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	<title>Scritti da Voi &#187; scritti da voi riccardo motti | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;L&#8217;eternauta&#8221; di Héctor Oesterheld (001 Edizioni)</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 13:04:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Immaginate un sobborgo di Buenos Aires, verso l&#8217;inizio degli anni &#8217;50. Comincia a cadere qualche fiocco di neve. C&#8217;è qualcosa di più bello e innocente di una nevicata notturna? Quando il grigiore dell&#8217;asfalto viene coperto da un manto immacolato e la città sembra quasi assolta dai peccati, la sua empietà perdonata dalla mano benevola della natura. Se poi si è seduti al tavolo con gli amici, giocando a carte e dimenticando per qualche ora le preoccupazioni che contraddistinguono le ore diurne, il quadro assume un significato ancora più idilliaco. Che importa se non è proprio stagione per la neve, se i fiocchi rilucono sinistramente? Sarà un effetto ottico, un gioco di riflessi causato dall&#8217;ozono. O forse no. Ben presto gli uomini al tavolo si accorgono che tutto attorno a loro è troppo silenzioso, troppo quieto all&#8217;improvviso. E&#8217; l&#8217;inizio di un incubo, dal quale risulterà impossibile svegliarsi. Quella neve è mortale, basta che una quantità anche minima venga a contatto con il corpo e il gioco è finito, si esala l&#8217;ultimo respiro e tanti saluti. La neve è un&#8217;arma. Da questo momento in poi, gli uomini dovranno lottare in nome di un istinto tanto ancestrale quanto sopito, che la pubblicità e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8896573270/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8896573270&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2244" title="eternauta oesterheld hector 001 edizioni" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/03/eterna.jpg" alt="hector oesterheld 001 edizioni eternauta" width="242" height="190" /></a>Immaginate un sobborgo di Buenos Aires, verso l&#8217;inizio degli anni &#8217;50. Comincia a cadere qualche fiocco di neve. C&#8217;è qualcosa di più bello e innocente di una nevicata notturna? Quando il grigiore dell&#8217;asfalto viene coperto da un manto immacolato e la città sembra quasi assolta dai peccati, la sua empietà perdonata dalla mano benevola della natura. Se poi si è seduti al tavolo con gli amici, giocando a carte e dimenticando per qualche ora le preoccupazioni che contraddistinguono le ore diurne, il quadro assume un significato ancora più idilliaco. Che importa se non è proprio stagione per la neve, se i fiocchi rilucono sinistramente? Sarà un effetto ottico, un gioco di riflessi causato dall&#8217;ozono. O forse no. Ben presto gli uomini al tavolo si accorgono che tutto attorno a loro è troppo silenzioso, troppo quieto all&#8217;improvviso. E&#8217; l&#8217;inizio di un incubo, dal quale risulterà impossibile svegliarsi. Quella neve è mortale, basta che una quantità anche minima venga a contatto con il corpo e il gioco è finito, si esala l&#8217;ultimo respiro e tanti saluti. La neve è un&#8217;arma. Da questo momento in poi, gli uomini dovranno lottare in nome di un istinto tanto ancestrale quanto sopito, che la pubblicità e la politica hanno insegnato a dimenticare: la sopravvivenza. Degli alieni venuti da chissà dove stanno attaccando la terra, e quello che hanno in serbo per l&#8217;umanità farà sembrare un sollievo la morte istantanea garantita dalla neve. Così comincia il lavoro di Oesterheld, il primo vero <em>survival</em> nella storia del fumetto. Ogni opera successiva al &#8217;59 che abbia come soggetto le vicende di sopravvissuti di fronte alla fine del mondo deve dunque allo sceneggiatore argentino il merito di aver sfruttato per primo questa idea. Viene da pensare che Oesterheld abbia avuto i giusti occhi per vedere quello che stava accadendo nel suo paese, riuscendo ad imprigionare sulla carta quei demoni che  osservava correre nelle strade. Non serve certo leggere i saggi introduttivi, peraltro interessanti dal punto di vista storico e bibliografico, per capire che questa opera è una grande metafora della dittatura militare guidata da Videla, che attanagliò il paese tra il &#8217;76 e l&#8217;81. Gli uomini che cadono in mano agli invasori vengono trasformati in succubi soldati privi di coscienza,  le creature alleate con gli alieni sono controllati grazie alla dominazione della loro paura, i superstiti sono vittima di costanti allucinazioni indotte dal nemico per confondere e dividere.  In questo senso, risulta commovente vedere come ogni resistenza venga spezzata, ogni tentativo da parte umana si concluda con un fallimento a costo di gravi perdite. Tuttavia, l&#8217;umanità rimane. Ci si aiuta a vicenda, si cerca di trovare una comunione di intenti da contrapporre al nemico comunque troppo forte, dotato di tecnologie superiori e di un controllo sulla massa impossibile da contrastare. A mio parere, questo è anche il messaggio fondamentale che Oesterheld ha voluto lasciare con la sua opera, lungi dall&#8217;essere una mera storia di apocalisse fantascientifica simile a quelle che costellano il panorama degli anni &#8217;50. La realtà storica che prese forma due decenni più tardi è la più concreta testimonianza di come quello che si identifica come “finzione” sia, a tratti, più simile al vero che non la realtà stessa, che viene mistificata e resa immacolata, proprio là dove essa è più tragica. Un po&#8217; come quella neve dalla quale tutto ha inizio, che sotto un manto di candore nasconde la morte. Questa dinamica non deve essere sfuggita alla dittatura, che un anno dopo il suo insediamento si preoccupa di eliminare Oesterheld. Egli, assieme alle quattro figlie, è parte di quella muta schiera di desaparecidos che le madri ancora piangono in Plaza de Mayo, il loro cimitero simbolico. Rimane la sua testimonianza, il suo occhio aperto sull&#8217;Argentina che si avviava verso l&#8217;orrore, il suo richiamo all&#8217;umanità contro la barbarie. Non resta che augurarsi che il messaggio che ha voluto lasciarci resti vivo, nel caso cominciasse a nevicare anche da noi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;L&#8217;eternauta&#8221;</strong> di Héctor Oesterheld<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8896573270/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8896573270&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">pubblicato da 001 Edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">pp. 380  &#8211;  euro 40</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://riccardomotti.wordpress.com/" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><em><br />
</em></div>
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		<title>&#8220;Il lungo addio&#8221; di Raymond Chandler (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jun 2012 20:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Non vidi mai più nessuno di loro&#8230; eccettuati i poliziotti. Il sistema per dir loro addio non è stato ancora inventato”. Così si conclude &#8220;Il lungo addio&#8221;, a mio parere l’ultimo vero romanzo che vede protagonista l’investigatore privato Philip Marlowe (il successivo “Playback” è infatti l’adattamento di una sceneggiatura), il quale conclude la saga cominciata con “Il grande sonno”. E il congedo non è certo dei più allegri. Non un barlume di luce pare brillare tra la notte perenne che sembra avvolgere la California chandleriana. Il nostro eroe si ritrova ad avere a che fare con un esercito di marionette, le quali si muovono meccanicamente, imitando ciò che un tempo erano conosciute come relazioni interpersonali. Come al solito, Marlowe si mette nei guai da solo, per colpa della sua adorbaile testardaggine che lo porta a credere ancora nell’esistenza dell’innocenza, in una sorta di dogma della purezza che ignora l’evidenza della realtà. L’amicizia con Terry Lennox nasce per caso, dopo un incontro casuale fuori da un locale di lusso di Los Angeles. Cosa diavolo ci faccia Marlowe lì fuori, non ci è dato di sapere: probabilmente è quell’attrazione verso il male che, se da una parte è diretta conseguenza del lavoraccio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/06/il-lungo-addio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1866" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/06/il-lungo-addio.jpg" alt="il lungo addio raymond chandler feltrinelli" width="190" height="301" /></a>“Non vidi mai più nessuno di loro&#8230; eccettuati i poliziotti. Il sistema per dir loro addio non è stato ancora inventato”.</em></p>
<p style="text-align: justify">Così si conclude <strong>&#8220;Il lungo addio&#8221;</strong>, a mio parere l’ultimo vero romanzo che vede protagonista l’investigatore privato Philip Marlowe (il successivo <em>“Playback”</em> è infatti l’adattamento di una sceneggiatura), il quale conclude la saga cominciata con <em>“Il grande sonno”</em>. E il congedo non è certo dei più allegri. Non un barlume di luce pare brillare tra la notte perenne che sembra avvolgere la California chandleriana. Il nostro eroe si ritrova ad avere a che fare con un esercito di marionette, le quali si muovono meccanicamente, imitando ciò che un tempo erano conosciute come relazioni interpersonali. Come al solito, Marlowe si mette nei guai da solo, per colpa della sua adorbaile testardaggine che lo porta a credere ancora nell’esistenza dell’innocenza, in una sorta di dogma della purezza che ignora l’evidenza della realtà. L’amicizia con Terry Lennox nasce per caso, dopo un incontro casuale fuori da un locale di lusso di Los Angeles. Cosa diavolo ci faccia Marlowe lì fuori, non ci è dato di sapere: probabilmente è quell’attrazione verso il male che, se da una parte è diretta conseguenza del lavoraccio che si è scelto, dall’altra è anche la sua condanna. O forse, più semplicemente, il male è dappertutto, e il nostro non fa che incontrarlo per una necessità meccanica. Sta di fatto che Lennox capita alle 5 del mattino a casa di Marlowe, con una pistola e una richiesta: portarlo a Tijuana. Ovviamente, è nei guai fino al collo. Il privato sente puzza di guai, ma si può rifiutare un favore ad un amico? La sua dannata etica glielo impedisce. Sale in macchina e fa quello che Terry gli chiede. Al suo ritorno, gli sbirri lo stanno già aspettando, lo portano dentro e lo tempestano di domande, perchè Lennox è ricercato per omicidio. Dopo qualche giorno, la svolta: il cadavere dell’amico viene ritrovato, con tanto di confessione. Ma la storia è troppo perfetta, viene messa a tacere troppo in fretta, e Marlowe, da inguaribile sentimentale, si mette in testa che il suo amico sia innocente, che l’abbiano incastrato. Da quel momento comincia il lungo addio, dall’amico defunto così come da tutte le (poche) certezze che il nostro mantiene nei confronti del mondo sporco e corrotto per il quale prova disgusto ma da cui, al tempo stesso, è attratto come una falena dal fuoco. A questo punto, bruciarsi diventa un atto rituale.</p>
<div style="text-align: justify">Nel descrivere l’affannosa ricerca della verità da parte del protagonista, <em>Chandler</em> da vita al suo capolavoro: una trama densa, arricchita da personaggi memorabili e numerosi colpi di scena (da brividi quello finale), fa da sfondo ai dialoghi asciutti, il cui stile ricorda quello di Hemingway. I diversi fili narrativi sono sapientemente intrecciati dallo scrittore, in questa opera che è una sorta di poema epico della negatività. L’amicizia virile è infatti il tema centrale, arcolaio sul quale si dipana la matassa della trama, parte delle invariabili del poema epico fin dai tempi dell’Iliade, fin dalla storia di Patroclo ed Achille. Questo è l’appiglio al quale Marlowe si rivolge, dopo essere stato profondamente deluso dalle esperienze narrate nei libri antecedenti. Disilluso come non mai e conscio del nulla che lo circonda, egli rifiuta di credere che anche quest’ultimo e fondamentale valore sia venuto meno. Per questo mette a repentaglio, come mai aveva fatto prima, la sua reputazione, il suo futuro, la sua indispensabile licenza, ultimo contatto con un mondo che non riconosce più come proprio. Il destino di questo tentativo estremo è scritto nel modo stesso in cui viene operato, e alla fine l’investigatore si ritroverà di nuovo, e stavolta definitivamente, solo. Tuttavia, ciò non significa che l’intenzione che lo ha mosso non sia lodevole, che la sua caduta non sia commovente.</div>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;Il lungo addio&#8221;</strong> di Raymond Chandler<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807811774/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807811774" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">edito da Feltrinelli</p>
<p style="text-align: justify">pp. 313  &#8211;  euro 8</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://riccardomotti.wordpress.com/" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>&#8220;Dalia nera&#8221; di James Ellroy (Mondadori)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 14:56:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non l&#8217;ho mai conosciuta da viva&#8221;. Con questa frase perentoria si apre il romanzo di Ellroy, e ne rivela il cuore pulsante. Ciò che è stata la vita di Elizabeth Short non è, di per sé, una notizia: è la solita storia di un&#8217;altra ragazzina di provincia che sogna di fare l&#8217;attrice, e si trova invece a far parte di quell&#8217;informe massa di falliti dei quali Elizabeth Short, alla fine degli anni &#8217;40, è patria indiscussa. E&#8217; la sua morte ad essere motivo di scandalo, le condizioni in cui il corpo è ridotto, le orrende torture a cui la ragazza è stata sottoposta. Questi elementi portano il caso Short sulla bocca di tutti. Loew, ambizioso procuratore distrettuale, sente profumo di gloria e affida il caso ad una coppia di agenti da copertina, con una notevole operazione mediatica. Lee Blanchard, ex peso massimo pluridecorato, soprannominato “Fuoco”, e Dwight “Bucky” Bleichert, ex medioleggero da poco entrato nella polizia, detto “Ghiaccio”, sono i prescelti. Fuoco e Ghiaccio devono dunque risolvere il caso Short, ma ben presto quella che negli intenti dei piani alti dovrebbe essere una parata trionfale, si trasforma in una discesa all&#8217;inferno. I due agenti, già invischiati per conto loro in un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><em><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/04/dalia-nera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1649" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/04/dalia-nera.jpg" alt="" width="190" height="299" /></a>&#8220;Non l&#8217;ho mai conosciuta da viva&#8221;</em>. Con questa frase perentoria si apre il romanzo di <em>Ellroy</em>, e ne rivela il cuore pulsante. Ciò che è stata la vita di Elizabeth Short non è, di per sé, una notizia: è la solita storia di un&#8217;altra ragazzina di provincia che sogna di fare l&#8217;attrice, e si trova invece a far parte di quell&#8217;informe massa di falliti dei quali Elizabeth Short, alla fine degli anni &#8217;40, è patria indiscussa. E&#8217; la sua morte ad essere motivo di scandalo, le condizioni in cui il corpo è ridotto, le orrende torture a cui la ragazza è stata sottoposta. Questi elementi portano il caso Short sulla bocca di tutti. Loew, ambizioso procuratore distrettuale, sente profumo di gloria e affida il caso ad una coppia di agenti da copertina, con una notevole operazione mediatica. Lee Blanchard, ex peso massimo pluridecorato, soprannominato “Fuoco”, e Dwight “Bucky” Bleichert, ex medioleggero da poco entrato nella polizia, detto “Ghiaccio”, sono i prescelti.</div>
<div style="text-align: justify">Fuoco e Ghiaccio devono dunque risolvere il caso Short, ma ben presto quella che negli intenti dei piani alti dovrebbe essere una parata trionfale, si trasforma in una discesa all&#8217;inferno. I due agenti, già invischiati per conto loro in un losco <em>ménage à trois</em> con una ragazza di nome Kay, si ritrovano immersi in un caso che va ben oltre una classica caccia all&#8217;uomo, la cui soluzione getterà una luce nuova, e non certo positiva, sui protagonisti, sul distretto di polizia e sull&#8217;America di quel tempo. Proprio per questo il romanzo di Ellroy, tratto da una storia vera, è stato definito a ragione uno dei capolavori della letteratura <em>hard boiled</em>. Da un lato, egli resta strettamente fedele alla tradizione del genere, che prevede una serie di invarianti come il punto di vista di uno sbirro-narratore (in questo caso Bleichert) ed una trama molto complessa, che nei capitoli conclusivi culmina in una serie di colpi di scena. Dall&#8217;altro l&#8217;autore riesce a dare un respiro più ampio alla sua storia, fornendoci un memorabile spaccato delle oscure forze che si agitano nell&#8217;America del secondo dopoguerra, delle quali Los Angeles è vista come punto catalizzatore. E non a torto. Nel sogno fittizio di Hollywood, nel becero sventolare lo slogan <em>everybody can do it</em>, il sogno americano si svela per quello che è realmente: uno specchio per le allodole, un incubo fatto di lustrini e paillette. In questo senso, i personaggi di Ellory restano ben carattarezzati e completamente umani, pur essendo in effetti dei modelli applicabili all&#8217;infinito. Così al fianco di figure classiche come il procuratore distrettuale senza scrupoli, lo sbirro disincantato e la <em>femme fatale</em> si innestano perfettamente altri personaggi la cui psicologia è più complessa, su tutti i componenti della famiglia Sprague. Essi sono il prisma della narrazione, dal quale la luce del male che abita la città degli angeli irradia i suoi raggi più oscuri.</div>
<div style="text-align: justify">Ma se la società nella quale viviamo oggi sta in un rapporto di filiazione diretta con quella che lo sguardo spietato e pessimista di Ellroy ci descrive, si capisce come l&#8217;hard boiled sia un genere dotato di potenzialità che la critica tende ad ignorare. Lungi dall&#8217;essere una disarmante constatazione che vede la corruzione come unica forza dominante nella realtà, un romanzo come <strong>Dalia Nera</strong> tratta una dinamica che va ben al di là della sua pur riuscita ambientazione storica. Il respiro esistenziale di questa opera abbraccia il lettore, mostrandogli come le ombre siano più fitte proprio là, dove le luci sono più intense.</div>
<div style="text-align: justify"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
</div>
<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Dalia nera&#8221;</strong> di James Ellroy<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804606231/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804606231" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">edito da Mondadori</div>
<div style="text-align: justify">pp. 349  &#8211;  euro 9,50</div>
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<div style="text-align: justify"><a href="http://facebook.com/riccardo.motti1" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></div>
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		<title>&#8220;Böse Philosophen&#8221; di Philipp Blom (Hanser)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 12:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia della filosofia non è mai stata estranea a mode, tendenze e verdetti, a volte emessi avventatamente. Uno di questi è che l&#8217;illuminismo ha perso la propria battaglia per la sopravvivenza. Nomi come d&#8217;Holbac, d&#8217;Alembert e Grimm non appartengono più al dibattito contemporaneo, e se non fosse per Diderot e, in parte, per Voltaire, il loro pensiero sarebbe già completamente liquidato. Tutto comincia circa 200 anni or sono, nel salotto parigino del barone d&#8217;Holbach. In quel circolo culturale, oltre agli illuministi, gravitavano personalità dotate di uno spessore culturale internazionale, come lo scozzese David Hume ed il nostro Cesare Beccaria. Da quel fecondo ambiente emerse poi una grande personalità, la cui fama oscurò quelli che un tempo furono suoi amici, diventati nemici dopo gli sconvolgimenti politici che attraversarono la Francia in quel periodo: si tratta di Rousseau. Prima il suo pensiero fu indicato dai rivoluzionari come fonte di ispirazione, poi la sua concezione della natura servì ai romantici per muovere le critiche più feroci contro l&#8217;illuminismo stesso. I “cattivi filosofi” a cui si riferisce il titolo del libro di Philipp Blom sono loro, gli sconfitti del circolo d&#8217;Holbach, dei quali lo storico tedesco ci vuole raccontare la storia. “Böse Philosophen”, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/cattivi-filosofi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1604" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/cattivi-filosofi.jpg" alt="" width="190" height="291" /></a>La storia della filosofia non è mai stata estranea a mode, tendenze e verdetti, a volte emessi avventatamente. Uno di questi è che l&#8217;illuminismo ha perso la propria battaglia per la sopravvivenza. Nomi come d&#8217;Holbac, d&#8217;Alembert e Grimm non appartengono più al dibattito contemporaneo, e se non fosse per Diderot e, in parte, per Voltaire, il loro pensiero sarebbe già completamente liquidato. Tutto comincia circa 200 anni or sono, nel salotto parigino del barone d&#8217;Holbach. In quel circolo culturale, oltre agli illuministi, gravitavano personalità dotate di uno spessore culturale internazionale, come lo scozzese David Hume ed il nostro Cesare Beccaria.</div>
<div style="text-align: justify">Da quel fecondo ambiente emerse poi una grande personalità, la cui fama oscurò quelli che un tempo furono suoi amici, diventati nemici dopo gli sconvolgimenti politici che attraversarono la Francia in quel periodo: si tratta di Rousseau. Prima il suo pensiero fu indicato dai rivoluzionari come fonte di ispirazione, poi la sua concezione della natura servì ai romantici per muovere le critiche più feroci contro l&#8217;illuminismo stesso. I <em>“cattivi filosofi”</em> a cui si riferisce il titolo del libro di <em>Philipp Blom</em> sono loro, gli sconfitti del circolo d&#8217;Holbach, dei quali lo storico tedesco ci vuole raccontare la storia. <strong>“Böse Philosophen”</strong>, uscito l&#8217;anno scorso in Germania e non ancora tradotto in italiano, è scritto infatti in un coinvolgente stile narrativo, che se da una parte è volto a rendere evidente il legame tra i costrutti teorici e la vita pratica degli illuministi, dall&#8217;altro è una maniera divulgativa di rendere contenuti storici e filosofici. Blom è convinto che questi intellettuali avessero sviluppato delle teorie avveniristiche, non meritando in alcun modo quell&#8217;oblio che la storia delle filosofia ha riservato loro. L&#8217;ambizioso obiettivo che il tedesco si prefigge è, in questo senso, ribaltare tale verdetto storico. Egli concentra la sua attenzione sul salotto d&#8217;Holbach e sui filosofi che lo popolarono tra gli anni &#8217;50 e &#8217;60 del XVIII secolo. Descrive accuratamente il ruolo specifico che ogni membro del circolo venne ad assumere, e ne illustra con chiarezza le visioni politiche ed imprese letterarie, culmine delle quali è sicuramente la stesura dell&#8217;<em>Encyclopédie</em> da parte di d&#8217;Alambert e Diderot. L&#8217;autore non disdegna di trattare anche l&#8217;influsso giornalistico che gli illuministi ebbero sugli intellettuali parigini del tempo, e di parlare dei loro nemici, su tutti la chiesa e le forze politiche.</div>
<div style="text-align: justify">Il punto di rottura con la <em>vulgata</em> filosofica, ancora oggi largamente diffusa, sta nel giudizio di valore che Blom esprime riguardo a quel circolo intellettuale: in esso non c&#8217;è spazio per alcuna chiacchera da salotto fine a se stessa. Al contrario, fu proprio lì che si posero le basi filosofiche per una rinascita del pensiero radicale, tanto che la polizia francese inviò delle spie che riferissero eventuali discorsi volti alla sovversione. Il segreto custodito in quel salotto, dimenticato dalla storiografia filosofica ufficiale, è nientemeno che l&#8217;ateismo, l&#8217;ostilità verso il cristianesimo e la fede che col tempo sarebbe diventata una conquista intellettuale duratura. A casa d&#8217;Holbach si sono uditi discorsi che anticipavano concezioni del mondo che saranno, un secolo più tardi, fatte proprie da Darwin, nel segno di un materialismo tipico dell&#8217;illuminismo radicale. In questo senso, la rivoluzione francese è intesa come regressione, perché rifiutò l&#8217;ateismo e sostituì al cristianesimo un culto statale della ragione. Blom vuole dunque mostrare come, in realtà, le idee di Rousseau fossero in definitiva più conservatrici, sul piano religioso, rispetto a quelle dei suoi ex compagni di salotto, che vengono presentati come coraggiosi ispiratori <em>ante litteram</em> di quel grido di dolore con il quale Nietzsche sconvolse il mondo alla fine dell&#8217;800: “Dio è morto!”.</div>
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<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Böse Philosophen&#8221;</strong> di Philipp Blom<a href="http://www.amazon.it/gp/product/3446236481/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=3446236481" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">edito da Hanser</div>
<div style="text-align: justify">pp. 400  &#8211;  euro 24,90</div>
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<div style="text-align: justify"><a href="http://www.facebook.com/riccardo.motti1" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></div>
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		<title>&#8220;Trilobiti&#8221; di Breece D&#8217;J Pancake (Isbn Edizioni)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 00:18:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A volte grandi uomini nascono in luoghi impensabili. Penso a Faulkner, nato a New Albany, 7000 anime nel cuore del Mississipi, o a Twain, nato ad Hannibal, cittadina sperduta nel nord-est del Missouri. Si tratta di scrittori che resteranno, con merito, nella storia della letteratura, perché sono riusciti nell&#8217;impresa di dare un respiro universale alle loro storie di provincia, ambientate in luoghi che richiamano quelli in cui sono cresciuti. D&#8217;altronde, come ci insegna De Andrè, &#8220;non tutti nella capitale/sbocciano i fiori del male&#8221;. Per questo motivo, non stupisce affatto scoprire che Breece D&#8217;J Pancake è nato a South Charleston, nel West Virginia: fosse cresciuto in una metropoli probabilmente non avrebbe scritto quei dodici capolavori che sono i racconti di cui si compone il suo unico libro, Trilobiti. Dalla sua penna non uscirà più alcuna parola, perché si è suicidato a soli 26 anni, entrando a far parte di quel pantheon di artisti morti troppo giovani, ai quali la prematura dipartita ha garantito una gloria pressoché imperitura. Ma in questa sede non mi interrogherò sulla correttezza di questa operazione, né cercherò di capire i motivi che hanno portato Pancake ad uccidersi: quelli li sanno solo Breece e la canna della sua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/trilobiti-copertina-388x600.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1545" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/trilobiti-copertina-388x600.jpg" alt="" width="190" height="294" /></a>A volte grandi uomini nascono in luoghi impensabili. Penso a Faulkner, nato a New Albany, 7000 anime nel cuore del Mississipi, o a Twain, nato ad Hannibal, cittadina sperduta nel nord-est del Missouri. Si tratta di scrittori che resteranno, con merito, nella storia della letteratura, perché sono riusciti nell&#8217;impresa di dare un respiro universale alle loro storie di provincia, ambientate in luoghi che richiamano quelli in cui sono cresciuti. D&#8217;altronde, come ci insegna De Andrè, <em>&#8220;non tutti nella capitale/sbocciano i fiori del male&#8221;</em>. Per questo motivo, non stupisce affatto scoprire che <em>Breece D&#8217;J Pancake</em> è nato a South Charleston, nel West Virginia: fosse cresciuto in una metropoli probabilmente non avrebbe scritto quei dodici capolavori che sono i racconti di cui si compone il suo unico libro, <strong>Trilobiti</strong>. Dalla sua penna non uscirà più alcuna parola, perché si è suicidato a soli 26 anni, entrando a far parte di quel pantheon di artisti morti troppo giovani, ai quali la prematura dipartita ha garantito una gloria pressoché imperitura. Ma in questa sede non mi interrogherò sulla correttezza di questa operazione, né cercherò di capire i motivi che hanno portato Pancake ad uccidersi: quelli li sanno solo Breece e la canna della sua pistola. Il modo più onesto di onorare la sua memoria è parlare di ciò che ci ha lasciato, delle parole che ha deciso di salvare dall&#8217;oblio inevitabile che avvolge tutto ciò che si trova nel tempo. Esso è il primo dei grandi temi che Pancake affronta nei suoi racconti: il tempo, al cospetto del quale l&#8217;umanità intera non è che un brevissimo capitolo, un passaggio trascurabile. I personaggi che popolano i racconti hanno a che fare, volenti o nolenti, con la coscienza di quanto sia effimero il nostro affannarsi, di come tutto ciò che vive sia necessariamente destinato a morire. E se per un istante, nel paragrafo che conclude il primo racconto da cui il libro trae il titolo, esso sembra quasi poter essere una dimensione di rifugio (<em>“Sento che la mia paura si allontana in cerchi concentrici attraverso il tempo, per un milione di anni”</em>), rimane comunque un tiranno, il quale costringe l&#8217;uomo in uno stato di perenne coscienza della perdita. Il lutto non elaborato, la scomparsa delle persone care: questo è un altro tema predominante nei racconti di Pancake. <a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/james_021.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1550" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/03/james_021.jpg" alt="" width="178" height="234" /></a>Il ragazzo che non riesce a dimenticare l&#8217;amico caduto in battaglia; la donna che piange ancora i genitori, morti in un incidente molti anni prima; il tempo ci strappa le persone che amiamo, ci lascia da soli di fronte ai nostri fantasmi. E&#8217; un pessimismo cosmico quello che permea lo stile asciutto e lapidario di <em>Trilobiti</em>, all&#8217;interno del quale non c&#8217;è spazio per lanascita ma solo per la sua negazione, che sia la morte o l&#8217;aborto. La natura del West Virginia, che scorre davanti ai nostri occhi e prende vita attraverso il punto di vista degli animali stessi, è violata dall&#8217;uomo che con le sue miniere l&#8217;ha trasformata da fonte di vita a fonte di morte, che aleggia nella tosse malsana da cui i personaggi di Pancake sono spesso afflitti. Questi assomigliano, talvolta, a burattini privi di vita: si muovono più per inerzia e per abitudine che per un effettivo impulso vitale. I lavoratori che Pancake ci presenta sono minatori, meccanici, camionisti, camerieri: in loro non si riscontra alcuna qualità positiva, alcuna speranza né nobilitazione attraverso il lavoro umile. Non c&#8217;è spazio in <em>Trilobiti</em> per un&#8217;epica dei bassifondi, per un elogio della semplicità. Il loro tirare avanti deriva da una legge naturale e la loro vita assomiglia alla insensata lotta dei galli descritta ne <em>L&#8217;attaccabrighe</em>. Il sogno di cambiare radicalmente la propria dimensione è presente in questi uomini ma si scontra puntualmente con la spietata realtà dei fatti, che si abbatte come una scure su ogni possibilità di vivere il futuro. I personaggi di Pancake, come il protagonista di <em>Una stanza per sempre</em>, sono bloccati in un eterno presente che racchiude in sé la memoria storica di ciò che è stato. Ma questo ripensare al passato è accompagnato dal dolore della perdita e dunque non è un rifugio efficace. In questo senso, la famiglia ha un ruolo tanto decisivo quanto ambivalente: essa è ciò che permette all&#8217;uomo di sentirsi parte di quel costante scorrere del tempo che investe tutto ciò che esiste ma al tempo stesso gli ricorda la sua natura caduca e lo mette faccia a faccia con la terribile coscienza che tutti, prima o poi, scompariremo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8220;Trilobiti&#8221;</strong> di  Breece D&#8217;J Pankake<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876381597/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876381597" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify">pubblicato da ISBN Edizioni</p>
<p style="text-align: justify">pp. 189  &#8211;  euro 9</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://femminileplurale.wordpress.com/" target="_blank">Recensione di Riccardo Motti</a></p>
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