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	<title>Scritti da Voi &#187; Passagen | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;La religione dei consumi&#8221; di George Ritzer (Il Mulino)</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 10:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nelle epoche precedenti erano i mezzi di produzione a predominare, ma al giorno d&#8217;oggi la supremazia è passata ai mezzi di consumo, così che il centro commeciale ha rimpiazzato la fabbrica come struttura caratteristica dell&#8217;epoca [&#8230;]”. Questa citazione racchiude l&#8217;intento ultimo del saggio di George Ritzer La religione dei consumi: il docente dell&#8217;Università del Maryland si propone infatti di indagare l&#8217;aspetto rituale che il consumismo è venuto ad assumere in questi ultimi anni. Per farlo, egli focalizza la propria attenzione sui luoghi nei quali il consumo avviene, lasciando in secondo piano la figura del consumatore e del consumo inteso in senso lato. Un&#8217;attenta osservazione sociologica rivela come quest&#8217;ultimo avvenga secondo dinamiche rituali che, per certi versi, richiamano quelle tipiche della religione. Fondamentale nel capitalismo contemporaneo è dunque l&#8217;incanto che da queste pratiche deriva, e che le “cattedrali del consumo” vengono a creare. Si tratta di un modello tipicamente americano, il quale è stato esportato, grazie alla globalizzazione, in tutti i paesi toccati dalla cosiddetta civilizzazione occidentale, e prevede che ogni luogo pubblico muti la propria struttura in senso consumistico. Impianti sportivi, musei, ospedali, università, le stesse abitazioni private sono invasi dalla pubblicità, nonchè dotati di innumerevoli strumenti, i quali in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/04/la-religione-dei-consumi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1748" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/04/la-religione-dei-consumi.jpg" alt="la religione dei consumi george ritzer il mulino " width="190" height="309" /></a>“Nelle epoche precedenti erano i mezzi di produzione a predominare, ma al giorno d&#8217;oggi la supremazia è passata ai mezzi di consumo, così che il centro commeciale ha rimpiazzato la fabbrica come struttura caratteristica dell&#8217;epoca [&#8230;]”</em>. Questa citazione racchiude l&#8217;intento ultimo del saggio di <em>George Ritzer</em> <strong>La religione dei consumi</strong>: il docente dell&#8217;Università del Maryland si propone infatti di indagare l&#8217;aspetto rituale che il consumismo è venuto ad assumere in questi ultimi anni. Per farlo, egli focalizza la propria attenzione sui luoghi nei quali il consumo avviene, lasciando in secondo piano la figura del consumatore e del consumo inteso in senso lato. Un&#8217;attenta osservazione sociologica rivela come quest&#8217;ultimo avvenga secondo dinamiche rituali che, per certi versi, richiamano quelle tipiche della religione. Fondamentale nel capitalismo contemporaneo è dunque l&#8217;incanto che da queste pratiche deriva, e che le “cattedrali del consumo” vengono a creare. Si tratta di un modello tipicamente americano, il quale è stato esportato, grazie alla globalizzazione, in tutti i paesi toccati dalla cosiddetta civilizzazione occidentale, e prevede che ogni luogo pubblico muti la propria struttura in senso consumistico. Impianti sportivi, musei, ospedali, università, le stesse abitazioni private sono invasi dalla pubblicità, nonchè dotati di innumerevoli strumenti, i quali in fin dei conti ci impongono il consumo come unico <em>modus vivendi</em>.  La prassi che ha come risultato prima la creazione, poi l&#8217;esportazione di questo incanto, funziona in base a delle invarianti, potenzialmente reiterabili all&#8217;infinito: regolarità, prevedibilità e ripetitività sono gli elementi irrinunciabili per qualsiasi cattedrale del consumo, che hanno come risultato immediato un potere attrattivo indiscusso nei confronti del consumatore. Tuttavia, secondo Ritzer, non bisogna dimenticare l&#8217;altro lato della medaglia, apparentemente lucente e priva di ombre. Se la razionalizzazione forzata del funzionamento dei luoghi del consumo crea l&#8217;incanto che serve a vendere più facilmente, d&#8217;altra parte crea disincanto, perchè quel tipo di “magia” proposta appare immediatamente come posticcia, falsa. L&#8217;autore analizza l&#8217;effetto psicologico che questi centri esercitano nei confronti di chi li popola, e nel fare questo scopre come l&#8217;ottimismo forzato, la pulizia e la razionalità estrema che li contraddistingue svelino il loro carattere ingannevole, che causa disincanto. Qui Ritzer assume come propria, senza peraltro citarla, l&#8217;analisi dialettica che Benjamin ha compiuto nei <em>Passagen</em>, opera nella quale era proprio quell&#8217;incanto creato dal capitalismo a venire svelato come intrinsecamente contraddittorio. Il problema è che il paragone tra i due autori si ferma qui, perchè Ritzer evita accuratamente di portare il suo discorso ad un punto risolutivo, muovendosi troppo superficialmente sull&#8217;insidiosa selva concettuale nella quale ha scelto di addentrarsi. Il saggio ha un tema interessante ed originale, e presenta alcuni aspetti positivi, come l&#8217;abbondanza di fonti e citazioni e la descrizione dettagliata di pratiche commerciali contemporanee, diffuse negli Stati Uniti e non ancora esportate in Europa. Oltre a questo, è da notare una certa attenzione allo sviluppo storico del capitalismo americano, che arricchisce il valore informativo del testo. La tecnica, tipicamente analitica, della ripetizione e del riassunto facilita la lettura, anche se a volte essa risulta vagamente sgradevole a causa delle numerose ripetizioni e ridondanze. Sicuramente si tratta di un testo interessante per chi voglia approfondire gli aspetti sociologici che caratterizzano i luoghi descritti, ma resta carente dal punto di vista teorico e concettuale. Per questo motivo, alla fine della lettura rimane un pò l&#8217;amaro in bocca, perchè gli spunti filosoficamente più interessanti sono lasciati a se stessi, non vengono mai analizzati fino in fondo pur essendo, in potenza, molto utili per capire il nuovo volto che il capitalismo occidentale ha assunto negli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;La religione dei consumi&#8221;</strong> di George Ritzer<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8815105255/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8815105255" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">edito da Il Mulino</p>
<p style="text-align: justify">pp. 250  &#8211;  euro 17</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://facebook.com/riccardo.motti1" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
<p style="text-align: justify">
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