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	<title>Scritti da Voi &#187; scritti da voi giuseppe de marco | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Dizionario delle cose perdute&#8221; di Francesco Guccini (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 13:27:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Non mi mancheranno”, ha detto Guccini delle sue canzoni in occasione della presentazione del suo ventiquattresimo disco “L’ultima Thule”. Un album che dovrebbe segnare, appunto, il definitivo abbandono delle scene da parte del cantautore modenese. Ma si tratta solo di un cambio di prospettiva. Perché Guccini, che per sua stessa ammissione è in crisi di ispirazione canora già da tempo, non se ne starà certo seduto in panchina con le mani in mano. Semplicemente, dismessi i panni del cantautore vestirà quelli dello scrittore, così realizzando peraltro il suo vero sogno di bambino (“Volevo fare lo scrittore io, mica il cantante”, ha dichiarato lui stesso in diverse occasioni). Di libri poi, Guccini ne ha già scritti diversi, cominciando  già nel lontano 1989 con “Cròniche Epàfaniche” (da poco ristampato per Mondadori). Che poi siano o meno all’altezza dei suoi componimenti musicali è questione dibattuta che si può lasciare al gusto soggettivo di ciascuno. Quel che è certo è che, nei dischi come nei libri, prevale spesso la vena malinconica e nostalgica, appena alleggerita qua e là da guizzi ironici. Lo si nota soprattutto in questo “Dizionario delle cose perdute” che, sin dal titolo, non solo non si preoccupa di apparire terribilmente nostalgico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804612851/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804612851&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2784" title="dizionario delle cose perdute francesco guccini mondadori" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/11/Copia-di-Guccini.jpg" alt="cose perdute francesco guccini mondadori" width="190" height="298" /></a>“Non mi mancheranno”</em>, ha detto <em>Guccini</em> delle sue canzoni in occasione della presentazione del suo ventiquattresimo disco <em>“L’ultima Thule”</em>. Un album che dovrebbe segnare, appunto, il definitivo abbandono delle scene da parte del cantautore modenese.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma si tratta solo di un cambio di prospettiva. Perché Guccini, che per sua stessa ammissione è in crisi di ispirazione canora già da tempo, non se ne starà certo seduto in panchina con le mani in mano. Semplicemente, dismessi i panni del cantautore vestirà quelli dello scrittore, così realizzando peraltro il suo vero sogno di bambino (<em>“Volevo fare lo scrittore io, mica il cantante”</em>, ha dichiarato lui stesso in diverse occasioni).</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Di libri poi, Guccini ne ha già scritti diversi, cominciando  già nel lontano 1989 con <em>“Cròniche Epàfaniche”</em> (da poco ristampato per Mondadori). Che poi siano o meno all’altezza dei suoi componimenti musicali è questione dibattuta che si può lasciare al gusto soggettivo di ciascuno.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quel che è certo è che, nei dischi come nei libri, prevale spesso la vena malinconica e nostalgica, appena alleggerita qua e là da guizzi ironici.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Lo si nota soprattutto in questo <strong>“Dizionario delle cose perdute”</strong> che, sin dal titolo, non solo non si preoccupa di apparire terribilmente nostalgico ma fa della nostalgia il suo filo conduttore.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E mentre nei dischi una traccia particolarmente malinconica poteva essere compensata da un’altra più ironica o beffarda, qui il registro è univocamente impiantato nel solco del rimpianto per il passato.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L’approccio da <em>“bei tempi andati”</em> non è solo accennato ma si fa insomma scoperta strategia narrativa.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È un’Italia in bianco e nero, da altri mille volte e in mille modi descritta e omaggiata, resa qui non senza grazia e afflato evocativo. Ma è un’Italia che probabilmente non è mai esistita, se non nel ricordo di chi, ormai in là con gli anni, trasferisce sul mondo una genuinità che è invece puramente soggettiva e anagrafica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il problema però è che se non si ha almeno una cosa da rimpiangere del passato (sia ieri o cent’anni fa), difficilmente si riuscirà ad entrare in sintonia con questo testo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Per dirla tutta, se non si pensa davvero che prima (Prima) tutto era più facile e bello e sano, la lettura dei ricordi gucciniani si può risolvere in una noia mortale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E allora il pensiero dei mutandoni di lana che l’artista era obbligato ad indossare da piccolo suscitano al massimo un sorriso di cortesia, doveroso omaggio ad un maestro che con i suoi versi si è guadagnato un credito imperituro. E insieme malcelata speranza che la chitarra appesa al chiodo possa prima o poi tornare tra le sue braccia.</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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<div><strong>&#8220;Dizionario delle cose perdute&#8221;</strong> di Francesco Guccini<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804612851/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804612851&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Mondadori</div>
<div>pp. 140  &#8211;  euro 10</div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/index.php/collaboratori/giuseppe-de-marco/" target="_self">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Nel paese della persuasione&#8221; di George Saunders (Minimum Fax)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 08:53:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quanti giorni, mesi o anni ci vorrebbero per una persona normale per immaginare una storia in cui una barretta di cioccolato si trasforma in un essere supremo al comando di una improbabile coalizione di patatine, panini giganti e poltiglie umane? Oppure le tragicomiche vicende di genitori insoddisfatti della maschera facciale parlante da applicare al proprio bebè per simulare un’interazione verbale col neonato? Difficile dirlo. Quel che è certo è che a George Saunders, uno dei più intriganti ed immaginifici autori di short stories degli Stati Uniti, questo genere di follie fanta-distopiche riesce alla perfezione. Un autore capace come pochi di dare vita ad universi paralleli, sempre vagamente schizofrenici, nei quali comicità, fantascienza e denuncia sociale si amalgamano in un’alchimia di magistrale equilibrio. Il bersaglio preferito di Saunders è la società americana (ma il discorso, inutile dirlo, si adatta fin troppo bene anche da noi): i suoi paradossi, i suoi deliri, la sua onnipotenza così cinica e fragile al tempo stesso. Un mondo che sotto la sua penna si trasforma in un’alienata e allucinata parodia dei tempi presenti con l’umanità ridotta a tragicomica macchietta, asservita a desideri e bisogni etero diretti e spogliata di ogni capacità di discernimento. Il fil rouge [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875212600/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875212600&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2276" title="nel paese della persuasione george saunders minimum fax" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/04/nel-paese-della-persuasione.jpg" alt="minimum fax nel paese della persuasione saunders george" width="190" height="279" /></a>Quanti giorni, mesi o anni ci vorrebbero per una persona normale per immaginare una storia in cui una barretta di cioccolato si trasforma in un essere supremo al comando di una improbabile coalizione di patatine, panini giganti e poltiglie umane? Oppure le tragicomiche vicende di genitori insoddisfatti della maschera facciale parlante da applicare al proprio bebè per simulare un’interazione verbale col neonato?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Difficile dirlo. Quel che è certo è che a <em>George Saunders</em>, uno dei più intriganti ed immaginifici autori di short stories degli Stati Uniti, questo genere di follie fanta-distopiche riesce alla perfezione.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Un autore capace come pochi di dare vita ad universi paralleli, sempre vagamente schizofrenici, nei quali comicità, fantascienza e denuncia sociale si amalgamano in un’alchimia di magistrale equilibrio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il bersaglio preferito di Saunders è la società americana (ma il discorso, inutile dirlo, si adatta fin troppo bene anche da noi): i suoi paradossi, i suoi deliri, la sua onnipotenza così cinica e fragile al tempo stesso. Un mondo che sotto la sua penna si trasforma in un’alienata e allucinata parodia dei tempi presenti con l’umanità ridotta a tragicomica macchietta, asservita a desideri e bisogni etero diretti e spogliata di ogni capacità di discernimento.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il <em>fil rouge</em> che lega l’opera di Saunders  (questa è la terza miscellanea di racconti pubblicata in Italia, cui si aggiunge una deliziosa favola per bambini e una brillante raccolta di reportage giornalistici) è sempre in qualche modo riconducibile al progressivo disfacimento del tessuto sociale, affettivo, familiare, quando non direttamente della psiche individuale. Uno sfaldamento che si lega alla progressiva perdita di qualsiasi capacità di discernimento, di critica e autocritica da parte di una società che l’autore descrive come inebetita e prona ai voleri di una élite dispotica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma niente paura: questo scenario da incubo fa da ordito per una trama che si dipana attraverso i registri più diversi, virando facilmente dall’angusto al sarcastico, dall’orrido al comico vero e proprio, in un crescendo caleidoscopico che fa di ogni racconto un piccolo gioiello letterario.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Quello che resta dall’esperienza di lettura è una sensazione frastornante e appagante allo stesso tempo. E insieme un tarlo nella testa che risuona come monito: non rinunciare mai alla libertà.</div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><strong>&#8220;Nel paese della persuasione&#8221;</strong> di George Saunders<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875212600/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875212600&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div>edito da Mnimum Fax</div>
<div>pp. 228  &#8211;  euro 15</div>
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<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
<div><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></div>
<div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: 'Times New Roman'; min-height: 15px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Se niente importa&#8221; di Jonathan Safran Foer (Guanda)</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 15:34:07 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860882753/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860882753" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1942" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/11/foer_se-niente-importa3017_img.jpg" alt="se niente importa jonathan safran foer guanda" width="190" height="295" /></a>Chi ha letto lo strabiliante esordio letterario di JSF (<em>&#8220;Ogni cosa è illuminata&#8221;</em>, Guanda 2002) e lo ha seguito nel commuovente <em>&#8220;Molto forte, incredibilmente vicino&#8221;</em> (Guanda, 2005) saprà di certo che parlare di Safran Foer significa confrontarsi con una delle più brillanti ed eclettiche giovani promesse (mantenute) della scena letteraria statunitense.</div>
<div style="text-align: justify">Ma certo pochi si sarebbero aspettati un libro di questo genere, nel quale l’autore – lasciate le vesti di romanziere – si confronta con un tema non facile che può riassumersi nel sottotitolo: <em>perché mangiamo animali?</em></div>
<div style="text-align: justify">L’analisi di Foer (vegetariano prima per caso e ora per convinzione) è il risultato di tre anni di indagini, ricerche, viaggi e interviste alla scoperta di quello che c’è dietro le bistecche e i polli che siamo abituati a consumare ogni giorno.</div>
<div style="text-align: justify">Tutti più o meno immaginiamo che la moderna industria zootecnica non è certo caratterizzata dall’amorevole cura per gli animali e ciascuno di noi sa bene (sebbene questa informazione venga rimossa con incredibile facilità) che le bestie che finiscono nel nostro piatto difficilmente hanno fatto una bella vita.</div>
<div style="text-align: justify">Ma quello che emerge da questo libro – peraltro documentatissimo, sebbene è giusto sottolineare che l’analisi riguarda gli Stati Uniti – è qualcosa che davvero non può lasciare indifferenti. Numeri e dati inconfutabili sono infatti lì a dirci che l’allevamento intensivo degli animali – una tecnica nata per garantire sempre più carne a sempre minor prezzo e utilizzata per il 99% della fauna che finisce sulle nostre tavole – è in sostanza una “guerra” senza esclusione di colpi.</div>
<div style="text-align: justify">Le vittime non sono solo gli animali (manipolati geneticamente, imbottiti di farmaci, marchiati, mutilati e uccisi dopo poche settimane di qualcosa che si fatica a definire vita) ma noi stessi. Che, senza saperlo (o, peggio, fingendo di non saperlo) foraggiamo con il nostro consumo un’industria che lentamente ci sta uccidendo. Producendo il più alto tasso di inquinamento del pianeta per una singola attività (<em>&#8220;le sole deiezioni di polli, suini e bovini hanno già inquinato più di 55mila chilometri quadrati di fiumi in 22 Stati&#8221;</em>); minacciando gravemente la biodiversità (&#8220;4 milioni e mezzo di animali marini uccisi come prede accessorie ogni anno&#8221;); nutrendoci con prodotti sempre più contaminati; mettendo in serio pericolo la nostra salute (<em>&#8220;i bambini cresciuti nel comprensorio di una porcilaia industriale hanno tassi di asma superiori del 50%&#8221;; &#8220;il 95% dei polli in vendita sul mercato risulta contaminata da Escherica Coli, l’8% da Salmonella, dal 70 al 90% dal Campylobacter&#8221;</em>).</div>
<div style="text-align: justify">Soprattutto, il libro ha il pregio di provare a risvegliare in noi un’etica dell’alimentazione che pensavamo perduta. Un esempio? Basta chiedersi non tanto <em>“perché mangiamo gli animali”</em>, quanto piuttosto perché solo certi animali? Qual è il criterio di selezione? Inutile nasconderselo: nessuno. Il che, in un certo senso, aggiunge la beffa al danno.</div>
<div style="text-align: justify">L’autore non cerca né propone ricette infallibili (sebbene la sua scelta di alimentazione vegetariana acquisti inevitabilmente il valore di una strada possibile) e non manca di presentare alcuni modelli di allevamento alternativi, che cercano e in parte, trovano un compromesso accettabile in direzione di un consumo di carne più consapevole.</div>
<div style="text-align: justify">Resta però il sasso lanciato nello stagno. Un sasso di cui, probabilmente, c’era molto bisogno.</div>
<p><strong>&#8220;Se niente importa&#8221;</strong> di Jonathan Safran Foer<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860882753/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860882753" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Guanda</p>
<p>pp. 363  &#8211;  euro 12</p>
<p><strong><a href="http://www.facebook.com/giuseppe.demarco.58" target="_blank">Recensione di Giuseppe De Marco</a></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify">
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