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	<title>Scritti da Voi &#187; salvina pizzuoli | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Il Trio dell&#8217;arciduca&#8221; di Hans Tuzzi (Bollati Bolinghieri)</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 13:00:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nuovo giallo di Tuzzi “Il Trio dell’arciduca” è davvero entusiasmante e non è un Melis. Non può essere definito nemmeno un giallo o un poliziesco, ma sarebbe preferibile collocarlo o etichettarlo (e non sempre è possibile con i romanzi del versatile autore) tra quelli di spionaggio mentre la vicenda cui fa da sfondo una pagina di storia svela retroscena e avanza interpretazioni su gli scenari che precedettero la grande guerra. Gli affezionati dell’Ispettore di Polizia milanese non resteranno comunque delusi, anzi troveranno un valido interprete in Neron Vukcic, agente segreto giovanissimo, eccentrico nel vestire e buongustaio oltre che eccezionale mangiatore. Ma chi è Neron Vukcic? Aleggia nel lettore, giallo nel giallo, il dubbio,  il piacere, la sorpresa o la larvata speranza di aver capito quanto lo “strillo” di copertina lascia arguire. Abbandonata la Milano degli anni ottanta Tuzzi ambienta in modo mirabile e raffinato la vicenda nel nuovo scenario, altrettanto brumoso ma impalpabile, della cosmopolita Trieste, porto commerciale dell’Impero austro ungarico nei primi anni del Novecento nell’imminenza dello scoppio della grande guerra. Il lettore seguirà poi il giovane Neron nella vecchia Costantinopoli, non ancora detta ufficialmente Istanbul, muovendosi dentro percorsi che gli permetteranno di riviverne le mosse nei tempi, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/883392551X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883392551X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3115" title="compra &quot;Il Trio dell'arciduca&quot; di Hans Tuzzi (Bollati Boringhieri)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/05/417K-sOC9eL._SY445_.jpg" alt="bollati boringhieri hans tuzzi trio dell'arciduca" width="190" height="292" /></a>Il nuovo giallo di Tuzzi <strong>“Il Trio dell’arciduca”</strong> è davvero entusiasmante e non è un <em>Melis.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non può essere definito nemmeno un giallo o un poliziesco, ma sarebbe preferibile collocarlo o etichettarlo (e non sempre è possibile con i romanzi del versatile autore) tra quelli di spionaggio mentre la vicenda cui fa da sfondo una pagina di storia svela retroscena e avanza interpretazioni su gli scenari che precedettero la grande guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli affezionati dell’Ispettore di Polizia milanese non resteranno comunque delusi, anzi troveranno un valido interprete in Neron Vukcic, agente segreto giovanissimo, eccentrico nel vestire e buongustaio oltre che eccezionale mangiatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi è Neron Vukcic? Aleggia nel lettore, giallo nel giallo, il dubbio,  il piacere, la sorpresa o la larvata speranza di aver capito quanto lo “strillo” di copertina lascia arguire. Abbandonata la Milano degli anni ottanta Tuzzi ambienta in modo mirabile e raffinato la vicenda nel nuovo scenario, altrettanto brumoso ma impalpabile, della cosmopolita Trieste, porto commerciale dell’Impero austro ungarico nei primi anni del Novecento nell’imminenza dello scoppio della grande guerra. Il lettore seguirà poi il giovane Neron nella vecchia Costantinopoli, non ancora detta ufficialmente Istanbul, muovendosi dentro percorsi che gli permetteranno di riviverne le mosse nei tempi, nei luoghi e nei mezzi utilizzati per gli spostamenti tanto sono ben studiati e collocati. Un testo di spionaggio storico ben congegnato e dalla perfetta architettura che aggiunge valore alla già raffinata abilità del nostro romanziere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuzzi ha saputo creare un nuovo personaggio che rivive e si muove nell’atmosfera del tempo riprodotta da una prosa sapiente e ben orchestrata che come su un palcoscenico propone lo spirito del periodo carico di tensioni, di intrighi, di lotte intestine dentro e fuori il fragile colosso dai piedi d’argilla che era l’Impero austro ungarico e le lotte tra le etnie di quel crogiuolo che da sempre sono stati i Balcani. Esce, quando si dice il caso, proprio in ricorrenza del centenario dello scoppio del conflitto e quando ancora una volta le rivalità etniche risuonano nuovamente in quell’area che ancora non pare abbia trovato una propria identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie Tuzzi, mi auguro che sia solo l’inizio di una lunga serie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong>&#8220;Il Trio dell&#8217;arciduca&#8221;</strong> di Hans Tuzzi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/883392551X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=883392551X&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="compra su amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/04/compra-su-amazon.jpg" alt="" width="200" height="38" /></a></p>
<p>edito da Bollati Bolinghieri</p>
<p>pp. 158  &#8211;  euro 14,90</p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/salvina-pizzuoli/" target="_self">Recensione di Salvina Pizzuoli</a></p>
<p><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>“La piazza del Diamante” di Mercè Rodoreda (Beat Edizioni)</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Sep 2013 16:30:45 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865591102/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865591102&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2716" title="La piazza del Diamante merce rodoreda beat" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/CopertinaLapiazzadelDiamante.jpg" alt="beat rodoreda piazza del diamante" width="190" height="294" /></a>Una donna, Natalìa, una città, Barcellona, un momento storico rilevante, il passaggio dalla repubblica alla dittatura franchista, e una piazza, piazza del Diamante, piena di luminarie e di balli dove la storia di Natalia detta Colombetta ha inizio e dove si  concluderà, a distanza di molto tempo, con un urlo<em> </em>che<em> &#8220;dovevo portarmi dentro da molti anni&#8221;, </em>dirà la protagonista,&#8221;<em>così ampio che aveva fatto fatica a passarmi per la gola, dalla bocca mi uscì un pezzetto di niente </em>[<em>…</em> ] <em>e quel pezzetto di niente che mi era vissuto tanto tempo dentro era la mia giovinezza che fuggiva&#8221;. </em><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Ed è proprio in piazza del Diamante che la donna saprà ritrovare se stessa e si farà consapevole di una sua nuova possibile esistenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Un racconto in prima persona, un percorso della memoria, a volte più sfocato e a volte nitidissimo e denso di particolari legati soprattutto agli ambienti, agli oggetti, alle strade. <span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">E il lettore scorre le vicende di una giovane Natalia a un ballo a piazza del Diamante con uno sconosciuto che poi sposerà e dal quale avrà due figli, fino ai tempi bui e difficili della guerra civile che Colombetta sarà capace di  affrontare da sola;  il marito infatti  vi partecipa  e vi muore. La segue dentro i suoi ricordi dai primi anni di matrimonio con un marito stravagante che le impone le proprie bizzarrie, fino al secondo matrimonio che la salverà insieme ai figli dall’indigenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile parlato rende vivo il pensiero e i ricordi della protagonista che focalizzano momenti salienti, quelli incisi nella sua memoria con le emozioni e le sensazioni ancora fresche e trasmesse a chi legge con la forza del linguaggio della semplicità</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;dentro ero come una casa quando vengono gli uomini del trasloco e mettono tutto sottosopra. Così ero io dentro&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel  Prologo a <em>“Specchio infranto”, </em>un romanzo più tardo rispetto a <em>“Piazza del Diamante”</em>, la stessa Rodoreda scriveva che <em>“un romanzo è parole”</em> e che con <em>“scrivere bene”</em> lei intendeva <em>“scrivere con la massima semplicità le cose essenziali,  dare rilievo a ogni parola”</em> tanto che anche <em>“le più anodine possono brillare accecanti se le collochi al posto giusto”</em>. <span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">E lei c’è riuscita egregiamente.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Di Colombetta, come personaggio, nello stesso Prologo scriveva che <em>“avrebbe affrontato la vita senza un briciolo di sentimentalismo: come l’affronta la gente del popolo, sana”</em>. <span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">E in Colombetta la candida, riesce a far sì che i ricordi e le sensazioni emergano dalle profondità dell’anima: rivelazione e  sorpresa, come scoperti per la prima volta <em>&#8220;e</em></span><em><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> avvertii  forte il trascorrere del tempo. </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">[…]</span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> non quello che mette foglie sui rami o quello che le strappa via </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">[…]</span></em><em style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> ma il tempo dentro di me, il tempo che non si vede e ci impasta&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><em>“La piazza del Diamante”</em> non è un romanzo recente, risale al 1962 quando l’autrice, catalana di origine, lo scrisse durante il suo volontario esilio ginevrino dopo l’affermazione di Franco al potere. Marquez lo definirà il romanzo più bello che sia mai stato pubblicato in Spagna dopo la guerra civile, altri lo ritennero emblematico nel cogliere la guerra civile spagnola attraverso gli occhi di una donna dell’ambiente artigiano del quartiere Gracìa di Barcellona sullo sfondo della città prima durante e dopo il conflitto. </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Ristampato più volte è un libro da leggere, un pilastro della letteratura contemporanea dove  l’incantesimo, come scriveva Tabucchi, sta nei dettagli della descrizione del personaggio femminile ad opera di un’altra donna e nella presenza <em>“dell’assenza”</em> della guerra civile spagnola. </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Quel che colpisce e resta sicuramente impresso è lo stile, una sorta di limpidezza narrativa che sa far scorrere con naturalezza, immediatezza ed empatia il complesso racconto della  vita di una donna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><strong>&#8220;La piazza del Diamante&#8221;</strong> di Mercè Rodoreda<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8865591102/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8865591102&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">edito da Beat Edizioni</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">pp. 203  &#8211;  euro 9</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/salvina-pizzuoli/" target="_self">Recensione di Salvina Pizzuoli</a></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>“Vanagloria” di Hans Tuzzi (Bollati Boringhieri)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 01:21:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si apre con la notizia di una morte, si chiude tra i guaiti di un cane con una morte annunciata: non è un giallo, ma il primo romanzo di Hans Tuzzi apprezzato giallista e bibliofilo che con “Vanagloria” si realizza in modo esemplare come romanziere. Era prevedibile che la vena narrativa di chi ha fatto del proprio scrivere in giallo una produzione letteraria raffinata, si compisse in un romanzo vero e proprio. A volte, leggendo opere narrative, capita di riscontrare in esse una perfetta consonanza al reale tanto sono precisamente tratteggiate, quasi gli assomigliassero in modo speculare. Viene allora da chiedersi quanto in un romanzo è invenzione e quanto corrisponde a situazioni già verificate o perfino anticipate, indovinate o intuite dall’autore. Ma il romanzo di Hans Tuzzi, scritto tra il 2006 e il 2010, va oltre; la società di Paneropoli, evidente richiamo a Milano, da panèra o città del formaggio come l’aveva chiamata Ugo Foscolo in modo evidentemente spregiativo, è sapientemente raffigurata, nei due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo che fanno da sfondo alle vicende, scoperchiandone il vuoto senza ipocrita cecità; è uno specchio in cui si deve finalmente guardare. A una scrittura elegante, policroma, piena di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833922308/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8833922308&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2378" title="vanagloria hans tuzzi bollati boringhieri" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/copertina-vanagloria.jpg" alt="bollati boringhieri hans tuzzi vanagloria" width="190" height="290" /></a>Si apre con la notizia di una morte, si chiude tra i guaiti di un cane con una morte annunciata: non è un giallo, ma il primo romanzo di Hans Tuzzi apprezzato giallista e bibliofilo che con <strong>“Vanagloria”</strong> si realizza in modo esemplare come romanziere. Era prevedibile che la vena narrativa di chi ha fatto del proprio scrivere in giallo una produzione letteraria raffinata, si compisse in un romanzo vero e proprio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A volte, leggendo opere narrative, capita di riscontrare in esse una perfetta consonanza al reale tanto sono precisamente tratteggiate, quasi gli assomigliassero in modo speculare. Viene allora da chiedersi quanto in un romanzo è invenzione e quanto corrisponde a situazioni già verificate o perfino anticipate, indovinate o intuite dall’autore. Ma il romanzo di <em>Hans Tuzzi</em>, scritto tra il 2006 e il 2010, va oltre; la società di Paneropoli, evidente richiamo a Milano, da panèra o città del formaggio come l’aveva chiamata Ugo Foscolo in modo evidentemente spregiativo, è sapientemente raffigurata, nei due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo che fanno da sfondo alle vicende, scoperchiandone il vuoto senza ipocrita cecità; è uno specchio in cui si deve finalmente guardare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A una scrittura elegante, policroma, piena di lingue e di linguaggi, cui ci aveva abituato nelle opere precedenti, l’autore aggiunge in <em>“Vanagloria”</em> il pregio dell’analisi cruda e lucida di una società in degrado il cui fine è il potere per il potere e dove la cultura è merce di scambio, valore aggiunto per realizzare quel fine. Una società resa sterile e smarrita dietro velleitari e millantati ruoli elitari, alla ricerca di un fine effimero, dove tutto ha un prezzo, anche l’amore che come l’amicizia e la solidarietà perdono le loro caratteristiche e acquistano quelle di mercanzia, mentre gli intrighi e i percorsi per realizzare il profitto e la soddisfazione personale diventano le uniche prospettive.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Una variegata e fantasmagorica carrellata di personaggi del mondo che conta si presenta al lettore, spettatore della tragedia che si consuma sotto i suoi occhi, spogliata e doppia nella facciata perbenista che ne copre la dissoluzione interiore; la progenie, vuota e qualunquista, non disdegna di seguirne le orme precocemente. Tra i vanagloriosi qualcuno si salva come nella galleria delle figure femminili, sicuramente meno negative di quelle maschili. Anche la prosa sottolinea, nel suo essere corrosiva e acida, la natura degli uomini che si muovono all’interno del romanzo; un romanzo difficile, ma che si legge d’un fiato, quasi il lettore volesse conoscere il destino che lo attende come spettatore disincantato di un mondo senza eroi e senza possibilità di sopravvivenza. Un romanzo colto, denso, che non presuppone riletture nonostante la ridda di personaggi le cui vicende si intrecciano e si combinano; è un mondo piccolo quello in cui ciascuno di loro, con la propria professione e il proprio ruolo si muove.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Se si vuole intravedere un messaggio tra le righe del romanzo,  è sicuramente un raffinato messaggio, ma ci si può ravvisare anche un monito? Una società senza una cultura da tramandare è una società sterile che va solo verso una morte solitaria?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Al lettore-spettatore il compito di interpretare l’impianto immaginifico che l’autore ha saputo magistralmente costruire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Come in <em>“Vanagloria”</em> anche in <em>“Morte di un mecenate americano”</em> Tuzzi tocca, da un punto di vista parallelo, il medesimo tema; nell’interessante biografia romanzata del magnate J.P. Morgan, è tratteggiata infatti non solo la sensibilità del protagonista ma anche lo spirito di una società: i potenti e facoltosi mettono a disposizione il loro denaro per la ricerca dell’opera d’arte, patrimonio dell’umanità oltre che personale, da tramandare e conservare; filantropi oltre che cultori. Il titolo emblematico dell’articolo comparso sul Sole 24Ore (domenica 10/2/2013) <em>“JP Morgan il Magnifico”</em> dello stesso Tuzzi, assegna infatti al magnate americano il ruolo di un mecenate cinquecentesco. Nella biografia fa da sfondo una società di fine Ottocento, in <em>“Vanagloria”</em> quella attuale, persa e deprivata del valore della conoscenza, dove invece i facoltosi orientano i propri interessi in altri campi o scelgono di legare il proprio nome a opzioni  culturali solo per l’appannaggio che possono offrire.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La cultura, intesa come bene, è sicuramente un argomento che preme molto all’autore; e come dargli torto, soprattutto in tempi come quelli che viviamo?</div>
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<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Vanagloria&#8221;</strong> di Hans Tuzzi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833922308/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8833922308&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Bollati Boringhieri</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 451  &#8211;  euro 17,50</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 14px; line-height: normal; font-family: 'Lucida Grande'; min-height: 17px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Recensione di Salvina Pizzuoli</span></div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 14px; line-height: normal; font-family: 'Lucida Grande'; min-height: 17px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>&#8220;L&#8217;arte di annacarsi&#8221; di Roberto Alajmo (Laterza)</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 12:32:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quello di Alajmo non è un semplice viaggio in Sicilia, ma un viaggio nella sicilianità come si può cogliere dal titolo che incuriosisce, “L’arte di annacarsi”, e dal sottotitolo “Un viaggio in Sicilia”, quasi un chiarimento, una precisazione. Ma il proposito sta nell’annacamento. Annacamento è una parola che non ha traduzione esatta in italiano se non con il termine cullare/cullarsi, che non rendono l’essenza e il concetto chiave del termine che vuole significare, come lo stesso autore spiegherà,  “il massimo del movimento col minimo dello spostamento”.  E sull’onda lenta di una naca (culla), ci racconta la sua terra, quella immobile e pigra cui fa riscontro quella frenetica, mentre a quella babba si contrappone la sperta, quella furba, una Sicilia dai tanti volti, come allude e sottolinea l’autore stesso citando in apertura Gesualdo Bufalino. Una terra di contrasti, agghindata di luoghi comuni, difficile da raccontare soprattutto se si è nativi dell’isola perché i siciliani tendono a diventare apprensivi quando devono raccontare agli estranei di sé e della propria terra. Sanno che devono misurarsi con una quantità di luoghi comuni che vanno dalla mafia allo scirocco e molto altro ancora. Per chi è siciliano, da tempo lontano dalla Sicilia, e che guarda con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842098639/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8842098639&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2237" title="arte di annacarsi roberto alajmo laterza" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/cinque-domande-a-roberto-alajmo-autore-de-lar-L-1.jpeg" alt="annacarsi alajmo laterza" width="190" height="286" /></a>Quello di <em>Alajmo</em> non è un semplice viaggio in Sicilia, ma un viaggio nella sicilianità come si può cogliere dal titolo che incuriosisce, <strong>“L’arte di annacarsi”</strong>, e dal sottotitolo <em>“Un viaggio in Sicilia”</em>, quasi un chiarimento, una precisazione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma il proposito sta nell’<strong><em>annacamento</em></strong>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Annacamento è una parola che non ha traduzione esatta in italiano se non con il termine cullare/cullarsi, che non rendono l’essenza e il concetto chiave del termine che vuole significare, come lo stesso autore spiegherà,  <em>“il massimo del movimento col minimo dello spostamento”</em>.  E sull’onda lenta di una <em>naca</em> (culla), ci racconta la sua terra, quella immobile e pigra cui fa riscontro quella frenetica, mentre a quella babba si contrappone la <em>sperta</em>, quella furba, una Sicilia dai tanti volti, come allude e sottolinea l’autore stesso citando in apertura Gesualdo Bufalino.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Una terra di contrasti, agghindata di luoghi comuni, difficile da raccontare soprattutto se si è nativi dell’isola perché i siciliani tendono a <em>diventare apprensivi quando devono raccontare agli estranei di sé e della propria terra. Sanno che devono misurarsi con una quantità di luoghi comuni che vanno dalla mafia allo scirocco e molto altro ancora.</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per chi è siciliano, da tempo lontano dalla Sicilia, e che guarda con il cannocchiale rovesciato della distanza, la lettura del viaggio di Alajmo è coinvolgimento emozionale o nostalgico o  risentito per le bellezze di una terra ancora in alcuni tratti selvaggia e originaria o abbrutita in mille brutture senza soluzione o impelagata senza riscatto; ma è anche una lettura che sa stemperare nell’ironia, a volte pungente a volte scanzonata, quella miriade di stereotipi che da sempre l’accompagnano; ma non manca anche il sapore della scoperta. Come accade per tutti i luoghi che ammaliano, ma nello stesso tempo sconvolgono e non sono di semplice approccio o comprensione, così la Sicilia  si ama o si rifiuta, ma non lascia mai indifferenti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per chi è un siciliano fuoriuscito come me, la lettura è stata un tuffo e un bagno quasi salutare nella mia più profonda connotazione siciliana, quella che si crede di aver perduto solo perché si è partiti; è stato invece un ritrovarsi, un fare “autoanalisi” insieme al viaggiatore Alajmo che ci nasce e ci vive, scoprendo insieme a lui <em>“cose che sapevo senza saperlo”</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Chi non si accosta alla lettura come siciliano, troverà interessanti e curiose le risoluzioni  dei clichè e il racconto delle località, delle genti e dei territori estremamente accattivante e coinvolgente per l’approccio nuovo che l’autore sa costruire, con l’ironia con cui lo sa accompagnare, stemperare o graffiare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E il lettore siciliano? Condivide che la mafia è un odore o meglio una puzza e che se è vero che dà lavoro ne fa pagare anche un prezzo altissimo in sottosviluppo?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il viaggio parte da Marsala e Caltafimi, <em>“visto che da qualche parte bisogna cominciare”</em>, proseguendo per Palermo dove l’arte d’annacarsi sembra raggiungere livelli prestigiosi, ma che al detto arrendevole del <em>“Noi qua siamo”</em> sa contrapporre i suoi pazzi, quelli che non si adeguano allo stato delle cose.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Una puntata a Lampedusa enigmatica come il Marrobbio e a Mazara dove l’integrazione passa attraverso la tavola perchè il cuscus ha pari dignità degli spaghetti, per concludersi a Messina passando per gli Intermezzi che hanno per protagonisti Federico II, Santa Rosalia e il vino.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma non si può raccontare, il viaggio di Alajmo va letto e gustato perché ogni parola o frase apre nuovi scorci e finestre godibili e interessanti su un mondo, sulla sicilianità e sul sicilianismo che più che <em>“orgoglio è un rimorso”</em>.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un racconto-saggio che sa far riflettere e sa intrattenere piacevolmente e non per ultimo, invita a visitare questa terra sorprendente.</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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<div style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;arte di annacarsi&#8221;</strong> di Roberto Alajmo<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842098639/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8842098639&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">edito da Laterza</div>
<div style="text-align: justify;">pp. 274  &#8211;  euro 9.50</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">Recensione di Salvina Pizzuoli</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
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		<title>&#8220;Morte di un magnate americano&#8221; di Hans Tuzzi (Skira)</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 15:48:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hans Tuzzi ha saputo tratteggiare in questa biografia, rigorosamente documentata, il ritratto di un magnate, un magnate d’altri tempi, dell’uomo che oltre ad aver saputo creare una potente rete di banche e la maggiore compagnia di navigazione mondiale, aveva salvato l’economia degli Stati Uniti nel 1907 e aveva traghettato quel paese verso un destino imperiale rispetto alla finanza mondiale, ma aveva anche affiancato all’abilità dell’uomo d’affari l’arte del fine conoscitore di opere d’arte e di vero amante del bello; un uomo colto, raffinato e filantropo le cui collezioni avrebbero fatto della sua Library una “casa-scrigno” e avrebbero arricchito i maggiori musei di New York. È questo un tratto distintivo della biografia di J.P. Morgan tracciata da Tuzzi che aggiunge al suo raccontare, da fine narratore, una qualità in più con la quale non manca di catturare il lettore: tocchi da esperto e originale romanziere ne contraddistinguono la scelta narrativa e sanno rendere l’approccio alle vicende accattivante e coinvolgente. Chiamatemi come vi pare, il mio nome non ha nessuna importanza. Ciò che importa è che da alcuni mesi sono il segretario di una leggenda. Una leggenda che, ora, sta combattendo con la morte. Queste le parole con le quali si apre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8857217205/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8857217205&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2010" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2013/02/TUZZI-Morte-magnate-americano.jpg" alt="hans tuzzi Morte magnate americano skira" width="190" height="253" /></a>Hans Tuzzi</em> ha saputo tratteggiare in questa biografia, rigorosamente documentata, il ritratto di un magnate, un magnate d’altri tempi, dell’uomo che oltre ad aver saputo creare una potente rete di banche e la maggiore compagnia di navigazione mondiale, aveva salvato l’economia degli Stati Uniti nel 1907 e aveva traghettato quel paese verso un destino imperiale rispetto alla finanza mondiale, ma aveva anche affiancato all’abilità dell’uomo d’affari l’arte del fine conoscitore di opere d’arte e di vero amante del bello; un uomo colto, raffinato e filantropo le cui collezioni avrebbero fatto della sua Library una “casa-scrigno” e avrebbero arricchito i maggiori musei di New York.</div>
<div style="text-align: justify;">È questo un tratto distintivo della biografia di J.P. Morgan tracciata da Tuzzi che aggiunge al suo raccontare, da fine narratore, una qualità in più con la quale non manca di catturare il lettore: tocchi da esperto e originale romanziere ne contraddistinguono la scelta narrativa e sanno rendere l’approccio alle vicende accattivante e coinvolgente.</div>
<p style="text-align: justify;"><em>Chiamatemi come vi pare, il mio nome non ha nessuna importanza. Ciò che importa è che da alcuni mesi sono il segretario di una leggenda. Una leggenda che, ora, sta combattendo con la morte.</em></p>
<div style="text-align: justify;">Queste le parole con le quali si apre la prima pagina alla data <em>“21 marzo 1913, mattino”</em>; successivamente altre voci convergeranno alla ricostruzione della storia dell’uomo più potente del mondo di allora e dei suoi tesori d’arte, popolando gli ultimi giorni di vita a Roma con figure familiari, ricordi, situazioni e sentimenti che evidenzieranno l’uomo e i suoi affetti, ma anche i difetti, le paure, le lontane e recenti malattie nervose che ne avrebbero fiaccato il fisico, nel momento della piena verità per tutti: l’approssimarsi della fine.</div>
<div style="text-align: justify;">E il lettore scopre l’uomo anche attraverso la figura della sua assistente, amica e confidente oltre a essere stata da lui riconosciuta e stimata come creatrice della sua Biblioteca prestigiosa: Miss Belle, donna colta, tenace e vera intenditrice di opere d’arte, capace di trattare, per quanto giovane, con i notabili del settore, riuscendo con il suo fascino e le sue competenze a garantire a Morgan gioielli dell’arte del passato.</div>
<div style="text-align: justify;">Un mondo quello di JPM, acronimo con cui viene designato il protagonista, dove le vicende che hanno caratterizzato la vita del proprietario di banche e di industrie si mescolano, nell’inventario di chiusura, con i piaceri e il gusto della bellezza per l’opera d’arte e per il collezionismo che il solo denaro non può assicurare, con la solitudine di chi, come un qualunque essere umano, affronta le traversie e le gioie della vita comunque da solo, soprattutto nei momenti che precedono l’estremo saluto.</div>
<div style="text-align: justify;">La vicenda si svolge dal <em>21 marzo 1913 al 31 marzo</em> dello stesso anno, i giorni cruciali della malattia nei quali la voce narrante ripercorre momenti salienti della vita di Morgan che seppe utilizzare la propria ricchezza alla ricerca di un patrimonio artistico da collezionare ma anche da tramandare e preservare.</div>
<div style="text-align: justify;">Una biografia piacevole, scorrevole che si legge come una bella pagina di romanzo; importante per le riflessioni che propone, nel confronto con l’oggi, su di un uomo che dal denaro non aveva voluto solo produrre altro denaro, ma possedere, conservare e tramandare la bellezza, l’unicità e la creatività.</div>
<div style="text-align: justify;">Interessante la <em>Nota</em> conclusiva dove l’autore risponde in maniera documentata alle curiosità suscitate nel lettore il quale può misurare agevolmente lo spessore della narrazione con quello della realtà biografica e dove si disvelano, come in un’agnizione finale, i segreti della bella Belle.</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Morte di un magnate americano&#8221;</strong> di Hans Tuzzi<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8857217205/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8857217205&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Skira (Narrativa)</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 176  &#8211;  euro 15</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Recensione di Salvina Pizzuoli</span></strong></p>
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