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	<title>Scritti da Voi &#187; scritti da voi giovanni proietta | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Gli sdraiati&#8221; di Michele Serra (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 23:15:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cos’è “Gli sdraiati&#8221; di Michele Serra? Un racconto spurio colpevole di bellezza. Se le recensioni dovessero arrestarsi sulla soglia delle sei parole, saremmo a cavallo. La tentazione forte è di proseguire prendendo subito le distanze dal ritratto della nostra generazione (a parlare è un ventitreenne) presentatoci da Michele Serra. Delle amebe sdraiate, senza un futuro che non sia la ripetizione eterna di un presente di precarietà, appeso ad oggetti e luoghi inutili e labili. Finiremmo così per essere noi i colpevoli, di snobismo stavolta, quando l’analisi di Serra fotografa bene molti dei nostri reali difetti, senza generalizzare mai. La narrazione mescola sapientemente riflessioni saggistiche con il racconto di un padre alla ricerca del tempo perduto da lui e da suo figlio per dare un senso a quella catena di cui si sente l’ultimo anello. Una distinzione ontologica tra ciò che è stato e le generazioni protagoniste del futuro, per la prima volta perdenti, offuscate da una schiera di anziani che vive del proprio ricatto anagrafico. Prima di perdersi in quella che più che una recensione vuole essere un commento, occorrerà spiegare la ragione di quell’aggettivo, spurio, che apre il ragionamento. Il romanzo è spurio per due ragioni: innanzitutto perché manca [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807018349/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807018349&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2962" title="compra &quot;Gli sdraiati&quot; di Michele Serra (Feltrinelli)" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2014/02/Copertina_Gli-sdraiati.jpg" alt="feltrinelli michele serra gli sdraiati giovanni proietta" width="190" height="298" /></a>Cos’è <strong>“Gli sdraiati&#8221;</strong> di <em>Michele Serra</em>? Un racconto spurio colpevole di bellezza. Se le recensioni dovessero arrestarsi sulla soglia delle sei parole, saremmo a cavallo. La tentazione forte è di proseguire prendendo subito le distanze dal ritratto della nostra generazione (a parlare è un ventitreenne) presentatoci da Michele Serra. Delle amebe sdraiate, senza un futuro che non sia la ripetizione eterna di un presente di precarietà, appeso ad oggetti e luoghi inutili e labili. Finiremmo così per essere noi i colpevoli, di snobismo stavolta, quando l’analisi di Serra fotografa bene molti dei nostri reali difetti, senza generalizzare mai. La narrazione mescola sapientemente riflessioni saggistiche con il racconto di un padre alla ricerca del tempo perduto da lui e da suo figlio per dare un senso a quella catena di cui si sente l’ultimo anello. Una distinzione ontologica tra ciò che è stato e le generazioni protagoniste del futuro, per la prima volta perdenti, offuscate da una schiera di anziani che vive del proprio ricatto anagrafico. Prima di perdersi in quella che più che una recensione vuole essere un commento, occorrerà spiegare la ragione di quell’aggettivo, spurio, che apre il ragionamento. Il romanzo è spurio per due ragioni: innanzitutto perché manca una seria ammissione di colpevolezza dei padri (o post-padri, come li definisce Serra) che invece eccellono nell’auto indulgenza (concessa al solo Serra, che perlomeno è genuino quando ammette la propria personale manifesta inferiorità), e infine perché alla domanda più interessante, ovvero quella sul futuro del problematico rapporto genitori-figli l’autore preferisce un’utopia sentimentale e generosa, buona se hai scritto qualcosa che abbia in sé il seme della speranza ma che, visto che <em>“Gli Sdraiati”</em> oscilla per un centinaio di pagine tra sarcasmo e ironia, finisce per lasciare decisamente a bocca asciutta. L’autore viene messo in salvo dalla maestria con cui narra tutto ciò, dalla profonda intelligenza delle intuizioni, dal mestiere con cui sa inanellare apparentemente senza fatica una serie di virtù del buon giornalista (lo stesso mestiere con cui cesella le sue  <em>“Amache”</em> e la formidabile rubrica di <em>“Satira Preventiva”</em> sulle pagine dell’Espresso) rendendo la prosa gradevole, costretta nella zona liminale degli aggettivi superlativi. Spuria non sarà questa recensione anche se di una minima sinossi che possa perlomeno rendere il gusto della lettura di questo libro. La storia è quella di un cinquantenne (il tema anagrafico era già presente nel libro del quarantenne Michele Serra, <em>&#8220;Il ragazzo mucca&#8221;</em>) che vuole convincere suo figlio del valore indiscusso di una passeggiata in montagna, della normalità che risiede nell’idea di occuparsi del proprio mondo, laddove il figlio preferisce ascoltare le proprie musichette, impotente e appunto sdraiato, a guardare il mondo circostante tramite gli effetti deludenti di un’incompresa ipertrofia tecnologica.  L’incomunicabilità tra un papà che non sa stare pienamente nella parte e di un figlio che non sembra appartenere alla grande famiglia dell’umanità così come l’abbiamo conosciuta. E’ un romanzo infine questo, sul disorientamento di due generazioni, una sensazione resa inaccettabile perché priva di quella fratellanza fra carcerati che salva la vita permettendo di sopportare allo stesso momento la convivenza e la pena.<br />
L’architettura del racconto è magistrale, il lessico da padroni della lingua, quindi del mondo, e l’intreccio narrativo è moderno, asciutto, pulito anche quando gli arnesi della scrittura tenderebbero altrove a confondere e forse annoiare il lettore.<br />
Sul piano narrativo nulla da eccepire, sul piano filosofico molto, su quello personale un solo grande abbraccio, per consolare, per comprendere e per ringraziare prima del bel regalo, a nome della platea dei lettori di professione, e poi della splendida umanità, senza la quale nulla potrebbe tenersi, non solo nel mondo dei libri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Gli sdraiati&#8221;</strong> di Michele Serra<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807018349/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807018349&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 108  &#8211;  euro 12</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giovanni-proietta/" target="_self">Recensione di Giovanni Proietta</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">.</span></p>
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		<title>“Se domani si vive o si muore” di Giuseppe Truini (Edizioni Ensemble)</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jul 2013 10:42:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Iniziamo, in barba alle convenzioni, dalla fine: un’automobile che esplode davanti al Quirinale. Obiettivo? Far saltare in aria un mondo che “fa schifo. E questo lo sanno tutti, ma nessuno se ne cura”. Tutto il resto del romanzo è dedicato a domandarsi il perché. Alberto è un giovane rampante ma buono, Andrea un  deejay diplomato nell’arte della ninfomania, Livia è bellissima ma non uscirà indenne dalla storia perché  la realtà, avvolta nelle sue contraddizioni le cadrà addosso, pesante, poco prima dell’esplosione; Vincenzo invece è un incendiario di professione. Una squadra perfetta, animata dalla precarietà permanente.  Le loro vite provvisorie si “infrangono contro un muro di merda”, dove non c’è spazio nemmeno per il presente e il futuro è un’utopia solo secondaria. Non c’è nulla, però, della becera riflessione politica di marca sessantottesca nelle parole di Giuseppe Truini, alla prima prova per la casa editrice romana Ensemble Edizioni: le sue parole piuttosto suonano ordinate e precise, la sua prosa si mostra pulita,  il ritmo tende a scorrere ininterrotto fino all’ultima pagina. Spesso libri del genere sono ammantati di autoreferenzialità  e i loro autori colpevoli di onanismo. Qui per fortuna sopravvive il gusto della narrazione:  alcune adorabili liste, qualche dialogo improbabile con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8897639534/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8897639534&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2633" title="truini se domani si vive o si muore ensemble edizioni" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/09/truini.jpg" alt="ensemble se domani trini" width="190" height="297" /></a>Iniziamo, in barba alle convenzioni, dalla fine: un’automobile che esplode davanti al Quirinale. Obiettivo? Far saltare in aria un mondo che <em>“fa schifo. E questo lo sanno tutti, ma nessuno se ne cura”</em>. Tutto il resto del romanzo è dedicato a domandarsi il perché. Alberto è un giovane rampante ma buono, Andrea un  deejay diplomato nell’arte della ninfomania, Livia è bellissima ma non uscirà indenne dalla storia perché  la realtà, avvolta nelle sue contraddizioni le cadrà addosso, pesante, poco prima dell’esplosione; Vincenzo invece è un incendiario di professione. Una squadra perfetta, animata dalla precarietà permanente.  Le loro vite provvisorie si <em>“infrangono contro un muro di merda”</em>, dove non c’è spazio nemmeno per il presente e il futuro è un’utopia solo secondaria. Non c’è nulla, però, della becera riflessione politica di marca sessantottesca nelle parole di <em>Giuseppe Truini</em>, alla prima prova per la casa editrice romana Ensemble Edizioni: le sue parole piuttosto suonano ordinate e precise, la sua prosa si mostra pulita,  il ritmo tende a scorrere ininterrotto fino all’ultima pagina. Spesso libri del genere sono ammantati di autoreferenzialità  e i loro autori colpevoli di onanismo. Qui per fortuna sopravvive il gusto della narrazione:  alcune adorabili liste, qualche dialogo improbabile con i fantasmi di Beckett, Shakespeare e Goldoni, che sembrano pescati direttamente dal repertorio di Woody Allen. Per non parlare delle digressioni, mai banali (si va da Kant al dialetto torinese, da Kundera a Lou Reed) e, cosa forse più importante, misurati col centimetro un attimo prima di scadere nel noioso. <strong>“Se domani si vive o si muore”</strong> è un romanzo leggero, agevole, messo da parte il finale. Nella sua seconda metà il libro vive una leggera involuzione, si incupisce, molto probabilmente per esigenze della trama ma non viene meno la verve narrativa dell’autore né il suo furore belligerante. <em> “Se sei il lavoro che fai e sei costretto a fare un lavoro di merda, ne consegue che sei una persona di merda? Non credo”</em>. Il giudizio è lapidario. Ma non me ne voglia l’autore quando dico che le pagine dedicate all’ironia, al divertissement sono sicuramente più amabili di quelle dedicate alla rabbia (che è la vera chiave di lettura del testo e forse la sua più intima lèva). Vero è che sia il prologo che l’epilogo sorgano come colonne popolate da una collera profonda e silenziosa, ma nel mezzo ci sono un incontro con un mercante professionista di marijuana, una serie di lezioni di teatro assolutamente sconclusionate, una provincia italiana messa in ridicolo, e numerosi momenti di ribellione verbale durante una lunga e scadente fiera delle vanità; estratti plausibili della vita di uno studente fuorisede e fuoricorso  per cui il mondo circostante si presenta come incomprensibile prima che ingiusto. In questo spazio vivono le ansie di Lino Di Mario, erede involontario delle sorti di un padre e la sua fabrichètta torinese, strappato da una vita disagiata ma scelta con abnegazione per vivere quella di un altro. Capitano d’impresa per caso  e forse proprio per questo eroico Lino si ritroverà a dover fronteggiare a mani nude un banchiere insopportabile, metafora di una palingenesi mancata per cui la detonazione è l’unica via d’uscita. Bisogna tenere d’occhio Truini, <em>“il ragazzo si farà”</em>. Il rischio è che scriva altri libri, se questo succedesse temo che molti altri, me incluso, saranno mossi dal desiderio irresistibile di leggerli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Se domani si vive o si muore&#8221; </strong>di Giuseppe Truini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8897639534/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8897639534&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da Ensemble Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 204  &#8211;  euro 15</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Recensione di Giovanni Proietta</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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