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	<title>Scritti da Voi &#187; riccardo motti scritti da voi | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;L&#8217;eternauta&#8221; di Héctor Oesterheld (001 Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 13:04:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Immaginate un sobborgo di Buenos Aires, verso l&#8217;inizio degli anni &#8217;50. Comincia a cadere qualche fiocco di neve. C&#8217;è qualcosa di più bello e innocente di una nevicata notturna? Quando il grigiore dell&#8217;asfalto viene coperto da un manto immacolato e la città sembra quasi assolta dai peccati, la sua empietà perdonata dalla mano benevola della natura. Se poi si è seduti al tavolo con gli amici, giocando a carte e dimenticando per qualche ora le preoccupazioni che contraddistinguono le ore diurne, il quadro assume un significato ancora più idilliaco. Che importa se non è proprio stagione per la neve, se i fiocchi rilucono sinistramente? Sarà un effetto ottico, un gioco di riflessi causato dall&#8217;ozono. O forse no. Ben presto gli uomini al tavolo si accorgono che tutto attorno a loro è troppo silenzioso, troppo quieto all&#8217;improvviso. E&#8217; l&#8217;inizio di un incubo, dal quale risulterà impossibile svegliarsi. Quella neve è mortale, basta che una quantità anche minima venga a contatto con il corpo e il gioco è finito, si esala l&#8217;ultimo respiro e tanti saluti. La neve è un&#8217;arma. Da questo momento in poi, gli uomini dovranno lottare in nome di un istinto tanto ancestrale quanto sopito, che la pubblicità e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8896573270/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8896573270&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2244" title="eternauta oesterheld hector 001 edizioni" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/03/eterna.jpg" alt="hector oesterheld 001 edizioni eternauta" width="242" height="190" /></a>Immaginate un sobborgo di Buenos Aires, verso l&#8217;inizio degli anni &#8217;50. Comincia a cadere qualche fiocco di neve. C&#8217;è qualcosa di più bello e innocente di una nevicata notturna? Quando il grigiore dell&#8217;asfalto viene coperto da un manto immacolato e la città sembra quasi assolta dai peccati, la sua empietà perdonata dalla mano benevola della natura. Se poi si è seduti al tavolo con gli amici, giocando a carte e dimenticando per qualche ora le preoccupazioni che contraddistinguono le ore diurne, il quadro assume un significato ancora più idilliaco. Che importa se non è proprio stagione per la neve, se i fiocchi rilucono sinistramente? Sarà un effetto ottico, un gioco di riflessi causato dall&#8217;ozono. O forse no. Ben presto gli uomini al tavolo si accorgono che tutto attorno a loro è troppo silenzioso, troppo quieto all&#8217;improvviso. E&#8217; l&#8217;inizio di un incubo, dal quale risulterà impossibile svegliarsi. Quella neve è mortale, basta che una quantità anche minima venga a contatto con il corpo e il gioco è finito, si esala l&#8217;ultimo respiro e tanti saluti. La neve è un&#8217;arma. Da questo momento in poi, gli uomini dovranno lottare in nome di un istinto tanto ancestrale quanto sopito, che la pubblicità e la politica hanno insegnato a dimenticare: la sopravvivenza. Degli alieni venuti da chissà dove stanno attaccando la terra, e quello che hanno in serbo per l&#8217;umanità farà sembrare un sollievo la morte istantanea garantita dalla neve. Così comincia il lavoro di Oesterheld, il primo vero <em>survival</em> nella storia del fumetto. Ogni opera successiva al &#8217;59 che abbia come soggetto le vicende di sopravvissuti di fronte alla fine del mondo deve dunque allo sceneggiatore argentino il merito di aver sfruttato per primo questa idea. Viene da pensare che Oesterheld abbia avuto i giusti occhi per vedere quello che stava accadendo nel suo paese, riuscendo ad imprigionare sulla carta quei demoni che  osservava correre nelle strade. Non serve certo leggere i saggi introduttivi, peraltro interessanti dal punto di vista storico e bibliografico, per capire che questa opera è una grande metafora della dittatura militare guidata da Videla, che attanagliò il paese tra il &#8217;76 e l&#8217;81. Gli uomini che cadono in mano agli invasori vengono trasformati in succubi soldati privi di coscienza,  le creature alleate con gli alieni sono controllati grazie alla dominazione della loro paura, i superstiti sono vittima di costanti allucinazioni indotte dal nemico per confondere e dividere.  In questo senso, risulta commovente vedere come ogni resistenza venga spezzata, ogni tentativo da parte umana si concluda con un fallimento a costo di gravi perdite. Tuttavia, l&#8217;umanità rimane. Ci si aiuta a vicenda, si cerca di trovare una comunione di intenti da contrapporre al nemico comunque troppo forte, dotato di tecnologie superiori e di un controllo sulla massa impossibile da contrastare. A mio parere, questo è anche il messaggio fondamentale che Oesterheld ha voluto lasciare con la sua opera, lungi dall&#8217;essere una mera storia di apocalisse fantascientifica simile a quelle che costellano il panorama degli anni &#8217;50. La realtà storica che prese forma due decenni più tardi è la più concreta testimonianza di come quello che si identifica come “finzione” sia, a tratti, più simile al vero che non la realtà stessa, che viene mistificata e resa immacolata, proprio là dove essa è più tragica. Un po&#8217; come quella neve dalla quale tutto ha inizio, che sotto un manto di candore nasconde la morte. Questa dinamica non deve essere sfuggita alla dittatura, che un anno dopo il suo insediamento si preoccupa di eliminare Oesterheld. Egli, assieme alle quattro figlie, è parte di quella muta schiera di desaparecidos che le madri ancora piangono in Plaza de Mayo, il loro cimitero simbolico. Rimane la sua testimonianza, il suo occhio aperto sull&#8217;Argentina che si avviava verso l&#8217;orrore, il suo richiamo all&#8217;umanità contro la barbarie. Non resta che augurarsi che il messaggio che ha voluto lasciarci resti vivo, nel caso cominciasse a nevicare anche da noi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;eternauta&#8221;</strong> di Héctor Oesterheld<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8896573270/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8896573270&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da 001 Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 380  &#8211;  euro 40</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://riccardomotti.wordpress.com/" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><em><br />
</em></div>
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		<title>&#8220;Coraline&#8221; di Neil Gaiman (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 14:47:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci troviamo in un sistema economico che impone alle famiglie di spostarsi, ai genitori di una bimba di trasferisi di città in città, nella costante ricerca di un migliore trattamento economico, della possibilità di costruire un futuro. Ma, in questo costante divenire, si rischia di venire a contatto con presenze che andrebbero lasciate in pace, si aprono porte che qualcuno ha avuto l&#8217;accortezza di celare. Si tratta di un vecchio clichè della narrativa horror: una famiglia si trasferisce in una nuova abitazione, magari attratta dal prezzo incredibilmente conveniente rispetto alle dimensioni e alla posizione della casa. La piccola Coraline deve lasciare i suoi migliori amici per seguire il padre, uomo in carriera completamente assorto dalla sua occupazione, e la madre, controllore inflessibile dell&#8217;impegno profuso dal consorte per migliorare la propria posizione. L&#8217;abbandono della vita che era avviene in fretta, giusto il tempo di un viaggio. Poi la macchina si ferma, si scaricano le valigie, si incominciano i piccoli lavori di restauro necessari per rendere la magione un posto veramente abitabile. La madre non vuole la piccola tra i piedi, la manda in esplorazione con un pretesto, da sola. E qui, nella più completa solitudine, Coraline scopre quella piccola porta. Quasi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-1798" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/06/coraline-book.jpg" alt="coraline neil gaiman mondadori" width="190" height="253" />Ci troviamo in un sistema economico che impone alle famiglie di spostarsi, ai genitori di una bimba di trasferisi di città in città, nella costante ricerca di un migliore trattamento economico, della possibilità di costruire un futuro. Ma, in questo costante divenire, si rischia di venire a contatto con presenze che andrebbero lasciate in pace, si aprono porte che qualcuno ha avuto l&#8217;accortezza di celare. Si tratta di un vecchio <em>clichè</em> della narrativa horror: una famiglia si trasferisce in una nuova abitazione, magari attratta dal prezzo incredibilmente conveniente rispetto alle dimensioni e alla posizione della casa. La piccola Coraline deve lasciare i suoi migliori amici per seguire il padre, uomo in carriera completamente assorto dalla sua occupazione, e la madre, controllore inflessibile dell&#8217;impegno profuso dal consorte per migliorare la propria posizione. L&#8217;abbandono della vita che era avviene in fretta, giusto il tempo di un viaggio. Poi la macchina si ferma, si scaricano le valigie, si incominciano i piccoli lavori di restauro necessari per rendere la magione un posto veramente abitabile. La madre non vuole la piccola tra i piedi, la manda in esplorazione con un pretesto, da sola. E qui, nella più completa solitudine, Coraline scopre quella piccola porta. Quasi invisibile, confusa con la tappezzeria, e così piccola che per poterla attraversare occorre mettersi a carponi. La bimba è curiosa ma la porta non si apre, è chiusa da una chiave che la madre si rifiuta di darle, forse vagamente preoccupata della strana effige di un bottone che campeggia su di essa. Ma il richiamo è troppo forte, Coraline è una bimba molto vispa ed intraprendente, non si lascia certo abbattere da una simile difficoltà. Approfittando della cronica distrazione della madre e dell&#8217;assenza, altrettanto cronica, del padre, riesce a prendere la chiave. Durante il giorno, la porta rivela soltanto un invalicabile muro di mattoni: il mondo che nasconde esiste solo di notte, e Coraline lo scoprirà presto. Là dietro si trova una riproduzione della casa in cui vive, ma in questa nuova situazione tutto è perfetto. Il soggiorno è pulito e ordinato, il giardino rigoglioso, la sua stanza colma di balocchi animati, il tavolo ricoperto di golosi manicaretti: ma nella nuova casa non ci sono solo oggetti. L&#8217;artefice di tutto questo è infatti la sua nuova madre. Così diversa dall&#8217;altra: cordiale, propositiva, affettuosa. Se non fosse per quei bottoni al posto degli occhi, sarebbe veramente perfetta! Ma non è tutto oro ciò che luccica, e Coraline si renderà presto conto di come questo regno apparentemente perfetto celi in realtà una letale minaccia. La sfida che la piccola dovrà affrontare sarà dunque una&#8217;aspra lotta per la salvezza e la liberazione di chi, oltre a lei, è stato vittima di quell&#8217;incantesimo.</div>
<div style="text-align: justify"><em>Neil Gaiman</em> riesce a tenere alta la tensione per tutta la durata della narrazione, nell&#8217;ambito di un romanzo per ragazzi che è adatto anche agli adulti, sia per la grande facilità di lettura che per la profondità delle tematiche affrontate. Il tema del doppio e del mondo parallelo, due grandi classici della narrativa, sono da Gaiman intrecciati abilmente, nonostante la sensazione di <em>déjà vu</em> che si avverte a volte nei confronti dei grandi classici (uno su tutti: <em>Alice nel paese delle meraviglie</em>), dai quali lo sceneggiatore di fumetti prestato alla letteratura ha tratto a piene mani. Ma proprio nell&#8217;improvvisazione sul tema sta, a mio parere, il valore di questo libro, capace di regalare brividi lungo la schiena a grandi e piccini, riuscendo al tempo stesso ad essere veicolo di un messaggio educativo più che condivisibile: non ci sono scorciatoie, se si vuole trovare la felicità e la propria realizzazione è necessario uno sforzo costante e un&#8217;accettazione di ciò che è apparentemente  negativo.</div>
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<p><strong>&#8220;Coraline&#8221;</strong> di Neil Gaiman<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804530235/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804530235" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Mondadori</p>
<p>pp. 182  &#8211;  euro 9</p>
<p><a href="http://riccardomotti.wordpress.com" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
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		<title>&#8220;Dalia nera&#8221; di James Ellroy (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 14:56:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non l&#8217;ho mai conosciuta da viva&#8221;. Con questa frase perentoria si apre il romanzo di Ellroy, e ne rivela il cuore pulsante. Ciò che è stata la vita di Elizabeth Short non è, di per sé, una notizia: è la solita storia di un&#8217;altra ragazzina di provincia che sogna di fare l&#8217;attrice, e si trova invece a far parte di quell&#8217;informe massa di falliti dei quali Elizabeth Short, alla fine degli anni &#8217;40, è patria indiscussa. E&#8217; la sua morte ad essere motivo di scandalo, le condizioni in cui il corpo è ridotto, le orrende torture a cui la ragazza è stata sottoposta. Questi elementi portano il caso Short sulla bocca di tutti. Loew, ambizioso procuratore distrettuale, sente profumo di gloria e affida il caso ad una coppia di agenti da copertina, con una notevole operazione mediatica. Lee Blanchard, ex peso massimo pluridecorato, soprannominato “Fuoco”, e Dwight “Bucky” Bleichert, ex medioleggero da poco entrato nella polizia, detto “Ghiaccio”, sono i prescelti. Fuoco e Ghiaccio devono dunque risolvere il caso Short, ma ben presto quella che negli intenti dei piani alti dovrebbe essere una parata trionfale, si trasforma in una discesa all&#8217;inferno. I due agenti, già invischiati per conto loro in un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/04/dalia-nera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1649" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/04/dalia-nera.jpg" alt="" width="190" height="299" /></a>&#8220;Non l&#8217;ho mai conosciuta da viva&#8221;</em>. Con questa frase perentoria si apre il romanzo di <em>Ellroy</em>, e ne rivela il cuore pulsante. Ciò che è stata la vita di Elizabeth Short non è, di per sé, una notizia: è la solita storia di un&#8217;altra ragazzina di provincia che sogna di fare l&#8217;attrice, e si trova invece a far parte di quell&#8217;informe massa di falliti dei quali Elizabeth Short, alla fine degli anni &#8217;40, è patria indiscussa. E&#8217; la sua morte ad essere motivo di scandalo, le condizioni in cui il corpo è ridotto, le orrende torture a cui la ragazza è stata sottoposta. Questi elementi portano il caso Short sulla bocca di tutti. Loew, ambizioso procuratore distrettuale, sente profumo di gloria e affida il caso ad una coppia di agenti da copertina, con una notevole operazione mediatica. Lee Blanchard, ex peso massimo pluridecorato, soprannominato “Fuoco”, e Dwight “Bucky” Bleichert, ex medioleggero da poco entrato nella polizia, detto “Ghiaccio”, sono i prescelti.</div>
<div style="text-align: justify">Fuoco e Ghiaccio devono dunque risolvere il caso Short, ma ben presto quella che negli intenti dei piani alti dovrebbe essere una parata trionfale, si trasforma in una discesa all&#8217;inferno. I due agenti, già invischiati per conto loro in un losco <em>ménage à trois</em> con una ragazza di nome Kay, si ritrovano immersi in un caso che va ben oltre una classica caccia all&#8217;uomo, la cui soluzione getterà una luce nuova, e non certo positiva, sui protagonisti, sul distretto di polizia e sull&#8217;America di quel tempo. Proprio per questo il romanzo di Ellroy, tratto da una storia vera, è stato definito a ragione uno dei capolavori della letteratura <em>hard boiled</em>. Da un lato, egli resta strettamente fedele alla tradizione del genere, che prevede una serie di invarianti come il punto di vista di uno sbirro-narratore (in questo caso Bleichert) ed una trama molto complessa, che nei capitoli conclusivi culmina in una serie di colpi di scena. Dall&#8217;altro l&#8217;autore riesce a dare un respiro più ampio alla sua storia, fornendoci un memorabile spaccato delle oscure forze che si agitano nell&#8217;America del secondo dopoguerra, delle quali Los Angeles è vista come punto catalizzatore. E non a torto. Nel sogno fittizio di Hollywood, nel becero sventolare lo slogan <em>everybody can do it</em>, il sogno americano si svela per quello che è realmente: uno specchio per le allodole, un incubo fatto di lustrini e paillette. In questo senso, i personaggi di Ellory restano ben carattarezzati e completamente umani, pur essendo in effetti dei modelli applicabili all&#8217;infinito. Così al fianco di figure classiche come il procuratore distrettuale senza scrupoli, lo sbirro disincantato e la <em>femme fatale</em> si innestano perfettamente altri personaggi la cui psicologia è più complessa, su tutti i componenti della famiglia Sprague. Essi sono il prisma della narrazione, dal quale la luce del male che abita la città degli angeli irradia i suoi raggi più oscuri.</div>
<div style="text-align: justify">Ma se la società nella quale viviamo oggi sta in un rapporto di filiazione diretta con quella che lo sguardo spietato e pessimista di Ellroy ci descrive, si capisce come l&#8217;hard boiled sia un genere dotato di potenzialità che la critica tende ad ignorare. Lungi dall&#8217;essere una disarmante constatazione che vede la corruzione come unica forza dominante nella realtà, un romanzo come <strong>Dalia Nera</strong> tratta una dinamica che va ben al di là della sua pur riuscita ambientazione storica. Il respiro esistenziale di questa opera abbraccia il lettore, mostrandogli come le ombre siano più fitte proprio là, dove le luci sono più intense.</div>
<div style="text-align: justify"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
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</div>
<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Dalia nera&#8221;</strong> di James Ellroy<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804606231/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804606231" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">edito da Mondadori</div>
<div style="text-align: justify">pp. 349  &#8211;  euro 9,50</div>
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<div style="text-align: justify"><a href="http://facebook.com/riccardo.motti1" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></div>
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		<title>&#8220;Trilobiti&#8221; di Breece D&#8217;J Pancake (Isbn Edizioni)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 00:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti da voi]]></category>
		<category><![CDATA[Breece D'J Pancake]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/trilobiti-copertina-388x600.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1545" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/trilobiti-copertina-388x600.jpg" alt="" width="190" height="294" /></a>A volte grandi uomini nascono in luoghi impensabili. Penso a Faulkner, nato a New Albany, 7000 anime nel cuore del Mississipi, o a Twain, nato ad Hannibal, cittadina sperduta nel nord-est del Missouri. Si tratta di scrittori che resteranno, con merito, nella storia della letteratura, perché sono riusciti nell&#8217;impresa di dare un respiro universale alle loro storie di provincia, ambientate in luoghi che richiamano quelli in cui sono cresciuti. D&#8217;altronde, come ci insegna De Andrè, <em>&#8220;non tutti nella capitale/sbocciano i fiori del male&#8221;</em>. Per questo motivo, non stupisce affatto scoprire che <em>Breece D&#8217;J Pancake</em> è nato a South Charleston, nel West Virginia: fosse cresciuto in una metropoli probabilmente non avrebbe scritto quei dodici capolavori che sono i racconti di cui si compone il suo unico libro, <strong>Trilobiti</strong>. Dalla sua penna non uscirà più alcuna parola, perché si è suicidato a soli 26 anni, entrando a far parte di quel pantheon di artisti morti troppo giovani, ai quali la prematura dipartita ha garantito una gloria pressoché imperitura. Ma in questa sede non mi interrogherò sulla correttezza di questa operazione, né cercherò di capire i motivi che hanno portato Pancake ad uccidersi: quelli li sanno solo Breece e la canna della sua pistola. Il modo più onesto di onorare la sua memoria è parlare di ciò che ci ha lasciato, delle parole che ha deciso di salvare dall&#8217;oblio inevitabile che avvolge tutto ciò che si trova nel tempo. Esso è il primo dei grandi temi che Pancake affronta nei suoi racconti: il tempo, al cospetto del quale l&#8217;umanità intera non è che un brevissimo capitolo, un passaggio trascurabile. I personaggi che popolano i racconti hanno a che fare, volenti o nolenti, con la coscienza di quanto sia effimero il nostro affannarsi, di come tutto ciò che vive sia necessariamente destinato a morire. E se per un istante, nel paragrafo che conclude il primo racconto da cui il libro trae il titolo, esso sembra quasi poter essere una dimensione di rifugio (<em>“Sento che la mia paura si allontana in cerchi concentrici attraverso il tempo, per un milione di anni”</em>), rimane comunque un tiranno, il quale costringe l&#8217;uomo in uno stato di perenne coscienza della perdita. Il lutto non elaborato, la scomparsa delle persone care: questo è un altro tema predominante nei racconti di Pancake. <a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/james_021.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1550" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/james_021.jpg" alt="" width="178" height="234" /></a>Il ragazzo che non riesce a dimenticare l&#8217;amico caduto in battaglia; la donna che piange ancora i genitori, morti in un incidente molti anni prima; il tempo ci strappa le persone che amiamo, ci lascia da soli di fronte ai nostri fantasmi. E&#8217; un pessimismo cosmico quello che permea lo stile asciutto e lapidario di <em>Trilobiti</em>, all&#8217;interno del quale non c&#8217;è spazio per lanascita ma solo per la sua negazione, che sia la morte o l&#8217;aborto. La natura del West Virginia, che scorre davanti ai nostri occhi e prende vita attraverso il punto di vista degli animali stessi, è violata dall&#8217;uomo che con le sue miniere l&#8217;ha trasformata da fonte di vita a fonte di morte, che aleggia nella tosse malsana da cui i personaggi di Pancake sono spesso afflitti. Questi assomigliano, talvolta, a burattini privi di vita: si muovono più per inerzia e per abitudine che per un effettivo impulso vitale. I lavoratori che Pancake ci presenta sono minatori, meccanici, camionisti, camerieri: in loro non si riscontra alcuna qualità positiva, alcuna speranza né nobilitazione attraverso il lavoro umile. Non c&#8217;è spazio in <em>Trilobiti</em> per un&#8217;epica dei bassifondi, per un elogio della semplicità. Il loro tirare avanti deriva da una legge naturale e la loro vita assomiglia alla insensata lotta dei galli descritta ne <em>L&#8217;attaccabrighe</em>. Il sogno di cambiare radicalmente la propria dimensione è presente in questi uomini ma si scontra puntualmente con la spietata realtà dei fatti, che si abbatte come una scure su ogni possibilità di vivere il futuro. I personaggi di Pancake, come il protagonista di <em>Una stanza per sempre</em>, sono bloccati in un eterno presente che racchiude in sé la memoria storica di ciò che è stato. Ma questo ripensare al passato è accompagnato dal dolore della perdita e dunque non è un rifugio efficace. In questo senso, la famiglia ha un ruolo tanto decisivo quanto ambivalente: essa è ciò che permette all&#8217;uomo di sentirsi parte di quel costante scorrere del tempo che investe tutto ciò che esiste ma al tempo stesso gli ricorda la sua natura caduca e lo mette faccia a faccia con la terribile coscienza che tutti, prima o poi, scompariremo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;Trilobiti&#8221;</strong> di  Breece D&#8217;J Pankake<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876381597/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876381597" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">pubblicato da ISBN Edizioni</p>
<p style="text-align: justify">pp. 189  &#8211;  euro 9</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://femminileplurale.wordpress.com/" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
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