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	<title>Scritti da Voi &#187; recensione clara zangrandi | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Accabadora&#8221; di Michela Murgia (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2013 16:19:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La pratica di lasciare i propri figli alla cura di terze persone fu abbastanza usuale in Italia, e non solo in Sardegna. Lo scopo era quello di proteggere i più piccoli: solitamente, il bambino che viveva nell&#8217;indigenza veniva accolto da una famiglia benestante e allevato come un figlio. Maria, ad appena sei anni viene sottratta ad una sicura vita di stenti e affidata a Bonaria, che è sola e prossima ad una facoltosa vecchiaia. La bambina e la sua nuova madre, pur conservando una sorta di pudore reciproco, imparano a volersi bene, a tenersi compagnia, ad avere fiducia l&#8217;una nell&#8217;altra. Uniscono le loro solitudini, conservando la rispettiva individualità. Fra di loro il pudore frena sempre gli slanci più sinceri, anche se questo non impedisce il formarsi di una vera e propria unione di anime. Michela Murgia racconta una Sardegna nera come la pece, a cominciare dall&#8217;immagine di copertina. Il volto di una ragazzina immerso nelle tenebre è rischiarato solo dalla luce delle candele. E nere sono le vesti, neri gli scialli, neri i capelli e scuri gli occhi &#8211; e profondissimi – delle donne che popolano il romanzo. Scordiamoci il mare cristallino e le spiagge inondate di sole: qui, la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/886621311X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=886621311X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2811" title="michela murgia einaudi accabadora" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Copia-di-accabadora.jpg" alt="accabadora murgia einaudi" width="190" height="292" /></a>La pratica di lasciare i propri figli alla cura di terze persone fu abbastanza usuale in Italia, e non solo in Sardegna. Lo scopo era quello di proteggere i più piccoli: solitamente, il bambino che viveva nell&#8217;indigenza veniva accolto da una famiglia benestante e allevato come un figlio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Maria, ad appena sei anni viene sottratta ad una sicura vita di stenti e affidata a Bonaria, che è sola e prossima ad una facoltosa vecchiaia. La bambina e la sua nuova madre, pur conservando una sorta di pudore reciproco, imparano a volersi bene, a tenersi compagnia, ad avere fiducia l&#8217;una nell&#8217;altra. Uniscono le loro solitudini, conservando la rispettiva individualità. Fra di loro il pudore frena sempre gli slanci più sinceri, anche se questo non impedisce il formarsi di una vera e propria <em>unione di anime</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Michela Murgia</em> racconta una Sardegna nera come la pece, a cominciare dall&#8217;immagine di copertina. Il volto di una ragazzina immerso nelle tenebre è rischiarato solo dalla luce delle candele. E nere sono le vesti, neri gli scialli, neri i capelli e scuri gli occhi &#8211; e profondissimi – delle donne che popolano il romanzo. Scordiamoci il mare cristallino e le spiagge inondate di sole: qui, la vera protagonista è la notte. L&#8217;oscurità è complice delle azioni più o meno lecite dei personaggi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il linguaggio dell&#8217;autrice non è immediato: lei utilizza <em>“il suo sardo”</em> ed è il lettore che, poco alla volta, vi si adatta.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>&#8220;La notte di Ognissanti. Quando la porta viene lasciata aperta per la cena delle anime, voi potete entrare e uscire senza sospetto!&#8221;</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Superstizioni, lamentazioni in versi, credenze; a Soreni sopravvivono rituali antichissimi che sembrano avere fermato il tempo nonostante l&#8217;azione si compia nella seconda metà del Novecento.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quando Maria si reca a Torino, la descrizione della fredda città la fa comunque risaltare, al confronto di Soreni: Torino sembra avere più colore e vita.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L&#8217;intrico delle strade dei paesini sardi, quelle segnate seguendo il capriccioso percorso costituito dalle case preesistenti, nel capoluogo piemontese è sostituito da un perfetto reticolato,  assolutamente regolare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il centro della città costruito in base ai dettami dell&#8217;urbanistica romana, il suo nitore, la modernità di Torino non devono però trarre in inganno; l&#8217;autrice ci ricorda che un&#8217;apparente regolarità non deve necessariamente fornire alcuna certezza, né protezione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Se inizialmente Maria fuggirà al suo destino, poi vi farà ritorno. Assolverà al suo dovere di <em>figlia d&#8217;anima</em>, rispettando un patto non scritto, ma conosciuto da tutti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Tornerà e si prenderà cura di sua madre, l&#8217;<em>Accabadora, colei che finisce</em>.</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"><em> </em></span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Accabadora&#8221;</strong> di Michela Murgia<a href="http://www.amazon.it/gp/product/886621311X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=886621311X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Einaudi</div>
<div>pp. 164  &#8211;  euro 13</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"><em> </em></span></p>
</div>
<div><a href="http://ilcapelvenere.blogspot.com/" target="_blank">Recensione di Clara Zangrandi</a></div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"><em> </em></span></p>
</div>
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		<title>“Il senso di una fine” di Julian Barnes (Einaudi)</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jul 2013 14:26:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo romanzo breve ha vinto il più importante premio letterario inglese, il Man Booher Prize. Julian Barnes, considerato un esponente della letteratura postmoderna, rivela uno stile semplice, scarno ed elegante al tempo stesso. Ormai giunto intorno ai sessant&#8217;anni, Tony Webster riceve una piccola eredità: il diario di un lontano amico e compagno di studi, unito ad una modica somma di danaro. Tony è stato citato nel testamento di una signora &#8211; forse un poco eccentrica &#8211; da lui incontrata una sola volta, quarant&#8217;anni addietro. Adrian, l&#8217;autore del diario, il più brillante e conteso fra i suoi amici, li lasciò molto presto, morendo suicida a ventidue anni. Lo stesso Tony ammette la propria inferiorità rispetto ad Adrian; laureatosi in storia, il destino, in realtà, non gli ha riservato eventi epici: un matrimonio, un divorzio, la pensione, la solitudine. Nondimeno il suo bilancio è positivo: una vita trascorsa “nella media”, ma, in conclusione,  soddisfacente. Volgendosi al passato, guarda con discreta indulgenza allo studente che fu, a colui che, con semplicità, asseriva come la Storia fosse costituita solo dalle menzogne dei vincitori. “Da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri”. (Julian Barnes) Il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806211560/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806211560&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2659" title="il senso di una fine julian barnes einaudi" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/images1.jpg" alt="barnes senso di una fine einaudi" width="190" height="306" /></a>Questo romanzo breve ha vinto il più importante premio letterario inglese, il <em>Man Booher Prize</em>. <em>Julian Barnes</em>, considerato un esponente della letteratura postmoderna, rivela uno stile semplice, scarno ed elegante al tempo stesso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ormai giunto intorno ai sessant&#8217;anni, Tony Webster riceve una piccola eredità: il diario di un lontano amico e compagno di studi, unito ad una modica somma di danaro. Tony è stato citato nel testamento di una signora &#8211; forse un poco eccentrica &#8211; da lui incontrata una sola volta, quarant&#8217;anni addietro.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Adrian, l&#8217;autore del diario, il più brillante e conteso fra i suoi amici, li lasciò molto presto, morendo suicida a ventidue anni.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Lo stesso Tony ammette la propria inferiorità rispetto ad Adrian; laureatosi in storia, il destino, in realtà, non gli ha riservato eventi epici: un matrimonio, un divorzio, la pensione, la solitudine. Nondimeno il suo bilancio è positivo: una vita trascorsa “nella media”, ma, in conclusione,  soddisfacente. Volgendosi al passato, guarda con discreta indulgenza allo studente che fu, a colui che, con semplicità, asseriva come la Storia fosse costituita solo dalle menzogne dei vincitori.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>“Da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri”.</em> (Julian Barnes)</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il futuro che ci si inventa da giovani è necessario per affrontare gli imprevisti della vita: ci aiuta a proseguire nel cammino, convinti che possa sempre capitarci qualcosa di straordinario. Col trascorrere degli anni, quando il futuro si trasforma nel nostro vissuto, si tende ugualmente ad abbellirlo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Il senso di una fine</em> è posto più volte al centro dell&#8217;attenzione: un ragazzino di sedici anni, compagno di scuola di allora, morto impiccato, e il suicidio di Adrian, la cui vita sembrava indirizzata verso una gloriosa meta.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">I minimi dettagli con i quali si prepara un suicidio, sono sufficienti a dare di esso una spiegazione? E se un evento recente e circostanziato non riesce comunque del tutto comprensibile, come può la Storia spiegare fatti più lontani nel tempo e privi di attendibili testimonianze?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Questi non sono gli unici interrogativi che l&#8217;autore pone al lettore.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dal passato riemerge Veronica, la fidanzata di un tempo, con la quale Tony visse un&#8217;intensa e contrastante storia d&#8217;amore. Suo malgrado, è lei che riporta a galla antiche questioni, costringendo Tony a riflettere su cosa successe realmente all&#8217;epoca.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il periodo trascorso assieme è rivisto attraverso un&#8217;altra prospettiva: episodi allora quasi irrilevanti, acquistano un diverso valore, una nuova accezione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Solo adesso il protagonista comprende di avere valutato (e abbellito) il suo passato da un solo punto di vista: il suo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Anche se Tony Webster scoprirà troppo tardi la vera ragione della morte di Adrian, potrà comunque farne tesoro: dal momento che la storia di ognuno di noi è unica, sforziamoci di trovare per essa una risposta, un significato; un senso. Prima che giunga la fine.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il senso di una fine&#8221;</strong> di Julian Barnes<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806211560/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806211560&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Einaudi</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 152  &#8211;  euro 17,50</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://ilcapelvenere.blogspot.it" target="_blank">Recensione di Clara Zangrandi</a></div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
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		<title>“Racconti di New York” di Maeve Brennan (Rizzoli)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 19:31:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;irlandese Maeve Brennan si trasferì, giovanissima, in America al seguito del padre. Molti anni dopo lei rimase a New York mentre la famiglia rimpatriava. Donna bellissima e inquieta, si sposò ma era un matrimonio destinato al fallimento; visse, col marito, in una elegante zona vicina al fiume Hudson, circa cinquanta chilometri a nord di New York. Per lungo tempo scrisse per la rubrica &#8220;Talk of the town&#8221;; gli ultimi anni della sua vita li trascorse allo sbando, senza una vera e propria dimora, ma per lo più nei bagni per signore della sede del giornale per cui lavorava. La raccolta &#8220;Racconti di New York&#8221; sembra seguire, quasi schematicamente, i diversi periodi che contraddistinsero la vita dell&#8217;autrice. La prima sezione del libro, intitolata “Una splendida vista sul fiume”, narra della cura maniacale in genere dedicata alla casa, simbolo del benessere e della felicità raggiunta: un insieme di racconti sulla vita che si svolge all&#8217;interno delle trentanove ville costruite vicino il fiume Hudson, tutte molto simili, che ospitano donne  altrettanto simili, ed in costante rivalità fra di loro. La casa coincide con l&#8217; identità sociale, tanto da non riuscire quasi a separarsi da essa, neppure per una vacanza. In queste ricche abitazioni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817040045/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817040045&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2549" title="racconti di new york maeve brennan bur rizzoli" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/1704004_0.jpg" alt="" width="190" height="292" /></a>L&#8217;irlandese <em>Maeve Brennan</em> si trasferì, giovanissima, in America al seguito del padre. Molti anni dopo lei rimase a New York mentre la famiglia rimpatriava. Donna bellissima e inquieta, si sposò ma era un matrimonio destinato al fallimento; visse, col marito, in una elegante zona vicina al fiume Hudson, circa cinquanta chilometri a nord di New York. Per lungo tempo scrisse per la rubrica <em>&#8220;Talk of the town&#8221;</em>; gli ultimi anni della sua vita li trascorse allo sbando, senza una vera e propria dimora, ma per lo più nei bagni per signore della sede del giornale per cui lavorava.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La raccolta <strong>&#8220;Racconti di New York&#8221;</strong> sembra seguire, quasi schematicamente, i diversi periodi che contraddistinsero la vita dell&#8217;autrice.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La prima sezione del libro, intitolata <em>“Una splendida vista sul fiume”</em>, narra della cura maniacale in genere dedicata alla casa, simbolo del benessere e della felicità raggiunta: un insieme di racconti sulla vita che si svolge all&#8217;interno delle trentanove ville costruite vicino il fiume Hudson, tutte molto simili, che ospitano donne  altrettanto simili, ed in costante rivalità fra di loro. La casa coincide con l&#8217; identità sociale, tanto da non riuscire quasi a separarsi da essa, neppure per una vacanza. In queste ricche abitazioni è fatto l&#8217;obbligo di organizzare ricevimenti e feste che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero rimanere nella storia. L&#8217;affermazione di sè si ottiene anche grazie alla costruzione di una pedana a ridosso del fiume, o allo svelamento (a picconate) di un camino murato, all&#8217;interno di una vecchia cucina. Addirittura vecchi scaldini, libri contabili, poltrone sfondate, se posti al centro dell&#8217;attenzione generale,  possono modificare sensibilmente il corso degli eventi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A parere di chi scrive, questa, fra le due, è di gran lunga la parte migliore della raccolta.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nella seconda parte del libro, <em>“Voci dalla città”</em>, la rotta si inverte: non più salotti curati e cucine lucidate a specchio dalle cameriere irlandesi, bensì luoghi del tutto anonimi, come le hall degli alberghi, ad esempio, nelle quali trionfa la fredda educazione degli addetti alla reception. Oppure  maleodoranti ascensori o cabine pubbliche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In ogni caso ci si sente soli, inadeguati, senza via d&#8217;uscita; neppure  un variopinto corteo di protesta sortisce l&#8217;effetto desiderato. Gli appartamenti sono dati in prestito, nulla appartiene ad alcuno. Si prova la sensazione di attraversare sì il mondo, senza però lasciare alcun segno del proprio passaggio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nei migliori ristoranti di New York, spesso uguali fra di loro, tanto da confondere gli avventori, i pasti si consumano in tutta fretta, leggendo svogliatamente un giornale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Le donne che Maeve descrive sono perennemente a dieta, attente all&#8217;aspetto ed al pettegolezzo. Mentre gli uomini? Quasi tutte figure marginali: distratti e francamente stanchi di avere a che fare con mogli o compagne nevrotiche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Anche se Brennan non citasse l&#8217;<em>Hotel Algonquin</em>, il pensiero correrebbe comunque a Dorothy Parker. Qualcosa, nello stile, accomuna le due scrittrici: conoscono sia l&#8217;amarezza che l&#8217;ironia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E, soprattutto, entrambe scrivono davvero bene.</div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><strong>&#8220;Racconti di New York&#8221;</strong> di Maeve Brennan<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817040045/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817040045&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Bur Rizzoli</p>
<p>pp. 184  &#8211;  euro 9,90</p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><a href="http://ilcapelvenere.blogspot.it/" target="_blank">Recensione di Clara Zangrandi</a></p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;Le vergini suicide&#8221; di Jeffrey Eugenides (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 19:51:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando l&#8217;epilogo è già contenuto nel titolo di un libro, si presume che il testo non riservi molte sorprese. Allo stesso modo, se la storia riguarda la morte di cinque ragazze, inevitabilmente si affronterà la lettura con una certa predisposizione d&#8217;animo. L&#8217;autore Jeffrey Eugenides, con discreta maestria, riesce ugualmente a cogliere l&#8217;attenzione del lettore, a creare l&#8217;attesa. Le cinque sorelle Lisbon sono descritte sommariamente: ciascuna si distingue forse per un paio di caratteristiche fisiche o caratteriali, ma in realtà, il vero protagonista è il gruppo, l&#8217;unione di tutte loro. Un altro gruppo, questa volta di maschi, compagni di scuola delle giovani, costituisce la voce narrante del romanzo: costoro, volgendo lo sguardo al passato, vanno alla ricerca di una spiegazione plausibile di quanto successe all&#8217;epoca. La storia è ambientata in una non meglio precisata cittadina americana, a ridosso di un lago, intorno agli anni settanta. È la stessa casa dei Lisbon a delineare la parabola discendente di coloro che la abitano. Unico elemento visibile (la vita che si conduce al suo interno è preclusa alla vista dei passanti e dei vicini), l&#8217;abitazione diviene il punto focale della storia. Attorno a questa dimora, della quale si descrive via via, e assai minuziosamente, lo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804583614/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804583614&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2451" title="le vergini suicide jeffrey eugenides mondadori" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/05/leverginisuicide1-200x309.jpg" alt="jeffrey eugenides mondadori le vergini suicide" width="190" height="294" /></a>Quando l&#8217;epilogo è già contenuto nel titolo di un libro, si presume che il testo non riservi molte sorprese. Allo stesso modo, se la storia riguarda la morte di cinque ragazze, inevitabilmente si affronterà la lettura con una certa predisposizione d&#8217;animo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L&#8217;autore <em>Jeffrey Eugenides</em>, con discreta maestria, riesce ugualmente a cogliere l&#8217;attenzione del lettore, a creare l&#8217;attesa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Le cinque sorelle Lisbon sono descritte sommariamente: ciascuna si distingue forse per un paio di caratteristiche fisiche o caratteriali, ma in realtà, il vero protagonista è il gruppo, l&#8217;unione di tutte loro. Un altro gruppo, questa volta di maschi, compagni di scuola delle giovani, costituisce la voce narrante del romanzo: costoro, volgendo lo sguardo al passato, vanno alla ricerca di una spiegazione plausibile di quanto successe all&#8217;epoca. La storia è ambientata in una non meglio precisata cittadina americana, a ridosso di un lago, intorno agli anni settanta.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È la stessa casa dei Lisbon a delineare la parabola discendente di coloro che la abitano.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Unico elemento visibile (la vita che si conduce al suo interno è preclusa alla vista dei passanti e dei vicini), l&#8217;abitazione diviene il punto focale della storia. Attorno a questa dimora, della quale si descrive via via, e assai minuziosamente, lo sfacelo,  si  creano congetture di ogni tipo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Qualcosa di simile viene raccontato nel romanzo di Harper Lee <em>&#8220;Il buio oltre la siepe&#8221;</em>: la casa è il solo anello di congiunzione fra chi vi vive segregato ed il resto del mondo; anche in questa circostanza vi è una stretta relazione fra il declino dell&#8217;immobile e l&#8217;infelice vita condotta al suo interno.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il primo suicidio, quello di Cecilia, la più piccola, segna il punto di non ritorno: dopo di allora, la rispettabile famiglia Lisbon non sarà più la stessa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dopo l&#8217;iniziale, vano, tentativo di continuare a condurre una vita normale, tutti i membri della famiglia si arrenderanno, incluse le figlie, sebbene inizialmente più riluttanti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">S&#8217;intuisce facilmente quanto sia difficile, per le ragazzine, guadagnarsi uno scampolo di libertà, soprattutto rispetto a quella goduta, al tempo, dai maschi loro coetanei.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È invece difficile capire quanto la prigionia nella quale si riduce l&#8217;intera famiglia sia effettivamente consapevole e desiderata.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Se da una parte l&#8217;incuria devasta l&#8217;esterno della casa, dall&#8217;altra parte, al suo interno, questa  si riempie di  oggetti, all’inverosimile.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Tutto è permeato dalla presenza delle sorelle, costrette in angusti spazi:  vestiti, prodotti di bellezza, terraglie, cibo, rifiuti, sembrano riprodursi senza posa, quasi a compensare, nell’abbondanza, la vita di chi la abita, che invece si svuota gradualmente di significato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Tutti i tentativi di salvare Lux, Bonnie, Mary e Therese cadranno a vuoto, ed i ragazzi potranno solo continuare a fantasticare davanti alla porta di casa loro, che resterà costantemente chiusa, con le cortine abbassate.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le vergini suicide&#8221;</strong> di Jeffrey Eugenides<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804583614/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804583614&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Mondadori</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 213  &#8211;  euro 9.50</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://ilcapelvenere.blogspot.it/" target="_blank">Recensione di Clara Zangrandi</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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