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	<title>Scritti da Voi &#187; riccardo motti recensione | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Il lungo addio&#8221; di Raymond Chandler (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jun 2012 20:36:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Non vidi mai più nessuno di loro&#8230; eccettuati i poliziotti. Il sistema per dir loro addio non è stato ancora inventato”. Così si conclude &#8220;Il lungo addio&#8221;, a mio parere l’ultimo vero romanzo che vede protagonista l’investigatore privato Philip Marlowe (il successivo “Playback” è infatti l’adattamento di una sceneggiatura), il quale conclude la saga cominciata con “Il grande sonno”. E il congedo non è certo dei più allegri. Non un barlume di luce pare brillare tra la notte perenne che sembra avvolgere la California chandleriana. Il nostro eroe si ritrova ad avere a che fare con un esercito di marionette, le quali si muovono meccanicamente, imitando ciò che un tempo erano conosciute come relazioni interpersonali. Come al solito, Marlowe si mette nei guai da solo, per colpa della sua adorbaile testardaggine che lo porta a credere ancora nell’esistenza dell’innocenza, in una sorta di dogma della purezza che ignora l’evidenza della realtà. L’amicizia con Terry Lennox nasce per caso, dopo un incontro casuale fuori da un locale di lusso di Los Angeles. Cosa diavolo ci faccia Marlowe lì fuori, non ci è dato di sapere: probabilmente è quell’attrazione verso il male che, se da una parte è diretta conseguenza del lavoraccio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/06/il-lungo-addio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1866" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/06/il-lungo-addio.jpg" alt="il lungo addio raymond chandler feltrinelli" width="190" height="301" /></a>“Non vidi mai più nessuno di loro&#8230; eccettuati i poliziotti. Il sistema per dir loro addio non è stato ancora inventato”.</em></p>
<p style="text-align: justify">Così si conclude <strong>&#8220;Il lungo addio&#8221;</strong>, a mio parere l’ultimo vero romanzo che vede protagonista l’investigatore privato Philip Marlowe (il successivo <em>“Playback”</em> è infatti l’adattamento di una sceneggiatura), il quale conclude la saga cominciata con <em>“Il grande sonno”</em>. E il congedo non è certo dei più allegri. Non un barlume di luce pare brillare tra la notte perenne che sembra avvolgere la California chandleriana. Il nostro eroe si ritrova ad avere a che fare con un esercito di marionette, le quali si muovono meccanicamente, imitando ciò che un tempo erano conosciute come relazioni interpersonali. Come al solito, Marlowe si mette nei guai da solo, per colpa della sua adorbaile testardaggine che lo porta a credere ancora nell’esistenza dell’innocenza, in una sorta di dogma della purezza che ignora l’evidenza della realtà. L’amicizia con Terry Lennox nasce per caso, dopo un incontro casuale fuori da un locale di lusso di Los Angeles. Cosa diavolo ci faccia Marlowe lì fuori, non ci è dato di sapere: probabilmente è quell’attrazione verso il male che, se da una parte è diretta conseguenza del lavoraccio che si è scelto, dall’altra è anche la sua condanna. O forse, più semplicemente, il male è dappertutto, e il nostro non fa che incontrarlo per una necessità meccanica. Sta di fatto che Lennox capita alle 5 del mattino a casa di Marlowe, con una pistola e una richiesta: portarlo a Tijuana. Ovviamente, è nei guai fino al collo. Il privato sente puzza di guai, ma si può rifiutare un favore ad un amico? La sua dannata etica glielo impedisce. Sale in macchina e fa quello che Terry gli chiede. Al suo ritorno, gli sbirri lo stanno già aspettando, lo portano dentro e lo tempestano di domande, perchè Lennox è ricercato per omicidio. Dopo qualche giorno, la svolta: il cadavere dell’amico viene ritrovato, con tanto di confessione. Ma la storia è troppo perfetta, viene messa a tacere troppo in fretta, e Marlowe, da inguaribile sentimentale, si mette in testa che il suo amico sia innocente, che l’abbiano incastrato. Da quel momento comincia il lungo addio, dall’amico defunto così come da tutte le (poche) certezze che il nostro mantiene nei confronti del mondo sporco e corrotto per il quale prova disgusto ma da cui, al tempo stesso, è attratto come una falena dal fuoco. A questo punto, bruciarsi diventa un atto rituale.</p>
<div style="text-align: justify">Nel descrivere l’affannosa ricerca della verità da parte del protagonista, <em>Chandler</em> da vita al suo capolavoro: una trama densa, arricchita da personaggi memorabili e numerosi colpi di scena (da brividi quello finale), fa da sfondo ai dialoghi asciutti, il cui stile ricorda quello di Hemingway. I diversi fili narrativi sono sapientemente intrecciati dallo scrittore, in questa opera che è una sorta di poema epico della negatività. L’amicizia virile è infatti il tema centrale, arcolaio sul quale si dipana la matassa della trama, parte delle invariabili del poema epico fin dai tempi dell’Iliade, fin dalla storia di Patroclo ed Achille. Questo è l’appiglio al quale Marlowe si rivolge, dopo essere stato profondamente deluso dalle esperienze narrate nei libri antecedenti. Disilluso come non mai e conscio del nulla che lo circonda, egli rifiuta di credere che anche quest’ultimo e fondamentale valore sia venuto meno. Per questo mette a repentaglio, come mai aveva fatto prima, la sua reputazione, il suo futuro, la sua indispensabile licenza, ultimo contatto con un mondo che non riconosce più come proprio. Il destino di questo tentativo estremo è scritto nel modo stesso in cui viene operato, e alla fine l’investigatore si ritroverà di nuovo, e stavolta definitivamente, solo. Tuttavia, ciò non significa che l’intenzione che lo ha mosso non sia lodevole, che la sua caduta non sia commovente.</div>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;Il lungo addio&#8221;</strong> di Raymond Chandler<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807811774/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807811774" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify">pp. 313  &#8211;  euro 8</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://riccardomotti.wordpress.com/" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>&#8220;Coraline&#8221; di Neil Gaiman (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 14:47:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci troviamo in un sistema economico che impone alle famiglie di spostarsi, ai genitori di una bimba di trasferisi di città in città, nella costante ricerca di un migliore trattamento economico, della possibilità di costruire un futuro. Ma, in questo costante divenire, si rischia di venire a contatto con presenze che andrebbero lasciate in pace, si aprono porte che qualcuno ha avuto l&#8217;accortezza di celare. Si tratta di un vecchio clichè della narrativa horror: una famiglia si trasferisce in una nuova abitazione, magari attratta dal prezzo incredibilmente conveniente rispetto alle dimensioni e alla posizione della casa. La piccola Coraline deve lasciare i suoi migliori amici per seguire il padre, uomo in carriera completamente assorto dalla sua occupazione, e la madre, controllore inflessibile dell&#8217;impegno profuso dal consorte per migliorare la propria posizione. L&#8217;abbandono della vita che era avviene in fretta, giusto il tempo di un viaggio. Poi la macchina si ferma, si scaricano le valigie, si incominciano i piccoli lavori di restauro necessari per rendere la magione un posto veramente abitabile. La madre non vuole la piccola tra i piedi, la manda in esplorazione con un pretesto, da sola. E qui, nella più completa solitudine, Coraline scopre quella piccola porta. Quasi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-1798" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/06/coraline-book.jpg" alt="coraline neil gaiman mondadori" width="190" height="253" />Ci troviamo in un sistema economico che impone alle famiglie di spostarsi, ai genitori di una bimba di trasferisi di città in città, nella costante ricerca di un migliore trattamento economico, della possibilità di costruire un futuro. Ma, in questo costante divenire, si rischia di venire a contatto con presenze che andrebbero lasciate in pace, si aprono porte che qualcuno ha avuto l&#8217;accortezza di celare. Si tratta di un vecchio <em>clichè</em> della narrativa horror: una famiglia si trasferisce in una nuova abitazione, magari attratta dal prezzo incredibilmente conveniente rispetto alle dimensioni e alla posizione della casa. La piccola Coraline deve lasciare i suoi migliori amici per seguire il padre, uomo in carriera completamente assorto dalla sua occupazione, e la madre, controllore inflessibile dell&#8217;impegno profuso dal consorte per migliorare la propria posizione. L&#8217;abbandono della vita che era avviene in fretta, giusto il tempo di un viaggio. Poi la macchina si ferma, si scaricano le valigie, si incominciano i piccoli lavori di restauro necessari per rendere la magione un posto veramente abitabile. La madre non vuole la piccola tra i piedi, la manda in esplorazione con un pretesto, da sola. E qui, nella più completa solitudine, Coraline scopre quella piccola porta. Quasi invisibile, confusa con la tappezzeria, e così piccola che per poterla attraversare occorre mettersi a carponi. La bimba è curiosa ma la porta non si apre, è chiusa da una chiave che la madre si rifiuta di darle, forse vagamente preoccupata della strana effige di un bottone che campeggia su di essa. Ma il richiamo è troppo forte, Coraline è una bimba molto vispa ed intraprendente, non si lascia certo abbattere da una simile difficoltà. Approfittando della cronica distrazione della madre e dell&#8217;assenza, altrettanto cronica, del padre, riesce a prendere la chiave. Durante il giorno, la porta rivela soltanto un invalicabile muro di mattoni: il mondo che nasconde esiste solo di notte, e Coraline lo scoprirà presto. Là dietro si trova una riproduzione della casa in cui vive, ma in questa nuova situazione tutto è perfetto. Il soggiorno è pulito e ordinato, il giardino rigoglioso, la sua stanza colma di balocchi animati, il tavolo ricoperto di golosi manicaretti: ma nella nuova casa non ci sono solo oggetti. L&#8217;artefice di tutto questo è infatti la sua nuova madre. Così diversa dall&#8217;altra: cordiale, propositiva, affettuosa. Se non fosse per quei bottoni al posto degli occhi, sarebbe veramente perfetta! Ma non è tutto oro ciò che luccica, e Coraline si renderà presto conto di come questo regno apparentemente perfetto celi in realtà una letale minaccia. La sfida che la piccola dovrà affrontare sarà dunque una&#8217;aspra lotta per la salvezza e la liberazione di chi, oltre a lei, è stato vittima di quell&#8217;incantesimo.</div>
<div style="text-align: justify"><em>Neil Gaiman</em> riesce a tenere alta la tensione per tutta la durata della narrazione, nell&#8217;ambito di un romanzo per ragazzi che è adatto anche agli adulti, sia per la grande facilità di lettura che per la profondità delle tematiche affrontate. Il tema del doppio e del mondo parallelo, due grandi classici della narrativa, sono da Gaiman intrecciati abilmente, nonostante la sensazione di <em>déjà vu</em> che si avverte a volte nei confronti dei grandi classici (uno su tutti: <em>Alice nel paese delle meraviglie</em>), dai quali lo sceneggiatore di fumetti prestato alla letteratura ha tratto a piene mani. Ma proprio nell&#8217;improvvisazione sul tema sta, a mio parere, il valore di questo libro, capace di regalare brividi lungo la schiena a grandi e piccini, riuscendo al tempo stesso ad essere veicolo di un messaggio educativo più che condivisibile: non ci sono scorciatoie, se si vuole trovare la felicità e la propria realizzazione è necessario uno sforzo costante e un&#8217;accettazione di ciò che è apparentemente  negativo.</div>
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<p><strong>&#8220;Coraline&#8221;</strong> di Neil Gaiman<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804530235/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804530235" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Mondadori</p>
<p>pp. 182  &#8211;  euro 9</p>
<p><a href="http://riccardomotti.wordpress.com" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
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