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	<title>Scritti da Voi &#187; simone rebora scritti da voi | Scritti da Voi</title>
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		<title>&#8220;Imparare a pregare nell&#8217;era della tecnica&#8221; di Gonçalo Tavares (Feltrinelli)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 23:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Ametrano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lenz Buchmann è un uomo che si è posto al centro del suo mondo. È lui a determinarne la morale, è lui a decretarne con cinismo le leggi. La sua posizione in questo mondo è divenuta così stabile e radicata da potenziarsi giorno dopo giorno, in una concentrazione che è anche inesorabile assottigliamento, verso una finale e inevitabile dissoluzione nel nulla. Con questo “Imparare a pregare nell’era della tecnica”, Gonçalo M. Tavares non intende presentarci il classico racconto edificante, in cui l’uomo cinico e dissoluto raggiunge infine la consapevolezza di un bene superiore. Anzi, la mano più spietata in queste pagine non è tanto quella del chirurgo Lenz Buchmann, impegnato nella sua lotta senza quartiere contro “la malattia” (ma anche per affermare se stesso), quanto quella dello scrittore che ne racconta la vicenda. Il bisturi che scruta l’organismo del paziente è quindi la prosa lucida e concisa di Tavares, abile a immergerci nella mente del protagonista, a fare della narrazione un trattato sulla natura umana, senza ipocrisie né perbenismi, ma solo con la fredda consapevolezza di chi ha avuto il coraggio di fissare uno sguardo veramente in profondità. Ciò che ne emerge è uno spettacolo a tratti sconsolante: non c’è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/02/tavares-580.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1437" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2012/02/tavares-580.jpg" alt="" width="190" height="299" /></a>Lenz Buchmann è un uomo che si è posto al centro del suo mondo. È lui a determinarne la morale, è lui a decretarne con cinismo le leggi. La sua posizione in questo mondo è divenuta così stabile e radicata da potenziarsi giorno dopo giorno, in una concentrazione che è anche inesorabile assottigliamento, verso una finale e inevitabile dissoluzione nel nulla.</div>
<div style="text-align: justify">Con questo <strong>“Imparare a pregare nell’era della tecnica”</strong>, <em>Gonçalo M. Tavares</em> non intende presentarci il classico racconto edificante, in cui l’uomo cinico e dissoluto raggiunge infine la consapevolezza di un bene superiore. Anzi, la mano più spietata in queste pagine non è tanto quella del chirurgo Lenz Buchmann, impegnato nella sua lotta senza quartiere contro “la malattia” (ma anche per affermare se stesso), quanto quella dello scrittore che ne racconta la vicenda. Il bisturi che scruta l’organismo del paziente è quindi la prosa lucida e concisa di Tavares, abile a immergerci nella mente del protagonista, a fare della narrazione un trattato sulla natura umana, senza ipocrisie né perbenismi, ma solo con la fredda consapevolezza di chi ha avuto il coraggio di fissare uno sguardo veramente in profondità.</div>
<div style="text-align: justify">Ciò che ne emerge è uno spettacolo a tratti sconsolante: non c’è salvezza, non c’è redenzione alcuna. Anche quei personaggi che dovrebbero farsi portatori di un barlume di speranza, rivelano infine la propria sostanziale inadeguatezza.</div>
<div style="text-align: justify">In questa landa desolata la penna di Tavares si muove con un’intensità e una sicurezza senza eguali. I momenti migliori della sua prosa sono proprio quelli in cui il degrado morale si fa più palpabile, quando la natura umana si confonde per un attimo con quella animale – rivelando così la sua indole più riposta. Ma questa vertiginosa profondità di scavo si accompagna anche a un’armonizzazione della struttura complessiva: dopo essersi abbondantemente immersi nella lettura del libro, non mancherà di sorprenderci un curioso gioco di corrispondenze, superiore al piano della resa realistica dei fatti, e sconfinante entro ambiti più propriamente metaletterari. Si tratta di accorgimenti sottili, che possono anche sfuggire a un primo controllo, ma che s’impongono inevitabili se s’innalza anche di poco il punto di osservazione. E così risultano spiegate almeno in parte quelle che all’inizio erano potute sembrare semplici trascuratezze nella narrazione.</div>
<div style="text-align: justify">Perché lo si è già detto: <em>“Imparare a pregare nell’era della tecnica” </em>è un romanzo fortemente introspettivo, in cui scarseggiano l’azione e i dialoghi, in cui le descrizioni (di stati d’animo, o di posizioni morali) dominano assolute sulla narrazione. Eppure, alla grande profondità dell’indagine sull’indole del protagonista, si accompagna un’innegabile piattezza nella caratterizzazione psicologica di quasi tutti gli altri personaggi – dei quali in alcuni casi (e che casi!) non viene nemmeno riportato il nome. Ma tutto, come in una rete ben programmata dal principio, torna perfettamente: perché la “posizione nel mondo” di Lenz Buchmann è determinata da una serie di rapporti di forza, da parallelismi in cui le singole persone si riducono ad anonimi numeri, liberamente interscambiabili. Unica figura a reggere il confronto è quella del padre, non a caso sentito da Lenz come parte di un’unica energia incarnata. E sarà ovviamente nel rapporto con questa figura, che il grande programma dell’homo faber vivrà il suo dramma più feroce.</div>
<div style="text-align: justify">Conclusa la lettura, non sarà certo necessario seguire il consiglio di José Saramago in quarta di copertina (“Verrebbe voglia di dargli un pugno!”), ma è anche indubbio che se con questo libro Tavares ha confermato ancora una volta il proprio talento, lo ha fatto infastidendoci in maniera sopraffina, dalla prima all’ultima pagina. Sarà compito del lettore più avveduto ricostruirne l’intelligente elaborazione, individuandone i punti di forza ma anche le inevitabili debolezze. Perché se da un punto di vista teorico e stilistico il lavoro resta ineccepibile, in molti casi manca di quella genuinità che più profondamente avvince il lettore e che soprattutto serve a fare di un buon libro un vero capolavoro.</div>
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<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;Imparare a pregare nell’era della tecnica&#8221;</strong> di Gonçalo M. Tavares</div>
<div style="text-align: justify"><em>titolo originale:</em> &#8220;Aprender a rezar na era da téchnica. Posição no mundo de Lenz Buchmann&#8221;</div>
<div style="text-align: justify">edito da Feltrinelli<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807018721/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8807018721" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">pp. 283  &#8211;  euro 17</div>
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<div style="text-align: justify"><a href="http://it-it.facebook.com/people/Simone-Rebora/100001613200088" target="_blank">Recensione di Simone Rebora</a></div>
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		<title>&#8220;L&#8217;agonia dell&#8217;agape&#8221; di William Gaddis (Alet Edizioni)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 18:50:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“L’agonia dell’agape” racconta l’ossessione di una vita. Ossessione all’apparenza assurda e incentrata su un oggetto privo di alcun interesse immediato ma capace di entrare nell’indole più profonda di un individuo, consumandola ed al contempo offrendogli una ragion d’essere. Ma fin qui niente di nuovo: i personaggi dei romanzi di William Gaddis possono dirsi tutti guidati da personali ossessioni, dal denaro di “JR” all’(in)giustizia sociale di “Gotico Americano” – fino alla “storia del piano meccanico” di quest’ultimo, postumo romanzo. La scelta dell’oggetto sembrerebbe appunto arbitraria ma sarà facile apprendere (e l’edizione italiana ci aiuta con l’ottimo apparato di postfazione ed appendici) come questo progetto sia stato forse il più sentito durante la vita dello scrittore. Per chi non conosca ancora William Gaddis, “L’agonia dell’agape” è una lettura difficile da consigliare: molto più avvincenti le costruzioni polifoniche di “JR” o delle “Perizie” (pressoché introvabile, però, con l’ultima edizione datata 1967), più “semplice” e contenuto lo sviluppo tra quattro mura di “Gotico Americano” – per non parlare del quarto titolo, “A frolic of his own”, non ancora tradotto in italiano. Ma nelle 84 pagine del suo ultimo lavoro, Gaddis ha condensato e distillato una poetica sofferta, ha scelto di esporre al lettore il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/12/william-gaddis-agape-agape.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1395" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/12/william-gaddis-agape-agape.jpg" alt="" width="190" height="293" /></a>“L’agonia dell’agape”</strong> racconta l’ossessione di una vita. Ossessione all’apparenza assurda e incentrata su un oggetto privo di alcun interesse immediato ma capace di entrare nell’indole più profonda di un individuo, consumandola ed al contempo offrendogli una ragion d’essere. Ma fin qui niente di nuovo: i personaggi dei romanzi di <em>William Gaddis</em> possono dirsi tutti guidati da personali ossessioni, dal denaro di <em>“JR”</em> all’(in)giustizia sociale di <em>“Gotico Americano”</em> – fino alla “storia del piano meccanico” di quest’ultimo, postumo romanzo. La scelta dell’oggetto sembrerebbe appunto arbitraria ma sarà facile apprendere (e l’edizione italiana ci aiuta con l’ottimo apparato di postfazione ed appendici) come questo progetto sia stato forse il più sentito durante la vita dello scrittore.</div>
<div style="text-align: justify">Per chi non conosca ancora William Gaddis, <em>“L’agonia dell’agape”</em> è una lettura difficile da consigliare: molto più avvincenti le costruzioni polifoniche di “JR” o delle “Perizie” (pressoché introvabile, però, con l’ultima edizione datata 1967), più “semplice” e contenuto lo sviluppo tra quattro mura di “Gotico Americano” – per non parlare del quarto titolo, “A frolic of his own”, non ancora tradotto in italiano. Ma nelle 84 pagine del suo ultimo lavoro, Gaddis ha condensato e distillato una poetica sofferta, ha scelto di esporre al lettore il “nervo scoperto” delle sue paure più profonde, adottando un semplicissimo accorgimento tecnico – passando cioè dalla prediletta struttura dialogica al monologo, come appello accorato rivolto ad un ascoltatore invisibile:</div>
<div style="text-align: justify"><em>“[…] perché di questo si tratta, di questo parla il mio lavoro, il collasso di tutto, dei significati, del linguaggio, dei valori, dell’arte, disordine e dissesto ovunque si guardi, l’entropia che inghiotte ogni cosa visibile, intrattenimento e tecnologia e bambini di quattro anni tutti dotati di computer, ciascuno è artista di se stesso da dove è venuto tutto ciò, il sistema binario e il computer, da dove ha avuto origine la tecnologia tanto per cominciare, capite?”</em> (pp. 11-12)</div>
<div style="text-align: justify">Questo flusso di coscienza si distende senza soluzione di continuità in un unico paragrafo da leggere tutto d’un fiato, basato però su una rete di rimandi e citazioni talmente complessa da costringere i curatori del volume a chiamare in causa lo strumento ipertestuale (<a href="www.williamgaddis.org/agape/index.shtml" target="_blank">a questo link</a>), come supporto necessario per dipanarne l’intricato garbuglio.</div>
<div style="text-align: justify">Ma come si svolge questo romanzo-fiume sulla storia del piano meccanico?</div>
<div style="text-align: justify">Protagonista è la voce che ci apostrofa, di un uomo ormai distrutto, fatto a pezzi dalla malattia e dalle medicine (il Prednisone, di cui lo stesso Gaddis fece uso per curare il suo enfisema – e che in parte giustifica la forma slegata e divagante del monologo); quest’uomo ha dedicato la sua vita intera a raccogliere la documentazione per il suo progetto, che non è semplice curiosità di erudito ma indagine sulle ragioni profonde del male nella società odierna. Il passaggio dall’esecuzione diretta alla riproduzione meccanica del brano (ed il riferimento a Benjamin è inevitabile, se non un poco ingombrante) comporta infatti la totale eliminazione della figura dell’artista dall’opera d’arte, declassandola così a semplice esercizio combinatorio, a vuoto passatempo per le masse. Per un’umanità che sta perdendo la propria “agape” (la comunione dell’amore fraterno, celebrata dai primi filosofi cristiani), l’unica salvezza risiede nell’inesauribilità del suo percorso, nella fiducia in quell’<em>io che poteva fare di più</em> (o che <em>“poteva fare qualunque cosa”</em>, p. 95), celebrato nell’ultima pagina del monologo: quell’io giovane che ha di fronte a sé tutte le possibilità, ma che soprattutto rifiuta la sterile riduzione dell’arte (e della vita) ad <em>“un pezzo di cartone traforato” </em>(p. 87). Per questo motivo “L’agonia dell’agape” parla di un libro mai scritto, che avrebbe dovuto narrare una storia nefasta, significativamente conclusa dall’anno nero della storia americana, il 1929; in questa voce che non riesce a (smettere di) raccontare, è tutto l’orgoglio di un’umanità che lotta disperatamente per sopravvivere, minacciata da quei mezzi che essa stessa ha costruito.</div>
<div style="text-align: justify">Con questa pubblicazione la casa editrice Alet di Padova aggiunge un fondamentale tassello (il quarto, su un totale di cinque) alla ricostruzione in lingua italiana dell’opera di un autore determinante non solo per il “canone” del postmoderno americano ma anche per la futura definizione di un sapere etico ed estetico condiviso.</div>
<div style="text-align: justify"><strong>&#8220;L&#8217;agonia dell&#8217;agape&#8221;</strong> di William Gaddis<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875202087/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=esdistwwgaco-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875202087" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" src="http://www.gabrieleametrano.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></div>
<div style="text-align: justify">titolo originale: &#8220;Agapē Agape&#8221;</div>
<div style="text-align: justify">edito da Alet</div>
<div style="text-align: justify">pp. 144  &#8211;  euro 15</div>
<div style="text-align: justify"><a href="http://it-it.facebook.com/people/Simone-Rebora/100001613200088" target="_blank">Recensione di Simone Rebora</a></div>
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