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	<title>Scritti da Voi &#187; Talk of the town | Scritti da Voi</title>
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		<title>“Racconti di New York” di Maeve Brennan (Rizzoli)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 19:31:34 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817040045/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817040045&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2549" title="racconti di new york maeve brennan bur rizzoli" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2013/06/1704004_0.jpg" alt="" width="190" height="292" /></a>L&#8217;irlandese <em>Maeve Brennan</em> si trasferì, giovanissima, in America al seguito del padre. Molti anni dopo lei rimase a New York mentre la famiglia rimpatriava. Donna bellissima e inquieta, si sposò ma era un matrimonio destinato al fallimento; visse, col marito, in una elegante zona vicina al fiume Hudson, circa cinquanta chilometri a nord di New York. Per lungo tempo scrisse per la rubrica <em>&#8220;Talk of the town&#8221;</em>; gli ultimi anni della sua vita li trascorse allo sbando, senza una vera e propria dimora, ma per lo più nei bagni per signore della sede del giornale per cui lavorava.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La raccolta <strong>&#8220;Racconti di New York&#8221;</strong> sembra seguire, quasi schematicamente, i diversi periodi che contraddistinsero la vita dell&#8217;autrice.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La prima sezione del libro, intitolata <em>“Una splendida vista sul fiume”</em>, narra della cura maniacale in genere dedicata alla casa, simbolo del benessere e della felicità raggiunta: un insieme di racconti sulla vita che si svolge all&#8217;interno delle trentanove ville costruite vicino il fiume Hudson, tutte molto simili, che ospitano donne  altrettanto simili, ed in costante rivalità fra di loro. La casa coincide con l&#8217; identità sociale, tanto da non riuscire quasi a separarsi da essa, neppure per una vacanza. In queste ricche abitazioni è fatto l&#8217;obbligo di organizzare ricevimenti e feste che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero rimanere nella storia. L&#8217;affermazione di sè si ottiene anche grazie alla costruzione di una pedana a ridosso del fiume, o allo svelamento (a picconate) di un camino murato, all&#8217;interno di una vecchia cucina. Addirittura vecchi scaldini, libri contabili, poltrone sfondate, se posti al centro dell&#8217;attenzione generale,  possono modificare sensibilmente il corso degli eventi.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">A parere di chi scrive, questa, fra le due, è di gran lunga la parte migliore della raccolta.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nella seconda parte del libro, <em>“Voci dalla città”</em>, la rotta si inverte: non più salotti curati e cucine lucidate a specchio dalle cameriere irlandesi, bensì luoghi del tutto anonimi, come le hall degli alberghi, ad esempio, nelle quali trionfa la fredda educazione degli addetti alla reception. Oppure  maleodoranti ascensori o cabine pubbliche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">In ogni caso ci si sente soli, inadeguati, senza via d&#8217;uscita; neppure  un variopinto corteo di protesta sortisce l&#8217;effetto desiderato. Gli appartamenti sono dati in prestito, nulla appartiene ad alcuno. Si prova la sensazione di attraversare sì il mondo, senza però lasciare alcun segno del proprio passaggio.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nei migliori ristoranti di New York, spesso uguali fra di loro, tanto da confondere gli avventori, i pasti si consumano in tutta fretta, leggendo svogliatamente un giornale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Le donne che Maeve descrive sono perennemente a dieta, attente all&#8217;aspetto ed al pettegolezzo. Mentre gli uomini? Quasi tutte figure marginali: distratti e francamente stanchi di avere a che fare con mogli o compagne nevrotiche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Anche se Brennan non citasse l&#8217;<em>Hotel Algonquin</em>, il pensiero correrebbe comunque a Dorothy Parker. Qualcosa, nello stile, accomuna le due scrittrici: conoscono sia l&#8217;amarezza che l&#8217;ironia.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E, soprattutto, entrambe scrivono davvero bene.</div>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><strong>&#8220;Racconti di New York&#8221;</strong> di Maeve Brennan<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817040045/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817040045&amp;linkCode=as2&amp;tag=esdistwwgaco-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1138" title="Compra su Amazon" src="http://www.gabrieleametrano.com/scrittidavoi/wp-content/uploads/2011/09/Compra-da-Amazon-copy.jpg" alt="" width="90" height="28" /></a></p>
<p>edito da Bur Rizzoli</p>
<p>pp. 184  &#8211;  euro 9,90</p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p><a href="http://ilcapelvenere.blogspot.it/" target="_blank">Recensione di Clara Zangrandi</a></p>
<p style="margin: 0px; font-size: 12px; line-height: normal; font-family: Helvetica; min-height: 14px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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