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	<title>Scritti da Voi &#187; romanzo | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Il Trio dell&#8217;arciduca&#8221; di Hans Tuzzi (Bollati Bolinghieri)</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 13:00:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nuovo giallo di Tuzzi “Il Trio dell’arciduca” è davvero entusiasmante e non è un Melis. Non può essere definito nemmeno un giallo o un poliziesco, ma sarebbe preferibile collocarlo o etichettarlo (e non sempre è possibile con i romanzi del versatile autore) tra quelli di spionaggio mentre la vicenda cui fa da sfondo una pagina di storia svela retroscena e avanza interpretazioni su gli scenari che precedettero la grande guerra. Gli affezionati dell’Ispettore di Polizia milanese non resteranno comunque delusi, anzi troveranno un valido interprete in Neron Vukcic, agente segreto giovanissimo, eccentrico nel vestire e buongustaio oltre che eccezionale mangiatore. Ma chi è Neron Vukcic? Aleggia nel lettore, giallo nel giallo, il dubbio,  il piacere, la sorpresa o la larvata speranza di aver capito quanto lo “strillo” di copertina lascia arguire. Abbandonata la Milano degli anni ottanta Tuzzi ambienta in modo mirabile e raffinato la vicenda nel nuovo scenario, altrettanto brumoso ma impalpabile, della cosmopolita Trieste, porto commerciale dell’Impero austro ungarico nei primi anni del Novecento nell’imminenza dello scoppio della grande guerra. Il lettore seguirà poi il giovane Neron nella vecchia Costantinopoli, non ancora detta ufficialmente Istanbul, muovendosi dentro percorsi che gli permetteranno di riviverne le mosse nei tempi, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/883392551X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883392551X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3115" title="compra &quot;Il Trio dell'arciduca&quot; di Hans Tuzzi (Bollati Boringhieri)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/417K-sOC9eL._SY445_.jpg" alt="bollati boringhieri hans tuzzi trio dell'arciduca" width="190" height="292" /></a>Il nuovo giallo di Tuzzi <strong>“Il Trio dell’arciduca”</strong> è davvero entusiasmante e non è un <em>Melis.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non può essere definito nemmeno un giallo o un poliziesco, ma sarebbe preferibile collocarlo o etichettarlo (e non sempre è possibile con i romanzi del versatile autore) tra quelli di spionaggio mentre la vicenda cui fa da sfondo una pagina di storia svela retroscena e avanza interpretazioni su gli scenari che precedettero la grande guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli affezionati dell’Ispettore di Polizia milanese non resteranno comunque delusi, anzi troveranno un valido interprete in Neron Vukcic, agente segreto giovanissimo, eccentrico nel vestire e buongustaio oltre che eccezionale mangiatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi è Neron Vukcic? Aleggia nel lettore, giallo nel giallo, il dubbio,  il piacere, la sorpresa o la larvata speranza di aver capito quanto lo “strillo” di copertina lascia arguire. Abbandonata la Milano degli anni ottanta Tuzzi ambienta in modo mirabile e raffinato la vicenda nel nuovo scenario, altrettanto brumoso ma impalpabile, della cosmopolita Trieste, porto commerciale dell’Impero austro ungarico nei primi anni del Novecento nell’imminenza dello scoppio della grande guerra. Il lettore seguirà poi il giovane Neron nella vecchia Costantinopoli, non ancora detta ufficialmente Istanbul, muovendosi dentro percorsi che gli permetteranno di riviverne le mosse nei tempi, nei luoghi e nei mezzi utilizzati per gli spostamenti tanto sono ben studiati e collocati. Un testo di spionaggio storico ben congegnato e dalla perfetta architettura che aggiunge valore alla già raffinata abilità del nostro romanziere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuzzi ha saputo creare un nuovo personaggio che rivive e si muove nell’atmosfera del tempo riprodotta da una prosa sapiente e ben orchestrata che come su un palcoscenico propone lo spirito del periodo carico di tensioni, di intrighi, di lotte intestine dentro e fuori il fragile colosso dai piedi d’argilla che era l’Impero austro ungarico e le lotte tra le etnie di quel crogiuolo che da sempre sono stati i Balcani. Esce, quando si dice il caso, proprio in ricorrenza del centenario dello scoppio del conflitto e quando ancora una volta le rivalità etniche risuonano nuovamente in quell’area che ancora non pare abbia trovato una propria identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie Tuzzi, mi auguro che sia solo l’inizio di una lunga serie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Il Trio dell&#8217;arciduca&#8221;</strong> di Hans Tuzzi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/883392551X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883392551X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Bollati Bolinghieri</p>
<p>pp. 158  &#8211;  euro 14,90</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/salvina-pizzuoli/" target="_self">Recensione di Salvina Pizzuoli</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>“Le ore” di Michael Cunningham (Bompiani)</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2014 08:21:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Le ore&#8221; di Michael Cunningham vinse il premio Pulitzer per la narrativa nel 1999;   successivamente, nel 2002, ne fu tratto l&#8217;omonimo film. Il libro è un vero e proprio omaggio a Virginia Woolf, suo personaggio principale. Sono narrate le vicende di tre donne, Virginia, Laura e Clarissa, in tre diverse epoche: l&#8217;inizio del ventesimo secolo (1923), il secondo dopoguerra (1949) e il 2001. È ambientato in tre diversi luoghi: la città di Londra (o, per meglio dire, un suo sobborgo), New York e la California. Filo conduttore, nonché trait d&#8217;union di tutta la storia è &#8220;La Signora Dalloway&#8221;, una delle opere più famose della Woolf. Virginia è impegnata nella creazione del personaggio di Clarissa; Clarissa Vaughan, signora newyorchese di mezza età, porta lo stesso nome della Dalloway; mentre Laura è immersa nella lettura del libro stesso. Ognuna di loro conduce una vita apparentemente serena: Virginia può contare sull&#8217;affetto del marito e dei famigliari, e, non avendo particolari problemi economici, è libera di dedicarsi alla scrittura. Laura è una giovane sposa il cui unico compito dovrebbe essere quello di condurre la casa; ha un marito devoto, un figlio di tre anni, ed è in attesa del secondo. Clarissa è un&#8217;affermata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="font-style: italic;" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845249778/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845249778&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3108" title="compra &quot;Le ore&quot; di Michael Cunningham (Bompiani)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/le-ore.jpg" alt="bompiani Michael Cunningham le ore" width="190" height="294" /></a><strong>&#8220;Le ore&#8221;</strong> di <em>Michael Cunningham</em> vinse il premio Pulitzer per la narrativa nel 1999;   successivamente, nel 2002, ne fu tratto l&#8217;omonimo film. Il libro è un vero e proprio omaggio a Virginia Woolf, suo personaggio principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono narrate le vicende di tre donne, Virginia, Laura e Clarissa, in tre diverse epoche: l&#8217;inizio del ventesimo secolo (1923), il secondo dopoguerra (1949) e il 2001. È ambientato in tre diversi luoghi: la città di Londra (o, per meglio dire, un suo sobborgo), New York e la California. Filo conduttore, nonché trait d&#8217;union di tutta la storia è &#8220;<em>La Signora Dalloway&#8221;, </em>una delle opere più famose della Woolf. Virginia è impegnata nella creazione del personaggio di Clarissa; Clarissa Vaughan, signora newyorchese di mezza età, porta lo stesso nome della Dalloway; mentre Laura è immersa nella lettura del libro stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuna di loro conduce una vita apparentemente serena: Virginia può contare sull&#8217;affetto del marito e dei famigliari, e, non avendo particolari problemi economici, è libera di dedicarsi alla scrittura. Laura è una giovane sposa il cui unico compito dovrebbe essere quello di condurre la casa; ha un marito devoto, un figlio di tre anni, ed è in attesa del secondo. Clarissa è un&#8217;affermata editor, abita in una bella casa, conduce una vita brillante, ama ed è ricambiata. Trionfa il genere femminile: agli uomini, infatti, non solo sono riservati ruoli marginali, ma, fatta eccezione per Richard, sono tutti dipinti come persone discutibili, o buffe, o insignificanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le ore&#8221;</strong> è un romanzo che si avvita su sé stesso: le ripetizioni e i rimandi sono frequenti, poiché è su di loro che si basa la narrazione. Le rose ne sono un esempio: sono presenti nel sogno di Virgina, decorano la torta preparata da  Laura, mentre Clarissa (inclusa la stessa Signora Dalloway) le compone in un vaso. Petali di rosa sono sparsi attorno al corpo dell&#8217;uccellino, nel giardino di Virgina, per l&#8217;estremo saluto. Le voci che tormentano Richard, nella fase finale della sua malattia, ricordano quelle che teme Virginia, quando combatte contro la depressione e, probabilmente, la pazzia. La Woolf racconterà il bacio dato dal suo personaggio (Clarissa Dalloway) a una donna; Laura bacia la vicina di casa Kitty, e Clarissa Vaughan vive da anni con la compagna Sally. L&#8217;autrice della Signora Dalloway, aspirante suicida, medita il suicidio del suo personaggio. Laura, anch&#8217;essa attratta dalla morte, dedica ore alle lettura del libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo di Cunningham, in realtà, è comunque un inno alla vita, poiché l&#8217;autore ci suggerisce che le ore davvero importanti sono quelle che preludono alla felicità. Sono la felicità stessa. Clarissa e Richard, una ridda di pensieri in testa, che passeggiano attorno allo stagno mentre scende la sera, dopo il loro primo bacio, questa è una promessa di felicità. Un&#8217;altra passeggiata, sempre sul finire del giorno, piena di speranza: finalmente si torna a Londra! Leonard ha ritrovato Virginia, e, tenendola per mano, risale lentamente verso casa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Le ore&#8221;</strong> di Michael Cunningham<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845249778/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845249778&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Bompiani</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 169  &#8211;  euro 8</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/clara-zangrandi/" target="_self">Recensione di Clara Zangrandi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Un lavoro sporco&#8221; di Christopher Moore (Elliot Edizioni)</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2014 21:21:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo un mese di sospensione ho ripreso con le letture mensili “nazionalizzate” e questa volta tocca agli statunitensi. Il primo è stato Christopher Moore, un autore comico che ho trovato davvero fenomenale. Il suo libro, “Un lavoro sporco”, è l&#8217;assurda e non di rado demenziale storia di Charles Asher, un tranquillo commerciante di oggetti usati con una passione smodata per i completi fuori moda e sua moglie Rachel.  Incontriamo il nostro protagonista, etichettato come maschio beta, in preda ad una delirante euforia conseguente alla nascita della sua primogenita, Sophie; tale euforia verrà immediatamente funestata da una tragedia, alla quale seguiranno strane visioni. Oggetti che pulsano di luce rossa, inquietanti ombre che si aggirano per San Francisco ma soprattutto un improbabile uomo di colore, alto più di due metri e di verde vestito. Sulle prime Charlie pensa di aver perso completamente la bussola ma presto capisce che sotto c&#8217;è qualcosa di grosso. Queste visioni non sono che un antipasto al vero sconvolgimento nella vita di Charlie, sconvolgimento che si concretizza praticamente nella lettura di un misterioso librone che esordisce informandolo che “Ebbene sì, tu sei la Morte”. Non propriamente cosa di tutti i giorni, viene da dire. E così, con un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/Un-Lavoro-Sporco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3088" title="compra &quot;Un lavoro sporco&quot; di Christopher Moore (Elliot Edizioni)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/Un-Lavoro-Sporco.jpg" alt="elliot moore un lavoro sporco edizioni" width="190" height="287" /></a>Dopo un mese di sospensione ho ripreso con le letture mensili “nazionalizzate” e questa volta tocca agli statunitensi. Il primo è stato <em>Christopher Moore</em>, un autore comico che ho trovato davvero fenomenale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il suo libro, <strong>“Un lavoro sporco”</strong>, è l&#8217;assurda e non di rado demenziale storia di Charles Asher, un tranquillo commerciante di oggetti usati con una passione smodata per i completi fuori moda e sua moglie Rachel.  Incontriamo il nostro protagonista, etichettato come maschio beta, in preda ad una delirante euforia conseguente alla nascita della sua primogenita, Sophie; tale euforia verrà immediatamente funestata da una tragedia, alla quale seguiranno strane visioni.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Oggetti che pulsano di luce rossa, inquietanti ombre che si aggirano per San Francisco ma soprattutto un improbabile uomo di colore, alto più di due metri e di verde vestito.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sulle prime Charlie pensa di aver perso completamente la bussola ma presto capisce che sotto c&#8217;è qualcosa di grosso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Queste visioni non sono che un antipasto al vero sconvolgimento nella vita di Charlie, sconvolgimento che si concretizza praticamente nella lettura di un misterioso librone che esordisce informandolo che <em>“Ebbene sì, tu sei la Morte”</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Non propriamente cosa di tutti i giorni, viene da dire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E così, con un ritmo comico incessante Moore ci porta attraverso 350 pagine di risate,  tragedie, morti (ovviamente) e incontri-scontri con esseri che abitano i sogni, o meglio gli incubi. Per non parlare degli esseri mitologici, tra cui la (le?) Morrigan, la triadica divinità Irlandese della Morte.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Lo stile, molto accattivante, ricorda in parte quello di Walter Moers, ma è impossibile esimersi dal confronto con Terry Pratchett e il suo <em>“Tristo Mietitore”</em>, la cui eco è percepibile non solo nell&#8217;idea di base della trama ma anche in molte scelte stilistiche e di tempi comici.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un libro che vale decisamente il suo prezzo (peraltro non eccessivo) e che consiglio caldamente soprattutto a chi pensa che la lettura sia una cosa noiosa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Forse non altrettanto caldeggiato per chi invece cerca principalmente una storia misteriosa e avvincente alla quale appassionarsi perché bisogna ammettere che il libro soffre di una certa prevedibilità, certo stemperata dalla verve comica.</div>
<div><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div><strong>&#8220;Un lavoro sporco&#8221;</strong> di Christopher Moore<a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></div>
<div>pubblicato da Elliot Edizioni</div>
<div>pp. 382  &#8211;  euro 9,90</div>
<div><span style="color: #993300;">.</span></div>
<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/nicolo-bonato" target="_self">Recensione di Nicolò Bonato</a></div>
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		<title>&#8220;An education&#8221; di Nick Hornby (Guanda)</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Feb 2014 08:54:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Londra, 1961. Jenny ha 16 anni, è intelligente e studia per essere ammessa a Oxford. Il padre è un bacchettone che la opprime perché la sua priorità è che la figli entri a Oxford. Un&#8217;ottima educazione è tutto ciò di cui ha bisogno sua figlia. Finché non arriva David, un affascinante e ricco trentenne che fa breccia nel cuore di Jenny e di suo padre. Tutti i dogmi dell&#8217;educazione imposti a Jenny fino a quel momento vengono messi da parte: Oxford non è più così importante dal momento che David chiede a Jenny di sposarlo. Il suo futuro sarà al fianco di quest&#8217;uomo due volte più vecchio di lei. Peccato che David sia già sposato&#8230; Sceneggiatura dell&#8217;omonimo film candidato agli Oscar 2010, il testo è una rielaborazione del saggio autobiografico della giornalista Lynn Barber. Hornby ci regala inoltre 30 pagine di prefazione in cui ci racconta la storia di questo progetto che ha coinvolto anche la moglie Amanda, produttrice cinematografica indipendente. Il classico umorismo dell&#8217;autore di &#8220;Alta fedeltà&#8221; e &#8220;Un ragazzo&#8221; anche qui la fa da padrone, anche se resta un po&#8217; di amaro in bocca per i parallelismi con la nostra società, in cui i valori tradizionali vengono capovolti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860889391/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860889391&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3012" title="compra &quot;An education&quot; di Nick Hornby (Guanda)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/hornby_-an-education.jpg" alt="guanda hornby nick an education" width="190" height="316" /></a>Londra, 1961. Jenny ha 16 anni, è intelligente e studia per essere ammessa a Oxford.</p>
<p style="text-align: justify;">Il padre è un bacchettone che la opprime perché la sua priorità è che la figli entri a Oxford. Un&#8217;ottima educazione è tutto ciò di cui ha bisogno sua figlia. Finché non arriva David, un affascinante e ricco trentenne che fa breccia nel cuore di Jenny e di suo padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i dogmi dell&#8217;educazione imposti a Jenny fino a quel momento vengono messi da parte: Oxford non è più così importante dal momento che David chiede a Jenny di sposarlo. Il suo futuro sarà al fianco di quest&#8217;uomo due volte più vecchio di lei. Peccato che David sia già sposato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sceneggiatura dell&#8217;omonimo film candidato agli Oscar 2010, il testo è una rielaborazione del saggio autobiografico della giornalista Lynn Barber. Hornby ci regala inoltre 30 pagine di prefazione in cui ci racconta la storia di questo progetto che ha coinvolto anche la moglie Amanda, produttrice cinematografica indipendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il classico umorismo dell&#8217;autore di &#8220;<em>Alta fedeltà&#8221;</em> e &#8220;<em>Un ragazzo&#8221;</em> anche qui la fa da padrone, anche se resta un po&#8217; di amaro in bocca per i parallelismi con la nostra società, in cui i valori tradizionali vengono capovolti in onore del dio denaro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;An education&#8221;</strong> di Nick Hornby<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860889391/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860889391&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Guanda</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 171  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/irene-gherardotti/" target="_self">Recensione di Irene Gherardotti</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Storia di una lumaca che scoprì l&#8217;importanza della lentezza&#8221; di Luis Sepùlveda (Guanda)</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Feb 2014 09:57:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’ultima favola di Luis Sepùlveda riconferma il talento dell’autore nel raccontare storie brevi e semplici con estrema grazia ed incantevole leggerezza. Il libro è dedicato al nipote, che gli pose la banale ma fondamentale domanda sul perché della lentezza delle lumache. In una piccola comunità di lumache nel Paese del Dente di Leone, una giovane lumaca decide di ribellarsi alla monotona abitudine seconda la quale nessuna di loro ha un nome, così come alla silenziosa rassegnazione con  cui tutte evitano di parlare della lentezza, caratteristica che le rende vulnerabili. Le domande della giovane lumaca non sono soddisfatte dalle sue simili: adagiate nell’abitudine, non le danno udienza. Inizia così una ricerca della verità che spinge il vivace animaletto ad allontanarsi dal conosciuto Paese del Dente di Leone per addentrarsi nel bosco. Sarà l’incontro con una tartaruga, altro animale poco veloce ma generosamente saggio, ad aiutare la piccola lumaca a trovare un nome adatto a lei e a percepire l’importanza della lentezza. Inoltre, solo spingendosi ai confini del bosco la lumaca potrà capire i pericoli che minacciano lei e le sue compagne, e riuscirà a trovare una ragione per tornare a casa e mettere in salvo le altre in un nuovo, lento [&#8230;]]]></description>
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<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8823505038/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8823505038&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3017" title="compra &quot;Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza&quot; di Luis Sepùlveda (Guanda)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/03/sepulveda.jpg" alt="guanda sepulveda luis lumaca che scopri la lentezza" width="190" height="282" /></a>L’ultima favola di <em>Luis Sepùlveda</em> riconferma il talento dell’autore nel raccontare storie brevi e semplici con estrema grazia ed incantevole leggerezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro è dedicato al nipote, che gli pose la banale ma fondamentale domanda sul perché della lentezza delle lumache. In una piccola comunità di lumache nel Paese del Dente di Leone, una giovane lumaca decide di ribellarsi alla monotona abitudine seconda la quale nessuna di loro ha un nome, così come alla silenziosa rassegnazione con  cui tutte evitano di parlare della lentezza, caratteristica che le rende vulnerabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande della giovane lumaca non sono soddisfatte dalle sue simili: adagiate nell’abitudine, non le danno udienza. Inizia così una ricerca della verità che spinge il vivace animaletto ad allontanarsi dal conosciuto Paese del Dente di Leone per addentrarsi nel bosco.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà l’incontro con una tartaruga, altro animale poco veloce ma generosamente saggio, ad aiutare la piccola lumaca a trovare un nome adatto a lei e a percepire l’importanza della lentezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, solo spingendosi ai confini del bosco la lumaca potrà capire i pericoli che minacciano lei e le sue compagne, e riuscirà a trovare una ragione per tornare a casa e mettere in salvo le altre in un nuovo, lento ed avventuroso viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Fiaba di coraggio e di autenticità, <strong>&#8220;</strong><strong>Storia della lumaca che scoprì l’importanza della lentezza&#8221;</strong><em> </em>insegna come la lentezza, da sola, non basti per essere sereni: la vera realizzazione di sé la si scopre quando ci si pone in modo attivo e critico nei confronti della realtà, non accontentandosi di ciò che si ripete da anni, ma facendosi domande sul perché della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo l’audacia e il coraggio di questa esplorazione portano alla coscienza di sé e dell’ambiente in cui si vive, così come esclusivamente la sana curiosità di conoscere il mondo mette in moto i meccanismi della conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Intervallata da delicati disegni che incantano grandi e piccoli per la loro semplicità, il libro è un’intelligente fiaba per i bambini e un pacifico insegnamento per gli adulti a non ritenersi mai soddisfatti se non si capisce quel che succede, e a riscoprire l’importanza del tempo vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Storia di una lumaca che scoprì l&#8217;importanza della lentezza&#8221;</strong> di Luis Sepùlveda<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8823505038/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8823505038&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Guanda</p>
<p>pp. 95  &#8211;  euro 10</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/giulia.grassini.3" target="_blank">Recensione di Giulia Grassini</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>&#8220;Io che amo solo te&#8221; di Luca Bianchini (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 12:58:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Polignano a Mare. Fervono i preparativi per un matrimonio come tanti, con la preoccupazione per i dettagli, la voglia di renderlo indimenticabile, i pettegolezzi e le critiche dei vicini e dei parenti, la paura di dimenticare l&#8217;invito per qualcuno che poi si offende. In tutto questo però c&#8217;è un particolare importante: Mimì, il padre dello sposo, e Ninella, la madre della sposa, sono stati innamorati. Da giovani sono stati costretti a lasciarsi su pressioni della famiglia di Mimì e per tutti questi anni l&#8217;amore ha continuato a covare sotto la cenere senza mai spegnersi. Mimì e Ninella si sono fatti una famiglia, dei figli: lui è l&#8217;uomo più importante del paese e lei, ormai vedova, è ancora la più bella di Polignano. I contatti tra di loro per anni si sono limitati a occhiate fuggevoli in chiesa la domenica e poco più, sempre sotto l&#8217;occhio vigile di Matilde, la moglie di Mimì che in paese chiamano la First Lady, e dei paesani che conoscono la storia. Ora questo matrimonio li costringe, in qualche modo, a riallacciare un contatto. La storia è simpatica, a tratti divertente, con tanti personaggi e ci conduce al momento più importante del libro: il pranzo nuziale, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804630469/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804630469&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2777" title="io che amo solo te luca bianchini mondadori" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/41-KD23JRzL._.jpg" alt="bianchini mondadori amo solo te" width="190" height="286" /></a>Polignano a Mare. Fervono i preparativi per un matrimonio come tanti, con la preoccupazione per i dettagli, la voglia di renderlo indimenticabile, i pettegolezzi e le critiche dei vicini e dei parenti, la paura di dimenticare l&#8217;invito per qualcuno che poi si offende.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In tutto questo però c&#8217;è un particolare importante: Mimì, il padre dello sposo, e Ninella, la madre della sposa, sono stati innamorati.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Da giovani sono stati costretti a lasciarsi su pressioni della famiglia di Mimì e per tutti questi anni l&#8217;amore ha continuato a covare sotto la cenere senza mai spegnersi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Mimì e Ninella si sono fatti una famiglia, dei figli: lui è l&#8217;uomo più importante del paese e lei, ormai vedova, è ancora la più bella di Polignano.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">I contatti tra di loro per anni si sono limitati a occhiate fuggevoli in chiesa la domenica e poco più, sempre sotto l&#8217;occhio vigile di Matilde, la moglie di Mimì che in paese chiamano la First Lady, e dei paesani che conoscono la storia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ora questo matrimonio li costringe, in qualche modo, a riallacciare un contatto.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La storia è simpatica, a tratti divertente, con tanti personaggi e ci conduce al momento più importante del libro: il pranzo nuziale, con le sue rivelazioni e i suoi colpi di scena.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La trama è forse un po&#8217; scontata ma sviluppata con leggerezza, magari un po&#8217; troppo buonista e con una visione un po&#8217; stereotipata dei matrimoni al sud.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>&#8220;Io che amo solo te&#8221;</em> è un libro per sorridere, con una scrittura fluida e un buon ritmo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Si sente forte il rumore del vento, l&#8217;odore del mare e, naturalmente, la passione che ancora consuma i due innamorati.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Con una domanda: l&#8217;amore offre una seconda opportunità?</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Io che amo solo te&#8221;</strong> di Luca Bianchini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804630469/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804630469&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Mondadori</div>
<div>pp. 262  &#8211;  euro 16</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.facebook.com/antonio.marianantoni" target="_blank">Recensione di Antonio Marianantoni</a></div>
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<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Qualcosa di scritto&#8221; di Emanuele Trevi (Ponte alle Grazie)</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 15:30:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel suo taglio pseudo-autobiografico (una “storia quasi vera”, avverte la copertina) “Qualcosa di scritto” gioca sul confine tra il romanzo e il saggio critico. Ma pochi saggi riescono a essere penetranti come questo libro, che unisce alla più raffinata erudizione un’intensa carica umana. Ed è un’umanità viscerale, quasi espressionistica, quella che emerge dalle due figure principali del romanzo: in primo luogo l’assente, “il fantasma di P.P.P.”, che aleggia sulle strade romane come una presenza scomoda quanto necessaria; e poi lei, Laura Betti, la storica “amica” di Pier Paolo Pasolini, che come un vortice avvolge su di sé ogni pagina in cui compare. “La Pazza”, traccia vivente di un incontro “che non saprei definire meglio che catastrofico”, isterica rivelazione di qualcosa che le pagine di un libro non possono contenere, e che deve necessariamente passare attraverso il contatto umano, nella forma del contagio. Perché obiettivo finale del romanzo è la ricostruzione di un “momento basilare”, matrice su cui si struttura la grande opera incompiuta di Pier Paolo Pasolini, il romanzo-poema “Petrolio”. Con “Qualcosa di scritto”, Emanuele Trevi ha tentato di porre luce sul concetto di “iniziazione”, un concetto che in Pasolini si carica di attributi misterici così radicati da renderne impossibile [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/Emanuele-Trevi-Qualcosa-di-scritto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1508" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/Emanuele-Trevi-Qualcosa-di-scritto.jpg" alt="" width="190" height="290" /></a>Nel suo taglio pseudo-autobiografico (una “storia quasi vera”, avverte la copertina) <strong>“Qualcosa di scritto”</strong> gioca sul confine tra il romanzo e il saggio critico. Ma pochi saggi riescono a essere penetranti come questo libro, che unisce alla più raffinata erudizione un’intensa carica umana.</div>
<div style="text-align: justify">Ed è un’umanità viscerale, quasi espressionistica, quella che emerge dalle due figure principali del romanzo: in primo luogo l’assente, “il fantasma di P.P.P.”, che aleggia sulle strade romane come una presenza scomoda quanto necessaria; e poi lei, Laura Betti, la storica “amica” di Pier Paolo Pasolini, che come un vortice avvolge su di sé ogni pagina in cui compare. <em>“La Pazza”</em>, traccia vivente di un incontro <em>“che non saprei definire meglio che catastrofico”</em>, isterica rivelazione di qualcosa che le pagine di un libro non possono contenere, e che deve necessariamente passare attraverso il contatto umano, nella forma del contagio.</div>
<div style="text-align: justify">Perché obiettivo finale del romanzo è la ricostruzione di un “momento basilare”, matrice su cui si struttura la grande opera incompiuta di Pier Paolo Pasolini, il romanzo-poema “Petrolio”. Con “Qualcosa di scritto”, <em>Emanuele Trevi</em> ha tentato di porre luce sul concetto di “iniziazione”, un concetto che in Pasolini si carica di attributi misterici così radicati da renderne impossibile la semplice identificazione, lasciando libero spazio alle interpretazioni più degradanti. L’incontro con “la Pazza”, la lunga sopportazione delle più sadiche angherie, assume così la stessa funzione che in “Petrolio” hanno le mutazioni fisiche e sessuali dei protagonisti: ricostruire qualcosa che <em>“non si può insegnare, perché l’insegnamento è basato sull’ascolto, colpisce l’udito, mentre l’iniziazione agisce direttamente sulla mente, non lascia un insegnamento ma «un’impronta»”</em> (p. 221). Questa ricerca erudita si raffina poi nel finale ritorno in Grecia, impostando un’ermeneutica che – in perfetto stile pasoliniano – <em>“non cita, ma incarna, collauda, sperimenta”</em> (p. 193).</div>
<div style="text-align: justify">La prosa con cui Trevi racconta questo percorso storico e viscerale è quella dello scrittore consumato, ormai sicuro dei propri mezzi, ma anche dotato di un naturale talento per l’affabulazione. Concedendosi assai di rado il lusso dell’accapo, abbandonandosi volentieri a lunghe divagazioni, la sua voce non annoia mai, stringe con destrezza le redini dell’attenzione, toccando in breve tutte le modulazioni (dal critico al riflessivo, dal poetico al volgare, con balzi repentini e mai del tutto prevedibili). E giusto per non fare dello stile un vezzo, la struttura monolitica dei primi capitoli si sfalda gradualmente nel finale, sfiorando le regioni della poesia. A seguire, un apparato di note e perfino una bibliografia ma non in forma accademica: l’appendice ci racconta altre storie, invitando spesso al riso e all’ironia.</div>
<div style="text-align: justify">Un libro di sicuro valore, forse non di così facile fruizione, ma che ci offre il suo ricco bagaglio di conoscenza in tratti vivi e coinvolgenti. Potrà essere lamentata una certa inconsistenza nella trama, che non trascina né cattura il lettore, ma già dalle prime pagine era stata dichiarata la totale estraneità a certe pratiche dell’intrattenimento – rappresentate dalla figura “luciferina” dell’editor, il cui compito è <em>“trasformare tutta la letteratura in narrativa”</em>, e soprattutto <em>“rendere omogenei lo scrittore e il suo lettore”</em> (pp. 20-21).</div>
<div style="text-align: justify">Pasolini non voleva nulla di tutto ciò, e forse nemmeno noi dovremmo accettarlo tanto felicemente. La letteratura, al di là di quanto piacevole o “vendibile”, resta in primo luogo “qualcosa di scritto”, e compito dello scrittore autentico sarà quello non esaurirne il mistero.</div>
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<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Qualcosa di scritto&#8221;</strong> di Emanuele Trevi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8862200641/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8862200641" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">edito da Ponte alle Grazie</div>
<div style="text-align: justify">pp. 247  &#8211;  euro 16.80</div>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 12.0px Times New Roman">
<div style="text-align: justify"><a href="http://it-it.facebook.com/people/Simone-Rebora/100001613200088" target="_blank">Recensione di Simone Rebora</a></div>
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		<title>&#8220;Mr Gwyn&#8221; di Alessandro Baricco (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 18:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie, disse Rebecca. Ci fermiamo all’idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio&#8221; (p. 155) Dopo gli impegni – discussi e discutibili – come regista e critico sociale, Alessandro Baricco torna a confermare la sua vena creativa primaria, di grande ed esperto affabulatore. Il suo ultimo lavoro, &#8220;Mr Gwyn&#8221;, è un romanzo giocato sottilmente, con l’abilità dello scrittore sicuro sulla sua tastiera, che cattura il lettore attraverso le semplici atmosfere, le piccole sfumature, creando un senso di suspense lieve ma costante. Lungi dagli stilemi del romanzo giallo, il libro s’incentra comunque su un’indagine, su un mistero: solo che l’enigma, qui, non è chiuso entro stanze segrete o sulla scena del crimine, ma vive nel suo stesso protagonista, Jasper Gwyn. Lo spiazzamento primario è quindi dato da un processo inverso rispetto a quello del più comune sviluppo narrativo: mentre in genere lo svolgersi della trama comporta un progressivo avvicinamento del lettore all’indole del protagonista, qui la storia parte da una visione soggettiva, elidendo però pagina dopo pagina il protagonista stesso. Quasi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/11/Alessandro-Baricco-Mr.-Gwyn.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1340" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/11/Alessandro-Baricco-Mr.-Gwyn.jpg" alt="" width="203" height="319" /></a>&#8220;Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie, disse Rebecca. Ci fermiamo all’idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio&#8221;</em> (p. 155)</p>
<p style="text-align: justify">Dopo gli impegni – discussi e discutibili – come regista e critico sociale, <em>Alessandro Baricco</em> torna a confermare la sua vena creativa primaria, di grande ed esperto affabulatore. Il suo ultimo lavoro, <strong>&#8220;Mr Gwyn&#8221;</strong>, è un romanzo giocato sottilmente, con l’abilità dello scrittore sicuro sulla sua tastiera, che cattura il lettore attraverso le semplici atmosfere, le piccole sfumature, creando un senso di suspense lieve ma costante. Lungi dagli stilemi del romanzo giallo, il libro s’incentra comunque su un’indagine, su un mistero: solo che l’enigma, qui, non è chiuso entro stanze segrete o sulla scena del crimine, ma vive nel suo stesso protagonista, Jasper Gwyn.<br />
Lo spiazzamento primario è quindi dato da un processo inverso rispetto a quello del più comune sviluppo narrativo: mentre in genere lo svolgersi della trama comporta un progressivo avvicinamento del lettore all’indole del protagonista, qui la storia parte da una visione soggettiva, elidendo però pagina dopo pagina il protagonista stesso. Quasi che la ricerca di un’identità, di una ragione di vita (obiettivo primario di Mr. Gwyn), potesse realizzarsi solo attraverso un processo di totale “spersonalizzazione” del soggetto. Il gioco è qui realizzato da Baricco servendosi di un semplice accorgimento: l’introduzione di un deuteragonista (Rebecca) che gradualmente si sostituisce al personaggio principale, trasformandolo da soggetto in oggetto d’analisi.<br />
La vicenda è semplice da riassumere: uno scrittore affermato (Mr. Gwyn) pubblica un articolo in cui elenca 52 cose che non farà mai più nella sua vita. L’ultima, ovviamente, è: “scrivere libri”. Ancor più ovvio il fatto che per lui smettere di scrivere sarà impresa ardua, che lo obbligherà ad escogitare curiosi surrogati (<em>&#8220;come il mettere insieme frasi nella sua mente o allacciarsi le scarpe con una lentezza da idiota&#8221;</em>, p. 27). Fin qui niente di originale. Ma quando Mr. Gwyn scopre la sua vera vocazione, il “mistero” mette finalmente piede nel romanzo. Per dedicarsi alla professione di “copista” (si noti: la parola in lui sorge ancor prima della definizione), egli escogita una complicatissima procedura finalizzata alla “copiatura” di soggetti umani. Insomma, suo obiettivo finale è la realizzazione di “ritratti” (in parole) di singole persone. E qui Baricco gioca con la sua consueta abilità di scrittore: senza scoprire totalmente le carte, ci descrive la sofisticatissima preparazione dello “studio di posa” dello scrittore, ci introduce al fascino arcano dei suoi “ritratti”, senza però mai rivelarli o descriverli – perché “proprietà privata” dei loro soggetti. E mentre risulta evidente che la ricerca “pittorica” di Mr. Gwyn punta alla scoperta del sé (all’autoritratto), la sua immagine si affievolisce gradualmente, fino ad eclissarsi del tutto.<br />
Ma il lettore così “giocato” scoprirà il significato del gioco assieme a Rebecca (personaggio che invece “prende forma” attraverso il romanzo), con quella rivelazione finale (che noi siamo le storie, non solo i personaggi) a sottolineare come ciò che conta realmente non è l’individuazione, ma il rapporto.<br />
Sul piano dello stile poche le novità, con la solita prosa “marchio di fabbrica” di Alessandro Baricco: l’abilità ad equilibrare i toni intensi e le battute colloquiali, i ritmi piani e sincopati; la costante tendenza a sorprendere il lettore in brevi battute (un poco sentenziose) che precipitano come fugaci illuminazioni attraverso il limpido scorrere della prosa – come nell’affermazione: <em>&#8220;Morire è solo un modo particolarmente esatto di invecchiare&#8221;</em> (p. 56); o all’uscita di Rebecca dallo studio di Mr. Gwyn: <em>&#8220;Come ogni sera, fece i primi passi per strada con un’incertezza da animale appena nato&#8221;</em> (p. 75).</p>
<p style="text-align: justify">Una lettura piacevole e suggestiva, facile da digerire e “consumabile” nello spazio di un solo pomeriggio; e l’esperienza non si esaurisce in se stessa, lasciando al passaggio una lieve lievissima traccia, ma permanente.</p>
<p><strong>&#8220;Mr. Gwyn&#8221;</strong> di Alessandro Baricco<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807018624/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807018624" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Feltrinelli</p>
<p>pp. 158  &#8211;  euro 14</p>
<p><a href="http://it-it.facebook.com/people/Simone-Rebora/100001613200088" target="_blank">Recensione di Simone Rebora</a></p>
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