché non ha un obiettivo preciso, una causa scatenante precisa. Così nelle avventure metropolitane di questo ragazzo con diversi capelli bianchi, che cerca di spacciarsi per un maggiorenne e farsi servire da bere nei locali, ma spesso finisce a sorseggiare Coca Cola, questo ragazzo che infarcisce i suoi discorsi di <em>&#8220;e tutto quanto&#8221;</em>, <em>&#8220;e quel che segue&#8221;</em>, <em>&#8220;e compagnia bella&#8221;</em>, che non se la sente di rotolarsi nel letto con una giovane prostituta e compiange i suoi ex compagni di scuola, così bravi a fregare una ragazza, in queste avventure che si susseguono da quando Holden lascia Pencey, nelle <em>&#8220;cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia&#8221;</em>, per dirla come Holden nell&#8217;attacco del romanzo, ognuno può vedere qualcosa di se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il protagonista di questo libro &#8211; che per i lettori italiani si identifica proprio con il suo nome, data l&#8217;impossibilità di tradurre un&#8217;espressione profondamente legata al mondo americano come <em>&#8220;the catcher in the rye&#8221;</em> (<em>il prenditore nella segale?</em>) &#8211; è per più di una ragione un outsider. È un ragazzo che non si riconosce nei comportamenti dei coetanei, che ha in sé una certa maturità più vicina alla vecchiaia che alla giovinezza che lo portano a sentirsi diverso dagli altri, a deriderli e criticarne gli atteggiamenti. Al contempo, Holden ha tutte le caratteristiche del ragazzino, e ci sembra di vederlo, in giro per una New York gelida e natalizia, con la sua posa da adulto e tutte le fissazioni e gli atteggiamenti del bambino. Un ragazzo cresciuto nella bambagia, che si può permettere di perdere il tempo in giro, perché di fondo non ha problemi di sopravvivenza. Holden, però, ha pensieri intricati e paranoie più o meno comprensibili; ha un giudizio sempre pronto su tutto – e per questo, sono molti quelli che, leggendo delle sua storia, hanno provato un&#8217;immediata antipatia per lui. Holden ha anche un che del poeta, nel raccontarci la sua storia, ed è per questo che si finisce comunque per affezionarsi a lui, <em>“alla vecchia Phoebe&#8221;</em>, e a tutti i dilemmi con cui il ragazzo si arrovella nel corso della storia – telefonare o non telefonare a Jane per sapere se è già tornata per le vacanze di Natale?</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine si rimane con un dubbio esistenziale (e irrisolvibile come sono solo le domande che ci poniamo una volta giunti alla fine di un libro): cosa ne sarà stato di Holden Caufield, dopo? Avrà iniziato tutto daccapo in un&#8217;altra scuola? Avrà realizzato qualcosa nella sua vita? O sarà davvero partito per il profondo sud (o nord), per vivere lontano da tutti come lo abbiamo sentito fantasticare qualche volta? <em>&#8220;Il giovane Holden&#8221;</em>, allora, è davvero uno di quei libri che lasciano senza fiato, come argomenta il protagonista in un celebre passaggio del testo, perché <em>&#8220;quando lo hai finito di leggere e tutto quel che segue vorresti che l&#8217;autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il giovane Holden&#8221;</strong> di Jerome David Salinger<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806193090/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806193090&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Einaudi</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 248  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/roberta-turillazzi/" target="_self">Recensione di Roberta Turillazzi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Libri in fuga&#8221; di André Shiffrin (Voland)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Sep 2013 23:37:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Jacques e André Shiffrin sono nomi forse poco noti alla maggior parte dei lettori, ma i più attenti conoscitori delle vicende editoriali del XX secolo non faticheranno a riconoscervi due delle figure che hanno segnato alcune delle pagine più rilevanti dell’editoria francese e americana. Jacques, editore ebreo a Parigi fra le due guerre, fu l’ideatore della celeberrima Bibliothèque de la Pléiade, ceduta poi a Gallimard e ancora oggi fiore all’occhiello dell’intero panorama librario francese; fuggito con la famiglia in America (grazie all’aiuto dell’amico André Gide) per sottrarsi alle persecuzioni naziste nella Francia di Vichy, fondò con altri intellettuali europei rifugiati (tra cui Kurt Wolff, primo editore di Kafka in Germania) la casa editrice Pantheon Books. Sotto questo marchio, a partire dagli anni Sessanta, anche il figlio André si dedicò alla professione editoriale, pubblicando alcuni dei più importanti scrittori del secondo Novecento (si pensi a Sartre, Camus, Foucault, Pasternak, Hobsbawm, Marguerite Duras, Simone de Beauvoir e Günter Grass), tanto da fare della Pantheon uno dei principali riferimenti culturali della sinistra americana. André Shiffrin racconta questo e molto altro in &#8220;Libri in fuga &#8211; Un itinerario politico fra Parigi e New York&#8221;, un interessante testo che, ponendosi a cavallo tra il saggio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8862430310/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8862430310&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2747" title="libri in fuga andre shiffrin voland" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Copia-di-Libri-in-fuga-copertina.jpg" alt="voland shiffrin libri in fuga" width="190" height="268" /></a>Jacques e <em>André Shiffrin</em> sono nomi forse poco noti alla maggior parte dei lettori, ma i più attenti conoscitori delle vicende editoriali del XX secolo non faticheranno a riconoscervi due delle figure che hanno segnato alcune delle pagine più rilevanti dell’editoria francese e americana. Jacques, editore ebreo a Parigi fra le due guerre, fu l’ideatore della celeberrima <em>Bibliothèque de la Pléiade</em>, ceduta poi a Gallimard e ancora oggi fiore all’occhiello dell’intero panorama librario francese; fuggito con la famiglia in America (grazie all’aiuto dell’amico André Gide) per sottrarsi alle persecuzioni naziste nella Francia di Vichy, fondò con altri intellettuali europei rifugiati (tra cui Kurt Wolff, primo editore di Kafka in Germania) la casa editrice <em>Pantheon Books</em>. Sotto questo marchio, a partire dagli anni Sessanta, anche il figlio André si dedicò alla professione editoriale, pubblicando alcuni dei più importanti scrittori del secondo Novecento (si pensi a Sartre, Camus, Foucault, Pasternak, Hobsbawm, Marguerite Duras, Simone de Beauvoir e Günter Grass), tanto da fare della Pantheon uno dei principali riferimenti culturali della sinistra americana.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">André Shiffrin racconta questo e molto altro in <strong>&#8220;Libri in fuga &#8211; Un itinerario politico fra Parigi e New York&#8221;</strong>, un interessante testo che, ponendosi a cavallo tra il saggio storico-culturale e le memorie famigliari, descrive la lunga parabola editoriale dei due Shiffrin, intrecciandola strettamente non solo ad un fiume di ricordi privati, ma anche all’attenta osservazione del contesto sociale e politico entro cui essa si sviluppò. Attraverso le vicende personali, rivivono i momenti più significativi della storia del Novecento: la rivoluzione d’Ottobre, in seguito alla quale la famiglia del padre dovette abbandonare la Russia; poi gli anni del nazismo, della guerra e della caccia agli ebrei, vissuti con crescente apprensione fino alla decisone di fuggire oltreoceano; e ancora l’America, un Paese tutto da scoprire agli occhi del piccolo André, così diverso dall’Europa e tanto denso di aspettative.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Appassionato di politica fin da giovanissimo, l’autore si sofferma particolarmente sulle vicende statunitensi del secondo dopoguerra – il maccartismo, la distensione, la guerra in Vietnam, l’età reaganiana, l’11 settembre –, osservandone i contestuali effetti nell’ambito dell’informazione, dell’editoria e della circolazione delle idee. Socialista riformista d’impronta europea, ostile al comunismo ma anche aspro nei confronti del capitalismo a stelle e strisce, Shiffrin mantiene sempre uno sguardo parzialmente alieno, e per questo assai stimolante, nei riguardi della società americana, continuamente raffrontata alla Francia natía e al Vecchio Continente, con cui mai vengono recisi i legami.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per quanto già l’avvio della guerra fredda segni la fine di ogni concreta prospettiva socialdemocratica negli Stati Uniti – prospettive ancora alimentate, nell’immediato dopoguerra, dal ricordo del New Deal rooseveltiano –, Shiffrin non rinuncia in alcun modo alla propria militanza culturale e politica, che prosegue e si rinsalda nell’attività editoriale. Di fronte all’affermarsi dell’iniziativa privata quale tratto egemone e definitivo della società americana, il suo impegno si volge con rinnovato vigore alla diffusione di una cultura critica, estranea al convenzionale circuito accademico, in cui trovano posto non solo fondamentali intellettuali europei, innovativi e progressisti, ancora poco noti negli Stati Uniti, ma anche le voci indigene più scomode e dissonanti, primo fra tutti Noam Chomsky. La militanza di Shiffrin non si arresta nemmeno quando la legge del massimo profitto fa capolino, insieme ai grandi trust industriali, nel settore dei media e dell’editoria (con quei deleteri esiti, in termini di qualità e indipendenza, che Shiffrin ha brillantemente raccontato in <em>&#8220;Editoria senza editori&#8221;</em> e <em>&#8220;Il controllo della parola&#8221;</em>, entrambi pubblicati in Italia da <em>Bollati Boringhieri</em>): assorbita da una multinazionale e ormai completamente smarrita l’identità della casa editrice che lui e suo padre avevano contribuito a rendere grande, André si reinventa editore indipendente, fondando la New Press e proseguendo in ambiente ostile la propria battaglia in difesa di una cultura di qualità, foriera di idee originali ed aperta alle voci marginali e dissidenti. Ben sapendo che solo questo lavoro culturale, dall’intrinseco valore politico, può gettare le basi necessarie ad una reale trasformazione della società.</div>
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<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Libri in fuga &#8211; Un itinerario politico fra Parigi e New York&#8221; </strong><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">di André Shiffrin<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8862430310/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8862430310&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">titolo originale: </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><em>A political education. Coming of Age in Paris and New York</em></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">edito da Voland</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">pp. 240  &#8211;  euro 15</span></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/marco-pizio/" target="_blank">Recensione di Marco Pizio</a></span></div>
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<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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		<title>&#8220;Uomo invisibile&#8221; di Ralph Ellison (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jul 2013 11:16:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ralph Waldo Ellison (1914-1994) è uno scrittore statunitense poco noto in Italia: docente di letteratura americana, deve la sua fama letteraria a &#8220;Uomo invisibile&#8221;, romanzo da molti considerato uno dei vertici della letteratura afroamericana del Novecento e che valse al suo autore, all&#8217;esordio narrativo nel 1953, l&#8217;assegnazione del National Book Award. Ambientato approssimativamente negli anni &#8217;40, &#8220;Uomo invisibile&#8221; racconta in prima persona la graduale presa di coscienza di un afroamericano (volutamente anonimo, che assume così valore esemplare) della propria condizione di marginalità sociale. La struttura è quella d&#8217;un romanzo formativo: il protagonista, ingiustamente cacciato da un college per neri le cui pratiche educative perseguono apertamente l&#8217;obiettivo di indurre gli studenti al desiderio di somigliare all&#8217;uomo bianco, si ritrova solo, lontano dal paese d&#8217;origine, scaraventato in una tumultuosa New York dove inseguire il sogno americano del successo e dell&#8217;autorealizzazione. Quelle nutrite dal protagonista si rivelano però speranze velleitarie: senza lavoro né possibilità di pagarsi un alloggio, vittima e spettatore di continue ingiustizie, solo e circondato dall&#8217;indifferenza, egli si ritrova ai margini della società newyorkese, condividendo i disagi di tutta la comunità nera di Harlem. Il romanzo di Ellison si dimostra a questo punto capace di oltrepassare gli stretti confini della letteratura [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806195204/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806195204&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2639" title="uomo invisibile ralph waldo ellison einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/uomo-invisibile.jpg" alt="einaudi ellison uomo invisibile" width="190" height="310" /></a>Ralph Waldo Ellison</em> (1914-1994) è uno scrittore statunitense poco noto in Italia: docente di letteratura americana, deve la sua fama letteraria a <strong>&#8220;Uomo invisibile&#8221;</strong>, romanzo da molti considerato uno dei vertici della letteratura afroamericana del Novecento e che valse al suo autore, all&#8217;esordio narrativo nel 1953, l&#8217;assegnazione del National Book Award.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ambientato approssimativamente negli anni &#8217;40, &#8220;<em>Uomo invisibile&#8221;</em> racconta in prima persona la graduale presa di coscienza di un afroamericano (volutamente anonimo, che assume così valore esemplare) della propria condizione di marginalità sociale. La struttura è quella d&#8217;un romanzo formativo: il protagonista, ingiustamente cacciato da un college per neri le cui pratiche educative perseguono apertamente l&#8217;obiettivo di indurre gli studenti al desiderio di somigliare all&#8217;uomo bianco, si ritrova solo, lontano dal paese d&#8217;origine, scaraventato in una tumultuosa New York dove inseguire il sogno americano del successo e dell&#8217;autorealizzazione. Quelle nutrite dal protagonista si rivelano però speranze velleitarie: senza lavoro né possibilità di pagarsi un alloggio, vittima e spettatore di continue ingiustizie, solo e circondato dall&#8217;indifferenza, egli si ritrova ai margini della società newyorkese, condividendo i disagi di tutta la comunità nera di Harlem.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il romanzo di Ellison si dimostra a questo punto capace di oltrepassare gli stretti confini della letteratura afroamericana più tradizionale, saldamente ancorata alle tematiche della discriminazione e dell&#8217;odio razziale. L&#8217;<em>invisibilità</em> a cui si riferisce il titolo è infatti qualcosa che comprende e supera tutto ciò: essa si identifica con l&#8217;impossibilità per il protagonista di instaurare un qualsiasi rapporto sociale veritiero, nel quale poter affermare se stesso, senza essere piegato ai fini personali di chi gli sta di fronte oppure travisato da chi in lui vede solo una proiezione del proprio pensiero. <em>&#8220;Io sono invisibile semplicemente perché la gente si rifiuta di vedermi&#8221;</em>, egli afferma fin dal prologo: &#8220;quando gli altri si avvicinano, vedono solo quello che mi sta intorno, o se stessi, o delle invenzioni della loro fantasia, ogni e qualsiasi cosa, insomma, tranne me&#8221;. Quest&#8217;impossibilità di affermarsi come individuo sociale si riflette narrativamente nel turbamento piscologico del protagonista, che non smette mai di tormentarsi, oscillando continuamente tra la speranza illusoria di una piena integrazione e la delusione, la rabbia per le umiliazioni a cui l&#8217;esperienza ineluttabilmente lo condanna.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Proprio in questa continua autointerrogazione di sé messa in atto dal narratore si scorgono i tratti più interessanti ed originali dell&#8217;opera di Ellison: lungi dall&#8217;individuare un&#8217;unica strada che segni <em>“la soluzione”</em>, <em>&#8220;Uomo invisibile&#8221;</em> si distende come un&#8217;opera aperta e problematica, capace far riflettere sulla questione afroamericana (ma anche sulle tante altre forme di invisibilità del mondo contemporaneo) restituendone la complessità, tanto nei suoi manifesti aspetti sociali che nei più reconditi risvolti interiori e soggettivi dell&#8217;uomo. Impossibile trovare soluzioni univoche: l&#8217;educazione accademica, respingendo il protagonista, ha fallito; l&#8217;azione politica marxista, pur costituendo una tappa cruciale della sua maturazione, finirà per deluderlo profondamente, rivelandosi basata sui medesimi comportamenti meschini della società che essa intende rivoluzionare; e nemmeno la violenza indiscriminata propugnata dai nazionalisti neri – elemento che permea tutta la narrazione rimanendo latente, per poi deflagrare nel finale con la rivolta della comunità di Harlem (episodio che si rifà storicamente al riot del 1943) – si dimostrerà una via percorribile e fruttuosa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il drammatico percorso formativo parrebbe così sfociare in un pessimismo cosmico, tale da lasciare il protagonista privo di risposte. Ma è proprio da questa catena di sconfitte e umiliazioni che scaturisce un seme di speranza: è sufficiente infatti la consapevolezza stessa della propria invisibilità ad offrire un frammento di verità a cui aggrapparsi, tale da guidare il protagonista verso la scelta più dura e coraggiosa, quella di non rassegnarsi alla propria condizione ma resistere e ribellarsi ancora una volta, lottare e rialzare continuamente la testa, facendo così dell’invisibilità solo uno stadio temporaneo, un momento di raccoglimento e riflessione che precede il riscatto e il <em>“ritorno alla luce”</em>.</div>
<div>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div><strong>&#8220;Uomo invisibile&#8221;</strong> di Ralph Waldo Ellison<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806195204/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806195204&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>pubblicato da Einaudi</div>
<div>pp. 604  &#8211;  euro 24</div>
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<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.facebook.com/marco.pizio" target="_blank">Recensione di Marco Pizio</a></div>
<div>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
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		<title>“Racconti di New York” di Maeve Brennan (Rizzoli)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 19:31:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;irlandese Maeve Brennan si trasferì, giovanissima, in America al seguito del padre. Molti anni dopo lei rimase a New York mentre la famiglia rimpatriava. Donna bellissima e inquieta, si sposò ma era un matrimonio destinato al fallimento; visse, col marito, in una elegante zona vicina al fiume Hudson, circa cinquanta chilometri a nord di New York. Per lungo tempo scrisse per la rubrica &#8220;Talk of the town&#8221;; gli ultimi anni della sua vita li trascorse allo sbando, senza una vera e propria dimora, ma per lo più nei bagni per signore della sede del giornale per cui lavorava. La raccolta &#8220;Racconti di New York&#8221; sembra seguire, quasi schematicamente, i diversi periodi che contraddistinsero la vita dell&#8217;autrice. La prima sezione del libro, intitolata “Una splendida vista sul fiume”, narra della cura maniacale in genere dedicata alla casa, simbolo del benessere e della felicità raggiunta: un insieme di racconti sulla vita che si svolge all&#8217;interno delle trentanove ville costruite vicino il fiume Hudson, tutte molto simili, che ospitano donne  altrettanto simili, ed in costante rivalità fra di loro. La casa coincide con l&#8217; identità sociale, tanto da non riuscire quasi a separarsi da essa, neppure per una vacanza. In queste ricche abitazioni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817040045/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817040045&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2549" title="racconti di new york maeve brennan bur rizzoli" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/1704004_0.jpg" alt="" width="190" height="292" /></a>L&#8217;irlandese <em>Maeve Brennan</em> si trasferì, giovanissima, in America al seguito del padre. Molti anni dopo lei rimase a New York mentre la famiglia rimpatriava. Donna bellissima e inquieta, si sposò ma era un matrimonio destinato al fallimento; visse, col marito, in una elegante zona vicina al fiume Hudson, circa cinquanta chilometri a nord di New York. Per lungo tempo scrisse per la rubrica <em>&#8220;Talk of the town&#8221;</em>; gli ultimi anni della sua vita li trascorse allo sbando, senza una vera e propria dimora, ma per lo più nei bagni per signore della sede del giornale per cui lavorava.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La raccolta <strong>&#8220;Racconti di New York&#8221;</strong> sembra seguire, quasi schematicamente, i diversi periodi che contraddistinsero la vita dell&#8217;autrice.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La prima sezione del libro, intitolata <em>“Una splendida vista sul fiume”</em>, narra della cura maniacale in genere dedicata alla casa, simbolo del benessere e della felicità raggiunta: un insieme di racconti sulla vita che si svolge all&#8217;interno delle trentanove ville costruite vicino il fiume Hudson, tutte molto simili, che ospitano donne  altrettanto simili, ed in costante rivalità fra di loro. La casa coincide con l&#8217; identità sociale, tanto da non riuscire quasi a separarsi da essa, neppure per una vacanza. In queste ricche abitazioni è fatto l&#8217;obbligo di organizzare ricevimenti e feste che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero rimanere nella storia. L&#8217;affermazione di sè si ottiene anche grazie alla costruzione di una pedana a ridosso del fiume, o allo svelamento (a picconate) di un camino murato, all&#8217;interno di una vecchia cucina. Addirittura vecchi scaldini, libri contabili, poltrone sfondate, se posti al centro dell&#8217;attenzione generale,  possono modificare sensibilmente il corso degli eventi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A parere di chi scrive, questa, fra le due, è di gran lunga la parte migliore della raccolta.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nella seconda parte del libro, <em>“Voci dalla città”</em>, la rotta si inverte: non più salotti curati e cucine lucidate a specchio dalle cameriere irlandesi, bensì luoghi del tutto anonimi, come le hall degli alberghi, ad esempio, nelle quali trionfa la fredda educazione degli addetti alla reception. Oppure  maleodoranti ascensori o cabine pubbliche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In ogni caso ci si sente soli, inadeguati, senza via d&#8217;uscita; neppure  un variopinto corteo di protesta sortisce l&#8217;effetto desiderato. Gli appartamenti sono dati in prestito, nulla appartiene ad alcuno. Si prova la sensazione di attraversare sì il mondo, senza però lasciare alcun segno del proprio passaggio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nei migliori ristoranti di New York, spesso uguali fra di loro, tanto da confondere gli avventori, i pasti si consumano in tutta fretta, leggendo svogliatamente un giornale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Le donne che Maeve descrive sono perennemente a dieta, attente all&#8217;aspetto ed al pettegolezzo. Mentre gli uomini? Quasi tutte figure marginali: distratti e francamente stanchi di avere a che fare con mogli o compagne nevrotiche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Anche se Brennan non citasse l&#8217;<em>Hotel Algonquin</em>, il pensiero correrebbe comunque a Dorothy Parker. Qualcosa, nello stile, accomuna le due scrittrici: conoscono sia l&#8217;amarezza che l&#8217;ironia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E, soprattutto, entrambe scrivono davvero bene.</div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><strong>&#8220;Racconti di New York&#8221;</strong> di Maeve Brennan<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817040045/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817040045&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Bur Rizzoli</p>
<p>pp. 184  &#8211;  euro 9,90</p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><a href="http://ilcapelvenere.blogspot.it/" target="_blank">Recensione di Clara Zangrandi</a></p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Le mille luci di New York&#8221; di Jay McInerney (Bompiani)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 21:05:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Milano degli aperitivi, delle modelle, dei businessmen stressati e cocainomani nella sua versione originale, a New York, negli anni ’80. Un libro breve e disincantato, scritto da un trentenne di allora, che fotografa la vita e la confusione di una generazione di giovani americani alle prese con un sogno diventato realtà: soldi, potere, protagonismo e neanche una minaccia all’orizzonte. Tutto quello per cui avevano tanto lavorato generazioni di genitori precedenti, oneste e fiduciose, ma decisamente poco trasgressive. Ora i figli sono al centro del mondo e si accontenterebbero di approfittarne ma ci sono degli effetti collaterali che nessuno aveva preso in considerazione: essere diventati belli ricchi e intelligenti di botto e tutti insieme, rende tutti sostituibili, tutti perdenti nei confronti di qualcun altro, tutti abbandonati da qualcuno, tutti in cerca di qualcuno che non troveranno mai perché sta cercando qualcun altro di migliore. In una girandola di situazioni scenografiche, uffici di vetro, capi impietosi, mogli bellissime, tizie rasate, divorzi, alcol, droga e locali trendy, non c’è più niente da costruire ma solo colpi da parare mentre si cerca di sopravvivere tra una gratificazione e l’altra, cercando di ignorare il senso di inadeguatezza e il “senso di morte strisciante” che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845243672/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845243672&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2401" title="le mille luci di new york jay mcinerney bompiani " src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/05/mille-luci.jpg" alt="bompiani mcinerney jay mille luci new york" width="190" height="294" /></a>La Milano degli aperitivi, delle modelle, dei businessmen stressati e cocainomani nella sua versione originale, a New York, negli anni ’80.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro breve e disincantato, scritto da un trentenne di allora, che fotografa la vita e la confusione di una generazione di giovani americani alle prese con un sogno diventato realtà: soldi, potere, protagonismo e neanche una minaccia all’orizzonte. Tutto quello per cui avevano tanto lavorato generazioni di genitori precedenti, oneste e fiduciose, ma decisamente poco trasgressive.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora i figli sono al centro del mondo e si accontenterebbero di approfittarne ma ci sono degli effetti collaterali che nessuno aveva preso in considerazione: essere diventati belli ricchi e intelligenti di botto e tutti insieme, rende tutti sostituibili, tutti perdenti nei confronti di qualcun altro, tutti abbandonati da qualcuno, tutti in cerca di qualcuno che non troveranno mai perché sta cercando qualcun altro di migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">In una girandola di situazioni scenografiche, uffici di vetro, capi impietosi, mogli bellissime, tizie rasate, divorzi, alcol, droga e locali trendy, non c’è più niente da costruire ma solo colpi da parare mentre si cerca di sopravvivere tra una gratificazione e l’altra, cercando di ignorare il senso di inadeguatezza e il <em>“senso di morte strisciante”</em> che si fa sempre più forte, specialmente quando si è fatti, sono le 6 di una mattina lavorativa e manca solo un’ora al prossimo licenziamento in tronco.</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile anche cercare di capire la verità su sé stessi, decidere cosa ci piace e prendere le distanze da questo mondo, perché improvvisamente ci si accorge che non ne è rimasto nessun altro. E il senso di morte strisciante rimane.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora tutti a tornare di corsa dalla mamma vedova, sperando che si prenda qualche responsabilità e che ci confermi che è tutta colpa della nostra infanzia difficile. Ma lei, che sta morendo davvero, dirà che va tutto bene e che così è la vita, lasciandoci soli a finire una civiltà dal passato glorioso e dal futuro oramai consumato per sempre.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le mille luci di New York&#8221;</strong> di Jay McInerney<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845243672/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845243672&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Bompiani</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 158  &#8211;  euro 8</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://loredanademichelis.blogspot.com" target="_blank">Recensione di Loredana de Michelis</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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